Daniel Batista, il Gullit dei poveri

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Nato nell’affascinante isola creola di Capo Verde, Daniel Batista Lima è diventato una vera e propria leggenda in Grecia, poiché nel 1994 è stato il primo straniero naturalizzato greco ad indossare la maglia dell’Ethniki.

Come molti suoi colleghi, sin da giovanissimo iniziò a calcare i campi di São Vicente, sua città natale, ispirato dalla fama di suo zio e suo cugino. Lo zio, Noni Lima, disputò quasi interamente la sua carriera in Grecia con la maglia del Panionios (ben 11 stagioni) e con il Charavgiakos. Suo cugino, soprannominato Faba, fu invece portiere della nazionale del paese. All’età di 16 anni Daniel si trasferisce in Olanda con la famiglia, dove si iscrive all’accademia del Feyenoord. La determinazione e l’amore per il calcio lo spingono a disputare partitelle con alcuni immigrati capoverdiani stanziati in Olanda e ad allenamenti individuali, affinando le proprie capacità tecniche di volta in volta.

La svolta della sua carriera avvenne quando il suo padrino, che era anche amico di suo zio, lo vide giocare durante un torneo, rimanendone piacevolmente sorpreso. Gli propose di andare in Grecia per essere visionato da un suo amico manager, e così Daniel accettò. Sbarcato in Grecia, prese parte ad un provino per il Panionios, ma venne rifiutato perché non rispecchiava i parametri del club, che cercava invece un centravanti di esperienza. Dopo aver giocato per la società di Nea Smirne, rimase nel paese e disputò una amichevole vestendo la maglia del PAS Giannina, durante la quale segnò 4 goal nel primo tempo e uno nella seconda frazione di gioco, ma nonostante l’impressionante impatto fu rifiutato perché nel secondo tempo non giocò sufficientemente bene.

Tornato in Olanda, dopo nemmeno un anno fu di nuovo contattato per tornare in Grecia da Dimitris Konstantaras, giornalista della testata Athliki Ixò ed amico di un suo conoscente, che credeva nelle potenzialità del giovane capoverdiano. Iniziandosi ad allenare con l’Acharnaikos, attirò ben presto l’interesse dell’Ethnikos.

Tuttavia trasferirsi all’estero era complicato, in quanto inizialmente solo due stranieri erano autorizzati a giocare in una squadra. Nel suo caso, Batista fu considerato uno straniero anche dopo aver acquisito la cittadinanza olandese. L’Ethnikos, comunque, si accaparrò il cartellino del giocatore, facendogli firmare un contratto. Dopo aver disputato delle discrete stagioni con i biancoblù, il club non voleva lasciar partire il giovane attaccante, nonostante l’offerta di 130 milioni di dracme da parte di una squadra turca. In realtà la società del Pireo in un primo momento accettò l’offerta, ma durante le trattative alzò ulteriormente l’offerta, facendo naufragare l’accordo tra le due parti. Dopo aver risolto un problema legato alla durata contrattuale, Batista lasciò dopo tre stagioni la squadra del Pireo.

Nel 1989 Batista fu ad un passo dal firmare per l’Olympiacos, avendo firmato un accordo con l’allora proprietario del club Giorgos Koskotas, il quale però finì in galera per debiti e non riuscì a dare i soldi promessi al calciatore. Per riparare al torto, a Batista fu dato un assegno con parte della sua commissione da ritirare in banca, risolvendo almeno l’aspetto economico. Nel frattempo il presidente dell’AEK Stratos Gidopoulos contattò personalmente il capoverdiano, convincendolo a firmare per i gialloneri. Con i kitrinomavri Batista rimarrà per tre stagioni, segnando 39 reti in 90 presenze.

Nel 1992 il nuovo  presidente dell’AEK, Konstantinos Generakis, decise di ridurre l’ingaggio del giocatore nonostante il parere contrario di quest’ultimo. Questo diverbio economico portò il capoverdiano a non rinnovare il contratto, e nel giro di poco tempo l’Olympiakos tornò a tre anni di distanza sul giocatore, offrendogli il doppio di quanto guadagnava con i kitrinomavri. Batista decise di accettare, diventando un nuovo giocatore del Thrilos.

L’allenatore degli erithrolefki all’epoca era l’olandese Thijs Libregts, con cui Batista non ebbe mai un grande rapporto. Come affermato a posteriori dallo stesso calciatore, il tecnico era molto bravo nel suo lavoro, ma spesso risultava essere agli occhi del capoverdiano molto scortese, anche attraverso l’utilizzo di commenti ironici durante gli allenamenti. Addirittura, l’olandese arrivò anche a sindacare lo stipendio di Batista senza che quest’ultimo lo avesse chiesto.

Nel 1994, dopo aver ottenuto la doppia cittadinanza greca-olandese, fu convocato con la nazionale greca per la partita contro la Finlandia, valevole per le qualificazioni agli Europei del 1996. Fu proprio al suo esordio che riuscì a segnare il suo primo goal, in una partita che finì con un risultato di 4-0 a favore della Το Πειρατικό. Giocò per la nazionale greca dal 1994 fino al 1997, vantando 14 presenze e due reti.

Dopo tre stagioni trascorse tra alti e bassi, durante le quali riuscì a vincere la Supercoppa, la proposta di rinnovo fatta dalla società non soddisfaceva le richieste del calciatore, tanto che si arrivò a pensare che fu fatta appositamente per mandarlo via. Batista comunicò la sua intenzione di voler lasciare i biancorossi del Pireo e di voler cercare un’altra squadra.

Nell’estate del ’95 c’è il ritorno di fiamma: Daniel Batista firma di nuovo per l’AEK. Durante i primi tempi la tifoseria era spaccata in due, tra chi era felice per il suo ritorno e chi invece non gli perdonava il passaggio ai rivali biancorossi, additandolo come traditore. Con il tempo tuttavia, quando si vennero a sapere le motivazioni del suo addio, la situazione tornò alla normalità. Con i gialloneri Batista riuscirà ad alzare due Kypello Elladas, prima i trasferirsi nel 1999 a Salonicco, sponda Aris.

L’Aris sarà l’ultima squadra dell’attaccante capoverdiano, per cui giocherà fino al 2001, totalizzando solo cinque presenze.

 

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ESCLUSIVA ICG: Il giornalista Nikos Stratis sulla Super League 1, la Nazionale e… Tsimikas!

Ιn questo periodo senza partite, abbiamo sentito il giornalista greco Nikos Stratis, per anni inviato del canale televisivo Tileasti (poi ART TV) per cui ha seguito numerose finali di Champions League, e attualmente articolista per il sito Kingsport.gr. Abbiamo toccato diversi temi, spaziando dall’attualità fino all’analisi della regular season del campionato greco.

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Nikos Stratis con Javier Zanetti.

La Grecia ha gestito bene il fronte calcistico durante questa emergenza sanitaria? 

La sospensione dei campionati è stata imposta e gli enti organizzatori hanno fatto la cosa più logica. Il governo greco ha lanciato il messaggio di fermarsi sotto quasi tutti i punti di vista, qualcosa che ha condizionato anche il calcio. La gestione del tema del Covid-19 dipende da chi sta a capo del Paese e il mondo del calcio non aveva altra scelta.

In questo periodo è inevitabile parlare dell’affare Olympiakos-Atromitos del febbraio del 2015, che è rimbalzato anche in Italia (noi l’abbiamo spiegato qui). Visto che segui da vicino l’Olympiakos, qual è la tua posizione su questo tema?

Penso che in questo caso sia stato fatto tanto rumore, se non per il nulla, ma per un argomento di importanza secondaria. Anche se verrà dimostrato che la dirigenza dell’Atromitos avesse influenzato dietro le quinte il proprio allenatore Ricardo Sá Pinto per preservare alcuni giocatori nella trasferta con l’Olympiakos in modo da averli freschi nelle partite seguenti in cui avrebbe avuto maggiori possibilità di vincere, si tratta di un argomento all’interno della squadra di Peristeri e non parliamo di un match “truccato” o di un risultato concordato.

«ΙL CASO OLYMPIAKOS-ATROMITOS È DI IMPORTANZA SECONDARIA»

Sicuramente, a livello teorico, l’Atromitos avrebbe avuto maggiori possibilità di strappare qualcosa di meglio al Karaiskakis, però è un diritto di ogni squadra di gestirsi in base al programma e non alla malafede di chi guarda. Faccio un esempio: il regolamento prevede che nel caso in cui un giocatore venga ammonito più volte, le squadre scelgano quando non farlo giocare per squalifica e quindi non è scontato che non giochi nella partita successiva. Comunque il caso secondo l’Olympiakos è stato già giudicato dalla UEFA, mentre secondo il PAOK è ancora in sospeso. Non penso che questo porterà a qualcosa di concreto, sinceramente…

Un’opinione sull’altro argomento caldo del calcio greco, la multiproprietà tra PAOK e Xanthi?

Se gli organi competenti hanno deciso che entrambe le società debbano essere punite, cosa posso aggiungere io dal punto di vista legale? Le commissioni competenti sono quelle che esaminano il caso, noi non possiamo giudicare perché non disponiamo di tutti i dati possibili. E se questa storia andasse fino al TAS di Losanna dovremo solamente aspettare, perché non sappiamo nemmeno se accetterà l’improvvisa decisione del governo dello scorso gennaio (penalizzazione e non retrocessione in caso di multiproprietà, che avevamo spiegato qui, ndr).

«ΝΟΝ VORREI CHE IL PAOK RETROCEDA, NÈ CHE VENGA PENALIZZATO»

Lasciando da parte l’aspetto giuridico, dal punto di vista puramente calcistico preferisco che le partite e i campionati si decidano sul campo. Personalmente non vorrei che il PAOK retroceda, né che venga penalizzato. Avremmo visto dei playoff molto interessanti – se non fosse apparso questo virus – se il PAOK fosse stato a -7 dall’Olympiakos. Infatti, il Dikefalos avrebbe affrontato proprio la squadra del Pireo al Toumba subito alla prima giornata! I regolamenti, tuttavia, sono sempre fatti per essere rispettati e devono essere applicati, volenti o nolenti.

Ti chiediamo un bilancio di queste 26 partite di regular season in Super League 1 tra la rivalità Olympiakos-PAOK e le dirette inseguitrici.

L’Olympiakos già dall’inizio ha dimostrato di essere la squadra più costante e giustamente vincerà questo campionato. Qualcuno potrebbe dire che anche in un frangente della scorsa stagione abbia fatto meglio del PAOK, ma le è mancata l’efficienza. Di conseguenza, la vittoria del Dikefalos tou Vorrà dello scorso campionato è stata indubbiamente giusta.

«L’OLYMPIAKOS HA LA ROSA PIÙ COMPLETA, MERITA IL CAMPIONATO»

E dico lo stesso anche per questa stagione. Ha la rosa più completa, anche senza lo sfortunatissimo Fortounis, senza il quale è riuscita a qualificarsi nei gironi di Champions League dopo tre preliminari! Con il (capocannoniere) El-Arabi ha risolto il grande problema in attacco che aveva nella scorsa stagione, Valbuena (miglior assistman del campionato) e Podence (fino al trasferimento al Wolverhampton a gennaio) hanno alzato il tasso qualitativo, Guilherme, Camara e Bouchalakis in mediana, Semedo in difesa che ha un ottimo passaggio per essere un centrale difensivo, ecc. Tutto questo è verificato dall’ottimo percorso in Europa e dalla vittoria contro l’Arsenal a Londra. Grandissimi meriti vanno a Pedro Martins, che con la giusta fiducia della società ha costruito un organico molto equilibrato nell’ultimo biennio, conquistandosi il rinnovo del contratto fino al 2022 (notizia arrivata venerdì, ndr).

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Foto da Olympiakos 1-1 PAOK del 1° dicembre 2019.

«ΤRE FATTORI NEGATIVI NEL PAOK: LA DIFESA, IL CAMBIO TECNICO E LA SFORTUNA»

Invece il PAOK è peggiorato rispetto alla scorsa stagione. Principalmente per due motivi: la difesa e il cambio dell’allenatore. L’insuperabile tandem Crespo-Varela e i migliori terzini del 2018-2019 Vieirinha e Matos, ciascuno per motivi diversi, stanno giocando al di sotto dei propri standard. Gli ottimi Mišić e Swiderski non sono bastati e l’Olympiakos è… sparito dai radar. Parlando della panchina, penso che Abel Ferreira sia un buon allenatore, però non dimentichiamoci che è arrivato dopo l’improvviso “divorzio” con Lucescu. I bianconeri hanno avuto anche sfortuna, che può essere il terzo fattore negativo di questa stagione. Ad agosto, nel percorso dei campioni dei preliminari di Champions, ha beccato l’Ajax, contro cui ha giocato benissimo, con Biseswar autore di ottime prestazioni. L’Olympiakos invece ha evitato il Porto – eliminato dal Krasnodar – e il PSV Eindhoven, che ha affrontato il Viktoria Plzen. Il fatto di non essersi qualificato ai gironi di Champions è stato uno svantaggio sul piano economico rispetto all’Olympiakos, poiché a causa del Financial Fair Play non ha potuto rafforzarsi per essere più competitivo. Le abilità e la qualità non mancano al Dikefalos, però in questa stagione non le abbiamo viste in campo perdendo l’ottima alchimia per i suddetti motivi.

«NON RIUSCIAMO A GODERCI IL CAMPIONATO PER I VELENI ATTORNO A OLYMPIAKOS E PAOK!»

È un grande peccato che negli ultimi anni abbiamo due squadre di alto livello, come Olympiakos e PAOK, non riuscendo a goderci un campionato entusiasmante a causa dei veleni attorno alla rivalità tra le due squadre. I mezzi di comunicazione si concentrano maggiormente sulle notizie fuori dal campo, i tribunali e i retroscena, rispetto al calcio giocato. Questo è davvero molto triste…

L’AEK ha perso molto tempo prima di fare la mossa giusta e portare in panchina Massimo Carrera. Il tecnico italiano, totalmente coerente con la sua nazionalità, ha dato ai gialloneri una grande solidità difensiva e con l’arrivo di Araujo in inverno, i gialloneri pensano di poter centrare qualcosa di meglio in questa stagione. Non parlo della vittoria del campionato, però con i problemi del PAOK il secondo posto può essere un obiettivo concreto.

La mia opinione sul lavoro di Giorgos Donis e il Panathinaikos è molto positiva. Giocatori come Chatzigiovanis, Donis, Dioudis penso che meritino un’occasione in Nazionale, di cui fa già parte Kourbelis, e hanno mostrato ottimi segnali anche Insúa, che difficilmente rimarrà, Johansson, Schenkeveld e Perea. Complessivamente, anche a causa della mancanza di esperienza, il Trifylli difficilmente può ambire a qualcosa di meglio.

Un commento anche sull’Aris: può sembrare una squadra “da una stagione”, però quello che ha fatto vedere è un ottimo biglietto da visita. Non so cosa possa combinare e quello che vedremo nel futuro. Gli auguro di continuare con questo tentativo, però con il blocco dei trasferimenti con cui è stato punito dalla FIFA (per un anno, notizia di venerdì, ndr) la vedo dura…

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Il ct della Grecia John van ‘t Schip.

Spostandoci sul fronte Nazionale, John van ‘t Schip dal 31 luglio è il nuovo commissario tecnico e si stanno vedendo i primi segni di miglioramento. Pensi che potrà continuare in questo modo?

Νοn è semplice fare una valutazione sul futuro della Nazionale. In un momento complicato è arrivato un nuovo allenatore che ha convocato tanti nuovi nomi principalmente da campionati esteri. Per me è positivo il “rotation” della rosa, è una cosa buona e giusta analizzare più giocatori dal momento che mancano le grandi personalità del passato come Karagounis, Katsouranis, Basinas o Zagorakis. Ad esempio la punta del Willem II Pavlidis ha fatto vedere che può dare il proprio contribuito in un periodo in cui Mitroglou e Koulouris non erano in condizioni ottimali. Anche Vasileiadis del Paderborn a centrocampo può dare dinamismo e aumentare la competitività in quel ruolo.

«PAPASTATHOPOULOS E MANOLAS DEVONO TORNARE IN NAZIONALE. VAN ‘T SCHIP? DEVE RIMANERE A LUNGO»

In difesa, dal mio punto di vista, sono assolutamente convinto che Papastathopoulos e Manolas, “freddati” dalla gestione Aggelos Anastasiadis, debbano essere convocati di nuovo perché potranno indubbiamente aiutare con l’esperienza e la qualità a loro disposizione.

Van ‘t Schip magari non è un grande nome, però ha imparato dalla scuola olandese e dà grande importanza all’energia e alla corsa, combinate con un calcio creativo, qualcosa che mancava al gioco della Grecia. L’abbiamo notato anche nelle ultime partite per le qualificazioni all’Europeo, con la Nazionale che ha concluso il girone con tre vittorie di fila! Non è l’allenatore “top”, però deve continuare a lungo: se la Federcalcio non sostiene una propria scelta, cambiando sempre il ct, difficilmente torneremo nella fase finale di un grande torneo…

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Giorgos Kyriakopoulos in anticipo su Paulo Dybala durante Juventus 2-2 Sassuolo del 1° dicembre 2019. (Pier Marco Tacca/Getty Images Europe)

La Serie A negli ultimi anni ha una forte presenza di calciatori greci: qual è il tuo punto di vista su di loro?

Non si può non cominciare con Kostas Manolas. Devo ammettere che nella prima stagione a Napoli non è stato il giocatore visto a Roma. Considerando il fatto che è andato in una squadra in cui doveva essere subito titolare e senza alcun periodo di adattamento, il nuovo ambiente e la stagione difficile dei partenopei, vedi il cambio tecnico e un campionato deludente, hanno influenzato Kostas. Anche lo stesso giocatore non è al massimo, ha vissuto momenti duri con la delusione in Nazionale. Però abbiamo notato che il Napoli stava andando avanti in Champions League ed era con un piede in finale di Coppa Italia con la vittoria in trasferta contro l’Inter: la squadra, nonostante la stagione negativa, stava reagendo. Quando tornerà la calma in società, vedremo un Manolas al meglio.

Kyriakopoulos è molto più giovane ed è anche alla prima stagione in Italia. Non si è abbattuto quando De Zerbi non lo schierava dall’inizio in un ottimo Sassuolo e da novembre in poi si è affermato. Oltre alle ottime prestazioni, ci ha fatto vedere anche un grande carattere ed è un ragazzo di ottime prospettive.

«MANOLAS SARÀ AL MEGLIO QUANDO TORNERÀ LA CALMA AL NAPOLI. KYRIAKOPOULOS HA UN GRANDE CARATTERE»

Infine, vorrei parlare anche di Babis Lykogiannis del Cagliari, un altro terzino sinistro. A nemmeno 27 anni è difficile essere titolare nella squadra rivelazione della Serie A, specialmente quando nello stesso ruolo i sardi hanno Luca Pellegrini in prestito dalla Juventus. Nonostante questo, Lykogiannis è riuscito a giocare un numero soddisfacente di partite nella seconda stagione in una squadra ambiziosa. Secondo me sarebbe meglio se andasse in una squadra che gli potrebbe dare maggiore fiducia e minuti in campo.

SUPERLEAGUE / ÏÓÖÐ - ÁÔÑÏÌÇÔÏÓ (ÖÙÔÏÃÑÁÖÉÁ: ÁÍÔÙÍÇÓ ÍÉÊÏËÏÐÏÕËÏÓ / EUROKINISSI)
Kostas Tsimikas durante una partita di Super League 1 (EUROKINISSI).

Concludiamo con Tsimikas, l’uomo mercato in Grecia: da mesi si parla di un interessamento di Inter e Napoli, mentre è notizia di poche settimane fa che anche la Lazio si stia inserendo nelle trattative. Cosa ha di così speciale questo talento?

Queste voci gli fanno onore e sono la giusta ricompensa per il suo incredibile miglioramento. Nelle partite contro Arsenal, Tottenham e Bayern in Champions League è stato eccezionale.

«TSIMIKAS È PRONTO PER IL GRANDE SALTO!»

Sapevamo che avesse velocità e ottima tecnica, con cross chirurgici, però è migliorato anche in fase difensiva: difficilmente lo batti nell’uno contro uno e ultimamente fa ottime diagonali e coperture sugli stopper. Durante la stagione dicevo che la mossa migliore sarebbe stata quella di fare un’altra ottima stagione all’Olympiakos e poi provare ad andare via. Ormai penso che sia pronto per fare il grande salto. È un terzino sinistro fantastico!

 

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Eugène Gerards, un cretese nato nei Paesi Bassi

Il papà ha giocato a calcio, il fratello ha giocato il calcio, la mamma e la sorella erano nel mondo del calcio: Eugène Gerards da Brunssum, zona neerlandese di minatori, nasce il 7 maggio 1940 e si trova in una famiglia che vive per il gioco del pallone.

Si ritira a 32 anni dopo un grave infortunio ma non perde tempo e va nella vicina Colonia per studiare nell’Università dello Sport: il suo obiettivo è quello di diventare un allenatore.
Dal 1974 al 1985 è il viceallenatore del Roda sotto ben quattro tecnici e farà da traghettatore per una sola partita nel dicembre del 1984.

Il ruolo da primo allenatore gli piace e alla fine dell’ultima stagione prenderà una decisione che gli cambierà la vita.

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OFI, NON UN CAPITOLO MA UN LIBRO INTERO

Nell’estate del 1985, arriva la svolta grazie a Grigoris Tsinòs, difensore greco che aveva allenato al Roda:

Quando Grigoris è andato all’OFI, la sua dirigenza cercava un allenatore e così lui ha proposto il mio nome, dato che mi conosceva dall’esperienza al Roda. Mi hanno contattato per un appuntamento e sono andato ad Atene su invito del patron Theodoros Vardinogiannis. Il nostro rapporto è stato subito ottimo: io gli sono stato simpatico dal primo momento e ciò era ricambiato.

Norbert Keulen, storico magazziniere del Roda, ricorda che si era abbastanza sorpreso quando ha visto partire Gerards da solo e con una valigia: infatti, il limburghese aveva adddirittura prenotato un volo di ritorno per settembre.
Non sapeva, però, che sarebbe rimasto sulla panchina dell’OFI fino all’alba del nuovo millennio.

Lascia in patria la moglie e i figli, una vita che difficilmente un 45enne avrebbe potuto abbandonare. Specialmente Frank, suo figlio, se la prende abbastanza, perché non concepisce il fatto che suo padre abbia scelto di intraprendere una nuova vita.
Eugène, sull’isola di Creta, è come se nascesse per la seconda volta.

Ad Irakleio Gerards trova una società con infrastrutture da dilettanti, senza un vero e proprio centro sportivo. Chiunque si sarebbe tirato indietro, ma la tempra di un limburghese non è da sottovalutare.

Il binomio Vardinogiannis-Gerards è qualcosa di unico, soprattutto nei primissimi anni. L’allenatore viene considerato un re Mida per i tifosi dell’OFI: tutto quello che toccava, diventava oro, con i fondi del suo patron.

Vardinogiannis faceva tutto quello che gli chiedevo. Quando gli ho chiesto la costruzione di un centro sportivo mi ha detto: «Trova un terreno e fate un progetto». Così è stato creato il centro sportivo Vardinogianneio.

Prendete solamente le prime tre stagioni di Gerards sulla panchina dei cretesi:

  • Secondo posto in Alpha Ethniki 1985-1986 (record).
  • Sedicesimi di finale di Coppa UEFA 1986-1987 (record).
  • Terzo posto in Alpha Ethniki 1986-1987.
  • Vincitore della Coppa di Grecia 1986-1987 (record, contro l’Iraklis di Chatzipanagis).
  • Ottavi di finale di Coppa delle Coppe 1987-1988 (record).
  • Terzo posto in Alpha Ethniki 1987-1988.

Qui la partita integrale della finalissima di Coppa del 1987, trasmessa dalla tv pubblica ERT:

Dopo questi risultati arriva inevitabilmente il rinnovo del contratto di Gerards, che si lega indissolubilmente con la realtà cretese. Anche se già dai primi mesi sente la pressione tipica del calcio greco:

Nella prima stagione all’OFI, un momento difficile è stato prima della partita contro il Panathinaikos. Tutti i tifosi ci insultavano e urlavano perché credevano che ci saremmo venduti la partita; anche i giornali dell’epoca lo scrivevano. Era una situazione molto triste e sono andato a parlare con Theodoros Vardinogiannis. Gli ho chiesto il motivo delle voci che stavano girando e mi ha risposto: «Io ti dico questo: è un mio problema. Io voglio che tu batta mio fratello (Giannis, patron del Panathinaikos, ndr)».

Così, ogni sfida col Panathinaikos era speciale per me. E lo abbiamo anche escluso dalle coppe europee nel 1997.

L’incantesimo comincia a spezzarsi il 21 settembre 1996, con la morte improvvisa di Theodoros Vardinogiannis a soli 54 anni. La società passa nelle mani del fratello Vardis, con cui i rapporti si incrinano totalmente nel 2000: dopo 15 anni di fila, record per un allenatore straniero in una società ellenica, Gerards lascia l’OFI.

Vorrei dire che non sono andato via dall’OFI. Mi hanno cacciato. Non volevo più fare l’allenatore, perché in un incontro che ho avuto con Vardis Vardinogiannis, mi era stato detto che avrebbe lasciato la squadra nelle mani nel figlio Giannis (chiamato Jigger). Io non ero d’accordo con questa decisione, perché ritenevo che Jigger non amasse la squadra. Non avrei mai voluto lasciare l’OFI, perché era la mia squadra. La mia vita era ad Irakleio.

Per questo quando Vardis mi ha proposto di andare al Panathinaikos ho rifiutato. Sapevo di voler dare ancora molto all’OFI, ma con un altro ruolo: però l’allenatore che è venuto dopo e la dirigenza non mi volevano più e mi hanno cacciato. Non potevo vivere senza il calcio, così poi ho accettato la proposta di entrare nello staff tecnico dell’AEK. In seguito sono andato in Cipro, all’APOEL (vincendo il campionato nel 2001-2002) e poi all’Iraklis. Non potevo credere di stare lontano dall’OFI.

Nel ventennio post Gerards, l’OFI ha avuto in panchina ben sette ex giocatori allenati dall’olandese: il portiere Myron Sifakis, i difensori Nikos Goulis e Nikos Papadopoulos, i centrocampisti Nikki Papavasileiou, Nikos Nioplias, il trequartista Jaime Vera (con vice il connazionale ed ex OFI Alejandro Hisis) e l’attaccante Giannis Samaras (papà dell’ex Celtic Giorgos).

GERARDS E L’EUROPA

Il tecnico di Brunssum porta per la prima volta il nome dell’OFI in Europa.
Dopo il clamoroso secondo posto in campionato nella prima stagione, arriva il pass per la Coppa UEFA 1986-1987, affrontando l’Hajduk Spalato ai sedicesimi: 1-0 in Grecia e un umiliante 4-0 in trasferta, con Gerards che vive così questa eliminazione:

Sul volo di ritorno, ho visto il presidente parlare al telefono e pensavo che fosse in contatto col patron Vardinogiannis per cacciarmi dalla squadra. Poi ho saputo che parlava solamente con i giornalisti.

Nella stagione successiva arriva, con la vittoria della Coppa, la prima partecipazione nella Coppa delle Coppe, la cui avventura si conclude agli ottavi di finale contro l’Atalanta di Emiliano Mondonico, che nel 1987-1988 militava in Serie B: dopo l’1-0 (17′ Persias) sul campo neutro del Toumba, gli orobici sconfiggono a Bergamo i cretesi per 2-0.

Per chi è interessato, su Youtube si trova la partita di andata integrale del 21 ottobre 1987, trasmessa da Raitre con la telecronaca di Carlo Nesti.

Nel 1989, arriva il primo trofeo europeo per i cretesi: nella finale del 7 giugno a Serres l’OFI batte il Radnički Niš e conquista la Coppa dei Balcani. Un trofeo che, alla vigilia della finale, Gerards non sottovaluta affatto:

Si tratta di una coppa che l’OFI non ha mai conquistato prima. Penso che i tifosi di Serres verranno a sostenerci e noi offriremo un bel calcio e la vittoria.

Negli anni Novanta arriva il più grande successo, quello contro l’Atletico Madrid ai sedicesimi della Coppa UEFA 1993-1994.

Dopo la sconfitta per 1-0 al Vicente Calderón di Madrid, l’OFI compie l’impresa e batte ad Irakleio per 2-0 gli spagnoli, con reti di Machlas e il rigore di Tsifoutis, venendo eliminato agli ottavi dai portoghesi del Boavista.

La più importante partita europea della storia dell’OFI. Lo stadio era infuocato, un’esperienza incredibile.

Anche nel 1997 l’OFI arriva ai sedicesimi di Coppa UEFA fermandosi davanti all’Auxerre di Guy Roux.

GERARDS E I GIOVANI

Il tecnico olandese, forte anche di una laurea in Psicologia, ha la capacità di trattare la squadra come una famiglia.
Contribuisce alla crescita di giocatori come Nikos Nioplias o lo stesso Machlas, vincitore della Scarpa d’Oro nel 1998. Ma anche stranieri come i cileni Jaime Vera e Alejandro Hisis negli anni Ottanta, il costaricano Rónald Gómez nell’ultima stagione (1999-2000) e il 17enne maliano Mahamadou Diarra, partito dall’OFI per poi diventare titolare nel Real Madrid della metà degli anni 2000.

Nel nuovo millennio, si dice che avesse segnalato al Larissa un giovanissimo Kostas Mitroglou e al Kerkyra un altro giocatore promettente, un certo Kostas Fortounis: i direttori sportivi di entrambe le squadre, tuttavia, non ritenevano questi due giocatori degli affari…

Eugène Gerards negli ultimi anni della sua vita è stato diagnosticato con la paralisi sopranucleare progressiva, una sindrome che lo ha costretto alla mobilità ridotta e alla sedia a rotelle. Il 20 novembre 2017, su idea di Ilias Poursanidis, uno dei tanti figli di Gerards, è stata organizzata un’amichevole per ricordare i 15 anni di Eugene sulla panchina dell’OFI.

Figli di Gerards con tanti suoi giocatori nei tre lustri ad Irakleio contro gli Amici di Gerards con gran parte della rosa della Grecia di Euro 2004. Momenti incredibili, con lo stadio Theodoros Vardinogiannis che si commuove nel vedere l’artefice di tante battaglie tornare nel posto dove ha creato una squadra irripetibile.

Solamente un mese e mezzo dopo quella partita, il 2 gennaio 2018, Eugène Gerards si spegne a 77 anni nella sua amata Elià Irakleiou, a Creta.

GERARDS E LA SUA CRETA

Nei primissimi giorni della sua avventura cretese, quando gli propongono di assumere un interprete, Gerards si è subito opposto, rispondendo che un paese lo si conosce solo quando si impara la lingua. Si sottopone a lezioni quotidiane con la moglie di un olandese che vive a Creta e a cui chiede sempre della storia e delle tradizioni dell’isola.

A Creta conosce la sua seconda moglie e passa gli ultimi anni della sua vita ad Elià, un paesino di nemmeno 700 anime che sorge su una collina da cui si può assistere ad una vista mozzafiato e a circa 3.000 chilometri da Brunssum, la sua città natale.
Aveva imparato perfettamente il greco, prendendo anche la cittadinanza greca.

Νell’agosto del 2017 l’OFI dedica il Gate 9 dello stadio Theodoros Vardinogiannis proprio a lui: è l’ingresso della tribuna d’onore, esattamente sopra la panchina da cui ha guidato per centinaia di volte i cretesi.

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Mentre celebra la vittoria della Coppa del 1987.

Gran parte delle citazioni sono tratte da questa interessante intervista a Gerards su Sport24.gr del febbraio 2016. La risposta all’ultima domanda che il giornalista gli pone, rende bene l’idea del suo amore per Creta: Αvrebbe mai voluto nascere cretese?

Lo avrei voluto molto. I cretesi sono delle brave persone. Io amo Creta e i cretesi.
Non sono nato qui, però è casa mia.
Qui vivevo, qui vivo e qui morirò, da cretese.

Oggi avrebbe spento 80 candeline uno dei personaggi più rivoluzionari del calcio greco.

Tanti auguri Eugène Gerards, limburghese di nascita ma col cuore cretese.

 

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Come tornano ad allenarsi in Super League 1?

Come annunciato dal viceministro dello Sport Lefteris Avgenakis lo scorso giovedì, dal 5 maggio le squadre di Super League 1 possono tornare in campo per gli allenamenti, che si svolgeranno solo all’aria aperta e in gruppi di massimo otto giocatori.
Una questione molto calda che ogni società sta trattando in maniera autonoma, seguendo sempre le norme igieniche, che abbiamo illustrato qui: c’è chi tornerà con tutta la rosa, chi con qualche assente e altri che partiranno poco dopo il 5 maggio.

Questo articolo sarà aggiornato con le ultime novità.

AEK

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Massimo Carrera che scherza con la telecamera mimando una pistola al suo ingresso di ieri al centro sportivo.

Già nella giornata di ieri, staff (tra cui l’allenatore Carrera, il vice Colonnello e il capo dei preparatori D’Urbano) e giocatori si sono presentati nel centro sportivo di Spata, sottoponendosi subito al tampone per il Covid-19.

I calciatori, come sottolinea la società, non sono nemmeno entrati nel centro sportivo, con lo staff medico che ha preso il tampone addirittura senza farli scendere dall’automobile! Inoltre, hanno prelevato il materiale tecnico e medico da utilizzare nei prossimi giorni. All’ingresso del centro sportivo è stato installato un macchinario di rilevamento della temperatura corporea, in modo da garantire la salute di tutti.

Secondo Sport24, i giocatori verranno divisi in gruppi da sei, con l’utilizzo di entrambi i campi di allenamento. Per ricominciare gli allenamenti, si attendevano gli esiti dei tamponi: è notizia di poche ore fa che i risultati sono tutti negativi, quindi il primo gruppo si presenterà domattina alle 9.

ARIS

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Foto di un allenamento di settembre (thessports.gr).

Il centro sportivo Diasigeneio è pronto ad accogliere di nuovo i calciatori gialloneri.Lo staff tecnico della squadra di Salonicco, per questo primo periodo, ha diviso i calciatori in 4 piccoli gruppi; gli allenamenti, che si svolgeranno in ore diverse e dureranno 45′ per ogni gruppo, cominciano dalle prime ore della mattina fino al primo pomeriggio.

Da oggi, inoltre, si svolgeranno i test fisici ed ergometrici che si concluderanno alla fine della settimana, mentre sempre in queste ore i giocatori si stanno sottoponendo ai tamponi: quando si sapranno i risultati, gli allenamenti riprenderanno con le modalità descritte prima.

ATROMITOS

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Gli allenamenti dello scorso 7 marzo, uno degli ultimi prima dell’interruzione. (ATROMITOS FC)

Lunedì è stata effettuata la quinta sanificazione del centro sportivo Mazarakis, mentre oggi sono arrivati i risultati delle analisi dei giocatori e dello staff tecnico e organizzativo.
Tutti i risultati sono negativi, quindi da domani riprendono gli allenamenti, che si svolgeranno in gruppi di 4-5 giocatori: inizieranno alle 8.30 e si concluderanno alle 19.00 con la partecipazione dello staff tecnico e medico che si alternerà.

Quando ogni gruppo terminerà il proprio allenamento, si farà la pulizia di tutti gli spazi e il gruppo successivo sarà al centro sportivo 45 minuti più tardi.

ASTERAS TRIPOLIS

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Il capitano Iglesias durante i controlli.

I giocatori e lo staff tecnico si sono sottoposti ai tamponi per il Covid-19 allo stadio Theodoros Kolokotronis poche ore fa.

La società, nel comunicato di oggi, parla di una «preparazione al ritorno agli allenamenti, con i calciatori divisi per gruppi e sempre seguendo i consigli per la protezione della squadra», senza descrivere né le modalità, né una data di ripartenza, forse in attesa dei risultati dei controlli di oggi.

LAMIA

Qua le notizie arrivano col contagocce. Secondo il sito lamiara.gr, i giocatori si sono sottoposti ai tamponi ieri, mentre nella giornata di oggi sono ripartiti gli allenamenti, sempre rispettando le norme igieniche.

LARISSA

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Foto dall’allenamento di oggi.

Sabato scorso è stato disinfettato a fondo l’intero centro sportivo Dendròn, in un processo durato tre ore. Come annunciato dalla società, nella giornata di ieri i giocatori si sono sottoposti a test molecolari per il Covid-19 e da oggi ricominciano gli allenamenti.

Ai giocatori, allenatori e dirigenti della squadra verranno consegnate delle guide scritte dallo staff medico, in cui si descrivono esattamente le modalità per i trasferimenti, la permanenza e gli allenamenti nel centro sportivo. Inoltre, in queste guide ci saranno anche consigli per la vita privata e i rapporti sociali.

OFI

Essendo l’unica squadra isolana, qui si gestisce con più calma la situazione, per permettere a gran parte dei giocatori di tornare a Creta. Fino ad allora, si svolgeranno i test ergometrici a chi è rimasto ad Irakleio, mentre gli altri devono riuscire a tornare entro domenica 10 maggio.

Il primo allenamento a gruppi verrà effettuato lunedì 11 maggio.

OLYMPIAKOS

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Il tecnico dell’Olympiakos Pedro Martins sottoposto al tampone (foto Olympiacos FC).

Gli Erithrolefkoi sono già scesi in campo questa mattina per il primo allenamento nel centro sportivo di Renti. I giocatori sono stati divisi in tre gruppi distinti: il primo si è allenato dalle 9.00, il secondo dalle 10.30 e il terzo dalle 12.00.

Il tecnico Pedro Martins è soddisfatto, come ha dichiarato sul sito della società:

La gioia è tanta, perché cominciamo una nuova fase nelle nostre vite. Speriamo di concludere la stagione e il campionato. Questa è la nostra volontà, di ritrovarci sul nostro campo, allenarci e giocare. È bello tornare, eravamo stanchi di rimanere a casa. […] Abbiamo preso tutte le precauzioni per stare lontani dal virus, da questo punto di vista siamo protetti.

PANATHINAIKOS

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Foto durante un allenamento dei Prasinoi (iefimerida.gr)

Nella giornata di ieri tutti i membri della società sono stati sottoposti al tampone al centro sportivo Kalafatis. Non si sono presentati l’olandese Bart Schenkeveld, il danese Uffe Bech, l’ungherese Dominik Nagy e il portoghese João Nunes, tornati recentemente ad Atene e quindi sottoposti a controlli già all’aeroporto. Dovranno osservare due settimane di quarantena, come previsto dalle norme igieniche.

Ricordiamo che il Panathinaikos era una delle società contrarie alla ripartenza del campionato. Poco fa ha annunciato che i risultati dei test sono tutti negativi e si ripartirà da domattina, con quattro gruppi da 8 giocatori.

PANETOLIKOS

I canarini cominceranno ad allenarsi da domani, mercoledì 6 maggio, al centro sportivo Emileon di Agrinio, il quale nella giornata di oggi verrà sottoposto ad un’accurata sanificazione. Sempre in queste ore i giocatori del Panetolikos, come mostrato nelle storie su Instagram della società, si stanno sottoponendo ai tamponi per il virus.

L’ala statunitense Gboly Ariyibi e il centrocampista algerino Aymen Tahar sono gli unici giocatori attualmente all’estero: il loro rientro è previsto entro questa settimana e verranno messi in quarantena, allenandosi da casa per quindici giorni.

PANIONIOS

Notizie col contagocce anche qui per la ripresa degli allenamenti.

L’unico nodo è legato a Novica Maksimović: il 32enne centrocampista serbo è tornato in patria il 17 aprile per un grave lutto. In Serbia la quarantena per chi arriva dall’estero dura 28 giorni (e non 14 come in Grecia) quindi il calciatore tornerà a disposizione del tecnico Leonidas Vokolos solo da metà mese.

PAOK

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Durante un discorso del tecnico Ferreira in allenamento (PAOK24).

Lunedì i giocatori e lo staff tecnico si sono sottoposti ai test per il virus, mentre oggi hanno seguito lo stesso procedimento il resto dei membri della società.
Probabilmente da domani, dopo i risultati delle analisi, ripartono gli allenamenti, con i giocatori divisi in piccoli gruppi e solo lo stretto necessario dello staff sarà a loro disposizione.

Qui c’è il nodo legato a José Ángel Crespo: il difensore spagnolo è l’unico tra gli stranieri che è rimasto in patria e il PAOK sta cercando un modo sicuro per farlo tornare a Salonicco.

VOLOS

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Sanificazione in corso a Volos (foto Volos FC).

Il Volos ha proceduto oggi alla sanificazione degli spazi interni sia dello stadio Panthessalikos che dello Stadio Municipale, seguendo alla lettera il protocollo igienico.

Nel comunicato pubblicato poche ore fa, il Volos non parla di come verranno effettuati gli allenamenti, parlando solo della protezione della salute dei calciatori, per cui si stanno organizzando al meglio.

XANTHI

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Una delle primissime foto dagli allenamenti di oggi, con i giocatori che si allenano con i guanti.

Nella mattinata di ieri, tutti gli spazi del centro sportivo sono stati sanificati con la collaborazione del Comune di Xanthi. Da oggi, in piccoli gruppi (non è specificato il numero di giocatori in ogni raggruppamento) sono cominciati i primi allenamenti dopo la lunga pausa forzata, sotto la guida del tecnico Nikos Karageorgiou.

Vassilis Hatzipanagis, leggenda tra due mondi

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Nato nel 1954 a Tashkent, al tempo capitale della Repubblica socialista sovietica dell’Uzbekistan, Vassilis Hatzipanagis è indubbiamente uno dei calciatori più forti del suo tempo di cui, almeno in Italia, si conosce ben poco. Dopo aver militato nei primi anni della sua carriera in Unione Sovietica, divenne l’idolo e il fenomeno indiscusso dell’Iraklis, tanto che si guadagnò l’appellativo di “Maradona greco”. Ed in effetti le somiglianze tra i due, capelli a parte, esistevano, ed erano numerose: Hatzipanagis, come Diego, era un centrocampista basso ma robusto e la sua corporatura divenne fondamentale in funzione del suo stile di gioco. Piedi educati, intelligenza tattica e dribbling sono alcune delle caratteristiche che accomunavano i due, che hanno segnato indelebilmente la rispettiva storia delle due squadre per cui hanno giocato.

Suo padre e sua madre, rispettivamente di origine cipriota e turca, dovettero abbandonare l’Asia Minore a causa della guerra e si trasferirono in una Grecia che subì la crisi degli anni ’30, l’occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale e poi la guerra civile (1946-1949). Come molti dei loro connazionali, emigrarono entrambi nella Repubblica sovietica dell’Uzbekistan, dove nella sola capitale la comunità greca contava circa 40.000 persone.

Il talento e la tecnica del giovane Vassilis erano visibili sin da quando giocava da bambino per le strade della città; come affermato in un’intervista da lui rilasciata, attirò ben presto l’attenzione della Dinamo Tashkent, che allora era una specie di squadra satellite della Dinamo Mosca e che vedendolo giocare gli propose di firmare. Ma il Pakhtakor, che aveva all’epoca la migliore scuola di calcio giovanile ed era la squadra uzbeka di maggior successo nel periodo sovietico, convinse Hatzipanagis a firmare per loro. Saladiov, mentore calcistico di Vassilis e allenatore della squadra, aveva riportato il Pakhtakor nel massimo campionato sovietico e lo fece debuttare all’età di 17 anni contro lo Shakhtar Donetsk.

Nelle tre stagioni successive Saladiov portò Hatzipanagis in prima squadra, mentre il Pakhtakor riuscì a integrarsi stabilmente nel campionato. Nominato come secondo giocatore più forte del campionato (dopo Oleh Blokhin) nel 1974 e nel 1975, Hatzipanagis fu convocato con la nazionale dell’URSS.

A 18 anni Valentin Nikolayev convocò Hatzipanagis con l’under 21; tuttavia giocò anche nelle qualificazioni per i campionati europei under 23. Nel 1975 iniziò a giocar con la nazionale maggiore: la prima partecipazione fu in un torneo in Polonia organizzato per celebrare l’anniversario della liberazione dai tedeschi. L’URSS si aggiudicò il torneo e Hatzipanagis giocò al fianco di Blokhin.

Nel 1975 la caduta della dittatura dei colonnelli favorì il ritorno in patria di molti greci, tra cui anche Hatzipanagis e la sua famiglia. Tuttavia, in molte interviste recenti, ha dichiarato che il tornare in Grecia fu un errore, poiché il livello calcistico era molto più basso rispetto all’URSS, dove il campionato era formato da 16 squadre su più di 300 milioni di abitanti.

Il ritorno in Grecia però non fu dei più facili. Nell’Unione Sovietica degli anni Settanta il calciatore professionista non era considerato come un lavoro vero e proprio; infatti, la maggioranza dei calciatori avevano altri impieghi. Non esistendo un contratto che legava Hatzipanagis al Pakhatator, che non aveva diritti su di lui, nessuna squadra straniera poteva comprarlo. Quando l’Olympiakos provò ad acquistare Hatzipanagis, ad esempio, la trattativa fu respinta in quanto i giocatori sovietici non erano di “proprietà” e non potevano essere venduti. Per aggirare questo cavillo giuridico, a Hatzipanagis fu consigliato di rinunciare alla sua cittadinanza sovietica e di chiedere il rimpatrio. Ma anche questa opzione presentava non pochi ostacoli. Quando la famiglia abbandonò la Grecia per trasferirsi nel vicino Oriente, non tutti i familiari lasciarono la Grecia: infatti un nonno rimase a Salonicco. Quindi, se voleva tornare in Grecia doveva stringere un accordo con una squadra di Salonicco. All’età di 20 anni Hatzipanagis “fuggì” dall’Unione Sovietica e firmò per l’Iraklis, la sua seconda ed ultima squadra.

Il suo trasferimento fu organizzato dal suo agente armeno a Mosca, Makatetsian. Come prima mossa, Hatzipanagis rinunciò alla sua cittadinanza sovietica, in modo da non poter più giocare nel campionato sovietico, il quale richiedeva obbligatoriamente la cittadinanza per poter appunto giocare. Una volta archiviato il problema del passaporto, Hatzipanagis si mise in contatto e firmò un contratto biennale con l’Iraklis. Tuttavia, nella diritto sportivo greco di allora era presente un vuoto legislativo, che permetteva al club di rinnovare unilateralmente il contratto ogni anno per 10 anni.

Vassilis si trovava quindi in una situazione di impasse. Se avesse avuto ancora la nazionalità sovietica, l’ambasciata sovietica avrebbe potuto interferire nella trattativa. L’unica soluzione possibile per sciogliere il nodo contrattuale fu quella di portare l’Iraklis in tribunale. Nel 1977 il tribunale distrettuale stabilì che non era possibile trattenere alcun lavoratore o atleta per oltre cinque anni. Ma l’Iraklis riuscì a vincere in appello. Mentre Vassilis perse la sua “battaglia”, c’era un aspetto positivo: l’Associazione greca dei calciatori professionisti, fondata nel 1979, si interessò al caso e riuscì, a metà degli anni ’80, a modificare quella legge.

Nel 1977, un problema al ginocchio costrinse Hatzipanagis a recarsi a Londra per le cure. Il suo padrino, che era cipriota e tifoso dell’Arsenal, era emigrato nella capitale inglese nel 1961 ed ebbe occasione per rivederlo. Il padrino gli fece conoscere Fred Street, l’allora fisioterapista dell’Arsenal. Durante la riabilitazione, si allenò insieme a Pat Jennings, Graeme Rix, Liam Brady, Malcolm MacDonald e Alan Hudson. Gli affibbiarono il soprannome di Aristotele, poi scoprirono che giocò in URSS e si interessarono alla sua storia. Tra gli aneddoti e le curiosità riguardanti la sua vita, spicca la volontà di suo padre di trasferirsi a Londra nel 1963, ma sua madre non era d’accordo. Sarebbe interessante fantasticare su come sarebbe stata la sua carriera in Inghilterra, dove avrebbe potuto trasferirsi all’età di nove anni.

Nel suo periodo di permanenza all’Iraklis, durato ben 15 anni, Hatzipanagis trascinò il Γηραιός alla vittoria della Kypello Elladas del 1976, battendo in finale ai rigori l’Olympiacos, dopo un clamoroso 4-4 nei tempi regolamentari. L’altro trofeo alzato con la squadra di Salonicco fu la Coppa dei Balcani nel 1985, una competizione che coinvolgeva squadre di Bulgaria, Grecia, Turchia, Jugoslavia e Romania e che fu abbandonata nel 1994.

Quando tuttavia l’Iraklis venne retrocesso nel 1981 (l’articolo qui), Vassilis espresse la sua volontà di non voler giocare in B’ Ethniki. La società, non volendo privarsi del fenomeno, si oppose alla sua richiesta di essere ceduto, mentre Hatzipanagis di tutta risposta si recò  in Germania, dove per un anno e mezzo si allenò con lo Stoccarda senza essere retribuito dall’Iraklis, ma risultando comunque ancora sotto contratto. Nonostante avesse attirato l’attenzione di squadre molto importanti come Lazio, Arsenal, Porto e lo stesso Stoccarda, la società di Salonicco non aveva la minima intenzione di lasciar andare il fuoriclasse, arrivando a rifiutare l’offerta effettuata dal presidente del Panathinaikos Vardinogiannis che ammontava a 90 milioni di dracme, una cifra spropositata per l’epoca.

Poco dopo il suo ritorno in Grecia, giocò con la nazionale ellenica un’amichevole contro la Polonia al Leoforos nel maggio del 1976. Tuttavia la FIFA dichiarò che Hatzipaganis non potesse più giocare con la nazionale greca a causa delle sue precedenti 4 partite con la squadra olimpica dell’Unione Sovietica. La sua seconda, ultima e simbolica presenza con la maglia dell’Ethniki avvenne il 14 dicembre 1999 in una partita amichevole contro il Ghana, quando giocò per soli venti minuti ma fu comunque premiato dalla Federcalcio ellenica per il suo contributo al mondo del calcio.

 

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La nuova Super League 2 da fantascienza

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[Traduzione e adattamento di questo articolo di Contra.gr dello scorso 30 aprile.]

PAOK e Xanthi per la multiproprietà, Olympiakos e Atromitos per una partita in cui si sono affrontate nel 2015, sono le squadre che rischiano (tra virgolette o senza) la retrocessione. La squadra del Pireo ha portato il caso del PAOK al TAS di Losanna, il PAOK cerca di ripagare i biancorossi tramite la Commissione Etica. Qua mettiamo una pausa e chiariamo che l’obiettivo di questo articolo non è quello di analizzare la serietà o meno delle due questioni, perché questa verrà decisa dagli organi competenti.

Cosa succederebbe se effettivamente queste quattro squadre retrocedessero in Super League 2? La serie cadetta del campionato greco acquisirebbe un interesse incredibile, pari a quella della Serie B 2006/2007 con Juventus, Napoli e Genoa.

E, ovviamente, sarebbe… molto più costosa!

Non vogliamo sottovalutare affatto AEK e Panathinaikos, per carità. Però questo fatto si basa sulla pura realtà dello status economico e agonistico che hanno Olympiakos e PAOK attualmente. Gli Erithròlefkoi e il Dikefalos tou Vorrà sono due squadre che possono trattare i propri diritti televisivi con somme molto più alte rispetto agli altri. Poi stiamo parlando delle squadre con i budget più alti del calcio greco.

OLYMPIAKOS + PAOK = QUASI METÀ SUPER LEAGUE 1

Secondo transfermarkt, il valore di mercato della rosa del PAOK è sui 53.2 milioni di euro. Quello dell’Olympiakos sui 59.58 milioni di euro. Parliamo dei nuovi valori, quelli che si sono adattati sugli standard della pandemia, i quali hanno un trend fisiologicamente negativo.

Giusto per darvi un’idea, la rosa dell’AEK è sui 27.78 mln, del Panathinaikos sui 18.9 mln e dell’Aris sui 10.55 mln di euro. Il valore di mercato complessivo della Super League 1 è di 246.8 milioni: Olympiakos e PAOK coprono quasi la metà, 112.78 milioni di euro.

Olympiakos e PAOK hanno anche i giocatori più costosi della Grecia. Sempre secondo transfermarkt, la formazione col più alto valore di mercato comprende solamente calciatori di queste due società.

In un ipotetico 4-2-3-1:

Portiere: José Sá (Olympiakos, 2.8 mln)
Terzino destro:
Omar Elabdellaoui (Olympiakos, 4.8 mln)
Difensore centrale:
Rúben Semedo (Olympiakos, 4.8 mln)
Difensore centrale:
Pape Abou Cissé (Olympiakos, 4 mln)
Terzino sinistro:
Giannoulis (PAOK, 3.5 mln) – Tsimikas (Olympiakos, 3.5 mln)
Mediano:
Mady Camara (Olympiakos, 6.5 mln)
Mediano:
Douglas Augusto (PAOK, 3.2 mln), Guilherme (Olympiakos, 3.2 mln)
Ala destra:
Léo Jabá (PAOK, 6.3 mln)
Trequartista:
 Kostas Fortounis (Olympiakos, 8 mln)
Ala sinistra:
 Maxi Lovera (Olympiakos, 3.2 mln)
Punta:
Karol Świderski (PAOK, 4 mln)

Ovviamente qualcuno si chiederà se questa formazione rimarrebbe intatta col PAOK e l’Olympiakos, se retrocedessero davvero in Super League 2. Questa però è una domanda da porre solamente ai due proprietari: nessuno può sapere come Savvidis e Marinakis potrebbero gestire una tale situazione.

Tenendo in considerazione questo fattore, immaginatevi come sarebbe la situazione in Super League 1 e in Super League 2 in caso di retrocessione di PAOK e Olympiakos.
Forse si tratterebbe della prima volta nella storia in cui il campionato di seconda divisione sarebbe un prodotto più appetibile economicamente di quello di prima divisione.

E se qualcuno avesse ancora dei dubbi, sicuramente concorderebbe col fatto che la Super League 2 sarebbe molto più interessante con Olympiakos e PAOK, dopo la “guerra” a cui stiamo assistendo nelle ultime stagioni.

 

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Come il Panionios è risorto dalle ceneri nel 1998

Negli anni Novanta il Panionios retrocede due volte (1992, 1996) ed economicamente non naviga nell’oro.

All’alba della stagione 1997-1998, quella del ritorno in Αlpha Ethniki, i rossoblù affrontano tantissimi problemi: i giocatori non percepiscono gli stipendi e in campionato flirta con un’altra retrocessione. Nell’ottobre del 1997 due giocatori – Wassberg e Kamitsis – scioperano perché non vengono pagati da quattro mesi e il presidente Loukas Siotropos cerca disperatamente fondi. L’allenatore Giannis Kyrastas si sente tradito, perché quando aveva firmato il contratto, aveva chiesto alla dirigenza di non avere debiti nei confronti dei giocatori, in modo da farli giocare liberamente.

Nemmeno a novembre la situazione migliora e Kyrastas si dimette: al suo posto Christos Emvoliadis, un ex giocatore che ha militato per quindici anni al Panionios tra gli anni Settanta e Ottanta. Questo cambio arriva pochi giorni prima del debutto in Coppa ad Elefsina.

Il Panelefsiniakos, squadra di Beta Ethniki, approfitta del momento negativo del Panionios e lo batte 3-1. La squadra di Nea Smyrni in casa ribalta la situazione e con un secco 3-0 stacca il pass per gli ottavi, dove affronta l’Orfeas Alexandroupolis, società di Gamma Ethniki. La squadra di Emvoliadis si qualifica col minimo sforzo: 0-0 nel capoluogo della Tracia e 1-0 in Attica.

Ai quarti supera l’Apollon Kalamarias (4-2 in casa, 0-2 a Salonicco) e in semifinale, grazie alla rete di Vokolos al Toumba, batte anche il PAOK (1-1 a Salonicco, 1-0 a Nea Smyrni).

La finalissima del 29 aprile 1998 contro il favoritissimo Panathinaikos si gioca al Georgios Karaiskakis, che non è affatto l’impianto ipermoderno e ben ristrutturato che potete vedere adesso. Un giorno prima della partita, la Prefettura del Pireo ha ritenuto «inadatto» lo stadio, che aveva problemi ovunque, dagli spalti fino all’impianto di illuminazione. L’ente organizzatore risolve il problema “alla greca”, con toppe qua e là e riduzione del pubblico sugli spalti, con circa 10.000 tifosi per ogni squadra.

I tifosi del Panionios fanno sparire subito i biglietti. L’entusiasmo è palpabile, anche perché la cabala è dalla loro parte: nella prima Coppa vinta nel 1979, la finale si è giocata sempre al Karaiskakis e in campo c’era Emvoliadis, l’attuale allenatore. Ma c’è anche un altro motivo, una rivalsa contro il Trifylli: 18 febbraio 1996 e il Panionios perde contro il Panathinaikos dopo decisioni dubbie dell’arbitro Spaneas, contribuendo anche alla retrocessione della squadra di Nea Smyrni.

LA FINALISSIMA

La partita non è tra le più spettacolari nel primo tempo. I 21.436 spettatori vedono di tutto nella ripresa, invece, e già dalla prima azione.

Kamitsis viene steso da un brutto fallo di Georgiadis e l’arbitro Borovilos – sì, l’attuale presidente dell’Asteras Tripolis – estrae il rosso, con il Panathinaikos che rimane in dieci. Al 52′, in superiorità numerica, il Panionios mette la freccia: cross al bacio di Kamitsis per Nalitzis che, lasciato solo nel cuore dell’area, insacca di testa.

Lo stesso attaccante 21enne commenta così quel momento:

I momenti subito dopo il mio gol non si possono descrivere a parole. Quando è finita la partita, quello che abbiamo vissuto è stato incredibile.

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Una rete talmente importante che anche adesso è un coro dei tifosi del Panionios: «Μα θα θυμάσαι μια ζωή, το γκολ του Ναλιτζή!» (it. «Τi ricorderai per una vita, il gol di Nalitzis!»).

Il Panionios in venti minuti rimane addirittura in nove: al 56′ Kamitsis viene espulso per doppio giallo e al 72′ Ioannidis stende l’ultimo uomo Warzycha, andando sotto la doccia.

In nove, ma resiste. Resiste fino al fischio finale.

Un momento in cui tutte le difficoltà della stagione si cancellano per il Panionios, che nel prepartita era molto tranquillo, come dichiarato dal tecnico Emvoliadis:

In albergo eravamo calmi, vedevamo la finale come una festa. Io ho parlato solo cinque minuti ai giocatori, perché mi avevano pregato di non dire molto per non andare in ansia. Ho detto loro: «Siamo alla pari, possiamo alzare la coppa». Ci credevano anche loro. Noi nel 1979 non ci credevamo, ma i ragazzi del 1998 credevano nell’impresa.

Per la prima volta nella storia, il Presidente della Repubblica greca è presente alla consegna della coppa. Infatti, Kostas Stefanopoulos, come farà per tutta la durata del suo mandato, consegna la coppa al capitano Leonidas Vokolos, che qualche mese dopo andrà al Panathinaikos insieme a Takis Fyssas.

Da una parte la gioia, dall’altra le polemiche. Dagli spalti piovono insulti e bottigliette tra i tifosi del Panathinaikos e Krzysztof Warzycha, il loro capitano e alfiere, che reagisce in maniera energica, come vedete in foto, sotto gli occhi stupiti del presidente greco Stefanopoulos.

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Nea Smyrni diventa una cittadina ubriaca di gioia. Il pullman della società ci mette quasi due ore per fare duecento metri, perché sono tutti per strada ad esultare.

Il 29 aprile per il Panionios è una data storica: il cielo è diventato rossoblù, una delle poche volte in Grecia in cui Davide batte Golia, l’ultimo trofeo per l’Istorikos.

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P.S. Anche adesso il Panionios è in difficoltà e in panchina siede proprio il capitano del 1998, Leonidas Vokolos. Per un’altra volta, nel momento del bisogno, arriva un ex giocatore a provare a risollevare la situazione.
E speriamo che finisca come l’avventura di Emvoliadis.

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La Super League 1 è a favore della ripartenza!

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Si è svolta la riunione in videoconferenza della Super League 1 cominciata alle 10 (ora italiana), e le distanze… non hanno ridotto le litigate!

Nella riunione sono stati presenti:

Olympiakos: Evangelos Marinakis (proprietario), Lina Souloukou (direttrice generale), Takis Agrafiotis (vicepresidente).
PAOK: Makis Gkagkatsis (vicepresidente).
AEK: Minas Lysandrou (vicepresidente e presidente della Super League 1).
Panathinaikos: Giannis Alafouzos (proprietario), Leonidas Boutsikaris (vicepresidente).
OFI: Ilias Poursanidis (vicepresidente).
Aris: Theodoros Karypidis (presidente).
Atromitos: Αikaterini Koxenoglou (vicepresidente).
Xanthi: Aristidis Pialoglou (presidente).
Lamia: Theodosios Tsiknis (vicepresidente).
Larissa: Alexis Kougias (proprietario).
Asteras Tripolis: Georgios Borovilos (presidente).
Volos: Panagiotis Loutsos (vicepresidente).
Panetolikos: Fotis Kostoulas (proprietario).
Panionios: Christos Daras (presidente).
Federcalcio greca: Stergios Antoniou (vicepresidente).

AGGIORNAMENTO ORE 19.00

La riunione si è conclusa pochi minuti prima delle 18, con proposte come la ripartenza con riapertura dei centri sportivi entro il 18 maggio, la gestione centrale dei diritti televisivi e la cancellazione della penalizzazione in caso di mancata licenza per la prossima stagione.

Sull’ultimo punto si è già espressa la Commissione Esecutiva della Federcalcio che si sta riunendo dalle 18. Infatti, è passata l’opzione “perdente” dalla votazione della Super League: nella prossima stagione ci sarà una penalizzazione di 3 punti per le squadre che non ottengono la licenza.

Domani alle 18 parlerà il viceministro Avgenakis e la sua parola sarà decisiva per la ripresa del campionato.

AGGIORNAMENTO ORE 17.10

Il Volos, attaccato da Marinakis durante la riunione, risponde con questo comunicato, pubblicato pochi minuti fa sul sito ufficiale:

Nella Grecia di adesso, vige la legge del più forte, non quella del più giusto. Per quanto riguarda la presunta multiproprietà, informiamo ogni interessato che la composizione della nostra società è visibile online, quindi anche l’ultimo greco può vedere se c’è o meno la multiproprietà.

Parliamo di 270 azionisti, persone fisiche della realtà di Volos, non gente coinvolta in aziende costiere, cosa che conosce molto bene Marinakis. […]

Signor Marinakis, «ΑΝΤΕ ΓΕΙΑ» (“Dai Ciao”, titolo di un programma a tema Olympiakos di Takis Tsoukalas sulle reti locali dell’Attica, ndr) come dite voi al Pireo.
Ha provocato troppe sofferenze nel calcio greco. Deve imparare dagli errori e deve dimostrare col suo comportamento che le interessi un futuro migliore e non solo «L’Olympiakos deve vincere il campionato e tutti gli altri devono andarsene a…».

E non si dimentichi: Tutte le giunte cadono e con quello che sta facendo, usando tutti i mezzi possibili, ha una data di scadenza.

P.S. Siamo sicuro che troverete molta immondizia giornalistica che servirà il vostro marciume, parafrasando e distorcendo il nostro comunicato, cercando di contaminare la nostra squadra nel tentativo di influenzare la pubblica opinione. Ma ormai la gente sa cosa succede.

P.P.S. E un consiglio: I contrasti personali con il sig. Savvidis e il PAOK li tenga per sé stesso e non immischiate tutto il calcio professionistico perché sta facendo solo del male in questo modo.

AGGIORNAMENTO ORE 16.55

Il presidente della Super League 1 Minas Lysandrou sostiene che il campionato dovrà ricominciare entro il 14 giugno, altrimenti finirà solo con la regular season. Il patron dell’Aris Theodoros Karypidis vuole che si giochi ad ogni costo, mentre Giannis Alafouzos riporta che:

Gli impianti riapriranno il 20 giugno. Quindi, prima di quella data, non ci potranno essere allenamenti di gruppo. Io dico di sì al campionato solo se il governo ci può assicurare lo svolgimento degli allenamenti. Non vorrei che ci esercitassimo delle pressioni politiche per far ricominciare il campionato.

AGGIORNAMENTO ORE 15.10

Alexis Kougias, patron del Larissa:

Dobbiamo curare la salute degli atleti. Oggi trasmettiamo il messaggio che vogliamo continuare con il campionato. Propongo di unire sia la mia opinione che quella di Alafouzos per ripartire. Si ricomincia con gli allenamenti individuali e, se non verranno permessi gli allenamenti di gruppo, quindi si chiude tutto.
Manteniamo la speranza.

AGGIORNAMENTO ORE 14.50

La Super League 1 non può prendere la decisione definitiva sul prosieguo del campionato, solo il governo e la Federcalcio possono decidere.

Questa è una cosa sottolineata più volte dal presidente della Super League 1 Minas Lysandrou prima di una nuova votazione per vedere qual è la posizione della Lega: 11 voti a favore della ripresa e conclusione del campionato e 4 per l’interruzione definitiva.

A favore si sono poste: AEK, Aris, Asteras, Atromitos, Lamia, Larissa, OFI, Olympiakos, Volos, Xanthi e anche la Federazione. Panathinaikos, Panetolikos, Panionios e PAOK (anche se vorrebbe aspettare ancora) sono contro la ripresa.

Il più strenuo difensore dell’interruzione è Giannis Alafouzos del Panathinaikos:

Non capisco perché siete in tanti a favore della ripresa. Il governo sta ancora vietando gli allenamenti di gruppo ed è pericoloso ricominciare. Belgio, Olanda, Francia hanno concluso i campionati, mentre Italia e Inghilterra stanno ancora discutendo.

Qua rischiamo che se torniamo in campo, invece di guadagnarci, perderemo soldi dalla NOVA (pay-tv detentrice di gran parte dei diritti, ndr), perché tanti bar hanno disdetto l’abbonamento e quindi ci chiederà anche soldi.

Lo ribadiamo anche noi, questa è la posizione della Super League 1. Se il viceministro dello Sport Lefteris Avgenakis domani parlerà di un altro prolungamento del divieto di usare i centri sportivi e degli allenamenti di gruppo, il campionato non si concluderà.

AGGIORNAMENTO ORE 14.25

(Fonte SDNA) Nella votazione che cancella di fatto la penalizzazione in caso di mancata licenza, hanno votato a favore: AEK, Aris, Asteras Tripolis, Lamia, Larissa, Panionios, Panathinaikos e Olympiakos.
Le sei squadre che hanno votato contro questa proposta e a favore di una penalizzazione di 3 punti hanno sono: Atromitos, PAOK, Panetolikos, Volos, OFI e Xanthi. Ovviamente la Federcalcio si è astenuta da questa votazione.

In seguito, è stata indetta un’altra votazione per il limite dei trasferimenti, passata con un combattuto 8-7 a favore. I voti sono stati i seguenti:

AEK: contro
Aris: contro
Asteras: a favore
Atromitos: a favore
Lamia: contro
Larissa: contro
OFI: a favore
Olympiakos: contro
Panathinaikos: contro
Panetolikos: a favore
Panionios: contro
PAOK: a favore
Volos: a favore
Xanthi: a favore
Federcalcio: a favore

AGGIORNAMENTO ORE 14.15

L’inviato di Spor FM Aris Asvestas ha riportato un’altra votazione appena conclusa in questa riunione fiume, che sta durando ormai quattro ore.

Stavolta si parla delle licenze per partecipare al prossimo campionato, vista la difficile situazione economica. Si parla di un accordo per un rinvio al 31 maggio della scadenza per la presentazione dei documenti in modo da ottenere la licenza. Invece, per quanto riguarda i provvedimenti per le squadre senza licenza, è stata fatta una nuova votazione.

Con 8 voti a favore contro 6 la Super League 1 ha deciso solamente per un limite dei trasferimenti, cancellando penalizzazioni e ammende, per le squadre senza licenza. Attualmente, una squadra otteneva 6 punti di penalizzazione, un’ammenda e un limite dei trasferimenti, proprio come il Panionios in questa stagione.

Niente penalizzazione e limite nei trasferimenti: questa è la proposta che la Super League 1 manderà alla Federcalcio, l’ente responsabile delle licenze delle squadre professionistiche.

AGGIORNAMENTO ORE 14.03

Come viene riportato da novasports.gr, il presidente della Super League 1 Minas Lysandrou non voleva la votazione per la gestione centrale dei diritti televisivi per la stagione 2020-2021, però alla fine è stata fatta col risultato che vi abbiamo già scritto. Il patron del Larissa Alexis Kougias ha chiesto all’Olympiakos di votare a favore:

Vorrei pregare il signor Marinakis, che ha fatto una prestazione eccezionale oggi, di ascoltarmi.

AGGIORNAMENTO ORE 13.29

Un altro attacco, stavolta partito dal patron del Larissa Alexis Kougias, nei confronti dello Xanthi:

Lo Xanthi appartiene al PAOK. Abbiamo un serio problema da questo punto di vista. Il Larissa sporgerà denuncia appena ricomincerà il campionato.

Nonostante la situazione, la tensione non tende a diminuire.

AGGIORNAMENTO ORE 13.25

Il premier Mitsotakis ieri ha annunciato l’inizio degli allenamenti individuali all’aria aperta dal 4 maggio. Anche la Super League 1, quindi, attende quello che dirà il viceministro con delega allo sport Lefteris Avgenakis domani verso le 17 (ora italiana) per quanto riguarda gli sport di squadra.

Lo scenario più ottimista parla di una ripartenza degli allenamenti di squadra (non a gruppi, ma dell’intera rosa) il 18 maggio, con una ripartenza del campionato per il weekend del 13-14 giugno.

AGGIORNAMENTO ORE 12.55

Tutti a favore, tre escludono lo Xanthi, mentre l’Olympiakos è l’unico astenuto, perché come spiega Marinakis:

Diciamo di no alla gestione centrale dei diritti televisivi mentre abbiamo strutture societarie come quelle di Xanthi e Volos.

AGGIORNAMENTO ORE 12.50

Il patron del Panathinaikos Giannis Alafouzos, secondo gazzetta.gr, ha proposto una votazione per la gestione centrale dei diritti televisivi, che renderebbe la vita più semplice dal punto di vista economico a tante squadre.

I voti sono stati i seguenti.

AEK: a favore
Aris: a favore eccetto le squadre immischiate nel caso multiproprietà
Asteras: a favore
Atromitos: a favore
Lamia: a favore
Larissa: a favore eccetto le squadre immischiate nel caso multiproprietà
OFI: a favore
Olympiakos: astenuto
Panathinaikos: a favore
Panetolikos: a favore
Panionios: a favore eccetto le squadre immischiate nel caso multiproprietà
PAOK: a favore
Volos: a favore
Xanthi: a favore
Federcalcio: a favore

Nei minuti precedenti, abbiamo avuto ben due liti, con grande protagonista Marinakis.

PRIMO ROUND: OLYMPIAKOS CONTRO IL PAOK

Evangelos Marinakis, appena entrato nella riunione per rappresentare l’Olympiakos verso le 10.30, parte in quarta contro il PAOK e Ivan Savvidis:

Savvidis e tutto quello che ha fatto sono una macchia nella storia del calcio greco. Il PAOK e il suo proprietario non devono rendere ridicolo il calcio greco all’estero, perché il suo unico rappresentante è l’Olympiakos.

Quando gli è stato accertato dal Minas Lysandrou, presidente della Super League, che Ivan Savvidis era assente, ha ricevuto questa risposta da Marinakis:

La maggior parte delle volte Savvidis non è presente: è russo, sarà in Russia. Solo per telefono o Skype, tutto il lavoro sporco lo fa Gkagkatsis (il vicepresidente del PAOK, ndr). All’Olympiakos, il presidente e nessun dirigente sono scesi in campo con pistole. Noi abbiamo pagato lo stadio che abbiamo costruito e non abbiamo avuto alcuna sponsorizzazione. L’Olympiakos ha pagato quello che doveva all’erario fino all’ultimo centesimo. Al PAOK sono stati regalati i debiti.

Presente alla riunione, il rappresentante e vicepresidente del PAOK Makis Gkagkatsis è passato al contrattacco:

Rispedisco al mittente tutte le parole, tra cui gli insulti razzisti. Probabilmente [Marinakis] è nervoso per la decisione della Commissione Etica, ma il suo nervosismo non giustifica le parole sull’attività di Ivan Savvidis, che recentemente ha investito più di 200 milioni durante questa crisi. Le macchie sono le partite truccate e le sim pachistane (riferendosi allo scandalo scommesse del 2012 con Marinakis tra gli indagati, ndr).

Al PAOK non è stato regalato nulla. Ha pagato 11 milioni di euro il signor Savvidis. Lei invece non ha pagato la Banca di Creta (in cui l’Olympiakos aveva dei debiti, ndr).

E Marinakis risponde con un laconico:

Sta sbagliando. Abbiamo pagato tutto.

Il presidente della Super League, e vicepresidente dell’AEK, Minas Lysandrou ha cercato di riportare la situazione alla normalità, addirittura alzando la voce per farsi sentire dai due litiganti.

Per il campionato, Marinakis si pone così:

Possiamo cominciare gli allenamenti il 5-6 maggio senza l’uso di palestre e spogliatoi. Noi siamo d’accordo sulle decisioni che aiuteranno le altre squadre, anche se l’Olympiakos perderà soldi a causa della crisi che sta colpendo il calcio.

SECONDO ROUND: OLYMPIAKOS CONTRO TUTTI

Passando ai diritti televisivi, l’Olympiakos vuole il ritorno ad una gestione centrale, ossia un accordo in blocco con uno o più reti televisive. Attualmente, ogni squadra gestisce da sé i diritti televisivi, creando problemi praticamente ogni estate.
Una delle prime squadre a tirarsi fuori dalla gestione centrale attuata nel 2006 era stato il PAOK.

A lanciare il sasso è, ancora, Marinakis:

Il PAOK era il primo ad uscire dalla gestione centrale. L’Olympiakos è a favore della gestione centrale solo se si chiariranno le strutture societarie. Ovvero non è possibile parlare di una gestione centrale e avere lo Xanthi che è la seconda squadra del PAOK. Oppure il Volos che lo hanno reso un aborto. Oppure squadre come il Panetolikos su cui ci sono dei dubbi.

Il vicepresidente della squadra del Pireo Takis Agrafiotis lancia la provocazione a Fotis Kostoulas, patron del Panetolikos:

Fino a quando ci saranno squadre “satellite” in Lega, non ci sarà una gestione centrale. Avete preso il bigliettino da Gkagkatsis.

Con Kostoulas che risponde:

Dovrebbe vergognarsi il signor Agrafiotis. Ditemi per quale motivo dovrei essere una squadra satellite. Chi non si schiera con l’Olympiakos è un suo nemico quindi?

Il vicepresidente del PAOK Makis Gkagkatsis chiarisce e ribatte:

Il PAOK è uscito nel 2015 perché è stato trattato con i termini economici del 2007. Ivan Savvidis ha dimostrato a tutti che, quando si tratta degli interessi delle squadre inferiori, mette in secondo piano gli interessi del PAOK. Si deve ripulire l’ambiente? Anche per le partite truccate o per il caso dell’aggressione dell’arbitro Tzilos (che noi avevamo raccontato qui).


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Il caso Olympiakos-Atromitos del 2015 spiegato bene

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Partiamo da questo presupposto, visto che abbiamo letto un po’ di articoli in giro: in questo momento si tratta di una proposta di retrocessione, non di una condanna! 

Quindi tutte le supposizioni che si stanno facendo dallo scorso venerdì si riferiscono alle parole di Panagiota Spanou, membro della sezione di ricerca della Commissione Deontologica della Federcalcio greca, la quale ha proposto questi provvedimenti, dopo uno studio durato circa sei mesi, che verranno discussi dalla sezione giudiziaria della suddetta Commissione.

Ιnfatti, Spanou si è basata sull’articolo 27 del Codice di Condotta della Federcalcio dell’agosto 2019, riguardante le partite truccate per scommesse, il quale rimanda all’articolo 29 dello stesso Codice circa le sentenze che prevede questo:

1) Tutti i soggetti che partecipano o tentano di mettere in atto una combine per il risultato di una partita o di una competizione con mezzi antisportivi, antietici e corruttivi vengono puniti:

  • con un’ammenda dai 20.000 ai 60.000 euro,
  • una squalifica di almeno di dieci anni e
  • un daspo di almeno dieci anni.

2) In casi seri e di recidiva, l’ammenda raddoppia e i divieti si attuano a vita.

3) Nel caso in cui la società o un suo dignitario (presidente, membro del c.d.a., allenatore, staff tecnico o medico) sia colpevole dell’atto, la società verrà punita con la retrocessione e un’ammenda di 300.000 euro.

4) Nel caso in cui il presidente non sia responsabile, viene considerata colpevole, in ogni caso, la/le società quando sono colpevoli di illecito più di un suo giocatore.

Il testimone chiave nel caso Olympiakos-Atromitos è l’attuale direttore tecnico delle Nazionali di calcio e all’epoca ds del Panathinaikos, Takis Fyssas, che nello scorso febbraio aveva dichiarato davanti alla Corte d’Appello:

Ho avuto una telefonata con Sá Pinto (nel 2015 allenatore dell’Atromitos, ndr) una settimana prima e il giorno dopo la partita (Olympiakos-Atromitos, ndr) per chiedergli come stesse. Mi ha detto di aver ricevuto pressioni prima della gara per non mettere qualche giocatore, non mi ha detto quali fossero.

Mi ha detto che venivano dal presidente e dal direttore della società e che ha deciso di andarsene dopo la partita. Ho seguito la partita e ho visto alla fine che salutava i giocatori. Il giorno dopo si è dimesso. Da anni mi trovo nel mondo del calcio e penso che questo non sia giusto. L’allenatore fa la formazione e, da quello che mi ha detto, ci sono stati interventi esterni.

Molto probabilmente si riferiva a Kivrakidis e all’italiano Stefano Napoleoni, i quali tuttavia sono subentrati durante la partita. Mentre Katsouranis, sentito dallo stesso ex campione di Euro 2004 all’epoca, «non era pronto fisicamente».

Qui gli highlights della partita, terminata 2-1 per la squadra del Pireo:

I PROVVEDIMENTI SECONDO SPANOU

Riguardano le partite Ergotelis-Kalloni (19 gennaio 2015), Veria-Olympiakos (1° febbraio 2015), Veria-OFI (17 gennaio 2015), OFI-Panathinaikos (15 febbraio 2015), Asteras Tripolis-Olympiakos (1° novembre 2014).
Quindi non solo Olympiakos-Atromitos del 4 febbraio 2015. E non riguarda solo Marinakis, ma molte altre persone di livello nel calcio greco.

A Georgios Sarris (ex presidente della Federcalcio), Theodoros Kouridis (ex consigliere legale della Federcalcio), Aristidis Stathopoulos (ex vicepresidente Federcalcio), Nikolaos Prountzos (ex membro c.d.a. Federcalcio), Ioannis Papakonstantinou (ex membro c.d.a. Federcalcio), Georgios Douros (ex membro dell’Associazione arbitrale greca), Athanasios Briakos (ex membro dell’Associazione arbitrale greca), Konstantinos Ioannidis (ex arbitro):

  • Ammenda di 90.000 euro,
  • radiazione a vita da qualsiasi attività legata al calcio,
  • daspo a vita.

A Evangelos Marinakis il quale, da presidente di una società (nel 2015, ora è solo il proprietario), ha maggiori responsabilità in quanto è recidivo ad atti simili. Quindi si applica il paragrafo 3 dell’articolo 27 del Codice di Condotta della Federcalcio:

  • Ammenda di 300.000 euro
  • radiazione a vita da qualsiasi attività legata al calcio,
  • daspo a vita.

Ad Apostolos Abarkiolis, Alexandros Dimitropoulos, Ilias Spathas e Ioannis Aggelopoulos (tutti ex arbitri):

  • Ammenda di 60.000 euro,
  • dieci anni di squalifica,
  • daspo di dieci anni.

A Georgios Spanos (presidente e patron dell’Atromitos):

  • Ammenda di 200.000 euro,
  • radiazione a vita da qualsiasi attività legata al calcio,
  • daspo a vita.

A Ricardo Sá Pinto (ex allenatore dell’Atromitos):

  • Ammenda di 20.000 euro,
  • dieci anni di squalifica,
  • daspo di dieci anni.

Alle società Olympiakos FC e Atromitos FC:

  • Retrocessione,
  • Ammenda di 3.000.000 euro

LE REAZIONI

Quello che abbiamo da dire, lo diremo nei momenti opportuni e nelle sedi opportune. Non c’è alcuna preoccupazione. Un cielo pulito non ha paura dei fulmini! (un modo di dire greco, ndrPoi stiamo parlando di una proposta di condanna, non di una sentenza!

Georgios Spanos, presidente dell’Atromitos, ha parlato così a Novasports.

La legge disciplinare dà la possibilità ad una commissione, in questo caso alla Commissione Deontologica, di prendere una decisione senza che ci sia il completamento di un procedimento penale. Evidentemente, se ci sono stati dei dati in sede di ricerca, ci sarà almeno una probabilità, per non parlare di una prova dell’illecito. Spetta ora alla Commissione decidere se applicare le sanzioni previste dal Codice di Condotta.

Lakis Simeoforidis, avvocato e specialista in giustizia sportiva, a Μetropolis 95.5, radio di Salonicco.

Il rapporto di Panagiota Spanou non è completo? Questa scusa è ridicola. Cita nomi e partite e il suo rapporto ha una struttura ben definita. Parla di persone che hanno avuto un ruolo decisivo nell’influenzamento degli arbitri. perché qui non si parla solo di benefici in classifica, ma anche dal punto di vista economico.

Giorgos Panagopoulos, avvocato, sempre a Metropolis 95.5.

Mentre da parte dell’Olympiakos tutto tace per ora.
E di sicuro non finisce qui.

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Antoniadis, un greco idolatrato in Turchia

Eleftherios in greco, Lefteris per gli amici greci, Lefter in turco.
Antoniadis in greco, Küçükandonyadis (piccolo Antoniadis) in turco.

Nato nel 1925 a Büyükada, nelle incantevoli isole dei Principi a poche miglia da Istanbul, è tuttora uno dei giocatori più famosi in Turchia per la sua lunga militanza nel Fenerbahçe, se non il più forte giocatore che abbia mai indossato la maglia della nazionale turca. Un’adorazione che si può paragonare a quella per Puskás in Ungheria o addirittura per Pelé.

Un piccolo dettaglio, però, segna la vita di Lefteris: è un greco di Costantinopoli, un Romiòs. Greco con radici turche.

Quando morirò, so che avvolgeranno la mia bara con la bandiera rossa con la mezzaluna, però nel mio cuore sarà azzurra con la croce.

UNA DELLE PRIME STELLE DEL CALCIO

Bağış Erten, giornalista turco di Eurosport, rende bene la grandezza del personaggio Antoniadis:

Penso che si possa considerare come una delle figure più simboliche del calcio turco. Perché da una parte vediamo come una persona diventi una leggenda: il suo modo di giocare, il suo sguardo, il suo comportamento e il uso atteggiamento in campo sono diventati un simbolo per la squadra.

Dall’altra parte, la sua storia è molto particolare perché mostra le difficoltà della vita sociale in Turchia. Era un greco di Costantinopoli e a causa delle tensioni con la Grecia, la Turchia non trattava sempre bene i greci di Costantinopoli.

Questo è uno dei fattori che ha contribuito alla creazione della leggenda.

Lefteris era alto solamente 169 cm, per questo il nome Küçük, ed era un centrocampista offensivo moderno, abile tecnicamente e tremendamente efficace sotto porta: talmente tanto da essere chiamato Ordinaryüs, il “Professore”. In 615 partite nel Fenerbahçe ha segnato la bellezza di 423 reti, indossando la maglia gialloblù dal 1947 al 1951 e dal 1953 al 1964. Per due stagioni ha giocato all’estero, prima nella Fiorentina e poi nel Nizza, chiudendo la carriera nell’AEK con cinque partite nel 1964.

Nel settembre 1955 si sparge la voce a Istanbul che la casa natale di Mustafa Kemal Atatürk a Salonicco fosse stata messa a ferro e fuoco. Così le autorità turche organizzano un pogrom contro la minoranza greca di Istanbul. In quel periodo, Lefteris Antoniadis era la stella del Fenerbahçe ma la sua casa viene ugualmente distrutta: un dolore che porterà dentro di sé fino alla morte.

Il 23 aprile 1948 si gioca la prima partita dopo la Seconda Guerra Mondiale della nazionale greca al Leoforos. Un’amichevole contro la Turchia, con Lefteris Antoniadis che, ottenuta la nazionalità turca, debutta proprio contro le sue origini e… segna anche la seconda rete nel 3-1 con cui i turchi espugnano Atene.

E, ovviamente, non ha nemmeno esultato, anche se alcuni greci gli diranno di essere un «traditore della patria»

LEGGENDA, MA SEMPRE UMILE

Nonostante l’enorme fama soprattutto negli anni Cinquanta, Antoniadis accettava raramente interviste, perché pensava che il suo lavoro si dovesse svolgere esclusivamente tra le quattro linee del campo. O per non scatenare polemiche tra la Grecia e la Turchia.

Nonostante abbia giocato per la nazionale turca, portando per nove volte la fascia di capitano, era cristiano ortodosso. Gli ultimi anni della sua vita li ha passati nella sua Büyükada (o Prigkipos, in greco) e quando il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo visita nel 2004 la sua isola per la cerimonia degli ottanta anni della Metropoli ortodossa delle Isole Principi, appena lo vede fa questa battuta:

Küçükandonyadis, Büyükandonyadis!
(Piccolo Antoniadis, Grande Antoniadis!)

Con Antoniadis che replica timidamente con un:

Ma per cortesia…

L’ENORME RICONOSCENZA

Nel 2009 viene inaugurata una statua proprio davanti al Şükrü Saraçoğlu, stadio del Fenerbahçe, dedicata a Lefteris con il numero 10 e intento a calciare un pallone.

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Foto di Dimitra Kyranoudi (Deutsche Welle)

Il 13 gennaio 2012, Lefteris Antoniadis muore a 87 anni e il suo funerale si svolge all’interno dello stadio Şükrü Saraçoğlu del Fenerbahçe, con la bandiera turca sulla bara – come previsto dallo stesso Antoniadis – e alla presenza di Recep Tayyip Erdoğan, che quest’anno, proprio il 13 gennaio, gli dedica un tweet di riconoscimento.

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Onoro con rispetto gli otto anni dalla scomparsa del grande giocatore del Fenerbahçe, di un leggendario nome del calcio turco, di Lefter Küçükandonyadis.

Il campionato della Süper Lig turca nelle ultime stagioni dedica ogni annata ad un giocatore leggendario della storia del calcio turco.
E la stagione 2018-2019 è dedicata proprio a lui col nome di Spor Toto Süper Lig Lefter Küçükandonyadis Sezonu:

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Alla prima partita in casa della scorsa stagione, i tifosi del Fenerbahçe hanno messo in scena questa coreografia.

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Giusto per farvi capire come sia rimasto nella mente di una tifoseria, anche più di mezzo secolo dopo il suo ritiro.

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