La nuova Super League 2 da fantascienza

paokosfp-4.jpg

[Traduzione e adattamento di questo articolo di Contra.gr dello scorso 30 aprile.]

PAOK e Xanthi per la multiproprietà, Olympiakos e Atromitos per una partita in cui si sono affrontate nel 2015, sono le squadre che rischiano (tra virgolette o senza) la retrocessione. La squadra del Pireo ha portato il caso del PAOK al TAS di Losanna, il PAOK cerca di ripagare i biancorossi tramite la Commissione Etica. Qua mettiamo una pausa e chiariamo che l’obiettivo di questo articolo non è quello di analizzare la serietà o meno delle due questioni, perché questa verrà decisa dagli organi competenti.

Cosa succederebbe se effettivamente queste quattro squadre retrocedessero in Super League 2? La serie cadetta del campionato greco acquisirebbe un interesse incredibile, pari a quella della Serie B 2006/2007 con Juventus, Napoli e Genoa.

E, ovviamente, sarebbe… molto più costosa!

Non vogliamo sottovalutare affatto AEK e Panathinaikos, per carità. Però questo fatto si basa sulla pura realtà dello status economico e agonistico che hanno Olympiakos e PAOK attualmente. Gli Erithròlefkoi e il Dikefalos tou Vorrà sono due squadre che possono trattare i propri diritti televisivi con somme molto più alte rispetto agli altri. Poi stiamo parlando delle squadre con i budget più alti del calcio greco.

OLYMPIAKOS + PAOK = QUASI METÀ SUPER LEAGUE 1

Secondo transfermarkt, il valore di mercato della rosa del PAOK è sui 53.2 milioni di euro. Quello dell’Olympiakos sui 59.58 milioni di euro. Parliamo dei nuovi valori, quelli che si sono adattati sugli standard della pandemia, i quali hanno un trend fisiologicamente negativo.

Giusto per darvi un’idea, la rosa dell’AEK è sui 27.78 mln, del Panathinaikos sui 18.9 mln e dell’Aris sui 10.55 mln di euro. Il valore di mercato complessivo della Super League 1 è di 246.8 milioni: Olympiakos e PAOK coprono quasi la metà, 112.78 milioni di euro.

Olympiakos e PAOK hanno anche i giocatori più costosi della Grecia. Sempre secondo transfermarkt, la formazione col più alto valore di mercato comprende solamente calciatori di queste due società.

In un ipotetico 4-2-3-1:

Portiere: José Sá (Olympiakos, 2.8 mln)
Terzino destro:
Omar Elabdellaoui (Olympiakos, 4.8 mln)
Difensore centrale:
Rúben Semedo (Olympiakos, 4.8 mln)
Difensore centrale:
Pape Abou Cissé (Olympiakos, 4 mln)
Terzino sinistro:
Giannoulis (PAOK, 3.5 mln) – Tsimikas (Olympiakos, 3.5 mln)
Mediano:
Mady Camara (Olympiakos, 6.5 mln)
Mediano:
Douglas Augusto (PAOK, 3.2 mln), Guilherme (Olympiakos, 3.2 mln)
Ala destra:
Léo Jabá (PAOK, 6.3 mln)
Trequartista:
 Kostas Fortounis (Olympiakos, 8 mln)
Ala sinistra:
 Maxi Lovera (Olympiakos, 3.2 mln)
Punta:
Karol Świderski (PAOK, 4 mln)

Ovviamente qualcuno si chiederà se questa formazione rimarrebbe intatta col PAOK e l’Olympiakos, se retrocedessero davvero in Super League 2. Questa però è una domanda da porre solamente ai due proprietari: nessuno può sapere come Savvidis e Marinakis potrebbero gestire una tale situazione.

Tenendo in considerazione questo fattore, immaginatevi come sarebbe la situazione in Super League 1 e in Super League 2 in caso di retrocessione di PAOK e Olympiakos.
Forse si tratterebbe della prima volta nella storia in cui il campionato di seconda divisione sarebbe un prodotto più appetibile economicamente di quello di prima divisione.

E se qualcuno avesse ancora dei dubbi, sicuramente concorderebbe col fatto che la Super League 2 sarebbe molto più interessante con Olympiakos e PAOK, dopo la “guerra” a cui stiamo assistendo nelle ultime stagioni.

 

Seguiteci sui nostri account Instagram e Facebook!


I contenuti presenti sul blog “Il Calcio Greco” sono di proprietà de “Il Calcio Greco”.
È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma non autorizzate espressamente dall’autore.
Copyright © 2016-2020 Il Calcio Greco. Tutti i diritti riservati.

 

La Super League 1 è a favore della ripartenza!

super-league-mpala-2.jpg

Si è svolta la riunione in videoconferenza della Super League 1 cominciata alle 10 (ora italiana), e le distanze… non hanno ridotto le litigate!

Nella riunione sono stati presenti:

Olympiakos: Evangelos Marinakis (proprietario), Lina Souloukou (direttrice generale), Takis Agrafiotis (vicepresidente).
PAOK: Makis Gkagkatsis (vicepresidente).
AEK: Minas Lysandrou (vicepresidente e presidente della Super League 1).
Panathinaikos: Giannis Alafouzos (proprietario), Leonidas Boutsikaris (vicepresidente).
OFI: Ilias Poursanidis (vicepresidente).
Aris: Theodoros Karypidis (presidente).
Atromitos: Αikaterini Koxenoglou (vicepresidente).
Xanthi: Aristidis Pialoglou (presidente).
Lamia: Theodosios Tsiknis (vicepresidente).
Larissa: Alexis Kougias (proprietario).
Asteras Tripolis: Georgios Borovilos (presidente).
Volos: Panagiotis Loutsos (vicepresidente).
Panetolikos: Fotis Kostoulas (proprietario).
Panionios: Christos Daras (presidente).
Federcalcio greca: Stergios Antoniou (vicepresidente).

AGGIORNAMENTO ORE 19.00

La riunione si è conclusa pochi minuti prima delle 18, con proposte come la ripartenza con riapertura dei centri sportivi entro il 18 maggio, la gestione centrale dei diritti televisivi e la cancellazione della penalizzazione in caso di mancata licenza per la prossima stagione.

Sull’ultimo punto si è già espressa la Commissione Esecutiva della Federcalcio che si sta riunendo dalle 18. Infatti, è passata l’opzione “perdente” dalla votazione della Super League: nella prossima stagione ci sarà una penalizzazione di 3 punti per le squadre che non ottengono la licenza.

Domani alle 18 parlerà il viceministro Avgenakis e la sua parola sarà decisiva per la ripresa del campionato.

AGGIORNAMENTO ORE 17.10

Il Volos, attaccato da Marinakis durante la riunione, risponde con questo comunicato, pubblicato pochi minuti fa sul sito ufficiale:

Nella Grecia di adesso, vige la legge del più forte, non quella del più giusto. Per quanto riguarda la presunta multiproprietà, informiamo ogni interessato che la composizione della nostra società è visibile online, quindi anche l’ultimo greco può vedere se c’è o meno la multiproprietà.

Parliamo di 270 azionisti, persone fisiche della realtà di Volos, non gente coinvolta in aziende costiere, cosa che conosce molto bene Marinakis. […]

Signor Marinakis, «ΑΝΤΕ ΓΕΙΑ» (“Dai Ciao”, titolo di un programma a tema Olympiakos di Takis Tsoukalas sulle reti locali dell’Attica, ndr) come dite voi al Pireo.
Ha provocato troppe sofferenze nel calcio greco. Deve imparare dagli errori e deve dimostrare col suo comportamento che le interessi un futuro migliore e non solo «L’Olympiakos deve vincere il campionato e tutti gli altri devono andarsene a…».

E non si dimentichi: Tutte le giunte cadono e con quello che sta facendo, usando tutti i mezzi possibili, ha una data di scadenza.

P.S. Siamo sicuro che troverete molta immondizia giornalistica che servirà il vostro marciume, parafrasando e distorcendo il nostro comunicato, cercando di contaminare la nostra squadra nel tentativo di influenzare la pubblica opinione. Ma ormai la gente sa cosa succede.

P.P.S. E un consiglio: I contrasti personali con il sig. Savvidis e il PAOK li tenga per sé stesso e non immischiate tutto il calcio professionistico perché sta facendo solo del male in questo modo.

AGGIORNAMENTO ORE 16.55

Il presidente della Super League 1 Minas Lysandrou sostiene che il campionato dovrà ricominciare entro il 14 giugno, altrimenti finirà solo con la regular season. Il patron dell’Aris Theodoros Karypidis vuole che si giochi ad ogni costo, mentre Giannis Alafouzos riporta che:

Gli impianti riapriranno il 20 giugno. Quindi, prima di quella data, non ci potranno essere allenamenti di gruppo. Io dico di sì al campionato solo se il governo ci può assicurare lo svolgimento degli allenamenti. Non vorrei che ci esercitassimo delle pressioni politiche per far ricominciare il campionato.

AGGIORNAMENTO ORE 15.10

Alexis Kougias, patron del Larissa:

Dobbiamo curare la salute degli atleti. Oggi trasmettiamo il messaggio che vogliamo continuare con il campionato. Propongo di unire sia la mia opinione che quella di Alafouzos per ripartire. Si ricomincia con gli allenamenti individuali e, se non verranno permessi gli allenamenti di gruppo, quindi si chiude tutto.
Manteniamo la speranza.

AGGIORNAMENTO ORE 14.50

La Super League 1 non può prendere la decisione definitiva sul prosieguo del campionato, solo il governo e la Federcalcio possono decidere.

Questa è una cosa sottolineata più volte dal presidente della Super League 1 Minas Lysandrou prima di una nuova votazione per vedere qual è la posizione della Lega: 11 voti a favore della ripresa e conclusione del campionato e 4 per l’interruzione definitiva.

A favore si sono poste: AEK, Aris, Asteras, Atromitos, Lamia, Larissa, OFI, Olympiakos, Volos, Xanthi e anche la Federazione. Panathinaikos, Panetolikos, Panionios e PAOK (anche se vorrebbe aspettare ancora) sono contro la ripresa.

Il più strenuo difensore dell’interruzione è Giannis Alafouzos del Panathinaikos:

Non capisco perché siete in tanti a favore della ripresa. Il governo sta ancora vietando gli allenamenti di gruppo ed è pericoloso ricominciare. Belgio, Olanda, Francia hanno concluso i campionati, mentre Italia e Inghilterra stanno ancora discutendo.

Qua rischiamo che se torniamo in campo, invece di guadagnarci, perderemo soldi dalla NOVA (pay-tv detentrice di gran parte dei diritti, ndr), perché tanti bar hanno disdetto l’abbonamento e quindi ci chiederà anche soldi.

Lo ribadiamo anche noi, questa è la posizione della Super League 1. Se il viceministro dello Sport Lefteris Avgenakis domani parlerà di un altro prolungamento del divieto di usare i centri sportivi e degli allenamenti di gruppo, il campionato non si concluderà.

AGGIORNAMENTO ORE 14.25

(Fonte SDNA) Nella votazione che cancella di fatto la penalizzazione in caso di mancata licenza, hanno votato a favore: AEK, Aris, Asteras Tripolis, Lamia, Larissa, Panionios, Panathinaikos e Olympiakos.
Le sei squadre che hanno votato contro questa proposta e a favore di una penalizzazione di 3 punti hanno sono: Atromitos, PAOK, Panetolikos, Volos, OFI e Xanthi. Ovviamente la Federcalcio si è astenuta da questa votazione.

In seguito, è stata indetta un’altra votazione per il limite dei trasferimenti, passata con un combattuto 8-7 a favore. I voti sono stati i seguenti:

AEK: contro
Aris: contro
Asteras: a favore
Atromitos: a favore
Lamia: contro
Larissa: contro
OFI: a favore
Olympiakos: contro
Panathinaikos: contro
Panetolikos: a favore
Panionios: contro
PAOK: a favore
Volos: a favore
Xanthi: a favore
Federcalcio: a favore

AGGIORNAMENTO ORE 14.15

L’inviato di Spor FM Aris Asvestas ha riportato un’altra votazione appena conclusa in questa riunione fiume, che sta durando ormai quattro ore.

Stavolta si parla delle licenze per partecipare al prossimo campionato, vista la difficile situazione economica. Si parla di un accordo per un rinvio al 31 maggio della scadenza per la presentazione dei documenti in modo da ottenere la licenza. Invece, per quanto riguarda i provvedimenti per le squadre senza licenza, è stata fatta una nuova votazione.

Con 8 voti a favore contro 6 la Super League 1 ha deciso solamente per un limite dei trasferimenti, cancellando penalizzazioni e ammende, per le squadre senza licenza. Attualmente, una squadra otteneva 6 punti di penalizzazione, un’ammenda e un limite dei trasferimenti, proprio come il Panionios in questa stagione.

Niente penalizzazione e limite nei trasferimenti: questa è la proposta che la Super League 1 manderà alla Federcalcio, l’ente responsabile delle licenze delle squadre professionistiche.

AGGIORNAMENTO ORE 14.03

Come viene riportato da novasports.gr, il presidente della Super League 1 Minas Lysandrou non voleva la votazione per la gestione centrale dei diritti televisivi per la stagione 2020-2021, però alla fine è stata fatta col risultato che vi abbiamo già scritto. Il patron del Larissa Alexis Kougias ha chiesto all’Olympiakos di votare a favore:

Vorrei pregare il signor Marinakis, che ha fatto una prestazione eccezionale oggi, di ascoltarmi.

AGGIORNAMENTO ORE 13.29

Un altro attacco, stavolta partito dal patron del Larissa Alexis Kougias, nei confronti dello Xanthi:

Lo Xanthi appartiene al PAOK. Abbiamo un serio problema da questo punto di vista. Il Larissa sporgerà denuncia appena ricomincerà il campionato.

Nonostante la situazione, la tensione non tende a diminuire.

AGGIORNAMENTO ORE 13.25

Il premier Mitsotakis ieri ha annunciato l’inizio degli allenamenti individuali all’aria aperta dal 4 maggio. Anche la Super League 1, quindi, attende quello che dirà il viceministro con delega allo sport Lefteris Avgenakis domani verso le 17 (ora italiana) per quanto riguarda gli sport di squadra.

Lo scenario più ottimista parla di una ripartenza degli allenamenti di squadra (non a gruppi, ma dell’intera rosa) il 18 maggio, con una ripartenza del campionato per il weekend del 13-14 giugno.

AGGIORNAMENTO ORE 12.55

Tutti a favore, tre escludono lo Xanthi, mentre l’Olympiakos è l’unico astenuto, perché come spiega Marinakis:

Diciamo di no alla gestione centrale dei diritti televisivi mentre abbiamo strutture societarie come quelle di Xanthi e Volos.

AGGIORNAMENTO ORE 12.50

Il patron del Panathinaikos Giannis Alafouzos, secondo gazzetta.gr, ha proposto una votazione per la gestione centrale dei diritti televisivi, che renderebbe la vita più semplice dal punto di vista economico a tante squadre.

I voti sono stati i seguenti.

AEK: a favore
Aris: a favore eccetto le squadre immischiate nel caso multiproprietà
Asteras: a favore
Atromitos: a favore
Lamia: a favore
Larissa: a favore eccetto le squadre immischiate nel caso multiproprietà
OFI: a favore
Olympiakos: astenuto
Panathinaikos: a favore
Panetolikos: a favore
Panionios: a favore eccetto le squadre immischiate nel caso multiproprietà
PAOK: a favore
Volos: a favore
Xanthi: a favore
Federcalcio: a favore

Nei minuti precedenti, abbiamo avuto ben due liti, con grande protagonista Marinakis.

PRIMO ROUND: OLYMPIAKOS CONTRO IL PAOK

Evangelos Marinakis, appena entrato nella riunione per rappresentare l’Olympiakos verso le 10.30, parte in quarta contro il PAOK e Ivan Savvidis:

Savvidis e tutto quello che ha fatto sono una macchia nella storia del calcio greco. Il PAOK e il suo proprietario non devono rendere ridicolo il calcio greco all’estero, perché il suo unico rappresentante è l’Olympiakos.

Quando gli è stato accertato dal Minas Lysandrou, presidente della Super League, che Ivan Savvidis era assente, ha ricevuto questa risposta da Marinakis:

La maggior parte delle volte Savvidis non è presente: è russo, sarà in Russia. Solo per telefono o Skype, tutto il lavoro sporco lo fa Gkagkatsis (il vicepresidente del PAOK, ndr). All’Olympiakos, il presidente e nessun dirigente sono scesi in campo con pistole. Noi abbiamo pagato lo stadio che abbiamo costruito e non abbiamo avuto alcuna sponsorizzazione. L’Olympiakos ha pagato quello che doveva all’erario fino all’ultimo centesimo. Al PAOK sono stati regalati i debiti.

Presente alla riunione, il rappresentante e vicepresidente del PAOK Makis Gkagkatsis è passato al contrattacco:

Rispedisco al mittente tutte le parole, tra cui gli insulti razzisti. Probabilmente [Marinakis] è nervoso per la decisione della Commissione Etica, ma il suo nervosismo non giustifica le parole sull’attività di Ivan Savvidis, che recentemente ha investito più di 200 milioni durante questa crisi. Le macchie sono le partite truccate e le sim pachistane (riferendosi allo scandalo scommesse del 2012 con Marinakis tra gli indagati, ndr).

Al PAOK non è stato regalato nulla. Ha pagato 11 milioni di euro il signor Savvidis. Lei invece non ha pagato la Banca di Creta (in cui l’Olympiakos aveva dei debiti, ndr).

E Marinakis risponde con un laconico:

Sta sbagliando. Abbiamo pagato tutto.

Il presidente della Super League, e vicepresidente dell’AEK, Minas Lysandrou ha cercato di riportare la situazione alla normalità, addirittura alzando la voce per farsi sentire dai due litiganti.

Per il campionato, Marinakis si pone così:

Possiamo cominciare gli allenamenti il 5-6 maggio senza l’uso di palestre e spogliatoi. Noi siamo d’accordo sulle decisioni che aiuteranno le altre squadre, anche se l’Olympiakos perderà soldi a causa della crisi che sta colpendo il calcio.

SECONDO ROUND: OLYMPIAKOS CONTRO TUTTI

Passando ai diritti televisivi, l’Olympiakos vuole il ritorno ad una gestione centrale, ossia un accordo in blocco con uno o più reti televisive. Attualmente, ogni squadra gestisce da sé i diritti televisivi, creando problemi praticamente ogni estate.
Una delle prime squadre a tirarsi fuori dalla gestione centrale attuata nel 2006 era stato il PAOK.

A lanciare il sasso è, ancora, Marinakis:

Il PAOK era il primo ad uscire dalla gestione centrale. L’Olympiakos è a favore della gestione centrale solo se si chiariranno le strutture societarie. Ovvero non è possibile parlare di una gestione centrale e avere lo Xanthi che è la seconda squadra del PAOK. Oppure il Volos che lo hanno reso un aborto. Oppure squadre come il Panetolikos su cui ci sono dei dubbi.

Il vicepresidente della squadra del Pireo Takis Agrafiotis lancia la provocazione a Fotis Kostoulas, patron del Panetolikos:

Fino a quando ci saranno squadre “satellite” in Lega, non ci sarà una gestione centrale. Avete preso il bigliettino da Gkagkatsis.

Con Kostoulas che risponde:

Dovrebbe vergognarsi il signor Agrafiotis. Ditemi per quale motivo dovrei essere una squadra satellite. Chi non si schiera con l’Olympiakos è un suo nemico quindi?

Il vicepresidente del PAOK Makis Gkagkatsis chiarisce e ribatte:

Il PAOK è uscito nel 2015 perché è stato trattato con i termini economici del 2007. Ivan Savvidis ha dimostrato a tutti che, quando si tratta degli interessi delle squadre inferiori, mette in secondo piano gli interessi del PAOK. Si deve ripulire l’ambiente? Anche per le partite truccate o per il caso dell’aggressione dell’arbitro Tzilos (che noi avevamo raccontato qui).


Seguiteci sui nostri account 
Instagram e Facebook!


I contenuti presenti sul blog “Il Calcio Greco” sono di proprietà de “Il Calcio Greco”.
È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma non autorizzate espressamente dall’autore.
Copyright © 2016-2020 Il Calcio Greco. Tutti i diritti riservati.

Le tre stelle dell’Iraklis

0.jpg

In greco Iraklis è Eracle, il semidio delle dodici fatiche. Proprio quel mito si conclude con la sua discesa nell’Ade nel tentativo di portare vivo il cane a tre teste Cerbero fino a Micene, sulla Terra. L’Eracle di Salonicco è sceso nell’Ade calcistico della terza categoria locale, cercando il modo per ritornare vincitore da questa ennesima fatica.

Ennesima, sì. Perché l’Iraklis è, a detta di tanti, la squadra «che ha subito più torti al mondo».

LE TRE RETROCESSIONI

Forse è un caso unico, ma l’Iraklis è retrocesso tre volte dalla Prima Divisione (Alpha Ethniki/Super League) e tutte le volte per un motivo non legato ai risultati ottenuti sul campo. Per questo motivo, in alcune maglie celebrative, l’Iraklis indossa le tre stelle, anche per giocare con maggiore voglia di rivalsa.
Infatti, nelle tre retrocessioni, il Γηραιός (Gireòs, it. Anziano, essendo nato nel 1908, quando a Salonicco c’era ancora l’Impero Ottomano) si era salvato sul campo e andremo ad analizzare ogni caso, per vederci meglio.

LA PRIMA STELLA: 1980, IL TENTATIVO DI CORRUZIONE

Metà maggio, semifinale di ritorno di Coppa tra Iraklis e PAOK. All’andata, il Gireòs ha vinto per 1-0 ed era il favorito per la finalissima.

Il difensore del PAOK Filotas Pellios – che alcune fonti davano addirittura come squalificato per la semifinale di ritorno – ha accusato il presidente dei biancazzurri Kostas Pertsinidis di aver provato a corromperlo, offrendogli il doppio del premio vittoria in cambio di una brutta prestazione. Lo scandalo arriva sui giornali il 17 maggio, poco prima del derby decisivo, che finisce 1-1.

PELLIOS
Filotas Pellios, centrale difensivo del PAOK degli anni Settanta e Ottanta, con un campionato (1976) e una Coppa (1974).

L’Iraklis è in finale di Coppa – che perderà per 5-2 contro il Kastorià, come vi abbiamo già raccontato – ma non è finita qui.

Il 2 giugno, nonostante queste accuse non fossero mai state confermate dalla giustizia ordinaria, arriva la mazzata: per la prima volta nei suoi 72 anni di storia, l’Iraklis viene retrocesso in Beta Ethniki per lo scandalo corruzione! Il giorno dopo la decisione circa 2.500 tifosi dell’Iraklis protestano contro la decisione della Federcalcio, a cui si uniscono addirittura tifosi dell’Aris. Solo l’intervento delle forze di polizia evita gli scontri con tifosi del PAOK nel centro di Salonicco.

L’allora presidente del PAOK Giorgos Pantelakis, da cui era partita l’accusa ai biancazzurri, dichiara: «Se dico che mi dispiace, sarei un fariseo, quindi non dirò nulla». I tifosi dell’Iraklis cercano sostegni politici in modo da ristabilire moralmente la propria società, arrivando anche al premier Georgios Rallis, il quale risponde: «Non mi immischiate in queste faccende, d’altra parte io tifo Panathinaikos».

Proteste o non proteste, l’Iraklis è costretto a scendere in campo in Beta Ethniki della stagione 1980-1981 e senza la star Vassilis Chatzipanagis, che si rifiuta di giocare sui campi malconci e in terra battuta per preservare la sua incolumità. La squadra di Salonicco conquista subito la promozione e qualche anno dopo verrà anche assolto in tribunale dall’accusa di corruzione.

Un caso analogo avvenne anche nel maggio 1975. Semifinale di Coppa, stavolta con una partita secca, tra Iraklis e Panathinaikos: un dirigente della squadra di Atene ha tentato di corrompere tre giocatori di Salonicco, che infatti perderà il match. Questa partita è passata alla storia come il “Caso dei Fiori”, perché se i tre giocatori accettavano i fiori prima del fischio di inizio, significava che l’accordo era fatto.

Il Panathinaikos, al contrario dell’Iraklis nel 1980, viene condannato dai tribunali ordinari ma salvato dalla retrocessione da… Giorgos Andrianopoulos, presidente dell’Olympiakos e membro della commissione ricorsi della Federcalcio greca.

Per l’Iraklis oltre il danno la beffa, insomma.

LA SECONDA STELLA: 2011, LE CARTE FALSE PER IL CALCIOMERCATO INVERNALE

Il 12 maggio 2011, il presidente della Federcalcio greca Sofoklis Pilavios ha dichiarato alla Commissione parlamentare sulle questioni del Ministero della Cultura (e dello Sport) che l’Iraklis aveva mandato documenti assicurativi e fiscali falsificati, in modo da poter operare nella finestra di calciomercato di gennaio.

A Salonicco, circa 7.000 tifosi protestano in piazza Aristotelous, tra cui anche il grande Vasilis Chatzipanagis che dichiara:

Con tutta la gente che vedo, penso che tutto andrà bene e prossimamente vivremo di nuovo dei grandi momenti con l’Iraklis.

Per questo caso l’Asteras Tripolis, arrivato 14° nel campionato 2010-2011 e quindi retrocesso, ha sporto denuncia alla Commissione Disciplinare della Super League nei confronti dei biancazzurri, chiedendo una penalizzazione di sette punti: un handicap che basterebbe per far salvare la squadra del Peloponneso. La Commissione Disciplinare ha deciso per la retrocessione d’ufficio dell’Iraklis, relegato all’ultima posizione in classifica: così l’Asteras Tripolis raggiunge il 13° posto ed è salvo.

L’Iraklis porta il caso al TAS di Losanna, chiedendo l’annullamento della decisione e la non chiusura definitiva della classifica. Il TAS respinge la richiesta dell’Iraklis, però riporta il caso nella Commissione di Secondo Grado della Federcalcio greca, che alla fine arriva alla Commissione Ricorsi della Federazione.

Il 5 settembre l’ultima Commissione respinge le richieste dell’Iraklis, facendo retrocedere la squadra in Football League. Così, la squadra di Salonicco decide di portare il caso nei tribunali ordinari per avere giustizia.

Questa mossa, però, porta il Gireòs in Football League 2 (Terza Divisione), dato che secondo il codice disciplinare della Federcalcio greca è espressamente vietato portare i casi in tribunali ordinari.

La mossa che mette fine alle speranze dell’Iraklis arriva il 27 settembre, quando la Commissione dello Sport Professionistico greco retrocede la società nella prima divisione dilettantistica, la Delta Ethniki, perché non ha depositato i documenti necessari per partecipare nei campionati professionistici.

ÑÅÌÏÓÁÔÑÏÌÇÔÏÓ - ÇÑÁÊËÇÓ REMOS  ATROMITOS - IRAKLIS
Antonis Remos, il capo della cordata che rileva l’Iraklis nel 2007

Peccato che nel 2019 l’allora patron dell’Iraklis, il grande tifoso e cantante Antonis Remos, sia stato assolto dall’accusa riguardante i documenti assicurativi e fiscali falsificati di quel periodo. Ovvero il motivo per cui i biancazzurri sono stati retrocessi, quando addirittura inizialmente era prevista un’ammenda secondo il regolamento vigente.

Quindi, anche nel 2011, l’Iraklis è retrocesso ingiustamente.

LA TERZA STELLA: 2017, LA MANCATA LICENZA

La ripartenza dalla tripla retrocessione del 2011 è dura. L’Iraklis riparte dalla Delta Ethniki 2011-2012 e a metà campionato si fonde con il Pontion Katerinis in Football League 2, quindi una categoria superiore.

In pratica il Pontion Katerinis prende nome, stemma e stadio dell’Iraklis dal gennaio 2012. La nuova squadra arriva a metà campionato, però con la riforma dei campionati rientra tra le squadre che andranno a comporre la nuova Football League 2012-2013, quindi guadagna un’altra categoria.

Fino ad arrivare al 2015, in cui torna in Super League. Due stagioni al 12° posto, ma il campionato 2016-2017 sarà l’ultimo per l’Iraklis, che naviga in brutte acque dal punto di vista finanziario. Infatti, non riesce ad assicurarsi la licenza per partecipare nella Super League 2017-2018 e nel luglio 2017… viene relegato in Football League, con tante società che hanno votato per la terza retrocessione dell’Iraklis dal massimo campionato.

Nonostante, e questo è un fatto importante, questo provvedimento non fosse stato messo nero su bianco sul KAP (il Regolamento della Federcalcio) né sul regolamento della Super League 2016-2017 che prevedevano in maniera chiara una limitazione nei trasferimenti in caso di mancata licenza.

Anche nel 2017, l’Iraklis ha subito una retrocessione ingiusta per far posto al Levadiakos, che sul campo era retrocesso.

(Fun fact: Ιl Panathinaikos nel 2018 non riesce ad ottenere la licenza, però proprio nel maggio 2018 la Super League cambia il regolamento e quindi, invece di retrocedere, si salva con una penalizzazione! Anche il Panionios non ottiene la licenza nel 2019 e se la cava con 6 punti di penalizzazione).

LA FINE INGLORIOSA

Da lì in poi, il vero e proprio tracollo per i biancazzurri. Non si iscrive alla Football League 2017-2018 per problemi economici e partecipa alla Gamma Ethniki, vincendo il proprio girone e conquistando la promozione in Football League, nella seconda divisione del calcio greco. Nella scorsa stagione ottiene l’11° posto che, con un’altra riforma dei campionati, vuol dire rimanere in Football League, che è diventata però la terza divisione!

Nell’estate del 2019, l’Iraklis non esiste più. O meglio, non si iscrive ad alcun campionato sempre per i persistenti problemi economici. Quindi parte la “caccia all’AFM (codice fiscale)” che significherebbe appropriarsi di un’altra società professionistica, cambiandole nome e trasferendola a Salonicco. Si parla anche del neopromosso in Super League 1 Volos ma tutti i tentativi vanno a vuoto.

Per non rimanere totalmente inattivo, il presidente della società Iraklis Volley 2015, che aveva assorbito la squadra di pallavolo della polisportiva Iraklis nel 2015 e che aveva al suo interno anche le squadre di rugby e cricket, opta per la creazione di una nuova squadra di calcio col nome di Società Sportiva Iraklis 2015 che riparte dalla terza categoria del campionato della Macedonia, la regione di Salonicco, per la stagione 2019-2020.

LE PAROLE

Giorgos Vasileiadis, viceministro con delega allo Sport del governo Tsipras, dichiara nel novembre del 2018:

L’Iraklis ha una storia dolorosa. Ha vissuto tutte le ingiustizie del sistema greco. Non è una situazione semplice e i problemi che affronta sono complicati.

Uno dei giocatori che ha nel cuore questa squadra è sicuramente Apostolos Vellios: nato a Salonicco, il papà Kostas ha giocato nell’Iraklis, è cresciuto nell’Iraklis ed è un tifoso dichiarato dell’Iraklis.
In un’intervista ad Athlitikì Kyriakì (it. Domenica Sportiva) dello scorso settembre, l’attuale attaccante dell’Atromitos ha speso queste parole:

Forse la squadra che ha subito più torti al mondo è l’Iraklis. Sono state pubblicate delle decisioni, come quella su Remos, in cui dicevano che la squadra non doveva retrocedere. In questo momento l’Iraklis è come una botte che ha un fondo e col tempo va ancora più giù.
Non c’è una mano che aiuti questa squadra, che è tra le più storiche se non la più storica. Una situazione molto brutta, perché ha un popolo dietro, si perdono delle generazioni. Ci sono dei ragazzini che si vergognano di dire che tifano Iraklis, come mio fratello che lo dice a scuola.
Penso sia una vergogna che una squadra così importante stia attraversando questo momento.

Infine, spazio all’attaccante argentino Emanuel Perrone, ex Asteras e Larissa, che ha appeso gli scarpini al chiodo con l’Iraklis, squadra a cui è legatissimo, quattro mesi fa nel campionato locale della Macedonia:

Non ho visto il fatto che avrei giocato nell’ultima categoria. Volevo solo giocare nell’Iraklis. Penso sia la squadra che abbia subito più torti di tutte. Nel calcio cambiano le leggi quelli che lo governano. Era difficile per la squadra, però purtroppo non puoi farci niente.

LE TRE STELLE

à ÅÈÍÉÊÇ / ÇÑÁÊËÇÓ - ÅÄÅÓÓÁÉÊÏÓ (ÖÙÔÏÃÑÁÖÉÁ: ÖÁÍÇ ÔÑÕØÁÍÇ / EUROKINISSI)
Il brasiliano Tai e la maglia con le tre stelle

ERT 3, la terza rete della televisione pubblica greca che ha sede a Salonicco, nel maggio 2018 ha prodotto questo fantastico documentario sull’Iraklis che si chiama Le tre stelle dell’Iraklis e comincia così:

In tutto il mondo le stelle su una maglia sono il simbolo di trofei vinti, però nella regola esiste sempre un’eccezione. La strada dell’Iraklis si è rivelato tortuoso: ha ripercorso i passi del semidio mitologico da cui ha preso il nome.

Le tre stelle che non sono il simbolo di trofei e gioie, ma di indignazione e orgoglio, di tre retrocessioni decise fuori dal campo.

Seguiteci sui nostri account Instagram e Facebook!


I contenuti presenti sul blog “Il Calcio Greco” sono di proprietà de “Il Calcio Greco”.
È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma non autorizzate espressamente dall’autore.
Copyright © 2016-2020 Il Calcio Greco. Tutti i diritti riservati.

Giorgos Sideris, l’uomo delle prime volte

Il filosofo francese Jean-Paul Sartre diceva che «il calcio è una metafora della vita».

Uno dei più grandi interpreti greci di questa metafora è Giorgos Sideris: la passione e la forza fisica che ha avuto in campo sono state lo specchio della sua vita. Con la sola presenza in campo, provocava il terrore nelle difese avversarie.

Tra i quartieri del Pireo – anche nel 2020, a quasi mezzo secolo dal suo ritiro – accostano il suo nome all’orgoglio e alla magia.

Nato il 5 aprile 1938 ad Agios Ioannis Rentis (tra il Pireo Atene), ultimo di otto fratelli, Sideris vive un’infanzia difficile tra l’occupazione nazifascista e la distruttiva guerra civile greca. Nelle tante famiglie numerose dell’epoca, anche i figli dovevano lavorare: il piccolo Giorgos, infatti, porterà il pane a casa già da prima dell’adolescenza.

Ho fatto tanti lavori manuali. Uno dei miei fratelli aveva un bancone nel vecchio mercato ortofrutticolo di Atene (via Pireòs), prendevo due tonnellate di roba e le portavo fino ad Omonia. Quando arrivavo a destinazione, mi sentivo bene, rinforzato quasi. Era un allenamento formidabile per me.

Da questa esperienza, sviluppa una forza fisica senza precedenti: sarà il suo punto di forza nella sua carriera da calciatore.

UN PERCORSO MATURO

Mentre svolgeva questi lavoretti, Giorgos Sideris gioca nei campetti di Renti, vicino a casa. Suo fratello Spyros gioca nell’Apollon Rentis, la squadra della città, e anche lui viene incluso nella rosa: un giorno si infortuna un ragazzo ed l’adolescente Giorgos entra in campo.

Il ragazzino è impressionante in campo e il Panathinaikos mette subito gli occhi su di lui. Tuttavia, il piccolo Apollon ha un ottimo rapporto con l’Olympiakos, è quasi una squadra satellite dei biancorossi.

Non avevano fatto i conti con l’oste, con Giorgos Sideris, il quale sceglie di non andare subito in una grande squadra, ma di aspettare. A soli 15 anni, decide di intraprendere una carriera step by step, perché non si sentiva pronto. E, come avverrà tante volte, avrà ragione.

Nel 1953 approda all’Atromitos Pireo, la terza squadra della città portuale dopo Olympiakos ed Ethnikos. Partito da mediano, si distingue per l’eccezionale cinismo davanti al portiere: le statistiche di quel periodo non sono molto precise, ma segna con una facilità impressionante. Talmente tante reti che il 3 dicembre 1958 il selezionatore Antonis Migiakis lo fa debuttare in Nazionale nella partita Grecia-Francia al Leoforos: un ventenne che gioca in una piccola squadra del Pireo ha conquistato la maglia della Ethnikì.

Ormai è pronto. L’Olympiakos nell’estate del 1959 offre cinque giocatori (!) all’Apollon per avere Sideris, che indossa la maglia biancorossa e ne diventerà il calciatore più rappresentativo.

OLYMPIAKOS, UN IMPORTANTE CAPITOLO

Entra in squadra a 21 anni e sembra già un veterano. Schierato da interno destro di attacco (si giocava ancora con il 2-3-5, ndr), Sideris è già il giocatore di punta che mostra tutte le caratteristiche per cui è stato preso: resistenza e forza fisica, accelerazioni da centometrista, abilità nel gioco aereo e nei calci piazzati.

Un attaccante completo, un carro armato su cui gli allenatori avversari devono piazzare almeno due uomini per fermarlo.
Giorgos Sideris è rispettato anche dai suoi più grandi avversari.

Era formidabile. Nessun avversario poteva andare su di lui. Era un toro, un grandissimo giocatore
Kostas Nestoridis, grande attaccante dell’AEK tra gli anni ’50 e ’60.

Giorgos era un bulldozer. Qualsiasi giocatore provava a scontrarsi con lui andava in ospedale.
Takis Oikonomopoulos, portiere del Panathinaikos dal 1963 al 1976, con più di 300 presenze.

I più grandi attaccanti che abbiano mai giocato in Europa fino ad oggi e che ho avuto l’onore di affrontare sono stati Gerd Müller e Giorgos Sideris.
Fragkiskos Sourpis, stopper del Panathinaikos dal 1962 al 1973 e avversario personale di Sideris nei tanti derby con l’Olympiakos, in una dichiarazione del 1988.

Insomma, Giorgos conquista veramente tutti. I primi anni Sessanta sono un periodo di transizione per l’Olympiakos in campionato, perché il ciclo leggendario con i sei campionati di fila vinti nel decennio precedente era arrivato ormai al tramonto. Le più grandi soddisfazioni arrivano però nelle Coppe, con vittorie del trofeo nazionale (1960, 1961, 1963, 1965, 1968) e, soprattutto, il primo trofeo europeo di una squadra greca, la Coppa dei Balcani nel 1963.

Sideris gioca qualche amichevole nell’estate del 1962 con il Lanerossi Vicenza e si parla anche di un interessamento della Grande Inter di Helenio Herrera. Però l’attaccante, a 24 anni, preferisce rimanere in Grecia.

Solo con l’arrivo del grande allenatore magiaro Márton Bukovi – teorico del rivoluzionario 4-2-4 – l’Olympiakos di Sideris vince due campionati consecutivi (1965-66, 1966-67). Fino alla dittatura militare che comincia il 21 aprile 1967, il giorno del colpo di stato, il giorno che stravolge tutto.

LA GIUNTA DEI COLONNELLI E IL CAMPIONE

22 novembre 1967. Il primo Panathinaikos-Olympiakos sotto la dittatura finisce 1-0 per i padroni di casa al Leoforos. Ma quella partita non si può riassumere solo con la rete di Tasos Loukanidis su punizione.

A nove minuti dalla fine un poliziotto entra in campo e la partita si ferma. L’uomo in divisa cerca Giorgos Sideris: gli vuole parlare il Ministro dell’Interno, e uno degli uomini di punta del regime, Stylianos PattakosSideris si dirige verso la tribuna e il ministro gli dice di calmarsi, di non giocare in maniera energica, come l’attaccante solitamente si comportava in campo.

patakos_sideris (1)
Pattakos è l’uomo che con la mano dice a Sideris (col numero 8) di calmarsi.

Un gesto insolito, mai visto su un campo di calcio greco e che mai si rivedrà nel settennato dittatoriale.

Pattakos, tuttavia, si professa un grande tifoso dell’Olympiakos e dichiara a proposito di quella partita:

Mi ha tanto rattristito la sconfitta nel derby contro il Panathinaikos. Credo però che sia stata una partita sfortunata, perché abbiamo giocato meglio. Mi auguro di vincere anche quest’anno il campionato.

Il grande allenatore Bukovi, vedendo quello che la Giunta era capace di fare, lascia l’Olympiakos e la sua amata Grecia, non allenando più nessuna squadra.

QUELLA SCARPA D’ORO SFUMATA ALL’ULTIMO

Stagione 1968-1969. Sideris è fenomenale in quell’anno, raggiungendo le 35 reti in campionato, un dato fuori dal normale. Nello straordinario documentario prodotto da Cosmote TV nel 2018, quando il narratore Giorgos Lianis mostra a Sideris la Scarpa d’Argento conquistata in quell’annata, l’attaccante ricorda:

Quello doveva essere d’oro, non d’argento. Mi hanno derubato.

sideris
Sideris e la Scarpa d’Argento 1969 (dal documentario di Cosmote TV)

Infatti, il suo principale avversario è il bulgaro Petar Zhekov del CSKA Sofia che alla fine vince l’ambito trofeo in un modo particolare. In Bulgaria fanno di tutto per far conquistare la Scarpa d’Oro ad un giocatore locale: la Nazionale tiene a casa Zhekov per gli impegni di giugno, in vista delle ultime due partite di campionato.

Il CSKA ha già vinto il campionato, ma l’obiettivo è un altro. Zhekov segna a ripetizione e, con una rimonta molto sospetta dal punto di vista greco, arriva esattamente a 36 reti. Una in più di Sideris, che ai giornali dell’epoca dichiara:

Una Scarpa d’Oro del genere non l’avrei mai accettata!

IL TRASFERIMENTO RECORD

Il 7 novembre 1969 Sideris si trova nel ritiro della Nazionale a Zurigo in vista della partita decisiva contro la Romania per le qualificazioni ai Mondiali di Messico ’70. In quel periodo viene accusato di scarso impegno dalla dirigenza e quindi decide di chiamare la redazione di Athlikì Ixò, uno dei più importanti giornali sportivi, per uno sfogo epocale proprio contro i suoi oppositori:

Prendo baracca e burattini e vado via da signore dall’Olympiakos. […] Non ho l’intenzione di appendere gli scarpini al chiodo. Posso ancora giocare per qualche anno e sicuramente proseguirò la mia carriera.

Per questo motivo chiederò di essere ceduto. Non si possono opporre, visto che non hanno più bisogno di me all’Olympiakos. Io non ho mai detto di fermarmi con il calcio, loro [la dirigenza] me l’hanno chiesto. Ringrazio per quello che hanno fatto per me e prometto loro che non li disturberò mai più.

L’Olympiakos mi ha pagato 30.000 dracme per comprarmi e da dieci anni gioco per questa gloriosa squadra. Qualcosa ho offerto anch’io, senza essere egoista, nella storia di questa società.

Vorrei ricordare loro una cosa molto triste per me, quando sono sceso in campo per l’Olympiakos il giorno del funerale della persona più importante della mia vita, mia madre (21 maggio 1966, Panathinaikos 1-1 Olympiakos, ndr).
E ora mi state cacciando.

Quale giocatore è sempre in forma? Ci sono momenti o addirittura mesi in cui le prestazioni calano. Ho letto qualche giorno fa che Matt Busby non ha schierato per due mesi il grande Denis Law e che pochi mesi fa Mazzola era fuori forma e lo hanno lasciato fuori dall’Inter per qualche partita.
Però nessuno li ha mandati via.

Si dice che le poche partite giocate da Giorgos Sideris nella stagione 1969-1970 siano legate alle sue simpatie verso la sinistra e, in un periodo in cui la dittatura è molto legata agli Stati Uniti, l’unica scelta è quella di andare all’estero.

A 32 anni, Sideris è un nuovo attaccante dell’Anversa, in Belgio. Nel maggio del 1971 diventa il primo calciatore greco ad essere acquistato da una squadra straniera dal dopoguerra, dopo il trasferimento di Kostas Choumis al Venus di Bucarest nel 1936.

Inizialmente, il club belga gli offre un negozio (!) nel centro di Anversa, però alla fine gli accordi sono i seguenti:
– 1.500.000 dracme per ogni anno di contratto;
– 30.000 dracme per l’affitto della casa;
– 8.000 dracme per ogni vittoria;
– 4.000 dracme per ogni pareggio;
– 600 dracme per ogni allenamento!

Sideris vede il calcio in una maniera diversa nelle Fiandre. Il livello del campionato è più alto di quello greco e gli allenamenti sono molto impegnativi: insomma, è un calcio molto più professionale. E poi le condizioni atmosferiche, come ha confessato lo stesso attaccante, non sono come quelle del Pireo e questo gli rende la vita difficile.

Dopo 7 reti in 25 presenze in Belgio, torna all’Olympiakos per l’onore delle armi nel gennaio 1972. Il 6 febbraio segna le ultime due reti della carriera contro il Panachaiki e due settimane dopo gioca 55 minuti nel derby con il Panathinaikos.

Passano i mesi per l’ormai 34enne Sideris, che non vede più il campo.
Così decide, il 14 aprile 1972, di ritirarsi dal calcio giocato.

Il presidente dell’Olympiakos Nikos Goulandris, in modo da regalare un premio in denaro a Sideris, aumenta il prezzo dei biglietti nella successiva partita contro l’Apollon. 20 dracme in più per i posti numerati e 10 dracme in più per i posti non numerati: tutto verrà regalato al migliore marcatore della storia della società biancorossa.

Da quel momento, si allontana sempre di più dal mondo del calcio e non va allo stadio da anni.

Non mi è mai passato dalla testa di essere una leggenda del calcio.
Sono semplicemente un vecchio di 80 anni, così mi sento.

Questo è Giorgos Sideris.

hqdefault

I RECORD

– Capocannoniere del Kypello Elladas con 73 reti.
– Capocannoniere dell’Olympiakos in campionato con 224 reti in 285 partite. Il quarto nella classifica totale, con una media ampiamente migliore rispetto al primo Thomas Mavros (260 in 501 presenze), al secondo Krzysztof Warzycha (244 in 390 presenze) e al terzo Mimis Papaioannou (235 in 481 presenze).
– Capocannoniere del campionato in tre edizioni (1964-65, 1966-67, 1968-69).
– Primo marcatore dell’Olympiakos nei derby contro il Panathinaikos con 13 reti. Il secondo in totale dopo Dimitris Saravakos con 16 reti.
– Primo giocatore greco (insieme a Mimis Domazos) ad entrare nella classifica del Pallone d’Oro (1969).
– Primo e unico giocatore greco ad essere premiato con la Scarpa d’Argento (1969).
– Primo giocatore greco ad essere acquistato da una squadra estera nel dopoguerra (Antwerp, 1970).

Seguiteci sui nostri account Instagram e Facebook!


I contenuti presenti sul blog “Il Calcio Greco” sono di proprietà de “Il Calcio Greco”.
È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma non autorizzate espressamente dall’autore.
Copyright © 2016-2020 Il Calcio Greco. Tutti i diritti riservati.

 

 

 

 

 

 

Storie: 1988, Larissa campione di Grecia

larissa2

Quando si parla di calcio greco, si tende quasi sempre a nominare squadre come Olympiacos, Panathinaikos, AEK, PAOK e Aris. Tutte squadre che vantano numerose apparizioni europee e altrettanti trofei nazionali. Ma c’è una storia nascosta, che in pochi sanno o ricordano, quella del Larissa. Il decennio che intercorre tra il 1980 e il 1990 è il più significativo della squadra, che nel suo palmarés annovera un campionato nazionale (1987/1988) e due Kypello Elladas (1985-2007).

Contrariamente al nostro solito, oggi vi portiamo soltanto la storia scudetto e l’epoca d’oro del club per motivi di lunghezza dell’articolo, poiché un troppo dettagliato racconto dagli albori sarebbe troppo lungo.

 

Gli anni ’80, l’epoca d’oro

La politica di affiancare giovani talenti a calciatori con più esperienza, che portò il Larissa alla promozione dalla Beta Ethniki alla Alpha Ethniki, si dimostrò ancora una volta un successo e contribuì a costruire una squadra vincente, ottenendo spesso risultati positivi. Lo stesso metodo fu portato avanti dagli allenatori che vennero dopo, come lo bosniaco Milan Ribar e i greci Kostas Polychroniou e Antonis Georgiadis. Alcuni calciatori di qualità furono venduti, ma vennero rimpiazzati da altri della stessa caratura. Nel 1979 al nome della squadra venne aggiunto il FC, diventando così AE Larissa FC, a causa di una riforma calcistica su base professionale. Un personaggio di spicco di questi anni fu Antonios Kantonias, che divenne presidente del club e ne aumentò il prestigio dapprima a livello nazionale per poi affermarsi anche in campo europeo. Presidente anche della catena di negozi greca BIOKARPET, che esiste tutt’oggi e che si occupa di vendita di bricolage, garantì l’indipendenza del club e con una strategia molto chiara si era prefissato di raggiungere la cima del calcio greco. Per motivi di salute si dimise dall’incarico di presidente e venne sostituito da Simos Palaiochorlidis. Prima di abbandonare il suo lavoro, riuscì a completare la sua missione, costruendo una società molto forte dal punto di vista economico-amministrativo.

 

La tragica morte di Koukoulitsios e Mousiaris

Il minuzioso lavoro svolto per sviluppare un progetto che girasse intorno ai giovani, si interruppe bruscamente il 6 settembre 1979, quando Dimitris Koukoulitsios e Dimitris Mousiaris, due calciatori del Larissarimasero uccisi in un incidente d’auto vicino a Thiva, diretti ad Atene per un allenamento con la nazionale U-21. Nell’incidente fu coinvolto anche un terzo calciatore, Giannis Valaoras, che riuscì a sopravvivere all’incidente e superò lo shock. Valaoras divenne uno dei calciatori più forti della squadra, ed insieme al club non dimenticò mai i suoi due compagni.

 

1982-1984: secondo posto in campionato e finale di Kypello Elladas

Con una società stabile e con nuovi calciatori in squadra come Maloumidis, Galitsios, Golandas, Voutyritsas e Mitsibonas e con Antonis Georgiadis come nuovo allenatore, l’AEL iniziò a mostrare i primi progressi, conquistando la finale di Kypello Elladas contro il Panathinaikos. La finale, giocata a Nea Filadelfia, fu vinta dal Panathinaikos per 1-0.

Nella stagione successiva, il Larissa terminò il campionato in seconda posizione a 45 punti, dietro all’Olympiacos che collezionò 50 punti.

 

 

Il piccolo Amburgo

La squadra della stagione ’82 -83 produsse un calcio moderno, veloce e sofisticato e guadagnò il soprannome di “piccolo Amburgo“, preso dal grande club tedesco degli anni ’80. La prima presenza in Europa fu una conferma significativa di un duro lavoro di perfezionamento che durò diversi anni, anche se l’AEL alla fine non riuscì a superare l’ostacolo dell’Honvéd, club ungherese.
Il doppio confronto con la squadra magiara, valido per i 32esimi di finale di Coppa UEFA, vide il Larissa vincere l’andata in Grecia per 2-0, mentre al ritorno i Vyssini furono battuti per 3-0 ed eliminati.

 

L’ottima esperienza europea e la finale di Kypello Elladas persa con il Panathinaikos

L’allenatore austriaco Walter Skocik trovò una buona squadra, tecnica ma atleticamente non performante. E anche se il Larissa non mostrò particolari progressi costanti in campionato, riuscì a guadagnarsi un’altra finale di Kypello Elladas. Il 6 giugno 1984 l’avversario fu ancora una volta il Panathinaikos: la partita però, questa volta, fu disputata allo Stadio Olimpico di Atene, che era utilizzato dai Tryfilli come stadio per le partite casalinghe. Il fattore stadio, abbinato alla partita deludente dell’AEL, apparentemente giustificata dall’intensità della semifinale contro Iraklis, (che si svolse appena 3 giorni prima), portò alla sconfitta per 2-0, lasciando l’amarezza in bocca ai tifosi e alla squadra. Ma per la stagione successiva, il presidente Kostas Samaras e l’allenatore Andrzej Strejlau (che portò con sé dalla Polonia un altro grande giocatore, Krzysztof Adamczyk), erano particolarmente ottimisti riguardo il futuro della squadra. In effetti, la campagna europea nella Coppa delle Coppe stagione 1984-85 fu impressionante, e aiutò a stabilire il nome della squadra della Tessaglia nella mappa del calcio europeo. I Βυσσινί arrivarono fino ai quarti di finale, dove furono eliminati dalla Dinamo Mosca. La forza e la volontà della squadra- che molti credevano stesse giocando il miglior calcio in Grecia a quel tempo – erano inarrestabili e determinati ad alzare al cielo un titolo. Questo titolo non fu il campionato (anche se la squadra ottenne un record per la migliore produttività offensiva della stagione), ma la Kypello Elladas (Coppa di Grecia).

 

La vittoria della Kypello Elladas nel 1985

La finale di Coppa del 1985 contro il PAOK, che si era laureato campione di Grecia per la sua seconda volta, fu a detta di molti una delle migliori prestazioni nella storia di AEL. I “crimsons” giocavano un calcio “totale”, a tratti somigliante all’Ajax di Cruyff, e vinsero per ben 4-1 contro i bianconeri, conquistando il loro primo trofeo in assoluto. Un curioso aneddoto legato a questa partita: i due giocatori più importanti delle due squadre, rispettivamente il terzino sinistro Nikos Patsiavouras e il centravanti Christos Dimopoulos, avevano accettato di firmare il contratto con il Panathinaikos il giorno prima della partita. La finale fu disputata il 22 giugno 1985 allo stadio Olimpico di Atene (OAKA) gremito di 30.000 tifosi: l’AEL sembrava avere il sopravvento fin dall’inizio, e così fu per tutta la partita a partire dal 19′, quando Vassilakos (PAOK) fu espulso con un cartellino rosso diretto per aver commesso un tackle fuori tempo ai danni di Adamczyk; al 39′ Ziogas sigla il primo goal del match. Subito dopo la ripresa della seconda metà di gioco, Kmiecik raddoppia con un tiro perfetto, anche se il PAOK riduce le distanze al 55 ‘con Skartados, ma i Vyssini affondano definitivamente la squadra di Salonicco al 73′ con Ziogas e al 75′ con Valaoras. La formazione titolare che guidò l’AEL al suo primo titolo nella sua storia furono: Plitsis, Parafestas, Kolomitrousis, Galitsios, Mitsibonas, Voutiritsas, Ziogas, Kmiecik, Adamczyk, Andreoudis e Valaora. Il giorno dopo, a Larissa, fu tenuta la parata della squadra sull’autobus del club con il trofeo: migliaia di persone si riversarono nelle strade della città per festeggiare.

 

Il miracolo del 1988: Larissa campione di Grecia

Il mancato rinnovo dei contratti di Parafestas e Andreoudis in estate e il trasferimento di Plitsis all’Olympiakos a dicembre delusero i tifosi, ma il successo della squadra insieme all’exploit della “stella nascente” Karapialis ridusse qualsiasi tipo di malcontento generale.

Gli animi si scaldarono quando il 16 marzo 1988 il tribunale sportivo annunciò la decisione di penalizzare l’AEL di 4 punti, a causa del caso doping che coinvolse l’attaccante bulgaro Georgi Tsingov: il centravanti, che aveva giocato poche partite in campionato, risultò positivo alla codeina, una sostanza che provoca generalmente euforia ma che tuttavia non migliora le prestazioni di un atleta. In sua difesa, il calciatore affermò di aver usato il medicinale come antibiotico per la tosse. Ciononostante, l’intera città di Larissa insorse e in poco tempo i tifosi bloccarono ogni strada che collegava la città al resto della Grecia; furono anche posizionate delle barricate sull’autostrada nazionale, che furono rimosse soltanto cinque giorni dopo grazie all’intervento del Ministero dello Sport. Il regolamento etico ed il codice disciplinare furono modificati e, a partire dal 21 marzo 1988, le squadre cessarono di essere considerate responsabili per le azioni personali dei calciatori. I quattro punti in classifica furono ripristinati.

L’AE Larissa divenne campione di Grecia alla penultima giornata di campionato, quando ai Βυσσινί bastò la vittoria contro l’Iraklis per dichiararsi campioni di Grecia.

Una partita tutto sommato noiosa, ma il lampo arriva al minuto 87, quando una mezza rovesciata di Mitsibonas gonfia la rete e proclama il Larissa campione di Grecia.

Il Larissa entrò negli almanacchi di calcio non solo per aver vinto il suo primo campionato, ma anche per essere l’unica squadra al di fuori delle solite (Olympiacos, AEK, Panathinaikos, PAOK) ad averlo vinto.

 

 

Storie: Il ritorno dell’Aris

Immaginate festeggiare il 100° compleanno della vostra del cuore, con cui avete condiviso gioie e dolori, alti e bassi. La mattina dopo, arriva la notizia del tribunale che sentenzia lo scioglimento dell’amministrazione del club a causa dei debiti accumulati durante gli anni: svincolamento di tutti i giocatori e retrocessione in Gamma Ethniki.

A maggio 2014 la situazione era abbastanza drammatica già di suo, con i Kitrinomavroi ultimi in classifica della Super League a 22 punti, condannati alla Football League. Il 26 marzo l’ex dirigenza del club viene congedata, e quel giorno diventerà sicuramente un punto di rottura, una separazione tra il vecchio e il nuovo.

Il passato dell’Aris è vecchio, o meglio vetusto: tre titoli nazionali, l’ultimo risalente alla stagione 1945/1946, a qualche mese di distanza dalla fine della seconda guerra mondiale. La sua unica coppa nazionale, invece, l’Aris la vinse nel 1970 battendo i rivali del PAOK proprio nella stracittadina, terminata 1-0 davanti 26.000 persone presenti allo stadio Kaftanzoglio. Un palmarés non ricchissimo, ma sicuramente degno di una delle più grandi squadre di Grecia.

A livello europeo, invece, la squadra di Salonicco vanta numerose apparizioni tra Europa e Champions League, oltre che una notevole statistica: l’Aris non ha mai perso una partita in casa nelle competizioni UEFA negli ultimi 43 anni, con 26 partite da imbattuta. Durante la stagione 2010/2011, ossia l’ultima apparizione europea dell’Aris, nei gironi di Europa League i kitrimovaroi terminano il girone da secondi, dietro al Bayer Leverkusen ma davanti ad Atletico Madrid e Rosenborg. L’avventura termina ai sedicesimi di finale, dopo essere stati eliminati 3-0 per mano del Manchester City.

Prima della retrocessione nel 2014, furono numerose le novità apportate dalla vecchia società. Una su tutte, è la creazione nel dicembre 2009 della stazione radio ufficiale del club, Aris FM 92.8, in modo da promuovere la comunicazione tra il club e i tifosi sparsi in tutto il mondo. In progetto, c’era anche la costruzione di un nuovo stadio nella zona est di Salonicco e l’ampliamento del centro di allenamenti a Neo Rysio. Tuttavia, entrambi i progetti di modernificazione non sono stati realizzati e lasciati in “cantiere” per il futuro.

Tornando al recente passato, dopo la retrocessione i tifosi si chiesero chi sarebbe diventato il nuovo presidente della società. Tra tutti, spuntò il nome dell’imprenditore americano con origine greche Alex Kalas, che rilevò il ruolo di presidente. La prima stagione vide l’AEK rimanere in Gamma Ethniki, e nell’estate 2015 promise di investire più soldi per il calciomercato. Kalas mantenne la parola, ingaggiando vari calciatori con esperienza internazionale, come Carlos Costly, John Kamara, Guillermo Pérez Moreno, Melissas e Petavrakis. Nonostante questi acquisti, l’Aris non riesce a salire di categoria e ad ottobre Kalas si dimette.

Nel 2016 vengono indette nuove elezioni per il ruolo da presidente. Theodoros Karipidis viene nominato nuovo capo del dipartimento calcistico e Nikos Anastopoulos come allenatore. Una nuova trance di calciatori arriva alla corte di Anastopoulos, del calibro di Andreas Tatos, Raul Bravo, Sergio Koke e alcune vecchie conoscenze della Super League, come Kostas Kaznaferis, Vasilios Rovas, Nikos Tsoumanis e Giannis Siderakis.
Questa volta è la volta buona, e i kitrinomavroi vengono promossi nel 2016 in Football League, con 21 punti di scarto dalla seconda classificata.

Nell’estate 2016 Irene Karipidis diventa la maggiore azionista del club, rilevando l’89% delle quote.

La tifoseria dell’Aris viene classificata come quinta in tutta la Grecia, contando circa un milione di tifosi sparsi in tutto il mondo. Il gruppo ultrà più famoso è quello del Gate 3, con un bulldog come immagine. Nato nel 1988, conta più di 50 sezioni sparse per tutta l’Ellade.

L’etimologia del nome della squadra è collegata ad Ares, l’antico dio greco della guerra. Si narra che il nome fu dato alla squadra dopo la liberazione di Salonicco nel 1912 dall’Impero Ottomano. I colori del club sono il giallo e il nero: il giallo è il colore tipico della cultura macedone, e il nero dell’aquila bicefala simbolo dell’Impero Ottomano. Ovviamente, l’aquila bicefala non è coinvolta direttamente nel logo del club, ma il suo colore nero viene preso come spunto per il nero del logo.

L’inizio di questa nuova stagione in Super League è senza ombra di dubbio positiva: 3 partite, 3 vittorie con 7 goal fatti e 0 subiti. Le prestazioni dei gialloneri hanno potuto far constatare ai media e alle partecipanti al campionato che non si accontenteranno di una semplice salvezza. Vista la facilità con cui sono state sbaragliate le prime avversarie, (Lamia, Larissa e Levadiakos, che si contendono la lotta salvezza) un posto nella zona alta della classifica non sembra così insormontabile. Agli ottimi acquisti messi a segno durante il calciomercato estivo, come quello di Diguiny, ex bomber dell’Atromitos Athinon e di Hamza Younés, ex centravanti dello Xanthi, si aggiunge l’esperienza di Manolis Siopis, centrocampista ex Olympiacos e Panionios e la freschezza del giovane Mateo García, argentino 22enne con esperienze al Las Palmas e all’Osasuna.

A fine stagione i risultati faranno parlare la classifica, ma sicuramente l’ottimo inizio di campionato fa ben sperare. Bentornato, Aris.

Storie: AEK, sei campione!

aek5

La vittoria di un campionato è il coronamento di una stagione disputata in maniera (quasi) perfetta, un evento da incorniciare. Da incorniciare nella storia, almeno per quanto riguardo i Kitrinomavri, che vincono la Super League ed alzano il trofeo al cielo dopo 24 anni. Ma ripercorriamo l’ultimo ventennio dell’AEK, passando anche per il fallimento e la conseguente retrocessione del 2013.

La conferma della vittoria del campionato è arrivata, oltre che sul campo con la vittoria casalinga per 2-0 sul Levadiakos, anche dalla Corte d’Arbitrato: si conferma la vittoria a tavolino (0:3) assegnata all’AEK in occasione della partita PAOK-AEK, interrotta al 90′ a causa dell’invasione di campo del presidente bianconero Savvidis con una pistola.

Dal 1992 al fallimento.

Nell’anno del (pen)ultimo scudetto dell’AEK, la presidenza del club era passata a Dimitris Melissanidis (armatore e magnate del petrolio) che, assieme a Giannis Karras, avevano rilevato la maggior parte delle quote della società. Nel 1995, dopo una stagione mediocre, nuovi volti si accingevano a prendere le redini dell’AEK: si trattava di Michalis Trochanas, affiancato dalla ENIC Group (compagnia britannica di comunicazione mediatica). I cambi societari non erano finiti, e infatti 4 anni più tardi, nel 1999, la società olandese televisiva NETMED prese il controllo di tutta le quote. Con l’inizio del nuovo millennio, le stagioni altalenanti della squadra continuavano a ripetersi, cosicché l’ex calciatore dei gialloneri, Demis Nikolaidis, fu incaricato di creare un piano di riorganizzazione e di consolidazione economica, e insieme ad altri investitori rilevò il pacchetto delle azioni societarie. Inizialmente il piano sembrò funzionare, ma il club precipitava soprattutto in termini economici: nel giugno 2012 la FIFA estrometteva la società dalle competizioni europee e la puniva con una multa di €150.000. Il club si vedeva costretto a vendere i primi calciatori per ripagare la multa. L’allora presidente del club, Andreas Dimitrelos, dichiarò che i debiti ammontavano a €35.000.000, di cui €23.000.000 verso lo stato. Il club fallisce (e retrocede) per la prima volta nella sua storia, e si vede costretto a ripartire dalla Football League 2 (Gamma Ethniki). Venduti tutti i calciatori ed ingaggiati soltanto ragazzi provenienti dalla primavera, la batosta finale all’immagine della squadra lo diede Giorgios Katidis: il 16 marzo, durante una delle ultime partite di campionato, dopo aver segnato il gol del 2-1 al Veria, si tolse la maglietta esibendo il saluto nazista verso gli spalti. Fu bandito a vita dalla Nazionale, sospeso per 5 gare di campionato e una multa di €50.000.

Durante l’estate del 2013, Melissanidis, dopo che il club fosse fallito, acquisì tutte le quote e la società, pagando “soltanto” €3.000.000 dei €35.000.000, che si erano disciolti assieme alla vecchia società.

Il cammino europeo 2017/2018.

L’ultima volta succedeva nell’estate del 1992, quando il 7 giugno ai gialloneri bastò il pareggio esterno per 2-2 contro il PAOK per essere coronati campioni di Grecia. Al tempo, in squadra c’era un certo Vasilis Dimitriadis, punta centrale, che vinse il premio come miglior capocannoniere, mettendo a segno 28 reti. Occupa la settima posizione nella classifica all time dei capocannonieri della squadra, con 84 marcature. Fu anche la stagione in cui la squadra riuscì  a qualificarsi per i sedicesimi di finale della Coppa UEFA (oggi Europa League), ma venne eliminata nel doppio confronto contro la Juventus.

Le analogie con la stagione corrente potete riscontrarle sin da subito: oltre la vittoria del campionato, il cammino europeo dell’AEK si è infranto ai sedicesimi, come 24 anni fa, con l’unica variante che questa volta gli avversari sono stati gli ucraini della Dinamo Kiev.

Per iniziare a descrivere la fantastica stagione degli Enosis, iniziamo con un flashback di estivo, quando nei sorteggi dei turni preliminari di Champions League, l’AEK pesca i russi del CSKA Mosca: avversari ostici, sempre tra le prime 3 classificate in patria e con un’esperienza europea ormai rafforzata. I pronostici dei bookmakers rispettano il risultato delle due sfide: all’andata, ad Atene, i russi si impongono per 2-0 e a ritorno basta una vittoria di misura dei moscoviti per 1-0 per accedere al turno preliminare successivo della Champions League.

“Retrocessi” ai turni eliminatori di Europa League, i gialloneri incontrano i belga del Club Brugge, limitandosi ad ottenere uno 0-0 in trasferta in Belgio per poi archiviare la pratica all’OAKA, vincendo con un sonoro 3-0. Ebbene sì, si torna in Europa dopo quasi 7 anni. La gioia degli addetti ai lavori si affievolisce quando, all’urna di Nyon, l’AEK è sorteggiata nel girone D, insieme a Milan, Rijeka e Austria Wien. I giganti italiani, reduci da un calciomercato estivo da sogno, sono l’avversario più difficile; ma Rijeka e Austria Vienna sono alla pari dei Kitrinomavri, quindi ci sarà da lottare fino all’ultima partita per ottenere la qualificazione. Sulle 6 partite del girone, l’AEK colleziona una sola vittoria, ottenuta contro il Rijeka, e ben 5 pareggi. I soli 8 punti permettono alla squadra di Amarousio di passare il girone da secondi in classifica, dietro al Milan primo, con 11 punti. La sfida dei sedicesimi di finale sarà contro la Dynamo Kiev, e sarà la squadra ucraina ad accedere agli ottavi di finale, grazie al pareggio esterno d’andata (1-1) e quello interno (0-0). L’AEK tuttavia, anche secondo il mister Manolo Jiménez, ha disputato due ottime partite, mancando di lucidità sotto porta con le numerose occasioni create ma non sfruttate; quella di Shojaei nella partita di andata è la più eclatante.

A proposito di Manolo Jiménez…

Manolo Jiménez.

Ex difensore, 44 anni, bandiera del Siviglia attraverso 14 stagioni e 354 partite disputate con la maglia dei Sevillistas, convocato anche con la Nazionale spagnola maggiore per ben 15 volte. Carriera da calciatore pregevole, ma le gioie più grandi le sta ottenendo da allenatore: con l’Al-Rayyan ha vinto il campionato del Qatar, con il Real Saragozza ha disputato 2 ottime stagioni, e con l’AEK… beh, parte tutto dalla vittoria della Kypello Elladas l’anno scorso, per poi raggiungere l’apice con la vittoria del campionato questa stagione (aspettando la finale di coppa il 12 maggio). La sua vastissima esperienza da calciatore e una certa intelligenza tattica gli hanno permesso di modellare il suo modulo preferito, il 4231, ad una squadra dal potenziale offensivo letale. Contando che la squadra, questa stagione, ha totalizzato un totale di 46 gol segnati, ben 35 di questi sono stati realizzati da attaccanti. Abbiamo visto Araujo e Livaja rinati, Lazaros che è esploso, Bakasetas che forse meriterebbe qualche chances in più da titolare. Il discorso cambia se scendiamo al centrocampo, soprattutto se si parla di capitan Mantalos e di Johannson: entrambi hanno subito una rottura del legamento del crociato ad ottobre, rientrando in campo soltanto per gli ultimi minuti della scorsa gara contro il Levadiakos. Nonstante questi 2 pesanti infortuni, che avrebbero potuto alleggerire il turn-over anche in Europa, l’AEK ha trionfato, giocando davvero un bel calcio.

L’importanza di questo campionato segna anche la fine del dominio dell’Olympiacos, che dovrà “accontentarsi” di rimanere a quota 7 scudetti consecutivi. Per la nuova stagione, l’AEK disputerà le partite casalinghe nel nuovo stadio Agia Sophia, costruito nello stesso posto dove una volta c’era il Nikos Goumas.

La redazione de Il Calcio Greco si complimenta con l’AEK, vincitore della Super League 2017/2018.

Storie: Sulla linea del limite

savvidis

Ci siamo presi un po’ di tempo per capire prima, e raccontare ora cosa è accaduto nello scorso weekend calcistico greco.

Domenica 11 marzo andava in scena, alle 19.15 italiane, il big match della 25esima giornata di Super League, PAOK-AEK Atene.

Partita più o meno tranquilla fino al 90′, quando il PAOK passa in vantaggio con Varela: corner battuto, Varela stacca di testa verso l’angolino alla destra di Anestis; sulla traiettoria del pallone c’è Vierinha che apre le gambe in modo da non interferire con il pallone e la palla gonfia la rete. Il direttore di gara, Kominis, annulla la rete per presunta posizione di fuorigioco di Vierinha che avrebbe impedito alla difesa di intercettare il pallone. Da lì a pochi minuti, sarebbe scoppiata la baraonda più totale: dapprima, il gol viene convalidato, ma dopo le proteste dei calciatori e della dirigenza dei Kitrinomavri, l’arbitro si consulta con l’assistente e dopo un paio di minuti il goal viene annullato per fuorigioco, per poi essere assegnato una terza volta nel referto di gara dell’arbitro Kominis, che ha decretato la vittoria del PAOK per 1-0. In pochi minuti, entrano in campo le dirigenze di entrambe le squadre in campo: la terna arbitrale cerca di tenere sotto controllo la situazione, grazie all’aiuto di alcuni marescialli posti a bordocampo prima, e alla celere dopo. Il parapiglia generale degenera quando il DS del PAOK, Michel Lubos, si dirige verso l’arbitro e urla:” Tu sei finito.” Entra in campo, scortato dalla sua security personale, anche il presidente del PAOK, Ivan Savvidis, che viene calmato in un prima momento dai suoi uomini ma poi, in un momento d’ira, caccia dalla fondina legata alla sua vita, una pistola. L’immagine fa il giro del mondo in meno di 24 ore, tra lo sgomento generale

Dopo un’abbondante mezz’ora, entrambe le squadre e il team arbitrale hanno abbandonato lo stadio, dopo che la partita è stata ufficialmente annullata, considerato che l’AEK si è rifiutato di continuare la partita. Più tardi, la vittoria è stata assegnata al PAOK con il risultato di 1-0, visto che il direttore di gara, nel suo referto, non ha scritto di aver annullato il gol dei bianconeri per fuorigioco.

Il ministro dello sport greco, Giorgios Vassiliadis, subito dopo gli incidenti di domenica sera, ha affermato che il governo sarebbe stato pronto ad assumere decisioni importanti, supportato anche dall’UEFA, che suggeriva di sospendere il campionato. Le parole di Vassiliadis:

Le scene a cui abbiamo assistito oggi danneggiano per prima tutti i tifosi del PAOK e l’intera comunità sportiva; vedere persone di un certo calibro entrare in campo con una pistola riporta lo sport indietro di moltissimi anni. Gesti così estremi richiedono delle decisioni coraggiose e difficili. Nell’ultimo paio d’anni ci siamo sforzati di ripulire il nostro calcio da antagonisti molto potenti, e quest’anno, per la prima volta da tanto, stiamo assistendo ad un campionato davvero equilibrato. Non permetteremo a nessuno di distoglierci dal nostro obiettivo principale, anche se costretti ad assumere decisioni difficili, consultandoci con l’UEFA.

Il mister dell’AEK, Manolo Jimenez, ha rilasciato questa dichiarazione a Radio Marca:

In un primo momento non eravamo preoccupati per la nostra incolumità, ma solo quando abbiamo visto la foto della pistola abbiamo realizzato cosa sarebbe potuto succedere. Non è normale per il presidente di una squadra entrare in campo con un’arma e minacciare l’arbitro. Il direttore di gara ci ha chiesto di disputare gli ultimi 5 minuti di partita rimasta, ma il nostro presidente ce lo ha sconsigliato. Deve essere fatto qualcosa, perché questa situazione sta creando una triste immagine, che questo paese non merita. Rientrati negli spogliatoi, i giocatori hanno fatto la doccia ma abbiamo perso l’aereo per Atene. Siamo rimasti la notte della partita a Salonicco e la mattina seguente abbiamo preso il primo volo per Atene.

Panagiotis Kone, centrocampista dell’AEK, ha detto ai media locali:

L’arbitro ha deciso di annullare il goal e dare fuorigioco, dopo essersi consultato con il suo assistente e con Andre Simoes e Vierinha, ma il loro presidente ha minacciato e terrorizzato l’arbitro, che poi ha cambiato decisione. Abbiamo una rosa più competitiva rispetto al PAOK, anche se loro hanno giocatori molto forti. Savvidis non sarebbe dovuto entrare in campo.

 

Lunedì mattina, il deputato greco alla cultura e allo sport, Georgios Vassiliadis, ha annunciato che dopo un incontro con Alexis Tsipras, la Super League è sospesa a tempo indeterminato a causa dei problemi di domenica sera a Salonicco. Lo stesso deputato, ha riferito ai mass media:

Negli ultimi 3 anni, il governo si è impegnato molto a ripulire il calcio a livello nazionale. Ci sono stati molti successi, ma c’è ancora molto da fare. Abbiamo applicato ed applicheremo le regole allo stesso modo per tutti, quindi abbiamo deciso di sospendere il campionato. Avremo vari incontri con la Federazione, con i calciatori e le società. Siamo costantemente in contatto con l’UEFA e non riprenderemo il campionato fino a quando non stileremo un programma definito riguardo il da farsi. Siamo aperti alle proposte della federazione e dei club. In questo periodo di pausa, lavoreremo su standard di sicurezza più adeguati e sanzioni più severe.

Ma oltre l’UEFA, entra in campo anche la FIFA. Una severa multa è prevista ai danni dell’EPO, se non si farà presto chiarezza. L’annuncio ufficiale della FIFA, annuncia:

Il comitato di sorveglianza della FIFA è responsabile della supervisione dell’EPO, e condanna fortemente i recenti incidenti avvenuti in Grecia, e sollecita tutte le parti interessate del calcio nazionale a mettere fine a una inaccettabile situazione in cui il calcio greco è coinvolto.

Sebbene gli incidenti siano stati provocati nel contesto della competizione nazionale, e quindi le misure disciplinari rientrano sotto la giurisdizione degli organi giudiziari competenti dell’EPO, il comitato di sorveglianza della FIFA segue da vicino gli sviluppi della vicenda.

Cosa spaventa più il PAOK, ora, sono le sanzioni: il club, secondo il codice disciplinare, potrebbe anche essere retrocesso. Tremano anche Ivan Savvidis e Michel Lubos, visto che gli articoli 19 e 20 del Codice Disciplinare recitano:

ART. 19

Qualsiasi persona che minacci o intimidisca un ufficiale di gara o un qualsiasi affiliato ufficiale legato al mondo del calcio (es. allenatore), verrà punito con una multa di almeno €50,000 e un divieto di entrare sui campi da calcio che va dai 3 ai 5 anni.

 

ART. 20

Chiunque usi violenza o provi a corrompere o comunque influenzare la decisione di un ufficiale di gara, o impedisce loro di giudicare in libertà dei loro doveri, verrà punito con una multa di €60,000 e un divieto di entrare in campo di almeno 5 anni.

Le possibili sanzioni per il PAOK, sono numerose, ma non è solo il PAOK a rischiare grosso, considerando che l’AEK si è rifiutato di terminare la partita.

In settimana, il presidente del PAOK, Ivan Savvidis, attraverso una dichiarazione, si è scusato:

Voglio scusarmi con tutti i tifosi del PAOK, i tifosi greci e l’intera comunità calcistica internazionale. Sono profondamente dispiaciuto per ciò che è successo. Non avevo nessun diritto di entrare in campo e fare ciò che avete visto. Le mie reazioni emotive derivano dalle diffuse situazioni negative prevalenti nel calcio greco ultimamente e da tutti gli eventi inaccettabili, non legati allo sport, che hanno avuto luogo verso la fine della partita tra PAOK e AEK: le azioni dell’arbitro e del suo assistente (prima gol, poi fuorigioco ed infine gol), la sospensione del match, le proteste e l’invasione di campo da parte di molte persone di entrambe le squadre. Tutto questo ha portato a una situazione incontrollabile. Il mio unico scopo era quello di proteggere le migliaia di tifosi del PAOK dalle provocazioni e risse. Vi prego di credermi: non avevo alcuna intenzione di dar luogo ad una rissa con la squadra avversaria e con gli arbitri. E ovviamente non ho minacciato nessuno. Sfortunatamente, me e la mia famiglia, come i miei colleghi, siamo stati ostaggio di uno status quo di un calcio malato. Nonostante gli attacchi su tutti i fronti, combatto e continuerò a combattere per un calcio giusto, per arbitri imparziali in tutti le partite e per i campionati vinti sul campo e non in tribunale. Voglio scusarmi con tutti, un’altra volta.

Ma le scuse del patron bianconero non servono ad evitare la sospensione del PAOK dall’European Club Association (ECA). L’ECA è il solo corpo indipendente che rappresenta tutte le squadre di calcio a livello Europeo. Nel 2008, è stato fondato per sostituire l’ex G-14 Group e l’European Club Forum ed è riconosciuto sia dall’UEFA che dalla FIFA. Gli scopi dell’associazione sono di proteggere, rappresentare, salvaguardare e promuovere gli interessi di tutti i club calcistici Europei. Il PAOK è, o meglio, era uno dei 200 club registrati nell’associazione, ma dopo il disastro di domenica 11 Marzo a Salonicco, l’ECA ha rilasciato la seguente dichiarazione:

L’ECA condanna fortemente il comportamento del presidente del PAOK, Ivan Savvidis, che ha invaso il campo di gioco con un’arma da fuoco durante la partita tra PAOK e AEK, disputata l’11 Marzo 2018 e valida per la 25esima giornata di Super League Greca.

L’ECA esiste per proteggere l’integrità e la regolarità delle competizioni e delle partite, come anche per i valori ed i principi dello sport su cui il calcio Europeo è basato. La sospensione rimane valida salvo aggiornamenti e sarà discussa durante l’ECA General Assembly che si terrà a Roma il 27 Marzo 2018.

Mercoledì, ad Atene, si è tenuta una conferenza tenuta dal presidente del comitato di sorveglianza della FIFA, Herbert Hubel, spiegando le possibili conseguenze a cui andrà incontro l’EPO. Il tema principale è stata l’invasione di campo da parte del presidente del PAOK, Savvidis. Alla riunione erano presenti anche il ministro dello sport Giorgios Vassiliadis e il presidente dell’EPO, Evangelos Grammenos. Le parole di Hubel:

“Questo comportamento ci ha spinto a venire qui per fare delle raccomandazioni”,  ha dichiarato Hubel al briefing dei media. “Le misure relative a questo incidente saranno trattate dai responsabili in Grecia. Tuttavia, spetta alla FIFA decidere per quanto tempo questi comportamenti possono essere tollerati.

Non possiamo giudicare la decisione dello Stato di sospendere il campionato per motivi di sicurezza pubblica, i ministri hanno deciso sulla base delle informazioni che avevano. L’obiettivo del calcio è vincere, ma non con la forza delle armi, delle minacce e dei ricatti. La violenza deve fermarsi in modo che il campionato che possa ricominciare.

Alla domanda sulla possibilità che l’EPO lasci la FIFA e la UEFA a causa dei perenni problemi del calcio greco, Hubel ha risposto: “Il Grexit che sembrava così tanto distante, ora non lo è più. Il calcio greco ha raggiunto l’orlo della nostra pazienza.”

La Mattina di Venerdì 16 Marzo il Comitato Disciplinare calcistico greco si è riunito, discutendo riguardo le possibili sanzioni per il PAOK, ed esse includono:

  • Vittoria a tavolino assegnata all’AEK.
  • 3 punti di penalizzazione.
  • 2 punti di penalizzazione per il prossimo campionato.
  • Una severa multa e un numero indeterminato di partite a porte chiuse.

 

Inizialmente era previsto che la Super League riprendesse il 31 marzo, una settimana dopo la pausa internazionale, quando la nazionale greca giocherà la Svizzera e l’Egitto nelle partite amichevoli. Tuttavia, parlando con la compagnia radiotelevisiva ERT, il vice ministro della Cultura e dello Sport Vassiliadis ha rivelato che si aspetta che le partite inizino dopo le feste pasquali, che avverranno nei primi giorni di aprile.

Per iniziare a giocare le partite, ci sono tre condizioni principali che devono essere concordate. In primo luogo, i club della Super League devono impegnarsi a cambiare il codice disciplinare. In secondo luogo, se un determinato club viene coinvolto in due incidenti importanti, perderà la licenza della Super League e verrà retrocesso. Vassiliadis ha menzionato episodi isolati simili alle partite del Panathinaikos – PAOK (2017) e PAOK – Olympiacos (2018), dove l’allenatore ospite è stato colpito da un oggetto lanciato dalla folla, non sarà punito con retrocessione.

Infine, la terza condizione è garantire la sicurezza all’interno degli stadi senza una presenza così ampia da parte della polizia. Se tutte le squadre della Super League possono promettere di rispettare queste nuove condizioni e fornire un impegno scritto, il campionato può riprendere. Per non far uscire l’EPO dalle loro organizzazioni, la UEFA e la FIFA devono verificare che i greci abbiano intrapreso le azioni necessarie.

SEGUONO AGGIORNAMENTI.