Il Panathinaikos vuole celebrare alla grande i 50 anni da Wembley

Il 2021 è un anno particolare per il Panathinaikos perché è il 50° anniversario dall’Impresa di Wembley, come giustamente viene soprannominato il più grande successo del calcio greco a livello di club: la partecipazione del Panathinaikos nella finale di Coppa dei Campioni contro l’Ajax. Mezzo secolo è passato dal 2 giugno 1971 quando i Prasinoi, sotto la guida di Ferenc Puskás, hanno affrontato alla pari gli olandesi “volanti” di Johan Cruijff.

Questa impresa epica verrà festeggiata come merita. Il Panathinaikos FC dedica il 2021 alla squadra che più di ogni altra ha glorificato la società! Il 2021 sarà l’Anno di Wembley per tutta la famiglia del Trifylli!

Il Panathinaikos FC, volendo onorare i protagonisti di questo miracolo del calcio greco, ha progettato una serie di attività durante il 2021 che hanno come obiettivo la preservazione della memoria. Facendo rivivere le immagini, le nuove generazioni impareranno e verrà stimolata la memoria collettiva.

Concorso per il logo

La prima attività in ordine temporale, che presuppone la vostra partecipazione, è l’inizio di un concorso per la creazione del logo, il quale accompagnerà le prossime iniziative che riguardano l’Αnno di Wembley. Il logo verrà stampato sui vari gadget che verranno creati. Il concorso comincia subito e si concluderà il 1° febbraio. Chi desidera partecipare, dovrà completare il form che troveranno sul sito della società all’indirizzo https://www.pao.gr/wembley2021.

L’annuncio del logo vincitore avverrà il 3 febbraio sul sito della società e sui profili social ufficiali del Panathinaikos (Instagram, Facebook, Twitter). Il realizzatore del logo avrà tutta la serie di regali dell’Anno di Wembley e anche un doppio invito per l’anteprima del film sul Wembley.

Il film di Wembley

Il film per Wembley è la seconda iniziativa del Panathinaikos FC per far comprendere a tutti quanto fosse grande il percorso di quella squadra della stagione 1970-1971. La prima proiezione del film avrà luogo il 2 giugno, nell’anniversario della finale di Wembley, in una sala cinematografica che verrà comunicata prossimamente. Il film sarà di carattere storico in cui, tramite ricerche approfondite e interviste con i protagonisti, viene messa in risalto la massima impresa sportive con le sue implicazioni sociali. I più giovani impareranno e i più anziani ricorderanno che fatti all’apparenza non correlati si fossero legati in un modo magico, creando un’armonia assoluta!

Mostra fotografica virtuale

Il precursore del film sarà la mostra fotografica e di reperti storici virtuale. Valorizzando l’archivio del Panathinaikos e con il prezioso aiuto di ex calciatori, ma anche la collaborazione con i club che si sono trovato sulla strada del Trifylli per Wembley, sarà creata una mostra unica per i canoni greci. Purtroppo, la pandemia non consente la realizzazione della mostra dal vivo. Almeno, attraverso la rete, i milioni di tifosi del Panathinaikos da tutto il mondo potranno esplorare l’ambiente museale virtuale. La mostra aprirà le proprie porte interattive a maggio.

Serie di prodotti commerciali

L’Anno di Wembley avrà anche una sua serie commerciale. Magliette e tute che verranno indossate solamente nel 2021 e saranno da collezione, maglie da allenamento, zaini e indicativamente cappelli, sciarpe, tazze, penne, sottocoppe. Su tutti questi prodotti sarà raffigurato il logo vincitore del concorso e saranno disponibili a partire da febbraio.

Maglia da collezione

Nella prossima partita contro il Larissa, i giocatori del Panathinaikos indosseranno la maglia celebrativa dell’Anno di Wembley. Nella divisa da gioco un ricamo “abbraccerà” il trifoglio: da una parte ci sarà il numero 50 per l’anniversario del mezzo secolo e dall’altra la data della finale (il 2 giugno 1971, ndr). Inoltre, in tutte le partite casalinghe la squadra indosserà una maglia da allenamento dedicata all’anniversario di Wembley. Entrambi i prodotti saranno da collezione e verrano resi disponibili al pubblico da lunedì 11 gennaio tramite il sito www.paofc.gr.

Le attività per l’Anno di Wembley non si fermano qui. Ogni novità verrà annunciata sui canali ufficiali del Panathinaikos.

[Traduzione e adattamento dell’intero comunicato pubblicato oggi dal Panathinaikos FC.]

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Quando Atene festeggiava il Natale allo stadio

Κοstas Nestoridis (AEK) portato in trionfo in una foto degli anni Cinquanta. [fonte enwsi.gr]

Il 14 novembre 1926 nasce l’Epo, la Federcalcio greca. Questa nuova unione vuole organizzare il primo campionato nazionale greco, con squadre dall’Attica, dal Pireo e dalla Macedonia. Dopo un litigio con l’Olympiakos, la Federcalcio lo espelle da ogni competizione: in segno di solidarietà, anche Panathinaikos e AEK non partecipano e così l’Epo si priva anche delle due società ateniesi.

L’antefatto

Nell’autunno del 1927, viene creato il POK con Panathinaikos, Olympiakos e AEK, da cui viene tratta la K di Konstantinoupoleos (it. di Costantinopoli). Un trust tra le tre big del calcio ellenico, le quali giocavano tra di loro delle amichevoli, visto che in campionato non potevano partecipare. La situazione rientra nei ranghi nel luglio del 1928 con le tre società che tornano sotto la Federcalcio. Solo che le squadre in Grecia erano ancora molto poche, il calendario abbastanza vuoto e le società dovevano battere cassa. Quindi il POK ha un’idea, già provata a Salonicco e nel periodo di Pasqua: giocare durante le feste natalizie.

Ed era un’intuizione eccezionale. Un torneo di calcio in quel periodo, con le squadre più famose, che avrebbe dato più introiti alle società grazie agli incassi dei biglietti, in un’epoca senza sponsor e diritti televisivi. E la risposta del pubblico fu oggettivamente ottima. Già dalla fine degli anni Venti, i greci adoravano il calcio, riempiendo i (pochi) stadi. Specialmente nel periodo delle festività le opzioni per divertirsi erano poche per i portafogli della gente comune. E, come si chiede anche protagon.gr, chi non avrebbe speso due dracme dalla tredicesima per seguire questo nuovo, entusiasmante spettacolo?

La storia

Il timing, tuttavia, per l’applicazione dell’idea è stato il peggiore possibile. La prima vera edizione della Coppa delle Feste era programmata per il Natale del 1940 ma salta: due mesi prima Mussolini cercò di invadere la Grecia, che era in procinto di entrare in guerra. Nel Natale del 1943, con Atene occupata dalla Germania nazista, le società decidono di organizzare il torneo: al Leoforos l’Olympiakos batte per 5-2 il Panathinaikos davanti a più di 10.000 spettatori, mentre nei primi giorni del 1944 l’AEK mette al tappeto sia Panathinaikos (2-1) che Olympiakos (1-0), conquistando il trofeo. Ιl 12 ottobre 1944 Atene viene liberata dai nazisti: piccola particolarità, la Grecia festeggia il 28 ottobre, data in cui di fatto entra in guerra nel 1940, ma il 12 ottobre è una data passata totalmente in secondo piano.

Nel Natale del 1944 era prevista, in un’Atene finalmente liberata, la seconda edizione della Coppa. Ma quel giorno passa alla storia per la visita lampo di Winston Churchill nella capitale ellenica. Infatti, dal 3 dicembre, e per 33 giorni, Atene si trova sotto i colpi dei Dekemvrianà (it. Fatti di dicembre), con scontri tra le forze di resistenza armate e le forze del governo monarchico di unità nazionale instaurato dai britannici dopo la liberazione. La conquista della Coppa da parte dell’AEK non è così importante, con il Leoforos bombardato solamente il 23 dicembre e una situazione davvero fuori controllo in città.

Dopo due anni di pausa, si prova a tornare alla normalità nel 1947, con la nuova Coppa di Natale, che prende sempre più importanza negli occhi dei tifosi che vogliono dimenticare un decennio di guerra e fame. Nel 1950 dura per la prima volta due settimane ed è un torneo particolare: tutte le squadre arrivano a pari punti e, visto che nel regolamento non era previsto alcun criterio per avere un vincitore in questo caso, la Coppa non viene assegnata. Negli anni Cinquanta vengono invitate anche le squadre straniere, aiutando ad alzare il livello del calcio greco. Nel 1959 il Vojvodina distrugge per 8-3 il Panathinaikos con una tripletta di Toza Veselinović, che sarà poi allenatore dell’Olympiakos e dell’AEK. Un Olympiakos che, in quel decennio, sta costruendo il proprio mito, la propria leggenda, il proprio Thrylos: ai sette campionati vinti, si aggiungono anche le sei Coppe di Natale.

I ricordi

In un articolo del Natale di sei anni fa, gazzetta.gr ha dedicato un approfondimento su questo torneo, intervistando l’ex bomber dell’Olympiakos Ilias Ifantìs (classe ’36), una delle leggende della squadra del Pireo, e il difensore ex Apollon Smyrnis e Panathinaikos, Aristidis Kamaras (classe ’39). Se vi ricorda qualcosa l’ultimo cognome, non è strano: al fratello maggiore Georgios è dedicato lo stadio dell’Apollon, il Rizoupoli, mentre lo stesso Aristidis era titolare nel Trifylli sconfitto a Wembley nella finale di Coppa dei Campioni nel 1971.

La gente nelle feste non aveva altro tipo di intrattenimento. Il calcio regnava sovrano, le persone si aggrappavano allo stadio come l’uva! […] Le squadre erano poche e avevamo un calendario vuoto. Allora c’era un manager pazzesco, l’illustre signore Volanakis, che aveva come sede la città di Vienna e portava squadre straniere in Grecia per Natale e Pasqua. Arrivavano grandi squadre. Il Rapid, l’Austria, l’Hajduk: avevo visto persino Happel, pensate! Le squadre jugoslave avevano giocatori incredibili. In quel periodo, oltre al grande POK (Panathinaikos-Olympiakos-AEK), c’era anche il piccolo, con Apollon-Panionios-Ethnikos, che invitava anch’esso altre squadre. Dal 15 dicembre al 20 gennaio c’erano le vacanze invernali: visto che le società avevano bisogno di biglietti, sono stati creati tornei come la Coppa di Natale, la Coppa di Pasqua e la Coppa di settembre.

Aristidis Kamaras

Quell’epoca era unica ed irripetibile. Erano partite organizzate alla perfezione, dopo tanto studio dietro. Un torneo che non lasciava alcun spazio alle polemiche, non come avviene ora. […] Da quelle gare usciva una verità agonistica e culturale. Tutti abbiamo adorato questa competizione. Sia nella Coppa di Pasqua che in quella di Natale lo stadio era gremito. Anche allora c’era povertà, ma era diverso…
La cosa più importante? Da quelle partite si sono messi in evidenza grandi giocatori, perché davano l’opportunità agli allenatori di schierare ragazzi come me che poi hanno lasciato un segno.

Ilias Ifantìs

Mentre a Kathimerinì, in un articolo pubblicato ieri, lo stesso Ifantìs rammenta come ha conquistato il posto all’Olympiakos e un dettaglio sugli spalti:

Avevo 16 anni quando ho debuttato [nella Coppa di Natale]. Ho anche segnato e da quel momento l’allenatore mi guardava con un altro occhio. In poco tempo sono diventato un titolare e non giocavo solo quando ero infortunato. Hanno fatto male ad abolire queste competizioni.
Sugli spalti i tifosi erano sparpagliati, seduti tutti insieme e senza distinzione di squadra: non c’era il fanatismo di oggi. Certo, a volte c’erano dei piccoli episodi, ma gli altri tifosi li fermavano subito.

Per farvi capire la portata dell’evento, la prima pagina del quotidiano sportivo Athlitikì Ixò del 24 dicembre 1953 scriveva così:

Il fortissimo Vojvodina è arrivato ieri e si è allenato nel pomeriggio nello stadio del Panathinaikos. Tra i convocati sono presenti anche gli illustri nazionali Rajkov, Veselinović, Milovanov, Boškov (Vujadin, ex allenatore della Sampdoria scudettata, tra le altre, ndr). Domani pomeriggio la squadra affronterà la sua prima partita in terra greca contro l’AEK.

Un torneo che era diventato quasi il Boxing Day in salsa ellenica, non solo per il periodo dell’anno in cui veniva giocato, ma anche per la grande affluenza di pubblico. Con l’introduzione del campionato a girone unico nella stagione 1959-1960 e la dissoluzione del POK, la Coppa di Natale perde tanto appeal.

L’edizione del 1962, vinta dall’Olympiakos, sarà infatti l’ultima volta in cui i tifosi greci potevano unire Natale con il calcio…

P.S. Anche a Salonicco si organizzava la Coppa di Natale, ma le fonti sono davvero limitate. Un’edizione con PAOK, Aris e Iraklis era stata giocata tra la fine del 1956 e l’Epifania del 1957, con vincitore il Dikefalos.

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ESCLUSIVA ICG: Il giornalista Nikos Stratis sulla Super League 1, la Nazionale e… Tsimikas!

Ιn questo periodo senza partite, abbiamo sentito il giornalista greco Nikos Stratis, per anni inviato del canale televisivo Tileasti (poi ART TV) per cui ha seguito numerose finali di Champions League, e attualmente articolista per il sito Kingsport.gr. Abbiamo toccato diversi temi, spaziando dall’attualità fino all’analisi della regular season del campionato greco.

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Nikos Stratis con Javier Zanetti.

La Grecia ha gestito bene il fronte calcistico durante questa emergenza sanitaria? 

La sospensione dei campionati è stata imposta e gli enti organizzatori hanno fatto la cosa più logica. Il governo greco ha lanciato il messaggio di fermarsi sotto quasi tutti i punti di vista, qualcosa che ha condizionato anche il calcio. La gestione del tema del Covid-19 dipende da chi sta a capo del Paese e il mondo del calcio non aveva altra scelta.

In questo periodo è inevitabile parlare dell’affare Olympiakos-Atromitos del febbraio del 2015, che è rimbalzato anche in Italia (noi l’abbiamo spiegato qui). Visto che segui da vicino l’Olympiakos, qual è la tua posizione su questo tema?

Penso che in questo caso sia stato fatto tanto rumore, se non per il nulla, ma per un argomento di importanza secondaria. Anche se verrà dimostrato che la dirigenza dell’Atromitos avesse influenzato dietro le quinte il proprio allenatore Ricardo Sá Pinto per preservare alcuni giocatori nella trasferta con l’Olympiakos in modo da averli freschi nelle partite seguenti in cui avrebbe avuto maggiori possibilità di vincere, si tratta di un argomento all’interno della squadra di Peristeri e non parliamo di un match “truccato” o di un risultato concordato.

«ΙL CASO OLYMPIAKOS-ATROMITOS È DI IMPORTANZA SECONDARIA»

Sicuramente, a livello teorico, l’Atromitos avrebbe avuto maggiori possibilità di strappare qualcosa di meglio al Karaiskakis, però è un diritto di ogni squadra di gestirsi in base al programma e non alla malafede di chi guarda. Faccio un esempio: il regolamento prevede che nel caso in cui un giocatore venga ammonito più volte, le squadre scelgano quando non farlo giocare per squalifica e quindi non è scontato che non giochi nella partita successiva. Comunque il caso secondo l’Olympiakos è stato già giudicato dalla UEFA, mentre secondo il PAOK è ancora in sospeso. Non penso che questo porterà a qualcosa di concreto, sinceramente…

Un’opinione sull’altro argomento caldo del calcio greco, la multiproprietà tra PAOK e Xanthi?

Se gli organi competenti hanno deciso che entrambe le società debbano essere punite, cosa posso aggiungere io dal punto di vista legale? Le commissioni competenti sono quelle che esaminano il caso, noi non possiamo giudicare perché non disponiamo di tutti i dati possibili. E se questa storia andasse fino al TAS di Losanna dovremo solamente aspettare, perché non sappiamo nemmeno se accetterà l’improvvisa decisione del governo dello scorso gennaio (penalizzazione e non retrocessione in caso di multiproprietà, che avevamo spiegato qui, ndr).

«ΝΟΝ VORREI CHE IL PAOK RETROCEDA, NÈ CHE VENGA PENALIZZATO»

Lasciando da parte l’aspetto giuridico, dal punto di vista puramente calcistico preferisco che le partite e i campionati si decidano sul campo. Personalmente non vorrei che il PAOK retroceda, né che venga penalizzato. Avremmo visto dei playoff molto interessanti – se non fosse apparso questo virus – se il PAOK fosse stato a -7 dall’Olympiakos. Infatti, il Dikefalos avrebbe affrontato proprio la squadra del Pireo al Toumba subito alla prima giornata! I regolamenti, tuttavia, sono sempre fatti per essere rispettati e devono essere applicati, volenti o nolenti.

Ti chiediamo un bilancio di queste 26 partite di regular season in Super League 1 tra la rivalità Olympiakos-PAOK e le dirette inseguitrici.

L’Olympiakos già dall’inizio ha dimostrato di essere la squadra più costante e giustamente vincerà questo campionato. Qualcuno potrebbe dire che anche in un frangente della scorsa stagione abbia fatto meglio del PAOK, ma le è mancata l’efficienza. Di conseguenza, la vittoria del Dikefalos tou Vorrà dello scorso campionato è stata indubbiamente giusta.

«L’OLYMPIAKOS HA LA ROSA PIÙ COMPLETA, MERITA IL CAMPIONATO»

E dico lo stesso anche per questa stagione. Ha la rosa più completa, anche senza lo sfortunatissimo Fortounis, senza il quale è riuscita a qualificarsi nei gironi di Champions League dopo tre preliminari! Con il (capocannoniere) El-Arabi ha risolto il grande problema in attacco che aveva nella scorsa stagione, Valbuena (miglior assistman del campionato) e Podence (fino al trasferimento al Wolverhampton a gennaio) hanno alzato il tasso qualitativo, Guilherme, Camara e Bouchalakis in mediana, Semedo in difesa che ha un ottimo passaggio per essere un centrale difensivo, ecc. Tutto questo è verificato dall’ottimo percorso in Europa e dalla vittoria contro l’Arsenal a Londra. Grandissimi meriti vanno a Pedro Martins, che con la giusta fiducia della società ha costruito un organico molto equilibrato nell’ultimo biennio, conquistandosi il rinnovo del contratto fino al 2022 (notizia arrivata venerdì, ndr).

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Foto da Olympiakos 1-1 PAOK del 1° dicembre 2019.

«ΤRE FATTORI NEGATIVI NEL PAOK: LA DIFESA, IL CAMBIO TECNICO E LA SFORTUNA»

Invece il PAOK è peggiorato rispetto alla scorsa stagione. Principalmente per due motivi: la difesa e il cambio dell’allenatore. L’insuperabile tandem Crespo-Varela e i migliori terzini del 2018-2019 Vieirinha e Matos, ciascuno per motivi diversi, stanno giocando al di sotto dei propri standard. Gli ottimi Mišić e Swiderski non sono bastati e l’Olympiakos è… sparito dai radar. Parlando della panchina, penso che Abel Ferreira sia un buon allenatore, però non dimentichiamoci che è arrivato dopo l’improvviso “divorzio” con Lucescu. I bianconeri hanno avuto anche sfortuna, che può essere il terzo fattore negativo di questa stagione. Ad agosto, nel percorso dei campioni dei preliminari di Champions, ha beccato l’Ajax, contro cui ha giocato benissimo, con Biseswar autore di ottime prestazioni. L’Olympiakos invece ha evitato il Porto – eliminato dal Krasnodar – e il PSV Eindhoven, che ha affrontato il Viktoria Plzen. Il fatto di non essersi qualificato ai gironi di Champions è stato uno svantaggio sul piano economico rispetto all’Olympiakos, poiché a causa del Financial Fair Play non ha potuto rafforzarsi per essere più competitivo. Le abilità e la qualità non mancano al Dikefalos, però in questa stagione non le abbiamo viste in campo perdendo l’ottima alchimia per i suddetti motivi.

«NON RIUSCIAMO A GODERCI IL CAMPIONATO PER I VELENI ATTORNO A OLYMPIAKOS E PAOK!»

È un grande peccato che negli ultimi anni abbiamo due squadre di alto livello, come Olympiakos e PAOK, non riuscendo a goderci un campionato entusiasmante a causa dei veleni attorno alla rivalità tra le due squadre. I mezzi di comunicazione si concentrano maggiormente sulle notizie fuori dal campo, i tribunali e i retroscena, rispetto al calcio giocato. Questo è davvero molto triste…

L’AEK ha perso molto tempo prima di fare la mossa giusta e portare in panchina Massimo Carrera. Il tecnico italiano, totalmente coerente con la sua nazionalità, ha dato ai gialloneri una grande solidità difensiva e con l’arrivo di Araujo in inverno, i gialloneri pensano di poter centrare qualcosa di meglio in questa stagione. Non parlo della vittoria del campionato, però con i problemi del PAOK il secondo posto può essere un obiettivo concreto.

La mia opinione sul lavoro di Giorgos Donis e il Panathinaikos è molto positiva. Giocatori come Chatzigiovanis, Donis, Dioudis penso che meritino un’occasione in Nazionale, di cui fa già parte Kourbelis, e hanno mostrato ottimi segnali anche Insúa, che difficilmente rimarrà, Johansson, Schenkeveld e Perea. Complessivamente, anche a causa della mancanza di esperienza, il Trifylli difficilmente può ambire a qualcosa di meglio.

Un commento anche sull’Aris: può sembrare una squadra “da una stagione”, però quello che ha fatto vedere è un ottimo biglietto da visita. Non so cosa possa combinare e quello che vedremo nel futuro. Gli auguro di continuare con questo tentativo, però con il blocco dei trasferimenti con cui è stato punito dalla FIFA (per un anno, notizia di venerdì, ndr) la vedo dura…

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Il ct della Grecia John van ‘t Schip.

Spostandoci sul fronte Nazionale, John van ‘t Schip dal 31 luglio è il nuovo commissario tecnico e si stanno vedendo i primi segni di miglioramento. Pensi che potrà continuare in questo modo?

Νοn è semplice fare una valutazione sul futuro della Nazionale. In un momento complicato è arrivato un nuovo allenatore che ha convocato tanti nuovi nomi principalmente da campionati esteri. Per me è positivo il “rotation” della rosa, è una cosa buona e giusta analizzare più giocatori dal momento che mancano le grandi personalità del passato come Karagounis, Katsouranis, Basinas o Zagorakis. Ad esempio la punta del Willem II Pavlidis ha fatto vedere che può dare il proprio contribuito in un periodo in cui Mitroglou e Koulouris non erano in condizioni ottimali. Anche Vasileiadis del Paderborn a centrocampo può dare dinamismo e aumentare la competitività in quel ruolo.

«PAPASTATHOPOULOS E MANOLAS DEVONO TORNARE IN NAZIONALE. VAN ‘T SCHIP? DEVE RIMANERE A LUNGO»

In difesa, dal mio punto di vista, sono assolutamente convinto che Papastathopoulos e Manolas, “freddati” dalla gestione Aggelos Anastasiadis, debbano essere convocati di nuovo perché potranno indubbiamente aiutare con l’esperienza e la qualità a loro disposizione.

Van ‘t Schip magari non è un grande nome, però ha imparato dalla scuola olandese e dà grande importanza all’energia e alla corsa, combinate con un calcio creativo, qualcosa che mancava al gioco della Grecia. L’abbiamo notato anche nelle ultime partite per le qualificazioni all’Europeo, con la Nazionale che ha concluso il girone con tre vittorie di fila! Non è l’allenatore “top”, però deve continuare a lungo: se la Federcalcio non sostiene una propria scelta, cambiando sempre il ct, difficilmente torneremo nella fase finale di un grande torneo…

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Giorgos Kyriakopoulos in anticipo su Paulo Dybala durante Juventus 2-2 Sassuolo del 1° dicembre 2019. (Pier Marco Tacca/Getty Images Europe)

La Serie A negli ultimi anni ha una forte presenza di calciatori greci: qual è il tuo punto di vista su di loro?

Non si può non cominciare con Kostas Manolas. Devo ammettere che nella prima stagione a Napoli non è stato il giocatore visto a Roma. Considerando il fatto che è andato in una squadra in cui doveva essere subito titolare e senza alcun periodo di adattamento, il nuovo ambiente e la stagione difficile dei partenopei, vedi il cambio tecnico e un campionato deludente, hanno influenzato Kostas. Anche lo stesso giocatore non è al massimo, ha vissuto momenti duri con la delusione in Nazionale. Però abbiamo notato che il Napoli stava andando avanti in Champions League ed era con un piede in finale di Coppa Italia con la vittoria in trasferta contro l’Inter: la squadra, nonostante la stagione negativa, stava reagendo. Quando tornerà la calma in società, vedremo un Manolas al meglio.

Kyriakopoulos è molto più giovane ed è anche alla prima stagione in Italia. Non si è abbattuto quando De Zerbi non lo schierava dall’inizio in un ottimo Sassuolo e da novembre in poi si è affermato. Oltre alle ottime prestazioni, ci ha fatto vedere anche un grande carattere ed è un ragazzo di ottime prospettive.

«MANOLAS SARÀ AL MEGLIO QUANDO TORNERÀ LA CALMA AL NAPOLI. KYRIAKOPOULOS HA UN GRANDE CARATTERE»

Infine, vorrei parlare anche di Babis Lykogiannis del Cagliari, un altro terzino sinistro. A nemmeno 27 anni è difficile essere titolare nella squadra rivelazione della Serie A, specialmente quando nello stesso ruolo i sardi hanno Luca Pellegrini in prestito dalla Juventus. Nonostante questo, Lykogiannis è riuscito a giocare un numero soddisfacente di partite nella seconda stagione in una squadra ambiziosa. Secondo me sarebbe meglio se andasse in una squadra che gli potrebbe dare maggiore fiducia e minuti in campo.

SUPERLEAGUE / ÏÓÖÐ - ÁÔÑÏÌÇÔÏÓ (ÖÙÔÏÃÑÁÖÉÁ: ÁÍÔÙÍÇÓ ÍÉÊÏËÏÐÏÕËÏÓ / EUROKINISSI)
Kostas Tsimikas durante una partita di Super League 1 (EUROKINISSI).

Concludiamo con Tsimikas, l’uomo mercato in Grecia: da mesi si parla di un interessamento di Inter e Napoli, mentre è notizia di poche settimane fa che anche la Lazio si stia inserendo nelle trattative. Cosa ha di così speciale questo talento?

Queste voci gli fanno onore e sono la giusta ricompensa per il suo incredibile miglioramento. Nelle partite contro Arsenal, Tottenham e Bayern in Champions League è stato eccezionale.

«TSIMIKAS È PRONTO PER IL GRANDE SALTO!»

Sapevamo che avesse velocità e ottima tecnica, con cross chirurgici, però è migliorato anche in fase difensiva: difficilmente lo batti nell’uno contro uno e ultimamente fa ottime diagonali e coperture sugli stopper. Durante la stagione dicevo che la mossa migliore sarebbe stata quella di fare un’altra ottima stagione all’Olympiakos e poi provare ad andare via. Ormai penso che sia pronto per fare il grande salto. È un terzino sinistro fantastico!

 

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La Super League 1 è a favore della ripartenza!

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Si è svolta la riunione in videoconferenza della Super League 1 cominciata alle 10 (ora italiana), e le distanze… non hanno ridotto le litigate!

Nella riunione sono stati presenti:

Olympiakos: Evangelos Marinakis (proprietario), Lina Souloukou (direttrice generale), Takis Agrafiotis (vicepresidente).
PAOK: Makis Gkagkatsis (vicepresidente).
AEK: Minas Lysandrou (vicepresidente e presidente della Super League 1).
Panathinaikos: Giannis Alafouzos (proprietario), Leonidas Boutsikaris (vicepresidente).
OFI: Ilias Poursanidis (vicepresidente).
Aris: Theodoros Karypidis (presidente).
Atromitos: Αikaterini Koxenoglou (vicepresidente).
Xanthi: Aristidis Pialoglou (presidente).
Lamia: Theodosios Tsiknis (vicepresidente).
Larissa: Alexis Kougias (proprietario).
Asteras Tripolis: Georgios Borovilos (presidente).
Volos: Panagiotis Loutsos (vicepresidente).
Panetolikos: Fotis Kostoulas (proprietario).
Panionios: Christos Daras (presidente).
Federcalcio greca: Stergios Antoniou (vicepresidente).

AGGIORNAMENTO ORE 19.00

La riunione si è conclusa pochi minuti prima delle 18, con proposte come la ripartenza con riapertura dei centri sportivi entro il 18 maggio, la gestione centrale dei diritti televisivi e la cancellazione della penalizzazione in caso di mancata licenza per la prossima stagione.

Sull’ultimo punto si è già espressa la Commissione Esecutiva della Federcalcio che si sta riunendo dalle 18. Infatti, è passata l’opzione “perdente” dalla votazione della Super League: nella prossima stagione ci sarà una penalizzazione di 3 punti per le squadre che non ottengono la licenza.

Domani alle 18 parlerà il viceministro Avgenakis e la sua parola sarà decisiva per la ripresa del campionato.

AGGIORNAMENTO ORE 17.10

Il Volos, attaccato da Marinakis durante la riunione, risponde con questo comunicato, pubblicato pochi minuti fa sul sito ufficiale:

Nella Grecia di adesso, vige la legge del più forte, non quella del più giusto. Per quanto riguarda la presunta multiproprietà, informiamo ogni interessato che la composizione della nostra società è visibile online, quindi anche l’ultimo greco può vedere se c’è o meno la multiproprietà.

Parliamo di 270 azionisti, persone fisiche della realtà di Volos, non gente coinvolta in aziende costiere, cosa che conosce molto bene Marinakis. […]

Signor Marinakis, «ΑΝΤΕ ΓΕΙΑ» (“Dai Ciao”, titolo di un programma a tema Olympiakos di Takis Tsoukalas sulle reti locali dell’Attica, ndr) come dite voi al Pireo.
Ha provocato troppe sofferenze nel calcio greco. Deve imparare dagli errori e deve dimostrare col suo comportamento che le interessi un futuro migliore e non solo «L’Olympiakos deve vincere il campionato e tutti gli altri devono andarsene a…».

E non si dimentichi: Tutte le giunte cadono e con quello che sta facendo, usando tutti i mezzi possibili, ha una data di scadenza.

P.S. Siamo sicuro che troverete molta immondizia giornalistica che servirà il vostro marciume, parafrasando e distorcendo il nostro comunicato, cercando di contaminare la nostra squadra nel tentativo di influenzare la pubblica opinione. Ma ormai la gente sa cosa succede.

P.P.S. E un consiglio: I contrasti personali con il sig. Savvidis e il PAOK li tenga per sé stesso e non immischiate tutto il calcio professionistico perché sta facendo solo del male in questo modo.

AGGIORNAMENTO ORE 16.55

Il presidente della Super League 1 Minas Lysandrou sostiene che il campionato dovrà ricominciare entro il 14 giugno, altrimenti finirà solo con la regular season. Il patron dell’Aris Theodoros Karypidis vuole che si giochi ad ogni costo, mentre Giannis Alafouzos riporta che:

Gli impianti riapriranno il 20 giugno. Quindi, prima di quella data, non ci potranno essere allenamenti di gruppo. Io dico di sì al campionato solo se il governo ci può assicurare lo svolgimento degli allenamenti. Non vorrei che ci esercitassimo delle pressioni politiche per far ricominciare il campionato.

AGGIORNAMENTO ORE 15.10

Alexis Kougias, patron del Larissa:

Dobbiamo curare la salute degli atleti. Oggi trasmettiamo il messaggio che vogliamo continuare con il campionato. Propongo di unire sia la mia opinione che quella di Alafouzos per ripartire. Si ricomincia con gli allenamenti individuali e, se non verranno permessi gli allenamenti di gruppo, quindi si chiude tutto.
Manteniamo la speranza.

AGGIORNAMENTO ORE 14.50

La Super League 1 non può prendere la decisione definitiva sul prosieguo del campionato, solo il governo e la Federcalcio possono decidere.

Questa è una cosa sottolineata più volte dal presidente della Super League 1 Minas Lysandrou prima di una nuova votazione per vedere qual è la posizione della Lega: 11 voti a favore della ripresa e conclusione del campionato e 4 per l’interruzione definitiva.

A favore si sono poste: AEK, Aris, Asteras, Atromitos, Lamia, Larissa, OFI, Olympiakos, Volos, Xanthi e anche la Federazione. Panathinaikos, Panetolikos, Panionios e PAOK (anche se vorrebbe aspettare ancora) sono contro la ripresa.

Il più strenuo difensore dell’interruzione è Giannis Alafouzos del Panathinaikos:

Non capisco perché siete in tanti a favore della ripresa. Il governo sta ancora vietando gli allenamenti di gruppo ed è pericoloso ricominciare. Belgio, Olanda, Francia hanno concluso i campionati, mentre Italia e Inghilterra stanno ancora discutendo.

Qua rischiamo che se torniamo in campo, invece di guadagnarci, perderemo soldi dalla NOVA (pay-tv detentrice di gran parte dei diritti, ndr), perché tanti bar hanno disdetto l’abbonamento e quindi ci chiederà anche soldi.

Lo ribadiamo anche noi, questa è la posizione della Super League 1. Se il viceministro dello Sport Lefteris Avgenakis domani parlerà di un altro prolungamento del divieto di usare i centri sportivi e degli allenamenti di gruppo, il campionato non si concluderà.

AGGIORNAMENTO ORE 14.25

(Fonte SDNA) Nella votazione che cancella di fatto la penalizzazione in caso di mancata licenza, hanno votato a favore: AEK, Aris, Asteras Tripolis, Lamia, Larissa, Panionios, Panathinaikos e Olympiakos.
Le sei squadre che hanno votato contro questa proposta e a favore di una penalizzazione di 3 punti hanno sono: Atromitos, PAOK, Panetolikos, Volos, OFI e Xanthi. Ovviamente la Federcalcio si è astenuta da questa votazione.

In seguito, è stata indetta un’altra votazione per il limite dei trasferimenti, passata con un combattuto 8-7 a favore. I voti sono stati i seguenti:

AEK: contro
Aris: contro
Asteras: a favore
Atromitos: a favore
Lamia: contro
Larissa: contro
OFI: a favore
Olympiakos: contro
Panathinaikos: contro
Panetolikos: a favore
Panionios: contro
PAOK: a favore
Volos: a favore
Xanthi: a favore
Federcalcio: a favore

AGGIORNAMENTO ORE 14.15

L’inviato di Spor FM Aris Asvestas ha riportato un’altra votazione appena conclusa in questa riunione fiume, che sta durando ormai quattro ore.

Stavolta si parla delle licenze per partecipare al prossimo campionato, vista la difficile situazione economica. Si parla di un accordo per un rinvio al 31 maggio della scadenza per la presentazione dei documenti in modo da ottenere la licenza. Invece, per quanto riguarda i provvedimenti per le squadre senza licenza, è stata fatta una nuova votazione.

Con 8 voti a favore contro 6 la Super League 1 ha deciso solamente per un limite dei trasferimenti, cancellando penalizzazioni e ammende, per le squadre senza licenza. Attualmente, una squadra otteneva 6 punti di penalizzazione, un’ammenda e un limite dei trasferimenti, proprio come il Panionios in questa stagione.

Niente penalizzazione e limite nei trasferimenti: questa è la proposta che la Super League 1 manderà alla Federcalcio, l’ente responsabile delle licenze delle squadre professionistiche.

AGGIORNAMENTO ORE 14.03

Come viene riportato da novasports.gr, il presidente della Super League 1 Minas Lysandrou non voleva la votazione per la gestione centrale dei diritti televisivi per la stagione 2020-2021, però alla fine è stata fatta col risultato che vi abbiamo già scritto. Il patron del Larissa Alexis Kougias ha chiesto all’Olympiakos di votare a favore:

Vorrei pregare il signor Marinakis, che ha fatto una prestazione eccezionale oggi, di ascoltarmi.

AGGIORNAMENTO ORE 13.29

Un altro attacco, stavolta partito dal patron del Larissa Alexis Kougias, nei confronti dello Xanthi:

Lo Xanthi appartiene al PAOK. Abbiamo un serio problema da questo punto di vista. Il Larissa sporgerà denuncia appena ricomincerà il campionato.

Nonostante la situazione, la tensione non tende a diminuire.

AGGIORNAMENTO ORE 13.25

Il premier Mitsotakis ieri ha annunciato l’inizio degli allenamenti individuali all’aria aperta dal 4 maggio. Anche la Super League 1, quindi, attende quello che dirà il viceministro con delega allo sport Lefteris Avgenakis domani verso le 17 (ora italiana) per quanto riguarda gli sport di squadra.

Lo scenario più ottimista parla di una ripartenza degli allenamenti di squadra (non a gruppi, ma dell’intera rosa) il 18 maggio, con una ripartenza del campionato per il weekend del 13-14 giugno.

AGGIORNAMENTO ORE 12.55

Tutti a favore, tre escludono lo Xanthi, mentre l’Olympiakos è l’unico astenuto, perché come spiega Marinakis:

Diciamo di no alla gestione centrale dei diritti televisivi mentre abbiamo strutture societarie come quelle di Xanthi e Volos.

AGGIORNAMENTO ORE 12.50

Il patron del Panathinaikos Giannis Alafouzos, secondo gazzetta.gr, ha proposto una votazione per la gestione centrale dei diritti televisivi, che renderebbe la vita più semplice dal punto di vista economico a tante squadre.

I voti sono stati i seguenti.

AEK: a favore
Aris: a favore eccetto le squadre immischiate nel caso multiproprietà
Asteras: a favore
Atromitos: a favore
Lamia: a favore
Larissa: a favore eccetto le squadre immischiate nel caso multiproprietà
OFI: a favore
Olympiakos: astenuto
Panathinaikos: a favore
Panetolikos: a favore
Panionios: a favore eccetto le squadre immischiate nel caso multiproprietà
PAOK: a favore
Volos: a favore
Xanthi: a favore
Federcalcio: a favore

Nei minuti precedenti, abbiamo avuto ben due liti, con grande protagonista Marinakis.

PRIMO ROUND: OLYMPIAKOS CONTRO IL PAOK

Evangelos Marinakis, appena entrato nella riunione per rappresentare l’Olympiakos verso le 10.30, parte in quarta contro il PAOK e Ivan Savvidis:

Savvidis e tutto quello che ha fatto sono una macchia nella storia del calcio greco. Il PAOK e il suo proprietario non devono rendere ridicolo il calcio greco all’estero, perché il suo unico rappresentante è l’Olympiakos.

Quando gli è stato accertato dal Minas Lysandrou, presidente della Super League, che Ivan Savvidis era assente, ha ricevuto questa risposta da Marinakis:

La maggior parte delle volte Savvidis non è presente: è russo, sarà in Russia. Solo per telefono o Skype, tutto il lavoro sporco lo fa Gkagkatsis (il vicepresidente del PAOK, ndr). All’Olympiakos, il presidente e nessun dirigente sono scesi in campo con pistole. Noi abbiamo pagato lo stadio che abbiamo costruito e non abbiamo avuto alcuna sponsorizzazione. L’Olympiakos ha pagato quello che doveva all’erario fino all’ultimo centesimo. Al PAOK sono stati regalati i debiti.

Presente alla riunione, il rappresentante e vicepresidente del PAOK Makis Gkagkatsis è passato al contrattacco:

Rispedisco al mittente tutte le parole, tra cui gli insulti razzisti. Probabilmente [Marinakis] è nervoso per la decisione della Commissione Etica, ma il suo nervosismo non giustifica le parole sull’attività di Ivan Savvidis, che recentemente ha investito più di 200 milioni durante questa crisi. Le macchie sono le partite truccate e le sim pachistane (riferendosi allo scandalo scommesse del 2012 con Marinakis tra gli indagati, ndr).

Al PAOK non è stato regalato nulla. Ha pagato 11 milioni di euro il signor Savvidis. Lei invece non ha pagato la Banca di Creta (in cui l’Olympiakos aveva dei debiti, ndr).

E Marinakis risponde con un laconico:

Sta sbagliando. Abbiamo pagato tutto.

Il presidente della Super League, e vicepresidente dell’AEK, Minas Lysandrou ha cercato di riportare la situazione alla normalità, addirittura alzando la voce per farsi sentire dai due litiganti.

Per il campionato, Marinakis si pone così:

Possiamo cominciare gli allenamenti il 5-6 maggio senza l’uso di palestre e spogliatoi. Noi siamo d’accordo sulle decisioni che aiuteranno le altre squadre, anche se l’Olympiakos perderà soldi a causa della crisi che sta colpendo il calcio.

SECONDO ROUND: OLYMPIAKOS CONTRO TUTTI

Passando ai diritti televisivi, l’Olympiakos vuole il ritorno ad una gestione centrale, ossia un accordo in blocco con uno o più reti televisive. Attualmente, ogni squadra gestisce da sé i diritti televisivi, creando problemi praticamente ogni estate.
Una delle prime squadre a tirarsi fuori dalla gestione centrale attuata nel 2006 era stato il PAOK.

A lanciare il sasso è, ancora, Marinakis:

Il PAOK era il primo ad uscire dalla gestione centrale. L’Olympiakos è a favore della gestione centrale solo se si chiariranno le strutture societarie. Ovvero non è possibile parlare di una gestione centrale e avere lo Xanthi che è la seconda squadra del PAOK. Oppure il Volos che lo hanno reso un aborto. Oppure squadre come il Panetolikos su cui ci sono dei dubbi.

Il vicepresidente della squadra del Pireo Takis Agrafiotis lancia la provocazione a Fotis Kostoulas, patron del Panetolikos:

Fino a quando ci saranno squadre “satellite” in Lega, non ci sarà una gestione centrale. Avete preso il bigliettino da Gkagkatsis.

Con Kostoulas che risponde:

Dovrebbe vergognarsi il signor Agrafiotis. Ditemi per quale motivo dovrei essere una squadra satellite. Chi non si schiera con l’Olympiakos è un suo nemico quindi?

Il vicepresidente del PAOK Makis Gkagkatsis chiarisce e ribatte:

Il PAOK è uscito nel 2015 perché è stato trattato con i termini economici del 2007. Ivan Savvidis ha dimostrato a tutti che, quando si tratta degli interessi delle squadre inferiori, mette in secondo piano gli interessi del PAOK. Si deve ripulire l’ambiente? Anche per le partite truccate o per il caso dell’aggressione dell’arbitro Tzilos (che noi avevamo raccontato qui).


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«Maradona obiettivo del Panathinaikos!»

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«Si tratta del più grande calciatore del mondo» recita l’occhiello di questa storica prima pagina.

Caliamoci nel contesto di quel periodo molto particolare.
5 aprile 1980, Sabato Santo per la Grecia ortodossa. Le squadre stanno concludendo un campionato che sarà conquistato dall’Olympiakos nello spareggio contro l’Aris.

L’Alpha Ethniki 1979-1980 è un torneo storico: infatti, è il primo dell’era del professionismo nel calcio greco. Nel 1979 viene votata la legge 879 che prevedeva la conversione delle società di Alpha Ethniki in Società Anonime Calcistiche (ΠΑΕ – Ποδοσφαιρικές Ανώνυμες Εταιρείες) con azionisti e capitali, come in un’azienda. Questo favorisce l’ingresso di imprenditori da altri settori e rivoluzionerà definitivamente il calcio ellenico.

Nel Panathinaikos, dal 17 luglio 1979 il 54% del pacchetto azionario è in mano a tre membri della ricca famiglia Vardinogiannis, imprenditori del mondo petrolifero. Giorgos Vardinogiannis sarà il presidente del Trifylli per ben 21 anni, fino all’alba del terzo millennio. Una mossa che arriva dal… Pireo!

Infatti, Giorgos Vardinogiannis è un grande amico di Stavros Daifàs, armatore greco, il quale era a capo della cordata che aveva rilevato l’Olympiakos poco tempo prima:

Il giorno che ho acquistato l’Olympiakos ho incontrato Giorgos Vardinogiannis e gli ho proposto di comprare il Panathinaikos per dare il via ad un concreto rinnovamento del nostro calcio. Ho detto la stessa cosa anche a Vardis Vardinogiannis (fratello di Giorgos) e sono andati l’altro giorno da Jack Nikolaidis (che gestiva l’allora società) e hanno acquistato il Panathinaikos.

Insomma, gli anni Ottanta saranno dominati dal dualismo Vardinogiannis-Daifàs, con citazioni in tribunale, giocatori che passano da una sponda all’altra e colpi (o solamente titoli) sensazionalistici.

Tra questi, spicca sicuramente quello indicato in foto, ripescato tempo fa da una pagina Facebook con vecchi ritagli di giornali sportivi.

Il settimanale vicino ai verdi Panathinaikà Nea, in quel Sabato Santo di quattro decenni fa, piazza la bomba: «Maradona obiettivo del Panathinaikos!»Diego è ancora un adolescente, non ha compiuto nemmeno 20 anni, gioca nell’Argentinos Juniors ed è già stato convocato in Nazionale. La notizia ha dell’incredibile: la famiglia Vardinogiannis vuole colpire l’Olympiakos con questo fenomeno.

Solo che il 20 febbraio 1981, quasi un anno dopo quella prima pagina, Maradona firma col Boca Juniors e il resto è storia…

Sotiris Ninis a Sport24.gr: «Ho voglia di tornare a giocare. Donadoni voleva schierarmi alla Pirlo!»

Nella serie di interviste che il sito Sport24.gr sta svolgendo in questo periodo di pausa dalle partite, ieri il giornalista Charlie Protopapas ha posto qualche domanda a Sotiris Ninis. L’ormai 30enne centrocampista è svincolato da questa estate e ha risposto su temi riguardanti il Panathinaikos, la Nazionale e le sue esperienze all’estero, tra cui quella col Parma di Roberto Donadoni: un’intervista così interessante che ve l’abbiamo tradotta in italiano.

Se volete sentire l’intervista completa di circa 50 minuti, il video è questo:

Ιnizialmente, come stai passando questo periodo?

Noi abbiamo imparato a fare sempre allenamento ed è difficile stare a casa, come tutte le persone del resto. Continuo ad allenarmi con l’aiuto del mio preparatore Giannis Kotsis (ex AEK, ndr). Non possiamo lavorare col pallone ed entrare in campo: questa è la cosa peggiore.

Sei nato nel 1990, hai compiuto gli anni solo dieci giorni fa… Qual è il motivo per cui sei senza squadra in questo momento?

Sono molti i motivi da analizzare, ma quello principale è perché non voglio andare da qualche parte per il solo motivo di andare. Voglio far parte di una squadra che mi vuole dare quello che vorrei. Sto cercando motivazioni, un buon ambiente in cui dare quello che riesco ad offrire. Ho voglia di tornare a giocare e di essere com’ero prima. 
Vorrei trovare una squadra con cui mi faccia piacere il fatto di giocare a calcio, un qualcosa che non è avvenuto negli ultimi due anni, in cui ho affrontato delle difficoltà. Penso sia la cosa peggiore non essere felice quando si scende in campo: se non lo sei, non riesci ad esprimerti al meglio.

Se qualcuno ci pensa, hai fatto un’ottima carriera: hai giocato in Nazionale, sei andato in un Mondiale, sei stato un protagonista in una delle squadre più costose degli ultimi anni in Grecia a soli 20 anni e ti sei trasferito al Parma. Può capitare di non giocare bene nella prima stagione all’estero, sei andato in prestito al PAOK ma non è andata come speravi, poi sei tornato in Nazionale.
Cosa è successo dopo la tua seconda esperienza al Panathinaikos (novembre 2014-gennaio 2016)? Perché è da quel momento che ti sei perso…

Direi che nel Panathinaikos, quando sono tornato, è arrivato un nuovo allenatore (Andrea Stramaccioni, ndre qualche giocatore doveva andare via. Non è stata data fiducia a nessuno dei ragazzi della squadra di Giannis Anastasiou e il Panathinaikos ha fatto praticamente la rosa da capo: è arrivato un allenatore e ha cambiato tutto.

In seguito, sono andato in una squadra belga (nel Charleroi nel gennaio 2016, ndr). Avevo qualche dubbio, però avevo parlato con Stergios Marinos (ex compagno di squadra al Panathinaikos e dal 2013 nel Charleroi, ndre il campionato mi è piaciuto. Sulla carta non è al livello di quello greco, ma era competitivo e nel primo anno sono andato bene. Per qualche motivo non è stato rinnovato il mio contratto nel Charleroi e ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque: sono andato in una squadra che si è interessata a me. Quello che ti viene dato, lo prendi. Da lì, le cose sono cominciate ad andare male.

Che cosa è successo nel Mechelen?

Il campionato belga si divide in due zone. Dalla zona francofona, sono andato in quella fiamminga, che è un ambiente più chiuso. In squadra tutti erano fiamminghi, ad eccezione di due serbi: chiunque tu sia come giocatore, è davvero difficile entrare in questo gruppo. Questa è l’impressione che mi ha dato anche l’allenatore, che si basava sui giocatori fiamminghi e purtroppo qualsiasi tentativo abbia fatto è stato un buco nell’acqua.

E come ti sei ritrovato in Israele?

È capitato all’improvviso qualche giorno dopo essermi svincolato e non volevo rimanere disoccupato. Ho preferito giocare per un anno, fare una stagione intera e tornare poi in Europa. Purtroppo il livello non era così alto, anche se ho preferito rimanere là e non tornare in Grecia: forse questo è stato un mio errore. Ho avuto fiducia in qualche persona, ho pensato che nella stagione successiva avrei lavorato con loro, trovando qualcosa di meglio, però purtroppo sono rimasto fino all’ultimo momento senza nessuna offerta.

Ti sei già trovato in questa situazione nel 2014. Eri svincolato per qualche mese, poi sei tornato al Panathinaikos, eri titolare e sei tornato anche in Nazionale. Pensi che tutto ciò si possa ripetere?

Questo è il mio obiettivo, perché penso di potercela fare. Anche allora nessuno credeva in me, però ce l’ho fatta.

Quando è arrivato Stramaccioni e ha detto che non si sarebbe basato sui calciatori greci, avevi ancora un contratto col Panathinaikos?

Sì, ce l’avevo fino al 2017. Ero appena tornato dalla Nazionale (inizio novembre 2015, ndr) e, prima che Anastasiou se ne andasse, stavamo discutendo per un rinnovo del contratto dopo le mie prestazioni: non l’avevo mai detto prima. Ci eravamo detti di fare un contratto migliore per rimanere a lungo. Non abbiamo fatto in tempo ed è successo quello che è successo. Penso sia stata chiaramente una scelta del presidente [Giannis Alafouzos] di ricominciare da capo, perché non c’era nessun altro che prendeva decisioni del genere.

Anche se nell’estate di quell’anno, Alafouzos dichiarava che era molto contento nel vederti giocare nel Panathinaikos.

Da quello che ricordo, la squadra contava su di me. A causa delle eliminazioni in Europa (3° turno di Champions contro il Brugge e nei playoff di Europa League contro gli azeri del Qabala, ndr), c’erano tantissima pressione sul presidente, che lo ha portato a prendere qualche decisione sbagliata. Come quella di dare le chiavi ad una persona che ha cancellato tutto quello che era stato fatto prima.

ÐÁÍÁÈÇÍÁÉÊÏÓ-ÊÁÌÐÁËÁ(PLAY OFF EUROPA LEAGUE)(ICONPRESS/ÄÇÌÇÔÑÇÓ ÍÔÏÕÍÔÏÕÌÇÓ) ÁÐÏÃÏÇÔÅÕÓÇ ÍÉÍÇÓ
27 agosto 2015. Foto da Panathinaikos 2-2 Qabala, ritorno dei playoff di Europa League (ICONPRESS)

Il palo che hai colpito all’inizio della partita di ritorno col Qabala avrebbe potuto cambiare le sorti di quella stagione.

Non possiamo pensare cosa è andato storto e come siamo stati eliminati da un palo. Può succedere nel calcio. Semplicemente una grande società non può cancellare tutto dopo un risultato. Ha perso i soldi che sarebbero arrivati dalla partecipazione in Europa, però ha investito in pochi mesi una somma che non aveva speso nemmeno nei tre anni precedenti: tutto questo è stato un errore.

Se ti avessi conosciuto allora, ti avrei detto di rimanere col tuo contratto, anche perché tanto Stramaccioni se ne sarebbe andato prima o poi. Perché in quel momento non hai ragionato così?

Un motivo per cui ho cambiato aria è perché voglio sempre inseguire la fortuna. So come ci si sente nell’essere attivo e giocare anche in Nazionale, come lo ero allora. Non è possibile rimanere sei mesi o un anno solo per il contratto che ti lega alla società, aspettando che venga cacciato un allenatore che è stato appena ingaggiato e su cui hanno investito tanto. Non l’avrebbe fatto nessuno a meno che non avesse avuto un ricco contratto.

Parlando del tuo ruolo, hai cominciato a giocare come ala destra, con Henk ten Cate sei diventato trequartista, poi Jesualdo Ferreira ti ha spostato qualche metro più lontano dalla porta. Secondo te qual era la tua posizione migliore?

A dir la verità tutte mi sono piaciute, ma quella che preferisco è quella da “numero 8” (in Grecia è la mezzala box-to-box, ndr). Da trequartista correvo moltissimo e a vuoto, invece da mezzala correvo di meno ma in maniera mirata. All’inizio ho avuto qualche difficoltà, ma mi ha aiutato anche quando ho giocato in Italia, dove mi sono abituato da centrocampista. 

Pensa che Donadoni voleva schierarmi alla Pirlo, davanti ai centrali difensivi. Nella mia posizione giocava Jaime Valdés, che tecnicamente era ottimo, ma molto lento. Era difficile per me che ero un trequartista andare a giocare da mediano puro. In Italia devi correre molto e se sei in una squadra che non ha un ruolo da protagonista in campionato, è un ruolo di enorme responsabilità. In una conversazione con Anastasiou, mi aveva detto di farmi giocare accanto a Zeca (da mezzala, ndr). Penso che questo sia il ruolo migliore per me.

Quello che visto è che se un giovane ragazzo gioca bene due partite, le persone dell’ambiente alzano fin troppo le aspettative su di lui. E se lo stesso giocatore poi non gioca al livello previsto, viene criticato subito aspramente.
Secondo te esiste un problema, soprattutto in Grecia, su come viene gestito un giovane talento?

In Grecia non ci sono mezze misure. Sentivi delle cose fuori dal mondo quando giocavo. Purtroppo non ci puoi fare nulla. Sai che al primo passo falso ti diranno che sei scarso quando poco tempo prima scrivevano tutt’altro. In generale dobbiamo essere molto più conservativi, soprattutto con i ragazzi giovani. Ormai è più semplice per un giovane arrivare a giocare nel calcio greco.

Io sono stato fortunato perché ho giocato negli anni buoni del Panathinaikos e della Nazionale. Le personalità che avevo attorno a me erano capaci di crearti una mentalità vincente. Era davvero importante avere come compagni di squadra dei giocatori che avevano conquistato l’Europeo. Purtroppo, ora pensano che così come sono migliorati, faranno anche il prossimo passo. Ora come ora, i grandi giocatori non vengono più in Grecia oppure hanno appeso gli scarpini al chiodo, quindi è difficile gestire una situazione del genere.

Cosa consiglieresti ad un giovane ragazzo?

La cosa più importante è giocare. Puoi essere in una buona squadra all’estero e non essere contento perché non giochi. Devi allenarti duramente, indifferentemente dalla difficoltà degli allenamenti. Devi tapparti le orecchie per le cose che ti dicono la maggior parte dei giornalisti. Con le partite che giochi diventi migliore. Non sei un buon giocatore a 20, 22 o 23 anni. Più invecchi e più imparerai, fino a quando smetterai di giocare.

Secondo te, quando ti sei sentito nelle migliori condizioni?

Penso che nel triennio dopo la doppietta col Panathinaikos nel 2010 sono stato molto bene. Ma anche quando sono tornato nel 2014 mi sentivo bene: se tu dicessi ad un giocatore svincolato da tre mesi che nel giro di un semestre avrebbe riconquistato la Nazionale e il posto da titolare nel Panathinaikos, non ci crederebbe.

[In quel momento arriva un messaggio da Zeca, in cui dice che lo adora.]

Ho un debole per Zeca, abbiamo passato tanto tempo insieme ed è un ragazzo eccezionale.

Zeca che è un altro giocatore trattato ingiustamente in Grecia: un calciatore con questa duttilità e con queste caratteristiche manca anche adesso al Panathinaikos…

La gente a volte non capisce cosa può offrire ogni giocatore in campo. Ad esempio, mi chiedono di fare i chilometri di Zeca, oppure allo stesso Zeca di servire i palloni in avanti come faccio io. Questo non l’ho mai vissuto in Italia, in Belgio o in Israele, ma solo in Grecia. Basti pensare che Zeca è molto apprezzato adesso nel Copenhagen perché è un giocatore che corre e lotta, un ottimo capitano.

Capitolo Nazionale.

Mi manca, non posso nasconderlo, e spero di poterci tornare. L’assenza di Fernando Santos e del direttore tecnico è stata enorme. Ora si sta facendo un nuovo tentativo con un nuovo ct (van ‘t Schip, ndr) con Takis Fyssas e Konstantinidis come dirigenti: le cose stanno andando come devono andare. Negli ultimi sei anni sono stati usati circa 60-70 calciatori diversi e solo con Santos e Rehhagel ci sono stati dei gruppi consolidati.

Specialmente per entrare nello strettissimo giro di Rehhagel dovevi dare l’anima. Santos è riuscito a cambiare questa situazione in maniera graduale. Se ricordo bene, prima un giocatore non scendeva in campo con la prima convocazione, si doveva prima vedere l’ambiente negli spogliatoi e negli allenamenti. Secondo me se uno viene convocato e gioca subito in Nazionale, non fa bene nemmeno allo stesso calciatore, perché si creano troppe aspettative su di lui.

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Sotiris Ninis durante una partita della Nazionale del 2015.

Hai mai avuto la sensazione che la Nazionale era fatta per grandi cose?

Sì, l’ho avuta. Nel Mondiale del 2010 eravamo tutti al debutto e avevamo avversari come Argentina e Nigeria. Penso che ad Euro 2012 siamo stati più squadra, è stata una delle più belle spedizioni: eravamo davvero un bel gruppo sia negli allenamenti che in albergo e questo si vedeva. Non abbiamo avuto buoni risultati all’inizio ma se non avessimo affrontato la Germania ai quarti, potevamo andare anche più avanti.

Avevamo un allenatore eccezionale, Fernando Santos, che prendeva il 100% da ogni giocatore. Conosceva la mentalità del calciatore greco, sapeva come gestirlo al meglio. Quando hai una persona come Santos che non ti regala nulla e ti sprona sempre, sei costretto a dare il massimo. Penso che le migliori partite che abbia giocato siano state in Nazionale.

Sei tornato in Nazionale nel 2015 giocando con ct Markarián nel secondo tempo con le isole Fær Øer e da titolare contro la Polonia. Quali sono state le differenze nell’ambiente che hai trovato?

La differenza era enorme. Una squadra totalmente diversa, quando la situazione non è buona non puoi nemmeno dire tanto. Però, d’altra parte, ero felice di tornare a giocare in Nazionale. Per il risultato contro le Fær Øer mi sono vergognato (sconfitta 2-1 a Tórshavn il 15 giugno 2015, ndr). Ho giocato bene nella ripresa perché avevo tanta fame di riscatto e non volevo che si ripetesse la figuraccia del Karaiskakis (sconfitta 0-1 nel settembre 2014 con ct Claudio Ranieri, ndr).

Parlando dell’attuale campionato, come vedi le squadre in questa stagione, considerando anche l’avventura europea dell’Olympiakos?

Il PAOK è migliorato tantissimo negli ultimi tre anni però, devo essere onesto e forse a qualcuno dispiacerà, quest’anno l’Olympiakos è la squadra migliore non solo per i risultati ma anche per il suo gioco. Io tifo le squadre greche in Europa, voglio che conquistino punti per la Grecia. La qualificazione contro l’Arsenal è stata una sorpresa, ma non lo sarà se si qualificherà contro il Wolverhampton. Può andare ancora avanti in Europa League.

L’Olympiakos generalmente lavora in ottica europea negli ultimi anni. Questo lo sto capendo da certi giocatori che sono là e sono miei amici. Sanno come valorizzare un giocatore e venderlo. Giocare in Europa dà grandi motivazioni e sale immediatamente anche il proprio valore di mercato. L’Olympiakos è un esempio per tante squadre come il PAOK, l’AEK o il Panathinaikos, il cui obiettivo dovrebbe essere quello di vendere giocatori in questo momento, secondo me. 

E il Panathinaikos di Giorgos Donis?

Lo vedo bene. Sono abbastanza contento della squadra nell’ultima stagione e mezza. Mi piace vedere giovani che ci tengono, che sono tristi quando perdono. Hanno un ottimo allenatore che conosce bene la dimensione della squadra. Spero che questi ragazzi avranno ancora più fiducia, così la società potrà guadagnarci nei prossimi anni.

Quali giocatori del Panathinaikos stanno spiccando secondo te?

Per me è importante il capitano (Kourbelis, ndr). Infonde la calma che serve nella squadra. Non nascondo che anche Chatzigiovanis mi piace parecchio. Per Bouzoukis posso dire solo parole positive: è molto calmo, bravo col pallone e può migliorare ancora. Penso che anche gli altri ragazzi che stanno arrivando potranno sicuramente creare qualcosa di buono.

Quel tiro di Vlaović che ha gelato il Camp Nou

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Una delle notti magiche del Panathinaikos in Europa finita… nel peggiore dei modi.

La sera di 18 anni fa, al Camp Nou, il Trifylli di Sergio Markarián si presenta forte dell’1-0 con cui ha battuto il grande Barcellona dell’ex Pallone d’Oro Rivaldo al Leoforos. La squadra in verde è riuscita a passare due gironi (la formula era diversa di quella attuale, ndr) con Arsenal, Schalke 04, Maiorca, Porto, Sparta Praga e Real Madrid, con la rosa che comprende tanti giocatori del miracolo di Euro 2004 come Nikopolidis, Karagounis, Fyssas, Basinas e Goumas.

Chi passa questo turno è tra le prime quattro squadre d’Europa, in semifinale di Champions League.

Si parte e sembra di essere in un sogno. Michalis Konstantinou riceve il pallone a 25 metri, con le spalle alla porta difesa da Bonano e pressato da Frank de Boer: il cipriota si gira e scaglia un fulmine che si infila sotto le mani del portiere catalano.

0-1 al minuto numero 8 e sesta rete per Konstantinou, rivelazione del torneo.

Anzi, pochissimi minuti dopo è l’altra punta – Lymberopoulos – a sprecare l’occasione per il raddoppio. Il Barcellona è una squadra di carattere e al 22′ Saviola pesca in area Luis Enrique che stoppa il pallone e batte Nikopolidis. 1-1, ma il Panathinaikos ha ancora il vantaggio dalla rete dell’andata.

I greci sono anche molto sfortunati. Karagounis si fa male e gioca qualche minuto col crociato rotto (!) prima di essere sostituito nel recupero, mentre Lymberopoulos è sfinito dall’influenza e Olisadebe deve prendere il suo posto all’intervallo.

Nella ripresa, il Barcellona parte forte e al 50′ è già 2-1: punizione di Rivaldo dalla destra e Luis Enrique – ancora lui – svetta di testa anticipando tutti. Al 61′, un’altra rete catalana con Saviola, imbeccato alla grande dal giovane Xavi e sbucato in mezzo ai centrali greci: col 3-1 il Barcellona è in semifinale.

Dal 75′ comincia un’altra partita. Il Panathinaikos pressa e all’80’ Olisadebe arriva davanti a Bonano venendo travolto dal portiere (rigore sospetto), mentre nel proseguimento dell’azione il tiro a botta sicura di Konstantinou viene respinto da Puyol a un metro dalla linea di porta. Poco dopo, Reina (sì, ex Liverpool, Napoli e Milan) prende il posto di Bolano e Olisadebe fallisce un’altra occasione. Il gol qualificazione sembra maturo.

Al 95′, ultimo minuto di recupero, Michaelsen opera un traversone dalla destra, de Boer la respinge al limite dell’area e il pallone arriva a Goran Vlaović, subentrato a Kolkka.
L’attaccante ex Padova addomestica la sfera col ginocchio, sferra un tiro di collo e…

Quando è partito il pallone dal mio piede, ho pensato che entrasse. Ho avuto questa sensazione. Però negli ultimi metri, a causa dell’effetto preso, è uscita di poco fuori. È stata un’enorme delusione per me, per tutti i miei compagni e i tifosi del Panathinaikos.

Mi ricordo che il Camp Nou è stato in silenzio. Molti spettatori pensavano che sarebbe andata in rete. Ci credevano.
Purtroppo, non è mai entrata.

Goran Vlaović in un’intervista nel 2016 a Sport24.gr

Reina come una statua di ghiaccio, Puyol che saltella come se avesse segnato lui, Gabri che si mette le mani in faccia per il pericolo corso. E poi tutti i giocatori del Panathinaikos nell’inquadratura, appena il pallone esce di un pelo, cadono a terra quasi di istinto: Olisadebe, Kyrgiakos, Konstantinou e lo stesso Vlaović.

Tutti capiscono che è finita qui. Panathinaikos eliminato per pochi centimetri.
E chissà cosa avremmo visto se quel pallone fosse entrato, chissà…

Per rivivere le azioni salienti con il commento in greco:

Anche le formazioni sono interessanti, giusto per farvi capire le squadre:

BARCELLONA: Bonano (84′ Reina), Puyol, F. de Boer, Abelardo, Coco (45+4′ Kluivert), Xavi, Luis Enrique, Cocu, Rivaldo, Overmars (74′ Gabri), Saviola. All. Carles Rexach

PANATHINAIKOS: Nikopolidis, Šarić, Kyrgiakos, Henriksen, Fyssas, Goumas, Basinas, Karagounis (45+3′ Michaelsen), Kolkka (76′ Vlaović), Lymberopoulos (46′ Olisadebe), Konstantinou. All. Sergio Markarián.

 

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Giorgos Sideris, l’uomo delle prime volte

Il filosofo francese Jean-Paul Sartre diceva che «il calcio è una metafora della vita».

Uno dei più grandi interpreti greci di questa metafora è Giorgos Sideris: la passione e la forza fisica che ha avuto in campo sono state lo specchio della sua vita. Con la sola presenza in campo, provocava il terrore nelle difese avversarie.

Tra i quartieri del Pireo – anche nel 2020, a quasi mezzo secolo dal suo ritiro – accostano il suo nome all’orgoglio e alla magia.

Nato il 5 aprile 1938 ad Agios Ioannis Rentis (tra il Pireo Atene), ultimo di otto fratelli, Sideris vive un’infanzia difficile tra l’occupazione nazifascista e la distruttiva guerra civile greca. Nelle tante famiglie numerose dell’epoca, anche i figli dovevano lavorare: il piccolo Giorgos, infatti, porterà il pane a casa già da prima dell’adolescenza.

Ho fatto tanti lavori manuali. Uno dei miei fratelli aveva un bancone nel vecchio mercato ortofrutticolo di Atene (via Pireòs), prendevo due tonnellate di roba e le portavo fino ad Omonia. Quando arrivavo a destinazione, mi sentivo bene, rinforzato quasi. Era un allenamento formidabile per me.

Da questa esperienza, sviluppa una forza fisica senza precedenti: sarà il suo punto di forza nella sua carriera da calciatore.

UN PERCORSO MATURO

Mentre svolgeva questi lavoretti, Giorgos Sideris gioca nei campetti di Renti, vicino a casa. Suo fratello Spyros gioca nell’Apollon Rentis, la squadra della città, e anche lui viene incluso nella rosa: un giorno si infortuna un ragazzo ed l’adolescente Giorgos entra in campo.

Il ragazzino è impressionante in campo e il Panathinaikos mette subito gli occhi su di lui. Tuttavia, il piccolo Apollon ha un ottimo rapporto con l’Olympiakos, è quasi una squadra satellite dei biancorossi.

Non avevano fatto i conti con l’oste, con Giorgos Sideris, il quale sceglie di non andare subito in una grande squadra, ma di aspettare. A soli 15 anni, decide di intraprendere una carriera step by step, perché non si sentiva pronto. E, come avverrà tante volte, avrà ragione.

Nel 1953 approda all’Atromitos Pireo, la terza squadra della città portuale dopo Olympiakos ed Ethnikos. Partito da mediano, si distingue per l’eccezionale cinismo davanti al portiere: le statistiche di quel periodo non sono molto precise, ma segna con una facilità impressionante. Talmente tante reti che il 3 dicembre 1958 il selezionatore Antonis Migiakis lo fa debuttare in Nazionale nella partita Grecia-Francia al Leoforos: un ventenne che gioca in una piccola squadra del Pireo ha conquistato la maglia della Ethnikì.

Ormai è pronto. L’Olympiakos nell’estate del 1959 offre cinque giocatori (!) all’Apollon per avere Sideris, che indossa la maglia biancorossa e ne diventerà il calciatore più rappresentativo.

OLYMPIAKOS, UN IMPORTANTE CAPITOLO

Entra in squadra a 21 anni e sembra già un veterano. Schierato da interno destro di attacco (si giocava ancora con il 2-3-5, ndr), Sideris è già il giocatore di punta che mostra tutte le caratteristiche per cui è stato preso: resistenza e forza fisica, accelerazioni da centometrista, abilità nel gioco aereo e nei calci piazzati.

Un attaccante completo, un carro armato su cui gli allenatori avversari devono piazzare almeno due uomini per fermarlo.
Giorgos Sideris è rispettato anche dai suoi più grandi avversari.

Era formidabile. Nessun avversario poteva andare su di lui. Era un toro, un grandissimo giocatore
Kostas Nestoridis, grande attaccante dell’AEK tra gli anni ’50 e ’60.

Giorgos era un bulldozer. Qualsiasi giocatore provava a scontrarsi con lui andava in ospedale.
Takis Oikonomopoulos, portiere del Panathinaikos dal 1963 al 1976, con più di 300 presenze.

I più grandi attaccanti che abbiano mai giocato in Europa fino ad oggi e che ho avuto l’onore di affrontare sono stati Gerd Müller e Giorgos Sideris.
Fragkiskos Sourpis, stopper del Panathinaikos dal 1962 al 1973 e avversario personale di Sideris nei tanti derby con l’Olympiakos, in una dichiarazione del 1988.

Insomma, Giorgos conquista veramente tutti. I primi anni Sessanta sono un periodo di transizione per l’Olympiakos in campionato, perché il ciclo leggendario con i sei campionati di fila vinti nel decennio precedente era arrivato ormai al tramonto. Le più grandi soddisfazioni arrivano però nelle Coppe, con vittorie del trofeo nazionale (1960, 1961, 1963, 1965, 1968) e, soprattutto, il primo trofeo europeo di una squadra greca, la Coppa dei Balcani nel 1963.

Sideris gioca qualche amichevole nell’estate del 1962 con il Lanerossi Vicenza e si parla anche di un interessamento della Grande Inter di Helenio Herrera. Però l’attaccante, a 24 anni, preferisce rimanere in Grecia.

Solo con l’arrivo del grande allenatore magiaro Márton Bukovi – teorico del rivoluzionario 4-2-4 – l’Olympiakos di Sideris vince due campionati consecutivi (1965-66, 1966-67). Fino alla dittatura militare che comincia il 21 aprile 1967, il giorno del colpo di stato, il giorno che stravolge tutto.

LA GIUNTA DEI COLONNELLI E IL CAMPIONE

22 novembre 1967. Il primo Panathinaikos-Olympiakos sotto la dittatura finisce 1-0 per i padroni di casa al Leoforos. Ma quella partita non si può riassumere solo con la rete di Tasos Loukanidis su punizione.

A nove minuti dalla fine un poliziotto entra in campo e la partita si ferma. L’uomo in divisa cerca Giorgos Sideris: gli vuole parlare il Ministro dell’Interno, e uno degli uomini di punta del regime, Stylianos PattakosSideris si dirige verso la tribuna e il ministro gli dice di calmarsi, di non giocare in maniera energica, come l’attaccante solitamente si comportava in campo.

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Pattakos è l’uomo che con la mano dice a Sideris (col numero 8) di calmarsi.

Un gesto insolito, mai visto su un campo di calcio greco e che mai si rivedrà nel settennato dittatoriale.

Pattakos, tuttavia, si professa un grande tifoso dell’Olympiakos e dichiara a proposito di quella partita:

Mi ha tanto rattristito la sconfitta nel derby contro il Panathinaikos. Credo però che sia stata una partita sfortunata, perché abbiamo giocato meglio. Mi auguro di vincere anche quest’anno il campionato.

Il grande allenatore Bukovi, vedendo quello che la Giunta era capace di fare, lascia l’Olympiakos e la sua amata Grecia, non allenando più nessuna squadra.

QUELLA SCARPA D’ORO SFUMATA ALL’ULTIMO

Stagione 1968-1969. Sideris è fenomenale in quell’anno, raggiungendo le 35 reti in campionato, un dato fuori dal normale. Nello straordinario documentario prodotto da Cosmote TV nel 2018, quando il narratore Giorgos Lianis mostra a Sideris la Scarpa d’Argento conquistata in quell’annata, l’attaccante ricorda:

Quello doveva essere d’oro, non d’argento. Mi hanno derubato.

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Sideris e la Scarpa d’Argento 1969 (dal documentario di Cosmote TV)

Infatti, il suo principale avversario è il bulgaro Petar Zhekov del CSKA Sofia che alla fine vince l’ambito trofeo in un modo particolare. In Bulgaria fanno di tutto per far conquistare la Scarpa d’Oro ad un giocatore locale: la Nazionale tiene a casa Zhekov per gli impegni di giugno, in vista delle ultime due partite di campionato.

Il CSKA ha già vinto il campionato, ma l’obiettivo è un altro. Zhekov segna a ripetizione e, con una rimonta molto sospetta dal punto di vista greco, arriva esattamente a 36 reti. Una in più di Sideris, che ai giornali dell’epoca dichiara:

Una Scarpa d’Oro del genere non l’avrei mai accettata!

IL TRASFERIMENTO RECORD

Il 7 novembre 1969 Sideris si trova nel ritiro della Nazionale a Zurigo in vista della partita decisiva contro la Romania per le qualificazioni ai Mondiali di Messico ’70. In quel periodo viene accusato di scarso impegno dalla dirigenza e quindi decide di chiamare la redazione di Athlikì Ixò, uno dei più importanti giornali sportivi, per uno sfogo epocale proprio contro i suoi oppositori:

Prendo baracca e burattini e vado via da signore dall’Olympiakos. […] Non ho l’intenzione di appendere gli scarpini al chiodo. Posso ancora giocare per qualche anno e sicuramente proseguirò la mia carriera.

Per questo motivo chiederò di essere ceduto. Non si possono opporre, visto che non hanno più bisogno di me all’Olympiakos. Io non ho mai detto di fermarmi con il calcio, loro [la dirigenza] me l’hanno chiesto. Ringrazio per quello che hanno fatto per me e prometto loro che non li disturberò mai più.

L’Olympiakos mi ha pagato 30.000 dracme per comprarmi e da dieci anni gioco per questa gloriosa squadra. Qualcosa ho offerto anch’io, senza essere egoista, nella storia di questa società.

Vorrei ricordare loro una cosa molto triste per me, quando sono sceso in campo per l’Olympiakos il giorno del funerale della persona più importante della mia vita, mia madre (21 maggio 1966, Panathinaikos 1-1 Olympiakos, ndr).
E ora mi state cacciando.

Quale giocatore è sempre in forma? Ci sono momenti o addirittura mesi in cui le prestazioni calano. Ho letto qualche giorno fa che Matt Busby non ha schierato per due mesi il grande Denis Law e che pochi mesi fa Mazzola era fuori forma e lo hanno lasciato fuori dall’Inter per qualche partita.
Però nessuno li ha mandati via.

Si dice che le poche partite giocate da Giorgos Sideris nella stagione 1969-1970 siano legate alle sue simpatie verso la sinistra e, in un periodo in cui la dittatura è molto legata agli Stati Uniti, l’unica scelta è quella di andare all’estero.

A 32 anni, Sideris è un nuovo attaccante dell’Anversa, in Belgio. Nel maggio del 1971 diventa il primo calciatore greco ad essere acquistato da una squadra straniera dal dopoguerra, dopo il trasferimento di Kostas Choumis al Venus di Bucarest nel 1936.

Inizialmente, il club belga gli offre un negozio (!) nel centro di Anversa, però alla fine gli accordi sono i seguenti:
– 1.500.000 dracme per ogni anno di contratto;
– 30.000 dracme per l’affitto della casa;
– 8.000 dracme per ogni vittoria;
– 4.000 dracme per ogni pareggio;
– 600 dracme per ogni allenamento!

Sideris vede il calcio in una maniera diversa nelle Fiandre. Il livello del campionato è più alto di quello greco e gli allenamenti sono molto impegnativi: insomma, è un calcio molto più professionale. E poi le condizioni atmosferiche, come ha confessato lo stesso attaccante, non sono come quelle del Pireo e questo gli rende la vita difficile.

Dopo 7 reti in 25 presenze in Belgio, torna all’Olympiakos per l’onore delle armi nel gennaio 1972. Il 6 febbraio segna le ultime due reti della carriera contro il Panachaiki e due settimane dopo gioca 55 minuti nel derby con il Panathinaikos.

Passano i mesi per l’ormai 34enne Sideris, che non vede più il campo.
Così decide, il 14 aprile 1972, di ritirarsi dal calcio giocato.

Il presidente dell’Olympiakos Nikos Goulandris, in modo da regalare un premio in denaro a Sideris, aumenta il prezzo dei biglietti nella successiva partita contro l’Apollon. 20 dracme in più per i posti numerati e 10 dracme in più per i posti non numerati: tutto verrà regalato al migliore marcatore della storia della società biancorossa.

Da quel momento, si allontana sempre di più dal mondo del calcio e non va allo stadio da anni.

Non mi è mai passato dalla testa di essere una leggenda del calcio.
Sono semplicemente un vecchio di 80 anni, così mi sento.

Questo è Giorgos Sideris.

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I RECORD

– Capocannoniere del Kypello Elladas con 73 reti.
– Capocannoniere dell’Olympiakos in campionato con 224 reti in 285 partite. Il quarto nella classifica totale, con una media ampiamente migliore rispetto al primo Thomas Mavros (260 in 501 presenze), al secondo Krzysztof Warzycha (244 in 390 presenze) e al terzo Mimis Papaioannou (235 in 481 presenze).
– Capocannoniere del campionato in tre edizioni (1964-65, 1966-67, 1968-69).
– Primo marcatore dell’Olympiakos nei derby contro il Panathinaikos con 13 reti. Il secondo in totale dopo Dimitris Saravakos con 16 reti.
– Primo giocatore greco (insieme a Mimis Domazos) ad entrare nella classifica del Pallone d’Oro (1969).
– Primo e unico giocatore greco ad essere premiato con la Scarpa d’Argento (1969).
– Primo giocatore greco ad essere acquistato da una squadra estera nel dopoguerra (Antwerp, 1970).

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Storie: Il miracolo del Panathinaikos ad Amsterdam

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L’Ajax è imbattuto in casa – nelle partite per l’Europa – dal 27 settembre 1989 quando, contro l’Austria Vienna nel vecchio De Meer, viene sconfitto a tavolino. E l’ultima sconfitta risale al 16 marzo 1994, un 2-0 contro il Parma al Tardini: la squadra di Louis van Gaal (di Litmanen, dei fratelli de Boer, di Kluivert, Kanu e Davids) non perde da più di due anni in Europa, vincendo la Champions League del 1995 e andando di gran carriera per la doppietta.

Tutto questo fino al 3 aprile 1996. All’Olimpico di Amsterdam arriva il Panathinaikos di Juan Ramon Rocha, la grande sorpresa della Champions League, ormai arrivata alle semifinali. Il livello dell’Ajax di quel periodo era incredibile, come ha spiegato proprio Rocha in un’intervista a Spor FM:

Un anno prima ero andato insieme a Manos Mavrokoukoulakis (dirigente e attuale presidente del Panathinaikos, ndr) a Vienna per la finale Ajax-Milan. L’Ajax era la più forte squadra del mondo e abbiamo visto che i suoi giocatori venivano comprati a peso d’oro dai top club europei.
Avevamo due modi per approcciare quella gara ad Amsterdam: giocare a viso aperto oppure chiuderci in difesa per tutta la partita. Abbiamo abbandonato la prima opzione, non era la ricetta giusta che volevamo e quindi abbiamo giocato alla pari.

Guai a sottovalutare il Trifylli, capace di grandi imprese in campo europeo, come dirà Krzysztof Warzycha, il leader offensivo del Panathinaikos:

Non posso nasconderlo, allora andavamo allo stadio col pullman e i tifosi dell’Ajax pensavano di avere la vita facile con noi, di batterci con tre o quattro reti.

Tuttavia, noi siamo andati là senza ansia, non avevamo da perdere nulla. […] Ho guardato molte volte questa partita. Non ci hanno chiusi nella nostra area, ci sono stati frangenti in cui abbiamo tenuto bene il pallone e abbiamo avuto anche occasioni per segnare.

L’Occasione, con la o maiuscola, arriva all’87’ e rappresenta perfettamente l’atteggiamento dei ragazzi di Rocha.

I protagonisti di questa azione sono tre:
1) Stratos “Turbo” Apostolakis, terzino destro che lascia nel 1990 l’Olympiakos per gli odiati rivali per «gustarmi l’Europa con il mestolone, non con il cucchiaino». Per farvi capire la personalità.
2) Giorgos Donis, attuale allenatore del Trifylli e, quando giocava, centrocampista famoso per le sue incursioni, tanto da essere chiamato “Treno”.
3) Krzysztof Warzycha, ariete polacco già capocannoniere per due volte consecutive in A’ Ethniki e capace, fino a fine carriera nel 2004, di segnare 244 reti in 390 partite in campionato, 50 in 100 partite in Coppa e 25 in 63 partite in Europa: tutto questo sempre con la maglia del Panathinaikos.

Dieci secondi da far vedere a chiunque voglia imparare il termine contropiede. Ricordiamo, semifinale di andata sullo 0-0 all’87’ e la squadra in trasferta ha il pallone vicino alla propria area: un atteggiamento prudente sarebbe potuto essere quello di buttare via la sfera.

Invece Apostolakis non la spazza. Mente lucida e pallone a Donis a venti metri dalla linea di fondo. Come un treno che parte senza sosta, il centrocampista vede il compagno Dimitris Markos che fa un movimento verso destra ed elude la mediana olandese. Passa la linea di centrocampo sempre con la palla al piede e poi Warzycha spiega come è finita:

Seguendo l’azione, la sola cosa a cui ho pensato è di non andare in fuorigioco. Avevo solo questo in mente. Dal momento che ero in posizione regolare, ho visto il pallone arrivare (passaggio tagliato di Donis, ndr) e ho calciato di piatto! Non ho visto nemmeno dove è andata la palla! Appena mi sono alzato in piedi, l’ho vista in fondo alla rete. Ho alzato le braccia per esultare, non avevo le forze di fare qualcosa di più dalla fatica.

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E anche la conclusione non è stata lasciata al caso. Sempre Warzycha:

Se riguardate l’azione, vi accorgerete che van der Sar era uscito molto velocemente, mi aveva chiuso lo specchio della porta. L’unico modo per segnare era questo: passare la palla sopra di lui.

0-1 e il Panathinaikos si trova a un passo dalla finalissima di Roma.

In un altro Stadio Olimpico, quello di Atene, l’Ajax annienta con un secco 3-0 il Panathinaikos ma nella finale giocata nell’ultimo Olimpico della nostra storia, quello di Roma, van Gaal verrà battuto dalla Juventus di Marcello Lippi.

Però quella rete di Warzycha, anche a distanza di 24 anni, rimane indimenticabile.

 

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AEK e Panathinaikos vogliono scappare dal problematico Stadio Olimpico

2017-09-25
L’Olimpico di Atene

Ovviamente non vogliamo sparare a zero sul più grande impianto sportivo della Grecia. Però sta diventando oggettivamente un problema sul groppone per AEK Panathinaikos. Grava economicamente sul budget, i suoi 69.618 posti a sedere rendono questo impianto una cattedrale nel deserto e poi non è un vero stadio per giocare a calcio: la pista di atletica penalizza la vista ed è molto freddo come ambiente.

Analizzeremo quindi come le due big ateniesi vogliono sbarazzarsi dell’Olimpico già dalla Super League 1 2020-2021.

SE L’AGIA SOFIA NON È PRONTO IN TEMPO, L’AEK PUNTA SU UN AFFIDABILE SUPPLENTE

Dopo la demolizione del vecchio stadio di Nea Filadelfeia nel 2003, l’AEK ha avuto diverse “case”. Nella stagione 2003-2004 ha giocato al Leoforos (stadio del Panathinaikos) in Champions, mentre in campionato ha girovagato in giro per l’AtticaNea Smyrni (Panionios), Nea Liossia (Akratitos), Leoforos e, appunto, Stadio Olimpico.

Nell’ultimo impianto i gialloneri hanno vissuto tutte le gioie, vedi campionato nel 2018, e dolori – la terza divisione – degli ultimi tre lustri. Però a tutti non è mai andato giù il fatto di giocare là: tifosi, giocatori e il patron Melissanidis che, in occasione della festa di Natale dell’AEK nel 2016, si è lasciato scappare queste parole non proprio in clima natalizio:

E dovrei anche dire che in tutti questi anni l’AEK sta giocando in trasferta. Questo stadio (l’Olimpico, ndr) non è il campo dell’AEK, è come… Dachau! Uno stadio troppo freddo per la nostra gente, uno stadio che non è fatto per il calcio.

Le numerose ammende per un’area troppo grande per essere gestita e anche il costo dell’affitto hanno portato il club giallonero a cercare un altro tetto. La costruzione del nuovo stadio sulle ceneri dello storico Nikos Goumas Nea Filadelfeia, anche con il rallentamento dovuto a questo periodo e alla burocrazia greca, molto probabilmente non si concluderà ad agosto, in vista della prossima stagione.

Quindi la soluzione più logica sarebbe quella di abbandonare dopo 16 anni l’Olimpico e spostarsi a Rizoupoli, lo stadio dell’Apollon Smyrnis.

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Il punto arancione è l’Agia Sofia, il verde è Rizoupoli, mentre il blu a destra è l’Olimpico

Come vedete sulla mappa, è un’operazione di riavvicinamento allo storico quartiere dell’AEK ad Atene, dato che Rizoupoli si trova a nemmeno 1 km in linea d’aria dal nuovo Agia Sofia. Basti pensare che la consegna del trofeo del campionato del 2018 è avvenuta proprio a Rizoupoli, data la vicinanza nei confronti di Nea Filadelfeia.

Lo stadio Georgios Kamaras (nome ufficiale di Rizoupoli) è perfetto per diventare il supplente dell’Agia Sofia:

1) ha un’area facilmente controllabile se avvengono incidenti tra tifoserie;
2) ha un costo di affitto irrisorio rispetto all’Olimpico;
3) molto probabilmente, vista l’area ristretta, meno ammende dalla Super League 1;
4) è un impianto esclusivamente calcistico;
5) capienza di quasi 15.000 spettatori, quindi si riempie facilmente;
6) non ha la pista di atletica, quindi la visibilità è ottima.

La polisportiva Apollon Smyrnis è la proprietaria di questo stadio e il suo presidente, Panagiotis Katavelossi è già reso disponibile ad ospitare i gialloneri:

L’AEK ravviverà lo stadio di Rizoupoli, sarebbe un’ottima opportunità. Ospiteremo l’AEK con grande piacere. Abbiamo il dovere di farlo, perché non dobbiamo dimenticarci che nel passato l’AEK ha ospitato la nostra squadra nel vecchio “Nikos Goumas” in occasione del nostro debutto assoluto in Europa contro l’Olimpia Lubiana (8 agosto 1995, preliminare di Coppa UEFA, vittoria per 1-0 con rete di Bledar Kola, ndr).

SUPERLEAGUE / ÁÅÊ - ÂÏËÏÓ (ÖÙÔÏÃÑÁÖÉÁ: ×ÑÇÓÔÏÓ ÌÐÏÍÇÓ / EUROKINISSI)
Foto tratta da ΑΕΚ 3-2 Volos dello scorso 20 ottobre, partita giocata a Rizoupoli per il rifacimento del manto erboso dell’Olimpico

E si tratterebbe anche di un talismano per l’AEK. Infatti, in questo stadio non perde da trent’anni (1989-1990): 27 partite giocate, 22 vittorie (tra cui due con l’Olympiakos padrone di casa nelle stagioni 2002-2003 e 2003-2004) e 5 pareggi.

Volendo trovare il pelo nell’uovo, Rizoupoli difficilmente potrà ottenere l’omologazione della UEFA, quindi l’AEK dovrebbe nuovamente traslocare all’Olimpico per le partite in Europa. Rispetto a tutti i punti positivi che abbiamo elencato, questo è solo un dettaglio.

PANATHINAIKOS, RITORNO AL PASSATO?

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Lo storico Leoforos

Avevamo parlato dell’annosa avventura del Trifylli per costruire uno stadio in questo articolo, per cui non ci dilungheremo come nel caso dell’AEK. Tuttavia, abbiamo delle importanti novità per la prossima stagione.

La faida tra il presidente della sezione calcistica Giannis Alafouzos con il presidente della polisportiva Dimitris Giannakopoulos ha portato il Panathinaikos lontano dalla storica casa del Leoforos nell’estate del 2018. Sono passati quasi due anni, molta acqua è passata sotto i ponti, i rapporti sono migliorati tra i due fronti e… il ritorno al Leoforos è dietro l’angolo!

Data l’inattività della struttura, serviranno circa 800.000 euro per un ammodernamento dell’impianto ma questo, apparentemente, non sembra essere un ostacolo. Un approdo al Leoforos è visto di buon occhio dal tecnico Giorgos Donis – che si è più volte lamentato dell’ambiente freddo e del terreno di gioco dell’Olimpico – e anche dai giocatori, i quali hanno bisogno di sentire vicina una tifoseria tradizionalmente calda.

Sulla testa del Panathinaikos pende ancora la mannaia della UEFA, poiché il ban europeo è ancora attivo, con Alafouzos che sta cercando di trovare una mediazione per far giocare in Europa la sua squadra. Nel caso venisse ritirata la punizione, i verdi dovrebbero giocare all’Olimpico le partite europee perché, come avverrà anche con Rizoupoli per l’AEK, difficilmente otterrebbe l’omologazione dalla stessa UEFA.

Un accordo di massima tra Alafouzos Giannakopoulos ci sarebbe anche, solo che la situazione attuale ha rinviato l’incontro decisivo per riportare il Panathinaikos a casa.

Sempre nell’attesa di costruire un nuovo stadio, vedi Votanikos

 

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