Diagoras Rodi, i suoi 116 anni tra occupazioni e rinascite

Il 25 marzo 1905, nello stesso giorno in cui 84 anni prima iniziò la guerra per l’indipendenza greca, diciotto patrioti rodioti si radunarono nel liceo Venetokleio di Rodi, situato nel quartiere di Mitropoleos, fondando l’associazione ginnastica (Γυμναστικος Σύλλογος1) Diagoras. L’allora preside della scuola urbana, Dimitrios Anastasiadis, fu uno dei principali personaggi che diede vita al Diagoras, che nei primissimi anni di vita poteva essere considerato alla stregua della Φιλική Εταιρεία2 su scala locale, in quanto l’associazione operò clandestinamente fino al 1909, salvo poi essere riconosciuta ufficialmente tra il 1910 e il 1911. Sino al 1912 Rodi e le isole del Dodecaneso costituivano la piccola parte dei possedimenti ottomani d’oltremare.

Prendendo in considerazione solamente la data di fondazione, essa rappresenta già qualcosa di simbolico: il 25 marzo, infatti, in Grecia si celebra ogni anno la festa nazionale per l’indipendenza nazionale dal giogo ottomano. Per i tifosi del Diagoras Rodi, quindi, il venticinque marzo rappresenta una giornata doppiamente celebrativa. 

La società venne chiamata Diagoras in onore e memoria dell’atleta rodiota Diagora: appartenente alla nobile famiglia degli Eratidei, la sua forza e le sue capacità innate da pugile spinsero il poeta greco Pindaro a dedicargli un’intera opera, la 7ª Olimpica, nella quale viene narrata la vittoria di Diagora nella disciplina del pugilato in occasione dell’Olimpiade numero 79 (tenutasi nel 464 a.C.). Al di là della vittoria olimpica, che rappresenta l’apice della sua carriera da pugile, trionfò anche in tutti e quattro i giuochi dell’Ellade, oltre a minori agoni in Rodi, Atene, Argo, Arcadia, Tebe, ecc., ricordati tutti da Pindaro nell’ode citata. Non solo il nome, ma anche il logo della società è influenzato dal vetusto pugile rodiota: l’emblema del club è rappresentato da un’immagine che ritrae Diagora portato in trionfo dai figli.

Divenuto un mito ed un simbolo imprescindibile dell’isola, la sua fama riecheggiava (e riecheggia tutt’oggi) tra la cultura popolare di Rodi. Sin dagli inizi l’attività della società, che vedrà nascere la sua sezione calcistica soltanto nel 1925, fu infatti orientata verso lo sviluppo e la diffusione della cosiddetta idea diagorica3 (Διαγορική ιδέα), una linea di pensiero che mirava all’elevazione spirituale e morale della comunità locale, oltre che al rafforzamento dell’idea di una Grecia unita e indipendente. Questi obiettivi vennero perseguiti attraverso la diffusione della conoscenza storica e culturale dell’antica civiltà greca, che millenni prima aveva inglobato anche l’isola di Rodi. In particolare, i giovani dell’isola furono spinti ad abbracciare l’idea diagorica attraverso la promozione dei racconti dei grandi personaggi di Rodi come Diagoras, suo figlio e suo nipote, i grandi oratori e filosofi e, in generale, la prosperità commerciale e politica dell’antica civiltà insulare. 

Come primo passo, venne stabilito formalmente lo scopo principale dell’associazione, il quale venne identificato con la libertà della madrepatria: questo obiettivo fu stabilito quando Rodi era ancora sotto il dominio ottomano e venne perseguito dai membri dell’associazione in gran segreto, in quanto gli scopi statuari dell’associazione erano invece lo sviluppo fisico e mentale dei membri e l’apprezzamento musicale e quello estetico. Il raggiungimento di questi obiettivi venne realizzato quando la fama dell’associazione iniziò a farsi largo: il Γ.Σ. Diagoras acquisì in poco tempo una sezione sportiva, iniziò a gestire una scuola serale per analfabeti, organizzò conferenze, pubblicò libri, mise in piedi una sezione scout, spettacoli teatrali, escursioni nell’entroterra dell’isola e molto altro. I membri della società venivano chiamati diagorides (Διαγορίδες): partecipavano tutti con entusiasmo al raggiungimento degli obiettivi preposti dall’associazione, coinvolgendo con il passare del tempo centinaia di persone, le quali iniziarono a sostenere finanziariamente il Diagoras attraverso contributi e donazioni. Divenne un polo di riferimento e di aggregazione per i greci di Rodi, che accorrevano sempre in massa ai suoi eventi. Prima dell’inizio di ogni evento, veniva suonato con la fisarmonica l’inno dell’associazione, che condensava in sé il significato dell’idea Diagorica e rappresentava il canto della gioventù di Rodi. 

All’inizio del secolo scorso, quando venne fondato il Diagoras e, come accennato prima, Rodi e le isole del Dodecaneso rappresentavano i pochissimi possedimenti fuori dalla penisola anatolica rimasti sotto il controllo dell’Impero ottomano, guidato dal sultano Abdul Hamid II. Tra il 1899 e il 1901 l’Italia, approfittando dell’evidente debolezza della Sublime Porta, si affrettò a stringere accordi con la Francia, alla quale veniva chiesto il riconoscimento dell’influenza italiana sulla Libia (anch’essa territorio ottomano) in cambio dell’approvazione italiana alla penetrazione francese in Marocco. Venne raggiunta un’intesa anche con l’Inghilterra riguardo il lascia-passare sulla regione libica, ma questi accordi fecero storcere il naso all’Austria e alla Germania, con le quali l’Italia aveva appena firmato il rinnovo della Triplice Alleanza: gli accordi diplomatici stretti dall’Italia con le potenze dell’Intesa furono criticate dal cancelliere tedesco von Bülow, che definì la politica estera italiana di quegli anni come un “giro di valzer” con “un altro ballerino”, facendo riferimento alla Francia. Nel settembre del 1911, dopo aver seguito la crisi marocchina, Giolitti decise che era arrivato il momento propizio per sferrare il colpo finale, dichiarando guerra all’Impero Ottomano, dopo un decennio di lavoro diplomatico per assicurarsi il controllo de facto sulla Libia. La guerra italo-turca durò circa un anno, durante la quale le truppe italiane arrivarono ad occupare Rodi e le isole del Dodecaneso, con l’obiettivo di indebolire ulteriormente la resistenza ottomana. A guerra finita, il governo italiano ottenne il controllo sulla Tripolitania e la Cirenaica, le due zone che rappresentavano l’obiettivo principale delle mire colonialiste italiane, e continuò l’occupazione delle isole greche, su cui venne esercitata una sovranità che, nella realtà dei fatti, rappresentava quasi un effetto collaterale, e che non era prevista all’inizio del conflitto. Nonostante la pace di Losanna obbligasse l’Italia a smobilitare le sue truppe dalle dodici isole greche occupate in cambio del riconoscimento sulla Libia, questo non avvenne mai e le isole greche rimasero possedimenti italiani fino alla seconda guerra mondiale. Gli abitanti delle isole del Dodecaneso, in un primo momento e da un punto di vista storico, videro gli italiani come dei liberatori, in quanto grazie a loro si sarebbero sbarazzati del gravoso giogo ottomano che aveva portato l’arcipelago, specialmente negli ultimi 50 anni, in uno stato economico e culturale decadente.

Nei libri di storia utilizzati nelle scuole superiori italiane, i riferimenti al passato coloniale italiano delle isole del Dodecaneso vengono quasi del tutto ignorati. Eppure, se avete avuto modo di visitare una delle isole, di cui Rodi è la più grande e popolosa, avrete sicuramente notato come l’architettura e l’etimologia di moltissimi luoghi di interesse siano fortemente influenzati dallo stile italiano del secolo scorso. Nella stessa Rodi, l’impianto sportivo, di cui vi parleremo nel dettaglio tra poco, la chiesa di San Francesco e il villaggio di Kalamona, per citarne alcuni, sono tutti stati progettati dall’architetto Armando Bernabiti. Sull’isola di Leros, e più precisamente nella città di Lakki (it. Portolago), gli edifici urbani, costruiti sullo stile razionalista italiano degli anni ’30 durante l’ιταλοκρατία4, sono rimasti intatti. Lo status giuridico delle isole non fu mai definito come “colonia”, ma come “possedimento italiano delle isole dell’Egeo”, a voler rimarcare una maggiore forma di autonomia dei territori occupati. La longa manus del governo fascista sul territorio insulare greco venne affidata all’ex senatore Mario Lago, che assunse il titolo di governatore nel 1922 e che lo rimarrà per ben 14 anni, fino al 1936. Le isole, prima dell’arrivo degli italiani, erano state amministrate dalla macchina burocratica, sommaria ed arcaica, dell’Impero Ottomano; nel giro di pochi anni venne stravolto l’assetto istituzionale, lavorativo e infrastrutturale dell’isola, attraverso il rimboschimento di molte aree collinari che erano state disboscate nei secoli prima, la bonifica agraria di varie zone, la creazione di diverse industrie, l’ampliamento della rete stradale con la costruzione di oltre 400 km di strade asfaltate, l’istituzione di scuole italiane che erano affiancate a quelle della comunità locale (nelle quali però era obbligatorio lo studio della lingua italiana), e molto altro ancora. L’Italia assunse quindi i panni del paese riformatore, investendo moltissimo anche nel settore terziario, riuscendo a produrre un aumento demografico significativo. Il senatore Lago, di idee fermamente liberali, nel periodo in cui rimase governatore riuscì a non fare attecchire completamente l’ideologia fascista nel Dodecaneso, complice anche un palese disinteressamento da parte di Mussolini e dei gerarchi fascisti, che consideravano strategicamente di poco conto l’arcipelago. Inoltre, Lago si dimostrò molto più tollerante nei confronti dell’identità multietnica e religiosa della popolazione locale rispetto sia ai suoi predecessori sia ai suoi successori.

Senza dilungarci ulteriormente nella descrizione storica, che è densa di racconti e meritevole di approfondimenti, nel 1912 l’amministrazione italiana, che successe all’Impero ottomano sull’isola, incontrò al suo arrivo una associazione Diagoras molto prospera. Gli italiani furono costretti a tollerarne l’esistenza sebbene le attività dell’associazione, l’influenza che esercitava sui greci dell’isola e le sue azioni orientate verso l’unificazione nazionale fossero un ostacolo per i suoi piani. In virtù del fatto che la GS Diagoras rappresentasse un nemico interno, il podestà5 italiano in carica Alfredo Billoti era alla ricerca dell’occasione giusta per smantellarla: il pretesto arrivò nel novembre 1929, in occasione di partite amichevoli disputate tra i club della città. Purtroppo, ad oggi non non si dispone di alcun documento scritto che testimoni le ragioni specifiche riguardo la dissoluzione della società: ci si attiene pertanto ai racconti tramandati oralmente. Secondo le testimonianze di alcuni atleti, che avevano partecipato alle partite del novembre ’29, il Diagoras aveva conquistato più punti, e a cui quindi spettava la Coppa da parte del Comune di Rodi; tuttavia i giudici stabilirono che uno degli atleti del Diagoras non facesse parte dell’associazione, ed assegnarono quindi la Coppa al Dorieas, l’altra squadra cittadina. La stessa sera, gli atleti del Diagoras espressero il loro dissenso manifestando fuori dalla sede del Dorieas ad Agios Georgios, venendo inseguiti dalla polizia. Per evitare l’arresto si recarono verso Mitropoleos, quartiere dove c’era la sede della propria società, ma i poliziotti riuscirono a fermarli. Le persone fermate finirono a processo, svolto il 28 dicembre 1929, durante il quale c’erano 11 imputati: 5 dirigenti, i quali avevano permesso ai propri membri di organizzare la manifestazione senza il permesso della Sicurezza Civile, e i restanti 6 per aver cominciato la protesta. Gli ultimi, secondo l’accusa, avevano creato un “gruppo rumoroso”, andando in via Agios Georgios e provocando i membri dell’altra società con urla del tipo: “Viva il Diagoras”, “Abbasso le spie”, “Viva la Grecia”. La sentenza fu di 15 e 10 giorni di reclusione (più pena pecuniaria) per i 6 che crearono i disordini, mentre i 5 della dirigenza furono assolti. La squadra fu sciolta e l’associazione praticamente cessò di esistere.

Due anni più tardi, nel 1931, venne inaugurato lo stadio del Diagoras, un impianto sportivo che ha ospitato negli anni partite di calcio, gare di atletica e anche di ciclismo, e che fu ideato dall’architetto italiano Armando Bernabiti a forma di “U” seguendo lo stile degli antichi stadi greci. Nel periodo di occupazione italiana venne denominato “Arena del Sole”. Il giorno dopo la liberazione nazifascista della Grecia, il 9 maggio 1945, la popolazione di Rodi si diede appuntamento al porto, per aspettare l’arrivo degli Alleati. Una volta sbarcati, gli Alleati vennero condotti da alcuni giovani della città allo stadio, che venne invaso e dove venne buttato giù un cartello con la scritta “Stadio Mussolini”: da quel momento in poi l’impianto prese il nome di “Stadio Diagoras”, il quale è attualmente è di proprietà del comune di Rodi, ha 3.700 posti a sedere (di cui 600 al coperto) ed è stato dichiarato “monumento storico” dal Ministero della Cultura.

La squadra di calcio fu ricreata nel 1945, subito dopo la fine della guerra, contemporaneamente al ripristino dell’associazione. Partecipò al campionato locale dimostrando tutta la sua superiorità, mettendo in ombra tutte le altre squadre di Rodi e trionfando in maniera costante nei campionati locali nel periodo postbellico. Nel 1963 fu creata la Beta Ethniki (attuale Super League 2, corrispondente alla Serie B italiana), alla quale il G.S. Diagoras si iscrisse in rappresentanza del Dodecaneso. Per 3 anni di fila perse per pochi punti la promozione in Alpha Ethniki, arrivando secondo. Nel 1968, durante la dittatura dei colonnelli, l’allora ministro dello sport Aslanidis decise di unire tutte le squadre di calcio presenti in ogni città di provincia, in modo che in ogni città ne emergesse una forte. Nonostante le reazioni avverse da parte dei tifosi del Diagoras, che non volevano assistere alla (seconda) dissoluzione del loro storico club, le squadre di calcio di Rodi, e cioè Diagoras, Dorieas e Rodiakos, furono abolite e dalla loro fusione nacque l’ Α.Σ. Ρόδος.

La G.S. Diagoras, in seguito alla fusione, venne ristabilita da zero. Partì dal campionato locale e rapidamente ottenne la promozione in Beta Ethniki nel 1974. Nella seconda divisione riuscì a disputare soltanto la stagione 1974-75, retrocedendo in seguito nelle categorie minori e tornando in Β’ Εθνική nel 1980, come campione del campionato Nazionale Dilettanti della stagione 1979-80. Nel 1981-82 raggiunse i quarti di finale della Coppa di Grecia, dove fu eliminato dall’AEL dopo uno 0-0 a Rodi e una sconfitta per 1-0 a Larissa. Nella stagione 1985-1986 abbiamo la miglior stagione della squadra, che vince il campionato di Beta Ethniki e centra l’ambita promozione alla Alpha Ethniki, campionato nel quale rimase per 3 anni. Nel suo primo anno in A’ Ethniki nella stagione 1986-87, concluse al 13° posto su un totale di 16 squadre, ma riuscì ad ottenere notevoli vittorie in casa, come quella sul Panathinaikos per 2-0, con l’OFI per 3- 0 e contro il PAOK per 2-1. Nella stagione successiva, quella 1986-87, raggiunse le semifinali della Coppa di Grecia, dove fu eliminato dalla squadra che avrebbe poi vinto il trofeo, l’OFI. Nella stagione 1987-88 finì al 12° posto con un totale di 7 vittorie, 9 pareggi e 14 sconfitte e nel 1988-89 terminò il campionato al 15° posto, partecipando agli spareggi salvezza, nei quali solo 2 squadre avrebbero ottenuto la permanenza in A’ Ethniki, affrontando l’Ethnikò Pireo, Apollon Kalamaria, PAS Giannina, Corinto e Veria: non riuscì a salvarsi e retrocesse nel campionato cadetto, rimanendoci per 3 stagioni fino al 1992. Nel 1994 la società si fuse con l’A.S. Rodi e venne creata l’Unione Rodi-Diagoras, che fu sciolta nel 1998.

La G.S. Diagoras fu ricreata e negli anni successivi la squadra ritornò in carreggiata. Disputò con successo il campionato di Gamma Ethniki e, dopo la fine della stagione 2007-08, vinse il campionato del girone sud, ritornando in Beta Ethniki. Rimase nella seconda divisione per 3 anni ma a causa di alcuni problemi finanziari societari, il Diagoras fu costretto a ritirarsi dai campionati professionistici. Prese parte nel 2012-2013 al campionato di Delta Ethniki, arrivando ultimo al 12° posto del nono girone e venendo retrocesso nel campionato locale. Nella stagione 2016-17 vinse sia il campionato del Dodecaneso da imbattuto sia la Coppa del Dodecaneso, risalendo in terza divisione. Dalla stagione 2017-18 fino al 2018-19 ha giocato nel campionato di terza divisione, mentre dalla stagione 2019-20 gioca nel campionato di Super League 2.

1 La locuzione greca Γυμναστικος Συλλόγου viene tradotta in italiano, in senso letterale, con associazione ginnastica. È una denominazione comune a molte squadre greche, le quali nei primi anni di vita erano per la maggior parte delle società polisportive, che si occupavano anche degli aspetti culturali delle proprie comunità.

2 La Φιλική Εταιρεία fu una società segreta rivoluzionaria greca, fondata da alcuni mercanti a Odessa nel 1814, con il fine di rovesciare il dominio ottomano nell’Europa sud-orientale e per stabilire uno stato greco indipendente. La pretesa da parte della società del sostegno russo e i suoi ideali fortemente romantici convinsero migliaia di persone a entrare nelle sue fila.

3 Con il termine ιταλοκρατία (italokratía) ci si riferisce, in greco, al periodo della sovranità italiana nel Dodecaneso.

4 L’aggettivo qualificativo Diagorica è un neologismo creato appositamente da noi, per facilitare la traduzione e per sopperire alla mancanza del vocabolario italiano in questo ambito. L’aggettivo fa riferimento a Diagoras di Rodi, l’antico nonché celeberrimo pugile vincitore dei giochi olimpici nel 464 a.C.

5 Il podestà era il capo dell’amministrazione comunale durante il periodo fascista, e corrisponde oggi alla figura del sindaco.

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Università, polizia e proteste: cosa sta succedendo in Grecia?

Una foto degli studenti universitari greci che, indossando dispositivi di protezione individuale, marciano per le strade di Atene per protestare contro la nuova legge governativa, che tra le altre cose stabilisce la presenza di un migliaio di poliziotti all’interno delle università. REUTERS/Alkis Konstantinidis

Premessa doverosa: con questo articolo intendiamo spiegare, al meglio delle nostre possibilità e conoscenze in campo giuridico e sociologico, il funzionamento dell’istruzione greca soprattutto per quanto riguarda gli istituti terziari, vale a dire le università, per cercare di comprendere meglio quello che sta accadendo in Grecia in questo preciso periodo storico. Ripercorriamo in modo approfondito le leggi principali che hanno modificato il quadro istituzionale dell’organizzazione educativa, lungi dall’esprimere giudizi di alcun tipo. Buona lettura, per chi vorrà.

Per spiegare quello che sta succedendo in questi giorni in Grecia, è necessario partire da lontano. In seguito alla caduta della giunta dei colonnelli, causata in parte proprio dalle rivolte del Politecnico di Atene, la prima grande riforma concernente il mondo universitario fu attuata nel 1982, attraverso la legge numero 1268. Approvata dal Parlamento, presieduto dall’allora Primo ministro Kostantinos Karamanlis, la legge stabiliva alcuni principi generali, tra cui anche il cosiddetto “asilo politico” contenuto nel secondo articolo:

Articolo 2: libertà accademica e asilo accademico

  1. La libertà accademica nell’insegnamento e nella ricerca, così come il libero scambio di idee, sono salvaguardate negli istituti di istruzione superiore.
  2. L’imposizione di alcune opinioni e idee scientifiche e l’esclusione di altre, e la conduzione di ricerche riservate non è consentita.
  3. a) Tutte le persone impiegate negli istituti di istruzione superiore, nonché gli studenti, sono liberi di esprimersi collettivamente attraverso i loro sindacati, le cui funzioni devono essere agevolate dall’autorità universitaria.
  4. Per salvaguardare la libertà accademica, la libertà della ricerca scientifica e il libero scambio di idee, viene riconosciuto l’asilo accademico.
  5. L’asilo accademico copre tutti i terreni e gli edifici di livello superiore  istituzioni educative; vieta qualsiasi tipo di intervento di forza pubblica all’interno di questi luoghi senza l’invito o il permesso dell’organo preposto all’istituto di istruzione superiore in questione.

In soldoni, veniva promossa la creazione di sindacati universitari sia per studenti che per docenti, i quali dovevano essere supportati ed aiutati dall’università, e soprattutto veniva stabilito l’asilo accademico (πανεπιστημιακό άσυλο), uno speciale status di protezione valido su tutto il suolo occupato dalle varie strutture universitarie, che impediva l’ingresso da parte delle forze dell’ordine senza l’esplicito consenso da parte del Senato accademico, eccezione fatta in caso di crimini contro la vita. Per completezza, il Senato accademico costituisce un organo collegiale formato da tre persone: il rettore, il rappresentante dello staff di insegnamento e ricerca, il rappresentante degli studenti.

Ma cosa spinse realmente l’assemblea legislativa nazionale ad approvare una legge del genere? La risposta risiede nella precedente esperienza dittatoriale. Il regime dei colonnelli ebbe una storia di interventi militari drastici nell’istruzione terziaria, controllando sia il personale docente che il corpo studentesco. Dal momento in cui Georgios Papadopoulos e gli altri gerarchi si insediarono, nominarono in ciascuna università un commissario governativo che esercitava pieno controllo. Durante il settennato si procedette inoltre all’epurazione del personale accademico, con licenziamenti e prepensionamenti, creando nel contempo un grandissimo numero di nuovi posti lavorativi.

Dopo il collasso della giunta, uno dei temi più dibattuti da parte dell’opinione pubblica fu la riforma totale del sistema educativo a tutti i livelli. Sollecitato dall’influenza dei movimenti studenteschi, il nuovo governo di unità nazionale proseguì con la rimozione degli impiegati fedeli della giunta dall’istruzione terziaria, attraverso con l’atto costituzionale del 3 settembre 1974, relativo al ripristino della legittimità nelle istituzioni educative superiori (AEI). L’atto costituzionale prevedeva sanzioni disciplinari nei confronti di coloro che avevano collaborato con il regime al di là dei propri doveri legali e istituiva la nascita del Consiglio disciplinare speciale, cui compito era esaminare le denunce contro qualsiasi altro accademico che avesse manifestato comportamenti antidemocratici e che avesse aiutato il regime militare in altri modi. Questo corpo speciale comprendeva quattro giudici e quattro accademici scelti dal governo: erano stati tutti perseguitati dalla dittatura. Anche il Ministero dell’Educazione fu assegnato a personalità che avevano preso parte nella lotta contro la dittatura.

Moltissimi studenti decisero di denunciare casi di intimidazioni e violenze al Consiglio disciplinare, che avrebbe dovuto decidere se aprire un procedimento penale nel caso le delazioni fossero state supportate da prove valide. Alla sbarra degli imputati finirono 84 professori e nove assistenti: di questi solo 15 furono assolti, con un totale di 75 docenti rimossi permanentemente dai loro incarichi. I due processi nei confronti dei collaboratori universitari della giunta, organizzati a pochi mesi di distanza l’un l’altro, furono molto importanti. In primis perché furono mobilitati molti giudici, a simboleggiare il desiderio di giustizia da parte dello Stato e, in secondo luogo, perché un ruolo molto importante fu assunto dal corpo studentesco, coinvolto in prima persona nel processo di defascistizzazione delle università. Tuttavia, le cosiddette “purghe” per ristabilire la democratizzazione universitaria, furono messe in atto soltanto per le università, mentre i restanti settori dell’istruzione pubblica non furono toccati e un numero significativo di impiegati nominati durante la Giunta conservarono il proprio posto di lavoro.

Dopo altre vicissitudini legate alla riforma dell’istruzione che impegnarono la neonata Repubblica Greca, che non riportiamo per evitare di dilungarci ulteriormente, terminiamo il nostro piccolo excursus e torniamo alla grande riforma del 1982.

Proprio per evitare di ripetere il tragico epilogo delle rivolte al Politecnico di nove anni prima, la legge numero 1268 fu un enorme passo in avanti rispetto agli anni oscuri dei colonnelli: una legge che stabiliva principi giuridici moderni, democratici e allineati a quelli degli altri paesi europei. Con il passare degli anni, fino ai giorni nostri, l’opzione da parte dei rettori di far entrare le forze dell’ordine è stata esercitata di rado (soltanto 3 volte), principalmente a causa della paura per la propria incolumità fisica e per evitare di istigare maggiori violenze all’interno dei campus.

L’asilo accademico è stato confermato e mantenuto anche con la legge 3549/2007, che ebbe per oggetto la revisione della legislazione riguardante la struttura e il funzionamento degli istituti di istruzione superiore garantendo ulteriormente l’autogoverno degli istituti terziari, aumentando la loro responsabilità sociale e promuovendo ulteriormente la democrazia e la trasparenza nelle loro funzioni.

Il sistema universitario è stato nuovamente oggetto di aspre critiche anche quattro anni dopo quando, la disposizione di legge 3549/2007 contenente la libertà accademica, fu abrogata dalla legge 4009/2011, comunemente nota come legge Diamantopoulou, che prende il nome dall’allora ministro dell’istruzione.

Prima di addentrarci in maniera approfondita nei meandri della legge, lunga e controversa, è giusto porre in chiaro che le università greche sono apparati pubblici, non statali: questo particolare concetto di autonomia, che salvaguarda la libertà accademica e scientifica, è abbinato alla forma di autogoverno attraverso cui vengono gestite le università. L’autogoverno è garantito dalla Costituzione greca, che considera le università come “entità giuridiche di diritto pubblico dotate del pieno potere di autogoverno”; tuttavia, queste istituzioni funzionano sotto il controllo dello Stato e hanno il diritto di essere finanziate da esso e funzionano in conformità con le leggi che riguardano le loro organizzazioni.

Tornando alla legge Diamantopoulou, approvata in Parlamento da PASOK, Nea Dimokratia e LA.O.S., è stata considerata da molti critici come astratta e troppo tecnica. Il tema della “qualità dell’istruzione” è stato la colonna portante del nuovo testo legislativo, il quale richiedeva alle singole università di garantire ai propri studenti certi standard per quanto concerne programmi e premi (borse di studio, sovvenzioni, etc), oltre ad un maggiore impegno nello sviluppo di una cultura che riconosca l’importanza della qualità e della garanzia della qualità nel loro lavoro. La sensazione di molti accademici è che il concetto di qualità fosse stato in qualche modo reso “predefinito”, un termine trascendentale privo di un reale significato, basato esclusivamente sui parametri internazionali richiesti senza nemmeno tenere conto del contesto socio-culturale locale.

Per quanto riguarda invece il lato economico, in primis la legge stabiliva l’introduzione di tasse universitarie: una novità assoluta, in quanto prima di allora l’istruzione era sempre stata gratuita e pubblica. In secondo luogo, riduceva il già modesto finanziamento statale, costringendo gli istituti a cercare finanziamenti nel settore privato.  Sono state apportate anche altre modifiche: l’asilo accademico veniva abolito e veniva modificato perfino l’autogoverno degli istituti, con la gestione dell’università che passava nelle mani di membri al di fuori della comunità accademica e, ultimo ma non meno importante, si istituiva la riorganizzazione dei curricula sulla base di un approccio strumentale, in modo che gli studenti acquisissero capacità e competenze per ricoprire posizioni necessarie nel mercato del lavoro ma anche nella stratificazione sociale prescritta.

È meritevole di approfondimento la questione legata al governamento dell’università. L’articolo 8 comma 1 della nuova legge istituisce il Consiglio dell’Istituzione, un nuovo organo che supervisionerà e approverà le dinamiche interne degli istituti, governando de iure l’università. Il consiglio è composto da quindici o nove membri, a seconda delle dimensioni dell’università. Otto (o cinque) sono membri della comunità accademica e sette (o quattro) sono membri esterni che non hanno alcun rapporto organico con l’istituzione. Questa clausola violava l’autogoverno tutelato dalla costituzione dell’università introducendo al suo governo persone estranee all’istituzione. Oltre ciò, il nuovo modello amministrativo tiene fuori dalla governance la maggioranza dei docenti universitari (docenti e assistenti) in quanto possono eleggere ma non essere eletti (sono ammessi alla carica solo assistenti a tempo pieno e professori associati), e riduce al minimo la partecipazione degli studenti. Il Senato accademico viene relegato a un ruolo meramente consultivo.

È opportuno ricordare che questa riforma fu approvata in uno dei momenti più bui per la Grecia negli ultimi 50 anni: poco meno di due anni prima il primo Ministro Giorgos Papandreou aveva rivelato la falsificazione dei bilanci economici, approvati dai precedenti governi, con l’obiettivo di entrare a far parte dell’Unione Europea. Il debito pubblico inizia a crescere ma non attrae gli investitori, si dà il via alla prima di una lunga serie di prestiti economici e misure di austerità. La riforma dunque rientra in un più largo piano, portato avanti dal partito PASOK, per cercare di fermare l’emorragia economica interna, spingendo sempre di più l’università nelle mani del settore privato. La legge Diamantopoulou rientra nella celeberrima “rivoluzione dell’evidenza”, propugnata dall’ex Primo Ministro Giorgios Papandreou, che avrebbe dovuto spalancare le porte a una nuova epoca.

L’università viene così trasformato in un mezzo per raggiungere il fine; la sua ricerca, le sue missioni ed obiettivi verranno in gran parte dettati dalle esigenze del mercato, mentre lo Stato si divincola dalle proprie responsabilità stabilite nell’articolo 1 della legge 1268/1982, di cui vi abbiamo parlato prima.

In seguito all’approvazione della legge Diamantopoulou, la reazione da parte degli studenti universitari è stata molto forte. Trecentocinquanta facoltà occupate per un mese, disordini contro le forze dell’ordine, impossibilità di svolgere lezioni e/o esami. La Federazione delle associazioni degli insegnanti universitari (POSDEP), assieme al personale docente della facoltà di economia di Atene, si opposero alle modifiche legislative ma al contempo condannarono le proteste che, a detta loro, non potevano rappresentare un alibi per l’interruzione del funzionamento delle istituzioni. La ministra Diamantopoulou, vista e considerata la situazione paralizzante, si rivolse sia ai manifestanti che ai docenti: avvertì gli studenti coinvolti nelle proteste che non sarebbero stati accreditati per il primo semestre, che sarebbe dovuto iniziare ad ottobre, in caso avessero continuato a scioperare e, in secondo luogo, esortò i professori a chiamare la polizia per sfrattare gli studenti, in quanto l’asilo accademico era stato abrogato. La riluttanza da parte del corpo docente evitò quest’ultima opzione, temendo possibili ritorsioni e ulteriori danni.

Molti rettori, vicerettori e professori senior rifiutarono di far parte degli organi a cui fu affidata la responsabilità di attuare le nuove disposizioni legislative entro periodi specifici e ristretti. In particolare, la legge prevedeva la partecipazione di due ex rettori e tre ex vice-rettori ai comitati ad interim di ciascuna università, i quali avrebbero dovuto eleggere i membri dei nuovi consigli di amministrazione, che dal 2011 governeranno le università.

Tra gli accademici boicottanti c’erano Konstantinos Moutzouris e Gerasimos Spathis, rispettivamente ex rettore e vicerettore del Politecnico di Atene. Moutzouris rivendicò motivi personali alla base della sua non partecipazione al comitato di cinque membri, mentre Spathis invitò i suoi colleghi professori a rifiutarsi di partecipare in modo tale che la legge divenisse inattuabile. Spathis, inoltre, affermò che la modifica alla legislazione non solo era incostituzionale, ma avrebbe portato “conseguenze traumatiche” per il contenuto e la sostanza degli studi universitari e avrebbe riportato le università “a un periodo di oligarchia e ad un modello di gestione autocratico”.

La condanna più forte nei confronti delle riforme di Diamantopoulou arrivò dal Senato dell’Università di Creta, che affermò che la nuova legislazione aveva sovvertito il concetto di università e tentato di sostituirlo con un’istruzione superiore di tipo collegiale, basata sulla fornitura di determinati programmi di studio piuttosto che su conoscenze scientifiche fondamentali.

Christos Papoutsis, l’allora ministro per la protezione dei cittadini, accusò i rettori di favorire le occupazioni studentesche nel tentativo di “resistere alla modernizzazione tentata dal governo”.

I problemi politici di Diamantopoulou, tuttavia, non si limitarono all’istruzione universitaria. Gli alunni delle scuole primarie e secondarie scoprirono di non avere libri quando tornarono a scuola il 13 settembre. La motivazione ufficiale fu che i funzionari si dimenticarono di farli stampare, mentre la critica insinuò che si trattasse di una misura di risparmio sui costi. La situazione fu arginata con delle fotocopie dei capitoli per coprire il periodo fino a Natale, quando i libri furono pronti a un costo stimato cinque volte superiore alla stampa dei libri.

Facendo un passo avanti fino a tempi più recenti, nel 2017 la norma sull’asilo accademico è stata ripristinata con l’adozione della legge 4485/2017 durante il governo del partito Coalizione della Sinistra Radicale (SYRIZA), la cui ascesa al potere nelle elezioni legislative di gennaio e settembre 2015 sembra essere vista da molti osservatori come una reazione alle politiche economiche imposte dall’U.E., come la “troika europea” (insieme di creditori composto dalla Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale).

Questa legge stabiliva che l’anno accademico del secondo di ciclo di istruzione (scuole superiori, inclusi licei, istituti tecnici e professionali) inizia il primo settembre e termina il 31 agosto dell’anno successivo, suddividendo il programma educativo di ogni anno accademico in due semestri. Un sistema quasi identico a quello in vigore in Italia. Inoltre, il regolamento del programma del secondo ciclo prevede la frequenza a tempo parziale per studenti lavoratori e non lavoratori. La durata non dovrebbe essere superiore al doppio della durata del programma a tempo pieno.

Vengono inoltre classificati i vari dipartimenti delle università, divisi in quattro ambiti:

  1. Scienze umanistiche e diritto e scienze sociali, che comprendono: filologia, diritto, sociologia, lingue straniere
  2. Scienze naturali e tecnologiche, che comprendono: matematica, fisica, architettura, ingegneria civile
  3. Salute e scienza della vita, che comprendono: medicina, farmacia, odontoiatria, biologia
  4. Scienze economiche e informatiche, che comprendono: economia, amministrazione aziendale, contabilità e finanza

Dopo una tortuosa e approfondita analisi delle modifiche legislative passate, arriviamo finalmente alle elezioni parlamentari del 2019, valide per eleggere i 300 membri del Parlamento ellenico (organo monocamerale). La legislatura guidata dal Primo ministro uscente Alexis Tsipras, in realtà, sarebbe dovuta durare qualche altro mese, ma in virtù della vittoria del partito di centro-destra Nea Dimokratia alle elezioni europee tenutesi a maggio 2019, venne deciso  di indire nuove elezioni subito. Le elezioni (le prime da quando l’età per votare è stata abbassata a 17 anni) non tradirono le attese ed il partito ND guidato da Kyriakos Mitsotakis ottenne il 40% dei voti, ottenendo la maggioranza assoluta e vincendo 158 seggi.

In campagna elettorale uno dei temi più dibattuti era l’asilo accademico, che ND avrebbe abolito in pochi mesi e che fu reso un fulcro all’interno dei piani per migliorare la sicurezza pubblica. Il neo Primo ministro Mitsotakis si era espresso duramente a riguardo, asserendo che la vecchia legge che garantiva l’asilo accademico ha trasformato i campus in covi di criminalità e in zone interdette alla polizia.

Non vogliamo la polizia all’università. Tuttavia, vogliamo sbarazzarci degli hoodies che sorvegliano le vite degli studenti – riferendosi ai sedicenti anarchici che spesso cercano rifugio negli edifici del campus. Durante la tipica vita di uno studente, (lui/lei) vedrà facoltà controllate da diversi gruppi, droghe e scantinati pieni di bombe a benzina e hoodies.

L’opinione pubblica si divide: da una parte abbiamo la fazione secondo cui l’asilo accademico abbia contribuito a creare una cultura della violenza e che non sia più utile, dall’altra parte abbiamo l’idea che la legge sull’asilo sia parte integrante e sana della democrazia, descritta come una garanzia della libera circolazione delle idee.

Nell’agosto 2019, come prima azione ufficiale del nuovo govrno, la norma sull’asilo accademico viene nuovamente abrogata dalla legge 4623/2019: l’opposizione afferma che l’abrogazione totale della norma sull’asilo sia anticostituzionale, violando l’articolo 16 della Costituzione che sancisce il diritto all’istruzione, alla libertà accademica e alla libertà di insegnamento; Nea Dimokratia sostiene invece che l’articolo 16 non garantisce esplicitamente l’asilo accademico e che è obbligo costituzionale del governo proteggere l’attività accademica da interruzioni, le quali secondo loro sono causate a volte come conseguenza dell’abuso della norma sull’asilo.

In un paese economicamente allo stremo dopo un decennio di crisi e misure di austerità, e che certamente non è nuovo a proteste e dimostrazioni popolari (a prescindere dagli ultimi tempi), la rabbia da parte degli studenti universitari si fa sentire nuovamente, assumendo forme violente. Nonostante la nuova legge, teppisti e gruppi anarchici hanno continuato a terrorizzare la comunità accademica in Grecia. Uno degli attacchi più significativi è accaduto quattro mesi fa, ad ottobre 2020, quando il decano di Economia e Commercio dell’Università di Atene, Dimitris Bourantonis, è stato tenuto prigioniero e costretto a tenere un cartello in mano con la scritta “Solidarietà agli occupanti” dai suoi aggressori. Il gruppo di anarchici ha inoltre saccheggiato il suo ufficio, distruggendo attrezzature e mobili, dipingendo le pareti con le bombolette spray con simboli anarchici.

L’immagine del professore Dimitris Bourantonis che, in ostaggio del gruppo anarchico, tiene legato al collo un cartello con scritto “solidarietà agli occupanti”.

Per arginare definitivamente il problema delle violenze nei campus, lo scorso mese è stato redatto e presentato dai ministri Kerameus (Istruzione) e Chrysochoidis (Protezione civile) un disegno di legge che ha per oggetto la riforma universitaria. Il progetto di legge propone limiti di ulteriori due anni per coloro che completano lauree quadriennali e tre anni supplementari per coloro che frequentano programmi che durano più di quattro anni. Ma il vero punto cardine della riforma riguarda la sicurezza all’interno dei campus: essa prevede la presenza di 1.000 guardie in divisa e disarmate nei campus universitari greci. Queste guardie risponderanno alle forze di polizia greche e avranno compiti simili a quelli della polizia. Inoltre, l’ingresso ai campus universitari sarà più controllato e potrebbe includere sistemi di sicurezza e controlli.

Lo scorso 11 febbraio si è tenuto, in Parlamento, il dibattito sul disegno di legge, che ha visto venire approvata la riforma, divenuta legge. Fuori dal palazzo Reale di piazza Syntagma circa 5.000 persone, perlopiù studenti universitari, si sono radunati per marciare ed esprimere il loro dissenso; duecento persone hanno cercato il contatto con le forze dell’ordine, ingaggiando una sassaiola con la polizia antisommossa. Sono stati usati gas lacrimogeni per disperdere le proteste, con la polizia che ha arrestato 52 persone. Le forze dell’ordine sono state criticate dopo che, sui social media, sono circolati video in cui alcuni agenti spingevano violentemente alcuni fotoreporter; uno di loro è stato picchiato mentre riprendeva le proteste.

I dimostranti sembrano non avere intenzione di fermarsi: la situazione è critica, ora tocca al governo cercare di evitare che le proteste degenerino come accadde nel 2008 in seguito all’uccisione del 15enne Alexandros Grigoropoulos, quando causarono centinaia di milioni di euro di danni.

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Qualificazioni Qatar 2022, parte seconda: cosa ne pensano i nostri avversari?

In seguito al sorteggio per le qualificazioni europee a Qatar 2022, che avevamo seguito in diretta qui, abbiamo intervistato giornalisti che scrivono nei paesi che affronteranno la Grecia a partire dal prossimo marzo, quindi Spagna, Svezia, Georgia e Kosovo.

Nella seconda parte di questa intervista abbiamo sentito Giorgi Sanadze dalla Georgia, giornalista e presentatore sportivo presso Euronews Georgia, e Mirko Calemme, corrispondente italiano di AS, quotidiano sportivo spagnolo tra i più venduti. Un modo per capire il punto di vista esterno sul girone di qualificazione e anche la Nazionale greca di John van ‘t Schip.

Cosa avete pensato appena avete visto il girone?

Giorgi Sanadze: Ho pensato che fosse “troppo” per noi, ma lotteremo per il secondo posto e giocare contro alcune delle migliori nazionali europee sarà una grande esperienza per i nostri giovani giocatori come Kvicha Kvaratskhelia, Giorgi Chakvetadze e altri.

Mirko Calemme: Senza dubbio non sarà un girone semplice, per vari motivi: quello tecnico, innanzitutto, poiché passerà soltanto la prima classificata del girone; bisognerà assolutamente battere la Svezia, che è la rivale più seria, o la più complessa almeno sulla carta. Altrimenti, riuscire a strappare un biglietto per il Qatar diventerebbe, come è stato definito su AS, un martirio quasi biblico. Oltre questo, ci sono difficoltà di tipo istituzionale, burocratiche, diplomatiche, in quanto la Spagna è uno di quei paesi che non riconosce il Kosovo; già ci furono problemi in passato con la Federazione spagnola per questo tema, in quanto in teoria negli stati spagnoli (comunidades autónomas, ndr) non dovrebbe essere mostrata la bandiera del Kosovo né dovrebbe essere suonato il suo inno. E’ un tema diplomatico che nel giorno del sorteggio è stato molto dibattuto.

A cosa può puntare la Grecia e chi è il giocatore che temete maggiormente nella Nazionale greca?

Giorgi Sanadze: Penso sia ovvio che per la Grecia l’obiettivo sarà almeno il secondo posto. Possono anche lottare per il primo posto nel gruppo con il potenziale che hanno nella loro formazione. Non vorrei specificare giocatori in particolare. Direi che la difesa è il miglior reparto della nazionale greca. Hanno alcuni difensori di livello mondiale, quindi sarà difficile per chiunque giocare contro di loro.

Mirko Calemme: Credo che la Grecia abbia le sue possibilità per dar fastidio a Spagna e Svezia. Ovviamente non possiamo considerarla tra le favorite del girone, però ha dei giocatori e un impianto tattico che possono dar fastidio a queste squadre. Se mi chiedi un nome, credo che il più famoso sia quello del numero 10 Fortounis, o meglio quello che conosco maggiormente, che è un giocatore senza dubbio di talento che in questo tipo di partite potrà fare la differenza.

L’emergenza sanitaria ha cambiato il calcio nei vostri paesi?

Giorgi Sanadze: Certo che lo ha fatto. L’Erovnuli Liga (massimo campionato nazionale, ndr) si è fermato per un po’, poi è stato cambiato il format del campionato. I tifosi non possono partecipare alle partite a causa delle restrizioni. Nella partita contro la Bielorussia nemmeno un numero ridotto di tifosi è stato autorizzato ad assistere alla partita. Direi che è stata la partita più importante per la nazionale georgiana e l’abbiamo persa 0-1 nel nostro stadio, vuoto. Se i tifosi fossero stati lì, qualcosa sarebbe potuto andare diversamente, chissà.

Mirko Calemme: Sì, ha cambiato il calcio in tutto il mondo e anche in Spagna, senza ombra di dubbio. Credo che, per un bel po’ di tempo, difficilmente torneremo al calcio pre-pandemia, perché in questo periodo abbiamo compreso quanto faccia la differenza la presenza del pubblico, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista sportivo, perché il calcio non è più lo stesso e il livello tecnico e l’intensità, secondo me, sono scesi. Giganti come il Real Madrid e il Barcellona con questa pandemia hanno perso tantissimo potere economico

Negli ultimi anni la vostra nazionale come si sta comportando e qual è l’obiettivo in queste qualificazioni?

Giorgi Sanadze: La nazionale ha giocato meglio di prima. Ci era andata così vicino ma, ancora una volta, ha perso contro la Macedonia del Nord e non è riuscita a raggiungere l’Europeo. E’ stata una grande delusione per l’intero paese. I tifosi lo aspettavano da anni. Non so quando riavremo opportunità come questa. Quindi siamo delusi, ma i ragazzi avranno voglia di dimostrare che sono ancora pronti a combattere per i fans.

Mirko Calemme: La Spagna ovviamente avendo chiuso il suo grandissimo ciclo con i vari Xavi e Iniesta, non dico che fa fatica, però sta ricostruendosi nonostante non sia facile farlo, visto che adesso le aspettative sono aumentate parecchio nei loro confronti. Resta comunque una squadra assolutamente fortissima, che con Luis Enrique sta trovando anche continuità, un’identità tattica chiara e che nelle qualificazioni ai mondiali non perde da quasi 30 anni, dal ’93 contro la Danimarca. E’ una squadra abituata a vincere e ad andare lontano, credo che in questo girone ovviamente possa riuscire ad arrivare prima e qualificarsi senza troppe difficoltà, però non deve sottovalutare gli avversari perché, come si diceva in Spagna il giorno del sorteggio, non è un gruppo semplicissimo quello che è toccato alla Spagna, anche se va detto che c’è un certo equilibrio in quasi tutti i gironi di questa qualificazione.

Quali sono i giocatori da temere e gli astri nascenti delle vostre Nazionali?

Giorgi Sanadze: I miei preferiti sono Kvicha Kvaratskhelia e Giorgi Chakvetadze. Sono giocatori così giovani ed entusiasmanti da guardare. Hanno sicuramente un futuro brillante. Siamo stati sfortunati a non averli disponibili contro la Macedonia del Nord.

Mirko Calemme: Sono tanti i giocatori di talento della Spagna. A me piace tantissimo Ferrán Torres, per me avrà un futuro straordinario. Poi Oyarzabal della Real Sociedad è un altro grandissimo talento, e Fabián Ruiz, anche se adesso non vive un momento straordinario al Napoli, quando veste la maglia della nazionale viene messo nelle condizioni di rendere al massimo del suo livello. C’è anche Olmo. Insomma, i talenti sono davvero tanti. E’ una squadra che, come dicevo prima, non ha problemi nella mancanza di talento; negli anni scorsi ha fatto fatica a trovare un numero 9 titolare, e Morata alla Juventus sta dimostrando che può essere il nuovo nove titolare di questa Spagna.

Ringraziandovi per la disponibilità, vi chiediamo un pronostico sul girone.

Giorgi Sanadze: 1. Spagna; 2. Svezia; 3. Grecia; 4. Georgia; 5. Kosovo.

Mirko Calemme: Essendo io mezzo spagnolo e lavorando da tanti anni per AS, sono molto legato dalla Spagna  e non posso esimermi dal pronosticare una Spagna vincitrice del girone.

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Qualificazioni Qatar 2022, parte prima: cosa ne pensano i nostri avversari?

In seguito al sorteggio per le qualificazioni europee a Qatar 2022, che avevamo seguito in diretta qui, abbiamo intervistato giornalisti che scrivono nei paesi che affronteranno la Grecia a partire dal prossimo marzo, quindi Spagna, Svezia, Georgia e Kosovo.

Nella prima parte di questa intervista abbiamo sentito Johanna Frändén dalla Svezia, giornalista ed editorialista dell’Aftonbladet, uno dei maggiori quotidiani scandinavi, e Uran Krasniqi, giornalista presso RTK, la radiotelevisione kosovara. Un modo per capire il punto di vista esterno sul girone di qualificazione e anche la Nazionale greca di John van ‘t Schip.

Cosa avete pensato appena avete visto il girone?

Johanna Frändén: Ho pensato che fosse un girone abbastanza agevole per la Svezia. Gli spagnoli sono chiaramente i favoriti per la vittoria – gli svedesi erano nello stesso girone con loro qualche tempo fa (qualificazioni Euro 2020, ndr) – e poi anche con la Grecia in trasferta sarà una partita difficile. Nelle partite restanti penso che la Svezia abbia la possibilità di conquistare tutti i punti a disposizione.

Uran Krasniqi: Il girone è difficile per la Grecia, la Georgia e il Kosovo. La Spagna è una delle big, mentre la Svezia non è affatto una squadra “piccola”. Sono convinto che la Spagna sarà prima, mentre ci sarà una grande lotta per il secondo posto. La Svezia non dovrà commettere alcun errore se vuole conquistare il posto per i playoff.

A cosa può puntare la Grecia e chi è il giocatore che temete maggiormente nella Nazionale greca?

Johanna Frändén: Direi che ora la Grecia è una squadra abbastanza anonima, con giocatori come Sokratis e Manolas che evidentemente non sono tra i convocati per motivi extracalcistici. Bakasetas sembra avere un discreto successo nel campionato turco.

Uran Krasniqi: Non solo la Grecia ma tutte le squadre, eccetto la Spagna, proveranno a conquistare il secondo posto. La Nazionale greca e quella svedese sono più esperte di Georgia e Kosovo. Tuttavia, le ultime due non devono essere sottovalutate. In questi tempi tutti sanno giocare a calcio e tutti possono battere qualsiasi avversario. La Grecia gioca un calcio collettivo, quindi non nominerei alcun giocatore in particolare.

L’emergenza sanitaria ha cambiato il calcio nei vostri paesi?

Johanna Frändén: Ha allungato la stagione (giochiamo tra la primavera e l’autunno in Svezia) e il pubblico ovviamente non può assistere alle partite. Tante società si trovano in precarie condizioni economiche a causa della pandemia e, probabilmente, non stiamo ancora vedendo la fine di questa situazione.

Uran Krasniqi: In questo momento il Kosovo non ha problemi con la pandemia da Covid-19. Purtroppo, però, il virus è ancora presente e non si sa come si svilupperà questa situazione né in che condizioni saranno i giocatori quando si giocheranno le partite a marzo.

Negli ultimi anni la vostra nazionale come si sta comportando e qual è l’obiettivo in queste qualificazioni?

Johanna Frändén: La Svezia ha ottenuto risultati importanti da quando Jan Andersson ha sostituito Erik Hamrén come commissario tecnico, dopo l’Europeo del 2016 in cui la squadra non andò molto bene. Il quarto di finale contro l’Inghilterra nel Mondiale del 2018 è stato il miglior risultato della Nazionale negli ultimi anni, la quale ha battuto l’Italia, la Francia, la Croazia e ha pareggiato contro la Spagna e i Paesi Bassi. L’esperienza nella Lega A di Nations League, tuttavia, è stato il vero banco di prova. La Svezia è capace di battere avversari più forti sulla carta, ma ripetersi contro Portogallo, Francia e Croazia è stata tutt’altra storia (Nations League terminata con la retrocessione in Lega B, ndr).

Uran Krasniqi: Nella prima edizione della Nations League il Kosovo ha avuto un’ottima prestazione, giocando nella Lega D. La Nazionale è stata fantastica prima del coronavirus e degli infortuni. Penso che se avessimo affrontato la semifinale contro la Macedonia del Nord a marzo, e non ad ottobre, allora il Kosovo sarebbe andato agli Europei. Però dobbiamo vedere le cose come stanno e il Kosovo è stato eliminato. Nella seconda edizione della Nations League, la Nazionale è stata indebolita dal virus e dagli infortuni. Penso che se non affronterà questi problemi, il Kosovo si potrà organizzare nella maniera migliore possibile e sarà uno delle pretendenti al secondo posto nel girone.

Quali sono i giocatori da temere e gli astri nascenti delle vostre Nazionali?

Johanna Frändén: Se Zlatan Ibrahimovic tornasse in Nazionale sarebbe davvero dura non nominarlo. Se si trova in buona giornata, Emil Forsberg del Lipsia è pericoloso, come ovviamente Dejan Kulusevski della Juventus.

Uran Krasniqi: Il Kosovo ha giocatori che militano nei maggiori campionati europei. In generale il centrocampo e l’attacco è buono, con gente che può creare costanti pericoli agli avversari. Zeneli (Reims, ndr), Rashica (Werder Brema, ndr), Muriqi (Lazio, ndr) e Celina (Digione, ndr) sono ottimi calciatori.

Ringraziandovi per la disponibilità, vi chiediamo un pronostico sul girone.

Johanna Frändén: 1° Spagna, 2° Svezia, 3° Grecia, 4° Kosovo, 5° Georgia.

Uran Krasniqi: Penso che la Spagna sarà al primo posto. Dietro vedo facilmente favorita la Svezia, molto facilmente. Non sarebbe comunque una sorpresa se altre squadre, al di fuori della Svezia, conquistassero il secondo posto.

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Lo strano caso della Nazionale femminile

In tutto il mondo il movimento calcistico femminile sta crescendo sempre di più, arrivando al professionismo e ad un’attenzione sempre maggiore di anno in anno. E in Grecia? Il calcio femminile è praticamente immobile.

Lo denuncia Natalia Chatzigiannidou, la 41enne capitana della Nazionale, in cui milita dal lontano 1997, in un’intervista a Kouti tis Pandoras:

Un progresso in Grecia? Non esiste. Sono nel mondo del calcio dai miei 11 anni, quindi da circa tre decenni. Non è cambiato nulla. Penso che il calcio femminile esista perché la Federazione è obbligata ad averlo. Non è cambiato nulla. Nel periodo dei Giochi Olimpici di Atene era un po’ diverso, abbiamo fatto una preparazione di 2-3 anni con tante amichevoli e abbiamo avuto la percezione che qualcosa sarebbe cambiato, ma solamente per un attimo. Poi si è spento tutto. Ora giochiamo solo in gare ufficiali. Non facciamo un amichevole da circa due anni. Ci raduniamo due giorni prima delle partite ufficiali: se giochiamo venerdì, ci troviamo mercoledì per un allenamento in Grecia e un altro nel paese che ci ospita e infine giochiamo. Questo succede in Nazionale.

Dopo il lockdown primaverile, il campionato di Alpha Ethniki femminile (massima divisione greca, ndr) non è mai ripreso e solo le giocatrici che militano all’estero hanno minuti nelle gambe. Tra le convocate per la partita contro la Germania di oggi ci sono: Panagiota Chatzicharistou gioca nel Lokomotiv Plovdiv (Bulgaria), Tatiana Georgiou nel Cesena (Serie B italiana), Athanasia Moraitou nell’University of South Alabama (Stati Uniti), Theoni Zerba nell’University of Louisiana Monroe (Stati Uniti), Εleni Markou nell’SGS Essen (Germania) e Veatriki Sarri nello Sheffield United Women (Inghilterra). Senza contare la bomber Despoina “Deppy” Chatzinikolaou che milita nel Napoli in Serie A, ai box per un problema al ginocchio.

Abbiamo citato la sfida contro la Germania di oggi che si giocherà ad Ingolstadt ed è valevole per l’ultima giornata di qualificazioni per l’Europeo del 2022 in Inghilterra. Il regolamento prevede che le prime dei gironi siano qualificate alla fase finale, mentre le seconde si giocheranno uno spareggio. La Grecia è al quarto posto nel proprio raggruppamento e non ha più speranze di qualificarsi: tuttavia, la Nazionale ellenica si presenterà alla sfida con le tedesche, superpotenza europea, senza aver fatto un allenamento, come sottolinea Chatzigiannidou:

In questa partita andremo senza partite nelle gambe. La Federcalcio greca non sembra interessata e non ha mosso un dito per i nostri allenamenti in vista di questa partita ufficiale: ognuna di noi si allena individualmente dove e se trova un posto. Non lo so come mai.

Penso che l’EPO (la Federcalcio, ndr) debba voler alzare il livello del calcio femminile in Grecia, perché sappiamo che la UEFA abbia dato molta enfasi al miglioramento delle condizioni in questo settore. Forse deve costringere le grandi società a creare delle squadre femminili con scuole calcio, cominciando proprio dalle basi. Però tutto questo deve cominciare dalla Federazione, che dovrebbe trattare il movimento femminile come quello maschile.

Il calcio femminile greco è un movimento dilettantistico e questo si rende evidente in due casi: la ripartenza del campionato e le partite contro altre Nazionali. Su questi argomenti si è concentrata capitan Chatzigiannidou:

Non sappiamo quando ripartiremo e non abbiamo nemmeno alcuna voce in capitolo. Forse è un nostro errore che in tutti questi anni non abbiamo fatto alcuna mossa per provare ad avere una voce. Non ci sta aggiornando nessuno. Ho saputo che c’è stata una riunione con Avgenakis (viceministro dello Sport, ndr) per la ripartenza dei campionati inferiori alla Super League 1, ma non si è mai parlato della nostra Alpha Ethniki, che è un campionato nazionale con le giocatrici che vengono convocate per la Grecia.

La differenza con le altre Nazionali è enorme. Provate a pensarci: è come vedere una squadra di un campionato provinciale contro una di Super League 1. Nel futuro aiuterà il fatto di avere tante giocatrici all’estero che avranno quindi l’opportunità di allenarsi e di essere professioniste.

Riassumendo, lo Stato e la Federcalcio si stanno dimenticando del calcio femminile. Triste, ma vero.

(La partita Germania-Grecia verrà trasmessa sul canale YouTube di novasports.gr in diretta dalle 16, ora italiana.)

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Perché è così importante la Nations League per la Grecia?

Era da parecchio tempo che la Grecia non si giocava una partita importante. L’ultima era nel novembre del 2017, negli spareggi per i Mondiali in Russia. Allora, la Nazionale di Michael Skibbe affrontò la forte Croazia, che sarebbe arrivata qualche mese dopo in finale contro la Francia. Nel giro di tre anni sono cambiati i commissari tecnici e, soprattutto, i giocatori: da quella spedizione contro i croati sono rimasti i soli Zeca, Bakasetas, Tzavellas, Fortounis e Pelkas.

Stasera, alle ore 20.45 a Rizoupoli, la Grecia di John van ‘t Schip affronterà un’altra squadra dell’ex Jugoslavia, la Slovenia, per il primato nel Gruppo 3 della Lega C di Nations League.

Una competizione spesso snobbata, che ha attirato molte critiche, ma da cui la nostra Nazionale potrebbe trarre molti vantaggi.

La situazione attuale

Trovandoci all’ultima giornata la Galanolefki deve solo vincere stasera. E non sarà un’impresa facile dato che troverà davanti a sé uno dei migliori portieri al mondo come Jan Oblak (in dubbio per un problema alla spalla) e un Josip Iličić che sta ritrovando la forma dopo lo stop legato a problemi personali. Allo stadio Stožice di Lubiana, lo scorso 3 settembre, Slovenia-Grecia finì con un soporifero 0-0. Due mesi e mezzo dopo si ritrovano ad occupare i primi due posti, con la Slovenia che ha vinto le quattro partite contro Kosovo e Moldova, mentre la Grecia ha pareggiato in casa con i kosovari e quindi è costretta a rincorrere.

In caso di vittoria della Grecia cosa succede?

  1. Promozione in Lega B di Nations League. Certo, avversari più difficili da affrontare ma la Nazionale deve crescere e questa sarà la palestra migliore.
  2. Ranking migliore per la FIFA. Attenzione, perché in questo momento la Grecia, come nazionale, è al 31° posto della classifica europea, che è il primo per la quarta fascia nei sorteggi delle qualificazioni per i Mondiali di Qatar 2022 del prossimo 7 dicembre: la Finlandia, avendo battuto la Francia in amichevole, ha sorpassato la Grecia nel ranking. Quindi sarebbe meglio vincere e sperare che la Finlandia non vinca per strappare l’ultimo slot per la terza fascia.

Nations League e Mondiali 2022: qual è il rapporto tra le due competizioni?

Eccoci arrivati alla domanda che ci avete posto in molti e riguarda la Grecia da vicino.

La UEFA Nations League consegna due pass per i playoff dei Mondiali di Qatar 2022. Nei dieci gironi di qualificazione ai Mondiali, le prime classificate sono qualificate direttamente mentre le seconde vanno ai playoff.

Le dieci seconde con le due nazionali dalla Nations League formano dodici squadre totali: tramite un sorteggio, verranno divise in tre gruppi da quattro che si giocheranno delle final four per decretare gli ultimi tre biglietti europei per il Qatar.

Come vengono assegnati i due pass dalla Nations League per i playoff dei Mondiali?

Questi vanno ai due vincitori dei gironi di Nations League che avranno concluso i propri gironi di qualificazione mondiale al di sotto dei primi due posti. Ed è molto probabile che la Grecia non arrivi né prima né seconda nel proprio girone, dato che affronterà avversari di livello superiore.

Se la Grecia arriva prima nel girone di Nations League, come può andare ai playoff per i Mondiali?

Dovrà essere una delle due squadre al primo posto di Nations League che ha il punteggio migliore. In caso di vittoria andrebbe a 14 punti e quindi sarebbe la Nazionale con più punti della Lega C.

Nella Nations League ci sono 14 gironi, quindi altrettante capolista. I biglietti per i playoff dei Mondiali andranno a due delle capolista che non sono riuscite a raggiungere i primi due posti delle qualificazioni a Qatar 2022. Priorità ovviamente alle capolista della Lega A e poi a scendere fino alla Lega D.

Vi siete confusi? Ecco un esempio

La Grecia stasera batte la Slovenia e conquista il primo posto del Gruppo 3 di Lega C di Nations League. Si tratta della squadra che ha il miglior ranking di partenza di tutte le squadre della Lega C e della Lega D.

Le capolista della Lega A sono: Francia, Spagna, Italia (o Paesi Bassi/Polonia) e Belgio (o Danimarca).
Le capolista della Lega B sono: Austria (o Norvegia), Scozia (o Repubblica Ceca), Russia (o Ungheria/Turchia) e Galles (o Finlandia).

Le quattro primatiste nella Lega A è molto probabile che arrivino nei primi due posti delle qualificazioni mondiali. Almeno tre delle quattro capolista della Lega B devono terminare nei primi due posti alle qualificazioni, liberando così uno o due pass per la Lega C. E ciò non è così impossibile.

Visto il declino che ha avuto la Nazionale greca, questa competizione può essere una miniera d’oro per i colori ellenici. Speriamo che sia bastata la lezione della scorsa Nations League, con la Grecia che sarebbe potuta andare ai playoff di Euro 2020 anche da seconda nel girone, fallendo un altro obiettivo. L’Ungheria, arrivata un punto sopra la Grecia, è riuscita a qualificarsi per l’Europeo grazie allo spareggio vinto in maniera rocambolesca contro l’Islanda lo scorso giovedì.

Quindi stasera la vittoria è fondamentale, così la Grecia avrà almeno la speranza di una seconda opportunità per partecipare ai Mondiali di Qatar nel 2022.

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La Grecia avrà un problema col ranking Uefa

L’eliminazione di OFI ed Aris dall’Europa League ha creato una montagna per la Grecia nel ranking Uefa. Partiamo con una domanda semplice che servirà in seguito:

COS’È IL RANKING UEFA E COME VENGONO CALCOLATI I COEFFICIENTI?

Il punteggio che vedete nella classifica del ranking prende le ultime cinque stagioni con i relativi coefficienti: in questo momento ci troviamo nella stagione 2020-2021, quindi il calcolo parte dalla stagione 2016-2017.

Questa somma di punti assegna i posti per le competizioni europee: alla fine della stagione 2020-2021, si calcoleranno i posti per l’Europa nei campionati della stagione 2021-2022 e quindi il numero di squadre che si qualificheranno per le competizioni europee per la stagione 2022-2023. Se questa spiegazione vi sembra complicata, ragionate così: alla fine di questa stagione, la Grecia saprà quante squadre avrà in Europa tra due stagioni.

COS’È IL COEFFICIENTE? 

Si tratta del punteggio che prende ogni nazione a seconda dei risultati che ottengono le squadre in Europa.

Per la stagione 2020-2021, la Grecia in questo momento ha 1000 punti:
– 200 dalla vittoria di ieri dell’Olympiakos contro l’Omonia;
– 0 dalla sconfitta di martedì del PAOK in casa del Krasnodar;
– 100 dalla sconfitta (ed eliminazione) dell’OFI con l’Apollon Limassol;
– 100 dalla sconfitta (ed eliminazione) dell’Aris col Kolos Kovalivka;
– 300 dalla vittoria (e qualificazione) del PAOK col Benfica;
– 300 dalla vittoria (e qualificazione) del PAOK col Beşiktaş.

La logica è la seguente: più squadre vanno avanti nelle competizioni europee, più punti si possono raccogliere per la nazione rappresentata.
Ciò significa che, con Aris ed OFI già fuori dai giochi, la Grecia ha solamente tre rappresentanti in Europa, con l’AEK che scenderà in campo stasera contro il San Gallo.

IL PROBLEMA DELLA CLASSIFICA

La Grecia in questo momento si trova al 18° posto del ranking Uefa. Una posizione di assoluto svantaggio, come vedremo.

Infatti, il ranking che avremo alla fine di questa stagione, come spiegato precedentemente, determinerà i posti per l’Europa del 2022-2023.

Le nazioni che concluderanno la stagione al 13° e al 14° posto, nel 2022-2023 avranno:
– il campione al 3° turno preliminare di Champions League;
– il secondo al 2° turno preliminare di Champions League;
– il vincitore della Coppa al 3° turno preliminare di Europa League;
– il terzo e il quarto al 2° turno preliminare di Conference League (partirà dalla prossima stagione e sarà il terzo torneo europeo dopo la Champions League e l’Europa League). 

Per il 15° posto:
– il campione al 2° turno preliminare di Champions League;
– il secondo al 2° turno preliminare di Champions League;
– il vincitore della Coppa al 3° turno preliminare di Europa League;
– il terzo e il quarto al 2° turno preliminare di Conference League.

Per il 16° e il 17° posto:
– il campione al 2° turno preliminare di Champions League;
– il secondo, il terzo e il vincitore della Coppa al 2° turno preliminare di Conference League;
– non avrà una quinta squadra in Europa e non avrà accesso all’Europa League.

Per il 18° fino al 28° posto:
– il campione al 1° turno preliminare di Champions League;
– il secondo, il terzo e il vincitore della Coppa al 2° turno preliminare della Conference League;
– 
non avrà una quinta squadra in Europa e non avrà accesso all’Europa League.

LA SITUAZIONE ATTUALE

13. Scozia 27.125 punti (2.250 nel 2020-2021, 4 su 4 ancora in Europa)
14. Cipro 26.375 punti (2.625 nel 2020-2021, 3 su 4 ancora in Europa)
15. Danimarca 25.500 punti (1.750 nel 2020-2021, 3 su 4 ancora in Europa)
16. Serbia 23.625 punti (2.375 nel 2020-2021, 3 su 4 ancora in Europa)
17. Svizzera 22.475 punti (1.375 nel 2020-2021, 3 su 4 ancora in Europa)
18. Grecia 21.900 punti (1.000 nel 2020-2021, 3 su 5 ancora in Europa)
19. Croazia 21.175 punti (800 nel 2020-2021, 4 su 5 ancora in Europa)
20. Rep. Ceca 20.600 punti (600 nel 2020-2021, 4 su 5 ancora in Europa)

Il fatto che l’Olympiakos abbia battuto i ciprioti dell’Omonia è un segno di speranza, perché ha rosicchiato punti a chi sta davanti.
Il vero banco di prova, tuttavia, sarà quello di stasera in Europa League: l’AEK di Massimo Carrera incontrerà in gara secca una squadra svizzera, il San Gallo, quindi una diretta concorrente per il ranking Uefa.

In caso di qualificazione dei gialloneri, si tratterebbe di una boccata di ossigeno per la Grecia e una grande spinta verso il 17° posto; in caso contrario, si tratterebbe di un’altra stagione deludente per i colori ellenici.

COME SIAMO ARRIVATI FIN QUI?

La Grecia, a parte qualche exploit, dal 2016-2017 non se la sta passando bene in Europa. Il trend negativo delle squadre greche è oggettivo e questo si rifletterà nelle prossime stagioni, quando avremo solo quattro squadre in Europa, il campione dovrà passare ben quattro turni per accedere ai gironi di Champions League e non ci sarà alcuna presenza in Europa League.

Nel 2016-2017 (con la Grecia che si presenta al 13° posto e 31.900 punti):

– L’Olympiakos viene eliminato al 3° turno preliminare di CL dall’Hapoel Be’er Sheva, passa i playoff di EL, accede ai gironi di EL, arriva secondo, passa i sedicesimi e viene eliminato dal Beşiktaş agli ottavi.
– Il PAOK viene eliminato al 3° turno preliminare di CL dall’Ajax, passa i playoff di EL, accede ai gironi di EL, arriva secondo e viene eliminato dal Benfica ai sedicesimi.
– Il Panathinaikos passa il 3° turno preliminare e i playoff di EL qualificandosi ai gironi, dove arriva all’ultimo posto con un solo punto ottenuto contro Ajax, Celta Vigo e Standard Liegi.
– L’AEK viene eliminata nel 3° turno preliminare di EL dal Saint-Étienne.
– Il Pas Giannina passa il 2° turno preliminare di EL e viene eliminato al 3° turno dall’AZ Alkmaar.
Punti ottenuti: 5.800

Nel 2017-2018 (con la Grecia che si presenta al 14° posto e 29.700 punti):

– L’Olympiakos passa il 3° turno preliminare e i playoff di CL per arrivare all’ultimo posto nel girone con Barcellona, Juventus e Sporting Lisbona con 1 punto;
– L’AEK vine eliminata nel 3° turno preliminare di CL dal CSKA Mosca, passa i playoff di EL, arriva secondo nel girone dietro il Milan e viene eliminata ai sedicesimi dalla Dinamo Kiev;
– Il Panathinaikos e il PAOK passano il 3° turno preliminare di EL ma vengono eliminati ai playoff rispettivamente da Athletic Bilbao e Östersund.
– Il Panionios passa il 2° turno preliminare di EL ma viene eliminato al 3° turno dal Maccabi Tel Aviv.
Punti ottenuti: 5.100

Nel 2018-2019 (con la Grecia che si presenta al 14° posto e 27.900 punti):

– L’AEK passa il 3° turno e i playoff di CL arrivando ai gironi con sei sconfitte in altrettante partite contro Bayern Monaco, Ajax e Benfica.
– Il PAOK passa il 3° turno di CL e viene eliminato ai playoff dal Benfica. Ai gironi di EL arriva ultimo con Chelsea, BATE Borisov e MOL Vidi.
– L’Olympiakos passa il 3° turno e i playoff, qualificandosi ai gironi di EL, dove arriva secondo dietro il Betis (e davanti al Milan). Viene eliminato ai sedicesimi dalla Dinamo Kiev.
– Atromitos e Asteras Tripolis vengono eliminati al 2° turno preliminare di EL rispettivamente da Dinamo Brest e Hibernian.
Punti ottenuti: 5.100

Nel 2019-2020 (con la Grecia che si presenta al 15° posto e 28.600 punti):

– Il PAOK viene eliminato dall’Ajax nel 3° turno preliminare di CL e dallo Slovan Bratislava nei playoff di EL.
– L’Olympiakos passa il 2° turno, il 3° turno e i playoff di CL. Arriva terzo nel girone con Bayern Monaco, Tottenham e Stella Rossa, batte ai sedicesimi di EL l’Arsenal e viene eliminato agli ottavi dal Wolverhampton.
– L’AEK passa il 3° turno di EL e viene eliminato ai playoff dal Trabzonspor.
– L’Atromitos e l’Aris passano il 2° turno di EL e vengono eliminati rispettivamente da Legia Varsavia e Molde.
Punti ottenuti: 4.900

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Le penalizzazioni più pesanti del 21° secolo in Grecia

ÂÅÍÅÔÉÄÇÓ ÍÉÊÏËÁÉÄÇÓ ÁÃÃÅËÁÊÇÓ ÓÁÑÉÔÓ / ÏËÕÌÐÉÁÊÏÓ - ÐÁÓ ÃÉÁÍÍÅÍÁ
Una foto dalla stagione 2002-2003 del PAS Giannina

Un ottimo argomento da affrontare proprio durante questa quarantena.

Tra le (poche, a dir la verità) notizie di ieri, è arrivato il responso negativo al ricorso di Xanthi e PAOK dalla Commissione Ricorsi della Federcalcio greca: rimangono rispettivamente con il -12 e il -7 in classifica, con la squadra di Salonicco pronta a ricorrere al TAS di Losanna. Nello stesso campionato, il Panionios è partito con un handicap di 6 punti per non aver ottenuto la licenza dalla Federcalcio.

Il calcio ellenico negli ultimi vent’anni ha visto squadre retrocedere con passivi esorbitanti e quindi abbiamo deciso di ripercorrere numeri e avventure legate a queste penalizzazioni.

PAS GIANNINA, PANEGIALIOS E ATHINAIKOS FANNO 90!

Stagione 2002-2003. Lo storico PAS Giannina termina il campionato con 25 punti (14°) in Alpha Ethniki e si prepara a disputare lo spareggio con l’Apollon Kalamarias, arrivato 3° in Beta Ethniki. Solo che la Commissione Ricorsi della Federcalcio greca punisce l’Ajax dell’Epiro con una penalizzazione incredibile, rendendo il PAS la prima squadra a retrocedere per debiti nei confronti dei propri tesserati.

Infatti, sono stati comminati 3 punti per ognuna delle 30 partite giocate, quindi 90 punti totali: il PAS retrocede con -65 punti in classifica! Come racconta gazzetta.gr, tifosi della squadra dell’Epiro andarono a chiudere il tratto dell’Ethnikì Odos (l’autostrada nazionale, ndr) per Igoumenitsa e Arta in segno di protesta. Anche l’allora presidente della società Manthos Kolèbas chiese l’intervento dell’allora premier socialista Kostas Simitis per evitare la retrocessione. Cosa che, tuttavia, non successe: così il PAS scese in Beta Ethniki e l’Ionikos – retrocesso in campo – si salvò nello spareggio contro l’Apollon Kalamarias.

Nella stessa annata, stavolta nella serie cadetta, la stessa sorte subirono Panegialios e Athinaikos: entrambe si salvano con 34 punti ma i debiti costringono loro alla penalizzazione di 90 punti (3 punti × 30 partite), arrivando entrambe a -56 e costringendole a ripartire dai dilettanti.

Andando avanti con le stagioni e a proposito di penalizzazioni monstre, nel 2007-2008 il Doxa Dramas si ritira nel girone nord di Gamma Ethniki dopo sette giornate e a fine campionato si ritrova con il -66 in classifica.
Dopo una fusione da cui viene fondato l’Olympiakos Volou, il Doxa manterrà tuttavia la categoria e vincerà il girone Nord del campionato 2008-2009, salendo in Beta Ethniki.

-30 PUNTI AL PANATHINAIKOS, DUE RITIRI E TRE RETROCESSIONI D’UFFICIO IN DIECI ANNI DI SUPER LEAGUE

Tra le intemperanze dei propri tifosi e i problemi societari, il Trifylli è la più penalizzata dalla Super League 2011-2012. Analizzando stagione per stagione:

Super League 2011-2012: -3 punti per scontri contro l’Olympiakos.
Super League 2012-2013:
-2 punti per gli scontri nel derby della stagione prima.
Super League 2014-2015:
-3 punti per la presenza in campo di tifosi prima del derby con l’Olympiakos.
Super League 2015-2016:
-3 punti per il lancio di oggetti e fumogeni nel derby con l’Olympiakos.
Super League 2017-2018:
-8 punti (-2 punti per gli episodi nella partita di playoff della scorsa stagione contro il PAOK e -6 punti inflitti dalla Federcalcio).
Super League 2018-2019:
-11 punti (-6 punti per la mancata licenza e -5 punti per gli scontri al 70° della partita contro l’Olympiakos, poi interrotta definitivamente).

L’Iraklis è retrocesso d’ufficio due volte in pochissimi anni: nel 2010-2011 per aver usato un’assicurazione falsa in modo da compiere trasferimenti nella finestra invernale di calciomercato, mentre nel 2016-2017 per non aver ottenuto la licenza di partecipare nel campionato successivo. Il Kerkyra, nonostante si fosse salvato nella stagione 2014-2015, viene retrocesso per un trasferimento irregolare delle quote societarie.

Nella stessa stagione, abbiamo avuto anche due ritiri: il Niki Volou alla 16° giornata e l’OFI alla 29° giornata, con entrambe relegate all’ultimo posto con un -6.

LA BETA ETHNIKI/FOOTBALL LEAGUE IN GRANDE DIFFICOLTÀ

Nel 2004-2005 il Poseidon Neon Poron, squadra della Macedonia Centrale, arriva da un’ottima stagione in Beta Ethniki, in cui è arrivato 5°. Solo che i problemi economici si fanno sentire e nelle prime tre giornate del nuovo campionato non riesce ad avere il numero sufficiente di giocatori per scendere in campo: -9 punti di penalizzazione e squadra che non rivedrà più i fasti del professionismo dopo essere stato escluso da quel campionato.

Con l’introduzione della Football League nella stagione 2010-2011, vediamo sempre più squadre crollare.

Nel 2012-2013, l’ecatombe: sei squadre sono penalizzate (in totale -53 punti, tra cui il Larissa con un pesante -21 per debiti verso tesserati), due dichiarano l’autoretrocessione (Panserraikos e Larissa) e le due retrocesse sul campo (Thrasivoulos e Anagennisi Epanomis) scelgono di ripartire dai dilettanti.

Nel 2015-2016, Ergotelis e Olympiakos Volou si ritirano dal campionato rispettivamente con -12 e -9 punti di penalizzazione.
Nella stagione successiva, abbiamo ben tre casi: Panthrakikos (già sul -18) e Kalloni  (già sul -12) che si ritirano dal campionato e vengono classificate ultime con -6 punti, mentre il Chania termina la stagione con 38 punti, a cui vengono levati 33 (!) per aver giocato senza il permesso di partecipare al campionato e altri 3 per debiti verso un tesserato, terminando la Football League 2016-2017 con soli 2 punti.

Nel 2017-2018, addirittura la metà delle diciotto squadre di Football League vengono penalizzate! Panegialios, Kallithea, Panserraikos, Sparti, Apollon Larissas e Anagennisi Karditsas subiscono un -6 per non aver passato le due fasi dei controlli della Federcalcio; -3 all’Aiginiakos per non aver passato la prima fase dei controlli federativi; -12 al Veria (che si ritirerà dal campionato, ndr) per debiti verso tesserati e… -54 all’Acharnaikos per lo stesso motivo! L’ultima squadra si ritira dal campionato dopo la 4° giornata con una vittoria ottenuta, quindi termina con un -51.

Anche nella scorsa stagione, circa il 50% delle squadre viene penalizzato dalla Federcalcio greca, con Sparti e Aittitos Spaton che si ritirano dal campionato.

Nell’attuale Super League 2, vi abbiamo già analizzato le situazioni di Kerkyra e Apollon Pontou, entrambe con -6 in campionato, e più volte vicino al ritiro.

Insomma, è un tunnel da cui difficilmente vedremo la luce.

 

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L’Athinaikos, dalla Beta Ethniki all’Old Trafford

athinaikos

Oggi vi parliamo della storia di una squadra che, nel giro di due anni, è passata dal giocare in Beta Ethniki (l’attuale Super League 2) all’Old Trafford, affrontando e mettendo in seria difficoltà il Manchester United di Hughes, Schmeichel, Giggs e, soprattutto, di Sir Alex Ferguson.

La squadra in questione è l’Athinaikos, che attualmente milita nelle serie minori del calcio greco, ma che all’inizio degli anni ’90 aveva sorpreso tutti, raggiungendo il 6° posto in campionato, la finale di Kypello Elladas e soprattutto aveva staccato il biglietto per i sedicesimi di finale della Coppa delle Coppe, proprio in virtù del fatto di aver disputato la finale di coppa nazionale.

Il soprannome della squadra è Lordi tou Vyrona, in riferimento a George Gordon Byron, comunemente noto come Lord Byron, il poeta inglese che combatté e morì per l’indipendenza greca. L’area di Vyronas, situata a 3 km ad est dal centro di Atene, fu nominata così proprio in suo onore.

Per quanto riguarda la storia del club, che nell’ultimo ventennio ha subito un inarrestabile declino, l’Athinaikos ha ricoperto un ruolo di assoluta importanza almeno nei primi 50 anni dello scorso secolo, considerando che fu uno dei tre membri fondatori dell’EPO, assieme a Panathinaikos e Apollon. Fu fondato nel 1914 dai calciatori della storica squadra del Goudi FC, la quale era una delle società più famose negli anni in cui iniziarono a svilupparsi le prime competizioni sportive in Grecia. Fino al 1931 la squadra partecipò, senza mai retrocedere, al campionato dell’Alpha Ethniki, fino a quando venne organizzata un’amichevole con i Πράσινα Πουλιά (uccelli verdi), una squadra non riconosciuta e fondata da alcuni ex giocatori del Panathinaikos che erano entrati in rotta di collisione con la società, creando una squadra parallela. In seguito all’amichevole, l’Athinaikos venne punito con la retrocessione in terza divisione con la motivazione di aver organizzato e disputato una partita con una squadra non riconosciuta. Nel 1937 fu nuovamente promosso in A’ Ethniki e durante la stagione 1940-1941 fu in testa alla classifica fino al 28 ottobre 1940, quando la guerra rese impossibile il regolare svolgimento del campionato.

Fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale, la polisportiva era una delle più ricche del mondo. Oltre al calcio, vennero create le sezioni di atletica, nuoto e tiro a segno. La sede, composta da uffici lussuosi, era situata all’angolo tra le strade Χαλκοκονδύλη e Πατησίων, in cui erano presenti anche la sede dell’EPSA e di altre società. Questi uffici, tuttavia, furono incendiati durante i Dekemvriana del 1944 e con loro andarono persi documenti e trofei del club.

Dopo la guerra la squadra militò in A’ Ethniki, mentre a partire dal 1950 prese parte alla categoria A2 dell’EPSA. Nel luglio 1952 l’Athinaikos si fuse con l’AE Νέας Ελβετίας, dando vita ad una nuova squadra rinominata Αθηναϊκός Νέας Ελβετίας Αθλητικός Σύλλογος.

Ma il periodo più di successo della squadra è indubbiamente quello risalente ai primi anni ’90. Nella stagione 1991-1992 l’Athinaikos, per la seconda stagione consecutiva in Alpha Ethniki, approda per la prima volta in Europa. La qualificazione fu raggiunta grazie alla finale di Kypello Elladas della stagione precedente, disputata contro il Panathinaikos che si aggiudicò il trofeo e che guadagnò l’accesso alla vecchia Coppa dei Campioni.

L’Athinaikos cadde in una finale andata-ritorno, perdendo la prima partita in casa 3-0 e la seconda per 2-1 all’OAKA, nonostante il goal segnato da Giorgos Zotalis. Nonostante la doppia sconfitta, tuttavia, i calciatori guidati dal tedesco Gerhard Prokop potevano ritenersi più che soddisfatti, vantando un 6° posto in classifica al loro primo anno nella massima divisione, la qualificazione per la finale di Kypello e l’accesso alla Coppa delle Coppe.

L’entusiasmo generale fu per un momento stroncato quando, durante il sorteggio per la partita preliminare, fu sorteggiato il Manchester United come avversario dell’Athinaikos; i Red Devils avevano conquistato il trofeo europeo l’anno precedente, nella finale disputata a Rotterdam e vinta contro il Barcellona per 2-1. Nella stagione 1991-1992, la squadra di Sir Alex Ferguson aveva lo stesso obiettivo dell’annata precedente, e per qualsiasi squadra greca sarebbe apparso un ostacolo insormontabile, compresa la modesta squadra di Vyrona.

Il 18 settembre 1991, l’Athne ricevette i Red Devils al “damaria”: damaria è il soprannome dato allo stadio e significa letteralmente “cava”, perché l’impianto fu costruito dove prima sorgeva una vecchia cava. L’incontro terminò 0-0, un pareggio a reti bianche che era oro colato per i Lordi tou Vyrona, che riuscirono a resistere agli attacchi degli inglesi.

Il ritorno in Inghilterra si dimostrò essere una partita molto difficile per il Manchester che, dopo i primi 90’ minuti regolamentari, riuscì a piegare l’Athinaikos soltanto nel secondo tempo supplementare; al 109’ McClair bucò Sarganis, che fino a quel momento si era dimostrato una saracinesca. Due minuti dopo Mark Hughes realizzò la rete del definitivo 2-0, sancendo così l’eliminazione della squadra di Vyrona.

Facendo un balzo in avanti nel tempo, l’Athinaikos ha giocato dal 2003-04 al 2010-11 nel campionato provinciale (EPSA). Nel gennaio 2009, l’ex calciatore argentino Juan Ramon Rocha è stato nominato direttore tecnico del club. Nella stagione 2010-2011, l’Athinaikos è stato retrocesso nei campionati locali dilettantistici dopo aver perso la finale di coppa E.P.S. ΑΘΗΝΩΝ per 3-1 contro l’A.P.O. Fostiras Tavrou. Nella stagione 2012-2013 la squadra partecipa per la seconda stagione consecutiva nel girone A’ dell’Ε.Π.Σ.Α. (EPSA).

Qui sotto trovate l’intervista tradotta per intero da noi a Tasos Hatziagelis, ex centrocampista dell’Athinaikos, che giocò entrambe le partite contro i Red Devils e che, intervistato da Sport-Retro.gr, ha rilasciato un’intervista su quell’indimenticabile doppia sfida.

  • Riguardo la squadra:

“Eravamo un gruppo di giocatori legati, giocavamo insieme fin da quando eravamo in Beta Ethniki. Riguardo la partita contro il Panathinaikos della stagione precedente posso dire che fummo sfortunati. Nella prima partita al Leoforos il risultato era 0-0 fino al 70′, mentre nella seconda all’OAKA eravamo in vantaggio 1-0 a 20’ minuti prima della fine. Vedevamo le partite europee come un’opportunità per “distinguerci”, perché eccezione fatta per Dimopoulos, Sarganis e Koleff, che venivano dal Panathinaikos, nessun altro aveva esperienza europea.

  • L’atmosfera prima della partita d’andata

“Avevamo fame di gloria, però quando ci capitò lo United per un attimo regnò la paura per una possibile figuraccia. Ricordo, infatti, che un dirigente dell’OFI, di cui non ricordo il nome, avesse dichiarato sui giornali che “squadre come l’Athinaikos non dovrebbero andare in Europa perché ci renderanno ridicoli.”

Il nostro allenatore di allora, Gerd Prokop, era andato a Manchester e una volta di ritorno ci prese da parte e ci disse che le chances (di passare il turno, ndr) erano 50-50. Ovviamente eravamo scettici, ed alcuni di noi risero. Ma si scoprì che il tedesco (Prokop) aveva ragione. Giorno dopo giorno iniziammo a credere sempre di più che non ci avrebbero “schiantato”. Questo fu possibile anche grazie all’enorme personalità di Nikos Sarganis, che ripeteva costantemente “loro sono in 11, noi siamo in 11. Lasciate perdere quello che dice il mondo. Dovranno sputare sangue per vincere contro di noi.”- “Andremo ai rigori e passeremo.”

  • La partita d’andata

“Non eravamo particolarmente impauriti. Con l’eccezione dei due legni, loro ebbero pochissime opportunità e avemmo anche la possibilità di vincere con Koleff. Le cose andarono come aveva detto Prokop. Lo United giocava in maniera prevedibile.”

Loro cercavano costantemente di sfondare la nostra linea difensiva; allora il calcio era diverso da oggi, avevamo due stopper che marcavano a uomo mentre io ero un libero. Il modo in cui gli inglesi svilupparono il gioco non fu particolarmente difficile da interpretare per noi. ”

Eravamo tutti contenti, e questo è stato ciò che, soprattutto, ci ha motivato a continuare il campionato e a giocare il ritorno in Inghilterra. La stampa del tempo lodò l’Athinaikos, che aveva aveva pareggiato – anche relativamente facilmente. C’era una folla che si congratulava con noi quando ci incontrammo, e Nikos Sarganis continuava a dire ‘non ci mancherete neanche lì. Andremo ai rigori e otterremo la qualificazione. “

  • La partita di ritorno, l’Old Trafford e l’elettrocardiogramma di Ferguson

“Era qualcosa senza precedenti per noi. Un campo imponente che ci suscitò meraviglia anche il giorno prima della partita, quando era vuoto. Ormai avevamo giocato fino ad allora di fronte a 20.000 persone, quindi vedere 45.000 tifosi affollati era davvero senza precedenti.”

Ricordo che avemmo un’occasione con un tiro di Vasilis Tzalakostas al 15’ minuto, che fu parato da Schmeichel; dopodiché lo United iniziò a far girare palla, ma noi non riuscimmo a trovare il goal. Come il tempo scorreva, il Manchester era ansioso di chiudere la partita e noi avevamo poche speranze di poter segnare un goal in contropiede e anche qualificarci con un  1-1.

Ricordo che all’intervallo Nikos (Sarganis, ndr) mi disse: “Tasos, resistiamo fino a quando non arriviamo ai rigori, poi prendo il controllo; non aver paura di niente”. Aveva una tale fiducia quando me lo disse che me lo ricordo 27 anni dopo, non lo dimenticherò mai.

Alla fine prendemmo goal nel secondo tempo supplementare e nel frattempo Ferguson aveva schierato Gary Palister in attacco, per approfittare dei cross, come accadde in occasione del primo goal.

Un punto chiave della partita fu l’infortunio di Vangelis Spiliotis (che fu sostituito all’intervallo da Kostas Theodorakos), che era fisso su Hughes e lo aveva “annientato” in entrambe le partite.

Ci sentimmo bene perché, nonostante fossimo stati eliminati, giocammo con dignità e riuscimmo a dare alcuni punti alla Grecia. Eliminare il Manchester United sarebbe stato come vincere al lotto. Ci avvicinammo molto e avremmo potuto ottenere ciò che sembrava impossibile, ma tutto ciò ci fece sentire bene perché avevamo davvero messo alle corde gli inglesi. In effetti, ricordo Ferguson nella conferenza stampa dopo la partita che diceva: “Vado a fare un elettrocardiogramma, parlerò più tardi”.

  • Il ritorno in Grecia ed il legame tra calciatori e dirigenza

“Al nostro ritorno in Grecia, alcuni amici dell’Athinaikos ci stavano aspettando all’aeroporto per congratularsi con noi, mentre per tutto quell’anno abbiamo ricevuto un trattamento speciale da parte della gente nella maggior parte dei posti in cui andammo in campionato.

Eravamo una squadra che giocava in Beta Ethniki fino a due anni prima, ma avevamo guardato negli occhi e affrontato la squadra vincitrice della Coppa Europa e questo era qualcosa di ammirevole. In effetti, Spyros Kalogiannis (l’allora presidente, ndr) aveva dato un bonus di 700.000 dracme a ciascun giocatore, un importo irreale per la stagione se si considera che, ad esempio, il mio stipendio era di 150.000 dracme al mese “.

“Siamo stati legati e abbiamo passato anni insieme nelle categorie minori prima di arrivare lì. Tanti anni dopo, quando possibile, andiamo insieme a cena e ci teniamo in contatto. All’approdo nella massima divisione arrivarono ​​alcuni giocatori di “prima classe” ed esperti, come Sarganis, Bok, Dimopoulos; fu messo su un gruppo molto buono.

Se aggiungiamo che la gestione della squadra era nelle mani di un vero gentiluomo come Spyros Kalogiannis nella posizione di presidente, capiamo che stiamo parlando di una situazione molto rara e che difficilmente può essere creata in squadre come l’Athinaikos, che non ha un gran numero di tifosi.

Credo che queste due partite, che per me sono state il momento più alto della mia carriera, siano anche il momento più grande nella storia della squadra e come tali sono state menzionate anche l’anno scorso in occasione della celebrazione dell’anniversario dei 100 anni di vita dell’Athinaikos”.

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Storie: Quando a Nea Smyrni sbarcò un alieno chiamato Álvaro Recoba

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Il Panionios, la squadra più antica in Grecia, è nelle mani dell’imprenditore Konstantinos Tsakiris dal 2006: un uomo che ha grande disponibilità economica, ma soprattutto tanta voglia di creare una squadra competitiva.

Sono un semplice tifoso del Panionios, solo che mi è capitato di avere soldi! Vorrei vedere la mia squadra così come me la immagino. Vorremmo fare cose ovvie: quelle che vogliono vedere i tifosi e che le dirigenze delle altre squadre non fanno.

CHOUTOS, LA CHIAVE DI VOLTA

Lampros Choutos è stato poco più che una meteora nelle sue esperienze in Italia: debutto da 16enne alla Roma e negli anni Duemila una comparsa all’Inter con Cuper, poi Atalanta Reggina e pochi minuti nella festa scudetto nel 2007 con i nerazzurri di Mancini. Zero reti in 14 presenze in Serie A.

Finita l’avventura italiana, si trasferisce nell’estate del 2007 al Panionios, presentandosi con una doppietta contro l’AEK al debutto. Conclude la sua prima stagione con 10 reti in 18 partite in campionato. A 28 anni, Choutos sembra aver ritrovato sé stesso.

Nell’estate del 2008, un suo grande amico dai tempi dell’Inter si reca in Grecia per le vacanze e viene ospitato, insieme allo stesso Choutos, sullo yacht di Konstantinos Tsakiris.

Questo amico si chiama Álvaro Recoba ed è, dopo undici anni di Inter e due prestiti tra Venezia Torino, senza contratto. Le trattative con Monaco Blackburn falliscono e Choutos tenta di convincere il suo patron Tsakiris.

SETTEMBRE 2008, IL GRANDE COLPO

Rafik Djebbour viene ceduto ad agosto all’AEK e il Panionios sta ancora cercando un nome per coprire il vuoto in attacco. Così Tsakiris comincia la trattativa ufficiale con l’agente di Recoba e riesce a strappare l’atteso sì.

Avviene tutto nella prima settimana di settembre. Recoba arriva in gran segreto ad Atene e viene accolto in aeroporto dallo stesso Lampros Choutos che lo porta a casa di Tsakiris. Sempre in incognito, svolge le visite mediche e poi firma un biennale da 1.2 milioni a stagione.

Poco prima dell’ufficialità, Tsakiris invita a casa sua a Psichikò (periferia nord di Atene) alcuni amici. La soddisfazione è grande per l’acquisto più importante della storia del Panionios e lo annuncia facendo vedere loro dei video su YouTube con le reti dell’uruguayano all’Inter con la frase:

«Ε se vi dicessi che questo giocatore che avete appena visto vestirà la maglia del Panionios, mi crederete?».

Il 7 settembre è il giorno dell’arrivo ufficiale. E più di 1000 tifosi del Panionios lo hanno accolto all’aeroporto in una maniera incredibile.

Non me l’aspettavo, nemmeno me lo sarei immaginato. Però è stato qualcosa di bellissimo, non me lo dimenticherò mai. Non è solo l’affetto che ho ricevuto in aeroporto. Anche in campo, per strada. L’affetto di tutti i tifosi, non solo quelli del Panionios.

Arrivato insieme al suo connazionale Fabián Estoyanoff, un altro genio del pallone, Recoba non brilla (5 reti e 7 assist nella stagione 2008-2009) e viene anche falcidiato da infortuni.

Però perle come queste resteranno. Con la complicità di Estoyanoff, il Chino illude sia i telecronisti che l’arbitro, che ammonirà anche il suo compagno per la sua presunta irregolarità.

In un’intervista del 2016, poco prima del suo ritiro, Recoba torna sul suo amaro addio greco nell’inverno del 2009:

Sono andato via perché l’allenatore (il belga Emilio Ferrera) di allora era andato dal presidente dicendogli che non sapeva come gestirmi in squadra. Io non sono mai stato un rompiscatole, né una star. Quando sono venuto in Grecia, il resto dei giocatori mi conoscevano come una figura calcistica e possono anche adesso parlare del mio atteggiamento.

Così sono andato dal presidente a dirgli che me ne sarei andato senza liquidazione. Volevo solo i soldi fino al giorno in cui ero rimasto, perché non volevo creare problemi alla squadra, né a nessuno. Però anche adesso posso dire che avrei voluto continuare la mia carriera in Grecia e al Panionios.