La Super League 1 è a favore della ripartenza!

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Si è svolta la riunione in videoconferenza della Super League 1 cominciata alle 10 (ora italiana), e le distanze… non hanno ridotto le litigate!

Nella riunione sono stati presenti:

Olympiakos: Evangelos Marinakis (proprietario), Lina Souloukou (direttrice generale), Takis Agrafiotis (vicepresidente).
PAOK: Makis Gkagkatsis (vicepresidente).
AEK: Minas Lysandrou (vicepresidente e presidente della Super League 1).
Panathinaikos: Giannis Alafouzos (proprietario), Leonidas Boutsikaris (vicepresidente).
OFI: Ilias Poursanidis (vicepresidente).
Aris: Theodoros Karypidis (presidente).
Atromitos: Αikaterini Koxenoglou (vicepresidente).
Xanthi: Aristidis Pialoglou (presidente).
Lamia: Theodosios Tsiknis (vicepresidente).
Larissa: Alexis Kougias (proprietario).
Asteras Tripolis: Georgios Borovilos (presidente).
Volos: Panagiotis Loutsos (vicepresidente).
Panetolikos: Fotis Kostoulas (proprietario).
Panionios: Christos Daras (presidente).
Federcalcio greca: Stergios Antoniou (vicepresidente).

AGGIORNAMENTO ORE 19.00

La riunione si è conclusa pochi minuti prima delle 18, con proposte come la ripartenza con riapertura dei centri sportivi entro il 18 maggio, la gestione centrale dei diritti televisivi e la cancellazione della penalizzazione in caso di mancata licenza per la prossima stagione.

Sull’ultimo punto si è già espressa la Commissione Esecutiva della Federcalcio che si sta riunendo dalle 18. Infatti, è passata l’opzione “perdente” dalla votazione della Super League: nella prossima stagione ci sarà una penalizzazione di 3 punti per le squadre che non ottengono la licenza.

Domani alle 18 parlerà il viceministro Avgenakis e la sua parola sarà decisiva per la ripresa del campionato.

AGGIORNAMENTO ORE 17.10

Il Volos, attaccato da Marinakis durante la riunione, risponde con questo comunicato, pubblicato pochi minuti fa sul sito ufficiale:

Nella Grecia di adesso, vige la legge del più forte, non quella del più giusto. Per quanto riguarda la presunta multiproprietà, informiamo ogni interessato che la composizione della nostra società è visibile online, quindi anche l’ultimo greco può vedere se c’è o meno la multiproprietà.

Parliamo di 270 azionisti, persone fisiche della realtà di Volos, non gente coinvolta in aziende costiere, cosa che conosce molto bene Marinakis. […]

Signor Marinakis, «ΑΝΤΕ ΓΕΙΑ» (“Dai Ciao”, titolo di un programma a tema Olympiakos di Takis Tsoukalas sulle reti locali dell’Attica, ndr) come dite voi al Pireo.
Ha provocato troppe sofferenze nel calcio greco. Deve imparare dagli errori e deve dimostrare col suo comportamento che le interessi un futuro migliore e non solo «L’Olympiakos deve vincere il campionato e tutti gli altri devono andarsene a…».

E non si dimentichi: Tutte le giunte cadono e con quello che sta facendo, usando tutti i mezzi possibili, ha una data di scadenza.

P.S. Siamo sicuro che troverete molta immondizia giornalistica che servirà il vostro marciume, parafrasando e distorcendo il nostro comunicato, cercando di contaminare la nostra squadra nel tentativo di influenzare la pubblica opinione. Ma ormai la gente sa cosa succede.

P.P.S. E un consiglio: I contrasti personali con il sig. Savvidis e il PAOK li tenga per sé stesso e non immischiate tutto il calcio professionistico perché sta facendo solo del male in questo modo.

AGGIORNAMENTO ORE 16.55

Il presidente della Super League 1 Minas Lysandrou sostiene che il campionato dovrà ricominciare entro il 14 giugno, altrimenti finirà solo con la regular season. Il patron dell’Aris Theodoros Karypidis vuole che si giochi ad ogni costo, mentre Giannis Alafouzos riporta che:

Gli impianti riapriranno il 20 giugno. Quindi, prima di quella data, non ci potranno essere allenamenti di gruppo. Io dico di sì al campionato solo se il governo ci può assicurare lo svolgimento degli allenamenti. Non vorrei che ci esercitassimo delle pressioni politiche per far ricominciare il campionato.

AGGIORNAMENTO ORE 15.10

Alexis Kougias, patron del Larissa:

Dobbiamo curare la salute degli atleti. Oggi trasmettiamo il messaggio che vogliamo continuare con il campionato. Propongo di unire sia la mia opinione che quella di Alafouzos per ripartire. Si ricomincia con gli allenamenti individuali e, se non verranno permessi gli allenamenti di gruppo, quindi si chiude tutto.
Manteniamo la speranza.

AGGIORNAMENTO ORE 14.50

La Super League 1 non può prendere la decisione definitiva sul prosieguo del campionato, solo il governo e la Federcalcio possono decidere.

Questa è una cosa sottolineata più volte dal presidente della Super League 1 Minas Lysandrou prima di una nuova votazione per vedere qual è la posizione della Lega: 11 voti a favore della ripresa e conclusione del campionato e 4 per l’interruzione definitiva.

A favore si sono poste: AEK, Aris, Asteras, Atromitos, Lamia, Larissa, OFI, Olympiakos, Volos, Xanthi e anche la Federazione. Panathinaikos, Panetolikos, Panionios e PAOK (anche se vorrebbe aspettare ancora) sono contro la ripresa.

Il più strenuo difensore dell’interruzione è Giannis Alafouzos del Panathinaikos:

Non capisco perché siete in tanti a favore della ripresa. Il governo sta ancora vietando gli allenamenti di gruppo ed è pericoloso ricominciare. Belgio, Olanda, Francia hanno concluso i campionati, mentre Italia e Inghilterra stanno ancora discutendo.

Qua rischiamo che se torniamo in campo, invece di guadagnarci, perderemo soldi dalla NOVA (pay-tv detentrice di gran parte dei diritti, ndr), perché tanti bar hanno disdetto l’abbonamento e quindi ci chiederà anche soldi.

Lo ribadiamo anche noi, questa è la posizione della Super League 1. Se il viceministro dello Sport Lefteris Avgenakis domani parlerà di un altro prolungamento del divieto di usare i centri sportivi e degli allenamenti di gruppo, il campionato non si concluderà.

AGGIORNAMENTO ORE 14.25

(Fonte SDNA) Nella votazione che cancella di fatto la penalizzazione in caso di mancata licenza, hanno votato a favore: AEK, Aris, Asteras Tripolis, Lamia, Larissa, Panionios, Panathinaikos e Olympiakos.
Le sei squadre che hanno votato contro questa proposta e a favore di una penalizzazione di 3 punti hanno sono: Atromitos, PAOK, Panetolikos, Volos, OFI e Xanthi. Ovviamente la Federcalcio si è astenuta da questa votazione.

In seguito, è stata indetta un’altra votazione per il limite dei trasferimenti, passata con un combattuto 8-7 a favore. I voti sono stati i seguenti:

AEK: contro
Aris: contro
Asteras: a favore
Atromitos: a favore
Lamia: contro
Larissa: contro
OFI: a favore
Olympiakos: contro
Panathinaikos: contro
Panetolikos: a favore
Panionios: contro
PAOK: a favore
Volos: a favore
Xanthi: a favore
Federcalcio: a favore

AGGIORNAMENTO ORE 14.15

L’inviato di Spor FM Aris Asvestas ha riportato un’altra votazione appena conclusa in questa riunione fiume, che sta durando ormai quattro ore.

Stavolta si parla delle licenze per partecipare al prossimo campionato, vista la difficile situazione economica. Si parla di un accordo per un rinvio al 31 maggio della scadenza per la presentazione dei documenti in modo da ottenere la licenza. Invece, per quanto riguarda i provvedimenti per le squadre senza licenza, è stata fatta una nuova votazione.

Con 8 voti a favore contro 6 la Super League 1 ha deciso solamente per un limite dei trasferimenti, cancellando penalizzazioni e ammende, per le squadre senza licenza. Attualmente, una squadra otteneva 6 punti di penalizzazione, un’ammenda e un limite dei trasferimenti, proprio come il Panionios in questa stagione.

Niente penalizzazione e limite nei trasferimenti: questa è la proposta che la Super League 1 manderà alla Federcalcio, l’ente responsabile delle licenze delle squadre professionistiche.

AGGIORNAMENTO ORE 14.03

Come viene riportato da novasports.gr, il presidente della Super League 1 Minas Lysandrou non voleva la votazione per la gestione centrale dei diritti televisivi per la stagione 2020-2021, però alla fine è stata fatta col risultato che vi abbiamo già scritto. Il patron del Larissa Alexis Kougias ha chiesto all’Olympiakos di votare a favore:

Vorrei pregare il signor Marinakis, che ha fatto una prestazione eccezionale oggi, di ascoltarmi.

AGGIORNAMENTO ORE 13.29

Un altro attacco, stavolta partito dal patron del Larissa Alexis Kougias, nei confronti dello Xanthi:

Lo Xanthi appartiene al PAOK. Abbiamo un serio problema da questo punto di vista. Il Larissa sporgerà denuncia appena ricomincerà il campionato.

Nonostante la situazione, la tensione non tende a diminuire.

AGGIORNAMENTO ORE 13.25

Il premier Mitsotakis ieri ha annunciato l’inizio degli allenamenti individuali all’aria aperta dal 4 maggio. Anche la Super League 1, quindi, attende quello che dirà il viceministro con delega allo sport Lefteris Avgenakis domani verso le 17 (ora italiana) per quanto riguarda gli sport di squadra.

Lo scenario più ottimista parla di una ripartenza degli allenamenti di squadra (non a gruppi, ma dell’intera rosa) il 18 maggio, con una ripartenza del campionato per il weekend del 13-14 giugno.

AGGIORNAMENTO ORE 12.55

Tutti a favore, tre escludono lo Xanthi, mentre l’Olympiakos è l’unico astenuto, perché come spiega Marinakis:

Diciamo di no alla gestione centrale dei diritti televisivi mentre abbiamo strutture societarie come quelle di Xanthi e Volos.

AGGIORNAMENTO ORE 12.50

Il patron del Panathinaikos Giannis Alafouzos, secondo gazzetta.gr, ha proposto una votazione per la gestione centrale dei diritti televisivi, che renderebbe la vita più semplice dal punto di vista economico a tante squadre.

I voti sono stati i seguenti.

AEK: a favore
Aris: a favore eccetto le squadre immischiate nel caso multiproprietà
Asteras: a favore
Atromitos: a favore
Lamia: a favore
Larissa: a favore eccetto le squadre immischiate nel caso multiproprietà
OFI: a favore
Olympiakos: astenuto
Panathinaikos: a favore
Panetolikos: a favore
Panionios: a favore eccetto le squadre immischiate nel caso multiproprietà
PAOK: a favore
Volos: a favore
Xanthi: a favore
Federcalcio: a favore

Nei minuti precedenti, abbiamo avuto ben due liti, con grande protagonista Marinakis.

PRIMO ROUND: OLYMPIAKOS CONTRO IL PAOK

Evangelos Marinakis, appena entrato nella riunione per rappresentare l’Olympiakos verso le 10.30, parte in quarta contro il PAOK e Ivan Savvidis:

Savvidis e tutto quello che ha fatto sono una macchia nella storia del calcio greco. Il PAOK e il suo proprietario non devono rendere ridicolo il calcio greco all’estero, perché il suo unico rappresentante è l’Olympiakos.

Quando gli è stato accertato dal Minas Lysandrou, presidente della Super League, che Ivan Savvidis era assente, ha ricevuto questa risposta da Marinakis:

La maggior parte delle volte Savvidis non è presente: è russo, sarà in Russia. Solo per telefono o Skype, tutto il lavoro sporco lo fa Gkagkatsis (il vicepresidente del PAOK, ndr). All’Olympiakos, il presidente e nessun dirigente sono scesi in campo con pistole. Noi abbiamo pagato lo stadio che abbiamo costruito e non abbiamo avuto alcuna sponsorizzazione. L’Olympiakos ha pagato quello che doveva all’erario fino all’ultimo centesimo. Al PAOK sono stati regalati i debiti.

Presente alla riunione, il rappresentante e vicepresidente del PAOK Makis Gkagkatsis è passato al contrattacco:

Rispedisco al mittente tutte le parole, tra cui gli insulti razzisti. Probabilmente [Marinakis] è nervoso per la decisione della Commissione Etica, ma il suo nervosismo non giustifica le parole sull’attività di Ivan Savvidis, che recentemente ha investito più di 200 milioni durante questa crisi. Le macchie sono le partite truccate e le sim pachistane (riferendosi allo scandalo scommesse del 2012 con Marinakis tra gli indagati, ndr).

Al PAOK non è stato regalato nulla. Ha pagato 11 milioni di euro il signor Savvidis. Lei invece non ha pagato la Banca di Creta (in cui l’Olympiakos aveva dei debiti, ndr).

E Marinakis risponde con un laconico:

Sta sbagliando. Abbiamo pagato tutto.

Il presidente della Super League, e vicepresidente dell’AEK, Minas Lysandrou ha cercato di riportare la situazione alla normalità, addirittura alzando la voce per farsi sentire dai due litiganti.

Per il campionato, Marinakis si pone così:

Possiamo cominciare gli allenamenti il 5-6 maggio senza l’uso di palestre e spogliatoi. Noi siamo d’accordo sulle decisioni che aiuteranno le altre squadre, anche se l’Olympiakos perderà soldi a causa della crisi che sta colpendo il calcio.

SECONDO ROUND: OLYMPIAKOS CONTRO TUTTI

Passando ai diritti televisivi, l’Olympiakos vuole il ritorno ad una gestione centrale, ossia un accordo in blocco con uno o più reti televisive. Attualmente, ogni squadra gestisce da sé i diritti televisivi, creando problemi praticamente ogni estate.
Una delle prime squadre a tirarsi fuori dalla gestione centrale attuata nel 2006 era stato il PAOK.

A lanciare il sasso è, ancora, Marinakis:

Il PAOK era il primo ad uscire dalla gestione centrale. L’Olympiakos è a favore della gestione centrale solo se si chiariranno le strutture societarie. Ovvero non è possibile parlare di una gestione centrale e avere lo Xanthi che è la seconda squadra del PAOK. Oppure il Volos che lo hanno reso un aborto. Oppure squadre come il Panetolikos su cui ci sono dei dubbi.

Il vicepresidente della squadra del Pireo Takis Agrafiotis lancia la provocazione a Fotis Kostoulas, patron del Panetolikos:

Fino a quando ci saranno squadre “satellite” in Lega, non ci sarà una gestione centrale. Avete preso il bigliettino da Gkagkatsis.

Con Kostoulas che risponde:

Dovrebbe vergognarsi il signor Agrafiotis. Ditemi per quale motivo dovrei essere una squadra satellite. Chi non si schiera con l’Olympiakos è un suo nemico quindi?

Il vicepresidente del PAOK Makis Gkagkatsis chiarisce e ribatte:

Il PAOK è uscito nel 2015 perché è stato trattato con i termini economici del 2007. Ivan Savvidis ha dimostrato a tutti che, quando si tratta degli interessi delle squadre inferiori, mette in secondo piano gli interessi del PAOK. Si deve ripulire l’ambiente? Anche per le partite truccate o per il caso dell’aggressione dell’arbitro Tzilos (che noi avevamo raccontato qui).


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Il caso Olympiakos-Atromitos del 2015 spiegato bene

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Partiamo da questo presupposto, visto che abbiamo letto un po’ di articoli in giro: in questo momento si tratta di una proposta di retrocessione, non di una condanna! 

Quindi tutte le supposizioni che si stanno facendo dallo scorso venerdì si riferiscono alle parole di Panagiota Spanou, membro della sezione di ricerca della Commissione Deontologica della Federcalcio greca, la quale ha proposto questi provvedimenti, dopo uno studio durato circa sei mesi, che verranno discussi dalla sezione giudiziaria della suddetta Commissione.

Ιnfatti, Spanou si è basata sull’articolo 27 del Codice di Condotta della Federcalcio dell’agosto 2019, riguardante le partite truccate per scommesse, il quale rimanda all’articolo 29 dello stesso Codice circa le sentenze che prevede questo:

1) Tutti i soggetti che partecipano o tentano di mettere in atto una combine per il risultato di una partita o di una competizione con mezzi antisportivi, antietici e corruttivi vengono puniti:

  • con un’ammenda dai 20.000 ai 60.000 euro,
  • una squalifica di almeno di dieci anni e
  • un daspo di almeno dieci anni.

2) In casi seri e di recidiva, l’ammenda raddoppia e i divieti si attuano a vita.

3) Nel caso in cui la società o un suo dignitario (presidente, membro del c.d.a., allenatore, staff tecnico o medico) sia colpevole dell’atto, la società verrà punita con la retrocessione e un’ammenda di 300.000 euro.

4) Nel caso in cui il presidente non sia responsabile, viene considerata colpevole, in ogni caso, la/le società quando sono colpevoli di illecito più di un suo giocatore.

Il testimone chiave nel caso Olympiakos-Atromitos è l’attuale direttore tecnico delle Nazionali di calcio e all’epoca ds del Panathinaikos, Takis Fyssas, che nello scorso febbraio aveva dichiarato davanti alla Corte d’Appello:

Ho avuto una telefonata con Sá Pinto (nel 2015 allenatore dell’Atromitos, ndr) una settimana prima e il giorno dopo la partita (Olympiakos-Atromitos, ndr) per chiedergli come stesse. Mi ha detto di aver ricevuto pressioni prima della gara per non mettere qualche giocatore, non mi ha detto quali fossero.

Mi ha detto che venivano dal presidente e dal direttore della società e che ha deciso di andarsene dopo la partita. Ho seguito la partita e ho visto alla fine che salutava i giocatori. Il giorno dopo si è dimesso. Da anni mi trovo nel mondo del calcio e penso che questo non sia giusto. L’allenatore fa la formazione e, da quello che mi ha detto, ci sono stati interventi esterni.

Molto probabilmente si riferiva a Kivrakidis e all’italiano Stefano Napoleoni, i quali tuttavia sono subentrati durante la partita. Mentre Katsouranis, sentito dallo stesso ex campione di Euro 2004 all’epoca, «non era pronto fisicamente».

Qui gli highlights della partita, terminata 2-1 per la squadra del Pireo:

I PROVVEDIMENTI SECONDO SPANOU

Riguardano le partite Ergotelis-Kalloni (19 gennaio 2015), Veria-Olympiakos (1° febbraio 2015), Veria-OFI (17 gennaio 2015), OFI-Panathinaikos (15 febbraio 2015), Asteras Tripolis-Olympiakos (1° novembre 2014).
Quindi non solo Olympiakos-Atromitos del 4 febbraio 2015. E non riguarda solo Marinakis, ma molte altre persone di livello nel calcio greco.

A Georgios Sarris (ex presidente della Federcalcio), Theodoros Kouridis (ex consigliere legale della Federcalcio), Aristidis Stathopoulos (ex vicepresidente Federcalcio), Nikolaos Prountzos (ex membro c.d.a. Federcalcio), Ioannis Papakonstantinou (ex membro c.d.a. Federcalcio), Georgios Douros (ex membro dell’Associazione arbitrale greca), Athanasios Briakos (ex membro dell’Associazione arbitrale greca), Konstantinos Ioannidis (ex arbitro):

  • Ammenda di 90.000 euro,
  • radiazione a vita da qualsiasi attività legata al calcio,
  • daspo a vita.

A Evangelos Marinakis il quale, da presidente di una società (nel 2015, ora è solo il proprietario), ha maggiori responsabilità in quanto è recidivo ad atti simili. Quindi si applica il paragrafo 3 dell’articolo 27 del Codice di Condotta della Federcalcio:

  • Ammenda di 300.000 euro
  • radiazione a vita da qualsiasi attività legata al calcio,
  • daspo a vita.

Ad Apostolos Abarkiolis, Alexandros Dimitropoulos, Ilias Spathas e Ioannis Aggelopoulos (tutti ex arbitri):

  • Ammenda di 60.000 euro,
  • dieci anni di squalifica,
  • daspo di dieci anni.

A Georgios Spanos (presidente e patron dell’Atromitos):

  • Ammenda di 200.000 euro,
  • radiazione a vita da qualsiasi attività legata al calcio,
  • daspo a vita.

A Ricardo Sá Pinto (ex allenatore dell’Atromitos):

  • Ammenda di 20.000 euro,
  • dieci anni di squalifica,
  • daspo di dieci anni.

Alle società Olympiakos FC e Atromitos FC:

  • Retrocessione,
  • Ammenda di 3.000.000 euro

LE REAZIONI

Quello che abbiamo da dire, lo diremo nei momenti opportuni e nelle sedi opportune. Non c’è alcuna preoccupazione. Un cielo pulito non ha paura dei fulmini! (un modo di dire greco, ndrPoi stiamo parlando di una proposta di condanna, non di una sentenza!

Georgios Spanos, presidente dell’Atromitos, ha parlato così a Novasports.

La legge disciplinare dà la possibilità ad una commissione, in questo caso alla Commissione Deontologica, di prendere una decisione senza che ci sia il completamento di un procedimento penale. Evidentemente, se ci sono stati dei dati in sede di ricerca, ci sarà almeno una probabilità, per non parlare di una prova dell’illecito. Spetta ora alla Commissione decidere se applicare le sanzioni previste dal Codice di Condotta.

Lakis Simeoforidis, avvocato e specialista in giustizia sportiva, a Μetropolis 95.5, radio di Salonicco.

Il rapporto di Panagiota Spanou non è completo? Questa scusa è ridicola. Cita nomi e partite e il suo rapporto ha una struttura ben definita. Parla di persone che hanno avuto un ruolo decisivo nell’influenzamento degli arbitri. perché qui non si parla solo di benefici in classifica, ma anche dal punto di vista economico.

Giorgos Panagopoulos, avvocato, sempre a Metropolis 95.5.

Mentre da parte dell’Olympiakos tutto tace per ora.
E di sicuro non finisce qui.

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Antoniadis, un greco idolatrato in Turchia

Eleftherios in greco, Lefteris per gli amici greci, Lefter in turco.
Antoniadis in greco, Küçükandonyadis (piccolo Antoniadis) in turco.

Nato nel 1925 a Büyükada, nelle incantevoli isole dei Principi a poche miglia da Istanbul, è tuttora uno dei giocatori più famosi in Turchia per la sua lunga militanza nel Fenerbahçe, se non il più forte giocatore che abbia mai indossato la maglia della nazionale turca. Un’adorazione che si può paragonare a quella per Puskás in Ungheria o addirittura per Pelé.

Un piccolo dettaglio, però, segna la vita di Lefteris: è un greco di Costantinopoli, un Romiòs. Greco con radici turche.

Quando morirò, so che avvolgeranno la mia bara con la bandiera rossa con la mezzaluna, però nel mio cuore sarà azzurra con la croce.

UNA DELLE PRIME STELLE DEL CALCIO

Bağış Erten, giornalista turco di Eurosport, rende bene la grandezza del personaggio Antoniadis:

Penso che si possa considerare come una delle figure più simboliche del calcio turco. Perché da una parte vediamo come una persona diventi una leggenda: il suo modo di giocare, il suo sguardo, il suo comportamento e il uso atteggiamento in campo sono diventati un simbolo per la squadra.

Dall’altra parte, la sua storia è molto particolare perché mostra le difficoltà della vita sociale in Turchia. Era un greco di Costantinopoli e a causa delle tensioni con la Grecia, la Turchia non trattava sempre bene i greci di Costantinopoli.

Questo è uno dei fattori che ha contribuito alla creazione della leggenda.

Lefteris era alto solamente 169 cm, per questo il nome Küçük, ed era un centrocampista offensivo moderno, abile tecnicamente e tremendamente efficace sotto porta: talmente tanto da essere chiamato Ordinaryüs, il “Professore”. In 615 partite nel Fenerbahçe ha segnato la bellezza di 423 reti, indossando la maglia gialloblù dal 1947 al 1951 e dal 1953 al 1964. Per due stagioni ha giocato all’estero, prima nella Fiorentina e poi nel Nizza, chiudendo la carriera nell’AEK con cinque partite nel 1964.

Nel settembre 1955 si sparge la voce a Istanbul che la casa natale di Mustafa Kemal Atatürk a Salonicco fosse stata messa a ferro e fuoco. Così le autorità turche organizzano un pogrom contro la minoranza greca di Istanbul. In quel periodo, Lefteris Antoniadis era la stella del Fenerbahçe ma la sua casa viene ugualmente distrutta: un dolore che porterà dentro di sé fino alla morte.

Il 23 aprile 1948 si gioca la prima partita dopo la Seconda Guerra Mondiale della nazionale greca al Leoforos. Un’amichevole contro la Turchia, con Lefteris Antoniadis che, ottenuta la nazionalità turca, debutta proprio contro le sue origini e… segna anche la seconda rete nel 3-1 con cui i turchi espugnano Atene.

E, ovviamente, non ha nemmeno esultato, anche se alcuni greci gli diranno di essere un «traditore della patria»

LEGGENDA, MA SEMPRE UMILE

Nonostante l’enorme fama soprattutto negli anni Cinquanta, Antoniadis accettava raramente interviste, perché pensava che il suo lavoro si dovesse svolgere esclusivamente tra le quattro linee del campo. O per non scatenare polemiche tra la Grecia e la Turchia.

Nonostante abbia giocato per la nazionale turca, portando per nove volte la fascia di capitano, era cristiano ortodosso. Gli ultimi anni della sua vita li ha passati nella sua Büyükada (o Prigkipos, in greco) e quando il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo visita nel 2004 la sua isola per la cerimonia degli ottanta anni della Metropoli ortodossa delle Isole Principi, appena lo vede fa questa battuta:

Küçükandonyadis, Büyükandonyadis!
(Piccolo Antoniadis, Grande Antoniadis!)

Con Antoniadis che replica timidamente con un:

Ma per cortesia…

L’ENORME RICONOSCENZA

Nel 2009 viene inaugurata una statua proprio davanti al Şükrü Saraçoğlu, stadio del Fenerbahçe, dedicata a Lefteris con il numero 10 e intento a calciare un pallone.

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Foto di Dimitra Kyranoudi (Deutsche Welle)

Il 13 gennaio 2012, Lefteris Antoniadis muore a 87 anni e il suo funerale si svolge all’interno dello stadio Şükrü Saraçoğlu del Fenerbahçe, con la bandiera turca sulla bara – come previsto dallo stesso Antoniadis – e alla presenza di Recep Tayyip Erdoğan, che quest’anno, proprio il 13 gennaio, gli dedica un tweet di riconoscimento.

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Onoro con rispetto gli otto anni dalla scomparsa del grande giocatore del Fenerbahçe, di un leggendario nome del calcio turco, di Lefter Küçükandonyadis.

Il campionato della Süper Lig turca nelle ultime stagioni dedica ogni annata ad un giocatore leggendario della storia del calcio turco.
E la stagione 2018-2019 è dedicata proprio a lui col nome di Spor Toto Süper Lig Lefter Küçükandonyadis Sezonu:

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Alla prima partita in casa della scorsa stagione, i tifosi del Fenerbahçe hanno messo in scena questa coreografia.

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Giusto per farvi capire come sia rimasto nella mente di una tifoseria, anche più di mezzo secolo dopo il suo ritiro.

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Le tre stelle dell’Iraklis

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In greco Iraklis è Eracle, il semidio delle dodici fatiche. Proprio quel mito si conclude con la sua discesa nell’Ade nel tentativo di portare vivo il cane a tre teste Cerbero fino a Micene, sulla Terra. L’Eracle di Salonicco è sceso nell’Ade calcistico della terza categoria locale, cercando il modo per ritornare vincitore da questa ennesima fatica.

Ennesima, sì. Perché l’Iraklis è, a detta di tanti, la squadra «che ha subito più torti al mondo».

LE TRE RETROCESSIONI

Forse è un caso unico, ma l’Iraklis è retrocesso tre volte dalla Prima Divisione (Alpha Ethniki/Super League) e tutte le volte per un motivo non legato ai risultati ottenuti sul campo. Per questo motivo, in alcune maglie celebrative, l’Iraklis indossa le tre stelle, anche per giocare con maggiore voglia di rivalsa.
Infatti, nelle tre retrocessioni, il Γηραιός (Gireòs, it. Anziano, essendo nato nel 1908, quando a Salonicco c’era ancora l’Impero Ottomano) si era salvato sul campo e andremo ad analizzare ogni caso, per vederci meglio.

LA PRIMA STELLA: 1980, IL TENTATIVO DI CORRUZIONE

Metà maggio, semifinale di ritorno di Coppa tra Iraklis e PAOK. All’andata, il Gireòs ha vinto per 1-0 ed era il favorito per la finalissima.

Il difensore del PAOK Filotas Pellios – che alcune fonti davano addirittura come squalificato per la semifinale di ritorno – ha accusato il presidente dei biancazzurri Kostas Pertsinidis di aver provato a corromperlo, offrendogli il doppio del premio vittoria in cambio di una brutta prestazione. Lo scandalo arriva sui giornali il 17 maggio, poco prima del derby decisivo, che finisce 1-1.

PELLIOS
Filotas Pellios, centrale difensivo del PAOK degli anni Settanta e Ottanta, con un campionato (1976) e una Coppa (1974).

L’Iraklis è in finale di Coppa – che perderà per 5-2 contro il Kastorià, come vi abbiamo già raccontato – ma non è finita qui.

Il 2 giugno, nonostante queste accuse non fossero mai state confermate dalla giustizia ordinaria, arriva la mazzata: per la prima volta nei suoi 72 anni di storia, l’Iraklis viene retrocesso in Beta Ethniki per lo scandalo corruzione! Il giorno dopo la decisione circa 2.500 tifosi dell’Iraklis protestano contro la decisione della Federcalcio, a cui si uniscono addirittura tifosi dell’Aris. Solo l’intervento delle forze di polizia evita gli scontri con tifosi del PAOK nel centro di Salonicco.

L’allora presidente del PAOK Giorgos Pantelakis, da cui era partita l’accusa ai biancazzurri, dichiara: «Se dico che mi dispiace, sarei un fariseo, quindi non dirò nulla». I tifosi dell’Iraklis cercano sostegni politici in modo da ristabilire moralmente la propria società, arrivando anche al premier Georgios Rallis, il quale risponde: «Non mi immischiate in queste faccende, d’altra parte io tifo Panathinaikos».

Proteste o non proteste, l’Iraklis è costretto a scendere in campo in Beta Ethniki della stagione 1980-1981 e senza la star Vassilis Chatzipanagis, che si rifiuta di giocare sui campi malconci e in terra battuta per preservare la sua incolumità. La squadra di Salonicco conquista subito la promozione e qualche anno dopo verrà anche assolto in tribunale dall’accusa di corruzione.

Un caso analogo avvenne anche nel maggio 1975. Semifinale di Coppa, stavolta con una partita secca, tra Iraklis e Panathinaikos: un dirigente della squadra di Atene ha tentato di corrompere tre giocatori di Salonicco, che infatti perderà il match. Questa partita è passata alla storia come il “Caso dei Fiori”, perché se i tre giocatori accettavano i fiori prima del fischio di inizio, significava che l’accordo era fatto.

Il Panathinaikos, al contrario dell’Iraklis nel 1980, viene condannato dai tribunali ordinari ma salvato dalla retrocessione da… Giorgos Andrianopoulos, presidente dell’Olympiakos e membro della commissione ricorsi della Federcalcio greca.

Per l’Iraklis oltre il danno la beffa, insomma.

LA SECONDA STELLA: 2011, LE CARTE FALSE PER IL CALCIOMERCATO INVERNALE

Il 12 maggio 2011, il presidente della Federcalcio greca Sofoklis Pilavios ha dichiarato alla Commissione parlamentare sulle questioni del Ministero della Cultura (e dello Sport) che l’Iraklis aveva mandato documenti assicurativi e fiscali falsificati, in modo da poter operare nella finestra di calciomercato di gennaio.

A Salonicco, circa 7.000 tifosi protestano in piazza Aristotelous, tra cui anche il grande Vasilis Chatzipanagis che dichiara:

Con tutta la gente che vedo, penso che tutto andrà bene e prossimamente vivremo di nuovo dei grandi momenti con l’Iraklis.

Per questo caso l’Asteras Tripolis, arrivato 14° nel campionato 2010-2011 e quindi retrocesso, ha sporto denuncia alla Commissione Disciplinare della Super League nei confronti dei biancazzurri, chiedendo una penalizzazione di sette punti: un handicap che basterebbe per far salvare la squadra del Peloponneso. La Commissione Disciplinare ha deciso per la retrocessione d’ufficio dell’Iraklis, relegato all’ultima posizione in classifica: così l’Asteras Tripolis raggiunge il 13° posto ed è salvo.

L’Iraklis porta il caso al TAS di Losanna, chiedendo l’annullamento della decisione e la non chiusura definitiva della classifica. Il TAS respinge la richiesta dell’Iraklis, però riporta il caso nella Commissione di Secondo Grado della Federcalcio greca, che alla fine arriva alla Commissione Ricorsi della Federazione.

Il 5 settembre l’ultima Commissione respinge le richieste dell’Iraklis, facendo retrocedere la squadra in Football League. Così, la squadra di Salonicco decide di portare il caso nei tribunali ordinari per avere giustizia.

Questa mossa, però, porta il Gireòs in Football League 2 (Terza Divisione), dato che secondo il codice disciplinare della Federcalcio greca è espressamente vietato portare i casi in tribunali ordinari.

La mossa che mette fine alle speranze dell’Iraklis arriva il 27 settembre, quando la Commissione dello Sport Professionistico greco retrocede la società nella prima divisione dilettantistica, la Delta Ethniki, perché non ha depositato i documenti necessari per partecipare nei campionati professionistici.

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Antonis Remos, il capo della cordata che rileva l’Iraklis nel 2007

Peccato che nel 2019 l’allora patron dell’Iraklis, il grande tifoso e cantante Antonis Remos, sia stato assolto dall’accusa riguardante i documenti assicurativi e fiscali falsificati di quel periodo. Ovvero il motivo per cui i biancazzurri sono stati retrocessi, quando addirittura inizialmente era prevista un’ammenda secondo il regolamento vigente.

Quindi, anche nel 2011, l’Iraklis è retrocesso ingiustamente.

LA TERZA STELLA: 2017, LA MANCATA LICENZA

La ripartenza dalla tripla retrocessione del 2011 è dura. L’Iraklis riparte dalla Delta Ethniki 2011-2012 e a metà campionato si fonde con il Pontion Katerinis in Football League 2, quindi una categoria superiore.

In pratica il Pontion Katerinis prende nome, stemma e stadio dell’Iraklis dal gennaio 2012. La nuova squadra arriva a metà campionato, però con la riforma dei campionati rientra tra le squadre che andranno a comporre la nuova Football League 2012-2013, quindi guadagna un’altra categoria.

Fino ad arrivare al 2015, in cui torna in Super League. Due stagioni al 12° posto, ma il campionato 2016-2017 sarà l’ultimo per l’Iraklis, che naviga in brutte acque dal punto di vista finanziario. Infatti, non riesce ad assicurarsi la licenza per partecipare nella Super League 2017-2018 e nel luglio 2017… viene relegato in Football League, con tante società che hanno votato per la terza retrocessione dell’Iraklis dal massimo campionato.

Nonostante, e questo è un fatto importante, questo provvedimento non fosse stato messo nero su bianco sul KAP (il Regolamento della Federcalcio) né sul regolamento della Super League 2016-2017 che prevedevano in maniera chiara una limitazione nei trasferimenti in caso di mancata licenza.

Anche nel 2017, l’Iraklis ha subito una retrocessione ingiusta per far posto al Levadiakos, che sul campo era retrocesso.

(Fun fact: Ιl Panathinaikos nel 2018 non riesce ad ottenere la licenza, però proprio nel maggio 2018 la Super League cambia il regolamento e quindi, invece di retrocedere, si salva con una penalizzazione! Anche il Panionios non ottiene la licenza nel 2019 e se la cava con 6 punti di penalizzazione).

LA FINE INGLORIOSA

Da lì in poi, il vero e proprio tracollo per i biancazzurri. Non si iscrive alla Football League 2017-2018 per problemi economici e partecipa alla Gamma Ethniki, vincendo il proprio girone e conquistando la promozione in Football League, nella seconda divisione del calcio greco. Nella scorsa stagione ottiene l’11° posto che, con un’altra riforma dei campionati, vuol dire rimanere in Football League, che è diventata però la terza divisione!

Nell’estate del 2019, l’Iraklis non esiste più. O meglio, non si iscrive ad alcun campionato sempre per i persistenti problemi economici. Quindi parte la “caccia all’AFM (codice fiscale)” che significherebbe appropriarsi di un’altra società professionistica, cambiandole nome e trasferendola a Salonicco. Si parla anche del neopromosso in Super League 1 Volos ma tutti i tentativi vanno a vuoto.

Per non rimanere totalmente inattivo, il presidente della società Iraklis Volley 2015, che aveva assorbito la squadra di pallavolo della polisportiva Iraklis nel 2015 e che aveva al suo interno anche le squadre di rugby e cricket, opta per la creazione di una nuova squadra di calcio col nome di Società Sportiva Iraklis 2015 che riparte dalla terza categoria del campionato della Macedonia, la regione di Salonicco, per la stagione 2019-2020.

LE PAROLE

Giorgos Vasileiadis, viceministro con delega allo Sport del governo Tsipras, dichiara nel novembre del 2018:

L’Iraklis ha una storia dolorosa. Ha vissuto tutte le ingiustizie del sistema greco. Non è una situazione semplice e i problemi che affronta sono complicati.

Uno dei giocatori che ha nel cuore questa squadra è sicuramente Apostolos Vellios: nato a Salonicco, il papà Kostas ha giocato nell’Iraklis, è cresciuto nell’Iraklis ed è un tifoso dichiarato dell’Iraklis.
In un’intervista ad Athlitikì Kyriakì (it. Domenica Sportiva) dello scorso settembre, l’attuale attaccante dell’Atromitos ha speso queste parole:

Forse la squadra che ha subito più torti al mondo è l’Iraklis. Sono state pubblicate delle decisioni, come quella su Remos, in cui dicevano che la squadra non doveva retrocedere. In questo momento l’Iraklis è come una botte che ha un fondo e col tempo va ancora più giù.
Non c’è una mano che aiuti questa squadra, che è tra le più storiche se non la più storica. Una situazione molto brutta, perché ha un popolo dietro, si perdono delle generazioni. Ci sono dei ragazzini che si vergognano di dire che tifano Iraklis, come mio fratello che lo dice a scuola.
Penso sia una vergogna che una squadra così importante stia attraversando questo momento.

Infine, spazio all’attaccante argentino Emanuel Perrone, ex Asteras e Larissa, che ha appeso gli scarpini al chiodo con l’Iraklis, squadra a cui è legatissimo, quattro mesi fa nel campionato locale della Macedonia:

Non ho visto il fatto che avrei giocato nell’ultima categoria. Volevo solo giocare nell’Iraklis. Penso sia la squadra che abbia subito più torti di tutte. Nel calcio cambiano le leggi quelli che lo governano. Era difficile per la squadra, però purtroppo non puoi farci niente.

LE TRE STELLE

à ÅÈÍÉÊÇ / ÇÑÁÊËÇÓ - ÅÄÅÓÓÁÉÊÏÓ (ÖÙÔÏÃÑÁÖÉÁ: ÖÁÍÇ ÔÑÕØÁÍÇ / EUROKINISSI)
Il brasiliano Tai e la maglia con le tre stelle

ERT 3, la terza rete della televisione pubblica greca che ha sede a Salonicco, nel maggio 2018 ha prodotto questo fantastico documentario sull’Iraklis che si chiama Le tre stelle dell’Iraklis e comincia così:

In tutto il mondo le stelle su una maglia sono il simbolo di trofei vinti, però nella regola esiste sempre un’eccezione. La strada dell’Iraklis si è rivelato tortuoso: ha ripercorso i passi del semidio mitologico da cui ha preso il nome.

Le tre stelle che non sono il simbolo di trofei e gioie, ma di indignazione e orgoglio, di tre retrocessioni decise fuori dal campo.

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«Maradona obiettivo del Panathinaikos!»

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«Si tratta del più grande calciatore del mondo» recita l’occhiello di questa storica prima pagina.

Caliamoci nel contesto di quel periodo molto particolare.
5 aprile 1980, Sabato Santo per la Grecia ortodossa. Le squadre stanno concludendo un campionato che sarà conquistato dall’Olympiakos nello spareggio contro l’Aris.

L’Alpha Ethniki 1979-1980 è un torneo storico: infatti, è il primo dell’era del professionismo nel calcio greco. Nel 1979 viene votata la legge 879 che prevedeva la conversione delle società di Alpha Ethniki in Società Anonime Calcistiche (ΠΑΕ – Ποδοσφαιρικές Ανώνυμες Εταιρείες) con azionisti e capitali, come in un’azienda. Questo favorisce l’ingresso di imprenditori da altri settori e rivoluzionerà definitivamente il calcio ellenico.

Nel Panathinaikos, dal 17 luglio 1979 il 54% del pacchetto azionario è in mano a tre membri della ricca famiglia Vardinogiannis, imprenditori del mondo petrolifero. Giorgos Vardinogiannis sarà il presidente del Trifylli per ben 21 anni, fino all’alba del terzo millennio. Una mossa che arriva dal… Pireo!

Infatti, Giorgos Vardinogiannis è un grande amico di Stavros Daifàs, armatore greco, il quale era a capo della cordata che aveva rilevato l’Olympiakos poco tempo prima:

Il giorno che ho acquistato l’Olympiakos ho incontrato Giorgos Vardinogiannis e gli ho proposto di comprare il Panathinaikos per dare il via ad un concreto rinnovamento del nostro calcio. Ho detto la stessa cosa anche a Vardis Vardinogiannis (fratello di Giorgos) e sono andati l’altro giorno da Jack Nikolaidis (che gestiva l’allora società) e hanno acquistato il Panathinaikos.

Insomma, gli anni Ottanta saranno dominati dal dualismo Vardinogiannis-Daifàs, con citazioni in tribunale, giocatori che passano da una sponda all’altra e colpi (o solamente titoli) sensazionalistici.

Tra questi, spicca sicuramente quello indicato in foto, ripescato tempo fa da una pagina Facebook con vecchi ritagli di giornali sportivi.

Il settimanale vicino ai verdi Panathinaikà Nea, in quel Sabato Santo di quattro decenni fa, piazza la bomba: «Maradona obiettivo del Panathinaikos!»Diego è ancora un adolescente, non ha compiuto nemmeno 20 anni, gioca nell’Argentinos Juniors ed è già stato convocato in Nazionale. La notizia ha dell’incredibile: la famiglia Vardinogiannis vuole colpire l’Olympiakos con questo fenomeno.

Solo che il 20 febbraio 1981, quasi un anno dopo quella prima pagina, Maradona firma col Boca Juniors e il resto è storia…

Sotiris Ninis a Sport24.gr: «Ho voglia di tornare a giocare. Donadoni voleva schierarmi alla Pirlo!»

Nella serie di interviste che il sito Sport24.gr sta svolgendo in questo periodo di pausa dalle partite, ieri il giornalista Charlie Protopapas ha posto qualche domanda a Sotiris Ninis. L’ormai 30enne centrocampista è svincolato da questa estate e ha risposto su temi riguardanti il Panathinaikos, la Nazionale e le sue esperienze all’estero, tra cui quella col Parma di Roberto Donadoni: un’intervista così interessante che ve l’abbiamo tradotta in italiano.

Se volete sentire l’intervista completa di circa 50 minuti, il video è questo:

Ιnizialmente, come stai passando questo periodo?

Noi abbiamo imparato a fare sempre allenamento ed è difficile stare a casa, come tutte le persone del resto. Continuo ad allenarmi con l’aiuto del mio preparatore Giannis Kotsis (ex AEK, ndr). Non possiamo lavorare col pallone ed entrare in campo: questa è la cosa peggiore.

Sei nato nel 1990, hai compiuto gli anni solo dieci giorni fa… Qual è il motivo per cui sei senza squadra in questo momento?

Sono molti i motivi da analizzare, ma quello principale è perché non voglio andare da qualche parte per il solo motivo di andare. Voglio far parte di una squadra che mi vuole dare quello che vorrei. Sto cercando motivazioni, un buon ambiente in cui dare quello che riesco ad offrire. Ho voglia di tornare a giocare e di essere com’ero prima. 
Vorrei trovare una squadra con cui mi faccia piacere il fatto di giocare a calcio, un qualcosa che non è avvenuto negli ultimi due anni, in cui ho affrontato delle difficoltà. Penso sia la cosa peggiore non essere felice quando si scende in campo: se non lo sei, non riesci ad esprimerti al meglio.

Se qualcuno ci pensa, hai fatto un’ottima carriera: hai giocato in Nazionale, sei andato in un Mondiale, sei stato un protagonista in una delle squadre più costose degli ultimi anni in Grecia a soli 20 anni e ti sei trasferito al Parma. Può capitare di non giocare bene nella prima stagione all’estero, sei andato in prestito al PAOK ma non è andata come speravi, poi sei tornato in Nazionale.
Cosa è successo dopo la tua seconda esperienza al Panathinaikos (novembre 2014-gennaio 2016)? Perché è da quel momento che ti sei perso…

Direi che nel Panathinaikos, quando sono tornato, è arrivato un nuovo allenatore (Andrea Stramaccioni, ndre qualche giocatore doveva andare via. Non è stata data fiducia a nessuno dei ragazzi della squadra di Giannis Anastasiou e il Panathinaikos ha fatto praticamente la rosa da capo: è arrivato un allenatore e ha cambiato tutto.

In seguito, sono andato in una squadra belga (nel Charleroi nel gennaio 2016, ndr). Avevo qualche dubbio, però avevo parlato con Stergios Marinos (ex compagno di squadra al Panathinaikos e dal 2013 nel Charleroi, ndre il campionato mi è piaciuto. Sulla carta non è al livello di quello greco, ma era competitivo e nel primo anno sono andato bene. Per qualche motivo non è stato rinnovato il mio contratto nel Charleroi e ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque: sono andato in una squadra che si è interessata a me. Quello che ti viene dato, lo prendi. Da lì, le cose sono cominciate ad andare male.

Che cosa è successo nel Mechelen?

Il campionato belga si divide in due zone. Dalla zona francofona, sono andato in quella fiamminga, che è un ambiente più chiuso. In squadra tutti erano fiamminghi, ad eccezione di due serbi: chiunque tu sia come giocatore, è davvero difficile entrare in questo gruppo. Questa è l’impressione che mi ha dato anche l’allenatore, che si basava sui giocatori fiamminghi e purtroppo qualsiasi tentativo abbia fatto è stato un buco nell’acqua.

E come ti sei ritrovato in Israele?

È capitato all’improvviso qualche giorno dopo essermi svincolato e non volevo rimanere disoccupato. Ho preferito giocare per un anno, fare una stagione intera e tornare poi in Europa. Purtroppo il livello non era così alto, anche se ho preferito rimanere là e non tornare in Grecia: forse questo è stato un mio errore. Ho avuto fiducia in qualche persona, ho pensato che nella stagione successiva avrei lavorato con loro, trovando qualcosa di meglio, però purtroppo sono rimasto fino all’ultimo momento senza nessuna offerta.

Ti sei già trovato in questa situazione nel 2014. Eri svincolato per qualche mese, poi sei tornato al Panathinaikos, eri titolare e sei tornato anche in Nazionale. Pensi che tutto ciò si possa ripetere?

Questo è il mio obiettivo, perché penso di potercela fare. Anche allora nessuno credeva in me, però ce l’ho fatta.

Quando è arrivato Stramaccioni e ha detto che non si sarebbe basato sui calciatori greci, avevi ancora un contratto col Panathinaikos?

Sì, ce l’avevo fino al 2017. Ero appena tornato dalla Nazionale (inizio novembre 2015, ndr) e, prima che Anastasiou se ne andasse, stavamo discutendo per un rinnovo del contratto dopo le mie prestazioni: non l’avevo mai detto prima. Ci eravamo detti di fare un contratto migliore per rimanere a lungo. Non abbiamo fatto in tempo ed è successo quello che è successo. Penso sia stata chiaramente una scelta del presidente [Giannis Alafouzos] di ricominciare da capo, perché non c’era nessun altro che prendeva decisioni del genere.

Anche se nell’estate di quell’anno, Alafouzos dichiarava che era molto contento nel vederti giocare nel Panathinaikos.

Da quello che ricordo, la squadra contava su di me. A causa delle eliminazioni in Europa (3° turno di Champions contro il Brugge e nei playoff di Europa League contro gli azeri del Qabala, ndr), c’erano tantissima pressione sul presidente, che lo ha portato a prendere qualche decisione sbagliata. Come quella di dare le chiavi ad una persona che ha cancellato tutto quello che era stato fatto prima.

ÐÁÍÁÈÇÍÁÉÊÏÓ-ÊÁÌÐÁËÁ(PLAY OFF EUROPA LEAGUE)(ICONPRESS/ÄÇÌÇÔÑÇÓ ÍÔÏÕÍÔÏÕÌÇÓ) ÁÐÏÃÏÇÔÅÕÓÇ ÍÉÍÇÓ
27 agosto 2015. Foto da Panathinaikos 2-2 Qabala, ritorno dei playoff di Europa League (ICONPRESS)

Il palo che hai colpito all’inizio della partita di ritorno col Qabala avrebbe potuto cambiare le sorti di quella stagione.

Non possiamo pensare cosa è andato storto e come siamo stati eliminati da un palo. Può succedere nel calcio. Semplicemente una grande società non può cancellare tutto dopo un risultato. Ha perso i soldi che sarebbero arrivati dalla partecipazione in Europa, però ha investito in pochi mesi una somma che non aveva speso nemmeno nei tre anni precedenti: tutto questo è stato un errore.

Se ti avessi conosciuto allora, ti avrei detto di rimanere col tuo contratto, anche perché tanto Stramaccioni se ne sarebbe andato prima o poi. Perché in quel momento non hai ragionato così?

Un motivo per cui ho cambiato aria è perché voglio sempre inseguire la fortuna. So come ci si sente nell’essere attivo e giocare anche in Nazionale, come lo ero allora. Non è possibile rimanere sei mesi o un anno solo per il contratto che ti lega alla società, aspettando che venga cacciato un allenatore che è stato appena ingaggiato e su cui hanno investito tanto. Non l’avrebbe fatto nessuno a meno che non avesse avuto un ricco contratto.

Parlando del tuo ruolo, hai cominciato a giocare come ala destra, con Henk ten Cate sei diventato trequartista, poi Jesualdo Ferreira ti ha spostato qualche metro più lontano dalla porta. Secondo te qual era la tua posizione migliore?

A dir la verità tutte mi sono piaciute, ma quella che preferisco è quella da “numero 8” (in Grecia è la mezzala box-to-box, ndr). Da trequartista correvo moltissimo e a vuoto, invece da mezzala correvo di meno ma in maniera mirata. All’inizio ho avuto qualche difficoltà, ma mi ha aiutato anche quando ho giocato in Italia, dove mi sono abituato da centrocampista. 

Pensa che Donadoni voleva schierarmi alla Pirlo, davanti ai centrali difensivi. Nella mia posizione giocava Jaime Valdés, che tecnicamente era ottimo, ma molto lento. Era difficile per me che ero un trequartista andare a giocare da mediano puro. In Italia devi correre molto e se sei in una squadra che non ha un ruolo da protagonista in campionato, è un ruolo di enorme responsabilità. In una conversazione con Anastasiou, mi aveva detto di farmi giocare accanto a Zeca (da mezzala, ndr). Penso che questo sia il ruolo migliore per me.

Quello che visto è che se un giovane ragazzo gioca bene due partite, le persone dell’ambiente alzano fin troppo le aspettative su di lui. E se lo stesso giocatore poi non gioca al livello previsto, viene criticato subito aspramente.
Secondo te esiste un problema, soprattutto in Grecia, su come viene gestito un giovane talento?

In Grecia non ci sono mezze misure. Sentivi delle cose fuori dal mondo quando giocavo. Purtroppo non ci puoi fare nulla. Sai che al primo passo falso ti diranno che sei scarso quando poco tempo prima scrivevano tutt’altro. In generale dobbiamo essere molto più conservativi, soprattutto con i ragazzi giovani. Ormai è più semplice per un giovane arrivare a giocare nel calcio greco.

Io sono stato fortunato perché ho giocato negli anni buoni del Panathinaikos e della Nazionale. Le personalità che avevo attorno a me erano capaci di crearti una mentalità vincente. Era davvero importante avere come compagni di squadra dei giocatori che avevano conquistato l’Europeo. Purtroppo, ora pensano che così come sono migliorati, faranno anche il prossimo passo. Ora come ora, i grandi giocatori non vengono più in Grecia oppure hanno appeso gli scarpini al chiodo, quindi è difficile gestire una situazione del genere.

Cosa consiglieresti ad un giovane ragazzo?

La cosa più importante è giocare. Puoi essere in una buona squadra all’estero e non essere contento perché non giochi. Devi allenarti duramente, indifferentemente dalla difficoltà degli allenamenti. Devi tapparti le orecchie per le cose che ti dicono la maggior parte dei giornalisti. Con le partite che giochi diventi migliore. Non sei un buon giocatore a 20, 22 o 23 anni. Più invecchi e più imparerai, fino a quando smetterai di giocare.

Secondo te, quando ti sei sentito nelle migliori condizioni?

Penso che nel triennio dopo la doppietta col Panathinaikos nel 2010 sono stato molto bene. Ma anche quando sono tornato nel 2014 mi sentivo bene: se tu dicessi ad un giocatore svincolato da tre mesi che nel giro di un semestre avrebbe riconquistato la Nazionale e il posto da titolare nel Panathinaikos, non ci crederebbe.

[In quel momento arriva un messaggio da Zeca, in cui dice che lo adora.]

Ho un debole per Zeca, abbiamo passato tanto tempo insieme ed è un ragazzo eccezionale.

Zeca che è un altro giocatore trattato ingiustamente in Grecia: un calciatore con questa duttilità e con queste caratteristiche manca anche adesso al Panathinaikos…

La gente a volte non capisce cosa può offrire ogni giocatore in campo. Ad esempio, mi chiedono di fare i chilometri di Zeca, oppure allo stesso Zeca di servire i palloni in avanti come faccio io. Questo non l’ho mai vissuto in Italia, in Belgio o in Israele, ma solo in Grecia. Basti pensare che Zeca è molto apprezzato adesso nel Copenhagen perché è un giocatore che corre e lotta, un ottimo capitano.

Capitolo Nazionale.

Mi manca, non posso nasconderlo, e spero di poterci tornare. L’assenza di Fernando Santos e del direttore tecnico è stata enorme. Ora si sta facendo un nuovo tentativo con un nuovo ct (van ‘t Schip, ndr) con Takis Fyssas e Konstantinidis come dirigenti: le cose stanno andando come devono andare. Negli ultimi sei anni sono stati usati circa 60-70 calciatori diversi e solo con Santos e Rehhagel ci sono stati dei gruppi consolidati.

Specialmente per entrare nello strettissimo giro di Rehhagel dovevi dare l’anima. Santos è riuscito a cambiare questa situazione in maniera graduale. Se ricordo bene, prima un giocatore non scendeva in campo con la prima convocazione, si doveva prima vedere l’ambiente negli spogliatoi e negli allenamenti. Secondo me se uno viene convocato e gioca subito in Nazionale, non fa bene nemmeno allo stesso calciatore, perché si creano troppe aspettative su di lui.

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Sotiris Ninis durante una partita della Nazionale del 2015.

Hai mai avuto la sensazione che la Nazionale era fatta per grandi cose?

Sì, l’ho avuta. Nel Mondiale del 2010 eravamo tutti al debutto e avevamo avversari come Argentina e Nigeria. Penso che ad Euro 2012 siamo stati più squadra, è stata una delle più belle spedizioni: eravamo davvero un bel gruppo sia negli allenamenti che in albergo e questo si vedeva. Non abbiamo avuto buoni risultati all’inizio ma se non avessimo affrontato la Germania ai quarti, potevamo andare anche più avanti.

Avevamo un allenatore eccezionale, Fernando Santos, che prendeva il 100% da ogni giocatore. Conosceva la mentalità del calciatore greco, sapeva come gestirlo al meglio. Quando hai una persona come Santos che non ti regala nulla e ti sprona sempre, sei costretto a dare il massimo. Penso che le migliori partite che abbia giocato siano state in Nazionale.

Sei tornato in Nazionale nel 2015 giocando con ct Markarián nel secondo tempo con le isole Fær Øer e da titolare contro la Polonia. Quali sono state le differenze nell’ambiente che hai trovato?

La differenza era enorme. Una squadra totalmente diversa, quando la situazione non è buona non puoi nemmeno dire tanto. Però, d’altra parte, ero felice di tornare a giocare in Nazionale. Per il risultato contro le Fær Øer mi sono vergognato (sconfitta 2-1 a Tórshavn il 15 giugno 2015, ndr). Ho giocato bene nella ripresa perché avevo tanta fame di riscatto e non volevo che si ripetesse la figuraccia del Karaiskakis (sconfitta 0-1 nel settembre 2014 con ct Claudio Ranieri, ndr).

Parlando dell’attuale campionato, come vedi le squadre in questa stagione, considerando anche l’avventura europea dell’Olympiakos?

Il PAOK è migliorato tantissimo negli ultimi tre anni però, devo essere onesto e forse a qualcuno dispiacerà, quest’anno l’Olympiakos è la squadra migliore non solo per i risultati ma anche per il suo gioco. Io tifo le squadre greche in Europa, voglio che conquistino punti per la Grecia. La qualificazione contro l’Arsenal è stata una sorpresa, ma non lo sarà se si qualificherà contro il Wolverhampton. Può andare ancora avanti in Europa League.

L’Olympiakos generalmente lavora in ottica europea negli ultimi anni. Questo lo sto capendo da certi giocatori che sono là e sono miei amici. Sanno come valorizzare un giocatore e venderlo. Giocare in Europa dà grandi motivazioni e sale immediatamente anche il proprio valore di mercato. L’Olympiakos è un esempio per tante squadre come il PAOK, l’AEK o il Panathinaikos, il cui obiettivo dovrebbe essere quello di vendere giocatori in questo momento, secondo me. 

E il Panathinaikos di Giorgos Donis?

Lo vedo bene. Sono abbastanza contento della squadra nell’ultima stagione e mezza. Mi piace vedere giovani che ci tengono, che sono tristi quando perdono. Hanno un ottimo allenatore che conosce bene la dimensione della squadra. Spero che questi ragazzi avranno ancora più fiducia, così la società potrà guadagnarci nei prossimi anni.

Quali giocatori del Panathinaikos stanno spiccando secondo te?

Per me è importante il capitano (Kourbelis, ndr). Infonde la calma che serve nella squadra. Non nascondo che anche Chatzigiovanis mi piace parecchio. Per Bouzoukis posso dire solo parole positive: è molto calmo, bravo col pallone e può migliorare ancora. Penso che anche gli altri ragazzi che stanno arrivando potranno sicuramente creare qualcosa di buono.

Le penalizzazioni più pesanti del 21° secolo in Grecia

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Una foto dalla stagione 2002-2003 del PAS Giannina

Un ottimo argomento da affrontare proprio durante questa quarantena.

Tra le (poche, a dir la verità) notizie di ieri, è arrivato il responso negativo al ricorso di Xanthi e PAOK dalla Commissione Ricorsi della Federcalcio greca: rimangono rispettivamente con il -12 e il -7 in classifica, con la squadra di Salonicco pronta a ricorrere al TAS di Losanna. Nello stesso campionato, il Panionios è partito con un handicap di 6 punti per non aver ottenuto la licenza dalla Federcalcio.

Il calcio ellenico negli ultimi vent’anni ha visto squadre retrocedere con passivi esorbitanti e quindi abbiamo deciso di ripercorrere numeri e avventure legate a queste penalizzazioni.

PAS GIANNINA, PANEGIALIOS E ATHINAIKOS FANNO 90!

Stagione 2002-2003. Lo storico PAS Giannina termina il campionato con 25 punti (14°) in Alpha Ethniki e si prepara a disputare lo spareggio con l’Apollon Kalamarias, arrivato 3° in Beta Ethniki. Solo che la Commissione Ricorsi della Federcalcio greca punisce l’Ajax dell’Epiro con una penalizzazione incredibile, rendendo il PAS la prima squadra a retrocedere per debiti nei confronti dei propri tesserati.

Infatti, sono stati comminati 3 punti per ognuna delle 30 partite giocate, quindi 90 punti totali: il PAS retrocede con -65 punti in classifica! Come racconta gazzetta.gr, tifosi della squadra dell’Epiro andarono a chiudere il tratto dell’Ethnikì Odos (l’autostrada nazionale, ndr) per Igoumenitsa e Arta in segno di protesta. Anche l’allora presidente della società Manthos Kolèbas chiese l’intervento dell’allora premier socialista Kostas Simitis per evitare la retrocessione. Cosa che, tuttavia, non successe: così il PAS scese in Beta Ethniki e l’Ionikos – retrocesso in campo – si salvò nello spareggio contro l’Apollon Kalamarias.

Nella stessa annata, stavolta nella serie cadetta, la stessa sorte subirono Panegialios e Athinaikos: entrambe si salvano con 34 punti ma i debiti costringono loro alla penalizzazione di 90 punti (3 punti × 30 partite), arrivando entrambe a -56 e costringendole a ripartire dai dilettanti.

Andando avanti con le stagioni e a proposito di penalizzazioni monstre, nel 2007-2008 il Doxa Dramas si ritira nel girone nord di Gamma Ethniki dopo sette giornate e a fine campionato si ritrova con il -66 in classifica.
Dopo una fusione da cui viene fondato l’Olympiakos Volou, il Doxa manterrà tuttavia la categoria e vincerà il girone Nord del campionato 2008-2009, salendo in Beta Ethniki.

-30 PUNTI AL PANATHINAIKOS, DUE RITIRI E TRE RETROCESSIONI D’UFFICIO IN DIECI ANNI DI SUPER LEAGUE

Tra le intemperanze dei propri tifosi e i problemi societari, il Trifylli è la più penalizzata dalla Super League 2011-2012. Analizzando stagione per stagione:

Super League 2011-2012: -3 punti per scontri contro l’Olympiakos.
Super League 2012-2013:
-2 punti per gli scontri nel derby della stagione prima.
Super League 2014-2015:
-3 punti per la presenza in campo di tifosi prima del derby con l’Olympiakos.
Super League 2015-2016:
-3 punti per il lancio di oggetti e fumogeni nel derby con l’Olympiakos.
Super League 2017-2018:
-8 punti (-2 punti per gli episodi nella partita di playoff della scorsa stagione contro il PAOK e -6 punti inflitti dalla Federcalcio).
Super League 2018-2019:
-11 punti (-6 punti per la mancata licenza e -5 punti per gli scontri al 70° della partita contro l’Olympiakos, poi interrotta definitivamente).

L’Iraklis è retrocesso d’ufficio due volte in pochissimi anni: nel 2010-2011 per aver usato un’assicurazione falsa in modo da compiere trasferimenti nella finestra invernale di calciomercato, mentre nel 2016-2017 per non aver ottenuto la licenza di partecipare nel campionato successivo. Il Kerkyra, nonostante si fosse salvato nella stagione 2014-2015, viene retrocesso per un trasferimento irregolare delle quote societarie.

Nella stessa stagione, abbiamo avuto anche due ritiri: il Niki Volou alla 16° giornata e l’OFI alla 29° giornata, con entrambe relegate all’ultimo posto con un -6.

LA BETA ETHNIKI/FOOTBALL LEAGUE IN GRANDE DIFFICOLTÀ

Nel 2004-2005 il Poseidon Neon Poron, squadra della Macedonia Centrale, arriva da un’ottima stagione in Beta Ethniki, in cui è arrivato 5°. Solo che i problemi economici si fanno sentire e nelle prime tre giornate del nuovo campionato non riesce ad avere il numero sufficiente di giocatori per scendere in campo: -9 punti di penalizzazione e squadra che non rivedrà più i fasti del professionismo dopo essere stato escluso da quel campionato.

Con l’introduzione della Football League nella stagione 2010-2011, vediamo sempre più squadre crollare.

Nel 2012-2013, l’ecatombe: sei squadre sono penalizzate (in totale -53 punti, tra cui il Larissa con un pesante -21 per debiti verso tesserati), due dichiarano l’autoretrocessione (Panserraikos e Larissa) e le due retrocesse sul campo (Thrasivoulos e Anagennisi Epanomis) scelgono di ripartire dai dilettanti.

Nel 2015-2016, Ergotelis e Olympiakos Volou si ritirano dal campionato rispettivamente con -12 e -9 punti di penalizzazione.
Nella stagione successiva, abbiamo ben tre casi: Panthrakikos (già sul -18) e Kalloni  (già sul -12) che si ritirano dal campionato e vengono classificate ultime con -6 punti, mentre il Chania termina la stagione con 38 punti, a cui vengono levati 33 (!) per aver giocato senza il permesso di partecipare al campionato e altri 3 per debiti verso un tesserato, terminando la Football League 2016-2017 con soli 2 punti.

Nel 2017-2018, addirittura la metà delle diciotto squadre di Football League vengono penalizzate! Panegialios, Kallithea, Panserraikos, Sparti, Apollon Larissas e Anagennisi Karditsas subiscono un -6 per non aver passato le due fasi dei controlli della Federcalcio; -3 all’Aiginiakos per non aver passato la prima fase dei controlli federativi; -12 al Veria (che si ritirerà dal campionato, ndr) per debiti verso tesserati e… -54 all’Acharnaikos per lo stesso motivo! L’ultima squadra si ritira dal campionato dopo la 4° giornata con una vittoria ottenuta, quindi termina con un -51.

Anche nella scorsa stagione, circa il 50% delle squadre viene penalizzato dalla Federcalcio greca, con Sparti e Aittitos Spaton che si ritirano dal campionato.

Nell’attuale Super League 2, vi abbiamo già analizzato le situazioni di Kerkyra e Apollon Pontou, entrambe con -6 in campionato, e più volte vicino al ritiro.

Insomma, è un tunnel da cui difficilmente vedremo la luce.

 

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