Video Assistant Referee e Super League: è un legame già cult

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Il primo fotogramma del VAR nel campionato greco

DEBUTTO NELLA MANIERA PIÙ GRECA POSSIBILE

Il 24 agosto 2019 è una giornata storica per la Super League 1: debutta il Video Assistant Referee, per la prima volta la tecnologia entra nel campionato greco. La prima partita della stagione 2019-2020 è Lamia-Panathinaikos. Nei dieci secondi in cui la tv di Stato ERT inquadra la saletta VAR istanti prima il primo fischio di inizio del campionato, entra un uomo e lascia una busta con cibo da asporto, probabilmente suvlaki.

Inutile dire che l’uomo, sfortunato vista la rapida inquadratura nel momento peggiore, che ha consegnato il cibo non sapesse della precisa istruzione di non far entrare né cibo né bevande all’interno della saletta. Infatti, i suvlaki erano purtroppo per i tecnici al di fuori della regia, non per gli arbitri.

L’azienda che ha vinto il bando per l’organizzazione del VAR, la MEDIALUSO-INDIGITAL, giorni dopo, ha specificato che:

La persona che si vede nell’inquadratura che apre la porta della camionetta e lascia nell’angolo il cibo, il quale è arrivato con grande ritardo come ci hanno informato, non è il “fattorino” come hanno detto i media ma il coordinatore della regia che copriva la gara e che avevano l’accesso autorizzato all’interno della camionetta.

Il quale un mese dopo, tristemente, ha perso il lavoro a causa di questa sciagurata ripresa.

NON STACCATE LA PRESA!

Nemmeno il tempo di digerire la figuraccia che dall’AEL FC Arena, per il match Larissa-Olympiakos, è apparsa questa foto

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«Attenzione!!! VAR»

Nel modo più rustico possibile, con un foglio attaccato col nastro adesivo, si prega di non staccare la presa, affinché il VAR funzioni a dovere. Molto previdenti a Larissa, visto che ad ottobre, in una partita in Arabia Saudita, il VAR non ha funzionato perché uno dei tecnici aveva staccato la presa per caricare il proprio cellulare.

LO XANTHI VINCE COL VAR MA IL TECNICO RIMANE CONTRARIO ALLA TECNOLOGIA

Arriviamo alla sesta giornata con Panathinaikos-Xanthi, in cui si vede un episodio inusuale per il calcio greco. La partita a Rizoupoli – l’Olimpico era in fase di rizollamento del terreno di gioco – era bloccata sullo 0-0 e al 93′ lo Xanthi segna con Jordan Faucher e l’arbitro Kominis alza il braccio per fuorigioco di Sturgeon. Dopo un breve consulto VAR, la rete viene convalidata, con la squadra della Tracia che espugna Atene.

Kiko Ramírez, l’allora allenatore dello Xanthidichiarò, nonostante abbia vinto quella partita grazie soprattutto al VAR:

Ho avuto il VAR in Polonia (allenando il Wisla nel 2017, ndr), quando ancora non esisteva in Spagna. L’arbitro perde il suo valore perché questo analizza tutto, anche azioni molto prima di una rete. Il calcio perde così la sua magia. In Polonia mi sono lamentato molte volte perché il procedimento è lento: pensate a sei minuti senza giocare per prendere una decisione quando ci sono spesso temperature sotto lo zero. Taglia il ritmo, quando segna la mia squadra esultavo, ora guardo l’arbitro: questo fa male, il VAR ci ha rubato il calcio.

PIOVE? METTIAMOCI UNA TENDA DA CAMPEGGIO!

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Arriviamo ai giorni nostri, con Panathinaikos-Lamia dello scorso 14 dicembre. Come nella partita di andata, anche stavolta il VAR ha rubato la scena.

Pioveva durante la partita e quindi gli addetti a bordo campo hanno pensato bene di mettere una tenda da campeggio sul macchinario VAR, con un ombrello davanti perché non si sa mai.

Volevamo la tecnologia? Ora dobbiamo proteggerla in tutti i modi. Sì, anche così.

L’ATTUALE SISTEMA VAR NON PREVEDE LA LINEA VIRTUALE PER IL FUORIGIOCO

Questo è, anche quattro mesi dopo l’avvio del VAR, un motivo di enorme imbarazzo per il calcio greco. Infatti, sempre nella partita Panathinaikos-Xanthi della sesta giornata è stato annullato un gol di Zahid per i padroni di casa, mentre il giocatore norvegese era addirittura dietro la linea del pallone!

Come mai questo errore così banale? Perché la spagnola MEDIALUSO con la greca INDIGITAL non hanno inserito nel pacchetto da 13.454.000€ in cinque stagioni la tecnologia 3D per proiettare le linee per il fuorigioco. Nelle ultime settimane si parlava di 1000 euro a partita per il costo di questo upgrade ma il problema rimane un altro: chi pagherà questo – chiamiamolo col suo nome – errore? La Federcalcio greca o il Ministero dello Sport?

Il vicepresidente dell’Olympiakos Kostas Karapapas ha espresso qualche critica sull’attuale utilizzo del VAR in Grecia, dichiarando anche:

Il VAR senza la linea del fuorigioco è come una televisione senza telecomando.

Diciamo che non ha tutti torti.

 

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Storie: Panionios e Panthers

Panionios

A circa 20 minuti di distanza (direzione sud) da Piazza Syntagma sorge la municipalità di Nea Smyrne, un quartiere della capitale, che conta poco più di settantamila abitanti.

Una zona molto tranquilla, caratterizzata dall’Alsos Neas Smyrnis, una suggestiva pineta già esistente negli anni ’20 del ‘900, che è luogo di attività fisica e di un playground per i bambini. Circondata principalmente da cipressi e pini, crea l’ambiente perfetto per una piacevole passeggiata o per chiunque faccia jogging. Il quartiere iniziò ad essere popolato soltanto nel 1926 quando il governo greco, dopo la disastrosa campagna della guerra Greco-Turca terminata qualche anno prima, decise di far trasferire la maggioranza dei profughi provenienti dall’Asia Minore proprio qui. Con il passare degli anni furono costruite case, strade, ospedali e infrastrutture varie, rendendo l’area più facilmente raggiungibile. Al quartiere fu dato il nome di Nea Smyrne, che significa “nuova Smyrne“, per differenziare la neonata città greca da quella turca, la cui invasione da parte delle truppe elleniche fu causa dello scoppio della guerra.

Ed è proprio qui che ha base il Panionios, la squadra più antica di Grecia, fondata nel 1890 a Smyrne (attuale Turchia) sotto il nome di “Orfeus“. Nel 1922, tutti i profughi greci provenienti dal Ponto e dall’Asia Minore in generale, si trasferirono in Grecia. La maggior parte dei Greci che abitavano a Smyrne si stabilirono nei quartieri periferici a sud di Atene, portando con loro la polisportiva. Nella sua storia ultra-centenaria, il palmarès degli Istorikos annovera due Kypello Elladas e vanta il fatto di essere retrocessi soltanto per due volte in Beta Ethniki (attuale Football League).

Sulla Megalou Alexandrou sorge lo Στάδιο Νέας Σμύρνης, stadio del Panionios FC, fondato nel 1939 dopo un anno di lavori incaricati dall’allora presidente del club, Dimitri Karabatis. Le primissime partite furono disputate tra squadre amatoriali cittadine, con l’intento di raccogliere fondi per poter riparare la nave da guerra greca Elli, colpita da un sottomarino italiano nella primavera del 1940. Dal 1939 fino ai giorni nostri, lo stadio è sempre stato utilizzato dal Panionios. Tra il 2001 e il 2003 lo stadio subì degli interventi di ristrutturazione, che includono la costruzione di un bar, l’official shop della squadra e la sala conferenze.

Quanto alla tifoseria, gli ultras rossoblù si raggruppano tutti nel gruppo dei Panthers, formato da circa 300 persone; numero che cresce soprattutto nelle occasioni di big match. All’interno dello stadio occupano il Gate 3.

Ogni tifoso, facinoroso o meno che sia, ama la propria squadra del cuore, ma quelli del Panionios sembrano disposti a tutto per la loro squadra. Navigando su internet ci siamo imbattuti in un’intervista di Marios, membro dei Panthers, rilasciata a автономное действие”, magazine russo: 

Le nostre idee politiche sono chiaramente di sinistra. Siamo antifascisti ed odiamo fascisti e nazisti. Abbiamo partecipato a molte marce antifa, e cerchiamo di evitare che accada qualcosa che sia legato al fascismo o al razzismo nello stadio e nel nostro quartiere.

Riguardo invece la storia del gruppo ultras:

Agli inizi degli anni ’80 alcuni ragazzi decisero di organizzare un gruppo che seguisse il club più antico di Grecia. A quel tempo in Grecia esistevano già gli hooligans, e la situazione riguardante i tifosi assomigliava ad una foresta selvaggia, senza leggi. Proprio per questo motivo, i ragazzi scelsero il nome di Panthers. Nel 1983 fu fondato un fan club office e fu organizzata anche la prima trasferta, a Salonicco, contro l’Iraklis. […] Abbiamo allargato l’influenza del Panionios anche fuori da Nea Smyrne, come per esempio a Brahimi, Daphne, Salonicco e altre città.

[…] Sai qual è il sentimento che si prova quando sei un Panther? La persona che è dietro di te è un fratello, e tifare Panionios è scontato. Se non provi queste emozioni, o sei ritardato o non sei uno di noi. I tifosi del Panionios preferiscono avere 1.000 Panthers piuttosto che 10.000 pecore. Molti ragazzi sono venuti tra i Panthers per poi andarsene in qualche altra squadra, ma una cosa è certa: i veri Panthers saranno sempre con il Panionios. Pensiamo che il Panionios non sia soltanto il nostro club, ma il nostro stile di vita. Porteremo sempre avanti la nostra filosofia: se c’è bisogno di dimostrare il nostro amore per il Panionios restando in commissariato per qualche giorno, tornando a casa con la testa sanguinante, scontrarci con altri tifosi o macinare kilometri, lo faremo.

Oltre la questione affettiva e nonostante non sia uno dei gruppi ultras più numerosi in patria, i Panthers hanno molta influenza all’interno della società della polisportiva. Un’influenza così potente tale da far licenziare l’allenatore della squadra di basket perché considerato di estrema destra. La notizia risale al 26 aprile 2018, quando il Panionios BC (che milita nella massima serie anche nella pallacanestro) ingaggia l’allenatore greco-americano Steve Giatzoglou. Nonostante sia considerato come uno dei migliori cestisti che la Grecia abbia avuto negli anni ’70, tanto da ottenere la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo nel 1979, la notizia del suo ingaggio suscitò letteralmente l’ira dei tifosi. Il giorno dopo, 27 aprile, si leggeva sul sito ufficiale della squadra la risoluzione del contratto tra Giatzoglou e il Panionios. L’allenatore greco-americano fu accusato di aver preso parte a vari eventi organizzati dal partito di estrema destra greco, Alba Dorata.

Un altro episodio che concerne politica e sport accade ad agosto 2017, quando il Panionios affrontava gli israeliani del Maccabi Tel Aviv, partita valida per il terzo turno preliminare di Europa League. I tifosi ospiti, giunti in poco più di 50, espongono un paio di bandiere israeliane. Il gesto non fu preso benissimo dai Panthers, che a fine partita provarono ad accedere nel settore ospiti per rimuovere le bandiere, considerate offensive per la questione palestinese, da loro supportata. Tuttavia, il pronto intervento della polizia ristabilì la calma sugli spalti.

Un episodio invece molto più romantico ed apprezzato da tutti è avvenuto qualche mese fa, il 30 settembre. Durante la trasferta contro l’Apollon Smyrnis (vinta per 2-0 dal Panionios), fu esposto da entrambe le squadre lo stesso striscione, che recitava: “Nelle foto di tuo nonno, vedrai anche il mio.”

Un messaggio che racchiude solidarietà per i tifosi dell’Apollon, la cui società polisportiva fu fondata anch’essa a Smyrne nel 1891 (un anno dopo il Panionios) da Chrysostomos Kalafatis, vescovo ortodosso della città. Dopo il primo ventennio passato in Turchia, la società dopo la guerra fu costretta a trasferirsi ad Atene nel quartiere Rizoupoli. Una storia molto simile (per certi versi uguale) a quella degli Istorikòs. Nonostante il nome di entrambe le squadre si rifaccia alla città di Smyrne, le due società sono situate in quartieri diversi e non c’è astio tra le due tifoserie, che invece sono legate da un sentimento di stima reciproca.

Per quanto riguarda i gemellaggi, il Panionios ha un forte legame con la tifoseria italiana del Genoa e con quella inglese del Crystal Palace.

Storie: Ivan Savvidis

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Il pistolero russo che ha terrorizzato la Grecia. Questo è quello che si pensa quando viene nominato Ivan Savvidis, attuale presidente del PAOK. Ma oltre l’indecente e l’irripetibile fatto avvenuto l’11 marzo scorso, c’è moltissimo da sapere su una delle figure di spicco del mondo calcistico greco.

 

Ivan Ignatyevich Savvidis nasce il 27 marzo 1959 in Georgia a Santa Gruzino, una piccola città che conta poco più di 20.000 anime, facente parte della municipalità di Kvemo Kartli, una delle 12 regioni georgiane. Greco di nascita, è l’ultimo di otto figli di una famiglia di lavoratori. Se vi state chiedendo come mai Savvidis abbia un cognome greco nonostante sia nato in Georgia, la risposta esiste ma bisogna cercarla nei libri di storia. Alcune comunità greche si insediarono nel Caucaso del Nord e nella zona Transcaucasica ancora prima dell’avvento del cristianesimo e dell’età bizantina; esse erano formate principalmente da commercianti, studiosi, uomini di chiesa, rifugiati e perfino mercenari che si erano schierati dalla parte sbagliata durante le guerre civili o durante periodi di faide politiche. Ad oggi, per definire tutte le comunità greche stanziate ad est della Turchia e nel sud della Georgia, si fa riferimento al termine “Greci del Caucaso”.

Tornando a Savvidis, durante la sua adolescenza prestò servizio militare presso l’esercito sovietico. Frequento l’Università Statale di Economia a Rostov, una città nella Russia meridionale. Si laureò nel 1988 e completò il suo dottorato in Scienze Economiche pubblicando dieci temi riguardo l’economia e il management. Fu assunto nel 1980 presso la Don State Tobacco Factory. Nel 1992 la fabbrica fu privatizzata e cambiò nome, divenendo CJSC Donskoy Tabak; negli anni seguenti Savvidis fu nominato direttore generale. Sua moglie, Kyriaki Savvidi, è diventata un’azionista di maggioranza della fabbrica di tabacco, la quale è la più grande di tutta la Russia.

Dopo l’esperienza nel mercato del tabacco, nel 1998 iniziò la sua carriera politica, ottenendo il posto di membro dell’Assemblea Legislativa della regione di Rostov.

Nel 2002 fece la sua prima apparizione nel mondo del calcio, divenendo il presidente del Rostov FC, che durante il suo mandato raggiunse la finale di Coppa di Russia nel 2004, perdendo però contro lo Spartak Mosca per 1-0. Savvidis lasciò la presidenza del Rostov FC nel 2005, e sei mesi dopo rilevò la presidenza dell’altro club cittadino, l’SKA Rostov. Nonostante l’SKA vanti molti più trofei del Rostov, la squadra retrocesse nelle serie inferiori in contemporanea alla disgregazione dell’Unione Sovietica.

Nel dicembre 2003 fu eletto membro del Duma di Stato (camera bassa dell’Assemblea Federale della Federazione Russa). L’anno successivo diventò il vice-presidente della Commissione Budget e Tassazione. Quattro anni più tardi, nell’aprile 2007, fu rieletto nel Duma di Stato per il quinto mandato. Durante il quinto mandato fu membro della Commissione degli Affari Internazionali e Coordinatore del gruppo Relazioni Interparlamentari con il governo greco.

Attualmente è propietario di 3 aziende internazionali, di cui la più famosa è l’AgrokomGroup. Fu fondata da Ivan Savvidis nel 2004, e ne fu nominato presidente nel 2012. L’AgrokomGroup è specializzato nel business di molte aziende, come quella del Tavr, la più grande azienda di carne nella Russia meridionale; quella del Donskoy Tabak, la fabbrica di tabacco più grande di tutta la Russia (dove lo stesso Savvidis lavorò) e moltissime altre, tra cui aziende agricole, di gas, petrolio etc…

Inoltre, è anche presidente dell’azienda internazionale Atlantis-Pak, con filiali in Russia, Repubblica Ceca e Germania. L’azienda si occupa principalmente di imballaggio e confezionamento del cibo ed è considerata tra le prime tre al mondo in questo settore.

Per finire, anche l’azienda Dimera è gestita da Savvidis. L’azienda, con base a Salonicco, rappresenta gli interessi di mercato e gli investimenti di Ivan Savvidis in Grecia e nei Balcani. Le attività includono l’acquisto e la gestione del Makedonia Palace Hotel, l’hotel Xenia Palliuri, lo di tabacco SEKAP e, ovviamente, il PAOK FC. Nel 2013 acquistò l’82% delle quote dell’azienda di tabacco greca SEKAP, ma lo scorso marzo riuscì a vendere la Donskoy Tabak (l’azienda che lo aveva lanciato) e le sue relative quote alla multinazionale giapponese Japan Tobacco per una cifra di €1.600.000.000. Esatto, avete letto bene: un miliardo e 600 milioni di euro.

Oltre le 3 aziende internazionali di sua proprietà, l’imprenditore multimilionario nel 2017 investì molti soldi in alcune aziende nazionali. Ha rilevato il 19% delle quote del Mega Channel, una rete televisiva greca; il DimeraGroup (di sua proprietà) ha acquistato la Pegasus Publications, che include i giornali Ethnos e Imerisia. L’11 agosto del 2017 termina in bellezza, acquistando l’E-Channel da Philipos Vryonis, un magnate greco.

Secondo la lista stilata dal giornale Forbes, rientra tra i primi 30 uomini più ricchi di Russia ed è strettamente legato al presidente Vladimir Putin. Il suo patrimonio, stimato al 2018, è stimato per una cifra di quasi 2 miliardi di euro. Nel 2013 gli fu assegnata la cittadinanza onoraria greca, per l’importanza del suo ruolo nel rafforzare i legami tra Russia e Grecia. E’ il presidente dell’Autonomia Federale nazionale e Culturale dei Greci-Russi ed è Coordinatore del Consiglio Mondiale dei Greci all’estero.

Passando invece al lato calcistico, il PAOK prima dell’arrivo di Savvidis navigava in brutte acque. Alla fine di maggio 2006 emerse la drammatica situazione di insolvenza in cui versava il club, con i calciatori che non venivano pagati da mesi. Giunse dunque la decisione della UEFA di escludere il club dalla Coppa UEFA 2005/2006. L’estate del 2006 fu segnata dalle veementi proteste dei tifosi nei confronti del presidente Giannis Goumenos, che occuparono lo Stadio Toumba per alcuni giorni. Goumenos cercò investitori, ma senza esito e fu accusato di appropriazione indebita, attirandosi feroci critiche anche per aver ceduto il calciatore Dimitris Salpingidis al Panathinaikos.

Nell’ottobre 2006 la dirigenza affidò la panchina a Momčilo Vukotić, che sostituì Ilie Dumitrescu. Nel giugno 2007, dopo essersi ritirato dal calcio giocato, Theodoros Zagorakis divenne il presidente del club nel disperato tentativo di salvare la squadra dai debiti. Nel campionato 2008-2009, dopo un campionato sopra le aspettative, la squadra concluse il campionato al secondo posto dietro l’Olympiacos.

Il 26 gennaio 2012 il presidente Zagorakis si dimise ed al suo posto fu stato nominato Zisis Vryzas, ex calciatore di Perugia, Fiorentina e Torino, che prima ricopriva il ruolo di vicepresidente.

Nel 2012 il nuovo proprietario del club, Ivan Savvidis, ripianò i debiti che la società aveva contratto con il governo greco, per una somma pari a quasi 11 milioni di euro. La storia dal 2012 ad oggi è abbastanza nota, arricchita da 2 coppe di Grecia.

 

 

 

 

Storie: 1988, Larissa campione di Grecia

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Quando si parla di calcio greco, si tende quasi sempre a nominare squadre come Olympiacos, Panathinaikos, AEK, PAOK e Aris. Tutte squadre che vantano numerose apparizioni europee e altrettanti trofei nazionali. Ma c’è una storia nascosta, che in pochi sanno o ricordano, quella del Larissa. Il decennio che intercorre tra il 1980 e il 1990 è il più significativo della squadra, che nel suo palmarés annovera un campionato nazionale (1987/1988) e due Kypello Elladas (1985-2007).

Contrariamente al nostro solito, oggi vi portiamo soltanto la storia scudetto e l’epoca d’oro del club per motivi di lunghezza dell’articolo, poiché un troppo dettagliato racconto dagli albori sarebbe troppo lungo.

 

Gli anni ’80, l’epoca d’oro

La politica di affiancare giovani talenti a calciatori con più esperienza, che portò il Larissa alla promozione dalla Beta Ethniki alla Alpha Ethniki, si dimostrò ancora una volta un successo e contribuì a costruire una squadra vincente, ottenendo spesso risultati positivi. Lo stesso metodo fu portato avanti dagli allenatori che vennero dopo, come lo bosniaco Milan Ribar e i greci Kostas Polychroniou e Antonis Georgiadis. Alcuni calciatori di qualità furono venduti, ma vennero rimpiazzati da altri della stessa caratura. Nel 1979 al nome della squadra venne aggiunto il FC, diventando così AE Larissa FC, a causa di una riforma calcistica su base professionale. Un personaggio di spicco di questi anni fu Antonios Kantonias, che divenne presidente del club e ne aumentò il prestigio dapprima a livello nazionale per poi affermarsi anche in campo europeo. Presidente anche della catena di negozi greca BIOKARPET, che esiste tutt’oggi e che si occupa di vendita di bricolage, garantì l’indipendenza del club e con una strategia molto chiara si era prefissato di raggiungere la cima del calcio greco. Per motivi di salute si dimise dall’incarico di presidente e venne sostituito da Simos Palaiochorlidis. Prima di abbandonare il suo lavoro, riuscì a completare la sua missione, costruendo una società molto forte dal punto di vista economico-amministrativo.

 

La tragica morte di Koukoulitsios e Mousiaris

Il minuzioso lavoro svolto per sviluppare un progetto che girasse intorno ai giovani, si interruppe bruscamente il 6 settembre 1979, quando Dimitris Koukoulitsios e Dimitris Mousiaris, due calciatori del Larissarimasero uccisi in un incidente d’auto vicino a Thiva, diretti ad Atene per un allenamento con la nazionale U-21. Nell’incidente fu coinvolto anche un terzo calciatore, Giannis Valaoras, che riuscì a sopravvivere all’incidente e superò lo shock. Valaoras divenne uno dei calciatori più forti della squadra, ed insieme al club non dimenticò mai i suoi due compagni.

 

1982-1984: secondo posto in campionato e finale di Kypello Elladas

Con una società stabile e con nuovi calciatori in squadra come Maloumidis, Galitsios, Golandas, Voutyritsas e Mitsibonas e con Antonis Georgiadis come nuovo allenatore, l’AEL iniziò a mostrare i primi progressi, conquistando la finale di Kypello Elladas contro il Panathinaikos. La finale, giocata a Nea Filadelfia, fu vinta dal Panathinaikos per 1-0.

Nella stagione successiva, il Larissa terminò il campionato in seconda posizione a 45 punti, dietro all’Olympiacos che collezionò 50 punti.

 

 

Il piccolo Amburgo

La squadra della stagione ’82 -83 produsse un calcio moderno, veloce e sofisticato e guadagnò il soprannome di “piccolo Amburgo“, preso dal grande club tedesco degli anni ’80. La prima presenza in Europa fu una conferma significativa di un duro lavoro di perfezionamento che durò diversi anni, anche se l’AEL alla fine non riuscì a superare l’ostacolo dell’Honvéd, club ungherese.
Il doppio confronto con la squadra magiara, valido per i 32esimi di finale di Coppa UEFA, vide il Larissa vincere l’andata in Grecia per 2-0, mentre al ritorno i Vyssini furono battuti per 3-0 ed eliminati.

 

L’ottima esperienza europea e la finale di Kypello Elladas persa con il Panathinaikos

L’allenatore austriaco Walter Skocik trovò una buona squadra, tecnica ma atleticamente non performante. E anche se il Larissa non mostrò particolari progressi costanti in campionato, riuscì a guadagnarsi un’altra finale di Kypello Elladas. Il 6 giugno 1984 l’avversario fu ancora una volta il Panathinaikos: la partita però, questa volta, fu disputata allo Stadio Olimpico di Atene, che era utilizzato dai Tryfilli come stadio per le partite casalinghe. Il fattore stadio, abbinato alla partita deludente dell’AEL, apparentemente giustificata dall’intensità della semifinale contro Iraklis, (che si svolse appena 3 giorni prima), portò alla sconfitta per 2-0, lasciando l’amarezza in bocca ai tifosi e alla squadra. Ma per la stagione successiva, il presidente Kostas Samaras e l’allenatore Andrzej Strejlau (che portò con sé dalla Polonia un altro grande giocatore, Krzysztof Adamczyk), erano particolarmente ottimisti riguardo il futuro della squadra. In effetti, la campagna europea nella Coppa delle Coppe stagione 1984-85 fu impressionante, e aiutò a stabilire il nome della squadra della Tessaglia nella mappa del calcio europeo. I Βυσσινί arrivarono fino ai quarti di finale, dove furono eliminati dalla Dinamo Mosca. La forza e la volontà della squadra- che molti credevano stesse giocando il miglior calcio in Grecia a quel tempo – erano inarrestabili e determinati ad alzare al cielo un titolo. Questo titolo non fu il campionato (anche se la squadra ottenne un record per la migliore produttività offensiva della stagione), ma la Kypello Elladas (Coppa di Grecia).

 

La vittoria della Kypello Elladas nel 1985

La finale di Coppa del 1985 contro il PAOK, che si era laureato campione di Grecia per la sua seconda volta, fu a detta di molti una delle migliori prestazioni nella storia di AEL. I “crimsons” giocavano un calcio “totale”, a tratti somigliante all’Ajax di Cruyff, e vinsero per ben 4-1 contro i bianconeri, conquistando il loro primo trofeo in assoluto. Un curioso aneddoto legato a questa partita: i due giocatori più importanti delle due squadre, rispettivamente il terzino sinistro Nikos Patsiavouras e il centravanti Christos Dimopoulos, avevano accettato di firmare il contratto con il Panathinaikos il giorno prima della partita. La finale fu disputata il 22 giugno 1985 allo stadio Olimpico di Atene (OAKA) gremito di 30.000 tifosi: l’AEL sembrava avere il sopravvento fin dall’inizio, e così fu per tutta la partita a partire dal 19′, quando Vassilakos (PAOK) fu espulso con un cartellino rosso diretto per aver commesso un tackle fuori tempo ai danni di Adamczyk; al 39′ Ziogas sigla il primo goal del match. Subito dopo la ripresa della seconda metà di gioco, Kmiecik raddoppia con un tiro perfetto, anche se il PAOK riduce le distanze al 55 ‘con Skartados, ma i Vyssini affondano definitivamente la squadra di Salonicco al 73′ con Ziogas e al 75′ con Valaoras. La formazione titolare che guidò l’AEL al suo primo titolo nella sua storia furono: Plitsis, Parafestas, Kolomitrousis, Galitsios, Mitsibonas, Voutiritsas, Ziogas, Kmiecik, Adamczyk, Andreoudis e Valaora. Il giorno dopo, a Larissa, fu tenuta la parata della squadra sull’autobus del club con il trofeo: migliaia di persone si riversarono nelle strade della città per festeggiare.

 

Il miracolo del 1988: Larissa campione di Grecia

Il mancato rinnovo dei contratti di Parafestas e Andreoudis in estate e il trasferimento di Plitsis all’Olympiakos a dicembre delusero i tifosi, ma il successo della squadra insieme all’exploit della “stella nascente” Karapialis ridusse qualsiasi tipo di malcontento generale.

Gli animi si scaldarono quando il 16 marzo 1988 il tribunale sportivo annunciò la decisione di penalizzare l’AEL di 4 punti, a causa del caso doping che coinvolse l’attaccante bulgaro Georgi Tsingov: il centravanti, che aveva giocato poche partite in campionato, risultò positivo alla codeina, una sostanza che provoca generalmente euforia ma che tuttavia non migliora le prestazioni di un atleta. In sua difesa, il calciatore affermò di aver usato il medicinale come antibiotico per la tosse. Ciononostante, l’intera città di Larissa insorse e in poco tempo i tifosi bloccarono ogni strada che collegava la città al resto della Grecia; furono anche posizionate delle barricate sull’autostrada nazionale, che furono rimosse soltanto cinque giorni dopo grazie all’intervento del Ministero dello Sport. Il regolamento etico ed il codice disciplinare furono modificati e, a partire dal 21 marzo 1988, le squadre cessarono di essere considerate responsabili per le azioni personali dei calciatori. I quattro punti in classifica furono ripristinati.

L’AE Larissa divenne campione di Grecia alla penultima giornata di campionato, quando ai Βυσσινί bastò la vittoria contro l’Iraklis per dichiararsi campioni di Grecia.

Una partita tutto sommato noiosa, ma il lampo arriva al minuto 87, quando una mezza rovesciata di Mitsibonas gonfia la rete e proclama il Larissa campione di Grecia.

Il Larissa entrò negli almanacchi di calcio non solo per aver vinto il suo primo campionato, ma anche per essere l’unica squadra al di fuori delle solite (Olympiacos, AEK, Panathinaikos, PAOK) ad averlo vinto.

 

 

Storie: Doxa Dramas

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La questione popolare che di questi tempi in Grecia sta alzando un polverone mediatico è sicuramente la faccenda legata al nome della Macedonia (FYROM). Senza dilungarci troppo sull’argomento, che affonda le sue radici addirittura ai tempi di Alessandro Magno, è nella Macedonia greca che quest’oggi puntiamo la nostra lente di ingrandimento.

Più nello specifico, ci troviamo a Drama. Una modesta cittadina che conta meno di 60.000 abitanti, ma un’importante posizione strategica, almeno per le epoche più antiche. Situata a 3 ore di distanza da Edirne, la città turca più grande dopo il confine con la penisola anatolica, e ad una mezz’oretta di distanza dal confine bulgaro, nasce ai piedi del monte Falakro, in un’area piena di zone verdi e di corsi d’acqua. Prima di passare sotto il dominio Ottomano nel 1371 circa, la città faceva parte dell’impero Bizantino. Non molto viene tramandato online riguardo l’epoca medievale e moderna, ma possiamo affermare con certezza che durante i primi decenni del 19esimo secolo, la città ottenne la nomina di Sanjak, ossia una sorta di provincia, che era inglobata comunque nell’Eyalet di Salonicco, capoluogo regionale.

Nel 1912, durante la prima Guerra dei Balcani, la città venne conquistata dalle truppe bulgare al servizio dell’Impero. L’egemonia turco-bulgara tuttavia durò meno di un anno: il Trattato di Bucarest, siglato l’anno successivo, sanciva l’indipendenza dell’intera regione dall’ormai decaduto Impero Ottomano, e l’annessione alla Grecia.

Ed è proprio dopo la fine della prima guerra mondiale, nell’autunno del 1918, che un’unità di soldati inglesi si accampò per alcuni giorni in città. Il clima mite e l’ospitalità della gente del posto li impressionò così tanto che, durante un soleggiato pomeriggio, i soldati insegnarono ad alcuni ragazzini un gioco completamente nuovo, il calcio. I bambini non solo rimasero colpiti dal gioco, ma rimasero  anche entusiasti dalla passione che i soldati inglesi trasmettevano rincorrendo un pallone.

Presi dall’entusiasmo, i bambini greci cominciarono a formare delle piccole squadre, suddivise in base al quartiere di provenienza della città, usando palle improvvisate fatte di stracci. Quasi immediatamente, venne fondato il primo club, chiamato Peleas. Tuttavia dopo solo un anno, nella primavera del 1919, fu deciso che i membri del club sarebbero dovuti essere atleticamente all’altezza, conciliando il calcio con attività di potenziamento aerobico. Il nome cambiò, divenendo Σύλλογος Σωματικής Αγωγής «η Δόξα», cioè L’Associazione di Educazione Fisica “Gloria”.  In poco tempo iniziarono ad essere fabbricati i  primi palloni da calcio, e con essi anche le prime maglie bianconere con l’emblema originale del trifoglio. Su ogni lettera del trifoglio era scritta una delle tre lettere dell’acronimo GTC (Ginnastica Club di Drama). Soltanto più tardi il logo cambiò, modificando il trifoglio in un’aquila. Il soprannome della squadra è Μαυραετοί, che significa proprio aquile nere.
La prima partita ufficiale disputata dal Doxas Drama fu contro la squadra di Kavala, che vide i macedoni imporsi per 3-0. La squadra mostrò subito grande talento e si guadagnò una buona reputazione nella zona. Nel 1924, quando alcuni rifugiati dell’Asia Minore si stabilirono a Drama, trovarono una calorosa accoglienza. Ben presto i rifugiati si integrarono con la popolazione locale, e non è quindi una coincidenza che la prima partita ufficiale del Doxa Drama fu contro la squadra di Kavala, uno dei primi club fondato da rifugiati. Il buon inizio, la ferrea organizzazione e la grande partecipazione furono tutte caratteristiche che portarono a rendere la squadra famosa anche fuori dalla Macedonia.

Dopo i primi discreti successi, l’unico problema era la mancanza di uno stadio di proprietà. La soluzione, però, fu trovata dall’allora presidente del club,  Athanasios Doumpesas (Doubesa, ndr), e dal Comandante della VII Divisione dell’esercito ellenico, il Generale Miltiadis Kimisis, che insieme al suo battaglione era di base a Drama. La famiglia Doubesa donò il proprio terreno, e grazie all’aiuto dei soldati venne impiantato il terreno, curato dall’intero battaglione. L’inagurazione ufficiale dello stadio, Γήπεδο Δόξας Δράμας (Gipedo Doxas Dramas), si tenne il 1 luglio 1927, e ad oggi conta circa 9.000 posti a sedere.

Athanasios Doubesas, uno dei primissimi presidenti, donò il suo terreno al club il 19 ottobre 1919, pur essendo sprovvisto di documenti che certificassero la proprietà. Lasciò il terreno (quindi l’attuale stadio) ai suoi tre figli, Konstantinos, Nikolaou e Anastasios. Sfortunatamente, Konstantinos e Anastasios morirono nel 1927, e all’inagurazione ufficiale partecipò solo Nikolaou.
Nel 1954, i figli di Konstantinos e Anastasios, e il loro zio Nikolaou, furono invitati a partecipare ai lavori di ristrutturazione dello stadio.
Secondo alcuni, la parola Doxa, che in greco significa gloria, fu aggiunta dal primo figlio di Kostantinos, credendo in futuro che il club avrebbe ottenuto molti successi.

Un altro personaggio di spicco per la squadra, fu sicuramente Αντώνης Καστρινός (Antonis Kastrinos).

Nato a Patrasso nel 1904, studiò giurisprudenza ad Atene e fu funzionario della resistenza nazionale, direttore della Dramas Electric Power Company e deputato del sindacato. Divenne presidente della Camera dell’industria e del commercio nel 1954, fino al 1959.
Nel 1952 fu nominato presidente del Doxa Dramas fino alla sua morte (1964).
I suoi piani di lunga data e la visione di un grande Doxa lo resero una personalità distinta e una presenza importante nel mondo sportivo.
Viene definito da tutti come Il Presidente, che ha reso il nome di Doxa Drama conosciuto in tutta la Grecia.
Le sue incredibili doti di amministratore nonché presidente, lo contraddistinsero per aver mandato l’unico allenatore greco, Panos Markovic, a studiare in Italia a Coverciano, sede della Federazione italiana e unica scuola di coaching in Italia.
Sfortunatamente, l’attività sportiva e calcistica della Doxa sospese la Seconda Guerra Mondiale e quindi il periodo di occupazione “nero”. Durante il corso, lo stadio è stato utilizzato come caserma per l’esercito bulgaro, le strutture sono state demolite e gli alberi di carpenteria e ghiaia sono stati rubati.
Dopo l’uscita, la gloria ha fatto un nuovo inizio. Ciò che ha aiutato la gloria nella sua rapida ricostruzione è stato il grande entusiasmo dei suoi fan, anche se a metà stagione era scarso. 
Sfortunatamente, le attività sportive e calcistiche del Doxa vennero sospesae a causa della seconda Guerra Mondiale. Durante il conflitto, lo stadio fu utilizzato come caserma per l’esercito bulgaro: le strutture furono demolite e gli alberi di carpenteria e ghiaia vennero rubati.
Dopo la fine della seconda Guerra Mondiale, il Doxa ebbe un nuovo inizio. Ciò che aiutò la squadra nella sua rapida “ricostruzione” fu il grande entusiasmo dei suoi tifosi, anche se molto spesso, a metà stagione, era scarso.

L’era moderna del club, soprattutto l’ultimo decennio, è caratterizzato da un altalenare fra le varie categorie minori.Dopo una serie di problemi amministrativi, nel 1999 fu retrocessa per la prima volta nella quarta serie greca, la Delta Ethniki. Nella stagione 2008/2009 vinse il campionato di Gamma Ethniki, la terza serie nazionale, ottenendo il primato nel girone Nord e, dopo undici anni, tornò a disputare il campionato di Beta Ethniki, la Serie B greca. Raggiunse nel 2009-2010 la salvezza, piazzandosi quattordicesima al termine della regular-season e tredicesima dopo i play-out.

Nel 2010-2011, grazie al quinto posto, tornò in massima divisione dopo sedici anni, ma la retrocessione in seconda divisione fu poi immediata, a causa del sedicesimo posto del 2011-2012.. Dopo due altri anni di militanza in seconda serie, cadde in terza serie al termine dell’annata 2013-2014. Dal 2014 al 2017 si piazzò quarta, terza e seconda in terza divisione, guadagnando il ritorno in serie cadetta. Nel 2017-2018 è arrivato il quinto posto

Il Doxa Drama, fin dalla creazione delle categorie nazionali nel periodo 1959-60, ha partecipato a 21 campionati della massima serie e il miglior piazzamento è stato il sesto posto, nel primo anno del campionato (1959-60); la stagione successiva si classificò al 7 ° posto (1960-1961). Prima della creazione dell’ex Alpha Ethniki (attuale Super League), il Doxa contava tre presenze nella fase finale dei Campionati Pan-Ellenici (1957, 1958, 1959). Ha anche vinto per ben 2 volte l’ex Beta Ethniki (1978-1979 e 1988-1989) e una volta il Gamma Ethniki (2008-2009).
Ha anche disputato per 3 volte la finale di Kypello Elladas, perdendo tutte e 3 le partite contro l’Olympiacos (1954, 1958, 1959).
La stagione di Football League, che inizierà tra 2 settimane, vede la squadra di Drama disputare il campionato per il secondo anno di fila. Lo scorso anno l’OFI Creta e l’Aris hanno fatto un campionato “a parte”, arrivando rispettivamente a 86 e 85 punti, distaccando la terza in classifica di 12 punti. Il Doxa lo scorso anno è arrivato quinto, con 63 punti, e questa stagione parte come favorito per la promozione.

Storie: Il ritorno dell’Aris

Immaginate festeggiare il 100° compleanno della vostra del cuore, con cui avete condiviso gioie e dolori, alti e bassi. La mattina dopo, arriva la notizia del tribunale che sentenzia lo scioglimento dell’amministrazione del club a causa dei debiti accumulati durante gli anni: svincolamento di tutti i giocatori e retrocessione in Gamma Ethniki.

A maggio 2014 la situazione era abbastanza drammatica già di suo, con i Kitrinomavroi ultimi in classifica della Super League a 22 punti, condannati alla Football League. Il 26 marzo l’ex dirigenza del club viene congedata, e quel giorno diventerà sicuramente un punto di rottura, una separazione tra il vecchio e il nuovo.

Il passato dell’Aris è vecchio, o meglio vetusto: tre titoli nazionali, l’ultimo risalente alla stagione 1945/1946, a qualche mese di distanza dalla fine della seconda guerra mondiale. La sua unica coppa nazionale, invece, l’Aris la vinse nel 1970 battendo i rivali del PAOK proprio nella stracittadina, terminata 1-0 davanti 26.000 persone presenti allo stadio Kaftanzoglio. Un palmarés non ricchissimo, ma sicuramente degno di una delle più grandi squadre di Grecia.

A livello europeo, invece, la squadra di Salonicco vanta numerose apparizioni tra Europa e Champions League, oltre che una notevole statistica: l’Aris non ha mai perso una partita in casa nelle competizioni UEFA negli ultimi 43 anni, con 26 partite da imbattuta. Durante la stagione 2010/2011, ossia l’ultima apparizione europea dell’Aris, nei gironi di Europa League i kitrimovaroi terminano il girone da secondi, dietro al Bayer Leverkusen ma davanti ad Atletico Madrid e Rosenborg. L’avventura termina ai sedicesimi di finale, dopo essere stati eliminati 3-0 per mano del Manchester City.

Prima della retrocessione nel 2014, furono numerose le novità apportate dalla vecchia società. Una su tutte, è la creazione nel dicembre 2009 della stazione radio ufficiale del club, Aris FM 92.8, in modo da promuovere la comunicazione tra il club e i tifosi sparsi in tutto il mondo. In progetto, c’era anche la costruzione di un nuovo stadio nella zona est di Salonicco e l’ampliamento del centro di allenamenti a Neo Rysio. Tuttavia, entrambi i progetti di modernificazione non sono stati realizzati e lasciati in “cantiere” per il futuro.

Tornando al recente passato, dopo la retrocessione i tifosi si chiesero chi sarebbe diventato il nuovo presidente della società. Tra tutti, spuntò il nome dell’imprenditore americano con origine greche Alex Kalas, che rilevò il ruolo di presidente. La prima stagione vide l’AEK rimanere in Gamma Ethniki, e nell’estate 2015 promise di investire più soldi per il calciomercato. Kalas mantenne la parola, ingaggiando vari calciatori con esperienza internazionale, come Carlos Costly, John Kamara, Guillermo Pérez Moreno, Melissas e Petavrakis. Nonostante questi acquisti, l’Aris non riesce a salire di categoria e ad ottobre Kalas si dimette.

Nel 2016 vengono indette nuove elezioni per il ruolo da presidente. Theodoros Karipidis viene nominato nuovo capo del dipartimento calcistico e Nikos Anastopoulos come allenatore. Una nuova trance di calciatori arriva alla corte di Anastopoulos, del calibro di Andreas Tatos, Raul Bravo, Sergio Koke e alcune vecchie conoscenze della Super League, come Kostas Kaznaferis, Vasilios Rovas, Nikos Tsoumanis e Giannis Siderakis.
Questa volta è la volta buona, e i kitrinomavroi vengono promossi nel 2016 in Football League, con 21 punti di scarto dalla seconda classificata.

Nell’estate 2016 Irene Karipidis diventa la maggiore azionista del club, rilevando l’89% delle quote.

La tifoseria dell’Aris viene classificata come quinta in tutta la Grecia, contando circa un milione di tifosi sparsi in tutto il mondo. Il gruppo ultrà più famoso è quello del Gate 3, con un bulldog come immagine. Nato nel 1988, conta più di 50 sezioni sparse per tutta l’Ellade.

L’etimologia del nome della squadra è collegata ad Ares, l’antico dio greco della guerra. Si narra che il nome fu dato alla squadra dopo la liberazione di Salonicco nel 1912 dall’Impero Ottomano. I colori del club sono il giallo e il nero: il giallo è il colore tipico della cultura macedone, e il nero dell’aquila bicefala simbolo dell’Impero Ottomano. Ovviamente, l’aquila bicefala non è coinvolta direttamente nel logo del club, ma il suo colore nero viene preso come spunto per il nero del logo.

L’inizio di questa nuova stagione in Super League è senza ombra di dubbio positiva: 3 partite, 3 vittorie con 7 goal fatti e 0 subiti. Le prestazioni dei gialloneri hanno potuto far constatare ai media e alle partecipanti al campionato che non si accontenteranno di una semplice salvezza. Vista la facilità con cui sono state sbaragliate le prime avversarie, (Lamia, Larissa e Levadiakos, che si contendono la lotta salvezza) un posto nella zona alta della classifica non sembra così insormontabile. Agli ottimi acquisti messi a segno durante il calciomercato estivo, come quello di Diguiny, ex bomber dell’Atromitos Athinon e di Hamza Younés, ex centravanti dello Xanthi, si aggiunge l’esperienza di Manolis Siopis, centrocampista ex Olympiacos e Panionios e la freschezza del giovane Mateo García, argentino 22enne con esperienze al Las Palmas e all’Osasuna.

A fine stagione i risultati faranno parlare la classifica, ma sicuramente l’ottimo inizio di campionato fa ben sperare. Bentornato, Aris.

Storie: AEK, sei campione!

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La vittoria di un campionato è il coronamento di una stagione disputata in maniera (quasi) perfetta, un evento da incorniciare. Da incorniciare nella storia, almeno per quanto riguardo i Kitrinomavri, che vincono la Super League ed alzano il trofeo al cielo dopo 24 anni. Ma ripercorriamo l’ultimo ventennio dell’AEK, passando anche per il fallimento e la conseguente retrocessione del 2013.

La conferma della vittoria del campionato è arrivata, oltre che sul campo con la vittoria casalinga per 2-0 sul Levadiakos, anche dalla Corte d’Arbitrato: si conferma la vittoria a tavolino (0:3) assegnata all’AEK in occasione della partita PAOK-AEK, interrotta al 90′ a causa dell’invasione di campo del presidente bianconero Savvidis con una pistola.

Dal 1992 al fallimento.

Nell’anno del (pen)ultimo scudetto dell’AEK, la presidenza del club era passata a Dimitris Melissanidis (armatore e magnate del petrolio) che, assieme a Giannis Karras, avevano rilevato la maggior parte delle quote della società. Nel 1995, dopo una stagione mediocre, nuovi volti si accingevano a prendere le redini dell’AEK: si trattava di Michalis Trochanas, affiancato dalla ENIC Group (compagnia britannica di comunicazione mediatica). I cambi societari non erano finiti, e infatti 4 anni più tardi, nel 1999, la società olandese televisiva NETMED prese il controllo di tutta le quote. Con l’inizio del nuovo millennio, le stagioni altalenanti della squadra continuavano a ripetersi, cosicché l’ex calciatore dei gialloneri, Demis Nikolaidis, fu incaricato di creare un piano di riorganizzazione e di consolidazione economica, e insieme ad altri investitori rilevò il pacchetto delle azioni societarie. Inizialmente il piano sembrò funzionare, ma il club precipitava soprattutto in termini economici: nel giugno 2012 la FIFA estrometteva la società dalle competizioni europee e la puniva con una multa di €150.000. Il club si vedeva costretto a vendere i primi calciatori per ripagare la multa. L’allora presidente del club, Andreas Dimitrelos, dichiarò che i debiti ammontavano a €35.000.000, di cui €23.000.000 verso lo stato. Il club fallisce (e retrocede) per la prima volta nella sua storia, e si vede costretto a ripartire dalla Football League 2 (Gamma Ethniki). Venduti tutti i calciatori ed ingaggiati soltanto ragazzi provenienti dalla primavera, la batosta finale all’immagine della squadra lo diede Giorgios Katidis: il 16 marzo, durante una delle ultime partite di campionato, dopo aver segnato il gol del 2-1 al Veria, si tolse la maglietta esibendo il saluto nazista verso gli spalti. Fu bandito a vita dalla Nazionale, sospeso per 5 gare di campionato e una multa di €50.000.

Durante l’estate del 2013, Melissanidis, dopo che il club fosse fallito, acquisì tutte le quote e la società, pagando “soltanto” €3.000.000 dei €35.000.000, che si erano disciolti assieme alla vecchia società.

Il cammino europeo 2017/2018.

L’ultima volta succedeva nell’estate del 1992, quando il 7 giugno ai gialloneri bastò il pareggio esterno per 2-2 contro il PAOK per essere coronati campioni di Grecia. Al tempo, in squadra c’era un certo Vasilis Dimitriadis, punta centrale, che vinse il premio come miglior capocannoniere, mettendo a segno 28 reti. Occupa la settima posizione nella classifica all time dei capocannonieri della squadra, con 84 marcature. Fu anche la stagione in cui la squadra riuscì  a qualificarsi per i sedicesimi di finale della Coppa UEFA (oggi Europa League), ma venne eliminata nel doppio confronto contro la Juventus.

Le analogie con la stagione corrente potete riscontrarle sin da subito: oltre la vittoria del campionato, il cammino europeo dell’AEK si è infranto ai sedicesimi, come 24 anni fa, con l’unica variante che questa volta gli avversari sono stati gli ucraini della Dinamo Kiev.

Per iniziare a descrivere la fantastica stagione degli Enosis, iniziamo con un flashback di estivo, quando nei sorteggi dei turni preliminari di Champions League, l’AEK pesca i russi del CSKA Mosca: avversari ostici, sempre tra le prime 3 classificate in patria e con un’esperienza europea ormai rafforzata. I pronostici dei bookmakers rispettano il risultato delle due sfide: all’andata, ad Atene, i russi si impongono per 2-0 e a ritorno basta una vittoria di misura dei moscoviti per 1-0 per accedere al turno preliminare successivo della Champions League.

“Retrocessi” ai turni eliminatori di Europa League, i gialloneri incontrano i belga del Club Brugge, limitandosi ad ottenere uno 0-0 in trasferta in Belgio per poi archiviare la pratica all’OAKA, vincendo con un sonoro 3-0. Ebbene sì, si torna in Europa dopo quasi 7 anni. La gioia degli addetti ai lavori si affievolisce quando, all’urna di Nyon, l’AEK è sorteggiata nel girone D, insieme a Milan, Rijeka e Austria Wien. I giganti italiani, reduci da un calciomercato estivo da sogno, sono l’avversario più difficile; ma Rijeka e Austria Vienna sono alla pari dei Kitrinomavri, quindi ci sarà da lottare fino all’ultima partita per ottenere la qualificazione. Sulle 6 partite del girone, l’AEK colleziona una sola vittoria, ottenuta contro il Rijeka, e ben 5 pareggi. I soli 8 punti permettono alla squadra di Amarousio di passare il girone da secondi in classifica, dietro al Milan primo, con 11 punti. La sfida dei sedicesimi di finale sarà contro la Dynamo Kiev, e sarà la squadra ucraina ad accedere agli ottavi di finale, grazie al pareggio esterno d’andata (1-1) e quello interno (0-0). L’AEK tuttavia, anche secondo il mister Manolo Jiménez, ha disputato due ottime partite, mancando di lucidità sotto porta con le numerose occasioni create ma non sfruttate; quella di Shojaei nella partita di andata è la più eclatante.

A proposito di Manolo Jiménez…

Manolo Jiménez.

Ex difensore, 44 anni, bandiera del Siviglia attraverso 14 stagioni e 354 partite disputate con la maglia dei Sevillistas, convocato anche con la Nazionale spagnola maggiore per ben 15 volte. Carriera da calciatore pregevole, ma le gioie più grandi le sta ottenendo da allenatore: con l’Al-Rayyan ha vinto il campionato del Qatar, con il Real Saragozza ha disputato 2 ottime stagioni, e con l’AEK… beh, parte tutto dalla vittoria della Kypello Elladas l’anno scorso, per poi raggiungere l’apice con la vittoria del campionato questa stagione (aspettando la finale di coppa il 12 maggio). La sua vastissima esperienza da calciatore e una certa intelligenza tattica gli hanno permesso di modellare il suo modulo preferito, il 4231, ad una squadra dal potenziale offensivo letale. Contando che la squadra, questa stagione, ha totalizzato un totale di 46 gol segnati, ben 35 di questi sono stati realizzati da attaccanti. Abbiamo visto Araujo e Livaja rinati, Lazaros che è esploso, Bakasetas che forse meriterebbe qualche chances in più da titolare. Il discorso cambia se scendiamo al centrocampo, soprattutto se si parla di capitan Mantalos e di Johannson: entrambi hanno subito una rottura del legamento del crociato ad ottobre, rientrando in campo soltanto per gli ultimi minuti della scorsa gara contro il Levadiakos. Nonstante questi 2 pesanti infortuni, che avrebbero potuto alleggerire il turn-over anche in Europa, l’AEK ha trionfato, giocando davvero un bel calcio.

L’importanza di questo campionato segna anche la fine del dominio dell’Olympiacos, che dovrà “accontentarsi” di rimanere a quota 7 scudetti consecutivi. Per la nuova stagione, l’AEK disputerà le partite casalinghe nel nuovo stadio Agia Sophia, costruito nello stesso posto dove una volta c’era il Nikos Goumas.

La redazione de Il Calcio Greco si complimenta con l’AEK, vincitore della Super League 2017/2018.