Daniel Batista, il Gullit dei poveri

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Nato nell’affascinante isola creola di Capo Verde, Daniel Batista Lima è diventato una vera e propria leggenda in Grecia, poiché nel 1994 è stato il primo straniero naturalizzato greco ad indossare la maglia dell’Ethniki.

Come molti suoi colleghi, sin da giovanissimo iniziò a calcare i campi di São Vicente, sua città natale, ispirato dalla fama di suo zio e suo cugino. Lo zio, Noni Lima, disputò quasi interamente la sua carriera in Grecia con la maglia del Panionios (ben 11 stagioni) e con il Charavgiakos. Suo cugino, soprannominato Faba, fu invece portiere della nazionale del paese. All’età di 16 anni Daniel si trasferisce in Olanda con la famiglia, dove si iscrive all’accademia del Feyenoord. La determinazione e l’amore per il calcio lo spingono a disputare partitelle con alcuni immigrati capoverdiani stanziati in Olanda e ad allenamenti individuali, affinando le proprie capacità tecniche di volta in volta.

La svolta della sua carriera avvenne quando il suo padrino, che era anche amico di suo zio, lo vide giocare durante un torneo, rimanendone piacevolmente sorpreso. Gli propose di andare in Grecia per essere visionato da un suo amico manager, e così Daniel accettò. Sbarcato in Grecia, prese parte ad un provino per il Panionios, ma venne rifiutato perché non rispecchiava i parametri del club, che cercava invece un centravanti di esperienza. Dopo aver giocato per la società di Nea Smirne, rimase nel paese e disputò una amichevole vestendo la maglia del PAS Giannina, durante la quale segnò 4 goal nel primo tempo e uno nella seconda frazione di gioco, ma nonostante l’impressionante impatto fu rifiutato perché nel secondo tempo non giocò sufficientemente bene.

Tornato in Olanda, dopo nemmeno un anno fu di nuovo contattato per tornare in Grecia da Dimitris Konstantaras, giornalista della testata Athliki Ixò ed amico di un suo conoscente, che credeva nelle potenzialità del giovane capoverdiano. Iniziandosi ad allenare con l’Acharnaikos, attirò ben presto l’interesse dell’Ethnikos.

Tuttavia trasferirsi all’estero era complicato, in quanto inizialmente solo due stranieri erano autorizzati a giocare in una squadra. Nel suo caso, Batista fu considerato uno straniero anche dopo aver acquisito la cittadinanza olandese. L’Ethnikos, comunque, si accaparrò il cartellino del giocatore, facendogli firmare un contratto. Dopo aver disputato delle discrete stagioni con i biancoblù, il club non voleva lasciar partire il giovane attaccante, nonostante l’offerta di 130 milioni di dracme da parte di una squadra turca. In realtà la società del Pireo in un primo momento accettò l’offerta, ma durante le trattative alzò ulteriormente l’offerta, facendo naufragare l’accordo tra le due parti. Dopo aver risolto un problema legato alla durata contrattuale, Batista lasciò dopo tre stagioni la squadra del Pireo.

Nel 1989 Batista fu ad un passo dal firmare per l’Olympiacos, avendo firmato un accordo con l’allora proprietario del club Giorgos Koskotas, il quale però finì in galera per debiti e non riuscì a dare i soldi promessi al calciatore. Per riparare al torto, a Batista fu dato un assegno con parte della sua commissione da ritirare in banca, risolvendo almeno l’aspetto economico. Nel frattempo il presidente dell’AEK Stratos Gidopoulos contattò personalmente il capoverdiano, convincendolo a firmare per i gialloneri. Con i kitrinomavri Batista rimarrà per tre stagioni, segnando 39 reti in 90 presenze.

Nel 1992 il nuovo  presidente dell’AEK, Konstantinos Generakis, decise di ridurre l’ingaggio del giocatore nonostante il parere contrario di quest’ultimo. Questo diverbio economico portò il capoverdiano a non rinnovare il contratto, e nel giro di poco tempo l’Olympiakos tornò a tre anni di distanza sul giocatore, offrendogli il doppio di quanto guadagnava con i kitrinomavri. Batista decise di accettare, diventando un nuovo giocatore del Thrilos.

L’allenatore degli erithrolefki all’epoca era l’olandese Thijs Libregts, con cui Batista non ebbe mai un grande rapporto. Come affermato a posteriori dallo stesso calciatore, il tecnico era molto bravo nel suo lavoro, ma spesso risultava essere agli occhi del capoverdiano molto scortese, anche attraverso l’utilizzo di commenti ironici durante gli allenamenti. Addirittura, l’olandese arrivò anche a sindacare lo stipendio di Batista senza che quest’ultimo lo avesse chiesto.

Nel 1994, dopo aver ottenuto la doppia cittadinanza greca-olandese, fu convocato con la nazionale greca per la partita contro la Finlandia, valevole per le qualificazioni agli Europei del 1996. Fu proprio al suo esordio che riuscì a segnare il suo primo goal, in una partita che finì con un risultato di 4-0 a favore della Το Πειρατικό. Giocò per la nazionale greca dal 1994 fino al 1997, vantando 14 presenze e due reti.

Dopo tre stagioni trascorse tra alti e bassi, durante le quali riuscì a vincere la Supercoppa, la proposta di rinnovo fatta dalla società non soddisfaceva le richieste del calciatore, tanto che si arrivò a pensare che fu fatta appositamente per mandarlo via. Batista comunicò la sua intenzione di voler lasciare i biancorossi del Pireo e di voler cercare un’altra squadra.

Nell’estate del ’95 c’è il ritorno di fiamma: Daniel Batista firma di nuovo per l’AEK. Durante i primi tempi la tifoseria era spaccata in due, tra chi era felice per il suo ritorno e chi invece non gli perdonava il passaggio ai rivali biancorossi, additandolo come traditore. Con il tempo tuttavia, quando si vennero a sapere le motivazioni del suo addio, la situazione tornò alla normalità. Con i gialloneri Batista riuscirà ad alzare due Kypello Elladas, prima i trasferirsi nel 1999 a Salonicco, sponda Aris.

L’Aris sarà l’ultima squadra dell’attaccante capoverdiano, per cui giocherà fino al 2001, totalizzando solo cinque presenze.

 

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Eugène Gerards, un cretese nato nei Paesi Bassi

Il papà ha giocato a calcio, il fratello ha giocato il calcio, la mamma e la sorella erano nel mondo del calcio: Eugène Gerards da Brunssum, zona neerlandese di minatori, nasce il 7 maggio 1940 e si trova in una famiglia che vive per il gioco del pallone.

Si ritira a 32 anni dopo un grave infortunio ma non perde tempo e va nella vicina Colonia per studiare nell’Università dello Sport: il suo obiettivo è quello di diventare un allenatore.
Dal 1974 al 1985 è il viceallenatore del Roda sotto ben quattro tecnici e farà da traghettatore per una sola partita nel dicembre del 1984.

Il ruolo da primo allenatore gli piace e alla fine dell’ultima stagione prenderà una decisione che gli cambierà la vita.

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OFI, NON UN CAPITOLO MA UN LIBRO INTERO

Nell’estate del 1985, arriva la svolta grazie a Grigoris Tsinòs, difensore greco che aveva allenato al Roda:

Quando Grigoris è andato all’OFI, la sua dirigenza cercava un allenatore e così lui ha proposto il mio nome, dato che mi conosceva dall’esperienza al Roda. Mi hanno contattato per un appuntamento e sono andato ad Atene su invito del patron Theodoros Vardinogiannis. Il nostro rapporto è stato subito ottimo: io gli sono stato simpatico dal primo momento e ciò era ricambiato.

Norbert Keulen, storico magazziniere del Roda, ricorda che si era abbastanza sorpreso quando ha visto partire Gerards da solo e con una valigia: infatti, il limburghese aveva adddirittura prenotato un volo di ritorno per settembre.
Non sapeva, però, che sarebbe rimasto sulla panchina dell’OFI fino all’alba del nuovo millennio.

Lascia in patria la moglie e i figli, una vita che difficilmente un 45enne avrebbe potuto abbandonare. Specialmente Frank, suo figlio, se la prende abbastanza, perché non concepisce il fatto che suo padre abbia scelto di intraprendere una nuova vita.
Eugène, sull’isola di Creta, è come se nascesse per la seconda volta.

Ad Irakleio Gerards trova una società con infrastrutture da dilettanti, senza un vero e proprio centro sportivo. Chiunque si sarebbe tirato indietro, ma la tempra di un limburghese non è da sottovalutare.

Il binomio Vardinogiannis-Gerards è qualcosa di unico, soprattutto nei primissimi anni. L’allenatore viene considerato un re Mida per i tifosi dell’OFI: tutto quello che toccava, diventava oro, con i fondi del suo patron.

Vardinogiannis faceva tutto quello che gli chiedevo. Quando gli ho chiesto la costruzione di un centro sportivo mi ha detto: «Trova un terreno e fate un progetto». Così è stato creato il centro sportivo Vardinogianneio.

Prendete solamente le prime tre stagioni di Gerards sulla panchina dei cretesi:

  • Secondo posto in Alpha Ethniki 1985-1986 (record).
  • Sedicesimi di finale di Coppa UEFA 1986-1987 (record).
  • Terzo posto in Alpha Ethniki 1986-1987.
  • Vincitore della Coppa di Grecia 1986-1987 (record, contro l’Iraklis di Chatzipanagis).
  • Ottavi di finale di Coppa delle Coppe 1987-1988 (record).
  • Terzo posto in Alpha Ethniki 1987-1988.

Qui la partita integrale della finalissima di Coppa del 1987, trasmessa dalla tv pubblica ERT:

Dopo questi risultati arriva inevitabilmente il rinnovo del contratto di Gerards, che si lega indissolubilmente con la realtà cretese. Anche se già dai primi mesi sente la pressione tipica del calcio greco:

Nella prima stagione all’OFI, un momento difficile è stato prima della partita contro il Panathinaikos. Tutti i tifosi ci insultavano e urlavano perché credevano che ci saremmo venduti la partita; anche i giornali dell’epoca lo scrivevano. Era una situazione molto triste e sono andato a parlare con Theodoros Vardinogiannis. Gli ho chiesto il motivo delle voci che stavano girando e mi ha risposto: «Io ti dico questo: è un mio problema. Io voglio che tu batta mio fratello (Giannis, patron del Panathinaikos, ndr)».

Così, ogni sfida col Panathinaikos era speciale per me. E lo abbiamo anche escluso dalle coppe europee nel 1997.

L’incantesimo comincia a spezzarsi il 21 settembre 1996, con la morte improvvisa di Theodoros Vardinogiannis a soli 54 anni. La società passa nelle mani del fratello Vardis, con cui i rapporti si incrinano totalmente nel 2000: dopo 15 anni di fila, record per un allenatore straniero in una società ellenica, Gerards lascia l’OFI.

Vorrei dire che non sono andato via dall’OFI. Mi hanno cacciato. Non volevo più fare l’allenatore, perché in un incontro che ho avuto con Vardis Vardinogiannis, mi era stato detto che avrebbe lasciato la squadra nelle mani nel figlio Giannis (chiamato Jigger). Io non ero d’accordo con questa decisione, perché ritenevo che Jigger non amasse la squadra. Non avrei mai voluto lasciare l’OFI, perché era la mia squadra. La mia vita era ad Irakleio.

Per questo quando Vardis mi ha proposto di andare al Panathinaikos ho rifiutato. Sapevo di voler dare ancora molto all’OFI, ma con un altro ruolo: però l’allenatore che è venuto dopo e la dirigenza non mi volevano più e mi hanno cacciato. Non potevo vivere senza il calcio, così poi ho accettato la proposta di entrare nello staff tecnico dell’AEK. In seguito sono andato in Cipro, all’APOEL (vincendo il campionato nel 2001-2002) e poi all’Iraklis. Non potevo credere di stare lontano dall’OFI.

Nel ventennio post Gerards, l’OFI ha avuto in panchina ben sette ex giocatori allenati dall’olandese: il portiere Myron Sifakis, i difensori Nikos Goulis e Nikos Papadopoulos, i centrocampisti Nikki Papavasileiou, Nikos Nioplias, il trequartista Jaime Vera (con vice il connazionale ed ex OFI Alejandro Hisis) e l’attaccante Giannis Samaras (papà dell’ex Celtic Giorgos).

GERARDS E L’EUROPA

Il tecnico di Brunssum porta per la prima volta il nome dell’OFI in Europa.
Dopo il clamoroso secondo posto in campionato nella prima stagione, arriva il pass per la Coppa UEFA 1986-1987, affrontando l’Hajduk Spalato ai sedicesimi: 1-0 in Grecia e un umiliante 4-0 in trasferta, con Gerards che vive così questa eliminazione:

Sul volo di ritorno, ho visto il presidente parlare al telefono e pensavo che fosse in contatto col patron Vardinogiannis per cacciarmi dalla squadra. Poi ho saputo che parlava solamente con i giornalisti.

Nella stagione successiva arriva, con la vittoria della Coppa, la prima partecipazione nella Coppa delle Coppe, la cui avventura si conclude agli ottavi di finale contro l’Atalanta di Emiliano Mondonico, che nel 1987-1988 militava in Serie B: dopo l’1-0 (17′ Persias) sul campo neutro del Toumba, gli orobici sconfiggono a Bergamo i cretesi per 2-0.

Per chi è interessato, su Youtube si trova la partita di andata integrale del 21 ottobre 1987, trasmessa da Raitre con la telecronaca di Carlo Nesti.

Nel 1989, arriva il primo trofeo europeo per i cretesi: nella finale del 7 giugno a Serres l’OFI batte il Radnički Niš e conquista la Coppa dei Balcani. Un trofeo che, alla vigilia della finale, Gerards non sottovaluta affatto:

Si tratta di una coppa che l’OFI non ha mai conquistato prima. Penso che i tifosi di Serres verranno a sostenerci e noi offriremo un bel calcio e la vittoria.

Negli anni Novanta arriva il più grande successo, quello contro l’Atletico Madrid ai sedicesimi della Coppa UEFA 1993-1994.

Dopo la sconfitta per 1-0 al Vicente Calderón di Madrid, l’OFI compie l’impresa e batte ad Irakleio per 2-0 gli spagnoli, con reti di Machlas e il rigore di Tsifoutis, venendo eliminato agli ottavi dai portoghesi del Boavista.

La più importante partita europea della storia dell’OFI. Lo stadio era infuocato, un’esperienza incredibile.

Anche nel 1997 l’OFI arriva ai sedicesimi di Coppa UEFA fermandosi davanti all’Auxerre di Guy Roux.

GERARDS E I GIOVANI

Il tecnico olandese, forte anche di una laurea in Psicologia, ha la capacità di trattare la squadra come una famiglia.
Contribuisce alla crescita di giocatori come Nikos Nioplias o lo stesso Machlas, vincitore della Scarpa d’Oro nel 1998. Ma anche stranieri come i cileni Jaime Vera e Alejandro Hisis negli anni Ottanta, il costaricano Rónald Gómez nell’ultima stagione (1999-2000) e il 17enne maliano Mahamadou Diarra, partito dall’OFI per poi diventare titolare nel Real Madrid della metà degli anni 2000.

Nel nuovo millennio, si dice che avesse segnalato al Larissa un giovanissimo Kostas Mitroglou e al Kerkyra un altro giocatore promettente, un certo Kostas Fortounis: i direttori sportivi di entrambe le squadre, tuttavia, non ritenevano questi due giocatori degli affari…

Eugène Gerards negli ultimi anni della sua vita è stato diagnosticato con la paralisi sopranucleare progressiva, una sindrome che lo ha costretto alla mobilità ridotta e alla sedia a rotelle. Il 20 novembre 2017, su idea di Ilias Poursanidis, uno dei tanti figli di Gerards, è stata organizzata un’amichevole per ricordare i 15 anni di Eugene sulla panchina dell’OFI.

Figli di Gerards con tanti suoi giocatori nei tre lustri ad Irakleio contro gli Amici di Gerards con gran parte della rosa della Grecia di Euro 2004. Momenti incredibili, con lo stadio Theodoros Vardinogiannis che si commuove nel vedere l’artefice di tante battaglie tornare nel posto dove ha creato una squadra irripetibile.

Solamente un mese e mezzo dopo quella partita, il 2 gennaio 2018, Eugène Gerards si spegne a 77 anni nella sua amata Elià Irakleiou, a Creta.

GERARDS E LA SUA CRETA

Nei primissimi giorni della sua avventura cretese, quando gli propongono di assumere un interprete, Gerards si è subito opposto, rispondendo che un paese lo si conosce solo quando si impara la lingua. Si sottopone a lezioni quotidiane con la moglie di un olandese che vive a Creta e a cui chiede sempre della storia e delle tradizioni dell’isola.

A Creta conosce la sua seconda moglie e passa gli ultimi anni della sua vita ad Elià, un paesino di nemmeno 700 anime che sorge su una collina da cui si può assistere ad una vista mozzafiato e a circa 3.000 chilometri da Brunssum, la sua città natale.
Aveva imparato perfettamente il greco, prendendo anche la cittadinanza greca.

Νell’agosto del 2017 l’OFI dedica il Gate 9 dello stadio Theodoros Vardinogiannis proprio a lui: è l’ingresso della tribuna d’onore, esattamente sopra la panchina da cui ha guidato per centinaia di volte i cretesi.

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Mentre celebra la vittoria della Coppa del 1987.

Gran parte delle citazioni sono tratte da questa interessante intervista a Gerards su Sport24.gr del febbraio 2016. La risposta all’ultima domanda che il giornalista gli pone, rende bene l’idea del suo amore per Creta: Αvrebbe mai voluto nascere cretese?

Lo avrei voluto molto. I cretesi sono delle brave persone. Io amo Creta e i cretesi.
Non sono nato qui, però è casa mia.
Qui vivevo, qui vivo e qui morirò, da cretese.

Oggi avrebbe spento 80 candeline uno dei personaggi più rivoluzionari del calcio greco.

Tanti auguri Eugène Gerards, limburghese di nascita ma col cuore cretese.

 

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Vassilis Hatzipanagis, leggenda tra due mondi

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Nato nel 1954 a Tashkent, al tempo capitale della Repubblica socialista sovietica dell’Uzbekistan, Vassilis Hatzipanagis è indubbiamente uno dei calciatori più forti del suo tempo di cui, almeno in Italia, si conosce ben poco. Dopo aver militato nei primi anni della sua carriera in Unione Sovietica, divenne l’idolo e il fenomeno indiscusso dell’Iraklis, tanto che si guadagnò l’appellativo di “Maradona greco”. Ed in effetti le somiglianze tra i due, capelli a parte, esistevano, ed erano numerose: Hatzipanagis, come Diego, era un centrocampista basso ma robusto e la sua corporatura divenne fondamentale in funzione del suo stile di gioco. Piedi educati, intelligenza tattica e dribbling sono alcune delle caratteristiche che accomunavano i due, che hanno segnato indelebilmente la rispettiva storia delle due squadre per cui hanno giocato.

Suo padre e sua madre, rispettivamente di origine cipriota e turca, dovettero abbandonare l’Asia Minore a causa della guerra e si trasferirono in una Grecia che subì la crisi degli anni ’30, l’occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale e poi la guerra civile (1946-1949). Come molti dei loro connazionali, emigrarono entrambi nella Repubblica sovietica dell’Uzbekistan, dove nella sola capitale la comunità greca contava circa 40.000 persone.

Il talento e la tecnica del giovane Vassilis erano visibili sin da quando giocava da bambino per le strade della città; come affermato in un’intervista da lui rilasciata, attirò ben presto l’attenzione della Dinamo Tashkent, che allora era una specie di squadra satellite della Dinamo Mosca e che vedendolo giocare gli propose di firmare. Ma il Pakhtakor, che aveva all’epoca la migliore scuola di calcio giovanile ed era la squadra uzbeka di maggior successo nel periodo sovietico, convinse Hatzipanagis a firmare per loro. Saladiov, mentore calcistico di Vassilis e allenatore della squadra, aveva riportato il Pakhtakor nel massimo campionato sovietico e lo fece debuttare all’età di 17 anni contro lo Shakhtar Donetsk.

Nelle tre stagioni successive Saladiov portò Hatzipanagis in prima squadra, mentre il Pakhtakor riuscì a integrarsi stabilmente nel campionato. Nominato come secondo giocatore più forte del campionato (dopo Oleh Blokhin) nel 1974 e nel 1975, Hatzipanagis fu convocato con la nazionale dell’URSS.

A 18 anni Valentin Nikolayev convocò Hatzipanagis con l’under 21; tuttavia giocò anche nelle qualificazioni per i campionati europei under 23. Nel 1975 iniziò a giocar con la nazionale maggiore: la prima partecipazione fu in un torneo in Polonia organizzato per celebrare l’anniversario della liberazione dai tedeschi. L’URSS si aggiudicò il torneo e Hatzipanagis giocò al fianco di Blokhin.

Nel 1975 la caduta della dittatura dei colonnelli favorì il ritorno in patria di molti greci, tra cui anche Hatzipanagis e la sua famiglia. Tuttavia, in molte interviste recenti, ha dichiarato che il tornare in Grecia fu un errore, poiché il livello calcistico era molto più basso rispetto all’URSS, dove il campionato era formato da 16 squadre su più di 300 milioni di abitanti.

Il ritorno in Grecia però non fu dei più facili. Nell’Unione Sovietica degli anni Settanta il calciatore professionista non era considerato come un lavoro vero e proprio; infatti, la maggioranza dei calciatori avevano altri impieghi. Non esistendo un contratto che legava Hatzipanagis al Pakhatator, che non aveva diritti su di lui, nessuna squadra straniera poteva comprarlo. Quando l’Olympiakos provò ad acquistare Hatzipanagis, ad esempio, la trattativa fu respinta in quanto i giocatori sovietici non erano di “proprietà” e non potevano essere venduti. Per aggirare questo cavillo giuridico, a Hatzipanagis fu consigliato di rinunciare alla sua cittadinanza sovietica e di chiedere il rimpatrio. Ma anche questa opzione presentava non pochi ostacoli. Quando la famiglia abbandonò la Grecia per trasferirsi nel vicino Oriente, non tutti i familiari lasciarono la Grecia: infatti un nonno rimase a Salonicco. Quindi, se voleva tornare in Grecia doveva stringere un accordo con una squadra di Salonicco. All’età di 20 anni Hatzipanagis “fuggì” dall’Unione Sovietica e firmò per l’Iraklis, la sua seconda ed ultima squadra.

Il suo trasferimento fu organizzato dal suo agente armeno a Mosca, Makatetsian. Come prima mossa, Hatzipanagis rinunciò alla sua cittadinanza sovietica, in modo da non poter più giocare nel campionato sovietico, il quale richiedeva obbligatoriamente la cittadinanza per poter appunto giocare. Una volta archiviato il problema del passaporto, Hatzipanagis si mise in contatto e firmò un contratto biennale con l’Iraklis. Tuttavia, nella diritto sportivo greco di allora era presente un vuoto legislativo, che permetteva al club di rinnovare unilateralmente il contratto ogni anno per 10 anni.

Vassilis si trovava quindi in una situazione di impasse. Se avesse avuto ancora la nazionalità sovietica, l’ambasciata sovietica avrebbe potuto interferire nella trattativa. L’unica soluzione possibile per sciogliere il nodo contrattuale fu quella di portare l’Iraklis in tribunale. Nel 1977 il tribunale distrettuale stabilì che non era possibile trattenere alcun lavoratore o atleta per oltre cinque anni. Ma l’Iraklis riuscì a vincere in appello. Mentre Vassilis perse la sua “battaglia”, c’era un aspetto positivo: l’Associazione greca dei calciatori professionisti, fondata nel 1979, si interessò al caso e riuscì, a metà degli anni ’80, a modificare quella legge.

Nel 1977, un problema al ginocchio costrinse Hatzipanagis a recarsi a Londra per le cure. Il suo padrino, che era cipriota e tifoso dell’Arsenal, era emigrato nella capitale inglese nel 1961 ed ebbe occasione per rivederlo. Il padrino gli fece conoscere Fred Street, l’allora fisioterapista dell’Arsenal. Durante la riabilitazione, si allenò insieme a Pat Jennings, Graeme Rix, Liam Brady, Malcolm MacDonald e Alan Hudson. Gli affibbiarono il soprannome di Aristotele, poi scoprirono che giocò in URSS e si interessarono alla sua storia. Tra gli aneddoti e le curiosità riguardanti la sua vita, spicca la volontà di suo padre di trasferirsi a Londra nel 1963, ma sua madre non era d’accordo. Sarebbe interessante fantasticare su come sarebbe stata la sua carriera in Inghilterra, dove avrebbe potuto trasferirsi all’età di nove anni.

Nel suo periodo di permanenza all’Iraklis, durato ben 15 anni, Hatzipanagis trascinò il Γηραιός alla vittoria della Kypello Elladas del 1976, battendo in finale ai rigori l’Olympiacos, dopo un clamoroso 4-4 nei tempi regolamentari. L’altro trofeo alzato con la squadra di Salonicco fu la Coppa dei Balcani nel 1985, una competizione che coinvolgeva squadre di Bulgaria, Grecia, Turchia, Jugoslavia e Romania e che fu abbandonata nel 1994.

Quando tuttavia l’Iraklis venne retrocesso nel 1981 (l’articolo qui), Vassilis espresse la sua volontà di non voler giocare in B’ Ethniki. La società, non volendo privarsi del fenomeno, si oppose alla sua richiesta di essere ceduto, mentre Hatzipanagis di tutta risposta si recò  in Germania, dove per un anno e mezzo si allenò con lo Stoccarda senza essere retribuito dall’Iraklis, ma risultando comunque ancora sotto contratto. Nonostante avesse attirato l’attenzione di squadre molto importanti come Lazio, Arsenal, Porto e lo stesso Stoccarda, la società di Salonicco non aveva la minima intenzione di lasciar andare il fuoriclasse, arrivando a rifiutare l’offerta effettuata dal presidente del Panathinaikos Vardinogiannis che ammontava a 90 milioni di dracme, una cifra spropositata per l’epoca.

Poco dopo il suo ritorno in Grecia, giocò con la nazionale ellenica un’amichevole contro la Polonia al Leoforos nel maggio del 1976. Tuttavia la FIFA dichiarò che Hatzipaganis non potesse più giocare con la nazionale greca a causa delle sue precedenti 4 partite con la squadra olimpica dell’Unione Sovietica. La sua seconda, ultima e simbolica presenza con la maglia dell’Ethniki avvenne il 14 dicembre 1999 in una partita amichevole contro il Ghana, quando giocò per soli venti minuti ma fu comunque premiato dalla Federcalcio ellenica per il suo contributo al mondo del calcio.

 

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Antoniadis, un greco idolatrato in Turchia

Eleftherios in greco, Lefteris per gli amici greci, Lefter in turco.
Antoniadis in greco, Küçükandonyadis (piccolo Antoniadis) in turco.

Nato nel 1925 a Büyükada, nelle incantevoli isole dei Principi a poche miglia da Istanbul, è tuttora uno dei giocatori più famosi in Turchia per la sua lunga militanza nel Fenerbahçe, se non il più forte giocatore che abbia mai indossato la maglia della nazionale turca. Un’adorazione che si può paragonare a quella per Puskás in Ungheria o addirittura per Pelé.

Un piccolo dettaglio, però, segna la vita di Lefteris: è un greco di Costantinopoli, un Romiòs. Greco con radici turche.

Quando morirò, so che avvolgeranno la mia bara con la bandiera rossa con la mezzaluna, però nel mio cuore sarà azzurra con la croce.

UNA DELLE PRIME STELLE DEL CALCIO

Bağış Erten, giornalista turco di Eurosport, rende bene la grandezza del personaggio Antoniadis:

Penso che si possa considerare come una delle figure più simboliche del calcio turco. Perché da una parte vediamo come una persona diventi una leggenda: il suo modo di giocare, il suo sguardo, il suo comportamento e il uso atteggiamento in campo sono diventati un simbolo per la squadra.

Dall’altra parte, la sua storia è molto particolare perché mostra le difficoltà della vita sociale in Turchia. Era un greco di Costantinopoli e a causa delle tensioni con la Grecia, la Turchia non trattava sempre bene i greci di Costantinopoli.

Questo è uno dei fattori che ha contribuito alla creazione della leggenda.

Lefteris era alto solamente 169 cm, per questo il nome Küçük, ed era un centrocampista offensivo moderno, abile tecnicamente e tremendamente efficace sotto porta: talmente tanto da essere chiamato Ordinaryüs, il “Professore”. In 615 partite nel Fenerbahçe ha segnato la bellezza di 423 reti, indossando la maglia gialloblù dal 1947 al 1951 e dal 1953 al 1964. Per due stagioni ha giocato all’estero, prima nella Fiorentina e poi nel Nizza, chiudendo la carriera nell’AEK con cinque partite nel 1964.

Nel settembre 1955 si sparge la voce a Istanbul che la casa natale di Mustafa Kemal Atatürk a Salonicco fosse stata messa a ferro e fuoco. Così le autorità turche organizzano un pogrom contro la minoranza greca di Istanbul. In quel periodo, Lefteris Antoniadis era la stella del Fenerbahçe ma la sua casa viene ugualmente distrutta: un dolore che porterà dentro di sé fino alla morte.

Il 23 aprile 1948 si gioca la prima partita dopo la Seconda Guerra Mondiale della nazionale greca al Leoforos. Un’amichevole contro la Turchia, con Lefteris Antoniadis che, ottenuta la nazionalità turca, debutta proprio contro le sue origini e… segna anche la seconda rete nel 3-1 con cui i turchi espugnano Atene.

E, ovviamente, non ha nemmeno esultato, anche se alcuni greci gli diranno di essere un «traditore della patria»

LEGGENDA, MA SEMPRE UMILE

Nonostante l’enorme fama soprattutto negli anni Cinquanta, Antoniadis accettava raramente interviste, perché pensava che il suo lavoro si dovesse svolgere esclusivamente tra le quattro linee del campo. O per non scatenare polemiche tra la Grecia e la Turchia.

Nonostante abbia giocato per la nazionale turca, portando per nove volte la fascia di capitano, era cristiano ortodosso. Gli ultimi anni della sua vita li ha passati nella sua Büyükada (o Prigkipos, in greco) e quando il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo visita nel 2004 la sua isola per la cerimonia degli ottanta anni della Metropoli ortodossa delle Isole Principi, appena lo vede fa questa battuta:

Küçükandonyadis, Büyükandonyadis!
(Piccolo Antoniadis, Grande Antoniadis!)

Con Antoniadis che replica timidamente con un:

Ma per cortesia…

L’ENORME RICONOSCENZA

Nel 2009 viene inaugurata una statua proprio davanti al Şükrü Saraçoğlu, stadio del Fenerbahçe, dedicata a Lefteris con il numero 10 e intento a calciare un pallone.

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Foto di Dimitra Kyranoudi (Deutsche Welle)

Il 13 gennaio 2012, Lefteris Antoniadis muore a 87 anni e il suo funerale si svolge all’interno dello stadio Şükrü Saraçoğlu del Fenerbahçe, con la bandiera turca sulla bara – come previsto dallo stesso Antoniadis – e alla presenza di Recep Tayyip Erdoğan, che quest’anno, proprio il 13 gennaio, gli dedica un tweet di riconoscimento.

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Onoro con rispetto gli otto anni dalla scomparsa del grande giocatore del Fenerbahçe, di un leggendario nome del calcio turco, di Lefter Küçükandonyadis.

Il campionato della Süper Lig turca nelle ultime stagioni dedica ogni annata ad un giocatore leggendario della storia del calcio turco.
E la stagione 2018-2019 è dedicata proprio a lui col nome di Spor Toto Süper Lig Lefter Küçükandonyadis Sezonu:

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Alla prima partita in casa della scorsa stagione, i tifosi del Fenerbahçe hanno messo in scena questa coreografia.

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Giusto per farvi capire come sia rimasto nella mente di una tifoseria, anche più di mezzo secolo dopo il suo ritiro.

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Le tre stelle dell’Iraklis

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In greco Iraklis è Eracle, il semidio delle dodici fatiche. Proprio quel mito si conclude con la sua discesa nell’Ade nel tentativo di portare vivo il cane a tre teste Cerbero fino a Micene, sulla Terra. L’Eracle di Salonicco è sceso nell’Ade calcistico della terza categoria locale, cercando il modo per ritornare vincitore da questa ennesima fatica.

Ennesima, sì. Perché l’Iraklis è, a detta di tanti, la squadra «che ha subito più torti al mondo».

LE TRE RETROCESSIONI

Forse è un caso unico, ma l’Iraklis è retrocesso tre volte dalla Prima Divisione (Alpha Ethniki/Super League) e tutte le volte per un motivo non legato ai risultati ottenuti sul campo. Per questo motivo, in alcune maglie celebrative, l’Iraklis indossa le tre stelle, anche per giocare con maggiore voglia di rivalsa.
Infatti, nelle tre retrocessioni, il Γηραιός (Gireòs, it. Anziano, essendo nato nel 1908, quando a Salonicco c’era ancora l’Impero Ottomano) si era salvato sul campo e andremo ad analizzare ogni caso, per vederci meglio.

LA PRIMA STELLA: 1980, IL TENTATIVO DI CORRUZIONE

Metà maggio, semifinale di ritorno di Coppa tra Iraklis e PAOK. All’andata, il Gireòs ha vinto per 1-0 ed era il favorito per la finalissima.

Il difensore del PAOK Filotas Pellios – che alcune fonti davano addirittura come squalificato per la semifinale di ritorno – ha accusato il presidente dei biancazzurri Kostas Pertsinidis di aver provato a corromperlo, offrendogli il doppio del premio vittoria in cambio di una brutta prestazione. Lo scandalo arriva sui giornali il 17 maggio, poco prima del derby decisivo, che finisce 1-1.

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Filotas Pellios, centrale difensivo del PAOK degli anni Settanta e Ottanta, con un campionato (1976) e una Coppa (1974).

L’Iraklis è in finale di Coppa – che perderà per 5-2 contro il Kastorià, come vi abbiamo già raccontato – ma non è finita qui.

Il 2 giugno, nonostante queste accuse non fossero mai state confermate dalla giustizia ordinaria, arriva la mazzata: per la prima volta nei suoi 72 anni di storia, l’Iraklis viene retrocesso in Beta Ethniki per lo scandalo corruzione! Il giorno dopo la decisione circa 2.500 tifosi dell’Iraklis protestano contro la decisione della Federcalcio, a cui si uniscono addirittura tifosi dell’Aris. Solo l’intervento delle forze di polizia evita gli scontri con tifosi del PAOK nel centro di Salonicco.

L’allora presidente del PAOK Giorgos Pantelakis, da cui era partita l’accusa ai biancazzurri, dichiara: «Se dico che mi dispiace, sarei un fariseo, quindi non dirò nulla». I tifosi dell’Iraklis cercano sostegni politici in modo da ristabilire moralmente la propria società, arrivando anche al premier Georgios Rallis, il quale risponde: «Non mi immischiate in queste faccende, d’altra parte io tifo Panathinaikos».

Proteste o non proteste, l’Iraklis è costretto a scendere in campo in Beta Ethniki della stagione 1980-1981 e senza la star Vassilis Chatzipanagis, che si rifiuta di giocare sui campi malconci e in terra battuta per preservare la sua incolumità. La squadra di Salonicco conquista subito la promozione e qualche anno dopo verrà anche assolto in tribunale dall’accusa di corruzione.

Un caso analogo avvenne anche nel maggio 1975. Semifinale di Coppa, stavolta con una partita secca, tra Iraklis e Panathinaikos: un dirigente della squadra di Atene ha tentato di corrompere tre giocatori di Salonicco, che infatti perderà il match. Questa partita è passata alla storia come il “Caso dei Fiori”, perché se i tre giocatori accettavano i fiori prima del fischio di inizio, significava che l’accordo era fatto.

Il Panathinaikos, al contrario dell’Iraklis nel 1980, viene condannato dai tribunali ordinari ma salvato dalla retrocessione da… Giorgos Andrianopoulos, presidente dell’Olympiakos e membro della commissione ricorsi della Federcalcio greca.

Per l’Iraklis oltre il danno la beffa, insomma.

LA SECONDA STELLA: 2011, LE CARTE FALSE PER IL CALCIOMERCATO INVERNALE

Il 12 maggio 2011, il presidente della Federcalcio greca Sofoklis Pilavios ha dichiarato alla Commissione parlamentare sulle questioni del Ministero della Cultura (e dello Sport) che l’Iraklis aveva mandato documenti assicurativi e fiscali falsificati, in modo da poter operare nella finestra di calciomercato di gennaio.

A Salonicco, circa 7.000 tifosi protestano in piazza Aristotelous, tra cui anche il grande Vasilis Chatzipanagis che dichiara:

Con tutta la gente che vedo, penso che tutto andrà bene e prossimamente vivremo di nuovo dei grandi momenti con l’Iraklis.

Per questo caso l’Asteras Tripolis, arrivato 14° nel campionato 2010-2011 e quindi retrocesso, ha sporto denuncia alla Commissione Disciplinare della Super League nei confronti dei biancazzurri, chiedendo una penalizzazione di sette punti: un handicap che basterebbe per far salvare la squadra del Peloponneso. La Commissione Disciplinare ha deciso per la retrocessione d’ufficio dell’Iraklis, relegato all’ultima posizione in classifica: così l’Asteras Tripolis raggiunge il 13° posto ed è salvo.

L’Iraklis porta il caso al TAS di Losanna, chiedendo l’annullamento della decisione e la non chiusura definitiva della classifica. Il TAS respinge la richiesta dell’Iraklis, però riporta il caso nella Commissione di Secondo Grado della Federcalcio greca, che alla fine arriva alla Commissione Ricorsi della Federazione.

Il 5 settembre l’ultima Commissione respinge le richieste dell’Iraklis, facendo retrocedere la squadra in Football League. Così, la squadra di Salonicco decide di portare il caso nei tribunali ordinari per avere giustizia.

Questa mossa, però, porta il Gireòs in Football League 2 (Terza Divisione), dato che secondo il codice disciplinare della Federcalcio greca è espressamente vietato portare i casi in tribunali ordinari.

La mossa che mette fine alle speranze dell’Iraklis arriva il 27 settembre, quando la Commissione dello Sport Professionistico greco retrocede la società nella prima divisione dilettantistica, la Delta Ethniki, perché non ha depositato i documenti necessari per partecipare nei campionati professionistici.

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Antonis Remos, il capo della cordata che rileva l’Iraklis nel 2007

Peccato che nel 2019 l’allora patron dell’Iraklis, il grande tifoso e cantante Antonis Remos, sia stato assolto dall’accusa riguardante i documenti assicurativi e fiscali falsificati di quel periodo. Ovvero il motivo per cui i biancazzurri sono stati retrocessi, quando addirittura inizialmente era prevista un’ammenda secondo il regolamento vigente.

Quindi, anche nel 2011, l’Iraklis è retrocesso ingiustamente.

LA TERZA STELLA: 2017, LA MANCATA LICENZA

La ripartenza dalla tripla retrocessione del 2011 è dura. L’Iraklis riparte dalla Delta Ethniki 2011-2012 e a metà campionato si fonde con il Pontion Katerinis in Football League 2, quindi una categoria superiore.

In pratica il Pontion Katerinis prende nome, stemma e stadio dell’Iraklis dal gennaio 2012. La nuova squadra arriva a metà campionato, però con la riforma dei campionati rientra tra le squadre che andranno a comporre la nuova Football League 2012-2013, quindi guadagna un’altra categoria.

Fino ad arrivare al 2015, in cui torna in Super League. Due stagioni al 12° posto, ma il campionato 2016-2017 sarà l’ultimo per l’Iraklis, che naviga in brutte acque dal punto di vista finanziario. Infatti, non riesce ad assicurarsi la licenza per partecipare nella Super League 2017-2018 e nel luglio 2017… viene relegato in Football League, con tante società che hanno votato per la terza retrocessione dell’Iraklis dal massimo campionato.

Nonostante, e questo è un fatto importante, questo provvedimento non fosse stato messo nero su bianco sul KAP (il Regolamento della Federcalcio) né sul regolamento della Super League 2016-2017 che prevedevano in maniera chiara una limitazione nei trasferimenti in caso di mancata licenza.

Anche nel 2017, l’Iraklis ha subito una retrocessione ingiusta per far posto al Levadiakos, che sul campo era retrocesso.

(Fun fact: Ιl Panathinaikos nel 2018 non riesce ad ottenere la licenza, però proprio nel maggio 2018 la Super League cambia il regolamento e quindi, invece di retrocedere, si salva con una penalizzazione! Anche il Panionios non ottiene la licenza nel 2019 e se la cava con 6 punti di penalizzazione).

LA FINE INGLORIOSA

Da lì in poi, il vero e proprio tracollo per i biancazzurri. Non si iscrive alla Football League 2017-2018 per problemi economici e partecipa alla Gamma Ethniki, vincendo il proprio girone e conquistando la promozione in Football League, nella seconda divisione del calcio greco. Nella scorsa stagione ottiene l’11° posto che, con un’altra riforma dei campionati, vuol dire rimanere in Football League, che è diventata però la terza divisione!

Nell’estate del 2019, l’Iraklis non esiste più. O meglio, non si iscrive ad alcun campionato sempre per i persistenti problemi economici. Quindi parte la “caccia all’AFM (codice fiscale)” che significherebbe appropriarsi di un’altra società professionistica, cambiandole nome e trasferendola a Salonicco. Si parla anche del neopromosso in Super League 1 Volos ma tutti i tentativi vanno a vuoto.

Per non rimanere totalmente inattivo, il presidente della società Iraklis Volley 2015, che aveva assorbito la squadra di pallavolo della polisportiva Iraklis nel 2015 e che aveva al suo interno anche le squadre di rugby e cricket, opta per la creazione di una nuova squadra di calcio col nome di Società Sportiva Iraklis 2015 che riparte dalla terza categoria del campionato della Macedonia, la regione di Salonicco, per la stagione 2019-2020.

LE PAROLE

Giorgos Vasileiadis, viceministro con delega allo Sport del governo Tsipras, dichiara nel novembre del 2018:

L’Iraklis ha una storia dolorosa. Ha vissuto tutte le ingiustizie del sistema greco. Non è una situazione semplice e i problemi che affronta sono complicati.

Uno dei giocatori che ha nel cuore questa squadra è sicuramente Apostolos Vellios: nato a Salonicco, il papà Kostas ha giocato nell’Iraklis, è cresciuto nell’Iraklis ed è un tifoso dichiarato dell’Iraklis.
In un’intervista ad Athlitikì Kyriakì (it. Domenica Sportiva) dello scorso settembre, l’attuale attaccante dell’Atromitos ha speso queste parole:

Forse la squadra che ha subito più torti al mondo è l’Iraklis. Sono state pubblicate delle decisioni, come quella su Remos, in cui dicevano che la squadra non doveva retrocedere. In questo momento l’Iraklis è come una botte che ha un fondo e col tempo va ancora più giù.
Non c’è una mano che aiuti questa squadra, che è tra le più storiche se non la più storica. Una situazione molto brutta, perché ha un popolo dietro, si perdono delle generazioni. Ci sono dei ragazzini che si vergognano di dire che tifano Iraklis, come mio fratello che lo dice a scuola.
Penso sia una vergogna che una squadra così importante stia attraversando questo momento.

Infine, spazio all’attaccante argentino Emanuel Perrone, ex Asteras e Larissa, che ha appeso gli scarpini al chiodo con l’Iraklis, squadra a cui è legatissimo, quattro mesi fa nel campionato locale della Macedonia:

Non ho visto il fatto che avrei giocato nell’ultima categoria. Volevo solo giocare nell’Iraklis. Penso sia la squadra che abbia subito più torti di tutte. Nel calcio cambiano le leggi quelli che lo governano. Era difficile per la squadra, però purtroppo non puoi farci niente.

LE TRE STELLE

à ÅÈÍÉÊÇ / ÇÑÁÊËÇÓ - ÅÄÅÓÓÁÉÊÏÓ (ÖÙÔÏÃÑÁÖÉÁ: ÖÁÍÇ ÔÑÕØÁÍÇ / EUROKINISSI)
Il brasiliano Tai e la maglia con le tre stelle

ERT 3, la terza rete della televisione pubblica greca che ha sede a Salonicco, nel maggio 2018 ha prodotto questo fantastico documentario sull’Iraklis che si chiama Le tre stelle dell’Iraklis e comincia così:

In tutto il mondo le stelle su una maglia sono il simbolo di trofei vinti, però nella regola esiste sempre un’eccezione. La strada dell’Iraklis si è rivelato tortuoso: ha ripercorso i passi del semidio mitologico da cui ha preso il nome.

Le tre stelle che non sono il simbolo di trofei e gioie, ma di indignazione e orgoglio, di tre retrocessioni decise fuori dal campo.

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«Maradona obiettivo del Panathinaikos!»

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«Si tratta del più grande calciatore del mondo» recita l’occhiello di questa storica prima pagina.

Caliamoci nel contesto di quel periodo molto particolare.
5 aprile 1980, Sabato Santo per la Grecia ortodossa. Le squadre stanno concludendo un campionato che sarà conquistato dall’Olympiakos nello spareggio contro l’Aris.

L’Alpha Ethniki 1979-1980 è un torneo storico: infatti, è il primo dell’era del professionismo nel calcio greco. Nel 1979 viene votata la legge 879 che prevedeva la conversione delle società di Alpha Ethniki in Società Anonime Calcistiche (ΠΑΕ – Ποδοσφαιρικές Ανώνυμες Εταιρείες) con azionisti e capitali, come in un’azienda. Questo favorisce l’ingresso di imprenditori da altri settori e rivoluzionerà definitivamente il calcio ellenico.

Nel Panathinaikos, dal 17 luglio 1979 il 54% del pacchetto azionario è in mano a tre membri della ricca famiglia Vardinogiannis, imprenditori del mondo petrolifero. Giorgos Vardinogiannis sarà il presidente del Trifylli per ben 21 anni, fino all’alba del terzo millennio. Una mossa che arriva dal… Pireo!

Infatti, Giorgos Vardinogiannis è un grande amico di Stavros Daifàs, armatore greco, il quale era a capo della cordata che aveva rilevato l’Olympiakos poco tempo prima:

Il giorno che ho acquistato l’Olympiakos ho incontrato Giorgos Vardinogiannis e gli ho proposto di comprare il Panathinaikos per dare il via ad un concreto rinnovamento del nostro calcio. Ho detto la stessa cosa anche a Vardis Vardinogiannis (fratello di Giorgos) e sono andati l’altro giorno da Jack Nikolaidis (che gestiva l’allora società) e hanno acquistato il Panathinaikos.

Insomma, gli anni Ottanta saranno dominati dal dualismo Vardinogiannis-Daifàs, con citazioni in tribunale, giocatori che passano da una sponda all’altra e colpi (o solamente titoli) sensazionalistici.

Tra questi, spicca sicuramente quello indicato in foto, ripescato tempo fa da una pagina Facebook con vecchi ritagli di giornali sportivi.

Il settimanale vicino ai verdi Panathinaikà Nea, in quel Sabato Santo di quattro decenni fa, piazza la bomba: «Maradona obiettivo del Panathinaikos!»Diego è ancora un adolescente, non ha compiuto nemmeno 20 anni, gioca nell’Argentinos Juniors ed è già stato convocato in Nazionale. La notizia ha dell’incredibile: la famiglia Vardinogiannis vuole colpire l’Olympiakos con questo fenomeno.

Solo che il 20 febbraio 1981, quasi un anno dopo quella prima pagina, Maradona firma col Boca Juniors e il resto è storia…

Le penalizzazioni più pesanti del 21° secolo in Grecia

ÂÅÍÅÔÉÄÇÓ ÍÉÊÏËÁÉÄÇÓ ÁÃÃÅËÁÊÇÓ ÓÁÑÉÔÓ / ÏËÕÌÐÉÁÊÏÓ - ÐÁÓ ÃÉÁÍÍÅÍÁ
Una foto dalla stagione 2002-2003 del PAS Giannina

Un ottimo argomento da affrontare proprio durante questa quarantena.

Tra le (poche, a dir la verità) notizie di ieri, è arrivato il responso negativo al ricorso di Xanthi e PAOK dalla Commissione Ricorsi della Federcalcio greca: rimangono rispettivamente con il -12 e il -7 in classifica, con la squadra di Salonicco pronta a ricorrere al TAS di Losanna. Nello stesso campionato, il Panionios è partito con un handicap di 6 punti per non aver ottenuto la licenza dalla Federcalcio.

Il calcio ellenico negli ultimi vent’anni ha visto squadre retrocedere con passivi esorbitanti e quindi abbiamo deciso di ripercorrere numeri e avventure legate a queste penalizzazioni.

PAS GIANNINA, PANEGIALIOS E ATHINAIKOS FANNO 90!

Stagione 2002-2003. Lo storico PAS Giannina termina il campionato con 25 punti (14°) in Alpha Ethniki e si prepara a disputare lo spareggio con l’Apollon Kalamarias, arrivato 3° in Beta Ethniki. Solo che la Commissione Ricorsi della Federcalcio greca punisce l’Ajax dell’Epiro con una penalizzazione incredibile, rendendo il PAS la prima squadra a retrocedere per debiti nei confronti dei propri tesserati.

Infatti, sono stati comminati 3 punti per ognuna delle 30 partite giocate, quindi 90 punti totali: il PAS retrocede con -65 punti in classifica! Come racconta gazzetta.gr, tifosi della squadra dell’Epiro andarono a chiudere il tratto dell’Ethnikì Odos (l’autostrada nazionale, ndr) per Igoumenitsa e Arta in segno di protesta. Anche l’allora presidente della società Manthos Kolèbas chiese l’intervento dell’allora premier socialista Kostas Simitis per evitare la retrocessione. Cosa che, tuttavia, non successe: così il PAS scese in Beta Ethniki e l’Ionikos – retrocesso in campo – si salvò nello spareggio contro l’Apollon Kalamarias.

Nella stessa annata, stavolta nella serie cadetta, la stessa sorte subirono Panegialios e Athinaikos: entrambe si salvano con 34 punti ma i debiti costringono loro alla penalizzazione di 90 punti (3 punti × 30 partite), arrivando entrambe a -56 e costringendole a ripartire dai dilettanti.

Andando avanti con le stagioni e a proposito di penalizzazioni monstre, nel 2007-2008 il Doxa Dramas si ritira nel girone nord di Gamma Ethniki dopo sette giornate e a fine campionato si ritrova con il -66 in classifica.
Dopo una fusione da cui viene fondato l’Olympiakos Volou, il Doxa manterrà tuttavia la categoria e vincerà il girone Nord del campionato 2008-2009, salendo in Beta Ethniki.

-30 PUNTI AL PANATHINAIKOS, DUE RITIRI E TRE RETROCESSIONI D’UFFICIO IN DIECI ANNI DI SUPER LEAGUE

Tra le intemperanze dei propri tifosi e i problemi societari, il Trifylli è la più penalizzata dalla Super League 2011-2012. Analizzando stagione per stagione:

Super League 2011-2012: -3 punti per scontri contro l’Olympiakos.
Super League 2012-2013:
-2 punti per gli scontri nel derby della stagione prima.
Super League 2014-2015:
-3 punti per la presenza in campo di tifosi prima del derby con l’Olympiakos.
Super League 2015-2016:
-3 punti per il lancio di oggetti e fumogeni nel derby con l’Olympiakos.
Super League 2017-2018:
-8 punti (-2 punti per gli episodi nella partita di playoff della scorsa stagione contro il PAOK e -6 punti inflitti dalla Federcalcio).
Super League 2018-2019:
-11 punti (-6 punti per la mancata licenza e -5 punti per gli scontri al 70° della partita contro l’Olympiakos, poi interrotta definitivamente).

L’Iraklis è retrocesso d’ufficio due volte in pochissimi anni: nel 2010-2011 per aver usato un’assicurazione falsa in modo da compiere trasferimenti nella finestra invernale di calciomercato, mentre nel 2016-2017 per non aver ottenuto la licenza di partecipare nel campionato successivo. Il Kerkyra, nonostante si fosse salvato nella stagione 2014-2015, viene retrocesso per un trasferimento irregolare delle quote societarie.

Nella stessa stagione, abbiamo avuto anche due ritiri: il Niki Volou alla 16° giornata e l’OFI alla 29° giornata, con entrambe relegate all’ultimo posto con un -6.

LA BETA ETHNIKI/FOOTBALL LEAGUE IN GRANDE DIFFICOLTÀ

Nel 2004-2005 il Poseidon Neon Poron, squadra della Macedonia Centrale, arriva da un’ottima stagione in Beta Ethniki, in cui è arrivato 5°. Solo che i problemi economici si fanno sentire e nelle prime tre giornate del nuovo campionato non riesce ad avere il numero sufficiente di giocatori per scendere in campo: -9 punti di penalizzazione e squadra che non rivedrà più i fasti del professionismo dopo essere stato escluso da quel campionato.

Con l’introduzione della Football League nella stagione 2010-2011, vediamo sempre più squadre crollare.

Nel 2012-2013, l’ecatombe: sei squadre sono penalizzate (in totale -53 punti, tra cui il Larissa con un pesante -21 per debiti verso tesserati), due dichiarano l’autoretrocessione (Panserraikos e Larissa) e le due retrocesse sul campo (Thrasivoulos e Anagennisi Epanomis) scelgono di ripartire dai dilettanti.

Nel 2015-2016, Ergotelis e Olympiakos Volou si ritirano dal campionato rispettivamente con -12 e -9 punti di penalizzazione.
Nella stagione successiva, abbiamo ben tre casi: Panthrakikos (già sul -18) e Kalloni  (già sul -12) che si ritirano dal campionato e vengono classificate ultime con -6 punti, mentre il Chania termina la stagione con 38 punti, a cui vengono levati 33 (!) per aver giocato senza il permesso di partecipare al campionato e altri 3 per debiti verso un tesserato, terminando la Football League 2016-2017 con soli 2 punti.

Nel 2017-2018, addirittura la metà delle diciotto squadre di Football League vengono penalizzate! Panegialios, Kallithea, Panserraikos, Sparti, Apollon Larissas e Anagennisi Karditsas subiscono un -6 per non aver passato le due fasi dei controlli della Federcalcio; -3 all’Aiginiakos per non aver passato la prima fase dei controlli federativi; -12 al Veria (che si ritirerà dal campionato, ndr) per debiti verso tesserati e… -54 all’Acharnaikos per lo stesso motivo! L’ultima squadra si ritira dal campionato dopo la 4° giornata con una vittoria ottenuta, quindi termina con un -51.

Anche nella scorsa stagione, circa il 50% delle squadre viene penalizzato dalla Federcalcio greca, con Sparti e Aittitos Spaton che si ritirano dal campionato.

Nell’attuale Super League 2, vi abbiamo già analizzato le situazioni di Kerkyra e Apollon Pontou, entrambe con -6 in campionato, e più volte vicino al ritiro.

Insomma, è un tunnel da cui difficilmente vedremo la luce.

 

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