ESCLUSIVA ICG: Il giornalista Nikos Stratis sulla Super League 1, la Nazionale e… Tsimikas!

Ιn questo periodo senza partite, abbiamo sentito il giornalista greco Nikos Stratis, per anni inviato del canale televisivo Tileasti (poi ART TV) per cui ha seguito numerose finali di Champions League, e attualmente articolista per il sito Kingsport.gr. Abbiamo toccato diversi temi, spaziando dall’attualità fino all’analisi della regular season del campionato greco.

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Nikos Stratis con Javier Zanetti.

La Grecia ha gestito bene il fronte calcistico durante questa emergenza sanitaria? 

La sospensione dei campionati è stata imposta e gli enti organizzatori hanno fatto la cosa più logica. Il governo greco ha lanciato il messaggio di fermarsi sotto quasi tutti i punti di vista, qualcosa che ha condizionato anche il calcio. La gestione del tema del Covid-19 dipende da chi sta a capo del Paese e il mondo del calcio non aveva altra scelta.

In questo periodo è inevitabile parlare dell’affare Olympiakos-Atromitos del febbraio del 2015, che è rimbalzato anche in Italia (noi l’abbiamo spiegato qui). Visto che segui da vicino l’Olympiakos, qual è la tua posizione su questo tema?

Penso che in questo caso sia stato fatto tanto rumore, se non per il nulla, ma per un argomento di importanza secondaria. Anche se verrà dimostrato che la dirigenza dell’Atromitos avesse influenzato dietro le quinte il proprio allenatore Ricardo Sá Pinto per preservare alcuni giocatori nella trasferta con l’Olympiakos in modo da averli freschi nelle partite seguenti in cui avrebbe avuto maggiori possibilità di vincere, si tratta di un argomento all’interno della squadra di Peristeri e non parliamo di un match “truccato” o di un risultato concordato.

«ΙL CASO OLYMPIAKOS-ATROMITOS È DI IMPORTANZA SECONDARIA»

Sicuramente, a livello teorico, l’Atromitos avrebbe avuto maggiori possibilità di strappare qualcosa di meglio al Karaiskakis, però è un diritto di ogni squadra di gestirsi in base al programma e non alla malafede di chi guarda. Faccio un esempio: il regolamento prevede che nel caso in cui un giocatore venga ammonito più volte, le squadre scelgano quando non farlo giocare per squalifica e quindi non è scontato che non giochi nella partita successiva. Comunque il caso secondo l’Olympiakos è stato già giudicato dalla UEFA, mentre secondo il PAOK è ancora in sospeso. Non penso che questo porterà a qualcosa di concreto, sinceramente…

Un’opinione sull’altro argomento caldo del calcio greco, la multiproprietà tra PAOK e Xanthi?

Se gli organi competenti hanno deciso che entrambe le società debbano essere punite, cosa posso aggiungere io dal punto di vista legale? Le commissioni competenti sono quelle che esaminano il caso, noi non possiamo giudicare perché non disponiamo di tutti i dati possibili. E se questa storia andasse fino al TAS di Losanna dovremo solamente aspettare, perché non sappiamo nemmeno se accetterà l’improvvisa decisione del governo dello scorso gennaio (penalizzazione e non retrocessione in caso di multiproprietà, che avevamo spiegato qui, ndr).

«ΝΟΝ VORREI CHE IL PAOK RETROCEDA, NÈ CHE VENGA PENALIZZATO»

Lasciando da parte l’aspetto giuridico, dal punto di vista puramente calcistico preferisco che le partite e i campionati si decidano sul campo. Personalmente non vorrei che il PAOK retroceda, né che venga penalizzato. Avremmo visto dei playoff molto interessanti – se non fosse apparso questo virus – se il PAOK fosse stato a -7 dall’Olympiakos. Infatti, il Dikefalos avrebbe affrontato proprio la squadra del Pireo al Toumba subito alla prima giornata! I regolamenti, tuttavia, sono sempre fatti per essere rispettati e devono essere applicati, volenti o nolenti.

Ti chiediamo un bilancio di queste 26 partite di regular season in Super League 1 tra la rivalità Olympiakos-PAOK e le dirette inseguitrici.

L’Olympiakos già dall’inizio ha dimostrato di essere la squadra più costante e giustamente vincerà questo campionato. Qualcuno potrebbe dire che anche in un frangente della scorsa stagione abbia fatto meglio del PAOK, ma le è mancata l’efficienza. Di conseguenza, la vittoria del Dikefalos tou Vorrà dello scorso campionato è stata indubbiamente giusta.

«L’OLYMPIAKOS HA LA ROSA PIÙ COMPLETA, MERITA IL CAMPIONATO»

E dico lo stesso anche per questa stagione. Ha la rosa più completa, anche senza lo sfortunatissimo Fortounis, senza il quale è riuscita a qualificarsi nei gironi di Champions League dopo tre preliminari! Con il (capocannoniere) El-Arabi ha risolto il grande problema in attacco che aveva nella scorsa stagione, Valbuena (miglior assistman del campionato) e Podence (fino al trasferimento al Wolverhampton a gennaio) hanno alzato il tasso qualitativo, Guilherme, Camara e Bouchalakis in mediana, Semedo in difesa che ha un ottimo passaggio per essere un centrale difensivo, ecc. Tutto questo è verificato dall’ottimo percorso in Europa e dalla vittoria contro l’Arsenal a Londra. Grandissimi meriti vanno a Pedro Martins, che con la giusta fiducia della società ha costruito un organico molto equilibrato nell’ultimo biennio, conquistandosi il rinnovo del contratto fino al 2022 (notizia arrivata venerdì, ndr).

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Foto da Olympiakos 1-1 PAOK del 1° dicembre 2019.

«ΤRE FATTORI NEGATIVI NEL PAOK: LA DIFESA, IL CAMBIO TECNICO E LA SFORTUNA»

Invece il PAOK è peggiorato rispetto alla scorsa stagione. Principalmente per due motivi: la difesa e il cambio dell’allenatore. L’insuperabile tandem Crespo-Varela e i migliori terzini del 2018-2019 Vieirinha e Matos, ciascuno per motivi diversi, stanno giocando al di sotto dei propri standard. Gli ottimi Mišić e Swiderski non sono bastati e l’Olympiakos è… sparito dai radar. Parlando della panchina, penso che Abel Ferreira sia un buon allenatore, però non dimentichiamoci che è arrivato dopo l’improvviso “divorzio” con Lucescu. I bianconeri hanno avuto anche sfortuna, che può essere il terzo fattore negativo di questa stagione. Ad agosto, nel percorso dei campioni dei preliminari di Champions, ha beccato l’Ajax, contro cui ha giocato benissimo, con Biseswar autore di ottime prestazioni. L’Olympiakos invece ha evitato il Porto – eliminato dal Krasnodar – e il PSV Eindhoven, che ha affrontato il Viktoria Plzen. Il fatto di non essersi qualificato ai gironi di Champions è stato uno svantaggio sul piano economico rispetto all’Olympiakos, poiché a causa del Financial Fair Play non ha potuto rafforzarsi per essere più competitivo. Le abilità e la qualità non mancano al Dikefalos, però in questa stagione non le abbiamo viste in campo perdendo l’ottima alchimia per i suddetti motivi.

«NON RIUSCIAMO A GODERCI IL CAMPIONATO PER I VELENI ATTORNO A OLYMPIAKOS E PAOK!»

È un grande peccato che negli ultimi anni abbiamo due squadre di alto livello, come Olympiakos e PAOK, non riuscendo a goderci un campionato entusiasmante a causa dei veleni attorno alla rivalità tra le due squadre. I mezzi di comunicazione si concentrano maggiormente sulle notizie fuori dal campo, i tribunali e i retroscena, rispetto al calcio giocato. Questo è davvero molto triste…

L’AEK ha perso molto tempo prima di fare la mossa giusta e portare in panchina Massimo Carrera. Il tecnico italiano, totalmente coerente con la sua nazionalità, ha dato ai gialloneri una grande solidità difensiva e con l’arrivo di Araujo in inverno, i gialloneri pensano di poter centrare qualcosa di meglio in questa stagione. Non parlo della vittoria del campionato, però con i problemi del PAOK il secondo posto può essere un obiettivo concreto.

La mia opinione sul lavoro di Giorgos Donis e il Panathinaikos è molto positiva. Giocatori come Chatzigiovanis, Donis, Dioudis penso che meritino un’occasione in Nazionale, di cui fa già parte Kourbelis, e hanno mostrato ottimi segnali anche Insúa, che difficilmente rimarrà, Johansson, Schenkeveld e Perea. Complessivamente, anche a causa della mancanza di esperienza, il Trifylli difficilmente può ambire a qualcosa di meglio.

Un commento anche sull’Aris: può sembrare una squadra “da una stagione”, però quello che ha fatto vedere è un ottimo biglietto da visita. Non so cosa possa combinare e quello che vedremo nel futuro. Gli auguro di continuare con questo tentativo, però con il blocco dei trasferimenti con cui è stato punito dalla FIFA (per un anno, notizia di venerdì, ndr) la vedo dura…

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Il ct della Grecia John van ‘t Schip.

Spostandoci sul fronte Nazionale, John van ‘t Schip dal 31 luglio è il nuovo commissario tecnico e si stanno vedendo i primi segni di miglioramento. Pensi che potrà continuare in questo modo?

Νοn è semplice fare una valutazione sul futuro della Nazionale. In un momento complicato è arrivato un nuovo allenatore che ha convocato tanti nuovi nomi principalmente da campionati esteri. Per me è positivo il “rotation” della rosa, è una cosa buona e giusta analizzare più giocatori dal momento che mancano le grandi personalità del passato come Karagounis, Katsouranis, Basinas o Zagorakis. Ad esempio la punta del Willem II Pavlidis ha fatto vedere che può dare il proprio contribuito in un periodo in cui Mitroglou e Koulouris non erano in condizioni ottimali. Anche Vasileiadis del Paderborn a centrocampo può dare dinamismo e aumentare la competitività in quel ruolo.

«PAPASTATHOPOULOS E MANOLAS DEVONO TORNARE IN NAZIONALE. VAN ‘T SCHIP? DEVE RIMANERE A LUNGO»

In difesa, dal mio punto di vista, sono assolutamente convinto che Papastathopoulos e Manolas, “freddati” dalla gestione Aggelos Anastasiadis, debbano essere convocati di nuovo perché potranno indubbiamente aiutare con l’esperienza e la qualità a loro disposizione.

Van ‘t Schip magari non è un grande nome, però ha imparato dalla scuola olandese e dà grande importanza all’energia e alla corsa, combinate con un calcio creativo, qualcosa che mancava al gioco della Grecia. L’abbiamo notato anche nelle ultime partite per le qualificazioni all’Europeo, con la Nazionale che ha concluso il girone con tre vittorie di fila! Non è l’allenatore “top”, però deve continuare a lungo: se la Federcalcio non sostiene una propria scelta, cambiando sempre il ct, difficilmente torneremo nella fase finale di un grande torneo…

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Giorgos Kyriakopoulos in anticipo su Paulo Dybala durante Juventus 2-2 Sassuolo del 1° dicembre 2019. (Pier Marco Tacca/Getty Images Europe)

La Serie A negli ultimi anni ha una forte presenza di calciatori greci: qual è il tuo punto di vista su di loro?

Non si può non cominciare con Kostas Manolas. Devo ammettere che nella prima stagione a Napoli non è stato il giocatore visto a Roma. Considerando il fatto che è andato in una squadra in cui doveva essere subito titolare e senza alcun periodo di adattamento, il nuovo ambiente e la stagione difficile dei partenopei, vedi il cambio tecnico e un campionato deludente, hanno influenzato Kostas. Anche lo stesso giocatore non è al massimo, ha vissuto momenti duri con la delusione in Nazionale. Però abbiamo notato che il Napoli stava andando avanti in Champions League ed era con un piede in finale di Coppa Italia con la vittoria in trasferta contro l’Inter: la squadra, nonostante la stagione negativa, stava reagendo. Quando tornerà la calma in società, vedremo un Manolas al meglio.

Kyriakopoulos è molto più giovane ed è anche alla prima stagione in Italia. Non si è abbattuto quando De Zerbi non lo schierava dall’inizio in un ottimo Sassuolo e da novembre in poi si è affermato. Oltre alle ottime prestazioni, ci ha fatto vedere anche un grande carattere ed è un ragazzo di ottime prospettive.

«MANOLAS SARÀ AL MEGLIO QUANDO TORNERÀ LA CALMA AL NAPOLI. KYRIAKOPOULOS HA UN GRANDE CARATTERE»

Infine, vorrei parlare anche di Babis Lykogiannis del Cagliari, un altro terzino sinistro. A nemmeno 27 anni è difficile essere titolare nella squadra rivelazione della Serie A, specialmente quando nello stesso ruolo i sardi hanno Luca Pellegrini in prestito dalla Juventus. Nonostante questo, Lykogiannis è riuscito a giocare un numero soddisfacente di partite nella seconda stagione in una squadra ambiziosa. Secondo me sarebbe meglio se andasse in una squadra che gli potrebbe dare maggiore fiducia e minuti in campo.

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Kostas Tsimikas durante una partita di Super League 1 (EUROKINISSI).

Concludiamo con Tsimikas, l’uomo mercato in Grecia: da mesi si parla di un interessamento di Inter e Napoli, mentre è notizia di poche settimane fa che anche la Lazio si stia inserendo nelle trattative. Cosa ha di così speciale questo talento?

Queste voci gli fanno onore e sono la giusta ricompensa per il suo incredibile miglioramento. Nelle partite contro Arsenal, Tottenham e Bayern in Champions League è stato eccezionale.

«TSIMIKAS È PRONTO PER IL GRANDE SALTO!»

Sapevamo che avesse velocità e ottima tecnica, con cross chirurgici, però è migliorato anche in fase difensiva: difficilmente lo batti nell’uno contro uno e ultimamente fa ottime diagonali e coperture sugli stopper. Durante la stagione dicevo che la mossa migliore sarebbe stata quella di fare un’altra ottima stagione all’Olympiakos e poi provare ad andare via. Ormai penso che sia pronto per fare il grande salto. È un terzino sinistro fantastico!

 

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Antoniadis, un greco idolatrato in Turchia

Eleftherios in greco, Lefteris per gli amici greci, Lefter in turco.
Antoniadis in greco, Küçükandonyadis (piccolo Antoniadis) in turco.

Nato nel 1925 a Büyükada, nelle incantevoli isole dei Principi a poche miglia da Istanbul, è tuttora uno dei giocatori più famosi in Turchia per la sua lunga militanza nel Fenerbahçe, se non il più forte giocatore che abbia mai indossato la maglia della nazionale turca. Un’adorazione che si può paragonare a quella per Puskás in Ungheria o addirittura per Pelé.

Un piccolo dettaglio, però, segna la vita di Lefteris: è un greco di Costantinopoli, un Romiòs. Greco con radici turche.

Quando morirò, so che avvolgeranno la mia bara con la bandiera rossa con la mezzaluna, però nel mio cuore sarà azzurra con la croce.

UNA DELLE PRIME STELLE DEL CALCIO

Bağış Erten, giornalista turco di Eurosport, rende bene la grandezza del personaggio Antoniadis:

Penso che si possa considerare come una delle figure più simboliche del calcio turco. Perché da una parte vediamo come una persona diventi una leggenda: il suo modo di giocare, il suo sguardo, il suo comportamento e il uso atteggiamento in campo sono diventati un simbolo per la squadra.

Dall’altra parte, la sua storia è molto particolare perché mostra le difficoltà della vita sociale in Turchia. Era un greco di Costantinopoli e a causa delle tensioni con la Grecia, la Turchia non trattava sempre bene i greci di Costantinopoli.

Questo è uno dei fattori che ha contribuito alla creazione della leggenda.

Lefteris era alto solamente 169 cm, per questo il nome Küçük, ed era un centrocampista offensivo moderno, abile tecnicamente e tremendamente efficace sotto porta: talmente tanto da essere chiamato Ordinaryüs, il “Professore”. In 615 partite nel Fenerbahçe ha segnato la bellezza di 423 reti, indossando la maglia gialloblù dal 1947 al 1951 e dal 1953 al 1964. Per due stagioni ha giocato all’estero, prima nella Fiorentina e poi nel Nizza, chiudendo la carriera nell’AEK con cinque partite nel 1964.

Nel settembre 1955 si sparge la voce a Istanbul che la casa natale di Mustafa Kemal Atatürk a Salonicco fosse stata messa a ferro e fuoco. Così le autorità turche organizzano un pogrom contro la minoranza greca di Istanbul. In quel periodo, Lefteris Antoniadis era la stella del Fenerbahçe ma la sua casa viene ugualmente distrutta: un dolore che porterà dentro di sé fino alla morte.

Il 23 aprile 1948 si gioca la prima partita dopo la Seconda Guerra Mondiale della nazionale greca al Leoforos. Un’amichevole contro la Turchia, con Lefteris Antoniadis che, ottenuta la nazionalità turca, debutta proprio contro le sue origini e… segna anche la seconda rete nel 3-1 con cui i turchi espugnano Atene.

E, ovviamente, non ha nemmeno esultato, anche se alcuni greci gli diranno di essere un «traditore della patria»

LEGGENDA, MA SEMPRE UMILE

Nonostante l’enorme fama soprattutto negli anni Cinquanta, Antoniadis accettava raramente interviste, perché pensava che il suo lavoro si dovesse svolgere esclusivamente tra le quattro linee del campo. O per non scatenare polemiche tra la Grecia e la Turchia.

Nonostante abbia giocato per la nazionale turca, portando per nove volte la fascia di capitano, era cristiano ortodosso. Gli ultimi anni della sua vita li ha passati nella sua Büyükada (o Prigkipos, in greco) e quando il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo visita nel 2004 la sua isola per la cerimonia degli ottanta anni della Metropoli ortodossa delle Isole Principi, appena lo vede fa questa battuta:

Küçükandonyadis, Büyükandonyadis!
(Piccolo Antoniadis, Grande Antoniadis!)

Con Antoniadis che replica timidamente con un:

Ma per cortesia…

L’ENORME RICONOSCENZA

Nel 2009 viene inaugurata una statua proprio davanti al Şükrü Saraçoğlu, stadio del Fenerbahçe, dedicata a Lefteris con il numero 10 e intento a calciare un pallone.

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Foto di Dimitra Kyranoudi (Deutsche Welle)

Il 13 gennaio 2012, Lefteris Antoniadis muore a 87 anni e il suo funerale si svolge all’interno dello stadio Şükrü Saraçoğlu del Fenerbahçe, con la bandiera turca sulla bara – come previsto dallo stesso Antoniadis – e alla presenza di Recep Tayyip Erdoğan, che quest’anno, proprio il 13 gennaio, gli dedica un tweet di riconoscimento.

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Onoro con rispetto gli otto anni dalla scomparsa del grande giocatore del Fenerbahçe, di un leggendario nome del calcio turco, di Lefter Küçükandonyadis.

Il campionato della Süper Lig turca nelle ultime stagioni dedica ogni annata ad un giocatore leggendario della storia del calcio turco.
E la stagione 2018-2019 è dedicata proprio a lui col nome di Spor Toto Süper Lig Lefter Küçükandonyadis Sezonu:

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Alla prima partita in casa della scorsa stagione, i tifosi del Fenerbahçe hanno messo in scena questa coreografia.

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Giusto per farvi capire come sia rimasto nella mente di una tifoseria, anche più di mezzo secolo dopo il suo ritiro.

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Sotiris Ninis a Sport24.gr: «Ho voglia di tornare a giocare. Donadoni voleva schierarmi alla Pirlo!»

Nella serie di interviste che il sito Sport24.gr sta svolgendo in questo periodo di pausa dalle partite, ieri il giornalista Charlie Protopapas ha posto qualche domanda a Sotiris Ninis. L’ormai 30enne centrocampista è svincolato da questa estate e ha risposto su temi riguardanti il Panathinaikos, la Nazionale e le sue esperienze all’estero, tra cui quella col Parma di Roberto Donadoni: un’intervista così interessante che ve l’abbiamo tradotta in italiano.

Se volete sentire l’intervista completa di circa 50 minuti, il video è questo:

Ιnizialmente, come stai passando questo periodo?

Noi abbiamo imparato a fare sempre allenamento ed è difficile stare a casa, come tutte le persone del resto. Continuo ad allenarmi con l’aiuto del mio preparatore Giannis Kotsis (ex AEK, ndr). Non possiamo lavorare col pallone ed entrare in campo: questa è la cosa peggiore.

Sei nato nel 1990, hai compiuto gli anni solo dieci giorni fa… Qual è il motivo per cui sei senza squadra in questo momento?

Sono molti i motivi da analizzare, ma quello principale è perché non voglio andare da qualche parte per il solo motivo di andare. Voglio far parte di una squadra che mi vuole dare quello che vorrei. Sto cercando motivazioni, un buon ambiente in cui dare quello che riesco ad offrire. Ho voglia di tornare a giocare e di essere com’ero prima. 
Vorrei trovare una squadra con cui mi faccia piacere il fatto di giocare a calcio, un qualcosa che non è avvenuto negli ultimi due anni, in cui ho affrontato delle difficoltà. Penso sia la cosa peggiore non essere felice quando si scende in campo: se non lo sei, non riesci ad esprimerti al meglio.

Se qualcuno ci pensa, hai fatto un’ottima carriera: hai giocato in Nazionale, sei andato in un Mondiale, sei stato un protagonista in una delle squadre più costose degli ultimi anni in Grecia a soli 20 anni e ti sei trasferito al Parma. Può capitare di non giocare bene nella prima stagione all’estero, sei andato in prestito al PAOK ma non è andata come speravi, poi sei tornato in Nazionale.
Cosa è successo dopo la tua seconda esperienza al Panathinaikos (novembre 2014-gennaio 2016)? Perché è da quel momento che ti sei perso…

Direi che nel Panathinaikos, quando sono tornato, è arrivato un nuovo allenatore (Andrea Stramaccioni, ndre qualche giocatore doveva andare via. Non è stata data fiducia a nessuno dei ragazzi della squadra di Giannis Anastasiou e il Panathinaikos ha fatto praticamente la rosa da capo: è arrivato un allenatore e ha cambiato tutto.

In seguito, sono andato in una squadra belga (nel Charleroi nel gennaio 2016, ndr). Avevo qualche dubbio, però avevo parlato con Stergios Marinos (ex compagno di squadra al Panathinaikos e dal 2013 nel Charleroi, ndre il campionato mi è piaciuto. Sulla carta non è al livello di quello greco, ma era competitivo e nel primo anno sono andato bene. Per qualche motivo non è stato rinnovato il mio contratto nel Charleroi e ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque: sono andato in una squadra che si è interessata a me. Quello che ti viene dato, lo prendi. Da lì, le cose sono cominciate ad andare male.

Che cosa è successo nel Mechelen?

Il campionato belga si divide in due zone. Dalla zona francofona, sono andato in quella fiamminga, che è un ambiente più chiuso. In squadra tutti erano fiamminghi, ad eccezione di due serbi: chiunque tu sia come giocatore, è davvero difficile entrare in questo gruppo. Questa è l’impressione che mi ha dato anche l’allenatore, che si basava sui giocatori fiamminghi e purtroppo qualsiasi tentativo abbia fatto è stato un buco nell’acqua.

E come ti sei ritrovato in Israele?

È capitato all’improvviso qualche giorno dopo essermi svincolato e non volevo rimanere disoccupato. Ho preferito giocare per un anno, fare una stagione intera e tornare poi in Europa. Purtroppo il livello non era così alto, anche se ho preferito rimanere là e non tornare in Grecia: forse questo è stato un mio errore. Ho avuto fiducia in qualche persona, ho pensato che nella stagione successiva avrei lavorato con loro, trovando qualcosa di meglio, però purtroppo sono rimasto fino all’ultimo momento senza nessuna offerta.

Ti sei già trovato in questa situazione nel 2014. Eri svincolato per qualche mese, poi sei tornato al Panathinaikos, eri titolare e sei tornato anche in Nazionale. Pensi che tutto ciò si possa ripetere?

Questo è il mio obiettivo, perché penso di potercela fare. Anche allora nessuno credeva in me, però ce l’ho fatta.

Quando è arrivato Stramaccioni e ha detto che non si sarebbe basato sui calciatori greci, avevi ancora un contratto col Panathinaikos?

Sì, ce l’avevo fino al 2017. Ero appena tornato dalla Nazionale (inizio novembre 2015, ndr) e, prima che Anastasiou se ne andasse, stavamo discutendo per un rinnovo del contratto dopo le mie prestazioni: non l’avevo mai detto prima. Ci eravamo detti di fare un contratto migliore per rimanere a lungo. Non abbiamo fatto in tempo ed è successo quello che è successo. Penso sia stata chiaramente una scelta del presidente [Giannis Alafouzos] di ricominciare da capo, perché non c’era nessun altro che prendeva decisioni del genere.

Anche se nell’estate di quell’anno, Alafouzos dichiarava che era molto contento nel vederti giocare nel Panathinaikos.

Da quello che ricordo, la squadra contava su di me. A causa delle eliminazioni in Europa (3° turno di Champions contro il Brugge e nei playoff di Europa League contro gli azeri del Qabala, ndr), c’erano tantissima pressione sul presidente, che lo ha portato a prendere qualche decisione sbagliata. Come quella di dare le chiavi ad una persona che ha cancellato tutto quello che era stato fatto prima.

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27 agosto 2015. Foto da Panathinaikos 2-2 Qabala, ritorno dei playoff di Europa League (ICONPRESS)

Il palo che hai colpito all’inizio della partita di ritorno col Qabala avrebbe potuto cambiare le sorti di quella stagione.

Non possiamo pensare cosa è andato storto e come siamo stati eliminati da un palo. Può succedere nel calcio. Semplicemente una grande società non può cancellare tutto dopo un risultato. Ha perso i soldi che sarebbero arrivati dalla partecipazione in Europa, però ha investito in pochi mesi una somma che non aveva speso nemmeno nei tre anni precedenti: tutto questo è stato un errore.

Se ti avessi conosciuto allora, ti avrei detto di rimanere col tuo contratto, anche perché tanto Stramaccioni se ne sarebbe andato prima o poi. Perché in quel momento non hai ragionato così?

Un motivo per cui ho cambiato aria è perché voglio sempre inseguire la fortuna. So come ci si sente nell’essere attivo e giocare anche in Nazionale, come lo ero allora. Non è possibile rimanere sei mesi o un anno solo per il contratto che ti lega alla società, aspettando che venga cacciato un allenatore che è stato appena ingaggiato e su cui hanno investito tanto. Non l’avrebbe fatto nessuno a meno che non avesse avuto un ricco contratto.

Parlando del tuo ruolo, hai cominciato a giocare come ala destra, con Henk ten Cate sei diventato trequartista, poi Jesualdo Ferreira ti ha spostato qualche metro più lontano dalla porta. Secondo te qual era la tua posizione migliore?

A dir la verità tutte mi sono piaciute, ma quella che preferisco è quella da “numero 8” (in Grecia è la mezzala box-to-box, ndr). Da trequartista correvo moltissimo e a vuoto, invece da mezzala correvo di meno ma in maniera mirata. All’inizio ho avuto qualche difficoltà, ma mi ha aiutato anche quando ho giocato in Italia, dove mi sono abituato da centrocampista. 

Pensa che Donadoni voleva schierarmi alla Pirlo, davanti ai centrali difensivi. Nella mia posizione giocava Jaime Valdés, che tecnicamente era ottimo, ma molto lento. Era difficile per me che ero un trequartista andare a giocare da mediano puro. In Italia devi correre molto e se sei in una squadra che non ha un ruolo da protagonista in campionato, è un ruolo di enorme responsabilità. In una conversazione con Anastasiou, mi aveva detto di farmi giocare accanto a Zeca (da mezzala, ndr). Penso che questo sia il ruolo migliore per me.

Quello che visto è che se un giovane ragazzo gioca bene due partite, le persone dell’ambiente alzano fin troppo le aspettative su di lui. E se lo stesso giocatore poi non gioca al livello previsto, viene criticato subito aspramente.
Secondo te esiste un problema, soprattutto in Grecia, su come viene gestito un giovane talento?

In Grecia non ci sono mezze misure. Sentivi delle cose fuori dal mondo quando giocavo. Purtroppo non ci puoi fare nulla. Sai che al primo passo falso ti diranno che sei scarso quando poco tempo prima scrivevano tutt’altro. In generale dobbiamo essere molto più conservativi, soprattutto con i ragazzi giovani. Ormai è più semplice per un giovane arrivare a giocare nel calcio greco.

Io sono stato fortunato perché ho giocato negli anni buoni del Panathinaikos e della Nazionale. Le personalità che avevo attorno a me erano capaci di crearti una mentalità vincente. Era davvero importante avere come compagni di squadra dei giocatori che avevano conquistato l’Europeo. Purtroppo, ora pensano che così come sono migliorati, faranno anche il prossimo passo. Ora come ora, i grandi giocatori non vengono più in Grecia oppure hanno appeso gli scarpini al chiodo, quindi è difficile gestire una situazione del genere.

Cosa consiglieresti ad un giovane ragazzo?

La cosa più importante è giocare. Puoi essere in una buona squadra all’estero e non essere contento perché non giochi. Devi allenarti duramente, indifferentemente dalla difficoltà degli allenamenti. Devi tapparti le orecchie per le cose che ti dicono la maggior parte dei giornalisti. Con le partite che giochi diventi migliore. Non sei un buon giocatore a 20, 22 o 23 anni. Più invecchi e più imparerai, fino a quando smetterai di giocare.

Secondo te, quando ti sei sentito nelle migliori condizioni?

Penso che nel triennio dopo la doppietta col Panathinaikos nel 2010 sono stato molto bene. Ma anche quando sono tornato nel 2014 mi sentivo bene: se tu dicessi ad un giocatore svincolato da tre mesi che nel giro di un semestre avrebbe riconquistato la Nazionale e il posto da titolare nel Panathinaikos, non ci crederebbe.

[In quel momento arriva un messaggio da Zeca, in cui dice che lo adora.]

Ho un debole per Zeca, abbiamo passato tanto tempo insieme ed è un ragazzo eccezionale.

Zeca che è un altro giocatore trattato ingiustamente in Grecia: un calciatore con questa duttilità e con queste caratteristiche manca anche adesso al Panathinaikos…

La gente a volte non capisce cosa può offrire ogni giocatore in campo. Ad esempio, mi chiedono di fare i chilometri di Zeca, oppure allo stesso Zeca di servire i palloni in avanti come faccio io. Questo non l’ho mai vissuto in Italia, in Belgio o in Israele, ma solo in Grecia. Basti pensare che Zeca è molto apprezzato adesso nel Copenhagen perché è un giocatore che corre e lotta, un ottimo capitano.

Capitolo Nazionale.

Mi manca, non posso nasconderlo, e spero di poterci tornare. L’assenza di Fernando Santos e del direttore tecnico è stata enorme. Ora si sta facendo un nuovo tentativo con un nuovo ct (van ‘t Schip, ndr) con Takis Fyssas e Konstantinidis come dirigenti: le cose stanno andando come devono andare. Negli ultimi sei anni sono stati usati circa 60-70 calciatori diversi e solo con Santos e Rehhagel ci sono stati dei gruppi consolidati.

Specialmente per entrare nello strettissimo giro di Rehhagel dovevi dare l’anima. Santos è riuscito a cambiare questa situazione in maniera graduale. Se ricordo bene, prima un giocatore non scendeva in campo con la prima convocazione, si doveva prima vedere l’ambiente negli spogliatoi e negli allenamenti. Secondo me se uno viene convocato e gioca subito in Nazionale, non fa bene nemmeno allo stesso calciatore, perché si creano troppe aspettative su di lui.

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Sotiris Ninis durante una partita della Nazionale del 2015.

Hai mai avuto la sensazione che la Nazionale era fatta per grandi cose?

Sì, l’ho avuta. Nel Mondiale del 2010 eravamo tutti al debutto e avevamo avversari come Argentina e Nigeria. Penso che ad Euro 2012 siamo stati più squadra, è stata una delle più belle spedizioni: eravamo davvero un bel gruppo sia negli allenamenti che in albergo e questo si vedeva. Non abbiamo avuto buoni risultati all’inizio ma se non avessimo affrontato la Germania ai quarti, potevamo andare anche più avanti.

Avevamo un allenatore eccezionale, Fernando Santos, che prendeva il 100% da ogni giocatore. Conosceva la mentalità del calciatore greco, sapeva come gestirlo al meglio. Quando hai una persona come Santos che non ti regala nulla e ti sprona sempre, sei costretto a dare il massimo. Penso che le migliori partite che abbia giocato siano state in Nazionale.

Sei tornato in Nazionale nel 2015 giocando con ct Markarián nel secondo tempo con le isole Fær Øer e da titolare contro la Polonia. Quali sono state le differenze nell’ambiente che hai trovato?

La differenza era enorme. Una squadra totalmente diversa, quando la situazione non è buona non puoi nemmeno dire tanto. Però, d’altra parte, ero felice di tornare a giocare in Nazionale. Per il risultato contro le Fær Øer mi sono vergognato (sconfitta 2-1 a Tórshavn il 15 giugno 2015, ndr). Ho giocato bene nella ripresa perché avevo tanta fame di riscatto e non volevo che si ripetesse la figuraccia del Karaiskakis (sconfitta 0-1 nel settembre 2014 con ct Claudio Ranieri, ndr).

Parlando dell’attuale campionato, come vedi le squadre in questa stagione, considerando anche l’avventura europea dell’Olympiakos?

Il PAOK è migliorato tantissimo negli ultimi tre anni però, devo essere onesto e forse a qualcuno dispiacerà, quest’anno l’Olympiakos è la squadra migliore non solo per i risultati ma anche per il suo gioco. Io tifo le squadre greche in Europa, voglio che conquistino punti per la Grecia. La qualificazione contro l’Arsenal è stata una sorpresa, ma non lo sarà se si qualificherà contro il Wolverhampton. Può andare ancora avanti in Europa League.

L’Olympiakos generalmente lavora in ottica europea negli ultimi anni. Questo lo sto capendo da certi giocatori che sono là e sono miei amici. Sanno come valorizzare un giocatore e venderlo. Giocare in Europa dà grandi motivazioni e sale immediatamente anche il proprio valore di mercato. L’Olympiakos è un esempio per tante squadre come il PAOK, l’AEK o il Panathinaikos, il cui obiettivo dovrebbe essere quello di vendere giocatori in questo momento, secondo me. 

E il Panathinaikos di Giorgos Donis?

Lo vedo bene. Sono abbastanza contento della squadra nell’ultima stagione e mezza. Mi piace vedere giovani che ci tengono, che sono tristi quando perdono. Hanno un ottimo allenatore che conosce bene la dimensione della squadra. Spero che questi ragazzi avranno ancora più fiducia, così la società potrà guadagnarci nei prossimi anni.

Quali giocatori del Panathinaikos stanno spiccando secondo te?

Per me è importante il capitano (Kourbelis, ndr). Infonde la calma che serve nella squadra. Non nascondo che anche Chatzigiovanis mi piace parecchio. Per Bouzoukis posso dire solo parole positive: è molto calmo, bravo col pallone e può migliorare ancora. Penso che anche gli altri ragazzi che stanno arrivando potranno sicuramente creare qualcosa di buono.

Grecia eliminata, ma per il futuro c’è speranza

ethniki

Con colpevole ritardo, ritagliamo un po’ di spazio all’Ethniki, i cui ultimi risultati sembrano far ben sperare dopo cinque anni di oblio.

Eravamo rimasti all’umiliante pareggio contro il Liechtenstein. Una brutta partita, che ha visto l’Ethniki regalare un punto all’ultima in classifica. Nonostante la clamorosa vicenda occorsa qualche giorno prima tra l’ex ct Anastasiadis e i due pilastri della Nazionale, Manolas e Sokratis, questi ultimi sono stati convocati e schierati titolari dal nuovo allenatore, John van ‘t Schip.

Tuttavia, in vista della partita contro l’Italia all’Olimpico di Roma ad ottobre, il coach cambia gli interpreti sul terreno di gioco. Il radicale stravolgimento si basa soprattutto sulle mancate convocazioni di Manolas e Sokratis, considerati come elementi destabilizzanti all’interno dello spogliatoio. I due centrali diventano così l’esperto Siovas e Chatzidiakos, 22enne in forza all’AZ Alkmaar, dove nelle ultime due stagioni ha trovato una certa continuità. Il mister olandese dà spazio anche ad un altro giovane già affermato in Grecia, Dimitris Limnios, di cui abbiamo già parlato qui. In porta Paschalakis prende il posto di Barkas, sulla fascia sinistra viene data una chance a Stafylidis a discapito di Tsimikas.

La differenza di qualità tecnica e tattica è troppo superiore, ma la Grecia riesce a contenere le incursioni dell’Italia, perdendo 2-0 ma non sfigurando: nella prestazione dell’Ethniki si sono visti spiragli di speranza, nonostante lo scetticismo legato al nuovo allenatore e le scarsissime probabilità di passare il turno. Due occasioni nitide non concretizzate dalla Grecia, un rigore causato dal fallo di mano di Bouchalakis e tante colpe di Paschalakis sul secondo gol di Bernardeschi. In una nazionale dove non esiste più alcuna certezza, bisogna ripartire nonostante ormai le speranze rasentino lo zero.

Il 15 ottobre, all’OAKA di Atene, va in scena la sfida tra Grecia e Bosnia. L’impronta data alla formazione da parte di van ‘t Schip è chiaramente proiettata verso la valorizzazione dei più giovani. Utilizzando lo stesso modulo di sempre – il 4-2-3-1 – cambiano ancora una volta i titolari: Vangelis Pavlidis scala le gerarchie grazie ad uno scoppiettante inizio di stagione con il Willem II e va a ricoprire il ruolo di centravanti; a centrocampo spazio a Galanopoulos, un’altra promessa del campionato greco di cui vi avevamo parlato qui. Nelle retrovie Stafylidis viene schierato come centrale di difesa, facendo spazio a Giannoulis sulla fascia sinistra. Sulla trequarti rientrano Bakasetas e Mantalos, mentre continua l’assenza di Sokratis e Manolas.

Al 30′ Mantalos verticalizza per Pavlidis che, in area, sterza e calcia sul secondo palo siglando la rete del vantaggio greco. Il vantaggio dura solo cinque minuti, perché la Bosnia pareggia la partita con Gojak. All’88’ minuto di gioco i greci segnano la marcatura del 2-1: cross di Fetfatzidis in mezzo, Kovačević alza la gamba per intercettare il pallone, che finisce in rete. La Grecia rialza la china, tornando alla vittoria dopo ben sette partite, con una buona prestazione davanti un OAKA semivuoto.

Esattamente un mese dopo la partita con la Bosnia e con la qualificazione ormai compromessa, Το Πειρατικό va in trasferta contro l’Armenia. La partita viene dominata dalla Grecia e, nonostante il risultato bugiardo, la squadra sembra essersi bene integrata con gli schemi di van ‘t Schip, ma c’è grande rammarico perché ormai la matematica ha condannato la Nazionale.

Per quanto riguarda la cronaca della partita, Mantalos scheggia il palo e l’arbitro non fischia un rigore solare su un pestone ai danni di Giannoulis, ma al 30′ ci pensa Limnios a portare in vantaggio la Grecia. Infine, Masouras si divora un rigore in movimento, calciando alto sopra la traversa. L’Armenia non si è mai resa pericolosa, il risultato invece sta stretto alla Grecia in rapporto alle occasioni avute.

La qualificazione ad Euro 2020 si conclude con la vittoria in casa sulla Finlandia per 2-1. Viene riconfermata per gran parte la formazione titolare delle ultime partite, ad eccezione di Vlachodimos che prende il posto di Paschalakis tra i pali: difesa a 4, con Bakakis sulla destra, Chatzidiakos e Stafylidis centrali, Giannoulis a sinistra; centrocampo questa volta a 4, con Limnios e Mantalos posizionati sulle fasce, Kourbelis e Galanopoulos in mediana; le due punte centrali Pavlidis e Bakasetas.

Al 27′ Pukki, dopo aver vinto fortuitamente un rimpallo con Stafylidis, si invola in porta e buca Vlachodimos. Venti minuti più tardi Bakasetas riesce a crossare il pallone dalla linea di campo per Mantalos che di piatto davanti la porta ristabilisce la partita in pareggio. La remuntada viene completata da Galanopoulos al 70′ su una ribattuta a un paio di metri dalla porta.

La scarsa esperienza in campo internazionale di John van ‘t Schip aveva attirato molte critiche e perplessità, e se si aggiunge anche il fatto di essere già praticamente fuori prima dell’arrivo del nuovo coach, si può capire benissimo la frustrazione dei tifosi. Tuttavia il tecnico olandese, come prima mossa, ha deciso di lasciare a casa Sokratis e Manolas e questa scelta sembra avere carattere definitivo. In secondo luogo, van ‘t Schip ha finalmente iniziato un progetto di valorizzazione dei giovani, dando una nuova linfa vitale alla squadra e convocando ben 5 nuovi innesti fissi: Chatzidiakos, Giannoulis, Pavlidis, Limnios e Galanopoulos. Il dato fondamentale è che tutti hanno esordito e sono andati in goal o hanno fornito assist, ad eccezione del povero Chatzidiakos, vittima recentemente di un grave infortunio al ginocchio; l’età media della squadra si è abbassata a 24.8 anni, e 5/11 della squadra titolare hanno esordito con la nazionale maggiore solo nell’ultimo mese. Il connubio tra l’esperienza di calciatori come Mantalos, Kourbelis e Bakakis e la freschezza dei più giovani sembra funzionare alla grande, tenendo in conto che in panchina ci sono elementi di qualità come KoulourisGiannoulis, Tsimikas, Bouchalakis e Fetfatzidis.

I presupposti per ripartire ci sono tutti, adesso l’obiettivo primario è quello di qualificarsi per il Mondiale del 2022 in Qatar.

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Dopo aver toccato il fondo, la Nazionale sta per cominciare a scavare

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Nei nostri occhi e nelle nostre menti è ancora fresco il ricordo del rigore parato da Keylor Navas a Fanis Gekas a Recife, in quell’ottavo di finale dei Mondiali del 2014. Una delusione immensa: la Grecia era a un passo dall’ingresso tra le prime otto del mondo. Strano a dirsi in questo momento. In panchina c’era Fernando Santos, un allenatore realista, un sergente che puntava al miglior risultato possibile; se vogliamo, la stessa mentalità adottata da Otto Rehhagel nei nove anni da commissario tecnico in Grecia.

Ed è da qui che cominciano i problemi. Il capitano Karagounis, 139 gettoni in Nazionale, lascia il calcio dopo quella partita dichiarando davanti ai propri compagni:

È stato un onore aver avuto voi come compagni di squadra. Siamo riusciti a raggiungere tanti obiettivi e a vivere momenti indimenticabile. Sarò sempre accanto a voi e sarà importante mantenere l’Ethniki in questa strada vincente.

Da qui, comincia una discesa, anzi… una caduta libera. Dalla fine dell’era Santos ad oggi, la Nazionale greca ha perso per due volte contro le Isole Fær Øer, ha perso contro il Lussemburgo, la Bielorussia, l’Estonia, l’Armenia, l’Arabia Saudita e ieri sera è riuscita a pareggiare contro il Liechtenstein, con la rete dell’1-1 subita da Salanović nel finale.

E gli allenatori cambiati in questi cinque anni? Troppi per essere una Nazionale seria: Claudio Ranieri, il traghettatore Kostas Tsanas, Sergio Markarián, Michael Skibbe, Aggelos Anastasiadis fino a John van ‘t Schip.

Per carità, il tecnico olandese non si può giudicare dalla sconfitta contro la Finlandia di giovedì scorso e dal pareggio contro il Liechtensteinperché ha visto dal vivo i propri convocati solamente in quattro allenamenti. La colpa dell’ennesima disfatta non è sua, ma è di un atteggiamento attorno a lui che rende questa Nazionale, amatissima fino al 2014, malata.

A partire dalla Federcalcio greca. L’attuale presidente Vaggelis Grammenos è già da record: nei 24 mesi in cui si trova alla guida del calcio ellenico ha cambiato già tre commissari tecnici, con altrettanti direttori tecnici.

Proseguendo con i giocatori. Il tandem difensivo Papastathopoulos (il capitano) e Manolas erano stati tra i protagonisti nella crociata condotta contro l’ex ct Anastasiadis dopo la sconfitta contro l’Armenia dello scorso giugno. Un vero e proprio ultimatum, «o noi, o lui»: la Federazione ha cacciato il tecnico e i due migliori esponenti della retroguardia greca hanno premiato questa scelta perdendosi Salanović, che ha permesso al Liechtenstein di conquistare un punto in una fase di qualificazione dopo ben quattro anni.

Ora bisogna ripartire dall’Olimpico di Atene che ieri sera ha ospitato solamente 1500 tifosi in una delle peggiori partite della storia della Nazionale. Senza una guida sicura da parte della Federazione, che cambia ct come fossero camicie e che lascia la Nazionale al proprio destino, come del resto l’intero movimento calcistico greco. Solo un ribaltone potrebbe cambiare la situazione e la speranza è quella che John van ‘t Schip sia finalmente l’uomo giusto da cui cominciare a ricostruire una squadra dal cuore ferito.

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Ελληνική τραγωδία

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Quello di qualche settimana fa è stato un weekend negativo ed umiliante per la Grecia, che ha perso contro l’Italia per 3-0 e 3-2 contro l’Armenia.

Per la partita contro gli Azzurri nessuno si aspettava una vittoria, risultato improbabile visto il divario tecnico tra le due nazionali, ed il risultato infatti non mente. Tuttavia, per molti il 3-0 è stato un punteggio eccessivo ed umiliante, considerato il fatto che tutte e tre le reti sono state realizzate in 10 minuti, a causa di una non troppo attenta difesa greca. Il primo goal arriva al 23′, con un’incursione di Belotti in area che, da sinistra,crossa di piatto in mezzo dove arriva Barella che deposita in rete. Sette minuti dopo arriva il raddoppio di Lorenzo Insigne, che approfitta di un errore di Samaris per calciare di destro a giro dal limite dell’area. Il terzo ed ultimo goal viene siglato da Bonucci, che stacca di testa in area su cross di Ederson Palmieri. Sebbene nessuno, come già detto, si auspicava una vittoria, la prestazione deludente di tutta la squadra – errori banali e poca aggressività – e gli errori di formazione di Anastasiadis hanno mandato su tutte le furie i tifosi, che hanno definito la squadra come la “nazionale di Mykonos“, facendo ovviamente riferimento alla scarsa concentrazione dei giocatori, la cui testa era già in vacanza.

I primi dubbi tattici riguardano la scelta del portiere: Barkas favorito a Paschalakis e Vlachodimos. Molti addetti ai lavori si sono chiesti il perchè di questa scelta, visto che questi ultimi hanno disputato due stagioni eccellenti, ma il CT ha optato per il portiere dell‘AEK, che tuttavia non ha sfigurato, facendo alcune parate importanti che hanno evitato un risultato ancora più umiliante.

Passando alla difesa, a causa dell’assenza forzata di Bakakis (infortunio) e l’esclusione disciplinare di Torosidis, Anastasiadis ha deciso di schierare Carlos Zeca, centrocampista, come terzino destro. Siovas, invece, da centrale di difesa è stato spostato a mediano, ruolo mai provato prima della partita contro l’Italia. Inoltre, il capocannoniere del campionato – Efthymios Koulouris – è stato lasciato in panchina per tutta la partita.

Il risultato è stato che, per quasi tutta la partita, la squadra si è rinchiusa in difesa, facendo fatica a ripartire, vista la scarsa velocità e la netta superiorità degli avversari. Una performance oscena, che i 25.000 dell’OAKA sono stati costretti a guardare per 90′ minuti.

Ma la vera disfatta è stata la sconfitta interna per 3-2 contro l’Armenia, avversario più che modesto. Per la seconda partita il CT opta per il cambio modulo (4231), sostituendo Barkas con Vlachodimos, schierando Koulouris in attacco e togliendo Zeca dal ruolo di terzino, affidato a Mavrias.

Nonostante questo stravolgimento tattico, la poca creatività e il morale a terra dopo la sconfitta di 4 giorni prima, l’Ethniki crolla e perde di nuovo, regalando all’Armenia 3 punti fondamentali. Animi incandescenti, spogliatoio spaccato e tifosi inferociti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le dichiarazioni del leader dell’Ethniki Sōkratīs Papastathopoulos, che ha rilasciato un’intervista a Cosmote TV subito dopo il triplice fischio senza usare mezzi termini, chiedendo all’E.P.O. immediati aggiornamenti:

Il risultato di oggi è figlio di una serie di errori che vanno avanti da molto tempo. Mi assumo la responsabilità di tutta la squadra. Cosa posso dire ora? Non possiamo guardare avanti. Sono stanco di venire davanti le telecamere e ripetere le stesse cose. Non vi parlerò di problemi riguardanti l’allenatore, non sono nella posizione per poterlo fare. Sono stati commessi errori da parte dei giocatori che sono difficili da spiegare perfino a noi stessi. Alcuni giocatori sono giovani ed hanno poca esperienza; probabilmente non hanno un livello tale da poter giocare con la nazionale, io incluso. Non c’è bisogno di dire altro. Non abbi amo avuto fortuna né  abbiamo meritato di vincere: se giochiamo contro l’Armenia e siamo sotto di due goal non meritiamo di qualificarci agli Europei. Ci saranno aggiornamenti che riguarderanno tutti. Se il problema sono io, sono pronto a fermarmi e a non giocare più per la nazionale.

 

La risposta del tecnico Angelos Anastasiadis in conferenza stampa, poco dopo, non si è fatta attendere:

Io credo ancora alla qualificazione. Se Papa non ci crede, non può rimanere qui. Chiunque abbia questa opinione non può restare. Cosa devo dire? Non ho insegnato alla squadra ad abbandonare. Abbiamo davanti a noi ancora 18 punti. Papastathopoulos non mi ha detto nulla. Perché non lo ha detto negli spogliatoi? E’ il leader della squadra! Ha annunciato ai giornali che con vuole più giocare per la nazionale: si è escluso da solo. Andate dagli altri giocatori e chiedeteli se credono di abbandonare la squadra. Non ci pensano nemmeno. Questa è la risposta.

Sono soddisfatto della prestazione ma non del risultato. Abbiamo commesso tre errori e loro hanno segnato 3 goal. Abbiamo sbagliato diverse palle goal ma i giocatori non hanno mollato e hanno sacrificato le loro vacanze per stare qui. Avete visto come la squadra ha lottato fino al 95′? Non posso chiedere nient’altro. Criticate me piuttosto che i ragazzi.

Io insieme all’organico andremo avanti senza di lui (Sokratis, ndr). Se questa è l’ultima mia partita sulla panchina della Grecia me ne farò una ragione, ma il mio contratto scade a novembre e lavorerò fino alla fine. Questa è la mia risposta a Sokratis e a tutti gli altri. Sono a loro disposizione.

Abbiamo avuto anche diversi problemi con le condizioni fisiche: Samaris aveva un fastidio muscolare, Zeca ha giocato nonostante le punture mediche. Ho un grande problema per quanto riguarda i portieri perché ne ho a disposizione tre che sono molto bravi. Oggi non ho schierato Barkas e non devo motivare questa decisione. Nonostante non abbia giocato ha incoraggiato i suoi compagni. Questo è tutto.

 

A fine partita anche Nikos Vakalis, vicepresidente dell’E.P.O, si è fatto carico delle sue responsabilità,  pubblicando un post molto chiaro su Facebook:

L’egoismo è una nostra caratteristica che dobbiamo reprimere soprattutto per il bene comune, figuriamoci quando si tratta di una nazionale. E quando non c’è nemmeno un greco (letteralmente) che supporta le tue idee, allora c’è qualcosa di sbagliato. La dignità deve prevalere sull’egoismo.

Per quanto mi riguarda, mi scuso e mi faccio carico della mia parte di responsabilità. Prima delle due partite (Italia e Armenia) credevo che l’unico in grado di risollevare la squadra fosse lui (Anastasiadis, ndr), ma tutti possono sbagliare. Giudichiamo tutti solo il risultato.

 

Il disappunto e l’intenzione di lasciare l’Ethniki da parte di Sokratis Papastathopoulos non è solo legata agli ultimi risultati, ma risale all’ufficializzazione di Anastasiadis come CT della Grecia. L’arrivo del nuovo coach, infatti, non è stato accolto con molto entusiasmo da parte di alcuni calciatori. In molti sono rimasti delusi da questa scelta soprattutto per le prospettive future, in vista di Euro2020. Oltre le dichiarazioni molto chiare di Sokratis contro Anastasiadis, anche con Vasilis Torosidis la situazione non è delle più rosee: dopo un infortunio rimediato contro l’Apollon Smyrnis in campionato, il 33enne aveva recuperato la forma fisica ed era pronto per scendere in campo per  il ritiro con la nazionale nonostante l’ottimale condizione fisica, non fu convocato per aver commentato la sconfitta contro l’Estonia in maniera “sgarbata”, ed il CT affermò che non lo avrebbe più convocato se non avesse chiesto scusa per le sue parole. Subito dopo la sconfitta contro l’Armenia, anche Kostas Manolas si sarebbe schierato con il suo compagno di squadra chiedendo un incontro con Vangelis Grammenos, presidente dell’EPO. Una serata amara per Sokratis, che con la partita contro l’Armenia ha collezionato l’88esima presenza, classificandosi come ottavo giocatore di sempre in termini di presenze in nazionale.

Il 12 di giugno, il giorno dopo la partita, Grammenos ha incontrato sia Sokratis che Manolas: i due hanno esposto la loro versione dei fatti, addossando tutta la colpa su Anastasiadis, chiedendo di licenziare chiunque sia il responsabile di questa disfatta, e se necessario anche loro due e Torosidis. La decisione ufficiale è, al giorno d’oggi 24 giugno, ancora presa. Tuttavia, secondo alcune indiscrezioni, Anastasiadis sembra essere arrivato al capolinea, mentre la federazione sta delineando il profilo migliore per la panchina, tenendo in considerazione il budget ridotto per l’ingaggio. L’EPO, d’altra parte, non ha digerito benissimo la presa di decisione di Sokratis, che probabilmente verrà escluso per i match di settembre contro Finlandia e Liechtenstein.

Con 6 partite rimanenti, il cammino della Grecia per la qualificazione è tutto in salita: sarebbe la terza competizione internazionale, dal 2014, a cui l’Ethniki non prende parte. Oltre queste statistiche tutt’altro che rassicuranti, c’è da aggiungere che la nazionale è precipitata al 52esimo del ranking FIFA. Va presa una decisione immediata per cercare di risollverare il nome della nazionale greca, che naviga nella mediocrità da troppi anni.

Qualificazioni Euro2020: Grecia, avanti così

Michael Skibbe lasciava una nazionale con il morale a terra, priva di schemi precisi e con una striscia di risultati tutt’altro che positiva. Dopo l’esonero del CT tedesco ad ottobre 2018, le redini della panchina ellenica sono state affidate ad Angelos Anastasiadis, il primo allenatore ellenico della nazionale greca dopo 17 anni.

Classe 1953, da calciatore ha vestito per otto stagioni la maglia del PAOK, durante le quali ha collezionato 176 partite, 25 goal ed anche la convocazione con la nazionale maggiore, con cui giocherà 12 partite; nel 1981 passa al Panathinaikos, dove giocherà fino al 1984, non trovando tuttavia molto spazio. Appende gli scarpini al chiodo disputando le sue ultime due stagioni con il Korinthos e il Diagoras. Da allenatore ha allenato 10 squadre (tutte greche), tra cui spiccano PAOK e Panathinaikos, e la nazionale cipriota.

Tornando alla nostra Grecia, sorteggiata nel girone J, esce da queste prime due partite con 4 punti, ottenuti contro Liechtenstein e Bosnia, in un girone complicato.

Per le due partite, il nuovo CT ha dovuto fare a meno di diversi calciatori, tutti infortunati, come Kostas Manolas, Petros Mantalos, Panagiotis Retsos e Sokratis. Per sopperire a queste quattro pesanti assenze, ci sono state interessanti novità nelle convocazioni: il terzino sinistro dell’Aris Georgios Valerianos; Charis Mavrias e Dimitris Kolovos, entrambi in forza all’Omonoia Nicosia, la cui convocazione è stata molto discussa a causa della loro forma non ottimale; Dimitris Kolovetsios, chiamato per arginare l’assenza di difensori.

Nonostante le assenze, il match poneva i Γαλανόλευκη contro un avversario modesto come il Liechtenstein, ed il risultato finale ha rispettato le attese iniziali, 0-2.

Passano poco più di venti minuti e Mitroglou si infortuna: dentro, al suo posto, Anastasios Donis. Allo scadere del primo minuto di recupero Fortounis porta in vantaggio la Grecia: Kourbelis da centrocampo effettua un lancio lunghissimo che scavalca la difesa avversaria e finisce sui piedi di Fortounis che, in area, calcia al volo e sigla la rete dell’1-0. Il raddoppio arriva soltanto all’80’, ed è molto simile al primo goal: Masouras scavalca con un pallonetto la difesa, Donis stoppa di petto, lascia rimbalzare il pallone a terra e da posizione defilata calcia un missile, imprendibile per Buchel. Una bella partita, dominata in lungo e largo dagli uomini di Anastasiadis, l’unico rammarico è quello di aver segnato soltanto 2 reti.

Archiviata la facile vittoria della prima partita, ora c’è uno degli avversari più forti del girone, la Bosnia. Alle numerose assenze si aggiunge quindi quella di Mitroglou, che viene sostituito dall’attaccante del Panionios Durmishaj. Cambia il modulo rispetto al 4231 della prima partita, che ora diventa un 3412, con Siovas, Sokratis e Kourbelis in difesa; Koutris, Bouchalakis, Samaris e Bakakis sulla linea mediana, Zeca trequartista dietro le due punte Fortounis e Donis.

La Bosnia segna due goal nei primi 15 minuti, prima con Višća su un rimpallo, poi con Pjanic su calcio di punizione. Strada tutta in salita per la Grecia, che chiude la prima frazione di gioco sotto di due reti. Al 64′, però, l’arbitro olandese Makkelie assegna un calcio di rigore per la Grecia, per un pestone di Šunjić ai danni di Fortounis; è lo stesso Fortounis che si presenta dal dischetto, tirando forte e angolato, accorciando le distanze. Un minuto dopo il goal del 2-1, Miralem Pjanić viene espulso. Al minuto 84′ Zeca mette in mezzo un cross in area di rigore, dove pesca Kolovos che di testa firma il goal del pareggio. Una grande prova di tenacia, carattere e resistenza che non si vedeva da un po’ di tempo: nel primo tempo la Grecia sembrava ingessata, troppo sulle gambe, ma nella ripresa è cambiato tutto, anche grazie agli episodi favorevoli. A detta di molti i 3 punti si sarebbero potuti portare a casa, complice un secondo tempo ad alti ritmi di gioco, ma si sono registrati grandi passi in avanti rispetto a mesi fa, e questo è sicuramente da apprezzare.

Il prossimo appuntamento è fissato per l’8 giugno, quando la Πειρατικό ospiterà ad Atene l’Italia, la favorita per il primo posto. Sperando di poter recuperare i vari Manolas, Retsos, Mitroglou e Mantalos, la Grecia che abbiamo visto in questi giorni ha tutte le carte in regola per poter giocarsi la qualificazione.

Skibbe sulla graticola

Fussball WM Qualifikation Stadion Georgios Karaiskakis Piräus 31 08 2017 Qualifying Group H Gri

Con la sconfitta per 2-0 subita dalla Finlandia lunedì, è solo una questione di tempo per Michael Skibbe prima che venga esonerato. La notizia circola su tutti i giornali, e secondo alcune indiscrezioni sono già stati tenuti dei colloqui dall’E.P.O. per il nuovo coach dell’Ethniki. Il profilo più accreditato, attualmente, è quello di Angelos Anastasiadis, 65enne ex allenatore di PAOK, Panathinaikos, AE Larissa e della nazionale cipriota.

Venerdì, all’OAKA di Atene, la Grecia era riuscita a battere di misura l’Ungheria. Una partita sostanzialmente equilibrata ma molto noiosa, decisa dal goal di testa di Kostas Mitroglou, su assist di Tsimikas, alla prima presenza con la maglia della nazionale. Davanti uno stadio praticamente semivuoto, a fine partita l’allenatore tedesco è stato fischiato. Le maggiori testate giornalistiche ed i tifosi lo accusano di una gestione pessima delle sostituzioni e di una mancanza totale di schemi di gioco. L’assenza di calciatori di qualità come Retsos, Donis e Mantalos in entrambe le partite è stata sicuramente un deficit per la squadra, ma comunque non una scusante, considerate le modeste avversarie.

Tornando alla partita contro i finnici, la difesa greca non ha saputo porre rimedio alle veloci e ben strutturate azioni dei finlandesi nonostante l’infortunio di Teemu Pukki, il giocatore più temibile della formazione scandinava. Al 46′, tuttavia, si fa male anche Sokratis; al suo posto viene fatto entrare Tzavellas che lo sostituisce nella posizione di difensore centrale, anche essendo un terzino sinistro.

Le parole di Skibbe nel post-partita:

Sfortunatamente non siamo stati capaci di fermare la transizione della Finlandia, e non siamo nemmeno stati fortunati con la sostituzione di Sokratis, visto che un minuto dopo abbiamo preso goal. Verso la fine della partita non ci è stato fischiato un rigore a favore, e subito dopo abbiamo preso il secondo goal. Adesso bisogna assolutamente vincere a novembre con almeno 2 goal di scarto contro la Finlandia.

Per quanto riguarda il futuro di Skibbe, è molto probabile un esonero nei giorni che verranno. La sconfitta contro la Finlandia segna quasi certamente il secondo posto per la Grecia. L’Ethniki non riuscirebbe ad ottenere il primo posto nemmeno con una vittoria con 3 goal di scarto con la Finlandia, visto che i finnici dovrebbero perdere anche la partita successiva contro l’Ungheria e la Grecia vincere la partita in casa contro la modesta Estonia.

Classifica girone C, gruppo 2:

  1. Finlandia, 12 punti
  2. Grecia, 6 punti
  3. Ungheria, 4 punti
  4. Estonia, 1 punto.

L’unica nota positiva, o meglio divertente della serata, è stata uno striscione scritto da parte di cinque tifosi greci, probabilmente universitari fuori sede, con scritto :”Μάνα, είμαι καλά, στείλε σουβλακια”. La traduzione italiana :” Mamma sto bene, mandami dei souvlaki”.

Qualificazione ai Mondiali 2018: Grecia, sei splendida! Nove punti, bottino pieno e primato nel girone H

Nove punti nelle ultime tre partite portano la Grecia in testa al girone H,  a pari punti con il Belgio.

Dopo la mancata qualificazione agli Europei in Francia di quest’anno e l’esonero del CT uruguaiano Sergio Markariàn, la guida della nazionale viene affidata al tedesco Michael Skibbe. La vittoria per 4-1 ottenuta in Gibilterra è stato un buon risultato, anche se va tenuto presente che gli avversari non sono proprio tra i favoriti per la qualificazione ai mondiali. La vittoria ottenuta invece contro Cipro, un avversario sulla carta abbordabile, ha dimostrato come gli schemi di Skibbe funzionino a meraviglia. Ieri sera minimo sforzo massimo risultato: 0-2 all’Estonia. In goal il terzino destro del Bologna Torosidis, che al primo minuto di gioco su corner battuto da Mantalos, colpisce di testa per il vantaggio ellenico. Il raddoppio arriva al 60′ su punizione calciata da Stafylidis, il portiere estone Aksalu spapera e consegna la vittoria alla “Nave Pirata”. Tra poco più di un mese però arriva la prima vera partita in cui l’Ethniki dovrà dare il meglio di sé, ossia quella contro la Bosnia Erzegovina in programma domenica 13 novembre. L’ultima e più difficile partita delle qualificazioni ai mondiali è contro il Belgio, il 25 marzo 2017.

Prossimi impegni:

  • 13 Novembre 2016, ore 20:45, Grecia vs Bosnia
  • 25 Marzo 2017,ore 20:45, Belgio vs Grecia

 

Classifica Qualificazione ai mondiali, girone H :

  1. Belgio, 9 punti
  2. Grecia, 9 punti.
  3. Bosnia e Erzegovina, 6 punti
  4. Estonia, 3 punti
  5. Cipro, 0 punti
  6. Gibilterra, 0 punti.