ESCLUSIVA ICG: Il giornalista Nikos Stratis sulla Super League 1, la Nazionale e… Tsimikas!

Ιn questo periodo senza partite, abbiamo sentito il giornalista greco Nikos Stratis, per anni inviato del canale televisivo Tileasti (poi ART TV) per cui ha seguito numerose finali di Champions League, e attualmente articolista per il sito Kingsport.gr. Abbiamo toccato diversi temi, spaziando dall’attualità fino all’analisi della regular season del campionato greco.

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Nikos Stratis con Javier Zanetti.

La Grecia ha gestito bene il fronte calcistico durante questa emergenza sanitaria? 

La sospensione dei campionati è stata imposta e gli enti organizzatori hanno fatto la cosa più logica. Il governo greco ha lanciato il messaggio di fermarsi sotto quasi tutti i punti di vista, qualcosa che ha condizionato anche il calcio. La gestione del tema del Covid-19 dipende da chi sta a capo del Paese e il mondo del calcio non aveva altra scelta.

In questo periodo è inevitabile parlare dell’affare Olympiakos-Atromitos del febbraio del 2015, che è rimbalzato anche in Italia (noi l’abbiamo spiegato qui). Visto che segui da vicino l’Olympiakos, qual è la tua posizione su questo tema?

Penso che in questo caso sia stato fatto tanto rumore, se non per il nulla, ma per un argomento di importanza secondaria. Anche se verrà dimostrato che la dirigenza dell’Atromitos avesse influenzato dietro le quinte il proprio allenatore Ricardo Sá Pinto per preservare alcuni giocatori nella trasferta con l’Olympiakos in modo da averli freschi nelle partite seguenti in cui avrebbe avuto maggiori possibilità di vincere, si tratta di un argomento all’interno della squadra di Peristeri e non parliamo di un match “truccato” o di un risultato concordato.

«ΙL CASO OLYMPIAKOS-ATROMITOS È DI IMPORTANZA SECONDARIA»

Sicuramente, a livello teorico, l’Atromitos avrebbe avuto maggiori possibilità di strappare qualcosa di meglio al Karaiskakis, però è un diritto di ogni squadra di gestirsi in base al programma e non alla malafede di chi guarda. Faccio un esempio: il regolamento prevede che nel caso in cui un giocatore venga ammonito più volte, le squadre scelgano quando non farlo giocare per squalifica e quindi non è scontato che non giochi nella partita successiva. Comunque il caso secondo l’Olympiakos è stato già giudicato dalla UEFA, mentre secondo il PAOK è ancora in sospeso. Non penso che questo porterà a qualcosa di concreto, sinceramente…

Un’opinione sull’altro argomento caldo del calcio greco, la multiproprietà tra PAOK e Xanthi?

Se gli organi competenti hanno deciso che entrambe le società debbano essere punite, cosa posso aggiungere io dal punto di vista legale? Le commissioni competenti sono quelle che esaminano il caso, noi non possiamo giudicare perché non disponiamo di tutti i dati possibili. E se questa storia andasse fino al TAS di Losanna dovremo solamente aspettare, perché non sappiamo nemmeno se accetterà l’improvvisa decisione del governo dello scorso gennaio (penalizzazione e non retrocessione in caso di multiproprietà, che avevamo spiegato qui, ndr).

«ΝΟΝ VORREI CHE IL PAOK RETROCEDA, NÈ CHE VENGA PENALIZZATO»

Lasciando da parte l’aspetto giuridico, dal punto di vista puramente calcistico preferisco che le partite e i campionati si decidano sul campo. Personalmente non vorrei che il PAOK retroceda, né che venga penalizzato. Avremmo visto dei playoff molto interessanti – se non fosse apparso questo virus – se il PAOK fosse stato a -7 dall’Olympiakos. Infatti, il Dikefalos avrebbe affrontato proprio la squadra del Pireo al Toumba subito alla prima giornata! I regolamenti, tuttavia, sono sempre fatti per essere rispettati e devono essere applicati, volenti o nolenti.

Ti chiediamo un bilancio di queste 26 partite di regular season in Super League 1 tra la rivalità Olympiakos-PAOK e le dirette inseguitrici.

L’Olympiakos già dall’inizio ha dimostrato di essere la squadra più costante e giustamente vincerà questo campionato. Qualcuno potrebbe dire che anche in un frangente della scorsa stagione abbia fatto meglio del PAOK, ma le è mancata l’efficienza. Di conseguenza, la vittoria del Dikefalos tou Vorrà dello scorso campionato è stata indubbiamente giusta.

«L’OLYMPIAKOS HA LA ROSA PIÙ COMPLETA, MERITA IL CAMPIONATO»

E dico lo stesso anche per questa stagione. Ha la rosa più completa, anche senza lo sfortunatissimo Fortounis, senza il quale è riuscita a qualificarsi nei gironi di Champions League dopo tre preliminari! Con il (capocannoniere) El-Arabi ha risolto il grande problema in attacco che aveva nella scorsa stagione, Valbuena (miglior assistman del campionato) e Podence (fino al trasferimento al Wolverhampton a gennaio) hanno alzato il tasso qualitativo, Guilherme, Camara e Bouchalakis in mediana, Semedo in difesa che ha un ottimo passaggio per essere un centrale difensivo, ecc. Tutto questo è verificato dall’ottimo percorso in Europa e dalla vittoria contro l’Arsenal a Londra. Grandissimi meriti vanno a Pedro Martins, che con la giusta fiducia della società ha costruito un organico molto equilibrato nell’ultimo biennio, conquistandosi il rinnovo del contratto fino al 2022 (notizia arrivata venerdì, ndr).

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Foto da Olympiakos 1-1 PAOK del 1° dicembre 2019.

«ΤRE FATTORI NEGATIVI NEL PAOK: LA DIFESA, IL CAMBIO TECNICO E LA SFORTUNA»

Invece il PAOK è peggiorato rispetto alla scorsa stagione. Principalmente per due motivi: la difesa e il cambio dell’allenatore. L’insuperabile tandem Crespo-Varela e i migliori terzini del 2018-2019 Vieirinha e Matos, ciascuno per motivi diversi, stanno giocando al di sotto dei propri standard. Gli ottimi Mišić e Swiderski non sono bastati e l’Olympiakos è… sparito dai radar. Parlando della panchina, penso che Abel Ferreira sia un buon allenatore, però non dimentichiamoci che è arrivato dopo l’improvviso “divorzio” con Lucescu. I bianconeri hanno avuto anche sfortuna, che può essere il terzo fattore negativo di questa stagione. Ad agosto, nel percorso dei campioni dei preliminari di Champions, ha beccato l’Ajax, contro cui ha giocato benissimo, con Biseswar autore di ottime prestazioni. L’Olympiakos invece ha evitato il Porto – eliminato dal Krasnodar – e il PSV Eindhoven, che ha affrontato il Viktoria Plzen. Il fatto di non essersi qualificato ai gironi di Champions è stato uno svantaggio sul piano economico rispetto all’Olympiakos, poiché a causa del Financial Fair Play non ha potuto rafforzarsi per essere più competitivo. Le abilità e la qualità non mancano al Dikefalos, però in questa stagione non le abbiamo viste in campo perdendo l’ottima alchimia per i suddetti motivi.

«NON RIUSCIAMO A GODERCI IL CAMPIONATO PER I VELENI ATTORNO A OLYMPIAKOS E PAOK!»

È un grande peccato che negli ultimi anni abbiamo due squadre di alto livello, come Olympiakos e PAOK, non riuscendo a goderci un campionato entusiasmante a causa dei veleni attorno alla rivalità tra le due squadre. I mezzi di comunicazione si concentrano maggiormente sulle notizie fuori dal campo, i tribunali e i retroscena, rispetto al calcio giocato. Questo è davvero molto triste…

L’AEK ha perso molto tempo prima di fare la mossa giusta e portare in panchina Massimo Carrera. Il tecnico italiano, totalmente coerente con la sua nazionalità, ha dato ai gialloneri una grande solidità difensiva e con l’arrivo di Araujo in inverno, i gialloneri pensano di poter centrare qualcosa di meglio in questa stagione. Non parlo della vittoria del campionato, però con i problemi del PAOK il secondo posto può essere un obiettivo concreto.

La mia opinione sul lavoro di Giorgos Donis e il Panathinaikos è molto positiva. Giocatori come Chatzigiovanis, Donis, Dioudis penso che meritino un’occasione in Nazionale, di cui fa già parte Kourbelis, e hanno mostrato ottimi segnali anche Insúa, che difficilmente rimarrà, Johansson, Schenkeveld e Perea. Complessivamente, anche a causa della mancanza di esperienza, il Trifylli difficilmente può ambire a qualcosa di meglio.

Un commento anche sull’Aris: può sembrare una squadra “da una stagione”, però quello che ha fatto vedere è un ottimo biglietto da visita. Non so cosa possa combinare e quello che vedremo nel futuro. Gli auguro di continuare con questo tentativo, però con il blocco dei trasferimenti con cui è stato punito dalla FIFA (per un anno, notizia di venerdì, ndr) la vedo dura…

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Il ct della Grecia John van ‘t Schip.

Spostandoci sul fronte Nazionale, John van ‘t Schip dal 31 luglio è il nuovo commissario tecnico e si stanno vedendo i primi segni di miglioramento. Pensi che potrà continuare in questo modo?

Νοn è semplice fare una valutazione sul futuro della Nazionale. In un momento complicato è arrivato un nuovo allenatore che ha convocato tanti nuovi nomi principalmente da campionati esteri. Per me è positivo il “rotation” della rosa, è una cosa buona e giusta analizzare più giocatori dal momento che mancano le grandi personalità del passato come Karagounis, Katsouranis, Basinas o Zagorakis. Ad esempio la punta del Willem II Pavlidis ha fatto vedere che può dare il proprio contribuito in un periodo in cui Mitroglou e Koulouris non erano in condizioni ottimali. Anche Vasileiadis del Paderborn a centrocampo può dare dinamismo e aumentare la competitività in quel ruolo.

«PAPASTATHOPOULOS E MANOLAS DEVONO TORNARE IN NAZIONALE. VAN ‘T SCHIP? DEVE RIMANERE A LUNGO»

In difesa, dal mio punto di vista, sono assolutamente convinto che Papastathopoulos e Manolas, “freddati” dalla gestione Aggelos Anastasiadis, debbano essere convocati di nuovo perché potranno indubbiamente aiutare con l’esperienza e la qualità a loro disposizione.

Van ‘t Schip magari non è un grande nome, però ha imparato dalla scuola olandese e dà grande importanza all’energia e alla corsa, combinate con un calcio creativo, qualcosa che mancava al gioco della Grecia. L’abbiamo notato anche nelle ultime partite per le qualificazioni all’Europeo, con la Nazionale che ha concluso il girone con tre vittorie di fila! Non è l’allenatore “top”, però deve continuare a lungo: se la Federcalcio non sostiene una propria scelta, cambiando sempre il ct, difficilmente torneremo nella fase finale di un grande torneo…

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Giorgos Kyriakopoulos in anticipo su Paulo Dybala durante Juventus 2-2 Sassuolo del 1° dicembre 2019. (Pier Marco Tacca/Getty Images Europe)

La Serie A negli ultimi anni ha una forte presenza di calciatori greci: qual è il tuo punto di vista su di loro?

Non si può non cominciare con Kostas Manolas. Devo ammettere che nella prima stagione a Napoli non è stato il giocatore visto a Roma. Considerando il fatto che è andato in una squadra in cui doveva essere subito titolare e senza alcun periodo di adattamento, il nuovo ambiente e la stagione difficile dei partenopei, vedi il cambio tecnico e un campionato deludente, hanno influenzato Kostas. Anche lo stesso giocatore non è al massimo, ha vissuto momenti duri con la delusione in Nazionale. Però abbiamo notato che il Napoli stava andando avanti in Champions League ed era con un piede in finale di Coppa Italia con la vittoria in trasferta contro l’Inter: la squadra, nonostante la stagione negativa, stava reagendo. Quando tornerà la calma in società, vedremo un Manolas al meglio.

Kyriakopoulos è molto più giovane ed è anche alla prima stagione in Italia. Non si è abbattuto quando De Zerbi non lo schierava dall’inizio in un ottimo Sassuolo e da novembre in poi si è affermato. Oltre alle ottime prestazioni, ci ha fatto vedere anche un grande carattere ed è un ragazzo di ottime prospettive.

«MANOLAS SARÀ AL MEGLIO QUANDO TORNERÀ LA CALMA AL NAPOLI. KYRIAKOPOULOS HA UN GRANDE CARATTERE»

Infine, vorrei parlare anche di Babis Lykogiannis del Cagliari, un altro terzino sinistro. A nemmeno 27 anni è difficile essere titolare nella squadra rivelazione della Serie A, specialmente quando nello stesso ruolo i sardi hanno Luca Pellegrini in prestito dalla Juventus. Nonostante questo, Lykogiannis è riuscito a giocare un numero soddisfacente di partite nella seconda stagione in una squadra ambiziosa. Secondo me sarebbe meglio se andasse in una squadra che gli potrebbe dare maggiore fiducia e minuti in campo.

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Kostas Tsimikas durante una partita di Super League 1 (EUROKINISSI).

Concludiamo con Tsimikas, l’uomo mercato in Grecia: da mesi si parla di un interessamento di Inter e Napoli, mentre è notizia di poche settimane fa che anche la Lazio si stia inserendo nelle trattative. Cosa ha di così speciale questo talento?

Queste voci gli fanno onore e sono la giusta ricompensa per il suo incredibile miglioramento. Nelle partite contro Arsenal, Tottenham e Bayern in Champions League è stato eccezionale.

«TSIMIKAS È PRONTO PER IL GRANDE SALTO!»

Sapevamo che avesse velocità e ottima tecnica, con cross chirurgici, però è migliorato anche in fase difensiva: difficilmente lo batti nell’uno contro uno e ultimamente fa ottime diagonali e coperture sugli stopper. Durante la stagione dicevo che la mossa migliore sarebbe stata quella di fare un’altra ottima stagione all’Olympiakos e poi provare ad andare via. Ormai penso che sia pronto per fare il grande salto. È un terzino sinistro fantastico!

 

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Sotiris Ninis a Sport24.gr: «Ho voglia di tornare a giocare. Donadoni voleva schierarmi alla Pirlo!»

Nella serie di interviste che il sito Sport24.gr sta svolgendo in questo periodo di pausa dalle partite, ieri il giornalista Charlie Protopapas ha posto qualche domanda a Sotiris Ninis. L’ormai 30enne centrocampista è svincolato da questa estate e ha risposto su temi riguardanti il Panathinaikos, la Nazionale e le sue esperienze all’estero, tra cui quella col Parma di Roberto Donadoni: un’intervista così interessante che ve l’abbiamo tradotta in italiano.

Se volete sentire l’intervista completa di circa 50 minuti, il video è questo:

Ιnizialmente, come stai passando questo periodo?

Noi abbiamo imparato a fare sempre allenamento ed è difficile stare a casa, come tutte le persone del resto. Continuo ad allenarmi con l’aiuto del mio preparatore Giannis Kotsis (ex AEK, ndr). Non possiamo lavorare col pallone ed entrare in campo: questa è la cosa peggiore.

Sei nato nel 1990, hai compiuto gli anni solo dieci giorni fa… Qual è il motivo per cui sei senza squadra in questo momento?

Sono molti i motivi da analizzare, ma quello principale è perché non voglio andare da qualche parte per il solo motivo di andare. Voglio far parte di una squadra che mi vuole dare quello che vorrei. Sto cercando motivazioni, un buon ambiente in cui dare quello che riesco ad offrire. Ho voglia di tornare a giocare e di essere com’ero prima. 
Vorrei trovare una squadra con cui mi faccia piacere il fatto di giocare a calcio, un qualcosa che non è avvenuto negli ultimi due anni, in cui ho affrontato delle difficoltà. Penso sia la cosa peggiore non essere felice quando si scende in campo: se non lo sei, non riesci ad esprimerti al meglio.

Se qualcuno ci pensa, hai fatto un’ottima carriera: hai giocato in Nazionale, sei andato in un Mondiale, sei stato un protagonista in una delle squadre più costose degli ultimi anni in Grecia a soli 20 anni e ti sei trasferito al Parma. Può capitare di non giocare bene nella prima stagione all’estero, sei andato in prestito al PAOK ma non è andata come speravi, poi sei tornato in Nazionale.
Cosa è successo dopo la tua seconda esperienza al Panathinaikos (novembre 2014-gennaio 2016)? Perché è da quel momento che ti sei perso…

Direi che nel Panathinaikos, quando sono tornato, è arrivato un nuovo allenatore (Andrea Stramaccioni, ndre qualche giocatore doveva andare via. Non è stata data fiducia a nessuno dei ragazzi della squadra di Giannis Anastasiou e il Panathinaikos ha fatto praticamente la rosa da capo: è arrivato un allenatore e ha cambiato tutto.

In seguito, sono andato in una squadra belga (nel Charleroi nel gennaio 2016, ndr). Avevo qualche dubbio, però avevo parlato con Stergios Marinos (ex compagno di squadra al Panathinaikos e dal 2013 nel Charleroi, ndre il campionato mi è piaciuto. Sulla carta non è al livello di quello greco, ma era competitivo e nel primo anno sono andato bene. Per qualche motivo non è stato rinnovato il mio contratto nel Charleroi e ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque: sono andato in una squadra che si è interessata a me. Quello che ti viene dato, lo prendi. Da lì, le cose sono cominciate ad andare male.

Che cosa è successo nel Mechelen?

Il campionato belga si divide in due zone. Dalla zona francofona, sono andato in quella fiamminga, che è un ambiente più chiuso. In squadra tutti erano fiamminghi, ad eccezione di due serbi: chiunque tu sia come giocatore, è davvero difficile entrare in questo gruppo. Questa è l’impressione che mi ha dato anche l’allenatore, che si basava sui giocatori fiamminghi e purtroppo qualsiasi tentativo abbia fatto è stato un buco nell’acqua.

E come ti sei ritrovato in Israele?

È capitato all’improvviso qualche giorno dopo essermi svincolato e non volevo rimanere disoccupato. Ho preferito giocare per un anno, fare una stagione intera e tornare poi in Europa. Purtroppo il livello non era così alto, anche se ho preferito rimanere là e non tornare in Grecia: forse questo è stato un mio errore. Ho avuto fiducia in qualche persona, ho pensato che nella stagione successiva avrei lavorato con loro, trovando qualcosa di meglio, però purtroppo sono rimasto fino all’ultimo momento senza nessuna offerta.

Ti sei già trovato in questa situazione nel 2014. Eri svincolato per qualche mese, poi sei tornato al Panathinaikos, eri titolare e sei tornato anche in Nazionale. Pensi che tutto ciò si possa ripetere?

Questo è il mio obiettivo, perché penso di potercela fare. Anche allora nessuno credeva in me, però ce l’ho fatta.

Quando è arrivato Stramaccioni e ha detto che non si sarebbe basato sui calciatori greci, avevi ancora un contratto col Panathinaikos?

Sì, ce l’avevo fino al 2017. Ero appena tornato dalla Nazionale (inizio novembre 2015, ndr) e, prima che Anastasiou se ne andasse, stavamo discutendo per un rinnovo del contratto dopo le mie prestazioni: non l’avevo mai detto prima. Ci eravamo detti di fare un contratto migliore per rimanere a lungo. Non abbiamo fatto in tempo ed è successo quello che è successo. Penso sia stata chiaramente una scelta del presidente [Giannis Alafouzos] di ricominciare da capo, perché non c’era nessun altro che prendeva decisioni del genere.

Anche se nell’estate di quell’anno, Alafouzos dichiarava che era molto contento nel vederti giocare nel Panathinaikos.

Da quello che ricordo, la squadra contava su di me. A causa delle eliminazioni in Europa (3° turno di Champions contro il Brugge e nei playoff di Europa League contro gli azeri del Qabala, ndr), c’erano tantissima pressione sul presidente, che lo ha portato a prendere qualche decisione sbagliata. Come quella di dare le chiavi ad una persona che ha cancellato tutto quello che era stato fatto prima.

ÐÁÍÁÈÇÍÁÉÊÏÓ-ÊÁÌÐÁËÁ(PLAY OFF EUROPA LEAGUE)(ICONPRESS/ÄÇÌÇÔÑÇÓ ÍÔÏÕÍÔÏÕÌÇÓ) ÁÐÏÃÏÇÔÅÕÓÇ ÍÉÍÇÓ
27 agosto 2015. Foto da Panathinaikos 2-2 Qabala, ritorno dei playoff di Europa League (ICONPRESS)

Il palo che hai colpito all’inizio della partita di ritorno col Qabala avrebbe potuto cambiare le sorti di quella stagione.

Non possiamo pensare cosa è andato storto e come siamo stati eliminati da un palo. Può succedere nel calcio. Semplicemente una grande società non può cancellare tutto dopo un risultato. Ha perso i soldi che sarebbero arrivati dalla partecipazione in Europa, però ha investito in pochi mesi una somma che non aveva speso nemmeno nei tre anni precedenti: tutto questo è stato un errore.

Se ti avessi conosciuto allora, ti avrei detto di rimanere col tuo contratto, anche perché tanto Stramaccioni se ne sarebbe andato prima o poi. Perché in quel momento non hai ragionato così?

Un motivo per cui ho cambiato aria è perché voglio sempre inseguire la fortuna. So come ci si sente nell’essere attivo e giocare anche in Nazionale, come lo ero allora. Non è possibile rimanere sei mesi o un anno solo per il contratto che ti lega alla società, aspettando che venga cacciato un allenatore che è stato appena ingaggiato e su cui hanno investito tanto. Non l’avrebbe fatto nessuno a meno che non avesse avuto un ricco contratto.

Parlando del tuo ruolo, hai cominciato a giocare come ala destra, con Henk ten Cate sei diventato trequartista, poi Jesualdo Ferreira ti ha spostato qualche metro più lontano dalla porta. Secondo te qual era la tua posizione migliore?

A dir la verità tutte mi sono piaciute, ma quella che preferisco è quella da “numero 8” (in Grecia è la mezzala box-to-box, ndr). Da trequartista correvo moltissimo e a vuoto, invece da mezzala correvo di meno ma in maniera mirata. All’inizio ho avuto qualche difficoltà, ma mi ha aiutato anche quando ho giocato in Italia, dove mi sono abituato da centrocampista. 

Pensa che Donadoni voleva schierarmi alla Pirlo, davanti ai centrali difensivi. Nella mia posizione giocava Jaime Valdés, che tecnicamente era ottimo, ma molto lento. Era difficile per me che ero un trequartista andare a giocare da mediano puro. In Italia devi correre molto e se sei in una squadra che non ha un ruolo da protagonista in campionato, è un ruolo di enorme responsabilità. In una conversazione con Anastasiou, mi aveva detto di farmi giocare accanto a Zeca (da mezzala, ndr). Penso che questo sia il ruolo migliore per me.

Quello che visto è che se un giovane ragazzo gioca bene due partite, le persone dell’ambiente alzano fin troppo le aspettative su di lui. E se lo stesso giocatore poi non gioca al livello previsto, viene criticato subito aspramente.
Secondo te esiste un problema, soprattutto in Grecia, su come viene gestito un giovane talento?

In Grecia non ci sono mezze misure. Sentivi delle cose fuori dal mondo quando giocavo. Purtroppo non ci puoi fare nulla. Sai che al primo passo falso ti diranno che sei scarso quando poco tempo prima scrivevano tutt’altro. In generale dobbiamo essere molto più conservativi, soprattutto con i ragazzi giovani. Ormai è più semplice per un giovane arrivare a giocare nel calcio greco.

Io sono stato fortunato perché ho giocato negli anni buoni del Panathinaikos e della Nazionale. Le personalità che avevo attorno a me erano capaci di crearti una mentalità vincente. Era davvero importante avere come compagni di squadra dei giocatori che avevano conquistato l’Europeo. Purtroppo, ora pensano che così come sono migliorati, faranno anche il prossimo passo. Ora come ora, i grandi giocatori non vengono più in Grecia oppure hanno appeso gli scarpini al chiodo, quindi è difficile gestire una situazione del genere.

Cosa consiglieresti ad un giovane ragazzo?

La cosa più importante è giocare. Puoi essere in una buona squadra all’estero e non essere contento perché non giochi. Devi allenarti duramente, indifferentemente dalla difficoltà degli allenamenti. Devi tapparti le orecchie per le cose che ti dicono la maggior parte dei giornalisti. Con le partite che giochi diventi migliore. Non sei un buon giocatore a 20, 22 o 23 anni. Più invecchi e più imparerai, fino a quando smetterai di giocare.

Secondo te, quando ti sei sentito nelle migliori condizioni?

Penso che nel triennio dopo la doppietta col Panathinaikos nel 2010 sono stato molto bene. Ma anche quando sono tornato nel 2014 mi sentivo bene: se tu dicessi ad un giocatore svincolato da tre mesi che nel giro di un semestre avrebbe riconquistato la Nazionale e il posto da titolare nel Panathinaikos, non ci crederebbe.

[In quel momento arriva un messaggio da Zeca, in cui dice che lo adora.]

Ho un debole per Zeca, abbiamo passato tanto tempo insieme ed è un ragazzo eccezionale.

Zeca che è un altro giocatore trattato ingiustamente in Grecia: un calciatore con questa duttilità e con queste caratteristiche manca anche adesso al Panathinaikos…

La gente a volte non capisce cosa può offrire ogni giocatore in campo. Ad esempio, mi chiedono di fare i chilometri di Zeca, oppure allo stesso Zeca di servire i palloni in avanti come faccio io. Questo non l’ho mai vissuto in Italia, in Belgio o in Israele, ma solo in Grecia. Basti pensare che Zeca è molto apprezzato adesso nel Copenhagen perché è un giocatore che corre e lotta, un ottimo capitano.

Capitolo Nazionale.

Mi manca, non posso nasconderlo, e spero di poterci tornare. L’assenza di Fernando Santos e del direttore tecnico è stata enorme. Ora si sta facendo un nuovo tentativo con un nuovo ct (van ‘t Schip, ndr) con Takis Fyssas e Konstantinidis come dirigenti: le cose stanno andando come devono andare. Negli ultimi sei anni sono stati usati circa 60-70 calciatori diversi e solo con Santos e Rehhagel ci sono stati dei gruppi consolidati.

Specialmente per entrare nello strettissimo giro di Rehhagel dovevi dare l’anima. Santos è riuscito a cambiare questa situazione in maniera graduale. Se ricordo bene, prima un giocatore non scendeva in campo con la prima convocazione, si doveva prima vedere l’ambiente negli spogliatoi e negli allenamenti. Secondo me se uno viene convocato e gioca subito in Nazionale, non fa bene nemmeno allo stesso calciatore, perché si creano troppe aspettative su di lui.

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Sotiris Ninis durante una partita della Nazionale del 2015.

Hai mai avuto la sensazione che la Nazionale era fatta per grandi cose?

Sì, l’ho avuta. Nel Mondiale del 2010 eravamo tutti al debutto e avevamo avversari come Argentina e Nigeria. Penso che ad Euro 2012 siamo stati più squadra, è stata una delle più belle spedizioni: eravamo davvero un bel gruppo sia negli allenamenti che in albergo e questo si vedeva. Non abbiamo avuto buoni risultati all’inizio ma se non avessimo affrontato la Germania ai quarti, potevamo andare anche più avanti.

Avevamo un allenatore eccezionale, Fernando Santos, che prendeva il 100% da ogni giocatore. Conosceva la mentalità del calciatore greco, sapeva come gestirlo al meglio. Quando hai una persona come Santos che non ti regala nulla e ti sprona sempre, sei costretto a dare il massimo. Penso che le migliori partite che abbia giocato siano state in Nazionale.

Sei tornato in Nazionale nel 2015 giocando con ct Markarián nel secondo tempo con le isole Fær Øer e da titolare contro la Polonia. Quali sono state le differenze nell’ambiente che hai trovato?

La differenza era enorme. Una squadra totalmente diversa, quando la situazione non è buona non puoi nemmeno dire tanto. Però, d’altra parte, ero felice di tornare a giocare in Nazionale. Per il risultato contro le Fær Øer mi sono vergognato (sconfitta 2-1 a Tórshavn il 15 giugno 2015, ndr). Ho giocato bene nella ripresa perché avevo tanta fame di riscatto e non volevo che si ripetesse la figuraccia del Karaiskakis (sconfitta 0-1 nel settembre 2014 con ct Claudio Ranieri, ndr).

Parlando dell’attuale campionato, come vedi le squadre in questa stagione, considerando anche l’avventura europea dell’Olympiakos?

Il PAOK è migliorato tantissimo negli ultimi tre anni però, devo essere onesto e forse a qualcuno dispiacerà, quest’anno l’Olympiakos è la squadra migliore non solo per i risultati ma anche per il suo gioco. Io tifo le squadre greche in Europa, voglio che conquistino punti per la Grecia. La qualificazione contro l’Arsenal è stata una sorpresa, ma non lo sarà se si qualificherà contro il Wolverhampton. Può andare ancora avanti in Europa League.

L’Olympiakos generalmente lavora in ottica europea negli ultimi anni. Questo lo sto capendo da certi giocatori che sono là e sono miei amici. Sanno come valorizzare un giocatore e venderlo. Giocare in Europa dà grandi motivazioni e sale immediatamente anche il proprio valore di mercato. L’Olympiakos è un esempio per tante squadre come il PAOK, l’AEK o il Panathinaikos, il cui obiettivo dovrebbe essere quello di vendere giocatori in questo momento, secondo me. 

E il Panathinaikos di Giorgos Donis?

Lo vedo bene. Sono abbastanza contento della squadra nell’ultima stagione e mezza. Mi piace vedere giovani che ci tengono, che sono tristi quando perdono. Hanno un ottimo allenatore che conosce bene la dimensione della squadra. Spero che questi ragazzi avranno ancora più fiducia, così la società potrà guadagnarci nei prossimi anni.

Quali giocatori del Panathinaikos stanno spiccando secondo te?

Per me è importante il capitano (Kourbelis, ndr). Infonde la calma che serve nella squadra. Non nascondo che anche Chatzigiovanis mi piace parecchio. Per Bouzoukis posso dire solo parole positive: è molto calmo, bravo col pallone e può migliorare ancora. Penso che anche gli altri ragazzi che stanno arrivando potranno sicuramente creare qualcosa di buono.

Intervista a Juan Ferrando, allenatore del Volos NFC

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Per chi non è un seguace delle serie minori greche, il nome Volos NFC potrebbe apparire sconosciuto e privo di un preciso significato, ma la realtà è diversa. Oggi abbiamo intervistato l’attuale allenatore del VolosJuan Ferrando, per capire meglio la rapida ed incredibile ascesa di questa neo squadra, promossa in Super League.

Siamo a Volos, comune della Magnesia, unità periferica della regione della Tessaglia. La città, situata alle pendici del monte Pelio (che prende il nome da Peleo, padre di Achille), ospitava fino ad un paio d’anni fa 2 squadre di calcio,  l’Olympiacos Volou e il Niki Volou.

Nell’aprile 2017, tuttavia, c’erano aspirazioni per la creazione di un terzo e nuovo club con sede a Volos. Alla fine, dopo alcune trattative, in estate fu deciso di assorbire il Pydna Kitros (squadra che aveva sede a Kitros, Pieria) e fu quindi fondato il Volos New Football Club, la cui presentazione ufficiale si tenne il 2 giugno. La squadra, che sostituì il Pydna Kitros in Gamma Ethniki per la stagione 2017-18, vinse il 1° posto nel Gruppo 4 e il 2° nel Gruppo 1 dei play-off promozione, guadagnandosi la promozione in Football League.

Durante questa stagione, giocata in Football League, la squadra ha incredibilmente guadagnato la promozione. Ad inizio stagione in pochi avrebbero scommesso un euro sulla salvezza, ma rovesciando tutti i pronostici e tutte le aspettative il Volos NFC ha guadagnato una promozione storica, che arriva 22 mesi dopo la fondazione della squadra.

Per comprendere meglio l’ambiente che circonda la squadra, abbiamo scambiato una chiacchierata con il mister Juan Ferrando. Per saperne di più sulla carriera dell’allenatore, ecco a voi il LINK  per saperne di più. Vi lasciamo all’intervista.

 

Buonasera mister. Per iniziare, può illustrarci brevemente la sua carriera calcistica?

Come la maggior parte della mia generazione ho iniziato per strada, poi a scuola e più tardi nelle scuole calcio, fino all’arrivo al Barcelona Fc. A partire da allora,
la cosa più importante è stata avere le giuste opportunità.

Prima di arrivare a Volos, la sua prima esperienza da allenatore fu in Grecia con l’Ergotelis nel 2014. Perché durò solo pochi mesi?

La situazione economica e sociale del club era ed è ancora molto difficile. La società aveva gravi problemi extra-sportivi, che rendevano difficile la ricerca e l’ingaggio di giocatori importanti, influendo sul lavoro quotidiano.

Subito dopo aver lasciato l’Ergotelis, è stato sulle panchine di Cultural Leonesa e Linares Deportivo, nelle categorie minori spagnole. Come ti ha contattato il Volos
NFC? Quali sono state le tue prime emozioni e cosa ti ha convinto di più  ad accettare il lavoro?

La scelta è nata attraverso un agente e, anche se all’inizio non l’ho valutata, dopo aver rescisso con il Linares Deportivo e dopo essere trascorsa una settimana circa, sono stato invitato a conoscere il progetto “in situ“. Una volta in città, ho incontrato le persone che avrebbero dovuto lavorare con me e, soprattutto, il direttore sportivo. Ho visto persone molto entusiaste e impazienti di concentrarsi sul progetto, ed è per questo che ho deciso di firmare e provare ad avviare il progetto.

La società è stata fondata solo due anni fa. Ciononostante, la squadra ha rapidamente conquistato due promozioni in due anni. Quali erano gli obiettivi prefissati ad inizio stagione? La promozione rientrava nei piani societari?

No. La prima promozione implicò di uscire dalla terza serie, conseguentemente il piano era adattarsi alla Football League e crescere col tempo, passo dopo passo. Tuttavia, i giocatori, la cui stragrande maggioranza è composta da giovani arrivati la scorsa stagione, hanno mostrato ambizione e lavoro per superare le aspettative.

Quali sono i calciatori con più esperienza e qualità tecniche che ha in squadra? Vede qualcuno pronto a fare il grande salto verso realtà più affermate?

Abbiamo 1-2 giocatori che erano stati in squadre di primo livello e un esterno d’attacco spagnolo che conoscevo già dall’esperienza con il Barcelona FC. Il resto sono giovani e spero che il futuro darà loro buone opportunità per crescere e per arrivare a competere con il livello della Super League.

Quali sono le intenzioni della società riguardo il calciomercato estivo? Crede che ci siano i soldi necessari per rinforzare la squadra? Hai delle richieste specifiche?

Attualmente sappiamo poco, perché il campionato 2018/2019 non è ancora finito. Appena possibile ci concentreremo sulla sessione di mercato più vicina e sull’academy.

La prossima stagione sarà la prima ad alti livelli sia per te che per la squadra. Ti senti pronto? Cosa pensi della Super League? 

Penso che sia un campionato molto impegnativo, molto competitivo, in cui ci sono 4-5 club che sono su un livello molto distante dal resto delle altre squadre. Continuiamo  a modellare la nostra rosa ed il lavoro di pre-stagione, ci faremo trovare pronti.

Come ti trovi in Grecia? A livello di organizzazione societaria o del campionato riscontri differenze rispetto alla Spagna?

Bene, ha le sue difficoltà ma come tutti i luoghi: cultura, lingua, modo di comprendere il gioco… A livello organizzativo, nella seconda e terza divisione ci sono ancora alcuni problemi televisivi, ma sicuramente in Super League sono risolti.

Come ti vedi tra 5 anni? Quali sono i tuoi obiettivi? E il tuo sogno nel cassetto?

Questo dipende dai progetti che si svilupperanno. Nel calcio è difficile sapere cosa accadrà da ora a una settimana, e lo è ancora di più sapere cosa potrebbe accadere tra pochi anni.

Intervista a Lorenzo Menicagli, difensore del Kerkyra

La nostra redazione continua ad intervistare giocatori di Super League. Questa volta è il turno di Lorenzo Menicagli, italiano, classe 1994 in forza all’AOK Kerkyra, proprio come il suo compagno da noi intervistato, Daniel Adejo.

Lorenzo nasce il 13 ottobre 1994 a Livorno. Comincia a giocare con la primavera del Livorno, per trasferirsi poi alla Massese, in Serie D. Dopo quella che sarà, per ora, la sua ultima esperienza italiana, si trasferisce in Grecia, dove dal 2014 al 2017 gioca con varie squadre in Gamma Ethniki, per poi trasferirsi a gennaio di quest’anno all’AOK Kerkyra.

Da quel che possiamo vedere, hai giocato per svariate squadre greche, soprattutto in Gamma Ethniki: Apollon Arnaias, Ethnikos Neou Agioneriou, Kampaniakos, AP Eginiakos e, quest’anno, AOK Kerkyra. Come mai hai preferito rimanere in Grecia piuttosto che tornare in Italia?

Sì, sono quattro anni che sono in Grecia, un’esperienza fantastica. A 18 anni, dopo la primavera del Livorno, sono arrivato in Serie D nella Massese, dove ho raccolto circa 30 presenze. A fine anno non sono riuscito a trovare una squadra in Italia, quindi con alcuni contatti sono andato in terza serie greca. Più che preferito andare all’estero è stata una scelta “forzata”, perché sarei rimasto senza squadra, ma senza dubbio rifarei questa scelta.

 

Quali sono le differenze più evidenti che hai potuto riscontrare, tra Grecia e Italia, a livello calcistico?

Sicuramente in Grecia c’è meno tattico rispetto all’Italia. Anche dal punto di vista dell’organizzazione a livello di allenamenti e allenatori, ma per quanto riguarda la qualità siamo lì, non credo ci siano enormi differenze.

 

Sei arrivato a febbraio all’AOK Kerkyra. Cosa ne pensi di tutto ciò che è successo quest’anno alla società, sia sul campo che fuori?

Sì, è stata la prima e anche grandissima esperienza per me nella massima serie. Purtroppo non sono riuscito ad esordire, ma senza ombra di dubbio sono cresciuto a livello calcistico, grazie a molti giocatori di livello che avevamo. Sfortunatamente non siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo di squadra, ovvero la salvezza, però siamo convinti di aver fatto il massimo. Colgo l’occasione comunque per ringraziare il Kerkyra per la fiducia a me data.

 

In Italia, molto più che all’estero, la figura dell’arbitro è da sempre contestata. In Grecia non è da meno: un anno e mezzo fa, fu data alle fiamme la casa del designatore arbitrale Giorgios Bikas; quest’anno ci sono stati molteplici episodi che hanno coinvolto i direttori di gara, fino ad arrivare alla decisione di assegnare la finale della Kypello Elladas ad arbitri spagnoli. Cosa si dice e cosa si pensa di loro, all’interno dello spogliatoio?

Da parte dei giocatori non credo ci siano particolari attriti e contestazioni verso la figura dell’arbitro. Il vero problema, sia per la Grecia che altrove, è la mentalità dei tifosi in quanto spesso reagiscono d’inerzia senza pensare prima. Come sbaglia un giocatore sbaglia pure l’arbitro, siamo tutte persone, quindi l’errore ci sta. Il problema poi sta anche nella federazione perché quando si verificano questi fatti serve, a mio parere, una punizione severa, altrimenti non andremo mai avanti.

Molti club, soprattutto nelle serie minori, vengono penalizzati e/o retrocessi a causa degli enormi buchi finanziari delle società. Hai mai vissuto in prima persona una situazione del genere? Quali sono le tue opinioni a riguardo?

Fortunatamente no, ma comunque conosco amici che si sono trovati in situazioni del genere. Il problema sta anche qui, secondo me, nella federazione. Ovunque ed in ogni campionato, i presidenti dovrebbero fare la stima di tutte le uscite, costi e stipendi, consegnando il tutto in federazione e fare poi il versamento di questa somma, affinché tutti i membri della società siano tutelati.

 

Il campionato greco è certamente ancora una realtà di nicchia qui in Italia, come nel resto d’Europa. Tra non molto, il Panathinaikos sarà rilevato da una società di investimenti asiatica: la prima volta in assoluto che una squadra greca venga acquistata da stranieri. Può essere interpretato come un segnale di ripresa?

Lo spero, perché il Panathinaikos è una delle società di maggiore spicco soprattutto per il calcio greco, che negli ultimi anni è in decadenza. Sfortunatamente, in Grecia solamente 3/4 squadre possono competere a livello economico con il resto delle squadre europee. Le altre, avendo purtroppo budget limitati, non possono contribuire ad un calcio di maggiore qualità in campionato.

Sei ancora giovane. Per il futuro, pensi di rimanere in Grecia?

Non lo so ancora, dipenderà dalle offerte. Detto questo, non escludo un ritorno in Italia oppure all’estero in altri paesi.

Intervista a Daniel Adejo, difensore dell’AOK Kerkyra

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La nostra redazione ha avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Daniel Adejo, difensore nigeriano con passaporto italiano, attuale difensore dell’AOK Kerkyra.

Daniel Adejo nasce a Kaduna, città nigeriana situata nella parte centro-settentrionale del paese, nel 1989. Intraprende la sua carriera calcistica qui in Italia con le giovanili dell’Este. Esordisce con la maglia dell’Este nel 2006, in Serie D, e viene selezionato per la Rappresentativa della L.N.D. (Lega Nazionale Dilettanti), partecipando al Torneo Nazionale Giovanile di Viareggio.

Nel 2007 la Reggina acquista Adejo, che disputa due anni nel campionato primavera, per poi esordire in Serie A il 22 marzo 2009, nella partita persa contro l’Inter per 3-0. Dal 2009 al 2014 colleziona ben 160 partite con la maglia amaranto, realizzando anche 3 goal.

Nell’estate 2014 rescinde il contratto con la Reggina, ed approda in Grecia al Kalloni, che ai tempi militava in Super League. A gennaio 2016 torna in Italia al Vicenza, ed un anno e mezzo dopo trova l’accordo per la risoluzione del contratto.

Prima di approdare al Kerkyra, firma nel luglio 2017 un contratto triennale con la Salernitana, ma un mese dopo rescinde il suo contratto, per poi tornare in Grecia a gennaio di quest’anno.

Allora Daniel, partiamo parlando di te. Hai origine nigeriane, ma hai il passaporto italiano. Come è stato il primo impatto con la nostra nazione e la nostra cultura?

Sono arrivato in Italia da giovanissimo. All’inizio non è stato facile: la lingua, la cucina, una cultura completamente diversa dalla mia.

 

Calcisticamente parlando hai iniziato in Serie D con l’Este nel 2006, per poi passare alla Reggina, dove hai collezionato 6 stagioni calcistiche, dal 2008 al 2014, disputando un notevole numero di partite. Cosa ti ha spinto nel 2014 a firmare per il Kalloni?

Sì, è vero, ho giocato numerose stagioni nel campionato italiano. Nel 2014 dopo una stagione travagliata sentii il bisogno di cambiare aria e confrontarmi con una nuova realtà. Di lì a poco arrivò l’offerta del Kalloni.

 

Il Kalloni disputò una discreta stagione al tuo arrivo, posizionandosi a metà classifica. Come è stata l’accoglienza? Prime impressioni sulla nuova squadra?

Fu un’ottima annata. Avevamo chiuso il girone di andata tra i primi posti. L’accoglienza è stata ottima. Mi sono trovato bene sia con la società che con i compagni. C’erano tutti i presupposti per fare bene.

 

Nella stagione 2015/2016, però, un disastroso campionato condanna il Kalloni all’ultimo posto in classifica, e automaticamente, alla Football League. A febbraio 2016 sei tornato in Italia, firmando con il Vicenza. Quali sono stati i motivi, secondo te, della brutta stagione della tua (ex) squadra?

Ci sono tanti fattori che non hanno funzionato. Io, come ha già scritto, sono andato via a gennaio.

 

Dopo il Vicenza, una breve parentesi alla Salernitana, per arrivare al Kerkyra durante il mercato invernale di quest’anno. Una sfortunata stagione vi vede costretti a ripartire l’anno prossimo dalla Football League. Cosa ne pensi dei tuoi nuovi compagni?

Non ho vissuto a pieno la stagione. Anche al Kerkyra sono arrivato a gennaio, quando la squadra era ultima in classifica. Dopo la parentesi Salernitana sono andato lì per giocare e per rimettermi in gioco. Purtroppo, dopo iniziali successi, non siamo riusciti a salvarci, anche se sono soddisfatto delle mie prestazioni. Li auguro un in bocca al lupo per la prossima stagione.

 

Un tuo giudizio personale sul movimentato campionato di Super League di questa stagione? Come vengono vissuti certi episodi all’interno delle società di calcio?

Alcuni episodi sono da condannare anche se a mio avviso i media riportano i fatti ingigantendoli.

 

Progetti per il futuro?

Per il mio futuro sta lavorando il mio procuratore. Sta parlando con diversi club e stiamo valutando.

 

Giudizio sul campionato greco e sui giovani più promettenti. Per la nuova stagione, quale squadra vedi favorita per il titolo?

Rispetto a qualche anno fa il livello si è abbassato, anche se ci sono 4 o 5 squadre che fanno la differenza… Tra i favoriti, anche se è ancora presto, vedo l’Olympiacos.

 

Ti ringraziamo per la tua disponibilità, che ci ha permesso di scambiare qualche idea. Grazie mille, e in bocca al lupo!

Grazie a voi. Crepi il lupo. Aspetto di leggere la vostra intervista.