Diagoras Rodi, i suoi 116 anni tra occupazioni e rinascite

Il 25 marzo 1905, nello stesso giorno in cui 84 anni prima iniziò la guerra per l’indipendenza greca, diciotto patrioti rodioti si radunarono nel liceo Venetokleio di Rodi, situato nel quartiere di Mitropoleos, fondando l’associazione ginnastica (Γυμναστικος Σύλλογος1) Diagoras. L’allora preside della scuola urbana, Dimitrios Anastasiadis, fu uno dei principali personaggi che diede vita al Diagoras, che nei primissimi anni di vita poteva essere considerato alla stregua della Φιλική Εταιρεία2 su scala locale, in quanto l’associazione operò clandestinamente fino al 1909, salvo poi essere riconosciuta ufficialmente tra il 1910 e il 1911. Sino al 1912 Rodi e le isole del Dodecaneso costituivano la piccola parte dei possedimenti ottomani d’oltremare.

Prendendo in considerazione solamente la data di fondazione, essa rappresenta già qualcosa di simbolico: il 25 marzo, infatti, in Grecia si celebra ogni anno la festa nazionale per l’indipendenza nazionale dal giogo ottomano. Per i tifosi del Diagoras Rodi, quindi, il venticinque marzo rappresenta una giornata doppiamente celebrativa. 

La società venne chiamata Diagoras in onore e memoria dell’atleta rodiota Diagora: appartenente alla nobile famiglia degli Eratidei, la sua forza e le sue capacità innate da pugile spinsero il poeta greco Pindaro a dedicargli un’intera opera, la 7ª Olimpica, nella quale viene narrata la vittoria di Diagora nella disciplina del pugilato in occasione dell’Olimpiade numero 79 (tenutasi nel 464 a.C.). Al di là della vittoria olimpica, che rappresenta l’apice della sua carriera da pugile, trionfò anche in tutti e quattro i giuochi dell’Ellade, oltre a minori agoni in Rodi, Atene, Argo, Arcadia, Tebe, ecc., ricordati tutti da Pindaro nell’ode citata. Non solo il nome, ma anche il logo della società è influenzato dal vetusto pugile rodiota: l’emblema del club è rappresentato da un’immagine che ritrae Diagora portato in trionfo dai figli.

Divenuto un mito ed un simbolo imprescindibile dell’isola, la sua fama riecheggiava (e riecheggia tutt’oggi) tra la cultura popolare di Rodi. Sin dagli inizi l’attività della società, che vedrà nascere la sua sezione calcistica soltanto nel 1925, fu infatti orientata verso lo sviluppo e la diffusione della cosiddetta idea diagorica3 (Διαγορική ιδέα), una linea di pensiero che mirava all’elevazione spirituale e morale della comunità locale, oltre che al rafforzamento dell’idea di una Grecia unita e indipendente. Questi obiettivi vennero perseguiti attraverso la diffusione della conoscenza storica e culturale dell’antica civiltà greca, che millenni prima aveva inglobato anche l’isola di Rodi. In particolare, i giovani dell’isola furono spinti ad abbracciare l’idea diagorica attraverso la promozione dei racconti dei grandi personaggi di Rodi come Diagoras, suo figlio e suo nipote, i grandi oratori e filosofi e, in generale, la prosperità commerciale e politica dell’antica civiltà insulare. 

Come primo passo, venne stabilito formalmente lo scopo principale dell’associazione, il quale venne identificato con la libertà della madrepatria: questo obiettivo fu stabilito quando Rodi era ancora sotto il dominio ottomano e venne perseguito dai membri dell’associazione in gran segreto, in quanto gli scopi statuari dell’associazione erano invece lo sviluppo fisico e mentale dei membri e l’apprezzamento musicale e quello estetico. Il raggiungimento di questi obiettivi venne realizzato quando la fama dell’associazione iniziò a farsi largo: il Γ.Σ. Diagoras acquisì in poco tempo una sezione sportiva, iniziò a gestire una scuola serale per analfabeti, organizzò conferenze, pubblicò libri, mise in piedi una sezione scout, spettacoli teatrali, escursioni nell’entroterra dell’isola e molto altro. I membri della società venivano chiamati diagorides (Διαγορίδες): partecipavano tutti con entusiasmo al raggiungimento degli obiettivi preposti dall’associazione, coinvolgendo con il passare del tempo centinaia di persone, le quali iniziarono a sostenere finanziariamente il Diagoras attraverso contributi e donazioni. Divenne un polo di riferimento e di aggregazione per i greci di Rodi, che accorrevano sempre in massa ai suoi eventi. Prima dell’inizio di ogni evento, veniva suonato con la fisarmonica l’inno dell’associazione, che condensava in sé il significato dell’idea Diagorica e rappresentava il canto della gioventù di Rodi. 

All’inizio del secolo scorso, quando venne fondato il Diagoras e, come accennato prima, Rodi e le isole del Dodecaneso rappresentavano i pochissimi possedimenti fuori dalla penisola anatolica rimasti sotto il controllo dell’Impero ottomano, guidato dal sultano Abdul Hamid II. Tra il 1899 e il 1901 l’Italia, approfittando dell’evidente debolezza della Sublime Porta, si affrettò a stringere accordi con la Francia, alla quale veniva chiesto il riconoscimento dell’influenza italiana sulla Libia (anch’essa territorio ottomano) in cambio dell’approvazione italiana alla penetrazione francese in Marocco. Venne raggiunta un’intesa anche con l’Inghilterra riguardo il lascia-passare sulla regione libica, ma questi accordi fecero storcere il naso all’Austria e alla Germania, con le quali l’Italia aveva appena firmato il rinnovo della Triplice Alleanza: gli accordi diplomatici stretti dall’Italia con le potenze dell’Intesa furono criticate dal cancelliere tedesco von Bülow, che definì la politica estera italiana di quegli anni come un “giro di valzer” con “un altro ballerino”, facendo riferimento alla Francia. Nel settembre del 1911, dopo aver seguito la crisi marocchina, Giolitti decise che era arrivato il momento propizio per sferrare il colpo finale, dichiarando guerra all’Impero Ottomano, dopo un decennio di lavoro diplomatico per assicurarsi il controllo de facto sulla Libia. La guerra italo-turca durò circa un anno, durante la quale le truppe italiane arrivarono ad occupare Rodi e le isole del Dodecaneso, con l’obiettivo di indebolire ulteriormente la resistenza ottomana. A guerra finita, il governo italiano ottenne il controllo sulla Tripolitania e la Cirenaica, le due zone che rappresentavano l’obiettivo principale delle mire colonialiste italiane, e continuò l’occupazione delle isole greche, su cui venne esercitata una sovranità che, nella realtà dei fatti, rappresentava quasi un effetto collaterale, e che non era prevista all’inizio del conflitto. Nonostante la pace di Losanna obbligasse l’Italia a smobilitare le sue truppe dalle dodici isole greche occupate in cambio del riconoscimento sulla Libia, questo non avvenne mai e le isole greche rimasero possedimenti italiani fino alla seconda guerra mondiale. Gli abitanti delle isole del Dodecaneso, in un primo momento e da un punto di vista storico, videro gli italiani come dei liberatori, in quanto grazie a loro si sarebbero sbarazzati del gravoso giogo ottomano che aveva portato l’arcipelago, specialmente negli ultimi 50 anni, in uno stato economico e culturale decadente.

Nei libri di storia utilizzati nelle scuole superiori italiane, i riferimenti al passato coloniale italiano delle isole del Dodecaneso vengono quasi del tutto ignorati. Eppure, se avete avuto modo di visitare una delle isole, di cui Rodi è la più grande e popolosa, avrete sicuramente notato come l’architettura e l’etimologia di moltissimi luoghi di interesse siano fortemente influenzati dallo stile italiano del secolo scorso. Nella stessa Rodi, l’impianto sportivo, di cui vi parleremo nel dettaglio tra poco, la chiesa di San Francesco e il villaggio di Kalamona, per citarne alcuni, sono tutti stati progettati dall’architetto Armando Bernabiti. Sull’isola di Leros, e più precisamente nella città di Lakki (it. Portolago), gli edifici urbani, costruiti sullo stile razionalista italiano degli anni ’30 durante l’ιταλοκρατία4, sono rimasti intatti. Lo status giuridico delle isole non fu mai definito come “colonia”, ma come “possedimento italiano delle isole dell’Egeo”, a voler rimarcare una maggiore forma di autonomia dei territori occupati. La longa manus del governo fascista sul territorio insulare greco venne affidata all’ex senatore Mario Lago, che assunse il titolo di governatore nel 1922 e che lo rimarrà per ben 14 anni, fino al 1936. Le isole, prima dell’arrivo degli italiani, erano state amministrate dalla macchina burocratica, sommaria ed arcaica, dell’Impero Ottomano; nel giro di pochi anni venne stravolto l’assetto istituzionale, lavorativo e infrastrutturale dell’isola, attraverso il rimboschimento di molte aree collinari che erano state disboscate nei secoli prima, la bonifica agraria di varie zone, la creazione di diverse industrie, l’ampliamento della rete stradale con la costruzione di oltre 400 km di strade asfaltate, l’istituzione di scuole italiane che erano affiancate a quelle della comunità locale (nelle quali però era obbligatorio lo studio della lingua italiana), e molto altro ancora. L’Italia assunse quindi i panni del paese riformatore, investendo moltissimo anche nel settore terziario, riuscendo a produrre un aumento demografico significativo. Il senatore Lago, di idee fermamente liberali, nel periodo in cui rimase governatore riuscì a non fare attecchire completamente l’ideologia fascista nel Dodecaneso, complice anche un palese disinteressamento da parte di Mussolini e dei gerarchi fascisti, che consideravano strategicamente di poco conto l’arcipelago. Inoltre, Lago si dimostrò molto più tollerante nei confronti dell’identità multietnica e religiosa della popolazione locale rispetto sia ai suoi predecessori sia ai suoi successori.

Senza dilungarci ulteriormente nella descrizione storica, che è densa di racconti e meritevole di approfondimenti, nel 1912 l’amministrazione italiana, che successe all’Impero ottomano sull’isola, incontrò al suo arrivo una associazione Diagoras molto prospera. Gli italiani furono costretti a tollerarne l’esistenza sebbene le attività dell’associazione, l’influenza che esercitava sui greci dell’isola e le sue azioni orientate verso l’unificazione nazionale fossero un ostacolo per i suoi piani. In virtù del fatto che la GS Diagoras rappresentasse un nemico interno, il podestà5 italiano in carica Alfredo Billoti era alla ricerca dell’occasione giusta per smantellarla: il pretesto arrivò nel novembre 1929, in occasione di partite amichevoli disputate tra i club della città. Purtroppo, ad oggi non non si dispone di alcun documento scritto che testimoni le ragioni specifiche riguardo la dissoluzione della società: ci si attiene pertanto ai racconti tramandati oralmente. Secondo le testimonianze di alcuni atleti, che avevano partecipato alle partite del novembre ’29, il Diagoras aveva conquistato più punti, e a cui quindi spettava la Coppa da parte del Comune di Rodi; tuttavia i giudici stabilirono che uno degli atleti del Diagoras non facesse parte dell’associazione, ed assegnarono quindi la Coppa al Dorieas, l’altra squadra cittadina. La stessa sera, gli atleti del Diagoras espressero il loro dissenso manifestando fuori dalla sede del Dorieas ad Agios Georgios, venendo inseguiti dalla polizia. Per evitare l’arresto si recarono verso Mitropoleos, quartiere dove c’era la sede della propria società, ma i poliziotti riuscirono a fermarli. Le persone fermate finirono a processo, svolto il 28 dicembre 1929, durante il quale c’erano 11 imputati: 5 dirigenti, i quali avevano permesso ai propri membri di organizzare la manifestazione senza il permesso della Sicurezza Civile, e i restanti 6 per aver cominciato la protesta. Gli ultimi, secondo l’accusa, avevano creato un “gruppo rumoroso”, andando in via Agios Georgios e provocando i membri dell’altra società con urla del tipo: “Viva il Diagoras”, “Abbasso le spie”, “Viva la Grecia”. La sentenza fu di 15 e 10 giorni di reclusione (più pena pecuniaria) per i 6 che crearono i disordini, mentre i 5 della dirigenza furono assolti. La squadra fu sciolta e l’associazione praticamente cessò di esistere.

Due anni più tardi, nel 1931, venne inaugurato lo stadio del Diagoras, un impianto sportivo che ha ospitato negli anni partite di calcio, gare di atletica e anche di ciclismo, e che fu ideato dall’architetto italiano Armando Bernabiti a forma di “U” seguendo lo stile degli antichi stadi greci. Nel periodo di occupazione italiana venne denominato “Arena del Sole”. Il giorno dopo la liberazione nazifascista della Grecia, il 9 maggio 1945, la popolazione di Rodi si diede appuntamento al porto, per aspettare l’arrivo degli Alleati. Una volta sbarcati, gli Alleati vennero condotti da alcuni giovani della città allo stadio, che venne invaso e dove venne buttato giù un cartello con la scritta “Stadio Mussolini”: da quel momento in poi l’impianto prese il nome di “Stadio Diagoras”, il quale è attualmente è di proprietà del comune di Rodi, ha 3.700 posti a sedere (di cui 600 al coperto) ed è stato dichiarato “monumento storico” dal Ministero della Cultura.

La squadra di calcio fu ricreata nel 1945, subito dopo la fine della guerra, contemporaneamente al ripristino dell’associazione. Partecipò al campionato locale dimostrando tutta la sua superiorità, mettendo in ombra tutte le altre squadre di Rodi e trionfando in maniera costante nei campionati locali nel periodo postbellico. Nel 1963 fu creata la Beta Ethniki (attuale Super League 2, corrispondente alla Serie B italiana), alla quale il G.S. Diagoras si iscrisse in rappresentanza del Dodecaneso. Per 3 anni di fila perse per pochi punti la promozione in Alpha Ethniki, arrivando secondo. Nel 1968, durante la dittatura dei colonnelli, l’allora ministro dello sport Aslanidis decise di unire tutte le squadre di calcio presenti in ogni città di provincia, in modo che in ogni città ne emergesse una forte. Nonostante le reazioni avverse da parte dei tifosi del Diagoras, che non volevano assistere alla (seconda) dissoluzione del loro storico club, le squadre di calcio di Rodi, e cioè Diagoras, Dorieas e Rodiakos, furono abolite e dalla loro fusione nacque l’ Α.Σ. Ρόδος.

La G.S. Diagoras, in seguito alla fusione, venne ristabilita da zero. Partì dal campionato locale e rapidamente ottenne la promozione in Beta Ethniki nel 1974. Nella seconda divisione riuscì a disputare soltanto la stagione 1974-75, retrocedendo in seguito nelle categorie minori e tornando in Β’ Εθνική nel 1980, come campione del campionato Nazionale Dilettanti della stagione 1979-80. Nel 1981-82 raggiunse i quarti di finale della Coppa di Grecia, dove fu eliminato dall’AEL dopo uno 0-0 a Rodi e una sconfitta per 1-0 a Larissa. Nella stagione 1985-1986 abbiamo la miglior stagione della squadra, che vince il campionato di Beta Ethniki e centra l’ambita promozione alla Alpha Ethniki, campionato nel quale rimase per 3 anni. Nel suo primo anno in A’ Ethniki nella stagione 1986-87, concluse al 13° posto su un totale di 16 squadre, ma riuscì ad ottenere notevoli vittorie in casa, come quella sul Panathinaikos per 2-0, con l’OFI per 3- 0 e contro il PAOK per 2-1. Nella stagione successiva, quella 1986-87, raggiunse le semifinali della Coppa di Grecia, dove fu eliminato dalla squadra che avrebbe poi vinto il trofeo, l’OFI. Nella stagione 1987-88 finì al 12° posto con un totale di 7 vittorie, 9 pareggi e 14 sconfitte e nel 1988-89 terminò il campionato al 15° posto, partecipando agli spareggi salvezza, nei quali solo 2 squadre avrebbero ottenuto la permanenza in A’ Ethniki, affrontando l’Ethnikò Pireo, Apollon Kalamaria, PAS Giannina, Corinto e Veria: non riuscì a salvarsi e retrocesse nel campionato cadetto, rimanendoci per 3 stagioni fino al 1992. Nel 1994 la società si fuse con l’A.S. Rodi e venne creata l’Unione Rodi-Diagoras, che fu sciolta nel 1998.

La G.S. Diagoras fu ricreata e negli anni successivi la squadra ritornò in carreggiata. Disputò con successo il campionato di Gamma Ethniki e, dopo la fine della stagione 2007-08, vinse il campionato del girone sud, ritornando in Beta Ethniki. Rimase nella seconda divisione per 3 anni ma a causa di alcuni problemi finanziari societari, il Diagoras fu costretto a ritirarsi dai campionati professionistici. Prese parte nel 2012-2013 al campionato di Delta Ethniki, arrivando ultimo al 12° posto del nono girone e venendo retrocesso nel campionato locale. Nella stagione 2016-17 vinse sia il campionato del Dodecaneso da imbattuto sia la Coppa del Dodecaneso, risalendo in terza divisione. Dalla stagione 2017-18 fino al 2018-19 ha giocato nel campionato di terza divisione, mentre dalla stagione 2019-20 gioca nel campionato di Super League 2.

1 La locuzione greca Γυμναστικος Συλλόγου viene tradotta in italiano, in senso letterale, con associazione ginnastica. È una denominazione comune a molte squadre greche, le quali nei primi anni di vita erano per la maggior parte delle società polisportive, che si occupavano anche degli aspetti culturali delle proprie comunità.

2 La Φιλική Εταιρεία fu una società segreta rivoluzionaria greca, fondata da alcuni mercanti a Odessa nel 1814, con il fine di rovesciare il dominio ottomano nell’Europa sud-orientale e per stabilire uno stato greco indipendente. La pretesa da parte della società del sostegno russo e i suoi ideali fortemente romantici convinsero migliaia di persone a entrare nelle sue fila.

3 Con il termine ιταλοκρατία (italokratía) ci si riferisce, in greco, al periodo della sovranità italiana nel Dodecaneso.

4 L’aggettivo qualificativo Diagorica è un neologismo creato appositamente da noi, per facilitare la traduzione e per sopperire alla mancanza del vocabolario italiano in questo ambito. L’aggettivo fa riferimento a Diagoras di Rodi, l’antico nonché celeberrimo pugile vincitore dei giochi olimpici nel 464 a.C.

5 Il podestà era il capo dell’amministrazione comunale durante il periodo fascista, e corrisponde oggi alla figura del sindaco.

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Università, polizia e proteste: cosa sta succedendo in Grecia?

Una foto degli studenti universitari greci che, indossando dispositivi di protezione individuale, marciano per le strade di Atene per protestare contro la nuova legge governativa, che tra le altre cose stabilisce la presenza di un migliaio di poliziotti all’interno delle università. REUTERS/Alkis Konstantinidis

Premessa doverosa: con questo articolo intendiamo spiegare, al meglio delle nostre possibilità e conoscenze in campo giuridico e sociologico, il funzionamento dell’istruzione greca soprattutto per quanto riguarda gli istituti terziari, vale a dire le università, per cercare di comprendere meglio quello che sta accadendo in Grecia in questo preciso periodo storico. Ripercorriamo in modo approfondito le leggi principali che hanno modificato il quadro istituzionale dell’organizzazione educativa, lungi dall’esprimere giudizi di alcun tipo. Buona lettura, per chi vorrà.

Per spiegare quello che sta succedendo in questi giorni in Grecia, è necessario partire da lontano. In seguito alla caduta della giunta dei colonnelli, causata in parte proprio dalle rivolte del Politecnico di Atene, la prima grande riforma concernente il mondo universitario fu attuata nel 1982, attraverso la legge numero 1268. Approvata dal Parlamento, presieduto dall’allora Primo ministro Kostantinos Karamanlis, la legge stabiliva alcuni principi generali, tra cui anche il cosiddetto “asilo politico” contenuto nel secondo articolo:

Articolo 2: libertà accademica e asilo accademico

  1. La libertà accademica nell’insegnamento e nella ricerca, così come il libero scambio di idee, sono salvaguardate negli istituti di istruzione superiore.
  2. L’imposizione di alcune opinioni e idee scientifiche e l’esclusione di altre, e la conduzione di ricerche riservate non è consentita.
  3. a) Tutte le persone impiegate negli istituti di istruzione superiore, nonché gli studenti, sono liberi di esprimersi collettivamente attraverso i loro sindacati, le cui funzioni devono essere agevolate dall’autorità universitaria.
  4. Per salvaguardare la libertà accademica, la libertà della ricerca scientifica e il libero scambio di idee, viene riconosciuto l’asilo accademico.
  5. L’asilo accademico copre tutti i terreni e gli edifici di livello superiore  istituzioni educative; vieta qualsiasi tipo di intervento di forza pubblica all’interno di questi luoghi senza l’invito o il permesso dell’organo preposto all’istituto di istruzione superiore in questione.

In soldoni, veniva promossa la creazione di sindacati universitari sia per studenti che per docenti, i quali dovevano essere supportati ed aiutati dall’università, e soprattutto veniva stabilito l’asilo accademico (πανεπιστημιακό άσυλο), uno speciale status di protezione valido su tutto il suolo occupato dalle varie strutture universitarie, che impediva l’ingresso da parte delle forze dell’ordine senza l’esplicito consenso da parte del Senato accademico, eccezione fatta in caso di crimini contro la vita. Per completezza, il Senato accademico costituisce un organo collegiale formato da tre persone: il rettore, il rappresentante dello staff di insegnamento e ricerca, il rappresentante degli studenti.

Ma cosa spinse realmente l’assemblea legislativa nazionale ad approvare una legge del genere? La risposta risiede nella precedente esperienza dittatoriale. Il regime dei colonnelli ebbe una storia di interventi militari drastici nell’istruzione terziaria, controllando sia il personale docente che il corpo studentesco. Dal momento in cui Georgios Papadopoulos e gli altri gerarchi si insediarono, nominarono in ciascuna università un commissario governativo che esercitava pieno controllo. Durante il settennato si procedette inoltre all’epurazione del personale accademico, con licenziamenti e prepensionamenti, creando nel contempo un grandissimo numero di nuovi posti lavorativi.

Dopo il collasso della giunta, uno dei temi più dibattuti da parte dell’opinione pubblica fu la riforma totale del sistema educativo a tutti i livelli. Sollecitato dall’influenza dei movimenti studenteschi, il nuovo governo di unità nazionale proseguì con la rimozione degli impiegati fedeli della giunta dall’istruzione terziaria, attraverso con l’atto costituzionale del 3 settembre 1974, relativo al ripristino della legittimità nelle istituzioni educative superiori (AEI). L’atto costituzionale prevedeva sanzioni disciplinari nei confronti di coloro che avevano collaborato con il regime al di là dei propri doveri legali e istituiva la nascita del Consiglio disciplinare speciale, cui compito era esaminare le denunce contro qualsiasi altro accademico che avesse manifestato comportamenti antidemocratici e che avesse aiutato il regime militare in altri modi. Questo corpo speciale comprendeva quattro giudici e quattro accademici scelti dal governo: erano stati tutti perseguitati dalla dittatura. Anche il Ministero dell’Educazione fu assegnato a personalità che avevano preso parte nella lotta contro la dittatura.

Moltissimi studenti decisero di denunciare casi di intimidazioni e violenze al Consiglio disciplinare, che avrebbe dovuto decidere se aprire un procedimento penale nel caso le delazioni fossero state supportate da prove valide. Alla sbarra degli imputati finirono 84 professori e nove assistenti: di questi solo 15 furono assolti, con un totale di 75 docenti rimossi permanentemente dai loro incarichi. I due processi nei confronti dei collaboratori universitari della giunta, organizzati a pochi mesi di distanza l’un l’altro, furono molto importanti. In primis perché furono mobilitati molti giudici, a simboleggiare il desiderio di giustizia da parte dello Stato e, in secondo luogo, perché un ruolo molto importante fu assunto dal corpo studentesco, coinvolto in prima persona nel processo di defascistizzazione delle università. Tuttavia, le cosiddette “purghe” per ristabilire la democratizzazione universitaria, furono messe in atto soltanto per le università, mentre i restanti settori dell’istruzione pubblica non furono toccati e un numero significativo di impiegati nominati durante la Giunta conservarono il proprio posto di lavoro.

Dopo altre vicissitudini legate alla riforma dell’istruzione che impegnarono la neonata Repubblica Greca, che non riportiamo per evitare di dilungarci ulteriormente, terminiamo il nostro piccolo excursus e torniamo alla grande riforma del 1982.

Proprio per evitare di ripetere il tragico epilogo delle rivolte al Politecnico di nove anni prima, la legge numero 1268 fu un enorme passo in avanti rispetto agli anni oscuri dei colonnelli: una legge che stabiliva principi giuridici moderni, democratici e allineati a quelli degli altri paesi europei. Con il passare degli anni, fino ai giorni nostri, l’opzione da parte dei rettori di far entrare le forze dell’ordine è stata esercitata di rado (soltanto 3 volte), principalmente a causa della paura per la propria incolumità fisica e per evitare di istigare maggiori violenze all’interno dei campus.

L’asilo accademico è stato confermato e mantenuto anche con la legge 3549/2007, che ebbe per oggetto la revisione della legislazione riguardante la struttura e il funzionamento degli istituti di istruzione superiore garantendo ulteriormente l’autogoverno degli istituti terziari, aumentando la loro responsabilità sociale e promuovendo ulteriormente la democrazia e la trasparenza nelle loro funzioni.

Il sistema universitario è stato nuovamente oggetto di aspre critiche anche quattro anni dopo quando, la disposizione di legge 3549/2007 contenente la libertà accademica, fu abrogata dalla legge 4009/2011, comunemente nota come legge Diamantopoulou, che prende il nome dall’allora ministro dell’istruzione.

Prima di addentrarci in maniera approfondita nei meandri della legge, lunga e controversa, è giusto porre in chiaro che le università greche sono apparati pubblici, non statali: questo particolare concetto di autonomia, che salvaguarda la libertà accademica e scientifica, è abbinato alla forma di autogoverno attraverso cui vengono gestite le università. L’autogoverno è garantito dalla Costituzione greca, che considera le università come “entità giuridiche di diritto pubblico dotate del pieno potere di autogoverno”; tuttavia, queste istituzioni funzionano sotto il controllo dello Stato e hanno il diritto di essere finanziate da esso e funzionano in conformità con le leggi che riguardano le loro organizzazioni.

Tornando alla legge Diamantopoulou, approvata in Parlamento da PASOK, Nea Dimokratia e LA.O.S., è stata considerata da molti critici come astratta e troppo tecnica. Il tema della “qualità dell’istruzione” è stato la colonna portante del nuovo testo legislativo, il quale richiedeva alle singole università di garantire ai propri studenti certi standard per quanto concerne programmi e premi (borse di studio, sovvenzioni, etc), oltre ad un maggiore impegno nello sviluppo di una cultura che riconosca l’importanza della qualità e della garanzia della qualità nel loro lavoro. La sensazione di molti accademici è che il concetto di qualità fosse stato in qualche modo reso “predefinito”, un termine trascendentale privo di un reale significato, basato esclusivamente sui parametri internazionali richiesti senza nemmeno tenere conto del contesto socio-culturale locale.

Per quanto riguarda invece il lato economico, in primis la legge stabiliva l’introduzione di tasse universitarie: una novità assoluta, in quanto prima di allora l’istruzione era sempre stata gratuita e pubblica. In secondo luogo, riduceva il già modesto finanziamento statale, costringendo gli istituti a cercare finanziamenti nel settore privato.  Sono state apportate anche altre modifiche: l’asilo accademico veniva abolito e veniva modificato perfino l’autogoverno degli istituti, con la gestione dell’università che passava nelle mani di membri al di fuori della comunità accademica e, ultimo ma non meno importante, si istituiva la riorganizzazione dei curricula sulla base di un approccio strumentale, in modo che gli studenti acquisissero capacità e competenze per ricoprire posizioni necessarie nel mercato del lavoro ma anche nella stratificazione sociale prescritta.

È meritevole di approfondimento la questione legata al governamento dell’università. L’articolo 8 comma 1 della nuova legge istituisce il Consiglio dell’Istituzione, un nuovo organo che supervisionerà e approverà le dinamiche interne degli istituti, governando de iure l’università. Il consiglio è composto da quindici o nove membri, a seconda delle dimensioni dell’università. Otto (o cinque) sono membri della comunità accademica e sette (o quattro) sono membri esterni che non hanno alcun rapporto organico con l’istituzione. Questa clausola violava l’autogoverno tutelato dalla costituzione dell’università introducendo al suo governo persone estranee all’istituzione. Oltre ciò, il nuovo modello amministrativo tiene fuori dalla governance la maggioranza dei docenti universitari (docenti e assistenti) in quanto possono eleggere ma non essere eletti (sono ammessi alla carica solo assistenti a tempo pieno e professori associati), e riduce al minimo la partecipazione degli studenti. Il Senato accademico viene relegato a un ruolo meramente consultivo.

È opportuno ricordare che questa riforma fu approvata in uno dei momenti più bui per la Grecia negli ultimi 50 anni: poco meno di due anni prima il primo Ministro Giorgos Papandreou aveva rivelato la falsificazione dei bilanci economici, approvati dai precedenti governi, con l’obiettivo di entrare a far parte dell’Unione Europea. Il debito pubblico inizia a crescere ma non attrae gli investitori, si dà il via alla prima di una lunga serie di prestiti economici e misure di austerità. La riforma dunque rientra in un più largo piano, portato avanti dal partito PASOK, per cercare di fermare l’emorragia economica interna, spingendo sempre di più l’università nelle mani del settore privato. La legge Diamantopoulou rientra nella celeberrima “rivoluzione dell’evidenza”, propugnata dall’ex Primo Ministro Giorgios Papandreou, che avrebbe dovuto spalancare le porte a una nuova epoca.

L’università viene così trasformato in un mezzo per raggiungere il fine; la sua ricerca, le sue missioni ed obiettivi verranno in gran parte dettati dalle esigenze del mercato, mentre lo Stato si divincola dalle proprie responsabilità stabilite nell’articolo 1 della legge 1268/1982, di cui vi abbiamo parlato prima.

In seguito all’approvazione della legge Diamantopoulou, la reazione da parte degli studenti universitari è stata molto forte. Trecentocinquanta facoltà occupate per un mese, disordini contro le forze dell’ordine, impossibilità di svolgere lezioni e/o esami. La Federazione delle associazioni degli insegnanti universitari (POSDEP), assieme al personale docente della facoltà di economia di Atene, si opposero alle modifiche legislative ma al contempo condannarono le proteste che, a detta loro, non potevano rappresentare un alibi per l’interruzione del funzionamento delle istituzioni. La ministra Diamantopoulou, vista e considerata la situazione paralizzante, si rivolse sia ai manifestanti che ai docenti: avvertì gli studenti coinvolti nelle proteste che non sarebbero stati accreditati per il primo semestre, che sarebbe dovuto iniziare ad ottobre, in caso avessero continuato a scioperare e, in secondo luogo, esortò i professori a chiamare la polizia per sfrattare gli studenti, in quanto l’asilo accademico era stato abrogato. La riluttanza da parte del corpo docente evitò quest’ultima opzione, temendo possibili ritorsioni e ulteriori danni.

Molti rettori, vicerettori e professori senior rifiutarono di far parte degli organi a cui fu affidata la responsabilità di attuare le nuove disposizioni legislative entro periodi specifici e ristretti. In particolare, la legge prevedeva la partecipazione di due ex rettori e tre ex vice-rettori ai comitati ad interim di ciascuna università, i quali avrebbero dovuto eleggere i membri dei nuovi consigli di amministrazione, che dal 2011 governeranno le università.

Tra gli accademici boicottanti c’erano Konstantinos Moutzouris e Gerasimos Spathis, rispettivamente ex rettore e vicerettore del Politecnico di Atene. Moutzouris rivendicò motivi personali alla base della sua non partecipazione al comitato di cinque membri, mentre Spathis invitò i suoi colleghi professori a rifiutarsi di partecipare in modo tale che la legge divenisse inattuabile. Spathis, inoltre, affermò che la modifica alla legislazione non solo era incostituzionale, ma avrebbe portato “conseguenze traumatiche” per il contenuto e la sostanza degli studi universitari e avrebbe riportato le università “a un periodo di oligarchia e ad un modello di gestione autocratico”.

La condanna più forte nei confronti delle riforme di Diamantopoulou arrivò dal Senato dell’Università di Creta, che affermò che la nuova legislazione aveva sovvertito il concetto di università e tentato di sostituirlo con un’istruzione superiore di tipo collegiale, basata sulla fornitura di determinati programmi di studio piuttosto che su conoscenze scientifiche fondamentali.

Christos Papoutsis, l’allora ministro per la protezione dei cittadini, accusò i rettori di favorire le occupazioni studentesche nel tentativo di “resistere alla modernizzazione tentata dal governo”.

I problemi politici di Diamantopoulou, tuttavia, non si limitarono all’istruzione universitaria. Gli alunni delle scuole primarie e secondarie scoprirono di non avere libri quando tornarono a scuola il 13 settembre. La motivazione ufficiale fu che i funzionari si dimenticarono di farli stampare, mentre la critica insinuò che si trattasse di una misura di risparmio sui costi. La situazione fu arginata con delle fotocopie dei capitoli per coprire il periodo fino a Natale, quando i libri furono pronti a un costo stimato cinque volte superiore alla stampa dei libri.

Facendo un passo avanti fino a tempi più recenti, nel 2017 la norma sull’asilo accademico è stata ripristinata con l’adozione della legge 4485/2017 durante il governo del partito Coalizione della Sinistra Radicale (SYRIZA), la cui ascesa al potere nelle elezioni legislative di gennaio e settembre 2015 sembra essere vista da molti osservatori come una reazione alle politiche economiche imposte dall’U.E., come la “troika europea” (insieme di creditori composto dalla Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale).

Questa legge stabiliva che l’anno accademico del secondo di ciclo di istruzione (scuole superiori, inclusi licei, istituti tecnici e professionali) inizia il primo settembre e termina il 31 agosto dell’anno successivo, suddividendo il programma educativo di ogni anno accademico in due semestri. Un sistema quasi identico a quello in vigore in Italia. Inoltre, il regolamento del programma del secondo ciclo prevede la frequenza a tempo parziale per studenti lavoratori e non lavoratori. La durata non dovrebbe essere superiore al doppio della durata del programma a tempo pieno.

Vengono inoltre classificati i vari dipartimenti delle università, divisi in quattro ambiti:

  1. Scienze umanistiche e diritto e scienze sociali, che comprendono: filologia, diritto, sociologia, lingue straniere
  2. Scienze naturali e tecnologiche, che comprendono: matematica, fisica, architettura, ingegneria civile
  3. Salute e scienza della vita, che comprendono: medicina, farmacia, odontoiatria, biologia
  4. Scienze economiche e informatiche, che comprendono: economia, amministrazione aziendale, contabilità e finanza

Dopo una tortuosa e approfondita analisi delle modifiche legislative passate, arriviamo finalmente alle elezioni parlamentari del 2019, valide per eleggere i 300 membri del Parlamento ellenico (organo monocamerale). La legislatura guidata dal Primo ministro uscente Alexis Tsipras, in realtà, sarebbe dovuta durare qualche altro mese, ma in virtù della vittoria del partito di centro-destra Nea Dimokratia alle elezioni europee tenutesi a maggio 2019, venne deciso  di indire nuove elezioni subito. Le elezioni (le prime da quando l’età per votare è stata abbassata a 17 anni) non tradirono le attese ed il partito ND guidato da Kyriakos Mitsotakis ottenne il 40% dei voti, ottenendo la maggioranza assoluta e vincendo 158 seggi.

In campagna elettorale uno dei temi più dibattuti era l’asilo accademico, che ND avrebbe abolito in pochi mesi e che fu reso un fulcro all’interno dei piani per migliorare la sicurezza pubblica. Il neo Primo ministro Mitsotakis si era espresso duramente a riguardo, asserendo che la vecchia legge che garantiva l’asilo accademico ha trasformato i campus in covi di criminalità e in zone interdette alla polizia.

Non vogliamo la polizia all’università. Tuttavia, vogliamo sbarazzarci degli hoodies che sorvegliano le vite degli studenti – riferendosi ai sedicenti anarchici che spesso cercano rifugio negli edifici del campus. Durante la tipica vita di uno studente, (lui/lei) vedrà facoltà controllate da diversi gruppi, droghe e scantinati pieni di bombe a benzina e hoodies.

L’opinione pubblica si divide: da una parte abbiamo la fazione secondo cui l’asilo accademico abbia contribuito a creare una cultura della violenza e che non sia più utile, dall’altra parte abbiamo l’idea che la legge sull’asilo sia parte integrante e sana della democrazia, descritta come una garanzia della libera circolazione delle idee.

Nell’agosto 2019, come prima azione ufficiale del nuovo govrno, la norma sull’asilo accademico viene nuovamente abrogata dalla legge 4623/2019: l’opposizione afferma che l’abrogazione totale della norma sull’asilo sia anticostituzionale, violando l’articolo 16 della Costituzione che sancisce il diritto all’istruzione, alla libertà accademica e alla libertà di insegnamento; Nea Dimokratia sostiene invece che l’articolo 16 non garantisce esplicitamente l’asilo accademico e che è obbligo costituzionale del governo proteggere l’attività accademica da interruzioni, le quali secondo loro sono causate a volte come conseguenza dell’abuso della norma sull’asilo.

In un paese economicamente allo stremo dopo un decennio di crisi e misure di austerità, e che certamente non è nuovo a proteste e dimostrazioni popolari (a prescindere dagli ultimi tempi), la rabbia da parte degli studenti universitari si fa sentire nuovamente, assumendo forme violente. Nonostante la nuova legge, teppisti e gruppi anarchici hanno continuato a terrorizzare la comunità accademica in Grecia. Uno degli attacchi più significativi è accaduto quattro mesi fa, ad ottobre 2020, quando il decano di Economia e Commercio dell’Università di Atene, Dimitris Bourantonis, è stato tenuto prigioniero e costretto a tenere un cartello in mano con la scritta “Solidarietà agli occupanti” dai suoi aggressori. Il gruppo di anarchici ha inoltre saccheggiato il suo ufficio, distruggendo attrezzature e mobili, dipingendo le pareti con le bombolette spray con simboli anarchici.

L’immagine del professore Dimitris Bourantonis che, in ostaggio del gruppo anarchico, tiene legato al collo un cartello con scritto “solidarietà agli occupanti”.

Per arginare definitivamente il problema delle violenze nei campus, lo scorso mese è stato redatto e presentato dai ministri Kerameus (Istruzione) e Chrysochoidis (Protezione civile) un disegno di legge che ha per oggetto la riforma universitaria. Il progetto di legge propone limiti di ulteriori due anni per coloro che completano lauree quadriennali e tre anni supplementari per coloro che frequentano programmi che durano più di quattro anni. Ma il vero punto cardine della riforma riguarda la sicurezza all’interno dei campus: essa prevede la presenza di 1.000 guardie in divisa e disarmate nei campus universitari greci. Queste guardie risponderanno alle forze di polizia greche e avranno compiti simili a quelli della polizia. Inoltre, l’ingresso ai campus universitari sarà più controllato e potrebbe includere sistemi di sicurezza e controlli.

Lo scorso 11 febbraio si è tenuto, in Parlamento, il dibattito sul disegno di legge, che ha visto venire approvata la riforma, divenuta legge. Fuori dal palazzo Reale di piazza Syntagma circa 5.000 persone, perlopiù studenti universitari, si sono radunati per marciare ed esprimere il loro dissenso; duecento persone hanno cercato il contatto con le forze dell’ordine, ingaggiando una sassaiola con la polizia antisommossa. Sono stati usati gas lacrimogeni per disperdere le proteste, con la polizia che ha arrestato 52 persone. Le forze dell’ordine sono state criticate dopo che, sui social media, sono circolati video in cui alcuni agenti spingevano violentemente alcuni fotoreporter; uno di loro è stato picchiato mentre riprendeva le proteste.

I dimostranti sembrano non avere intenzione di fermarsi: la situazione è critica, ora tocca al governo cercare di evitare che le proteste degenerino come accadde nel 2008 in seguito all’uccisione del 15enne Alexandros Grigoropoulos, quando causarono centinaia di milioni di euro di danni.

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Il piatto Giakoumakis raccontato dalla proprietaria del ristorante che lo ha inventato

Le 20 reti (con due poker e una tripletta) nelle prime 19 giornate in Eredivisie hanno portato Giorgos Giakoumakis ad essere nel giro di pochi mesi l’idolo del VVV-Venlo. Il ristorante greco Kreta, situato proprio nella città limburghese, nella mattinata di ieri ha pubblicato sui propri social un nuovo piatto (gyros e bifteki con insalata, tzatziki, riso e patate a 15€) battezzandolo proprio col nome Giakoumakis. Abbiamo intervistato Elena Tsatsou, proprietaria dell’attività, che in queste ore ha avuto un notevole risalto dal punto di vista mediatico, con l’iniziativa citata da numerosi siti greci e anche dal De Telegraaf.

«Sapevo dell’esistenza di un calciatore greco qui a Venlo. Alcuni clienti mi mandavano dei messaggi su Facebook dicendo quanto fosse forte e proponendomi di dare il nome di Giakoumakis a un piatto. All’inizio non ho dato così tanta importanza, poi me lo chiedeva sempre più gente e mi sono detta: “Non sarebbe una brutta idea, così vengono più persone a guardare la pagina per la nostra offerta”. Così ieri mattina ho pubblicato il piatto speciale sulla pagina del nostro ristorante». Ed è stato un successone, con quasi 200 reazioni, 90 commenti e 45 condivisioni solo su Facebook.

Questa chicca è arrivata anche alle orecchie dello stesso Giorgos Giakoumakis: «Sempre ieri gli abbiamo scritto su Instagram, parlandogli del piatto e dicendogli che eravamo fieri di lui. Ci ha risposto ringraziandoci e promettendoci di passare a trovarci nei prossimi giorni: ora non saprei se è stato solo gentile o se effettivamente verrà qui» ci dice Elena, che rivela anche un altro retroscena: «Un nostro cliente olandese, tifoso pazzo di Giakoumakis, voleva regalare al giocatore un poster, chiedendo anche a noi di contribuire. Noi gli abbiamo offerto una cena per due nel nostro ristorante, ma sfortunatamente è arrivato il lockdown (nei Paesi Bassi i ristoranti sono chiusi al pubblico dallo scorso 15 ottobre, ndr) e non ha fatto in tempo».

«Solo nella giornata di ieri, dopo il nostro post, abbiamo avuto tantissimi ordini nel nostro ristorante. – prosegue Elena Tsatsou – Questo ci aiuta sia economicamente che dal punto di vista dell’immagine. Addirittura gli olandesi ci mandavano messaggi con gli articoli greci su di noi. Sinceramente non me l’aspettavo tutto questo clamore, lo volevo fare solo per strappare qualche risata ma si è rivelato un grande successo».

Il ristorante Kreta collabora con il servizio online di ordinazione e consegna pasti InVenlo, il quale andrà dalla società del VVV «affinché Giakoumakis possa venire da noi a ritirare il piatto dedicato a lui. Oppure potrebbe, con la sua bicicletta, portare come fattorino il suo piatto ad un tifoso».

Quindi l’interessante operazione marketing sul giocatore greco potrebbe non finire qui.
E la scorsa settimana è approdato al VVV-Venlo, in prestito dall’Ascoli, anche l’ex Panathinaikos Christos Donis: chissà se anche lui verrà adorato dai tifosi gialloneri…

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Kostas Mitroglou, il ritorno del figliol prodigo

Come vi avevamo anticipato qualche giorno fa, la notizia che ha infiammato questa sessione di mercato invernale è indubbiamente il ritorno di Konstantinos Mitroglou in Grecia. Con l’ufficialità del trasferimento, il bomber classe ’88 torna in patria legandosi all’Aris, firmando un contratto di un anno e mezzo.

Con questo articolo cercheremo di ripercorrere la carriera di uno dei giocatori greci più prolifici dell’ultimo decennio, che vanta un palmarés internazionale degno di nota.

Mitroglou nasce il 12 marzo 1988 a Kavala, città situata nella Macedonia orientale. I genitori, a pochissimi anni di distanza dalla nascita di Kostas, decidono di trasferirsi in Germania a causa di difficoltà economiche, in una cittadina vicino Duisburg. Si approccia subito al mondo del calcio: già dall’età di cinque anni era solito calciare il pallone insieme al papà, il quale aveva giocato come portiere con la squadra dilettantistica del quartiere. A 11 anni impressiona tutti, segnando 24 goal in 16 partite con il Maura Poulia. Dei suoi notevoli numeri se ne accorge il Duisburg, che nel 2001 lo rileva, facendogli firmare il suo primo contratto professionistico; Kostas viene aggregato nell’under 17, mentre la prima squadra rimane stabilmente nella Zweite Bundesliga, il secondo livello del campionato tedesco, piazzandosi sempre a metà classifica.

Nel 2005 lascia il Duisburg per unirsi al Borussia Mönchengladbach: anche qui continua la sua trafila tra le giovanili del club, dove colleziona 23 presenze in due stagioni. Nel 2007 arriva anche la prima convocazione della nazionale greca per l’Europeo under 19, disputato in Austria. La Grecia, grazie al tandem offensivo Mitroglou-Ninis, arrivò in finale dove però dovette arrendersi alla Spagna, che grazie a un goal di Parejo portò a casa il trofeo. Mitroglou riuscì a segnare tre goal in tutto il torneo, aggiudicandosi il titolo di capocannoniere insieme al tedesco Ben Hatira e al francese Monnet-Paquet.

In patria il suo nome inizia a farsi largo, in molti si accorgono di lui. L’Olympiacos brucia la concorrenza e lo acquista, versando nelle casse del club tedesco una cifra intorno ai 200.000 euro. Nel luglio 2007, all’età di 19 anni, Mitroglou torna in patria dopo tanti anni, firmando un contratto quinquennale. Si unisce subito alla prima squadra, allenata al tempo da Takis Lemonis, prendendo parte al ritiro estivo a Seefeld, Austria. Nonostante le iniziali difficoltà, dovute in gran parte alla scarsa conoscenza della lingua greca, le qualità del centravanti non fanno affatto fatica ad emergere. Segna il suo primo goal con i kokkini nella partita di Kypello Elladas contro il Diagoras, vinta per 2-1: sulla fascia di destra Galletti salta un avversario e crossa in mezzo, un difensore della squadra di casa colpisce la palla di testa e la regala a Mitroglou che, all’altezza del dischetto, calcia di prima gonfiando la rete.

Arriva anche il primo goal in Super League nella partita casalinga vinta 4-0 contro il Levadiakos. A fine stagione, colleziona dodici presente accompagnate da 4 goal e un assist. Vince campionato (il 36esimo per l’OSFP) e Supercoppa, vinta per 1-0 contro il Larissa, proprio grazie ad un suo goal. Come inizio è promettente.

Nella stagione successiva, quella 2008/2009, Ernesto Valverde viene appuntato come nuovo allenatore dell’Olympiacos. Il coach spagnolo non apprezza del tutto le caratteristiche tecniche di Mitroglou, a cui preferisce un profilo più dinamico, in virtù della sua idea di un calcio offensivo. Sebbene ci siano motivazioni di tipo tecnico-tattico alla base delle scelte di Valverde, il carattere ribelle del calciatore non ha aiutato. Già, perché la stampa greca al tempo lo aveva descritto come quel tipo di giocatore che, non appena entra in campo, si immerge in un mondo tutto suo, senza prestare troppa attenzione a quello che lo circonda. Un tipo di calciatore non troppo ligio alle regole, a cui non bisogna porre delle “restrizioni” per controllare la sua incontrollabile spontaneità. Gli veniva anche attribuita una peculiare “audacità calcistica”, caratteristica molto ricercata dagli allenatori, una dote comune a pochi. Sul piano personale invece veniva descritto come una persona a cui piace molto fare scherzi, che sfodera tagli di capelli discutibili e che, più in generale, è molto allegra.

Questa descrizione comportamentale, che tra le altre cose non rappresenta una novità per gli amanti del calcio (di calciatori esuberanti se ne sente parlare spesso), potrebbe non aiutarvi ad inquadrare in toto il soggetto. Due episodi, di cui uno accaduto durante la stagione 2008/2009 e il secondo (ve ne parliamo tra poco) durante la stagione successiva, possono chiarirvi le idee. Il 13 agosto 2008 i kokkini affrontano l’Anorthosis, nella partita valida per l’andata del terzo turno di qualificazione di Champions League. La trasferta a Cipro si trasforma in una disfatta: l’Olympiacos perde con un sonoro 3-0. Ma, come se la pesante sconfitta non bastasse, Mitroglou butta benzina sul fuoco e manda su tutte le furie Valverde. Sul 2-0 per i padroni di casa, il direttore di gara fischia un calcio di rigore a favore della squadra del Pireo: Valverde vorrebbe che fosse Đorđević a calciare il rigore, ma Mitroglou si impunta, prende il pallone e decide di calciare lui. Rincorsa, calcia col piattone sinistro ma il pallone sbatte sul palo. L’allenatore spagnolo va su tutte le furie, i rapporti tra i due si congelano. Se già prima di questo episodio Mitroglou non era nelle grazie dell’allenatore, adesso la situazione diventa ancor più complessa. Una stagione da dimenticare, quella 2008/2009, durante la quale il centravanti colleziona 16 partite (spalmate in quattro competizioni diverse: campionato, Kypello Elladas, Coppa UEFA e qualificazione Champions League) condite da solo 3 goal.

A giugno 2009 la società biancorossa decide di non rinnovare il contratto a Valverde, in seguito a una disputa di natura economica. L’allenatore georgiano Temuri Ketsbaia prende il suo posto, e la situazione di Mitroglou diventa subito più distesa. Anche Zico, che aveva sostituito Ketsbaia sulla panchina, credeva nelle qualità del centravanti facendolo sentire parte integrante del progetto. Nel frattempo Kostas migliora anche il suo greco, parlandolo quasi perfettamente, ma non è in grado di leggere o scrivere la lingua: non legge mai quotidiani sportivi greci, ma solo quelli tedeschi.

L’avventura di Ketsbaia al Pireo è davvero breve: a settembre 2009, nonostante la squadra stesse andando bene in campionato e non avesse subito nemmeno un goal con il georgiano in panchina, il malumore dei tifosi forza la mano alla società, che lo esonera e lo rimpiazza con Zico. La rosa, che fu falcidiata dagli infortuni, sotto la guida del coach brasiliano riuscì a passare il girone di Champions League e ad approdare agli ottavi, ma a metà gennaio dopo una serie deludente di partite perse anche Zico fu esonerato;  a prendere le redini della squadra fu chiamato Bandović. A febbraio i kokkini escono dagli ottavi di Champions, eliminati dal Bordeaux, e conclusero il campionato stanziandosi al secondo posto, alle spalle del Panathinaikos campione.

Il secondo episodio di cui vi accennavamo prima concerne la sua esultanza dopo i goal: era solito incrociare le mani sul petto a forma di pistola. Per questo gli venne affibbiato il soprannome di “pistolero”. Tuttavia, all’allora patron dell’Olympiacos Sokratis Kokkalis, l’esultanza era sembrata un po’ esagerata, ed aveva parlato in privato col calciatore, chiedendogli di cambiare il modo di festeggiare. Il 22 novembre 2009 va in scena al Karaiskakis il derby tra Olympiacos e Panathinaikos, vinto per 2-0 dagli erithrolefki grazie alla doppietta di Mitroglou che, inevitabilmente, festeggia facendo l’esultanza del pistolero. Kokkalis, che a fine stagione si dimetterà dal ruolo di presidente, carica ricoperta per ben vent’anni, in seguito alla reiterata esultanza del centravanti decise di non intervenire. Nonostante la stagione non portò alcun trofeo, Mitroglou era tornato ad essere titolare inamovibile, giocando 26 partite in campionato, tutti i playoff e quasi tutte le partite di Champions, partite di qualificazione comprese.

La stagione 2010/2011 è fondamentale per i tifosi dell’Olympiacos: la società passa nelle mani della controversa figura di Evangelos Marinakis, il quale richiama Valverde sulla panchina e investe sul mercato. Alla corte dell’allenatore spagnolo arrivano infatti giocatori di un certo calibro, come Riera, Ibagaza, Mirallas, Pantelić e Modesto. Nei primi quattro mesi di campionato Mitroglou colleziona solo 4 presenze, fa fatica a trovare spazio e a gennaio 2011 viene mandato in prestito al Panionios per sei mesi. A Nea Smirne riabbraccia Takis Lemonis, il quale lo schiera subito titolare nell’impegnativa trasferta a Salonicco contro l’Aris. Il Panionios, a secco di vittorie da sei partite, sbanca il Vikelidis per 2-0 grazie alla doppietta di Mitroglou. Poco dopo la sua partita d’esordio, viene di nuovo schierato nell’undici titolare nella partita interna contro il Panathinaikos, il 23 gennaio: Mitroglou segna la rete del vantaggio con un colpo di testa, per festeggiare si toglie la maglia e si abbassa i pantaloncini mentre corre verso il settore occupato dagli ultras dei Panthers, lanciando la maglietta sugli spalti. Abbassandosi i pantaloncini mette anche in bella mostra la sua biancheria intima, facendo infastidire i giocatori del tryfilli, che considerano il gesto provocatorio. Non avendo più a disposizione la maglia per giocare, che è finita tra gli spalti occupati dagli ultras del Panionios, il magazziniere è costretto a fare uno sprint negli spogliatoi per portargliene una nuova. La stagione termina con 16 presenze (delle quali 11 con il Panionios) e 9 goal (di cui 8 con il Panionios). Numeri impressionanti, ma al Pireo la sua assenza non si fa sentire: l’Olympiacos vince il campionato con tredici lunghezze dal Panathinaikos.

La stagione 2011/2012 è molto simile a quella precedente: Valverde rimane in panchina, mentre Marinakis rinforza di nuovo la rosa acquistando Makoun, Orbaiz, Marcano, Djebbour e Abdoun. Per Mitroglou c’è ancora meno spazio della stagione prima, per questo viene mandato in prestito per un anno all’Atromitos. Con Donis in panchina, la squadra di Peristeri fa una stagione straordinaria, concludendo il campionato al terzo posto e aggiudicandosi per la prima volta l’accesso alle qualificazioni di Europa League. L’Atromitos riesce anche ad arrivare in finale di Kypello Elladas, persa proprio contro l’Olympiacos. Mitroglou viene votato come miglior giocatore dell’anno della Super League, segnando 16 reti, dietro soltanto a Mirallas, capocannoniere con 20 goal.

Le due stagioni successive sono il trampolino di lancio per la carriera di Mitroglou: torna all’Olympiacos, che intanto ha sostituito Valverde con Leonardo Jardim, sgomita con Djebbour per il posto da titolare. Nella stagione 2012/2013 raccoglie ben 42 presenze, in campionato realizza 11 goal ma è protagonista assoluto nei gironi di Champions League; l’Olympiacos si piazza terzo e abbandona la competizione con 9 punti, ma Mitroglou segna come un vero goleador: realizza il goal vittoria del 2-1 sul Montpellier, il goal del momentaneo 1-1 all’Emirates Stadium e il 3-1 nella vittoria casalinga contro il Montpellier.

Ma il vero punto di rottura nella sua carriera è rappresentato dalla stagione 2013/2014. Realizza la prima tripletta della sua carriera il 1 settembre contro il Levadiakos, nella vittoria esterna ottenuta per 5-0. Segna la sua seconda tripletta due settimane dopo, nel 4-0 rifilato allo Skoda Xanthi, diventando il primo giocatore nella storia dell’Olympiacos – così come della Super League in generale – a segnare due triplette consecutive, avendo anche segnato in una partita internazionale tra queste due partite. Stufo di segnare triplette solo in campionato, Mitroglou alza il tiro e si ripete anche in Champions League: l’Olympiacos vince 3-0 in Belgio contro l’Anderlecht grazie alla tripletta di Kostas. Il centravanti, in stato di grazia, quattro giorni dopo segna di nuovo una tripletta, questa volta in campionato, nella vittoria per 6-0 contro il Veria. Tra campionato e Champions League, in appena quattro mesi, aveva realizzato 17 goal e un assist: numeri da capogiro. Le prestazioni del calciatore non potevano passare inosservate, e nel mercato invernale il Fulham acquista il cartellino di Mitroglou per la cifra record di 12 milioni di sterline, l’acquisto più costoso nella storia del club inglese. Il 31 gennaio 2014 firma un contratto di quattro anni e mezzo.

Kostas sbarca a Londra per la sua nuova avventura, ma seconda metà di stagione con la nuova squadra non andò come sperato: Mitroglou ebbe problemi muscolari e riuscì a giocare soltanto tre partite. Il Fulham a fine stagione retrocesse.

Nell’agosto 2014 il Fulham decide di mandarlo in prestito per un anno all’Olympiacos, con il quale vince sia campionato che coppa, segnando sedici goal in ventiquattro partite. In Champions League segna il goal del 3-1 all’Atletico Madrid, realizza l’assist per il goal di Kasami nella vittoria interna contro la Juventus per 1-0 e un goal nella partita vinta contro il Malmo per 4-2.

Il 6 agosto 2015 viene girato in prestito al Benfica per un anno. In Portogallo disputa un’ottima stagione: forma la coppia d’attacco con Jonas, segnando 29 goal in due. Il  20 febbraio 2016, segnando il primo goal nella vittoria per 3-1 contro il Paços de Ferreira, va a segno in 7 partite di fila; l’entusiasmo dei tifosi delle Águias per aver ritrovato un centravanti così prolifico è tanto: così tanto che, a fine partita, un tifoso del Benfica fa invasione di campo, arriva davanti a Mitroglou, si inginocchia e tenta di lustrargli gli scarpini con la sua sciarpa. Con gli encarnados vince il campionato, e nell’estate 2016 la società decide di riscattarlo dal Fulham, pagando 7.000.000 di euro, facendogli firmare un contratto quadriennale.

Dopo il riscatto, nell’estate 2016 si appresta a disputare la seconda stagione con o glorioso: termina la stagione con sedici goal, quattro in meno rispetto alla sua prima stagione, ma mantiene un ottima media di rendimento. Trascina la squadra alla vittoria del nuovo campionato e della Taça de Portugal, la coppa nazionale. In quest’ultima competizione è particolarmente determinante, riuscendo a mettere a segno la sua prima tripletta nei quarti di finale contro il Leixões (partita vinta per 6-2) e una doppietta nella semifinale d’andata contro l’Estoril.

Dopo due ottime stagioni in Portogallo, attira l’interesse dell’Olympique Marsiglia, che lo rileva dal Benfica per 15 milioni di euro. La stagione 2017/2018, tuttavia, è indubbiamente influenzata dai 3 infortuni: il primo, un infortunio muscolare subito a fine luglio, lo mette K.O. per 2 mesi impedendogli di svolgere un’adeguata preparazione precampionato; il secondo e il terzo, invece, sono legati a dei problemi al tendine d’achille che lo tengono fuori per circa un mese e mezzo nella seconda parte della stagione. Ciononostante, riesce comunque a collezionare 19 presenze in campionato e 3 in coppa, realizzando rispettivamente 9 e 3 reti.

La stagione successiva dovrebbe essere quella del riscatto, ma a gennaio viene prestato fino a fine stagione al Galatasaray. A fine stagione altro prestito, questa volta in Olanda, al PSV. Entrambe le sue ultime esperienze hanno in comune una quantità irrisoria di presenze e di goal.

La sensazione è che, infortuni a parte, nell’ultima parte della sua carriera sia entrato in un circolo di prestiti senza né capo né coda. Tutto inizia in corrispondenza della sua seconda stagione al Marsiglia, quando viene allenato (per pochi mesi) dal nuovo allenatore, Villas Boas, che decide di metterlo alla berlina e di escluderlo definitivamente dal progetto mandandolo in prestito. I motivi della sua esclusione sono misteriosi, soprattutto se si dà una rapida occhiata al reparto offensivo del Marsiglia, a prescindere da posizioni in classifica o raggiungimenti europei. Il tecnico portoghese ha preferito riporre completa fiducia in Dario Benedetto, centravanti argentino ex Boca Juniors, sebbene questa scelta non abbia risolto la carenza di goal della squadra: la sensazione degli addetti ai lavori è che il Benedetto visto alla Bombonera non sia lo stesso del Velodrome. Nonostante Mitroglou sia più lento, abbia più nonchalance e sia meno tecnico dell’argentino, in area di rigore è una macchina da goal implacabile. Anche le statistiche volgono a favore di Mitroglou: il rapporto tra goal segnati e minuti giocati vede l’attaccante greco nettamente superiore rispetto all’argentino (Mitroglou 1 goal ogni 120 minuti, Benedetto 1 goal ogni 229 minuti). Mentre si può criticare il calciatore, non si può fare lo stesso con la sua professionalità, la dedizione al club e la sua persona, che è maturata moltissimo in questi anni; nonostante sia stato tagliato fuori dalla rosa e mandato in prestito per un anno e mezzo, non si è mai lamentato né attraverso i social network né attraverso interviste. Mai una parola fuori posto, anche se ha avuto più volte l’opportunità di seminare discordia, chiedendo magari un trasferimento o un confronto con l’allenatore. Ha aspettato pazientemente un’opportunità che non è mai arrivata.

Mitroglou è fuori condizione, non gioca dallo scorso marzo, ma l’Aris aveva iniziato a sondare il terreno già da qualche giorno. L’arrivo di Milik, che dovrebbe rimpiazzare il greco, ha facilitato le trattative. Il presidente dell’Aris Karipidis ha pubblicato un paio di giorni fa sul suo profilo Instagram una storia, che ritrae Mitroglou con la divisa da gioco dell’Aris, con tanto di scritta in inglese “done deal”. Ieri pomeriggio è sbarcato a Salonicco, questa mattina ha svolto le visite mediche: l’Aris ha concluso un grande trasferimento, aveva bisogno di un attaccante di peso e lo ha trovato in Mitroglou, che dovrà ritrovare la giusta forma fisica per poter continuare a dire la sua. In fondo, in Grecia ha sempre giocato bene, e potrebbe essere l’occasione per lui di rientrare nel giro della nazionale.

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Qualificazioni Qatar 2022, parte seconda: cosa ne pensano i nostri avversari?

In seguito al sorteggio per le qualificazioni europee a Qatar 2022, che avevamo seguito in diretta qui, abbiamo intervistato giornalisti che scrivono nei paesi che affronteranno la Grecia a partire dal prossimo marzo, quindi Spagna, Svezia, Georgia e Kosovo.

Nella seconda parte di questa intervista abbiamo sentito Giorgi Sanadze dalla Georgia, giornalista e presentatore sportivo presso Euronews Georgia, e Mirko Calemme, corrispondente italiano di AS, quotidiano sportivo spagnolo tra i più venduti. Un modo per capire il punto di vista esterno sul girone di qualificazione e anche la Nazionale greca di John van ‘t Schip.

Cosa avete pensato appena avete visto il girone?

Giorgi Sanadze: Ho pensato che fosse “troppo” per noi, ma lotteremo per il secondo posto e giocare contro alcune delle migliori nazionali europee sarà una grande esperienza per i nostri giovani giocatori come Kvicha Kvaratskhelia, Giorgi Chakvetadze e altri.

Mirko Calemme: Senza dubbio non sarà un girone semplice, per vari motivi: quello tecnico, innanzitutto, poiché passerà soltanto la prima classificata del girone; bisognerà assolutamente battere la Svezia, che è la rivale più seria, o la più complessa almeno sulla carta. Altrimenti, riuscire a strappare un biglietto per il Qatar diventerebbe, come è stato definito su AS, un martirio quasi biblico. Oltre questo, ci sono difficoltà di tipo istituzionale, burocratiche, diplomatiche, in quanto la Spagna è uno di quei paesi che non riconosce il Kosovo; già ci furono problemi in passato con la Federazione spagnola per questo tema, in quanto in teoria negli stati spagnoli (comunidades autónomas, ndr) non dovrebbe essere mostrata la bandiera del Kosovo né dovrebbe essere suonato il suo inno. E’ un tema diplomatico che nel giorno del sorteggio è stato molto dibattuto.

A cosa può puntare la Grecia e chi è il giocatore che temete maggiormente nella Nazionale greca?

Giorgi Sanadze: Penso sia ovvio che per la Grecia l’obiettivo sarà almeno il secondo posto. Possono anche lottare per il primo posto nel gruppo con il potenziale che hanno nella loro formazione. Non vorrei specificare giocatori in particolare. Direi che la difesa è il miglior reparto della nazionale greca. Hanno alcuni difensori di livello mondiale, quindi sarà difficile per chiunque giocare contro di loro.

Mirko Calemme: Credo che la Grecia abbia le sue possibilità per dar fastidio a Spagna e Svezia. Ovviamente non possiamo considerarla tra le favorite del girone, però ha dei giocatori e un impianto tattico che possono dar fastidio a queste squadre. Se mi chiedi un nome, credo che il più famoso sia quello del numero 10 Fortounis, o meglio quello che conosco maggiormente, che è un giocatore senza dubbio di talento che in questo tipo di partite potrà fare la differenza.

L’emergenza sanitaria ha cambiato il calcio nei vostri paesi?

Giorgi Sanadze: Certo che lo ha fatto. L’Erovnuli Liga (massimo campionato nazionale, ndr) si è fermato per un po’, poi è stato cambiato il format del campionato. I tifosi non possono partecipare alle partite a causa delle restrizioni. Nella partita contro la Bielorussia nemmeno un numero ridotto di tifosi è stato autorizzato ad assistere alla partita. Direi che è stata la partita più importante per la nazionale georgiana e l’abbiamo persa 0-1 nel nostro stadio, vuoto. Se i tifosi fossero stati lì, qualcosa sarebbe potuto andare diversamente, chissà.

Mirko Calemme: Sì, ha cambiato il calcio in tutto il mondo e anche in Spagna, senza ombra di dubbio. Credo che, per un bel po’ di tempo, difficilmente torneremo al calcio pre-pandemia, perché in questo periodo abbiamo compreso quanto faccia la differenza la presenza del pubblico, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista sportivo, perché il calcio non è più lo stesso e il livello tecnico e l’intensità, secondo me, sono scesi. Giganti come il Real Madrid e il Barcellona con questa pandemia hanno perso tantissimo potere economico

Negli ultimi anni la vostra nazionale come si sta comportando e qual è l’obiettivo in queste qualificazioni?

Giorgi Sanadze: La nazionale ha giocato meglio di prima. Ci era andata così vicino ma, ancora una volta, ha perso contro la Macedonia del Nord e non è riuscita a raggiungere l’Europeo. E’ stata una grande delusione per l’intero paese. I tifosi lo aspettavano da anni. Non so quando riavremo opportunità come questa. Quindi siamo delusi, ma i ragazzi avranno voglia di dimostrare che sono ancora pronti a combattere per i fans.

Mirko Calemme: La Spagna ovviamente avendo chiuso il suo grandissimo ciclo con i vari Xavi e Iniesta, non dico che fa fatica, però sta ricostruendosi nonostante non sia facile farlo, visto che adesso le aspettative sono aumentate parecchio nei loro confronti. Resta comunque una squadra assolutamente fortissima, che con Luis Enrique sta trovando anche continuità, un’identità tattica chiara e che nelle qualificazioni ai mondiali non perde da quasi 30 anni, dal ’93 contro la Danimarca. E’ una squadra abituata a vincere e ad andare lontano, credo che in questo girone ovviamente possa riuscire ad arrivare prima e qualificarsi senza troppe difficoltà, però non deve sottovalutare gli avversari perché, come si diceva in Spagna il giorno del sorteggio, non è un gruppo semplicissimo quello che è toccato alla Spagna, anche se va detto che c’è un certo equilibrio in quasi tutti i gironi di questa qualificazione.

Quali sono i giocatori da temere e gli astri nascenti delle vostre Nazionali?

Giorgi Sanadze: I miei preferiti sono Kvicha Kvaratskhelia e Giorgi Chakvetadze. Sono giocatori così giovani ed entusiasmanti da guardare. Hanno sicuramente un futuro brillante. Siamo stati sfortunati a non averli disponibili contro la Macedonia del Nord.

Mirko Calemme: Sono tanti i giocatori di talento della Spagna. A me piace tantissimo Ferrán Torres, per me avrà un futuro straordinario. Poi Oyarzabal della Real Sociedad è un altro grandissimo talento, e Fabián Ruiz, anche se adesso non vive un momento straordinario al Napoli, quando veste la maglia della nazionale viene messo nelle condizioni di rendere al massimo del suo livello. C’è anche Olmo. Insomma, i talenti sono davvero tanti. E’ una squadra che, come dicevo prima, non ha problemi nella mancanza di talento; negli anni scorsi ha fatto fatica a trovare un numero 9 titolare, e Morata alla Juventus sta dimostrando che può essere il nuovo nove titolare di questa Spagna.

Ringraziandovi per la disponibilità, vi chiediamo un pronostico sul girone.

Giorgi Sanadze: 1. Spagna; 2. Svezia; 3. Grecia; 4. Georgia; 5. Kosovo.

Mirko Calemme: Essendo io mezzo spagnolo e lavorando da tanti anni per AS, sono molto legato dalla Spagna  e non posso esimermi dal pronosticare una Spagna vincitrice del girone.

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Qualificazioni Qatar 2022, parte prima: cosa ne pensano i nostri avversari?

In seguito al sorteggio per le qualificazioni europee a Qatar 2022, che avevamo seguito in diretta qui, abbiamo intervistato giornalisti che scrivono nei paesi che affronteranno la Grecia a partire dal prossimo marzo, quindi Spagna, Svezia, Georgia e Kosovo.

Nella prima parte di questa intervista abbiamo sentito Johanna Frändén dalla Svezia, giornalista ed editorialista dell’Aftonbladet, uno dei maggiori quotidiani scandinavi, e Uran Krasniqi, giornalista presso RTK, la radiotelevisione kosovara. Un modo per capire il punto di vista esterno sul girone di qualificazione e anche la Nazionale greca di John van ‘t Schip.

Cosa avete pensato appena avete visto il girone?

Johanna Frändén: Ho pensato che fosse un girone abbastanza agevole per la Svezia. Gli spagnoli sono chiaramente i favoriti per la vittoria – gli svedesi erano nello stesso girone con loro qualche tempo fa (qualificazioni Euro 2020, ndr) – e poi anche con la Grecia in trasferta sarà una partita difficile. Nelle partite restanti penso che la Svezia abbia la possibilità di conquistare tutti i punti a disposizione.

Uran Krasniqi: Il girone è difficile per la Grecia, la Georgia e il Kosovo. La Spagna è una delle big, mentre la Svezia non è affatto una squadra “piccola”. Sono convinto che la Spagna sarà prima, mentre ci sarà una grande lotta per il secondo posto. La Svezia non dovrà commettere alcun errore se vuole conquistare il posto per i playoff.

A cosa può puntare la Grecia e chi è il giocatore che temete maggiormente nella Nazionale greca?

Johanna Frändén: Direi che ora la Grecia è una squadra abbastanza anonima, con giocatori come Sokratis e Manolas che evidentemente non sono tra i convocati per motivi extracalcistici. Bakasetas sembra avere un discreto successo nel campionato turco.

Uran Krasniqi: Non solo la Grecia ma tutte le squadre, eccetto la Spagna, proveranno a conquistare il secondo posto. La Nazionale greca e quella svedese sono più esperte di Georgia e Kosovo. Tuttavia, le ultime due non devono essere sottovalutate. In questi tempi tutti sanno giocare a calcio e tutti possono battere qualsiasi avversario. La Grecia gioca un calcio collettivo, quindi non nominerei alcun giocatore in particolare.

L’emergenza sanitaria ha cambiato il calcio nei vostri paesi?

Johanna Frändén: Ha allungato la stagione (giochiamo tra la primavera e l’autunno in Svezia) e il pubblico ovviamente non può assistere alle partite. Tante società si trovano in precarie condizioni economiche a causa della pandemia e, probabilmente, non stiamo ancora vedendo la fine di questa situazione.

Uran Krasniqi: In questo momento il Kosovo non ha problemi con la pandemia da Covid-19. Purtroppo, però, il virus è ancora presente e non si sa come si svilupperà questa situazione né in che condizioni saranno i giocatori quando si giocheranno le partite a marzo.

Negli ultimi anni la vostra nazionale come si sta comportando e qual è l’obiettivo in queste qualificazioni?

Johanna Frändén: La Svezia ha ottenuto risultati importanti da quando Jan Andersson ha sostituito Erik Hamrén come commissario tecnico, dopo l’Europeo del 2016 in cui la squadra non andò molto bene. Il quarto di finale contro l’Inghilterra nel Mondiale del 2018 è stato il miglior risultato della Nazionale negli ultimi anni, la quale ha battuto l’Italia, la Francia, la Croazia e ha pareggiato contro la Spagna e i Paesi Bassi. L’esperienza nella Lega A di Nations League, tuttavia, è stato il vero banco di prova. La Svezia è capace di battere avversari più forti sulla carta, ma ripetersi contro Portogallo, Francia e Croazia è stata tutt’altra storia (Nations League terminata con la retrocessione in Lega B, ndr).

Uran Krasniqi: Nella prima edizione della Nations League il Kosovo ha avuto un’ottima prestazione, giocando nella Lega D. La Nazionale è stata fantastica prima del coronavirus e degli infortuni. Penso che se avessimo affrontato la semifinale contro la Macedonia del Nord a marzo, e non ad ottobre, allora il Kosovo sarebbe andato agli Europei. Però dobbiamo vedere le cose come stanno e il Kosovo è stato eliminato. Nella seconda edizione della Nations League, la Nazionale è stata indebolita dal virus e dagli infortuni. Penso che se non affronterà questi problemi, il Kosovo si potrà organizzare nella maniera migliore possibile e sarà uno delle pretendenti al secondo posto nel girone.

Quali sono i giocatori da temere e gli astri nascenti delle vostre Nazionali?

Johanna Frändén: Se Zlatan Ibrahimovic tornasse in Nazionale sarebbe davvero dura non nominarlo. Se si trova in buona giornata, Emil Forsberg del Lipsia è pericoloso, come ovviamente Dejan Kulusevski della Juventus.

Uran Krasniqi: Il Kosovo ha giocatori che militano nei maggiori campionati europei. In generale il centrocampo e l’attacco è buono, con gente che può creare costanti pericoli agli avversari. Zeneli (Reims, ndr), Rashica (Werder Brema, ndr), Muriqi (Lazio, ndr) e Celina (Digione, ndr) sono ottimi calciatori.

Ringraziandovi per la disponibilità, vi chiediamo un pronostico sul girone.

Johanna Frändén: 1° Spagna, 2° Svezia, 3° Grecia, 4° Kosovo, 5° Georgia.

Uran Krasniqi: Penso che la Spagna sarà al primo posto. Dietro vedo facilmente favorita la Svezia, molto facilmente. Non sarebbe comunque una sorpresa se altre squadre, al di fuori della Svezia, conquistassero il secondo posto.

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La Grecia avrà un problema col ranking Uefa

L’eliminazione di OFI ed Aris dall’Europa League ha creato una montagna per la Grecia nel ranking Uefa. Partiamo con una domanda semplice che servirà in seguito:

COS’È IL RANKING UEFA E COME VENGONO CALCOLATI I COEFFICIENTI?

Il punteggio che vedete nella classifica del ranking prende le ultime cinque stagioni con i relativi coefficienti: in questo momento ci troviamo nella stagione 2020-2021, quindi il calcolo parte dalla stagione 2016-2017.

Questa somma di punti assegna i posti per le competizioni europee: alla fine della stagione 2020-2021, si calcoleranno i posti per l’Europa nei campionati della stagione 2021-2022 e quindi il numero di squadre che si qualificheranno per le competizioni europee per la stagione 2022-2023. Se questa spiegazione vi sembra complicata, ragionate così: alla fine di questa stagione, la Grecia saprà quante squadre avrà in Europa tra due stagioni.

COS’È IL COEFFICIENTE? 

Si tratta del punteggio che prende ogni nazione a seconda dei risultati che ottengono le squadre in Europa.

Per la stagione 2020-2021, la Grecia in questo momento ha 1000 punti:
– 200 dalla vittoria di ieri dell’Olympiakos contro l’Omonia;
– 0 dalla sconfitta di martedì del PAOK in casa del Krasnodar;
– 100 dalla sconfitta (ed eliminazione) dell’OFI con l’Apollon Limassol;
– 100 dalla sconfitta (ed eliminazione) dell’Aris col Kolos Kovalivka;
– 300 dalla vittoria (e qualificazione) del PAOK col Benfica;
– 300 dalla vittoria (e qualificazione) del PAOK col Beşiktaş.

La logica è la seguente: più squadre vanno avanti nelle competizioni europee, più punti si possono raccogliere per la nazione rappresentata.
Ciò significa che, con Aris ed OFI già fuori dai giochi, la Grecia ha solamente tre rappresentanti in Europa, con l’AEK che scenderà in campo stasera contro il San Gallo.

IL PROBLEMA DELLA CLASSIFICA

La Grecia in questo momento si trova al 18° posto del ranking Uefa. Una posizione di assoluto svantaggio, come vedremo.

Infatti, il ranking che avremo alla fine di questa stagione, come spiegato precedentemente, determinerà i posti per l’Europa del 2022-2023.

Le nazioni che concluderanno la stagione al 13° e al 14° posto, nel 2022-2023 avranno:
– il campione al 3° turno preliminare di Champions League;
– il secondo al 2° turno preliminare di Champions League;
– il vincitore della Coppa al 3° turno preliminare di Europa League;
– il terzo e il quarto al 2° turno preliminare di Conference League (partirà dalla prossima stagione e sarà il terzo torneo europeo dopo la Champions League e l’Europa League). 

Per il 15° posto:
– il campione al 2° turno preliminare di Champions League;
– il secondo al 2° turno preliminare di Champions League;
– il vincitore della Coppa al 3° turno preliminare di Europa League;
– il terzo e il quarto al 2° turno preliminare di Conference League.

Per il 16° e il 17° posto:
– il campione al 2° turno preliminare di Champions League;
– il secondo, il terzo e il vincitore della Coppa al 2° turno preliminare di Conference League;
– non avrà una quinta squadra in Europa e non avrà accesso all’Europa League.

Per il 18° fino al 28° posto:
– il campione al 1° turno preliminare di Champions League;
– il secondo, il terzo e il vincitore della Coppa al 2° turno preliminare della Conference League;
– 
non avrà una quinta squadra in Europa e non avrà accesso all’Europa League.

LA SITUAZIONE ATTUALE

13. Scozia 27.125 punti (2.250 nel 2020-2021, 4 su 4 ancora in Europa)
14. Cipro 26.375 punti (2.625 nel 2020-2021, 3 su 4 ancora in Europa)
15. Danimarca 25.500 punti (1.750 nel 2020-2021, 3 su 4 ancora in Europa)
16. Serbia 23.625 punti (2.375 nel 2020-2021, 3 su 4 ancora in Europa)
17. Svizzera 22.475 punti (1.375 nel 2020-2021, 3 su 4 ancora in Europa)
18. Grecia 21.900 punti (1.000 nel 2020-2021, 3 su 5 ancora in Europa)
19. Croazia 21.175 punti (800 nel 2020-2021, 4 su 5 ancora in Europa)
20. Rep. Ceca 20.600 punti (600 nel 2020-2021, 4 su 5 ancora in Europa)

Il fatto che l’Olympiakos abbia battuto i ciprioti dell’Omonia è un segno di speranza, perché ha rosicchiato punti a chi sta davanti.
Il vero banco di prova, tuttavia, sarà quello di stasera in Europa League: l’AEK di Massimo Carrera incontrerà in gara secca una squadra svizzera, il San Gallo, quindi una diretta concorrente per il ranking Uefa.

In caso di qualificazione dei gialloneri, si tratterebbe di una boccata di ossigeno per la Grecia e una grande spinta verso il 17° posto; in caso contrario, si tratterebbe di un’altra stagione deludente per i colori ellenici.

COME SIAMO ARRIVATI FIN QUI?

La Grecia, a parte qualche exploit, dal 2016-2017 non se la sta passando bene in Europa. Il trend negativo delle squadre greche è oggettivo e questo si rifletterà nelle prossime stagioni, quando avremo solo quattro squadre in Europa, il campione dovrà passare ben quattro turni per accedere ai gironi di Champions League e non ci sarà alcuna presenza in Europa League.

Nel 2016-2017 (con la Grecia che si presenta al 13° posto e 31.900 punti):

– L’Olympiakos viene eliminato al 3° turno preliminare di CL dall’Hapoel Be’er Sheva, passa i playoff di EL, accede ai gironi di EL, arriva secondo, passa i sedicesimi e viene eliminato dal Beşiktaş agli ottavi.
– Il PAOK viene eliminato al 3° turno preliminare di CL dall’Ajax, passa i playoff di EL, accede ai gironi di EL, arriva secondo e viene eliminato dal Benfica ai sedicesimi.
– Il Panathinaikos passa il 3° turno preliminare e i playoff di EL qualificandosi ai gironi, dove arriva all’ultimo posto con un solo punto ottenuto contro Ajax, Celta Vigo e Standard Liegi.
– L’AEK viene eliminata nel 3° turno preliminare di EL dal Saint-Étienne.
– Il Pas Giannina passa il 2° turno preliminare di EL e viene eliminato al 3° turno dall’AZ Alkmaar.
Punti ottenuti: 5.800

Nel 2017-2018 (con la Grecia che si presenta al 14° posto e 29.700 punti):

– L’Olympiakos passa il 3° turno preliminare e i playoff di CL per arrivare all’ultimo posto nel girone con Barcellona, Juventus e Sporting Lisbona con 1 punto;
– L’AEK vine eliminata nel 3° turno preliminare di CL dal CSKA Mosca, passa i playoff di EL, arriva secondo nel girone dietro il Milan e viene eliminata ai sedicesimi dalla Dinamo Kiev;
– Il Panathinaikos e il PAOK passano il 3° turno preliminare di EL ma vengono eliminati ai playoff rispettivamente da Athletic Bilbao e Östersund.
– Il Panionios passa il 2° turno preliminare di EL ma viene eliminato al 3° turno dal Maccabi Tel Aviv.
Punti ottenuti: 5.100

Nel 2018-2019 (con la Grecia che si presenta al 14° posto e 27.900 punti):

– L’AEK passa il 3° turno e i playoff di CL arrivando ai gironi con sei sconfitte in altrettante partite contro Bayern Monaco, Ajax e Benfica.
– Il PAOK passa il 3° turno di CL e viene eliminato ai playoff dal Benfica. Ai gironi di EL arriva ultimo con Chelsea, BATE Borisov e MOL Vidi.
– L’Olympiakos passa il 3° turno e i playoff, qualificandosi ai gironi di EL, dove arriva secondo dietro il Betis (e davanti al Milan). Viene eliminato ai sedicesimi dalla Dinamo Kiev.
– Atromitos e Asteras Tripolis vengono eliminati al 2° turno preliminare di EL rispettivamente da Dinamo Brest e Hibernian.
Punti ottenuti: 5.100

Nel 2019-2020 (con la Grecia che si presenta al 15° posto e 28.600 punti):

– Il PAOK viene eliminato dall’Ajax nel 3° turno preliminare di CL e dallo Slovan Bratislava nei playoff di EL.
– L’Olympiakos passa il 2° turno, il 3° turno e i playoff di CL. Arriva terzo nel girone con Bayern Monaco, Tottenham e Stella Rossa, batte ai sedicesimi di EL l’Arsenal e viene eliminato agli ottavi dal Wolverhampton.
– L’AEK passa il 3° turno di EL e viene eliminato ai playoff dal Trabzonspor.
– L’Atromitos e l’Aris passano il 2° turno di EL e vengono eliminati rispettivamente da Legia Varsavia e Molde.
Punti ottenuti: 4.900

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Storie: Panionios e Panthers

Panionios

A circa 20 minuti di distanza (direzione sud) da Piazza Syntagma sorge la municipalità di Nea Smyrne, un quartiere della capitale, che conta poco più di settantamila abitanti.

Una zona molto tranquilla, caratterizzata dall’Alsos Neas Smyrnis, una suggestiva pineta già esistente negli anni ’20 del ‘900, che è luogo di attività fisica e di un playground per i bambini. Circondata principalmente da cipressi e pini, crea l’ambiente perfetto per una piacevole passeggiata o per chiunque faccia jogging. Il quartiere iniziò ad essere popolato soltanto nel 1926 quando il governo greco, dopo la disastrosa campagna della guerra Greco-Turca terminata qualche anno prima, decise di far trasferire la maggioranza dei profughi provenienti dall’Asia Minore proprio qui. Con il passare degli anni furono costruite case, strade, ospedali e infrastrutture varie, rendendo l’area più facilmente raggiungibile. Al quartiere fu dato il nome di Nea Smyrne, che significa “nuova Smyrne“, per differenziare la neonata città greca da quella turca, la cui invasione da parte delle truppe elleniche fu causa dello scoppio della guerra.

Ed è proprio qui che ha base il Panionios, la squadra più antica di Grecia, fondata nel 1890 a Smyrne (attuale Turchia) sotto il nome di “Orfeus“. Nel 1922, tutti i profughi greci provenienti dal Ponto e dall’Asia Minore in generale, si trasferirono in Grecia. La maggior parte dei Greci che abitavano a Smyrne si stabilirono nei quartieri periferici a sud di Atene, portando con loro la polisportiva. Nella sua storia ultra-centenaria, il palmarès degli Istorikos annovera due Kypello Elladas e vanta il fatto di essere retrocessi soltanto per due volte in Beta Ethniki (attuale Football League).

Sulla Megalou Alexandrou sorge lo Στάδιο Νέας Σμύρνης, stadio del Panionios FC, fondato nel 1939 dopo un anno di lavori incaricati dall’allora presidente del club, Dimitri Karabatis. Le primissime partite furono disputate tra squadre amatoriali cittadine, con l’intento di raccogliere fondi per poter riparare la nave da guerra greca Elli, colpita da un sottomarino italiano nella primavera del 1940. Dal 1939 fino ai giorni nostri, lo stadio è sempre stato utilizzato dal Panionios. Tra il 2001 e il 2003 lo stadio subì degli interventi di ristrutturazione, che includono la costruzione di un bar, l’official shop della squadra e la sala conferenze.

Quanto alla tifoseria, gli ultras rossoblù si raggruppano tutti nel gruppo dei Panthers, formato da circa 300 persone; numero che cresce soprattutto nelle occasioni di big match. All’interno dello stadio occupano il Gate 3.

Ogni tifoso, facinoroso o meno che sia, ama la propria squadra del cuore, ma quelli del Panionios sembrano disposti a tutto per la loro squadra. Navigando su internet ci siamo imbattuti in un’intervista di Marios, membro dei Panthers, rilasciata a автономное действие”, magazine russo: 

Le nostre idee politiche sono chiaramente di sinistra. Siamo antifascisti ed odiamo fascisti e nazisti. Abbiamo partecipato a molte marce antifa, e cerchiamo di evitare che accada qualcosa che sia legato al fascismo o al razzismo nello stadio e nel nostro quartiere.

Riguardo invece la storia del gruppo ultras:

Agli inizi degli anni ’80 alcuni ragazzi decisero di organizzare un gruppo che seguisse il club più antico di Grecia. A quel tempo in Grecia esistevano già gli hooligans, e la situazione riguardante i tifosi assomigliava ad una foresta selvaggia, senza leggi. Proprio per questo motivo, i ragazzi scelsero il nome di Panthers. Nel 1983 fu fondato un fan club office e fu organizzata anche la prima trasferta, a Salonicco, contro l’Iraklis. […] Abbiamo allargato l’influenza del Panionios anche fuori da Nea Smyrne, come per esempio a Brahimi, Daphne, Salonicco e altre città.

[…] Sai qual è il sentimento che si prova quando sei un Panther? La persona che è dietro di te è un fratello, e tifare Panionios è scontato. Se non provi queste emozioni, o sei ritardato o non sei uno di noi. I tifosi del Panionios preferiscono avere 1.000 Panthers piuttosto che 10.000 pecore. Molti ragazzi sono venuti tra i Panthers per poi andarsene in qualche altra squadra, ma una cosa è certa: i veri Panthers saranno sempre con il Panionios. Pensiamo che il Panionios non sia soltanto il nostro club, ma il nostro stile di vita. Porteremo sempre avanti la nostra filosofia: se c’è bisogno di dimostrare il nostro amore per il Panionios restando in commissariato per qualche giorno, tornando a casa con la testa sanguinante, scontrarci con altri tifosi o macinare kilometri, lo faremo.

Oltre la questione affettiva e nonostante non sia uno dei gruppi ultras più numerosi in patria, i Panthers hanno molta influenza all’interno della società della polisportiva. Un’influenza così potente tale da far licenziare l’allenatore della squadra di basket perché considerato di estrema destra. La notizia risale al 26 aprile 2018, quando il Panionios BC (che milita nella massima serie anche nella pallacanestro) ingaggia l’allenatore greco-americano Steve Giatzoglou. Nonostante sia considerato come uno dei migliori cestisti che la Grecia abbia avuto negli anni ’70, tanto da ottenere la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo nel 1979, la notizia del suo ingaggio suscitò letteralmente l’ira dei tifosi. Il giorno dopo, 27 aprile, si leggeva sul sito ufficiale della squadra la risoluzione del contratto tra Giatzoglou e il Panionios. L’allenatore greco-americano fu accusato di aver preso parte a vari eventi organizzati dal partito di estrema destra greco, Alba Dorata.

Un altro episodio che concerne politica e sport accade ad agosto 2017, quando il Panionios affrontava gli israeliani del Maccabi Tel Aviv, partita valida per il terzo turno preliminare di Europa League. I tifosi ospiti, giunti in poco più di 50, espongono un paio di bandiere israeliane. Il gesto non fu preso benissimo dai Panthers, che a fine partita provarono ad accedere nel settore ospiti per rimuovere le bandiere, considerate offensive per la questione palestinese, da loro supportata. Tuttavia, il pronto intervento della polizia ristabilì la calma sugli spalti.

Un episodio invece molto più romantico ed apprezzato da tutti è avvenuto qualche mese fa, il 30 settembre. Durante la trasferta contro l’Apollon Smyrnis (vinta per 2-0 dal Panionios), fu esposto da entrambe le squadre lo stesso striscione, che recitava: “Nelle foto di tuo nonno, vedrai anche il mio.”

Un messaggio che racchiude solidarietà per i tifosi dell’Apollon, la cui società polisportiva fu fondata anch’essa a Smyrne nel 1891 (un anno dopo il Panionios) da Chrysostomos Kalafatis, vescovo ortodosso della città. Dopo il primo ventennio passato in Turchia, la società dopo la guerra fu costretta a trasferirsi ad Atene nel quartiere Rizoupoli. Una storia molto simile (per certi versi uguale) a quella degli Istorikòs. Nonostante il nome di entrambe le squadre si rifaccia alla città di Smyrne, le due società sono situate in quartieri diversi e non c’è astio tra le due tifoserie, che invece sono legate da un sentimento di stima reciproca.

Per quanto riguarda i gemellaggi, il Panionios ha un forte legame con la tifoseria italiana del Genoa e con quella inglese del Crystal Palace.

Storie: Ivan Savvidis

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Il pistolero russo che ha terrorizzato la Grecia. Questo è quello che si pensa quando viene nominato Ivan Savvidis, attuale presidente del PAOK. Ma oltre l’indecente e l’irripetibile fatto avvenuto l’11 marzo scorso, c’è moltissimo da sapere su una delle figure di spicco del mondo calcistico greco.

 

Ivan Ignatyevich Savvidis nasce il 27 marzo 1959 in Georgia a Santa Gruzino, una piccola città che conta poco più di 20.000 anime, facente parte della municipalità di Kvemo Kartli, una delle 12 regioni georgiane. Greco di nascita, è l’ultimo di otto figli di una famiglia di lavoratori. Se vi state chiedendo come mai Savvidis abbia un cognome greco nonostante sia nato in Georgia, la risposta esiste ma bisogna cercarla nei libri di storia. Alcune comunità greche si insediarono nel Caucaso del Nord e nella zona Transcaucasica ancora prima dell’avvento del cristianesimo e dell’età bizantina; esse erano formate principalmente da commercianti, studiosi, uomini di chiesa, rifugiati e perfino mercenari che si erano schierati dalla parte sbagliata durante le guerre civili o durante periodi di faide politiche. Ad oggi, per definire tutte le comunità greche stanziate ad est della Turchia e nel sud della Georgia, si fa riferimento al termine “Greci del Caucaso”.

Tornando a Savvidis, durante la sua adolescenza prestò servizio militare presso l’esercito sovietico. Frequento l’Università Statale di Economia a Rostov, una città nella Russia meridionale. Si laureò nel 1988 e completò il suo dottorato in Scienze Economiche pubblicando dieci temi riguardo l’economia e il management. Fu assunto nel 1980 presso la Don State Tobacco Factory. Nel 1992 la fabbrica fu privatizzata e cambiò nome, divenendo CJSC Donskoy Tabak; negli anni seguenti Savvidis fu nominato direttore generale. Sua moglie, Kyriaki Savvidi, è diventata un’azionista di maggioranza della fabbrica di tabacco, la quale è la più grande di tutta la Russia.

Dopo l’esperienza nel mercato del tabacco, nel 1998 iniziò la sua carriera politica, ottenendo il posto di membro dell’Assemblea Legislativa della regione di Rostov.

Nel 2002 fece la sua prima apparizione nel mondo del calcio, divenendo il presidente del Rostov FC, che durante il suo mandato raggiunse la finale di Coppa di Russia nel 2004, perdendo però contro lo Spartak Mosca per 1-0. Savvidis lasciò la presidenza del Rostov FC nel 2005, e sei mesi dopo rilevò la presidenza dell’altro club cittadino, l’SKA Rostov. Nonostante l’SKA vanti molti più trofei del Rostov, la squadra retrocesse nelle serie inferiori in contemporanea alla disgregazione dell’Unione Sovietica.

Nel dicembre 2003 fu eletto membro del Duma di Stato (camera bassa dell’Assemblea Federale della Federazione Russa). L’anno successivo diventò il vice-presidente della Commissione Budget e Tassazione. Quattro anni più tardi, nell’aprile 2007, fu rieletto nel Duma di Stato per il quinto mandato. Durante il quinto mandato fu membro della Commissione degli Affari Internazionali e Coordinatore del gruppo Relazioni Interparlamentari con il governo greco.

Attualmente è propietario di 3 aziende internazionali, di cui la più famosa è l’AgrokomGroup. Fu fondata da Ivan Savvidis nel 2004, e ne fu nominato presidente nel 2012. L’AgrokomGroup è specializzato nel business di molte aziende, come quella del Tavr, la più grande azienda di carne nella Russia meridionale; quella del Donskoy Tabak, la fabbrica di tabacco più grande di tutta la Russia (dove lo stesso Savvidis lavorò) e moltissime altre, tra cui aziende agricole, di gas, petrolio etc…

Inoltre, è anche presidente dell’azienda internazionale Atlantis-Pak, con filiali in Russia, Repubblica Ceca e Germania. L’azienda si occupa principalmente di imballaggio e confezionamento del cibo ed è considerata tra le prime tre al mondo in questo settore.

Per finire, anche l’azienda Dimera è gestita da Savvidis. L’azienda, con base a Salonicco, rappresenta gli interessi di mercato e gli investimenti di Ivan Savvidis in Grecia e nei Balcani. Le attività includono l’acquisto e la gestione del Makedonia Palace Hotel, l’hotel Xenia Palliuri, lo di tabacco SEKAP e, ovviamente, il PAOK FC. Nel 2013 acquistò l’82% delle quote dell’azienda di tabacco greca SEKAP, ma lo scorso marzo riuscì a vendere la Donskoy Tabak (l’azienda che lo aveva lanciato) e le sue relative quote alla multinazionale giapponese Japan Tobacco per una cifra di €1.600.000.000. Esatto, avete letto bene: un miliardo e 600 milioni di euro.

Oltre le 3 aziende internazionali di sua proprietà, l’imprenditore multimilionario nel 2017 investì molti soldi in alcune aziende nazionali. Ha rilevato il 19% delle quote del Mega Channel, una rete televisiva greca; il DimeraGroup (di sua proprietà) ha acquistato la Pegasus Publications, che include i giornali Ethnos e Imerisia. L’11 agosto del 2017 termina in bellezza, acquistando l’E-Channel da Philipos Vryonis, un magnate greco.

Secondo la lista stilata dal giornale Forbes, rientra tra i primi 30 uomini più ricchi di Russia ed è strettamente legato al presidente Vladimir Putin. Il suo patrimonio, stimato al 2018, è stimato per una cifra di quasi 2 miliardi di euro. Nel 2013 gli fu assegnata la cittadinanza onoraria greca, per l’importanza del suo ruolo nel rafforzare i legami tra Russia e Grecia. E’ il presidente dell’Autonomia Federale nazionale e Culturale dei Greci-Russi ed è Coordinatore del Consiglio Mondiale dei Greci all’estero.

Passando invece al lato calcistico, il PAOK prima dell’arrivo di Savvidis navigava in brutte acque. Alla fine di maggio 2006 emerse la drammatica situazione di insolvenza in cui versava il club, con i calciatori che non venivano pagati da mesi. Giunse dunque la decisione della UEFA di escludere il club dalla Coppa UEFA 2005/2006. L’estate del 2006 fu segnata dalle veementi proteste dei tifosi nei confronti del presidente Giannis Goumenos, che occuparono lo Stadio Toumba per alcuni giorni. Goumenos cercò investitori, ma senza esito e fu accusato di appropriazione indebita, attirandosi feroci critiche anche per aver ceduto il calciatore Dimitris Salpingidis al Panathinaikos.

Nell’ottobre 2006 la dirigenza affidò la panchina a Momčilo Vukotić, che sostituì Ilie Dumitrescu. Nel giugno 2007, dopo essersi ritirato dal calcio giocato, Theodoros Zagorakis divenne il presidente del club nel disperato tentativo di salvare la squadra dai debiti. Nel campionato 2008-2009, dopo un campionato sopra le aspettative, la squadra concluse il campionato al secondo posto dietro l’Olympiacos.

Il 26 gennaio 2012 il presidente Zagorakis si dimise ed al suo posto fu stato nominato Zisis Vryzas, ex calciatore di Perugia, Fiorentina e Torino, che prima ricopriva il ruolo di vicepresidente.

Nel 2012 il nuovo proprietario del club, Ivan Savvidis, ripianò i debiti che la società aveva contratto con il governo greco, per una somma pari a quasi 11 milioni di euro. La storia dal 2012 ad oggi è abbastanza nota, arricchita da 2 coppe di Grecia.

 

 

 

 

Storie: 1988, Larissa campione di Grecia

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Quando si parla di calcio greco, si tende quasi sempre a nominare squadre come Olympiacos, Panathinaikos, AEK, PAOK e Aris. Tutte squadre che vantano numerose apparizioni europee e altrettanti trofei nazionali. Ma c’è una storia nascosta, che in pochi sanno o ricordano, quella del Larissa. Il decennio che intercorre tra il 1980 e il 1990 è il più significativo della squadra, che nel suo palmarés annovera un campionato nazionale (1987/1988) e due Kypello Elladas (1985-2007).

Contrariamente al nostro solito, oggi vi portiamo soltanto la storia scudetto e l’epoca d’oro del club per motivi di lunghezza dell’articolo, poiché un troppo dettagliato racconto dagli albori sarebbe troppo lungo.

 

Gli anni ’80, l’epoca d’oro

La politica di affiancare giovani talenti a calciatori con più esperienza, che portò il Larissa alla promozione dalla Beta Ethniki alla Alpha Ethniki, si dimostrò ancora una volta un successo e contribuì a costruire una squadra vincente, ottenendo spesso risultati positivi. Lo stesso metodo fu portato avanti dagli allenatori che vennero dopo, come lo bosniaco Milan Ribar e i greci Kostas Polychroniou e Antonis Georgiadis. Alcuni calciatori di qualità furono venduti, ma vennero rimpiazzati da altri della stessa caratura. Nel 1979 al nome della squadra venne aggiunto il FC, diventando così AE Larissa FC, a causa di una riforma calcistica su base professionale. Un personaggio di spicco di questi anni fu Antonios Kantonias, che divenne presidente del club e ne aumentò il prestigio dapprima a livello nazionale per poi affermarsi anche in campo europeo. Presidente anche della catena di negozi greca BIOKARPET, che esiste tutt’oggi e che si occupa di vendita di bricolage, garantì l’indipendenza del club e con una strategia molto chiara si era prefissato di raggiungere la cima del calcio greco. Per motivi di salute si dimise dall’incarico di presidente e venne sostituito da Simos Palaiochorlidis. Prima di abbandonare il suo lavoro, riuscì a completare la sua missione, costruendo una società molto forte dal punto di vista economico-amministrativo.

 

La tragica morte di Koukoulitsios e Mousiaris

Il minuzioso lavoro svolto per sviluppare un progetto che girasse intorno ai giovani, si interruppe bruscamente il 6 settembre 1979, quando Dimitris Koukoulitsios e Dimitris Mousiaris, due calciatori del Larissarimasero uccisi in un incidente d’auto vicino a Thiva, diretti ad Atene per un allenamento con la nazionale U-21. Nell’incidente fu coinvolto anche un terzo calciatore, Giannis Valaoras, che riuscì a sopravvivere all’incidente e superò lo shock. Valaoras divenne uno dei calciatori più forti della squadra, ed insieme al club non dimenticò mai i suoi due compagni.

 

1982-1984: secondo posto in campionato e finale di Kypello Elladas

Con una società stabile e con nuovi calciatori in squadra come Maloumidis, Galitsios, Golandas, Voutyritsas e Mitsibonas e con Antonis Georgiadis come nuovo allenatore, l’AEL iniziò a mostrare i primi progressi, conquistando la finale di Kypello Elladas contro il Panathinaikos. La finale, giocata a Nea Filadelfia, fu vinta dal Panathinaikos per 1-0.

Nella stagione successiva, il Larissa terminò il campionato in seconda posizione a 45 punti, dietro all’Olympiacos che collezionò 50 punti.

 

 

Il piccolo Amburgo

La squadra della stagione ’82 -83 produsse un calcio moderno, veloce e sofisticato e guadagnò il soprannome di “piccolo Amburgo“, preso dal grande club tedesco degli anni ’80. La prima presenza in Europa fu una conferma significativa di un duro lavoro di perfezionamento che durò diversi anni, anche se l’AEL alla fine non riuscì a superare l’ostacolo dell’Honvéd, club ungherese.
Il doppio confronto con la squadra magiara, valido per i 32esimi di finale di Coppa UEFA, vide il Larissa vincere l’andata in Grecia per 2-0, mentre al ritorno i Vyssini furono battuti per 3-0 ed eliminati.

 

L’ottima esperienza europea e la finale di Kypello Elladas persa con il Panathinaikos

L’allenatore austriaco Walter Skocik trovò una buona squadra, tecnica ma atleticamente non performante. E anche se il Larissa non mostrò particolari progressi costanti in campionato, riuscì a guadagnarsi un’altra finale di Kypello Elladas. Il 6 giugno 1984 l’avversario fu ancora una volta il Panathinaikos: la partita però, questa volta, fu disputata allo Stadio Olimpico di Atene, che era utilizzato dai Tryfilli come stadio per le partite casalinghe. Il fattore stadio, abbinato alla partita deludente dell’AEL, apparentemente giustificata dall’intensità della semifinale contro Iraklis, (che si svolse appena 3 giorni prima), portò alla sconfitta per 2-0, lasciando l’amarezza in bocca ai tifosi e alla squadra. Ma per la stagione successiva, il presidente Kostas Samaras e l’allenatore Andrzej Strejlau (che portò con sé dalla Polonia un altro grande giocatore, Krzysztof Adamczyk), erano particolarmente ottimisti riguardo il futuro della squadra. In effetti, la campagna europea nella Coppa delle Coppe stagione 1984-85 fu impressionante, e aiutò a stabilire il nome della squadra della Tessaglia nella mappa del calcio europeo. I Βυσσινί arrivarono fino ai quarti di finale, dove furono eliminati dalla Dinamo Mosca. La forza e la volontà della squadra- che molti credevano stesse giocando il miglior calcio in Grecia a quel tempo – erano inarrestabili e determinati ad alzare al cielo un titolo. Questo titolo non fu il campionato (anche se la squadra ottenne un record per la migliore produttività offensiva della stagione), ma la Kypello Elladas (Coppa di Grecia).

 

La vittoria della Kypello Elladas nel 1985

La finale di Coppa del 1985 contro il PAOK, che si era laureato campione di Grecia per la sua seconda volta, fu a detta di molti una delle migliori prestazioni nella storia di AEL. I “crimsons” giocavano un calcio “totale”, a tratti somigliante all’Ajax di Cruyff, e vinsero per ben 4-1 contro i bianconeri, conquistando il loro primo trofeo in assoluto. Un curioso aneddoto legato a questa partita: i due giocatori più importanti delle due squadre, rispettivamente il terzino sinistro Nikos Patsiavouras e il centravanti Christos Dimopoulos, avevano accettato di firmare il contratto con il Panathinaikos il giorno prima della partita. La finale fu disputata il 22 giugno 1985 allo stadio Olimpico di Atene (OAKA) gremito di 30.000 tifosi: l’AEL sembrava avere il sopravvento fin dall’inizio, e così fu per tutta la partita a partire dal 19′, quando Vassilakos (PAOK) fu espulso con un cartellino rosso diretto per aver commesso un tackle fuori tempo ai danni di Adamczyk; al 39′ Ziogas sigla il primo goal del match. Subito dopo la ripresa della seconda metà di gioco, Kmiecik raddoppia con un tiro perfetto, anche se il PAOK riduce le distanze al 55 ‘con Skartados, ma i Vyssini affondano definitivamente la squadra di Salonicco al 73′ con Ziogas e al 75′ con Valaoras. La formazione titolare che guidò l’AEL al suo primo titolo nella sua storia furono: Plitsis, Parafestas, Kolomitrousis, Galitsios, Mitsibonas, Voutiritsas, Ziogas, Kmiecik, Adamczyk, Andreoudis e Valaora. Il giorno dopo, a Larissa, fu tenuta la parata della squadra sull’autobus del club con il trofeo: migliaia di persone si riversarono nelle strade della città per festeggiare.

 

Il miracolo del 1988: Larissa campione di Grecia

Il mancato rinnovo dei contratti di Parafestas e Andreoudis in estate e il trasferimento di Plitsis all’Olympiakos a dicembre delusero i tifosi, ma il successo della squadra insieme all’exploit della “stella nascente” Karapialis ridusse qualsiasi tipo di malcontento generale.

Gli animi si scaldarono quando il 16 marzo 1988 il tribunale sportivo annunciò la decisione di penalizzare l’AEL di 4 punti, a causa del caso doping che coinvolse l’attaccante bulgaro Georgi Tsingov: il centravanti, che aveva giocato poche partite in campionato, risultò positivo alla codeina, una sostanza che provoca generalmente euforia ma che tuttavia non migliora le prestazioni di un atleta. In sua difesa, il calciatore affermò di aver usato il medicinale come antibiotico per la tosse. Ciononostante, l’intera città di Larissa insorse e in poco tempo i tifosi bloccarono ogni strada che collegava la città al resto della Grecia; furono anche posizionate delle barricate sull’autostrada nazionale, che furono rimosse soltanto cinque giorni dopo grazie all’intervento del Ministero dello Sport. Il regolamento etico ed il codice disciplinare furono modificati e, a partire dal 21 marzo 1988, le squadre cessarono di essere considerate responsabili per le azioni personali dei calciatori. I quattro punti in classifica furono ripristinati.

L’AE Larissa divenne campione di Grecia alla penultima giornata di campionato, quando ai Βυσσινί bastò la vittoria contro l’Iraklis per dichiararsi campioni di Grecia.

Una partita tutto sommato noiosa, ma il lampo arriva al minuto 87, quando una mezza rovesciata di Mitsibonas gonfia la rete e proclama il Larissa campione di Grecia.

Il Larissa entrò negli almanacchi di calcio non solo per aver vinto il suo primo campionato, ma anche per essere l’unica squadra al di fuori delle solite (Olympiacos, AEK, Panathinaikos, PAOK) ad averlo vinto.