Kostas Mitroglou, il ritorno del figliol prodigo

Come vi avevamo anticipato qualche giorno fa, la notizia che ha infiammato questa sessione di mercato invernale è indubbiamente il ritorno di Konstantinos Mitroglou in Grecia. Con l’ufficialità del trasferimento, il bomber classe ’88 torna in patria legandosi all’Aris, firmando un contratto di un anno e mezzo.

Con questo articolo cercheremo di ripercorrere la carriera di uno dei giocatori greci più prolifici dell’ultimo decennio, che vanta un palmarés internazionale degno di nota.

Mitroglou nasce il 12 marzo 1988 a Kavala, città situata nella Macedonia orientale. I genitori, a pochissimi anni di distanza dalla nascita di Kostas, decidono di trasferirsi in Germania a causa di difficoltà economiche, in una cittadina vicino Duisburg. Si approccia subito al mondo del calcio: già dall’età di cinque anni era solito calciare il pallone insieme al papà, il quale aveva giocato come portiere con la squadra dilettantistica del quartiere. A 11 anni impressiona tutti, segnando 24 goal in 16 partite con il Maura Poulia. Dei suoi notevoli numeri se ne accorge il Duisburg, che nel 2001 lo rileva, facendogli firmare il suo primo contratto professionistico; Kostas viene aggregato nell’under 17, mentre la prima squadra rimane stabilmente nella Zweite Bundesliga, il secondo livello del campionato tedesco, piazzandosi sempre a metà classifica.

Nel 2005 lascia il Duisburg per unirsi al Borussia Mönchengladbach: anche qui continua la sua trafila tra le giovanili del club, dove colleziona 23 presenze in due stagioni. Nel 2007 arriva anche la prima convocazione della nazionale greca per l’Europeo under 19, disputato in Austria. La Grecia, grazie al tandem offensivo Mitroglou-Ninis, arrivò in finale dove però dovette arrendersi alla Spagna, che grazie a un goal di Parejo portò a casa il trofeo. Mitroglou riuscì a segnare tre goal in tutto il torneo, aggiudicandosi il titolo di capocannoniere insieme al tedesco Ben Hatira e al francese Monnet-Paquet.

In patria il suo nome inizia a farsi largo, in molti si accorgono di lui. L’Olympiacos brucia la concorrenza e lo acquista, versando nelle casse del club tedesco una cifra intorno ai 200.000 euro. Nel luglio 2007, all’età di 19 anni, Mitroglou torna in patria dopo tanti anni, firmando un contratto quinquennale. Si unisce subito alla prima squadra, allenata al tempo da Takis Lemonis, prendendo parte al ritiro estivo a Seefeld, Austria. Nonostante le iniziali difficoltà, dovute in gran parte alla scarsa conoscenza della lingua greca, le qualità del centravanti non fanno affatto fatica ad emergere. Segna il suo primo goal con i kokkini nella partita di Kypello Elladas contro il Diagoras, vinta per 2-1: sulla fascia di destra Galletti salta un avversario e crossa in mezzo, un difensore della squadra di casa colpisce la palla di testa e la regala a Mitroglou che, all’altezza del dischetto, calcia di prima gonfiando la rete.

Arriva anche il primo goal in Super League nella partita casalinga vinta 4-0 contro il Levadiakos. A fine stagione, colleziona dodici presente accompagnate da 4 goal e un assist. Vince campionato (il 36esimo per l’OSFP) e Supercoppa, vinta per 1-0 contro il Larissa, proprio grazie ad un suo goal. Come inizio è promettente.

Nella stagione successiva, quella 2008/2009, Ernesto Valverde viene appuntato come nuovo allenatore dell’Olympiacos. Il coach spagnolo non apprezza del tutto le caratteristiche tecniche di Mitroglou, a cui preferisce un profilo più dinamico, in virtù della sua idea di un calcio offensivo. Sebbene ci siano motivazioni di tipo tecnico-tattico alla base delle scelte di Valverde, il carattere ribelle del calciatore non ha aiutato. Già, perché la stampa greca al tempo lo aveva descritto come quel tipo di giocatore che, non appena entra in campo, si immerge in un mondo tutto suo, senza prestare troppa attenzione a quello che lo circonda. Un tipo di calciatore non troppo ligio alle regole, a cui non bisogna porre delle “restrizioni” per controllare la sua incontrollabile spontaneità. Gli veniva anche attribuita una peculiare “audacità calcistica”, caratteristica molto ricercata dagli allenatori, una dote comune a pochi. Sul piano personale invece veniva descritto come una persona a cui piace molto fare scherzi, che sfodera tagli di capelli discutibili e che, più in generale, è molto allegra.

Questa descrizione comportamentale, che tra le altre cose non rappresenta una novità per gli amanti del calcio (di calciatori esuberanti se ne sente parlare spesso), potrebbe non aiutarvi ad inquadrare in toto il soggetto. Due episodi, di cui uno accaduto durante la stagione 2008/2009 e il secondo (ve ne parliamo tra poco) durante la stagione successiva, possono chiarirvi le idee. Il 13 agosto 2008 i kokkini affrontano l’Anorthosis, nella partita valida per l’andata del terzo turno di qualificazione di Champions League. La trasferta a Cipro si trasforma in una disfatta: l’Olympiacos perde con un sonoro 3-0. Ma, come se la pesante sconfitta non bastasse, Mitroglou butta benzina sul fuoco e manda su tutte le furie Valverde. Sul 2-0 per i padroni di casa, il direttore di gara fischia un calcio di rigore a favore della squadra del Pireo: Valverde vorrebbe che fosse Đorđević a calciare il rigore, ma Mitroglou si impunta, prende il pallone e decide di calciare lui. Rincorsa, calcia col piattone sinistro ma il pallone sbatte sul palo. L’allenatore spagnolo va su tutte le furie, i rapporti tra i due si congelano. Se già prima di questo episodio Mitroglou non era nelle grazie dell’allenatore, adesso la situazione diventa ancor più complessa. Una stagione da dimenticare, quella 2008/2009, durante la quale il centravanti colleziona 16 partite (spalmate in quattro competizioni diverse: campionato, Kypello Elladas, Coppa UEFA e qualificazione Champions League) condite da solo 3 goal.

A giugno 2009 la società biancorossa decide di non rinnovare il contratto a Valverde, in seguito a una disputa di natura economica. L’allenatore georgiano Temuri Ketsbaia prende il suo posto, e la situazione di Mitroglou diventa subito più distesa. Anche Zico, che aveva sostituito Ketsbaia sulla panchina, credeva nelle qualità del centravanti facendolo sentire parte integrante del progetto. Nel frattempo Kostas migliora anche il suo greco, parlandolo quasi perfettamente, ma non è in grado di leggere o scrivere la lingua: non legge mai quotidiani sportivi greci, ma solo quelli tedeschi.

L’avventura di Ketsbaia al Pireo è davvero breve: a settembre 2009, nonostante la squadra stesse andando bene in campionato e non avesse subito nemmeno un goal con il georgiano in panchina, il malumore dei tifosi forza la mano alla società, che lo esonera e lo rimpiazza con Zico. La rosa, che fu falcidiata dagli infortuni, sotto la guida del coach brasiliano riuscì a passare il girone di Champions League e ad approdare agli ottavi, ma a metà gennaio dopo una serie deludente di partite perse anche Zico fu esonerato;  a prendere le redini della squadra fu chiamato Bandović. A febbraio i kokkini escono dagli ottavi di Champions, eliminati dal Bordeaux, e conclusero il campionato stanziandosi al secondo posto, alle spalle del Panathinaikos campione.

Il secondo episodio di cui vi accennavamo prima concerne la sua esultanza dopo i goal: era solito incrociare le mani sul petto a forma di pistola. Per questo gli venne affibbiato il soprannome di “pistolero”. Tuttavia, all’allora patron dell’Olympiacos Sokratis Kokkalis, l’esultanza era sembrata un po’ esagerata, ed aveva parlato in privato col calciatore, chiedendogli di cambiare il modo di festeggiare. Il 22 novembre 2009 va in scena al Karaiskakis il derby tra Olympiacos e Panathinaikos, vinto per 2-0 dagli erithrolefki grazie alla doppietta di Mitroglou che, inevitabilmente, festeggia facendo l’esultanza del pistolero. Kokkalis, che a fine stagione si dimetterà dal ruolo di presidente, carica ricoperta per ben vent’anni, in seguito alla reiterata esultanza del centravanti decise di non intervenire. Nonostante la stagione non portò alcun trofeo, Mitroglou era tornato ad essere titolare inamovibile, giocando 26 partite in campionato, tutti i playoff e quasi tutte le partite di Champions, partite di qualificazione comprese.

La stagione 2010/2011 è fondamentale per i tifosi dell’Olympiacos: la società passa nelle mani della controversa figura di Evangelos Marinakis, il quale richiama Valverde sulla panchina e investe sul mercato. Alla corte dell’allenatore spagnolo arrivano infatti giocatori di un certo calibro, come Riera, Ibagaza, Mirallas, Pantelić e Modesto. Nei primi quattro mesi di campionato Mitroglou colleziona solo 4 presenze, fa fatica a trovare spazio e a gennaio 2011 viene mandato in prestito al Panionios per sei mesi. A Nea Smirne riabbraccia Takis Lemonis, il quale lo schiera subito titolare nell’impegnativa trasferta a Salonicco contro l’Aris. Il Panionios, a secco di vittorie da sei partite, sbanca il Vikelidis per 2-0 grazie alla doppietta di Mitroglou. Poco dopo la sua partita d’esordio, viene di nuovo schierato nell’undici titolare nella partita interna contro il Panathinaikos, il 23 gennaio: Mitroglou segna la rete del vantaggio con un colpo di testa, per festeggiare si toglie la maglia e si abbassa i pantaloncini mentre corre verso il settore occupato dagli ultras dei Panthers, lanciando la maglietta sugli spalti. Abbassandosi i pantaloncini mette anche in bella mostra la sua biancheria intima, facendo infastidire i giocatori del tryfilli, che considerano il gesto provocatorio. Non avendo più a disposizione la maglia per giocare, che è finita tra gli spalti occupati dagli ultras del Panionios, il magazziniere è costretto a fare uno sprint negli spogliatoi per portargliene una nuova. La stagione termina con 16 presenze (delle quali 11 con il Panionios) e 9 goal (di cui 8 con il Panionios). Numeri impressionanti, ma al Pireo la sua assenza non si fa sentire: l’Olympiacos vince il campionato con tredici lunghezze dal Panathinaikos.

La stagione 2011/2012 è molto simile a quella precedente: Valverde rimane in panchina, mentre Marinakis rinforza di nuovo la rosa acquistando Makoun, Orbaiz, Marcano, Djebbour e Abdoun. Per Mitroglou c’è ancora meno spazio della stagione prima, per questo viene mandato in prestito per un anno all’Atromitos. Con Donis in panchina, la squadra di Peristeri fa una stagione straordinaria, concludendo il campionato al terzo posto e aggiudicandosi per la prima volta l’accesso alle qualificazioni di Europa League. L’Atromitos riesce anche ad arrivare in finale di Kypello Elladas, persa proprio contro l’Olympiacos. Mitroglou viene votato come miglior giocatore dell’anno della Super League, segnando 16 reti, dietro soltanto a Mirallas, capocannoniere con 20 goal.

Le due stagioni successive sono il trampolino di lancio per la carriera di Mitroglou: torna all’Olympiacos, che intanto ha sostituito Valverde con Leonardo Jardim, sgomita con Djebbour per il posto da titolare. Nella stagione 2012/2013 raccoglie ben 42 presenze, in campionato realizza 11 goal ma è protagonista assoluto nei gironi di Champions League; l’Olympiacos si piazza terzo e abbandona la competizione con 9 punti, ma Mitroglou segna come un vero goleador: realizza il goal vittoria del 2-1 sul Montpellier, il goal del momentaneo 1-1 all’Emirates Stadium e il 3-1 nella vittoria casalinga contro il Montpellier.

Ma il vero punto di rottura nella sua carriera è rappresentato dalla stagione 2013/2014. Realizza la prima tripletta della sua carriera il 1 settembre contro il Levadiakos, nella vittoria esterna ottenuta per 5-0. Segna la sua seconda tripletta due settimane dopo, nel 4-0 rifilato allo Skoda Xanthi, diventando il primo giocatore nella storia dell’Olympiacos – così come della Super League in generale – a segnare due triplette consecutive, avendo anche segnato in una partita internazionale tra queste due partite. Stufo di segnare triplette solo in campionato, Mitroglou alza il tiro e si ripete anche in Champions League: l’Olympiacos vince 3-0 in Belgio contro l’Anderlecht grazie alla tripletta di Kostas. Il centravanti, in stato di grazia, quattro giorni dopo segna di nuovo una tripletta, questa volta in campionato, nella vittoria per 6-0 contro il Veria. Tra campionato e Champions League, in appena quattro mesi, aveva realizzato 17 goal e un assist: numeri da capogiro. Le prestazioni del calciatore non potevano passare inosservate, e nel mercato invernale il Fulham acquista il cartellino di Mitroglou per la cifra record di 12 milioni di sterline, l’acquisto più costoso nella storia del club inglese. Il 31 gennaio 2014 firma un contratto di quattro anni e mezzo.

Kostas sbarca a Londra per la sua nuova avventura, ma seconda metà di stagione con la nuova squadra non andò come sperato: Mitroglou ebbe problemi muscolari e riuscì a giocare soltanto tre partite. Il Fulham a fine stagione retrocesse.

Nell’agosto 2014 il Fulham decide di mandarlo in prestito per un anno all’Olympiacos, con il quale vince sia campionato che coppa, segnando sedici goal in ventiquattro partite. In Champions League segna il goal del 3-1 all’Atletico Madrid, realizza l’assist per il goal di Kasami nella vittoria interna contro la Juventus per 1-0 e un goal nella partita vinta contro il Malmo per 4-2.

Il 6 agosto 2015 viene girato in prestito al Benfica per un anno. In Portogallo disputa un’ottima stagione: forma la coppia d’attacco con Jonas, segnando 29 goal in due. Il  20 febbraio 2016, segnando il primo goal nella vittoria per 3-1 contro il Paços de Ferreira, va a segno in 7 partite di fila; l’entusiasmo dei tifosi delle Águias per aver ritrovato un centravanti così prolifico è tanto: così tanto che, a fine partita, un tifoso del Benfica fa invasione di campo, arriva davanti a Mitroglou, si inginocchia e tenta di lustrargli gli scarpini con la sua sciarpa. Con gli encarnados vince il campionato, e nell’estate 2016 la società decide di riscattarlo dal Fulham, pagando 7.000.000 di euro, facendogli firmare un contratto quadriennale.

Dopo il riscatto, nell’estate 2016 si appresta a disputare la seconda stagione con o glorioso: termina la stagione con sedici goal, quattro in meno rispetto alla sua prima stagione, ma mantiene un ottima media di rendimento. Trascina la squadra alla vittoria del nuovo campionato e della Taça de Portugal, la coppa nazionale. In quest’ultima competizione è particolarmente determinante, riuscendo a mettere a segno la sua prima tripletta nei quarti di finale contro il Leixões (partita vinta per 6-2) e una doppietta nella semifinale d’andata contro l’Estoril.

Dopo due ottime stagioni in Portogallo, attira l’interesse dell’Olympique Marsiglia, che lo rileva dal Benfica per 15 milioni di euro. La stagione 2017/2018, tuttavia, è indubbiamente influenzata dai 3 infortuni: il primo, un infortunio muscolare subito a fine luglio, lo mette K.O. per 2 mesi impedendogli di svolgere un’adeguata preparazione precampionato; il secondo e il terzo, invece, sono legati a dei problemi al tendine d’achille che lo tengono fuori per circa un mese e mezzo nella seconda parte della stagione. Ciononostante, riesce comunque a collezionare 19 presenze in campionato e 3 in coppa, realizzando rispettivamente 9 e 3 reti.

La stagione successiva dovrebbe essere quella del riscatto, ma a gennaio viene prestato fino a fine stagione al Galatasaray. A fine stagione altro prestito, questa volta in Olanda, al PSV. Entrambe le sue ultime esperienze hanno in comune una quantità irrisoria di presenze e di goal.

La sensazione è che, infortuni a parte, nell’ultima parte della sua carriera sia entrato in un circolo di prestiti senza né capo né coda. Tutto inizia in corrispondenza della sua seconda stagione al Marsiglia, quando viene allenato (per pochi mesi) dal nuovo allenatore, Villas Boas, che decide di metterlo alla berlina e di escluderlo definitivamente dal progetto mandandolo in prestito. I motivi della sua esclusione sono misteriosi, soprattutto se si dà una rapida occhiata al reparto offensivo del Marsiglia, a prescindere da posizioni in classifica o raggiungimenti europei. Il tecnico portoghese ha preferito riporre completa fiducia in Dario Benedetto, centravanti argentino ex Boca Juniors, sebbene questa scelta non abbia risolto la carenza di goal della squadra: la sensazione degli addetti ai lavori è che il Benedetto visto alla Bombonera non sia lo stesso del Velodrome. Nonostante Mitroglou sia più lento, abbia più nonchalance e sia meno tecnico dell’argentino, in area di rigore è una macchina da goal implacabile. Anche le statistiche volgono a favore di Mitroglou: il rapporto tra goal segnati e minuti giocati vede l’attaccante greco nettamente superiore rispetto all’argentino (Mitroglou 1 goal ogni 120 minuti, Benedetto 1 goal ogni 229 minuti). Mentre si può criticare il calciatore, non si può fare lo stesso con la sua professionalità, la dedizione al club e la sua persona, che è maturata moltissimo in questi anni; nonostante sia stato tagliato fuori dalla rosa e mandato in prestito per un anno e mezzo, non si è mai lamentato né attraverso i social network né attraverso interviste. Mai una parola fuori posto, anche se ha avuto più volte l’opportunità di seminare discordia, chiedendo magari un trasferimento o un confronto con l’allenatore. Ha aspettato pazientemente un’opportunità che non è mai arrivata.

Mitroglou è fuori condizione, non gioca dallo scorso marzo, ma l’Aris aveva iniziato a sondare il terreno già da qualche giorno. L’arrivo di Milik, che dovrebbe rimpiazzare il greco, ha facilitato le trattative. Il presidente dell’Aris Karipidis ha pubblicato un paio di giorni fa sul suo profilo Instagram una storia, che ritrae Mitroglou con la divisa da gioco dell’Aris, con tanto di scritta in inglese “done deal”. Ieri pomeriggio è sbarcato a Salonicco, questa mattina ha svolto le visite mediche: l’Aris ha concluso un grande trasferimento, aveva bisogno di un attaccante di peso e lo ha trovato in Mitroglou, che dovrà ritrovare la giusta forma fisica per poter continuare a dire la sua. In fondo, in Grecia ha sempre giocato bene, e potrebbe essere l’occasione per lui di rientrare nel giro della nazionale.

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Qualificazioni Qatar 2022, parte seconda: cosa ne pensano i nostri avversari?

In seguito al sorteggio per le qualificazioni europee a Qatar 2022, che avevamo seguito in diretta qui, abbiamo intervistato giornalisti che scrivono nei paesi che affronteranno la Grecia a partire dal prossimo marzo, quindi Spagna, Svezia, Georgia e Kosovo.

Nella seconda parte di questa intervista abbiamo sentito Giorgi Sanadze dalla Georgia, giornalista e presentatore sportivo presso Euronews Georgia, e Mirko Calemme, corrispondente italiano di AS, quotidiano sportivo spagnolo tra i più venduti. Un modo per capire il punto di vista esterno sul girone di qualificazione e anche la Nazionale greca di John van ‘t Schip.

Cosa avete pensato appena avete visto il girone?

Giorgi Sanadze: Ho pensato che fosse “troppo” per noi, ma lotteremo per il secondo posto e giocare contro alcune delle migliori nazionali europee sarà una grande esperienza per i nostri giovani giocatori come Kvicha Kvaratskhelia, Giorgi Chakvetadze e altri.

Mirko Calemme: Senza dubbio non sarà un girone semplice, per vari motivi: quello tecnico, innanzitutto, poiché passerà soltanto la prima classificata del girone; bisognerà assolutamente battere la Svezia, che è la rivale più seria, o la più complessa almeno sulla carta. Altrimenti, riuscire a strappare un biglietto per il Qatar diventerebbe, come è stato definito su AS, un martirio quasi biblico. Oltre questo, ci sono difficoltà di tipo istituzionale, burocratiche, diplomatiche, in quanto la Spagna è uno di quei paesi che non riconosce il Kosovo; già ci furono problemi in passato con la Federazione spagnola per questo tema, in quanto in teoria negli stati spagnoli (comunidades autónomas, ndr) non dovrebbe essere mostrata la bandiera del Kosovo né dovrebbe essere suonato il suo inno. E’ un tema diplomatico che nel giorno del sorteggio è stato molto dibattuto.

A cosa può puntare la Grecia e chi è il giocatore che temete maggiormente nella Nazionale greca?

Giorgi Sanadze: Penso sia ovvio che per la Grecia l’obiettivo sarà almeno il secondo posto. Possono anche lottare per il primo posto nel gruppo con il potenziale che hanno nella loro formazione. Non vorrei specificare giocatori in particolare. Direi che la difesa è il miglior reparto della nazionale greca. Hanno alcuni difensori di livello mondiale, quindi sarà difficile per chiunque giocare contro di loro.

Mirko Calemme: Credo che la Grecia abbia le sue possibilità per dar fastidio a Spagna e Svezia. Ovviamente non possiamo considerarla tra le favorite del girone, però ha dei giocatori e un impianto tattico che possono dar fastidio a queste squadre. Se mi chiedi un nome, credo che il più famoso sia quello del numero 10 Fortounis, o meglio quello che conosco maggiormente, che è un giocatore senza dubbio di talento che in questo tipo di partite potrà fare la differenza.

L’emergenza sanitaria ha cambiato il calcio nei vostri paesi?

Giorgi Sanadze: Certo che lo ha fatto. L’Erovnuli Liga (massimo campionato nazionale, ndr) si è fermato per un po’, poi è stato cambiato il format del campionato. I tifosi non possono partecipare alle partite a causa delle restrizioni. Nella partita contro la Bielorussia nemmeno un numero ridotto di tifosi è stato autorizzato ad assistere alla partita. Direi che è stata la partita più importante per la nazionale georgiana e l’abbiamo persa 0-1 nel nostro stadio, vuoto. Se i tifosi fossero stati lì, qualcosa sarebbe potuto andare diversamente, chissà.

Mirko Calemme: Sì, ha cambiato il calcio in tutto il mondo e anche in Spagna, senza ombra di dubbio. Credo che, per un bel po’ di tempo, difficilmente torneremo al calcio pre-pandemia, perché in questo periodo abbiamo compreso quanto faccia la differenza la presenza del pubblico, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista sportivo, perché il calcio non è più lo stesso e il livello tecnico e l’intensità, secondo me, sono scesi. Giganti come il Real Madrid e il Barcellona con questa pandemia hanno perso tantissimo potere economico

Negli ultimi anni la vostra nazionale come si sta comportando e qual è l’obiettivo in queste qualificazioni?

Giorgi Sanadze: La nazionale ha giocato meglio di prima. Ci era andata così vicino ma, ancora una volta, ha perso contro la Macedonia del Nord e non è riuscita a raggiungere l’Europeo. E’ stata una grande delusione per l’intero paese. I tifosi lo aspettavano da anni. Non so quando riavremo opportunità come questa. Quindi siamo delusi, ma i ragazzi avranno voglia di dimostrare che sono ancora pronti a combattere per i fans.

Mirko Calemme: La Spagna ovviamente avendo chiuso il suo grandissimo ciclo con i vari Xavi e Iniesta, non dico che fa fatica, però sta ricostruendosi nonostante non sia facile farlo, visto che adesso le aspettative sono aumentate parecchio nei loro confronti. Resta comunque una squadra assolutamente fortissima, che con Luis Enrique sta trovando anche continuità, un’identità tattica chiara e che nelle qualificazioni ai mondiali non perde da quasi 30 anni, dal ’93 contro la Danimarca. E’ una squadra abituata a vincere e ad andare lontano, credo che in questo girone ovviamente possa riuscire ad arrivare prima e qualificarsi senza troppe difficoltà, però non deve sottovalutare gli avversari perché, come si diceva in Spagna il giorno del sorteggio, non è un gruppo semplicissimo quello che è toccato alla Spagna, anche se va detto che c’è un certo equilibrio in quasi tutti i gironi di questa qualificazione.

Quali sono i giocatori da temere e gli astri nascenti delle vostre Nazionali?

Giorgi Sanadze: I miei preferiti sono Kvicha Kvaratskhelia e Giorgi Chakvetadze. Sono giocatori così giovani ed entusiasmanti da guardare. Hanno sicuramente un futuro brillante. Siamo stati sfortunati a non averli disponibili contro la Macedonia del Nord.

Mirko Calemme: Sono tanti i giocatori di talento della Spagna. A me piace tantissimo Ferrán Torres, per me avrà un futuro straordinario. Poi Oyarzabal della Real Sociedad è un altro grandissimo talento, e Fabián Ruiz, anche se adesso non vive un momento straordinario al Napoli, quando veste la maglia della nazionale viene messo nelle condizioni di rendere al massimo del suo livello. C’è anche Olmo. Insomma, i talenti sono davvero tanti. E’ una squadra che, come dicevo prima, non ha problemi nella mancanza di talento; negli anni scorsi ha fatto fatica a trovare un numero 9 titolare, e Morata alla Juventus sta dimostrando che può essere il nuovo nove titolare di questa Spagna.

Ringraziandovi per la disponibilità, vi chiediamo un pronostico sul girone.

Giorgi Sanadze: 1. Spagna; 2. Svezia; 3. Grecia; 4. Georgia; 5. Kosovo.

Mirko Calemme: Essendo io mezzo spagnolo e lavorando da tanti anni per AS, sono molto legato dalla Spagna  e non posso esimermi dal pronosticare una Spagna vincitrice del girone.

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Lo strano caso di Lamkel Zé

L’attaccante camerunense Didier Lamkel Zé, in forza all’Anversa ma che negli ultimi giorni aveva accettato di firmare per il Panathinaikos, si è presentato all’allenamento di questo lunedì (che sarebbe dovuto essere uno degli ultimi con la squadra belga) con una maglietta dell’Anderlecht, squadra rivale dell’Anversa. Una volta giunto davanti i cancelli dello stadio, la sicurezza ha optato per non farlo entrare, trattenendolo prima e poi allontanandolo. Il nazionale Camerunense, tornato a casa, ha minacciato di “turbare” ulteriormente il club dopo aver annunciato su Instagram che si sarebbe presentato il giorno dopo con una maglia del Beerschot, altra rivale dell’Anversa.

Negli ultimi tempi, a causa di quelli che sono stati definiti come “capricci” da parte del giocatore e anche a causa delle voci di mercato, il calciatore è stato mandato ad allenarsi con la squadra B. E mentre le voci di mercato sono diventate più insistenti, il club belga aveva chiarito come non fosse intenzionato a lasciarlo andare a zero, con tanto di risposta da parte dell’esterno:

E’ semplice: voglio andare in Grecia. Ho dato il mio consenso personale. Non giocate con la mia carriera.

Il pomeriggio dopo queste dichiarazioni, Lamkel Zé, dopo aver terminato la sessione di allenamento, ha avviato una diretta su Snapchat. Il camerunense ha mostrato come avesse scritto con un pennarello la frase “Ici, c’est Zé 7”, sui muri bianchi dello spogliatoio. Con tanto di iniziali, “LZ7”.

Il giorno dopo, martedì, il calciatore si è scusato attraverso il suo profilo Instagram:

Chiedo sinceramente scusa al club e ai tifosi dell’Anversa perché sono dei fan magnifici e meravigliosi che mi hanno sempre sostenuto. Se ho reagito così, è perché la mia testa era altrove a causa del trasferimento, non è stato facile per me. Mi dispiace tanto per le mie azioni. Non dimenticherò come i miei compagni di squadra e lo staff tecnico mi hanno supportato nello spogliatoio dal mio arrivo qui. Sono pronto per il club se il nuovo allenatore ha bisogno di me. Spero di essere presto davanti ai tifosi in campo.

Tuttavia, nonostante il messaggio di scuse, i tifosi non hanno digerito il comportamento del calciatore; sono stati appesi due striscioni, di cui uno davanti la sede della società, con scritto:

Nessuno è più grande della società, LZ fuori!

Vai a farti fo**ere Didier.

Nel frattempo il nuovo allenatore della squadra, Franky Vercauteren, ha rilasciato delle dichiarazioni anche sulla situazione di Lamkel Zé:

Riguardo Lamkel Zé? Vedremo, stiamo ancora guardando alcune cose, ma per me ha ancora un contratto con l’Anversa, non escludo nulla. L’Anversa è la squadra migliore per lui.

Secondo quanto riporta SDNA.gr, le trattative tra il Panathinaikos e la squadra belga stanno procedendo e sembrano essere a buon punto. La volontà del giocatore è quella di andare in Grecia a giocare per i prasinoi. Gli ultimi contatti tra le due società avverranno nei prossimi giorni. Al Panathinaikos rincontrerebbe l’allenatore László Bölöni, ex allenatore dell’Anversa fino a maggio dello scorso anno.

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Ufficiale: la Super League 1 sarà visibile anche in Italia su Novasports

Un punto di svolta per tutti i tifosi della Super League 1, in Italia e nel mondo. La pay-tv Novasports, emittente sportiva tra le più affermate del paese nonché detentrice dei diritti esclusivi per la trasmissione del massimo campionato greco per la stagione 2020-2021, ha inaugurato Novasports World, un nuovo canale sportivo che permetterà ai tifosi di poter assistere in streaming alle partite del campionato.

È possibile sottoscrivere due diversi tipi di pacchetti (pass) per guardare le partite della Super League 1, attraverso la sezione online del sito. L’offerta, valida per tutto il mondo al di fuori della Grecia e di Cipro, è suddivisa in due pass:

  • il Weekly pass (settimanale) permette di guardare «le principali partite del campionato di calcio greco in esclusiva, live e on demand» per 6.99€ alla settimana, con uno sconto del 40% (prezzo originario 11.99€); 
  • il 2nd Round pass è invece proposto per i seguaci più assidui: viene proposto il girone di ritorno del campionato per 40€, anche qui con uno sconto del 40% (prezzo originario 67.50€). Inoltre, in questo pacchetto sono incluse anche le cinque partite che si devono recuperare dal girone di andata, tra cui PAOK-Olympiakos (6° giornata, 13 gennaio, con una postilla che leggerete di seguito) e Aris-AEK (8° giornata, 14 gennaio).

Entrambe le offerte prevedono il “no committment”, ovvero risultano cancellabili in qualsiasi momento. Novasports World offre anche, oltre tutte le partite del campionato greco, anche live shows (come Time of Champions e Super Euroleague per la pallacanestro), un archivio che raccoglie le partite a partire dal 1995, documentari sportivi e archive shows.

In questo nuovo sistema c’è, però, un’eccezione: come alcuni di voi ricorderanno, il PAOK ha lanciato lo scorso anno PAOK TV, una piattaforma in abbonamento e pay-per-view che trasmette le partite casalinghe del club bianconero insieme a contenuti video on-demand esclusivi e programmi speciali. La piattaforma include, oltre le partite di campionato, anche trasmissioni, talk show e interviste esclusive, ed è disponibile in greco, russo e inglese. Nonostante non sia ancora chiaro, è plausibile che le partite al Toumba rimangano esclusiva del club di Salonicco, mentre quelle in trasferta siano fruibili su Novasports.

Una grande opportunità per tutti i nostri lettori interessati alla Super League 1, che adesso sarà visibile comodamente da casa propria senza dover incorrere in siti streaming illegali, e con l’opzione di poter pagare un solo turno di campionato o l’intero girone di ritorno. Per chiarimenti e per dare un’occhiata alle offerte, vi lasciamo il link della pagina di Novasports; in caso di ulteriori domande su iscrizione, pagamento ed altro, in alto a destra c’è la sezione FAQ, dove ogni vostro dubbio sarà chiarito.

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Mark Clattenburg è il nuovo presidente degli arbitri greci

Mark Clattenburg, uno degli arbitri europei più conosciuti e affermati negli ultimi anni, è stato nominato presidente del Comitato Centrale degli arbitri greci (KED), andando a sostituire il portoghese Vitor Melo Pereira.

La decisione è stata presa dai rappresentanti di Olympiacos, PAOK, AEK e Panathinaikos, i quali hanno votato in modo anonimo per eleggere il nuovo presidente degli arbitri.

Dopo le voci circolate già da luglio, lo scorso 5 agosto, in presenza di Vangelis Grammenos e Leonidas Boutsikaris, rispettivamente presidente dell’EPO e presidente della Super League, Clattenburg ha firmato un contratto biennale, garantendosi la possibilità di scegliere il proprio team di lavoro, che include anche un addetto VAR. Alla riunione hanno anche partecipato, in videoconferenza, il presidente FIFA delle federazioni calcistiche europee Nondar Akhalkatsi, il National association director della UEFA Lakovic, l’Head of National Associations Governance & Global Institutions at UEFA Luca Nicola, il capo del dipartimento delle federazioni nazionali Marios Georgiou, nonché l’esperto indipendente della FIFA/UEFA, Petr Fusek. Metà del suo stipendio sarà pagato dalla FIFA e UEFA.

La grande innovazione portata da Clattenburg è di natura comunicativa: dopo ogni giornata, con un video su YouTube, lo stesso ex arbitro spiega le azioni dubbie con le voci in tempo reale tra VAR e arbitro e le varie inquadrature che hanno nella sala VAR. Un’operazione di trasparenza per il nuovo presidente della KED che non ha problemi nel dire anche quando la decisione non è corretta.

Se siete curiosi di guardare queste particolari moviole, il canale Hellenic Football Family ha la prima, la seconda e la terza giornata di Super League 1.

Per l’ex fischietto inglese non si tratta della prima esperienza arbitrale all’estero: nel febbraio 2017 era stato appuntato come presidente del comitato arbitri dell’Arabia Saudita, prendendo il posto del suo ex collega Howard Webb, con l’intenzione di contribuire a professionalizzare gli standard arbitrali nei campionati nazionali del paese. Ma la mancanza di progressi e le critiche espresse da parte dei suoi funzionari spinsero la Federazione calcistica nazionale a sollevarlo dall’incarico nell’ottobre 2018. Con uno stipendio di £325.000 all’anno, la sua avventura in Arabia terminò nell’ottobre 2018, dopo 18 mesi.

Dopo l’esperienza da dirigente in Arabia, questa estate la voglia di tornare in campo ha prevalso anche sulla sua età (45 anni), spingendolo fino in Cina, tentando di tornare a ricoprire il ruolo di arbitro effettivo. Tuttavia, a causa delle restrizioni del governo cinese sui visti per i cittadini stranieri, non è stato in grado di tornare in campo da arbitro.

Subito dopo aver realizzato l’impossibilità di tornare ad arbitrare, è stato intervistato dal quotidiano britannico Sportsmail, dichiarando:

E’ il momento giusto per ritirarmi dall’arbitraggio. A 45 anni diventa una sfida diversa a livello mentale. Ora voglio iniziare a guardare all’ambito educativo e gestionale dell’arbitraggio. Ho avuto una carriera meravigliosa e voglio rimettere a posto la mia esperienza piuttosto che andarmene.

Iniziò ad arbitrare nel 1999 nella National League e, dopo cinque anni di gavetta nelle serie minori, nel 2004 esordisce in Premier League. Arbitrerà nella massima serie inglese ininterrottamente per ben tredici anni, arbitrando oltre 200 partite. Dopo solo due anni, grazie a numerose prestazioni degne di nota, viene nominato arbitro internazionale e dirige così la sua prima partita, un’amichevole tra Australia e Ghana. Dal 2008 al 2017 ha arbitrato qualsiasi tipo di competizione europea, sia per club che per nazionali, partendo dalla ex Coppa UEFA, passando per Champions ed Europa League fino ad arrivare agli Europei e ai Mondiali. Nominato miglior arbitro mondiale nel 2016, è indubbiamente uno dei profili migliori per tentare di risollevare gli standard qualitativi degli arbitri greci: un compito arduo, aggravato dagli episodi di violenza fisica ai danni dei fischietti ellenici e da un ambiente che nutre molta diffidenza nel KED.

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Ελληνικά ταλέντα, ep.10: Christos Tzolis

Il talento più cristallino che la Grecia abbia visto negli ultimi anni. A soli 18 anni, Christos Tzolis è pronto a trascinare il PAOK verso traguardi importanti. 

Durante la prima partita di campionato contro il Larissa e nei preliminari di Champions League affrontati dal PAOK, tutti i tifosi bianconeri e i media greci hanno puntato gli occhi sul giovanissimo attaccante Tzolis, autore della doppietta contro il Beşiktaş lo scorso 25 agosto ed autore dell’unico goal che ha deciso la partita contro i vyssini, vinta per 1-0. Ma la brillante tecnica di Christos, almeno per lo ha chi seguito durante la sua adolescenza calcistica, non è nulla di nuovo.

Il giovane, classe 2002, nasce a Salonicco da genitori originari di Dropull, cittadina abitata perlopiù da cittadini greci ma situata nella parte meridionale dell’Albania. La sua giovane carriera calcistica inizia all’età di 4 anni con le giovanili del Doxa Pentalofos, squadra dilettantistica locale. Nel 2010 passa ai Dikefalos, con cui si mette in mostra anche a livello internazionale durante il torneo Lennart Johansson, a Stoccolma, dove riesce a realizzare 11 reti in cinque partite.

Nel 2016, a causa di motivi familiari, è costretto a trasferirsi in Germania per due anni, durante i quali gioca per due squadre, il Rosenhöhe Offenbach e l’Alemannia Königstädten. Nel 2018 torna a Salonicco, aggregandosi alla squadra under 17 dei bianconeri, con la quale impressiona tutti, realizzando 29 reti in 25 partite. La stagione successiva, nonostante l’età (16 anni) viene chiamato con l’under 19, con cui riesce a vincere per due anni consecutivi il campionato, senza mai perdere nemmeno una partita.

Nella passata stagione ripete le ottime stagioni con l’under 19, sfornando otto assist e 19 goal in 26 presenze. Dalla scorsa stagione arriviamo fino maggio di quest’anno, quando dopo il periodo di lockdown il giovane ha iniziato ad allenarsi costantemente con la prima squadra, guadagnando la fiducia dell’allenatore Ferreira che lo ha fatto debuttare nella partita di play-off contro l’Olympiacos a giugno. Da lì in poi la sua titolarità non è mai stata in discussione, salvo per qualche partita giocata da subentrato in vista dei preliminari di Champions.

Nato come centravanti durante il periodo delle giovanili, viene indistintamente usato sia come ala d’attacco che come esterno di centrocampo, su entrambe le fasce. Nelle accelerazioni e nelle lunghe progressioni dimostra una padronanza del pallone fuori dal normale, tenendolo attaccato ai piedi e aiutato anche da una notevole agilità nei dribbling, che gli permette di inserirsi in area di rigore senza grosse difficoltà. Anche nei movimenti offensivi senza palla ha un gran senso della posizione, facendosi trovare molto spesso al posto giusto per finalizzare.

Nonostante le nove presenze collezionate lo scorso anno, accompagnate dallo splendido goal di piatto al volo contro l’OFI Creta, la partita contro il Beşiktaş, valida per il secondo turno preliminare di Champions League, è stata la consacrazione di fronte al grande pubblico: doppietta e assist. Sull’azione che ha portato al primo goal Giannoulis viene lanciato sulla fascia sinistra, entra in area e da posizione defilata scarica all’indietro per Tzolis che stoppa il pallone, si coordina e la piazza sotto l’incrocio. Dopo diciassette minuti dal primo goal, al 24′, Chuba Akpom triangola a centrocampo con Pelkas, corre palla al piede fino alla linea di fondo e, contrastato, riesce comunque a passarla al centro, dove Tzolis di prima la butta dentro. La ciliegina sulla torta è l’assist, sfornato sei minuti dopo, per Pelkas che a porta vuota appoggia il pallone in rete, complice anche una disastrosa manovra difensiva avversaria.

Il 17 settembre il PAOK ha ufficializzato il rinnovo del contratto del giovane fuoriclasse fino al 2024, senza l’aggiunta della clausola rescissoria. Mentre molti club europei seguono con particolare attenzione il suo percorso, Tzolis sembra destinato a rimanere a Salonicco almeno per un’altra stagione, per la gioia dei tifosi bianconeri.

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Daniel Batista, il Gullit dei poveri

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Nato nell’affascinante isola creola di Capo Verde, Daniel Batista Lima è diventato una vera e propria leggenda in Grecia, poiché nel 1994 è stato il primo straniero naturalizzato greco ad indossare la maglia dell’Ethniki.

Come molti suoi colleghi, sin da giovanissimo iniziò a calcare i campi di São Vicente, sua città natale, ispirato dalla fama di suo zio e suo cugino. Lo zio, Noni Lima, disputò quasi interamente la sua carriera in Grecia con la maglia del Panionios (ben 11 stagioni) e con il Charavgiakos. Suo cugino, soprannominato Faba, fu invece portiere della nazionale del paese. All’età di 16 anni Daniel si trasferisce in Olanda con la famiglia, dove si iscrive all’accademia del Feyenoord. La determinazione e l’amore per il calcio lo spingono a disputare partitelle con alcuni immigrati capoverdiani stanziati in Olanda e ad allenamenti individuali, affinando le proprie capacità tecniche di volta in volta.

La svolta della sua carriera avvenne quando il suo padrino, che era anche amico di suo zio, lo vide giocare durante un torneo, rimanendone piacevolmente sorpreso. Gli propose di andare in Grecia per essere visionato da un suo amico manager, e così Daniel accettò. Sbarcato in Grecia, prese parte ad un provino per il Panionios, ma venne rifiutato perché non rispecchiava i parametri del club, che cercava invece un centravanti di esperienza. Dopo aver giocato per la società di Nea Smirne, rimase nel paese e disputò una amichevole vestendo la maglia del PAS Giannina, durante la quale segnò 4 goal nel primo tempo e uno nella seconda frazione di gioco, ma nonostante l’impressionante impatto fu rifiutato perché nel secondo tempo non giocò sufficientemente bene.

Tornato in Olanda, dopo nemmeno un anno fu di nuovo contattato per tornare in Grecia da Dimitris Konstantaras, giornalista della testata Athliki Ixò ed amico di un suo conoscente, che credeva nelle potenzialità del giovane capoverdiano. Iniziandosi ad allenare con l’Acharnaikos, attirò ben presto l’interesse dell’Ethnikos.

Tuttavia trasferirsi all’estero era complicato, in quanto inizialmente solo due stranieri erano autorizzati a giocare in una squadra. Nel suo caso, Batista fu considerato uno straniero anche dopo aver acquisito la cittadinanza olandese. L’Ethnikos, comunque, si accaparrò il cartellino del giocatore, facendogli firmare un contratto. Dopo aver disputato delle discrete stagioni con i biancoblù, il club non voleva lasciar partire il giovane attaccante, nonostante l’offerta di 130 milioni di dracme da parte di una squadra turca. In realtà la società del Pireo in un primo momento accettò l’offerta, ma durante le trattative alzò ulteriormente l’offerta, facendo naufragare l’accordo tra le due parti. Dopo aver risolto un problema legato alla durata contrattuale, Batista lasciò dopo tre stagioni la squadra del Pireo.

Nel 1989 Batista fu ad un passo dal firmare per l’Olympiacos, avendo firmato un accordo con l’allora proprietario del club Giorgos Koskotas, il quale però finì in galera per debiti e non riuscì a dare i soldi promessi al calciatore. Per riparare al torto, a Batista fu dato un assegno con parte della sua commissione da ritirare in banca, risolvendo almeno l’aspetto economico. Nel frattempo il presidente dell’AEK Stratos Gidopoulos contattò personalmente il capoverdiano, convincendolo a firmare per i gialloneri. Con i kitrinomavri Batista rimarrà per tre stagioni, segnando 39 reti in 90 presenze.

Nel 1992 il nuovo  presidente dell’AEK, Konstantinos Generakis, decise di ridurre l’ingaggio del giocatore nonostante il parere contrario di quest’ultimo. Questo diverbio economico portò il capoverdiano a non rinnovare il contratto, e nel giro di poco tempo l’Olympiakos tornò a tre anni di distanza sul giocatore, offrendogli il doppio di quanto guadagnava con i kitrinomavri. Batista decise di accettare, diventando un nuovo giocatore del Thrilos.

L’allenatore degli erithrolefki all’epoca era l’olandese Thijs Libregts, con cui Batista non ebbe mai un grande rapporto. Come affermato a posteriori dallo stesso calciatore, il tecnico era molto bravo nel suo lavoro, ma spesso risultava essere agli occhi del capoverdiano molto scortese, anche attraverso l’utilizzo di commenti ironici durante gli allenamenti. Addirittura, l’olandese arrivò anche a sindacare lo stipendio di Batista senza che quest’ultimo lo avesse chiesto.

Nel 1994, dopo aver ottenuto la doppia cittadinanza greca-olandese, fu convocato con la nazionale greca per la partita contro la Finlandia, valevole per le qualificazioni agli Europei del 1996. Fu proprio al suo esordio che riuscì a segnare il suo primo goal, in una partita che finì con un risultato di 4-0 a favore della Το Πειρατικό. Giocò per la nazionale greca dal 1994 fino al 1997, vantando 14 presenze e due reti.

Dopo tre stagioni trascorse tra alti e bassi, durante le quali riuscì a vincere la Supercoppa, la proposta di rinnovo fatta dalla società non soddisfaceva le richieste del calciatore, tanto che si arrivò a pensare che fu fatta appositamente per mandarlo via. Batista comunicò la sua intenzione di voler lasciare i biancorossi del Pireo e di voler cercare un’altra squadra.

Nell’estate del ’95 c’è il ritorno di fiamma: Daniel Batista firma di nuovo per l’AEK. Durante i primi tempi la tifoseria era spaccata in due, tra chi era felice per il suo ritorno e chi invece non gli perdonava il passaggio ai rivali biancorossi, additandolo come traditore. Con il tempo tuttavia, quando si vennero a sapere le motivazioni del suo addio, la situazione tornò alla normalità. Con i gialloneri Batista riuscirà ad alzare due Kypello Elladas, prima i trasferirsi nel 1999 a Salonicco, sponda Aris.

L’Aris sarà l’ultima squadra dell’attaccante capoverdiano, per cui giocherà fino al 2001, totalizzando solo cinque presenze.

 

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Vassilis Hatzipanagis, leggenda tra due mondi

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Nato nel 1954 a Tashkent, al tempo capitale della Repubblica socialista sovietica dell’Uzbekistan, Vassilis Hatzipanagis è indubbiamente uno dei calciatori più forti del suo tempo di cui, almeno in Italia, si conosce ben poco. Dopo aver militato nei primi anni della sua carriera in Unione Sovietica, divenne l’idolo e il fenomeno indiscusso dell’Iraklis, tanto che si guadagnò l’appellativo di “Maradona greco”. Ed in effetti le somiglianze tra i due, capelli a parte, esistevano, ed erano numerose: Hatzipanagis, come Diego, era un centrocampista basso ma robusto e la sua corporatura divenne fondamentale in funzione del suo stile di gioco. Piedi educati, intelligenza tattica e dribbling sono alcune delle caratteristiche che accomunavano i due, che hanno segnato indelebilmente la rispettiva storia delle due squadre per cui hanno giocato.

Suo padre e sua madre, rispettivamente di origine cipriota e turca, dovettero abbandonare l’Asia Minore a causa della guerra e si trasferirono in una Grecia che subì la crisi degli anni ’30, l’occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale e poi la guerra civile (1946-1949). Come molti dei loro connazionali, emigrarono entrambi nella Repubblica sovietica dell’Uzbekistan, dove nella sola capitale la comunità greca contava circa 40.000 persone.

Il talento e la tecnica del giovane Vassilis erano visibili sin da quando giocava da bambino per le strade della città; come affermato in un’intervista da lui rilasciata, attirò ben presto l’attenzione della Dinamo Tashkent, che allora era una specie di squadra satellite della Dinamo Mosca e che vedendolo giocare gli propose di firmare. Ma il Pakhtakor, che aveva all’epoca la migliore scuola di calcio giovanile ed era la squadra uzbeka di maggior successo nel periodo sovietico, convinse Hatzipanagis a firmare per loro. Saladiov, mentore calcistico di Vassilis e allenatore della squadra, aveva riportato il Pakhtakor nel massimo campionato sovietico e lo fece debuttare all’età di 17 anni contro lo Shakhtar Donetsk.

Nelle tre stagioni successive Saladiov portò Hatzipanagis in prima squadra, mentre il Pakhtakor riuscì a integrarsi stabilmente nel campionato. Nominato come secondo giocatore più forte del campionato (dopo Oleh Blokhin) nel 1974 e nel 1975, Hatzipanagis fu convocato con la nazionale dell’URSS.

A 18 anni Valentin Nikolayev convocò Hatzipanagis con l’under 21; tuttavia giocò anche nelle qualificazioni per i campionati europei under 23. Nel 1975 iniziò a giocar con la nazionale maggiore: la prima partecipazione fu in un torneo in Polonia organizzato per celebrare l’anniversario della liberazione dai tedeschi. L’URSS si aggiudicò il torneo e Hatzipanagis giocò al fianco di Blokhin.

Nel 1975 la caduta della dittatura dei colonnelli favorì il ritorno in patria di molti greci, tra cui anche Hatzipanagis e la sua famiglia. Tuttavia, in molte interviste recenti, ha dichiarato che il tornare in Grecia fu un errore, poiché il livello calcistico era molto più basso rispetto all’URSS, dove il campionato era formato da 16 squadre su più di 300 milioni di abitanti.

Il ritorno in Grecia però non fu dei più facili. Nell’Unione Sovietica degli anni Settanta il calciatore professionista non era considerato come un lavoro vero e proprio; infatti, la maggioranza dei calciatori avevano altri impieghi. Non esistendo un contratto che legava Hatzipanagis al Pakhatator, che non aveva diritti su di lui, nessuna squadra straniera poteva comprarlo. Quando l’Olympiakos provò ad acquistare Hatzipanagis, ad esempio, la trattativa fu respinta in quanto i giocatori sovietici non erano di “proprietà” e non potevano essere venduti. Per aggirare questo cavillo giuridico, a Hatzipanagis fu consigliato di rinunciare alla sua cittadinanza sovietica e di chiedere il rimpatrio. Ma anche questa opzione presentava non pochi ostacoli. Quando la famiglia abbandonò la Grecia per trasferirsi nel vicino Oriente, non tutti i familiari lasciarono la Grecia: infatti un nonno rimase a Salonicco. Quindi, se voleva tornare in Grecia doveva stringere un accordo con una squadra di Salonicco. All’età di 20 anni Hatzipanagis “fuggì” dall’Unione Sovietica e firmò per l’Iraklis, la sua seconda ed ultima squadra.

Il suo trasferimento fu organizzato dal suo agente armeno a Mosca, Makatetsian. Come prima mossa, Hatzipanagis rinunciò alla sua cittadinanza sovietica, in modo da non poter più giocare nel campionato sovietico, il quale richiedeva obbligatoriamente la cittadinanza per poter appunto giocare. Una volta archiviato il problema del passaporto, Hatzipanagis si mise in contatto e firmò un contratto biennale con l’Iraklis. Tuttavia, nella diritto sportivo greco di allora era presente un vuoto legislativo, che permetteva al club di rinnovare unilateralmente il contratto ogni anno per 10 anni.

Vassilis si trovava quindi in una situazione di impasse. Se avesse avuto ancora la nazionalità sovietica, l’ambasciata sovietica avrebbe potuto interferire nella trattativa. L’unica soluzione possibile per sciogliere il nodo contrattuale fu quella di portare l’Iraklis in tribunale. Nel 1977 il tribunale distrettuale stabilì che non era possibile trattenere alcun lavoratore o atleta per oltre cinque anni. Ma l’Iraklis riuscì a vincere in appello. Mentre Vassilis perse la sua “battaglia”, c’era un aspetto positivo: l’Associazione greca dei calciatori professionisti, fondata nel 1979, si interessò al caso e riuscì, a metà degli anni ’80, a modificare quella legge.

Nel 1977, un problema al ginocchio costrinse Hatzipanagis a recarsi a Londra per le cure. Il suo padrino, che era cipriota e tifoso dell’Arsenal, era emigrato nella capitale inglese nel 1961 ed ebbe occasione per rivederlo. Il padrino gli fece conoscere Fred Street, l’allora fisioterapista dell’Arsenal. Durante la riabilitazione, si allenò insieme a Pat Jennings, Graeme Rix, Liam Brady, Malcolm MacDonald e Alan Hudson. Gli affibbiarono il soprannome di Aristotele, poi scoprirono che giocò in URSS e si interessarono alla sua storia. Tra gli aneddoti e le curiosità riguardanti la sua vita, spicca la volontà di suo padre di trasferirsi a Londra nel 1963, ma sua madre non era d’accordo. Sarebbe interessante fantasticare su come sarebbe stata la sua carriera in Inghilterra, dove avrebbe potuto trasferirsi all’età di nove anni.

Nel suo periodo di permanenza all’Iraklis, durato ben 15 anni, Hatzipanagis trascinò il Γηραιός alla vittoria della Kypello Elladas del 1976, battendo in finale ai rigori l’Olympiacos, dopo un clamoroso 4-4 nei tempi regolamentari. L’altro trofeo alzato con la squadra di Salonicco fu la Coppa dei Balcani nel 1985, una competizione che coinvolgeva squadre di Bulgaria, Grecia, Turchia, Jugoslavia e Romania e che fu abbandonata nel 1994.

Quando tuttavia l’Iraklis venne retrocesso nel 1981 (l’articolo qui), Vassilis espresse la sua volontà di non voler giocare in B’ Ethniki. La società, non volendo privarsi del fenomeno, si oppose alla sua richiesta di essere ceduto, mentre Hatzipanagis di tutta risposta si recò  in Germania, dove per un anno e mezzo si allenò con lo Stoccarda senza essere retribuito dall’Iraklis, ma risultando comunque ancora sotto contratto. Nonostante avesse attirato l’attenzione di squadre molto importanti come Lazio, Arsenal, Porto e lo stesso Stoccarda, la società di Salonicco non aveva la minima intenzione di lasciar andare il fuoriclasse, arrivando a rifiutare l’offerta effettuata dal presidente del Panathinaikos Vardinogiannis che ammontava a 90 milioni di dracme, una cifra spropositata per l’epoca.

Poco dopo il suo ritorno in Grecia, giocò con la nazionale ellenica un’amichevole contro la Polonia al Leoforos nel maggio del 1976. Tuttavia la FIFA dichiarò che Hatzipaganis non potesse più giocare con la nazionale greca a causa delle sue precedenti 4 partite con la squadra olimpica dell’Unione Sovietica. La sua seconda, ultima e simbolica presenza con la maglia dell’Ethniki avvenne il 14 dicembre 1999 in una partita amichevole contro il Ghana, quando giocò per soli venti minuti ma fu comunque premiato dalla Federcalcio ellenica per il suo contributo al mondo del calcio.

 

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L’Athinaikos, dalla Beta Ethniki all’Old Trafford

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Oggi vi parliamo della storia di una squadra che, nel giro di due anni, è passata dal giocare in Beta Ethniki (l’attuale Super League 2) all’Old Trafford, affrontando e mettendo in seria difficoltà il Manchester United di Hughes, Schmeichel, Giggs e, soprattutto, di Sir Alex Ferguson.

La squadra in questione è l’Athinaikos, che attualmente milita nelle serie minori del calcio greco, ma che ad inizio degli anni ’90 aveva sorpreso tutti, raggiungendo il 6° posto in classifica, la finale di Kypello Elladas e soprattutto aveva staccato il biglietto per i sedicesimi di finale della Coppa delle Coppe.

Il soprannome della squadra è Lordi tou Vyrona, in riferimento a George Gordon Byron, comunemente noto come Lord Byron, il poeta inglese che combatté e morì per l’indipendenza greca. L’area di Vyronas, situata a 3 km ad est dal centro di Atene, fu nominata così proprio in suo onore.

Per quanto riguarda la storia del club, che nell’ultimo ventennio ha subito un inarrestabile declino, l’Athinaikos ha ricoperto un ruolo di assoluta importanza almeno nei primi 50 anni dello scorso secolo, considerando che fu uno dei tre membri fondatori dell’EPO, assieme a Panathinaikos e Apollon. Fu fondato nel 1914 dai calciatori della storica squadra del Goudi FC, la quale era una delle società più famose negli anni in cui iniziarono a svilupparsi le prime competizioni sportive in Grecia. Fino al 1931 la squadra partecipò, senza mai retrocedere, in Alpha Ethniki, fino a quando venne organizzata un’amichevole con i Πράσινα Πουλιά (uccelli verdi), una squadra non riconosciuta e fondata da alcuni ex giocatori del Panathinaikos che erano entrati in rotta di collisione con la società, creando una squadra parallela. In seguito all’amichevole, l’Athinaikos venne punito con la retrocessione in terza divisione. Nel 1937 fu nuovamente promosso in A’ Ethniki e durante la stagione 1940-1941 fu in testa alla classifica fino al 28 ottobre 1940, quando la guerra rese impossibile il regolare svolgimento del campionato.

Fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale, la polisportiva era una delle più ricche del mondo. Oltre il calcio, vennero create le sezioni di atletica, nuoto e tiro a segno. La sede, composta da uffici lussuosi, era situata all’angolo tra le strade Χαλκοκονδύλη e Πατησίων, in cui erano presenti anche la sede dell’EPSA e di altre società. Questi uffici, tuttavia, furono incendiati durante i Dekemvriana del 1944 e con loro andarono persi documenti e trofei del club.

Dopo la guerra la squadra militò in A’ Ethniki, mentre dal 1950 nella categoria A2 dell’EPSA. Nel luglio 1952 l’Athinaikos si fuse con l’AE Νέας Ελβετίας, dando vita ad una nuova squadra rinominata Αθηναϊκός Νέας Ελβετίας Αθλητικός Σύλλογος.

Ma il periodo più di successo del club è indubbiamente quello risalente ai primi anni ’90. Nella stagione 1991-1992, l’Athinaikos, per la seconda stagione consecutiva in Alpha Ethniki, approda per la prima volta in Europa. La qualificazione fu raggiunta grazie alla finale di Kypello Elladas della stagione precedente, disputata contro il Panathinaikos che si aggiudicò il trofeo e guadagnò l’accesso alla vecchia Coppa dei Campioni.

L’Athinaikos cadde in una finale andata-ritorno, perdendo la prima partita in casa 3-0 e la seconda per 2-1 all’OAKA, nonostante il goal segnato da Giorgos Zotalis.        Nonostante la doppia sconfitta, tuttavia, i calciatori guidati dal tedesco Gerhard Prokop potevano ritenersi più che soddisfatti, vantando un 6° posto in classifica al loro primo anno nella massima divisione, la qualificazione per la finale di Kypello e l’accesso alla Coppa delle Coppe.

L’entusiasmo generale fu per un momento stroncato quando, durante il sorteggio per la partita preliminare, fu sorteggiato il Manchester United come avversario dell’Athinaikos; i Red Devils avevano conquistato il trofeo europeo l’anno precedente, nella finale disputata a Rotterdam e vinta contro il Barcellona per 2-1. Nella stagione 1991-1992, la squadra di Sir Alex Ferguson aveva lo stesso obiettivo dell’annata precedente, e per qualsiasi squadra greca sarebbe apparso un ostacolo insormontabile, compresa la modesta squadra di Vyrona.

Il 18 settembre 1991, l’Athne ricevette i Red Devils al “damaria”: damaria è il soprannome dato allo stadio e significa letteralmente “cava”, perché l’impianto fu costruito dove prima sorgeva una vecchia cava. L’incontro terminò 0-0, un pareggio a reti bianche che era oro colato per i Lordi tou Vyrona, che riuscirono a resistere agli attacchi degli inglesi.

Il ritorno in Inghilterra si dimostrò essere una partita molto difficile per il Manchester che, dopo i primi 90’ minuti regolamentari, riuscì a piegare l’Athinaikos soltanto nel secondo tempo supplementare; al 109’ McClair bucò Sarganis, che fino a quel momento si era dimostrato una saracinesca. Due minuti dopo Mark Hughes realizzò la rete del definitivo 2-0, sancendo così l’eliminazione della squadra di Vyrona.

Facendo un balzo in avanti nel tempo, l’Athinaikos ha giocato dal 2003-04 al 2010-11 nel campionato provinciale (EPSA). Nel gennaio 2009, l’ex calciatore argentino Juan Ramon Rocha è stato nominato direttore tecnico del club. Nella stagione 2010-2011, l’Athinaikos è stato retrocesso nei campionati locali dilettantistici dopo aver perso la finale di coppa E.P.S. ΑΘΗΝΩΝ per 3-1 contro l’A.P.O. Fostiras Tavrou. Nella stagione 2012-2013 la squadra partecipa per la seconda stagione consecutiva nel girone A’ dell’Ε.Π.Σ.Α. (EPSA).

 

Qui sotto trovate l’intervista tradotta per intero da noi a Tasos Hatziagelis, ex centrocampista dell’Athinaikos, che giocò entrambe le partite contro i Red Devils e che, intervistato da Sport-Retro.gr, ha rilasciato un’intervista su quell’indimenticabile doppia sfida.

  • Riguardo la squadra:

“Eravamo un gruppo di giocatori legati, giocavamo insieme fin da quando eravamo in Beta Ethniki. Riguardo la partita contro il Panathinaikos della stagione precedente posso dire che fummo sfortunati. Nella prima partita al Leoforos il risultato era 0-0 fino al 70′, mentre nella seconda all’OAKA eravamo in vantaggio 1-0 a 20’ minuti prima della fine. Vedevamo le partite europee come un’opportunità per “distinguerci”, perché eccezione fatta per Dimopoulos, Sarganis e Koleff, che venivano dal Panathinaikos, nessun altro aveva esperienza europea.

  • L’atmosfera prima della partita d’andata

“Avevamo fame di gloria, però quando ci capitò lo United per un attimo regnò la paura per una possibile figuraccia. Ricordo, infatti, che un dirigente dell’OFI, di cui non ricordo il nome, avesse dichiarato sui giornali che “squadre come l’Athinaikos non dovrebbero andare in Europa perché ci renderanno ridicoli.”

Il nostro allenatore di allora, Gerd Prokop, era andato a Manchester e una volta di ritorno ci prese da parte e ci disse che le chances (di passare il turno, ndr) erano 50-50. Ovviamente eravamo scettici, ed alcuni di noi risero. Ma si scoprì che il tedesco (Prokop) aveva ragione. Giorno dopo giorno iniziammo a credere sempre di più che non ci avrebbero “schiantato”. Questo fu possibile anche grazie all’enorme personalità di Nikos Sarganis, che ripeteva costantemente “loro sono in 11, noi siamo in 11. Lasciate perdere quello che dice il mondo. Dovranno sputare sangue per vincere contro di noi.”- “Andremo ai rigori e passeremo.”

  • La partita d’andata

“Non eravamo particolarmente impauriti. Con l’eccezione dei due legni, loro ebbero pochissime opportunità e avemmo anche la possibilità di vincere con Koleff. Le cose andarono come aveva detto Prokop. Lo United giocava in maniera prevedibile.”

Loro cercavano costantemente di sfondare la nostra linea difensiva; allora il calcio era diverso da oggi, avevamo due stopper che marcavano a uomo mentre io ero un libero. Il modo in cui gli inglesi svilupparono il gioco non fu particolarmente difficile da interpretare per noi. ”

Eravamo tutti contenti, e questo è stato ciò che, soprattutto, ci ha motivato a continuare il campionato e a giocare il ritorno in Inghilterra. La stampa del tempo lodò l’Athinaikos, che aveva aveva pareggiato – anche relativamente facilmente. C’era una folla che si congratulava con noi quando ci incontrammo, e Nikos Sarganis continuava a dire ‘non ci mancherete neanche lì. Andremo ai rigori e otterremo la qualificazione. “

  • La partita di ritorno, l’Old Trafford e l’elettrocardiogramma di Ferguson

“Era qualcosa senza precedenti per noi. Un campo imponente che ci suscitò meraviglia anche il giorno prima della partita, quando era vuoto. Ormai avevamo giocato fino ad allora di fronte a 20.000 persone, quindi vedere 45.000 tifosi affollati era davvero senza precedenti.”

Ricordo che avemmo un’occasione con un tiro di Vasilis Tzalakostas al 15’ minuto, che fu parato da Schmeichel; dopodiché lo United iniziò a far girare palla, ma noi non riuscimmo a trovare il goal. Come il tempo scorreva, il Manchester era ansioso e noi avevamo poche speranze di poter segnare un goal in contropiede e anche qualificarci con un  1-1.

Ricordo che all’intervallo Nikos (Sarganis, ndr) mi disse: “Tasos, resistiamo fino a quando non arriviamo ai rigori, poi prendo il controllo; non aver paura di niente”. Aveva una tale fiducia quando me lo disse che me lo ricordo 27 anni dopo, non lo dimenticherò mai.

Alla fine prendemmo goal nel secondo tempo supplementare e nel frattempo Ferguson aveva schierato Gary Palister in attacco, per approffitare dei cross, come accadde in occasione del primo goal.

Un punto chiave della partita fu l’infortunio di Vangelis Spiliotis (che fu sostituito all’intervallo da Kostas Theodorakos), che era fisso su Hughes e lo aveva “annientato” in entrambe le partite.

Ci sentimmo bene perché, nonostante fossimo stati eliminati, giocammo con dignità e riuscimmo a dare alcuni punti alla Grecia. Eliminare il Manchester United sarebbe stato come vincere al lotto. Ci avvicinammo molto e avremmo potuto ottenere ciò che sembrava impossibile, ma tutto ciò ci fece sentire bene perché avevamo davvero messo alle corde gli inglesi. In effetti, ricordo Ferguson nella conferenza stampa dopo la partita che diceva: “Vado a fare un elettrocardiogramma, parlerò più tardi”.

  • Il ritorno in Grecia ed il legame tra calciatori e dirigenza

“Al nostro ritorno in Grecia, alcuni amici dell’Athinaikos ci stavano aspettando all’aeroporto per congratularsi con noi, mentre per tutto quell’anno abbiamo ricevuto un trattamento speciale da parte della gente nella maggior parte dei posti in cui andammo in campionato.

Eravamo una squadra che giocava in Beta Ethniki fino a due anni prima, ma avevamo guardato negli occhi e affrontato la squadra vincitrice della Coppa Europa e questo era qualcosa di ammirevole. In effetti, Spyros Kalogiannis (l’allora presidente, ndr) aveva dato un bonus di 700.000 dracme a ciascun giocatore, un importo irreale per la stagione se si considera che, ad esempio, il mio stipendio era di 150.000 dracme al mese “.

“Siamo stati legati e abbiamo passato anni insieme nelle categorie minori prima di arrivare lì. Tanti anni dopo, quando possibile, andiamo insieme a cena e ci teniamo in contatto. All’approdo nella massima divisione arrivarono ​​alcuni giocatori di “prima classe” ed esperti, come Sarganis, Bok, Dimopoulos; fu messo su un gruppo molto buono.

Se aggiungiamo che la gestione della squadra era nelle mani di un vero gentiluomo come Spyros Kalogiannis nella posizione di presidente, capiamo che stiamo parlando di una situazione molto rara e che difficilmente può essere creata in squadre come l’Athinaikos, che non ha un gran numero di tifosi.

Credo che queste due partite, che per me sono state il momento più alto della mia carriera, siano anche il momento più grande nella storia della squadra e come tali sono state menzionate anche l’anno scorso in occasione della celebrazione dell’anniversario dei 100 anni di vita dell’Athinaikos”.

 

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Evangelou aggredito, botta e risposta tra Hübel e il KED

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Nella giornata di lunedì 23, in seguito alla tanto discussa partita tra Volos e Olympiacos, anche il KED ha rilasciato una dichiarazione, sottolineando che gli arbitri e gli assistenti in alcune specifiche partite dell’ultimo turno hanno fatto delle prestazioni al di sotto delle aspettative e saranno esclusi dalle designazioni future fino a quando non verrà effettuata una valutazione.

Il Comitato Centrale Arbitri (KED) non nomina nessuno né menziona in quali match ci siano state nelle decisioni controverse, ma si può constatare certamente che VolosOlympiacos sia una delle partite “incriminate”. Nel mentre, ci sono state lamentele anche da parte dell’AEK nella partita contro il Lamia per un calcio di rigore non dato su un fallo ai danni di Albanis.

Domenica sera,però, si registra l’ennesimo caso di violenza ai danni di un arbitro. Un numero imprecisato di persone ha fatto esplodere un razzo che ha colpito la finestra dell’appartamento, situato a Zografou, di Angelos Evangelou, arbitro VAR durante VolosOlympiacos.

L’arbitraggio controverso di VolosOlympiacos e tutto quello che ne è conseguito, tra cui lo sciopero degli arbitri, la dichiarazione senza freni di Marinakis e l’attacco a casa dell’arbitro Evangeolou, è stato ripreso dal discorso del rappresentante FIFA in Grecia, Herbert Hübel.

Hübel, dopo aver condannato l’attacco ai danni della casa di Evangelou, ha fatto riferimento agli errori sia sul campo che al VAR durante VolosOlympiacos, affermando che il VAR è stato introdotto proprio per evitare certi tipi di errore. Ha marcato il fatto che sia la FIFA che l’UEFA hanno investito molto nel sistema VAR, ed ha suggerito di prendere provvedimenti per gli arbitri del match.

Hübel, inoltre, non ha nascosto la sua preoccupazione per il futuro del calcio greco ed ha affermato che qualsiasi attività sospetta relativa al calcio in Grecia dovrebbe essere presa in considerazione attraverso azioni dirette e appropriate, messe in atto della comunità calcistica internazionale.

Il calcio greco è ancora testimone di attacchi ai danni degli arbitri. Questi eventi inaccettabili non solo non sembrano eliminati, ma tendono a diventare più frequenti. Personalmente, e per conto della FIFA e dell’UEFA, sono estremamente preoccupato e condanno questi atti.

Inoltre, è frustrante vedere errori di un certo tipo in campo, nonostante la Federazione Arbitri  abbia investito sull’allenamento degli arbitri  e nonostante l’introduzione del VAR, soprattutto durante la partita tra Volos e Olympiacos della scorsa domenica, che ho visto in tv.

La VAR è un progetto ampio, implementato con il supporto dell’EPO e dello Stato, con la finalità di evitare chiari errori e di aiutare gli arbitri con le loro decisioni. In definitiva, riducendo gli errori si riduce anche il rischio di violenze.

Sfortunatamente, le controverse decisioni prese sia dagli arbitri in campo che dal VAR, hanno nuovamente sollevato scetticismo e critiche riguardo il KED (Comitato centrale arbitri), il VAR e l’arbitraggio in Grecia.

Questa è un’area sensibile, nella quale FIFA e UEFA hanno investito moltissimo e su cui non è consentita alcuna controversia.

Questo tipo di prestazione non può essere accettata in nessun campionato maggiore e sono favorevole a qualsiasi punizione esemplare decida il Comitato centrale arbitri.

Infine, non posso nascondere la mia preoccupazione per il futuro del calcio greco e se qualsiasi attività sospetta relativa al calcio in Grecia si dimostrerà diretta, le azioni appropriate delle istituzioni internazionali dovrebbero essere date per scontate.

Data l’opportunità, auguro un buon Natale a tutta la famiglia del calcio greco.

 

Secondo voci di corridoio, gli arbitri e gli assistenti di Super League 1, che hanno indetto uno sciopero a tempo indeterminato, sono stati infastiditi dalle dichiarazioni controverse (soprattutto sui temi di errori e violenza) di Hubel, ed hanno risposto a tono con questo comunicato:

Le parole sono veramente poche per descrivere quello che sta accadendo oggi al calcio greco.

L’ambiente malato e tossico che prevale, la criminalizzazione degli errori e il sempre presente arbitraggio greco come unico responsabile di tutto ciò che accade: tutto questo deve fermarsi per un po’. Lasciamo che tutti coloro che hanno dichiarato guerra a noi ci guardino e finalmente che tutti si assumano la sua parte di responsabilità. Avevamo suonato l’allarme.

Il corpo degli arbitri greci della Super League 1 all’unanimità (76 in totale) ha deciso di astenersi da qualsiasi attività fino a quando le soluzioni più appropriate non vengono messe in atto, fino a quando gli annunci non vengono resi reali.

Siamo stati guidati da questa decisione perché non vogliamo essere coinvolti nel gioco di annunci, impressioni, cause legali, minacce e insulti, violenza verbale e fisica. I colleghi sono attualmente perseguiti con il processo di sacrificio, “qualcosa di comune in qualsiasi paese sviluppato e avanzato calcisticamente”.

Fino ad allora seguiremo gli sviluppi tutelando le nostre famiglie. Buon Natale a tutti!

PS: per quanto buono possa essere.

Sinceramente,

arbitri e assistenti della Super League 1.

Il Consiglio della Lega, che si riunirà il 30 dicembre per aggiornarsi sulle ultimi vicissitudini, non vedrà rappresentati gli arbitri attraverso il loro consueto consiglio informale composto da cinque membri.

Negli ultimi giorni la tensione è alle stelle, i toni si sono pericolosamente alzati, la situazione sembra fuori controllo anche a causa di dirigenti, presidenti e allenatori. Il Ministro dello Sport Lina Mendoni sta valutando se sospendere o meno il campionato fino a data da destinarsi. La situazione sembra aver oltrepassato il limite, staremo a vedere come terminerà il 2019. Seguono aggiornamenti.

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