Il Panathinaikos tra nuovi possibili acquirenti e la stagione che verrà

Come vi avevamo già annunciato un mese fa, il tecnico romeno László Bölöni è stato esonerato dal presidente biancoverde Alafouzos in seguito alla sconfitta contro l’AEK Atene, la quale ha sancito la matematica esclusione del Panathinaikos da un posto in Europa la prossima stagione. Bölöni, chiamato a metà ottobre per rimpiazzare lo spagnolo Poyatos, nella prima parte della passata stagione aveva indubbiamente apportato un modello di gioco solido che faceva particolare leva sulla fase difensiva, permettendo al Pao di posizionarsi tra le prime sei classificate. Tuttavia, con l’inizio dei playoff, la disposizione difensiva della squadra non ha dato i frutti sperati: in otto partite è arrivata soltanto una vittoria, bottino insufficiente per strappare il pass europeo. La dottrina di gioco di Bölöni, in un periodo di tempo ristretto e denso di partite come quello dei playoff, si è dimostrato controproducente; affrontare le migliori cinque squadre del campionato più volte in un mese schierando una squadra troppo attendista e poco propositiva è stato un suicidio tattico. Dopo alcuni giorni di riflessione, la dirigenza ha individuato il nuovo allenatore: si tratta di Ivan Jovanović, tecnico serbo con alle spalle una lunga esperienza in Grecia, sia da calciatore che da allenatore.

Jovanović sarà il quarto allenatore (dopo Jesualdo Ferreira, Stramaccioni e Ouzounidis) della gestione Alafouzos ad avere pieni poteri per le questioni di maggior rilevanza, avendo per esempio l’ultima parola sui trasferimenti. Una decisione che arriva in concomitanza con la scadenza del contratto di Pierre Dréossi, attuale direttore tecnico dei tryfilli che non rientra più nei piani societari biancoverdi e che farà le valige in estate. Il nuovo tecnico assumerà quindi le vesti del cosiddetto “manager all’inglese”, risparmiando alla società l’onere di ingaggiare un nuovo direttore sportivo.

L’organigramma societario viene ampliato ulteriormente. Con la sempre più celere diffusione dei mezzi tecnologici all’interno del mondo del calcio è evidente come, specialmente negli ultimi anni, i club abbiano investito non solo nei calciatori, ma anche in figure specializzate al di fuori (nemmeno troppo) del rettangolo di gioco per stare al passo con i tempi. Il Panathinaikos non fa eccezione: i tryfilli hanno ingaggiato Giorgos Martakos, ex capo del dipartimento di analisi dell’Olympiakos nonché uno dei migliori match-analyst in circolazione in Grecia, che ha lavorato per 8 anni con i kokkini, da cui si è svincolato a gennaio di quest’anno.

Per i prasinoi il mercato non è ancora entrato nel vivo: come da consuetudine di questo periodo sono moltissime le voci di ipotetici trasferimenti e cessioni, ma non c’è ancora nulla di ufficiale né in entrata né in uscita. Per quanto riguarda la rosa attuale, si era creato un alone di mistero attorno al futuro di Federico Macheda, alcune voci reputavano probabile un suo addio ma la società ha ribadito come non ci sia alcuna intenzione di “divorziare” e ha affermato come il calciatore, che aveva rinnovato il suo contratto lo scorso settembre fino all’estate 2023, rientri nei piani del nuovo allenatore.

Ma l’aspetto che desta più interesse per i tifosi del Pana è l’interessamento all’acquisizione del club da parte di una cordata imprenditoriale statunitense, capitanata da Marko Drakotos. Se ne parla già da un mese, sembra una pista concreta ma i tempi sono lunghi e nelle ultime due settimane non è emerso nulla di rilevante. Presidente della Camera di commercio ellenico-americana e avvocato newyorkese di origini greche, Drakotos ha espresso la volontà di acquistare le quote di maggioranza del club in una lettera aperta indirizzata ai tifosi del Panathinaikos, pubblicata sul The National Herald:

“Non c’è nessun altro grande club…” questo è il Panathinaikos, il club più grande e glorioso della Grecia con oltre 1500 titoli dalla sua nascita. (Il Panathinaikos) È Wembley, la finale intercontinentale, le grandi partite in Europa, il 4-0 sull’Olympiakos nella finale di Coppa di Grecia 1986, le sei partite europee di basket, il gol di Warzycha ad Amsterdam, lo stop di Vranković a Parigi, l’abbraccio tra Diamantidis e Obradović a Barcellona (in occasione della vittoria della sesta Eurolega, ndr), ​​i suoi milioni di amici in tutto il mondo e altri che non possono essere raccontati in un messaggio di testo.
 
Negli ultimi anni la sezione calcistica ha attraversato una profonda crisi.  Il club era ad un passo dalla retrocessione ed è rimasto nel campionato (Super League 1, ndr) a causa di un cambiamento nelle regole di licenza, mentre è stato bandito dalle competizioni europee per tre anni a causa dei debiti. Quest’anno, purtroppo, sono passati undici anni dalla vittoria dell’ultimo campionato e dalla partecipazione ai gironi di Champions League e sette anni dalla conquista dell’ultimo trofeo. Fino a pochi giorni fa, la squadra ha dovuto lottare duramente per assicurarsi un posto nel… quartetto (le prime quattro squadre in classifica, ndr)! Situazioni che qualche anno fa sarebbero state impensabili per il nostro club.
 
E, peggio ancora, non ci sono prospettive di ripresa della concorrenza nel prossimo futuro.  Questa crisi in corso è ormai diventata una situazione permanente che sta riducendo il club di giorno in giorno e non solo lo priva dell’opportunità di vincere titoli, ma anche di attirare nuovi fan e sostenitori.  Le condizioni odierne non riflettono in alcun modo la visione che aveva il grande George Kalafatis quando fondò il Panathinaikos Athletic Club.
 
L’inerzia, la timidezza e l’accettazione fatalistica della situazione attuale porteranno la nostra squadra, con precisione matematica, a cadere completamente nel discredito. Coloro che sono interessati al futuro di questo storico club devono unirsi e agire per assumersi la responsabilità del suo ripristino. Per i momenti unici e speciali che ci ha regalato, le gioie, le emozioni, i viaggi, la storia e l’eredità che porta sulle spalle.  Nonostante tutto questo, abbiamo deciso di mostrare il nostro interesse per la pratica perché vogliamo rimanere fedeli ai principi e ai valori con cui siamo stati cresciuti ​​come Panathinaikos, perché ricambiamo ciò che ci ha dato e lo vogliamo fare di nuovo alla grande, in modo che molte altre generazioni di persone orgogliose seguiranno. 
 
Da parte nostra vogliamo essere assolutamente chiari in tutte le direzioni: l’obiettivo di questa iniziativa è che il Panathinaikos torni ai vertici del campionato greco e allo stesso tempo torni ad essere competitivo ai massimi livelli europei.
 
Questa iniziativa si basa su un amore puro e disinteressato per il club più grande del paese e sul desiderio di tornare gradualmente ai vertici. L’iniziativa è sostenuta da un gruppo di imprenditori che hanno la volontà e la capacità finanziaria per investire nel gruppo. Qualche mese fa, Ioannis Alafouzos ha accettato una proposta iniziale molto allettante ed equa che potrebbe essere la base per ulteriori discussioni, a condizione che abbia davvero intenzione di trasferire le sue azioni e, in una prima fase, inviare i dati finanziari della società.
 
La nostra intenzione è di procedere con la massima serietà e responsabilità, nel rispetto della storia del club e del suo mondo. Ecco perché insistiamo sugli aspetti finanziari. A tal proposito, dopo aver raccolto per la prima volta informazioni sullo stato del club, intendiamo passare ad una seconda fase, che consiste nell’affidamento diretto di revisori dei conti di posizione riconosciuta ad una società estera, per un audit completo delle informazioni finanziarie del team, in modo da inviare la proposta finale al nostro Club.
 
Chiediamo a tutto il popolo del Panathinaikos di sostenere questa iniziativa. Siamo tutti stanchi della situazione attuale. La tristezza iniziale si è trasformata in rabbia e risentimento, finendo nell’indifferenza. Le nostre domeniche non sono più interessanti.  Sono tanti i tifosi del Panathinaikos che oggi non vedono le partite della squadra perché non hanno nulla di cui preoccuparsi o da aspettarsi. Tuttavia, non possiamo scendere a compromessi su questo. Dobbiamo dare al Panathinaikos l’opportunità di trasmettere il proprio orgoglio ai propri figli non solo attraverso flashback storici, ma anche attraverso successi moderni, al fine di riempire di nuovo le scuole e i quartieri di tutta la Grecia con le maglie verdi. Il club ha un grande potenziale e può fare molto di più.
 
Amici del Panathinaikos,
 
Sarebbe un grande onore per noi assumere la direzione del Panathinaikos e lavorare sodo per portare alla squadra l’amore, il rispetto e la passione necessari per tornare ai vertici. Vi dicono da tanti anni che non c’è alternativa. Ora sapete che non è così. Esiste una soluzione alternativa e affidabile. Siamo qui.
 
Markos L. Drakotos.

Qualche giorno dopo la pubblicazione della lettera, Drakotos è stato intervistato dal giornalista Aris Gatas su ERT:

Grazie per avermi dato l’opportunità di rivolgermi ai sostenitori del Panathinaikos. Stiamo esaminando la possibilità di acquistare la squadra da un po’ di tempo, sulla base di quanto dichiarato pubblicamente da Mr. Alafouzos e abbiamo un forte interesse ad aiutare a cambiare la direzione della società poiché ha dovuto affrontare alcuni problemi nel corso degli anni. Tuttavia, dobbiamo trasformare radicalmente il funzionamento del club, che è stato problematico negli ultimi anni. Porremo le basi per creare le condizioni di una graduale ripresa e tornare sulla strada vincente. La squadra ha bisogno di stabilità. Negli ultimi otto anni, la squadra ha avuto circa 12 diversi allenatori e nove diversi direttori sportivi. Sebbene il denaro sia importante, non è il fattore più importante. Il signor Alafouzos si prende il merito. Ha investito una grande quantità di denaro nella squadra, tuttavia, i soldi non sembrano essere stati spesi saggiamente come mostrano i risultati. Nonostante il suo attuale budget ridotto, il Panathinaikos può essere più competitivo, semplicemente investendo in persone che conoscono il gioco e le competenze necessarie per competere ad un livello molto alto, portando la squadra nella stabilità di cui ha bisogno”.

Riguardo le prossime mosse:

Mi auguro che il nostro interesse per la squadra non sia diventato pubblico, per rispetto dell’attuale proprietario e della squadra. Sfortunatamente, i nostri prossimi passi dipendono completamente dal signor Alafouzos e dal fatto che abbia davvero interesse a vendere la squadra. Se lo farà, siamo in grado di analizzare il possibile acquisto della società. Vorrei anche sottolineare che mi impegno a rispettare la storia della squadra, dei suoi giocatori, allenatori, delle loro famiglie e degli orgogliosi sostenitori del club. Tuttavia, dobbiamo ricevere i dati finanziari attuali della squadra per pianificare i nostri prossimi passi e procedere con una proposta concreta, che costituirà la base per ulteriori discussioni e questo mi porterà ad Atene.

Riguardo la sua proposta: 

Le nostre conversazioni con il signor Alafouzos sono state estremamente limitate. Avevamo l’impressione che volesse vendere, ci siamo rivolti a lui, ci ha chiesto di dargli alcune informazioni certe che gli abbiamo fornito, ogni volta che siamo arrivati a un punto particolare non è servito a nulla. Abbiamo già organizzato l’aspetto finanziario della società. 

Riguardo la sua passione per il Panathinaikos: 

Quando avevo 8-10 anni mio nonno era morto e il mio prozio, suo fratello, quando andai in Grecia quell’estate mi portò alla mia prima partita e disse: “Questa è la nostra squadra”. Sin da allora è stata la mia squadra e parte della mia vita. Sia che si realizzi e accada, sia che non accada, supporterò sempre la squadra, il proprietario e chiunque giochi nella squadra.

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PAOK: via García, è ufficiale il ritorno di Lucescu

La situazione sulle panchine della Super League 1 è incandescente, ed il valzer degli allenatori diventa il protagonista assoluto del calciomercato greco. Di fronte al cambio di allenatore da parte dell’AEK e del Panathinaikos si muove anche il PAOK, che dopo la vittoria della Kypello Elladas esonera Pablo García, richiamando al suo posto Răzvan Lucescu.

García, un fardello pesante ma l’onore è più che salvo

García aveva ereditato, a ottobre dello scorso anno, una squadra reduce da una scottante eliminazione dalla fase preliminare di Champions League appena un mese prima. Come alcuni di voi ricorderanno, la doppia sconfitta contro i russi del Krasnodar aveva decretato l’eliminazione dei bianconeri dai preliminari per la terza volta negli ultimi nove anni. L’amara delusione provocata dalla mancata qualificazione ai gironi della massima competizione europea è una componente non irrilevante ai fini del morale della squadra e della società nel suo complesso: la squadra di Salonicco, nella sua storia, non si è mai qualificata alla fase a gironi della Champions League.

Un altro aspetto fondamentale della disamina attinente alla stagione del PAOK, conclusa da poco, è che dopo l’esonero di Abel Ferreira il patron Savvidis ha deciso di puntare appunto su Pablo García, che fino a quel momento aveva allenato per quattro anni la primavera dei dikefalos (under 19), vincendo due campionati e restando imbattuto per ben 78 partite. A parte i quattro anni con la primavera – che certamente sono importanti e che rappresentano la cosiddetta “gavetta”, fondamentale nel percorso di ogni allenatore – il tecnico spagnolo tuttavia non aveva mai allenato una squadra “maggiore” prima di allora. Senza tirarsi indietro ha accettato l’incarico.

Dal giorno dell’insediamento di García in panchina erano già passate sette giornate di campionato e, inoltre, lo spagnolo non conosceva a fondo la rosa con cui ha avuto poco tempo per entrare in sintonia. Insomma, i tifosi bianconeri hanno davvero poco da rimproverargli. Oltre ad essere considerato da tutti come una bandiera del club, García ha concluso una stagione difficile, blindando comunque il secondo posto e riuscendo anche a vincere la Kypello Elladas.

Lucescu, il ritorno di fiamma

Il mondo, come il pallone, è rotondo. Perciò, prima o poi, tutto torna. Răzvan Lucescu, l’allenatore più vincente nella storia moderna del PAOK, a 667 giorni (poco meno di due anni, ndr) di distanza dall’ultima volta torna a Salonicco. Nell’ultima avventura con i dikefalos, durata dal 2017 fino al 2019, il tecnico romeno riuscì a vincere due Kypello Elladas e un campionato. Il campionato vide il PAOK arrivare primo a 80 punti senza aver perso mai una partita. L’unica squadra in Grecia che riuscì a vincere il campionato senza mai perdere fu il Panathinaikos, nella stagione 1963-1964. E se questa importante statistica non dovesse bastare per impressionarvi, vale la pena ricordare che ai bianconeri il titolo mancava da ben 34 anni.

Poi, nell’estate 2019, qualcosa va storto tra Lucescu e Savvidis: le strade si dividono, il romeno firma per l’Al-Hilal. In molti pensarono a una frattura legata all’aspetto economico, l’idea che prese maggiormente quota era quella secondo cui Lucescu avesse lasciato il PAOK dopo i meritati successi per andare a rincorrere il dio denaro in Arabia Saudita. Ma, come annunciato pubblicamente dallo stesso Lucescu qualche tempo fa nel suo paese natio attraverso un’intervista, ci furono dei diverbi su alcune vedute differenti in merito alla squadra, non correlati a motivi finanziari. Un “arrivederci” consensuale, entrambe le parti hanno lasciato le proprie porte aperte per un eventuale ritorno futuro. E così è stato: Lucescu firma un contratto triennale da 1.7 milioni di € a stagione, diventando l’allenatore più pagato nella storia del PAOK.

Il tecnico romeno è arrivato nella giornata di mercoledì 2 giugno a Salonicco per iniziare ufficialmente la nuova avventura con il PAOK. Nonostante fosse stato annunciato dai bianconeri circa una settimana fa, solo da qualche giorno è atterrato a Salonicco per assumere la guida tecnica dei dikefalos e iniziare a pianificare la stagione che verrà. I suoi collaboratori sono già stati annunciati e giovedì 3 è stato presentato ufficialmente attraverso una conferenza stampa nella Toumpa Press Room, durante la quale ha risposto alle domande dei giornalisti che, a causa delle restrizioni sanitarie, non sono potuti essere presenti fisicamente ma hanno comunque potuto partecipare digitalmente via Zoom.

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Milojević e Mitoglou, l’AEK inizia a rinnovare

Vladan Milojević è il nuovo allenatore dell’AEK. Il club ateniese ha finalizzato l’accordo nella giornata di mercoledì 26 maggio, sciogliendo gli ultimi dubbi e ufficializzando un contratto di durata biennale.

La società giallonera ha avuto per lungo tempo Vladan Milojević al centro della sua attenzione: l’allenatore serbo è stato la prima scelta del patron Dimitris Melissanidis dopo l’esonero di Manolo Jiménez. L’AEK, attraverso un comunicato ufficiale, ha annunciato la fine della collaborazione con l’allenatore sivigliano, che era stato richiamato per la quarta volta a dicembre 2020: la risoluzione del contratto di Jiménez dimostra che la popolarità dell’allenatore spagnolo nell’ambiente giallonero sia stata utilizzata per acquietare i tifosi e per concludere una stagione al di sotto delle aspettative a fronte di una gestione, almeno finora, mal organizzata. Arrivati a questo punto è razionale e corretto pensare che Manolo abbia assunto le vesti del traghettatore; i quadri societari, quando sei mesi fa richiamarono Jiménez, spararono le ultime cartucce con la speranza di riuscire a ottenere qualcosa in più di quanto lo spagnolo non avesse già ottenuto in passato. Ma, dopo la pesante sconfitta per 5-1 contro l’Olympiakos ad aprile, Melissanidis aveva promesso cambiamenti radicali in estate. L’ingaggio di Milojević e l’acquisto di Mitoglou (di cui vi parleremo tra poco) sembrano essere i primi atti del promesso cambiamento. Noi comunque vi avevamo già parlato di questa situazione, esprimendo la nostra opinione a riguardo.

Il tecnico 51enne, che nelle scorse settimane era stato associato anche al Panathinaikos, porterà con sé quattro persone. Il suo assistente dovrebbe essere il 51enne Darko Tešović, che è stato il “braccio destro” dell’allenatore serbo al Panionios dal 2016 al 2018. Poi le loro strade si sono separate poiché Tešović, che possiede anche la licenza UEFA Pro, ha allenato quattro diverse squadre dall’estate del 2017 fino a novembre 2018. Oltre Tešović, è molto probabile che Milojević porti anche due collaboratori: Ivan Vucetic, fisioterapista che collabora con il tecnico serbo dal 2018, e Marko Stojanović, che ha già seguito l’allenatore nella sua esperienza all’Al Ahly. Nello staff del nuovo allenatore dell’Enosis c’è anche il 33enne Nemanja Milinčić, match analyst che ha lavorato per un anno nella Nazionale serba per poi passare alla Stella Rossa e all’Al Ahli, sempre al fianco di Milojević.

Un aspetto fondamentale della figura di Vladan Milojević è che parla un ottimo greco, in virtù delle sue molteplici esperienze da calciatore in Grecia: con l’eccezione dei suoi primi passi calcistici mossi a Radnicki e poco tempo dopo alla Stella Rossa, Milojević è diventato un residente permanente in Grecia, poiché dall’età di 23 anni ha militato in diverse squadre greche, tra cui PAS Ioannina, Kalamata, Panathinaikos, Iraklis e Akratitos.

Nella sua carriera da allenatore, Vladan Milojević finora si è affidato principalmente al 4-2-3-1. In Grecia hanno imparato a conoscere questo sistema di gioco da quando l’ex Stella Rossa allenava il Panionios, portandolo al 4° posto nella stagione 2016-17. Con gli istorikos in 39 partite, ha ottenuto 17 vittorie, 9 pareggi e 13 sconfitte, con una media di 1,5 punti e una media di 1,11 gol.  La tappa successiva nella carriera da allenatore di Milojević è la Stella Rossa in Serbia, dove il tecnico 51enne ha lavorato principalmente sul 4-2-3-1, vincendo il campionato per due anni di fila e riuscendo a guadagnare la nomina di allenatore serbo dell’anno, oltre ad aver portato la squadra ai gironi di Champions League collezionando ottime prestazioni. Dopo l’avventura in Serbia ha accettato la chiamata dell’Al-Ahli, squadra saudita con sede a Gedda, firmando un contratto di un anno e mezzo, periodo durante il quale non è riuscito a imprimere i suoi dettami calcistici, complici anche problemi finanziari da parte del club, il quale è stato accusato dal tecnico serbo di non avergli retribuito tre mensilità.

In aggiunta all’ingaggio del nuovo allenatore, l’AEK ha anche ufficializzato il primo calciatore acquistato del mercato estivo. Si tratta di Gerasimos Mitoglou, difensore centrale 21enne che arriva dal Volos dove, in due stagioni, ha raccolto 30 partite tra campionato e coppa e 3 goal. L’ottima impressione che ha lasciato a Volos, la sua giovane età e la sua forza fisica lo hanno reso un perfetto candidato per il reparto arretrato dei kitrinomavroi, che ha bisogno di nuovi innesti per allungare e ringiovanire la linea difensiva. Mitoglou firma un contratto quadriennale con i gialloneri e si unirà alla preparazione precampionato dell’AEK; Milojević allora giudicherà la sua possibile permanenza in squadra. Pertanto, c’è la possibilità che Mitoglou giocherà da qualche parte in prestito la prossima stagione, senza escludere la possibilità di tornare a Volos.

L’annuncio del Volos:

“PAE Volos annuncia di aver raggiunto un accordo con PAE AEK per il trasferimento di Gerasimos Mitoglou.
Il PAE Volos ringrazia Gerasimos Mitoglou per ciò che ha offerto alla squadra durante il periodo in cui ha indossato la nostra maglia e gli augura ogni successo per il proseguimento della sua carriera.
Tutti noi di PAE Volos siamo sicuri che la carriera di Simos continuerà la sua corsa verso l’alto, rendendoci tutti orgogliosi.
Simo, grazie. “

Dopo il completamento del suo trasferimento all’AEK, anche Mitoglou ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Con il mio trasferimento all’AEK, un ciclo della mia vita calcistica si è concluso. Volos sarà sempre nel mio cuore e nella mia mente. Ringrazio il presidente Achilleas Beos che ha creduto in me e mi ha dato l’opportunità di vivere tutti i bei momenti da calciatore del Volos. Grazie a tutti i miei allenatori per la loro guida. Ringrazio tutti i miei compagni di squadra per il loro aiuto dentro e fuori dal campo.
E ovviamente ringrazio tutti i membri della famiglia Volos con cui ho collaborato in tutti questi anni e che mi hanno aiutato nella mia crescita sia come calciatore che come persona”.

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Krmenčík all’ultimo respiro, la coppa è del PAOK!

Una finale avvincente tra le due squadre più in forma del momento, che in finale di coppa non si incontravano da venti lunghi anni. Da una parte c’è il PAOK, che negli undici titolari e in una partita secca è la squadra più capace per mettere in difficoltà i campioni di Grecia, schierando un 3-4-3 offensivo che non ha lasciato spazio a molte interpretazioni. Dall’altra parte abbiamo l’Olympiakos, reduce dalla vittoria del secondo campionato di fila, che ha saputo dimostrare qualità ed esperienza nell’arco di una stagione intera, e che con la vittoria della Kypello Elladas avrebbe potuto mettere a tacere ogni voce che non fosse d’accordo con il fatto che i biancorossi sono stati i dominatori assoluti della più recente epoca del calcio greco.

Il prepartita

I tifosi dell’Olympiakos si sono dati appuntamento alle 18 (ore locali) al centro d’allenamento Rentis, per mostrare il loro supporto alla squadra, con fumogeni e cori.  Ad assistere alla partita c’è anche il patron dei kokkini Evangelos Marinakis, assieme a suo figlio Miltiadis.  Nella giornata di martedì Marinakis aveva fatto visita alla squadra dopo la seduta d’allenamento, come è prassi prima di partite molto importanti, chiedendo concentrazione e determinazione per i giorni a venire che precedevano la finale.

Sebbene la partita fosse a porte chiuse, circa duecento tifosi del PAOK venuti da Salonicco per caricare la squadra si sono radunati in via Menandrou (dove c’è la sede dei tifosi del PAOK) sotto l’occhio vigile della polizia, che ha pattugliato la zona per evitare contatti con i rivali dell’Olympiakos. La prefettura di Atene, al fine di evitare qualsiasi tipo di tafferugli anche con altri gruppi ultrà di altre squadre cittadine, ha vietato qualsiasi assembramento all’aperto dalla notte di venerdì 21 fino al mattino di domenica 23 maggio principalmente nelle zone di Piazza Omonoia, via Patission, via Akadimias e zone adiacenti. I divieti sopracitati sono stati indetti per evitare gravi rischi e minacce sia per la sicurezza pubblica sia per la vita socio-economica della città di Atene.

Prima della partita il presidente dei dikefalos Savvidis ha caricato la squadra attraverso una videochiamata, chiedendo ai calciatori di portare alto l’onore e la dignità del PAOK, di dare il massimo giocando con grinta ma senza ansia. Ha inoltre chiesto alla rosa di voltare pagina e di cercare di raddrizzare una stagione non eccellente, chiudendo il discorso con l’augurio di farsi aspettare da Vierinha con la coppa nello spogliatoio.

Il racconto della partita

La prima frazione di gioco è stata sostanzialmente equilibrata, sia per quanto riguarda il possesso palla sia per le occasioni create. L’Olympiakos al 25’ del primo tempo è costretto ad effettuare un cambio: Sokratis, che era stato convocato da Martins nonostante non fosse al meglio della sua condizione fisica, in seguito ad un contrasto con Warda chiede il cambio abbandonando il campo, lasciando spazio a Reabciuk che prende il posto dell’esperto difensore. Subito dopo la sostituzione forzata da parte dei kokkini, i bianconeri hanno trovato maggiore spazio negli ultimi venti metri che li dividevano dalla porta avversaria. Infatti, dieci minuti più tardi il direttore di gara, l’olandese Makkelie, accorda la massima punizione ai bianconeri: il difensore del thrilos, M’Vila, tenta di spazzare il pallone in area di rigore ma Schwab si inserisce da dietro beccandosi un calcione. Dal dischetto si presenta il capitano Vieirinha, che calcia forte e angolato nell’angolino sinistro; il suo connazionale, il portiere José Sá, intuisce l’angolo ma non riesce ad intercettare il pallone, che gonfia la rete.

Il primo tempo finisce con il risultato di 0-1 per il PAOK. Pedro Martins, tecnico degli erithrolefki, si è trovato di fronte una squadra ben disposta in campo, concentrata e che ha tenuto una buona linea difensiva. Ad una efficace fase difensiva gli uomini allenati da Garcia, nelle situazioni di contrasto, hanno abbinato una altrettanto efficace gestione delle seconde palle, in modo tale da non permettere all’Olympiakos di pressare alto. All’intervallo Martins capisce che deve cambiare qualcosa, fa entrare Fortounis al posto di Bruma alzando il ritmo e la dinamicità della squadra in fase offensiva.

L’entrata in campo di Fortounis si rivela essere una scelta azzeccata: cinque minuti dopo la ripresa del secondo tempo Fortounis batte un calcio d’angolo, la palla gira bene e arriva nel mezzo dell’area di rigore dove M’vila, indisturbato, appoggia con il piattone la palla in rete. Dopo il goal del momentaneo 1-1 l’Olympiakos cambia registro, attacca l’area e si rende pericoloso portando tanti uomini davanti. Al 55′ Fortounis, servito da Camara, crossa da sinistra dentro l’area dove pesca Masouras che in volo colpisce di testa: Paschalakis smanaccia e blocca il pallone in due tempi. Paschalakis si dimostra ancora una volta decisivo quando, due minuti più tardi, esce dai pali per murare il tiro di Fortounis, che avrebbe potuto concludere calciando in porta.

Il PAOK tiene botta e negli ultimi 10 minuti spreca almeno due occasioni per andare in vantaggio. A 30 secondi dal 90′ i dikefalos passano nuovamente in vantaggio sigillando definitivamente il risultato: rinvio lungo di Paschalakis, il pallone arriva oltre la metà campo e viene spizzato di testa, Tsingaras recupera palla e verticalizza per Živković che, con una freddezza glaciale, colpisce il pallone di tacco e manda in porta Krmenčík che a tu per tu con il portiere non sbaglia.

Il PAOK mette in bacheca l’ottava Kypello Elladas della sua storia, regalando ai suoi tifosi un trofeo da festeggiare dopo una stagione trascorsa non senza difficoltà. La stagione calcistica greca si conclude con l’Olympiakos che, nonostante la delusione di non aver fatto il doblete, ha trionfato in campionato e andrà a disputare i preliminari di Champions, partendo dal primo turno preliminare. PAOK, Aris e AEK invece disputeranno la nuova competizione europea, la Conference League. Per dare un’occhiata agli highlights della partita, cliccate qui.

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Tasos Douvikas è un nuovo calciatore dell’Utrecht

Douvikas

Nella giornata di ieri è stato reso noto uno dei primissimi trasferimenti che, ufficialmente, avrà luogo nella prossima sessione di calciomercato estiva. Si tratta di Anastasios Douvikas, centravanti classe ’99 formatosi nelle giovanili dell’Asteras Tripoli ed in forza al Volos, che si legherà a partire da luglio alla società olandese dell’Utrecht firmando un contratto quadriennale. Sebbene Achilleas Beos, patron della società tessala, avesse un accordo informale con il presidente del PAOK Savvidis per il trasferimento di Douvikas ai bianconeri di Salonicco, la volontà del calciatore di trasferirsi all’estero è stata determinante ai fini della trattativa.

Originario di Tripoli, ha militato per due anni nel settore giovanile dell’Asteras, per poi essere convocato in prima squadra nell’estate 2017. Con gli arkádes rimane per tre stagioni, durante le quali non riesce a esprimersi al meglio: non è titolare e quando subentra a partita in corso fa fatica a lasciare il segno. La scorsa estate il Volos, approfittando del contratto in scadenza, lo ingaggia a parametro zero. Il suo nuovo tecnico, lo spagnolo López, ripone in fiducia in Tasos, schierandolo quasi sempre dal primo minuto. La fiducia è ripagata, Douvikas diventa rigorista (infallibile) e riesce a mettere a segno 13 reti e 3 assist in 30 partite tra campionato e coppa.

Senza false modestie, noi de Il Calcio Greco ci avevamo visto lungo su di lui. Nel lontano novembre 2018 gli avevamo dedicato un articolo intero per la rubrica Ελληνικά ταλέντα, che trovate qui. Forza fisica, caparbietà, dinamismo e senso del goal gli hanno permesso di farsi notare all’estero già anni fa, adesso è arrivata la conferma che lascerà la Super League per cercare di migliorarsi ancora in Eredivisie.

Queste le sue dichiarazioni dopo aver firmato per l’Utrecht:

L’Utrecht ha iniziato a parlare con la mia squadra un mese o due mesi fa. È un onore per me essere qui e darò il 100% in ogni partita. Quello che mi piace di più è segnare goal e aiutare la mia squadra a vincere. All’inizio non conoscevo molto riguardo l’Utrecht, non guardavo molto il campionato olandese, ma avevo visto alcune partite di Ajax e Feyenoord. Non appena sono venuto a conoscenza dell’interesse dell’Utrecht, ho dato uno sguardo più attento al club. Sono un giocatore che lavora sodo e penso di trovarmi perfettamente in sintonia con la squadra. Molte squadre erano interessate a me, ma ho avuto il giusto sentimento per l’Utrecht. Secondo me è lo step successivo perfetto per la mia carriera. Ho parlato con Pavlidis e Giakoumakis, che sono due ottimi professionisti e con i quali gioco insieme in Nazionale. Mi hanno parlato un gran bene del campionato. Dal primo istante i miei agenti hanno speso belle parole per il club, ed io li credo. Lo stile offensivo della squadra mi si addice, sono molto emozionato. La squadra ha dei tifosi fanatici e non vedo l’ora di indossare la maglia del club ed incontrarli.

Ad annunciare l’ufficialità del trasferimento è il Volos, attraverso un comunicato stampa:

PAE Volos annuncia che ha raggiunto un accordo per il trasferimento di Tasos Douvikas agli olandesi dell’Utrecht, a partire dal 1 luglio di questa estate. La volontà del PAE Volos era quella di trasferire Anastasios Douvikas al PAOK, tuttavia abbiamo dovuto accettare il desiderio del giocatore di giocare all’estero. Gli auguriamo ogni successo e siamo sicuri che da oggi, per Tasos Douvikas, la strada è spianata per una brillante carriera e per il suo inserimento nell’élite del calcio europeo. Tasos, ti ringraziamo per i bei momenti che ci hai regalato.

Nella giornata di venerdì 23 aprile, anche il direttore tecnico dell’Utrecht, Jordy Zuidam, ha lasciato una sua dichiarazione: 

Anastasios ha una mentalità eccellente. Impressiona tutti con la sua passione per il lavoro e la forza e l’energia che mette nel suo lavoro. È un giocatore con molte potenzialità ed è molto preciso nelle azioni. Il fatto che abbia già giocato un’ottima stagione in Grecia all’età di 21 anni e abbia debuttato con la nazionale greca, conferma tutto questo. Siamo felici che abbia scelto Utrecht come passo successivo della sua carriera, vediamo un futuro radioso con lui in squadra.

Per quanto riguarda le cifre del trasferimento, la società olandese ha versato nelle casse del Volos circa 1.000.000€, somma che dovrà essere divisa in parte anche con l’Asteras Tripoli, che aveva mantenuto sul cartellino del calciatore una percentuale sulla futura vendita.

Η άποψη: AEK, che ti succede?

L’AEK sta vivendo uno dei momenti più difficili da quando, nel 2015, è tornato nel massimo campionato nazionale. Negli istanti che seguono un derby perso per 5-1, la rabbia e la delusione prendono il sopravvento sulla lucidità: si cerca subito un colpevole a cui addossare le colpe. E la maggioranza dei tifosi AEKtzides, all’unisono, punta il dito contro il presidente Dimitris Melissanidis.

Da parte sua, Melissanidis ha due attenuanti, due carte da giocare a suo favore: il campionato 2017/2018 ed il nuovo stadio. Mentre sul primo torneremo tra poco, più che una scusa, come definita da molti, la costruzione del nuovo impianto rappresenta concretamente un dispendio economico e umano di rilievo. Le prime voci sul nuovo stadio presero piede nel 2013 (!), mentre l’effettivo inizio dei lavori avvenne nell’estate 2017, in seguito a una lunga lotta burocratica in cui ebbe la meglio la società sportiva ateniese; il comune di Filadelfia-Chalkidona e una ventina di privati cittadini fecero ricorso al Consiglio di Stato contro il nuovo piano regolatore regionale, che concedeva un’area forestale (6 acri) del boschetto di Nea Filadelfia per la costruzione del nuovo stadio. La Corte Suprema respinse le pretese del comune e diede il via libera per la costruzione. Il costo totale del progetto ammonta a circa 80 milioni di euro, di cui 20 verranno finanziati dall’amministrazione regionale dell’Attica, mentre un’altra parte verrà coperta da donazioni da parte di tifosi e imprenditori nei confronti della Dikefalos 1924, la società appaltatrice. Senza sviscerare ulteriormente l’aspetto monetario, si intende che si tratta di cifre da capogiro per la realtà economica greca. Decine di milioni di euro, spalmati su più anni, per costruire il primo stadio di proprietà del paese che vengono inevitabilmente sottratti al rafforzamento della rosa: le risorse economiche non sono infinite, dunque è logico bilanciarle, ed in questo caso a farne le spese è la squadra. È questo il prezzo del nuovo stadio.

Ma lo stadio non è un’attenuante sufficiente per giustificare la latenza della dirigenza in merito alla gestione della panchina e della rosa. Andiamo con ordine e soffermiamoci prima sulla figura dell’allenatore. Negli ultimi 6 anni sono stati cambiati ben otto allenatori, sintomo di una progettazione poco chiara nei piani alti della dirigenza. A dicembre 2020 è stato richiamato (per la terza volta in quattro anni) sulla panchina dei kitrinomavroi lo spagnolo Manolo Jiménez, uno dei principali artefici dello scudetto 2017/2018. L’intenzione del patron Melissanidis di affidarsi all’usato garantito non sta fruttando quanto sperato, perché ripetere il trionfo di 3 stagioni fa o andarci anche vicino è attualmente impensabile: l’AEK raggiunse il suo apice, trionfando in un campionato costellato da episodi alquanto controversi e, soprattutto, con un Olympiakos che mollò la presa dopo anni di dominio incontrastato. Aver trionfato il campionato dopo 24 anni di digiuno e aver centrato la qualificazione ai preliminari di Champions League rese Jiménez una leggenda, facendo breccia nel cuore dei tifosi. A maggio, a due settimane di distanza dalla finale di Kypello Elladas persa per 2-0 contro il PAOK, le strade tra il tecnico e la società si separano: Manolo vuole tornare in patria dalla sua famiglia, sente di aver concluso un percorso che in realtà aveva iniziato già nel 2011, quando alla sua prima esperienza da allenatore dell’AEK aveva alzato al cielo la coppa di Grecia, è l’evoluzione naturale di un rapporto consolidato, vincente e apparentemente concluso. Invece, dopo la parentesi in Spagna con Las Palmas, il tecnico iberico viene richiamato a febbraio da Melissanidis per concludere la stagione 2018/2019, in seguito alle dimissioni di Ouzounidis: nella seconda parte di stagione la squadra ha un rendimento altalenante, ciononostante riesce a centrare un terzo posto che è sufficiente per garantirsi la partecipazione ai preliminari di Europa League della stagione seguente. Il nome già noto alla tifoseria e la sua esperienza con l’ambiente fecero pensare a un progetto di lungo termine, magari tentando di riallacciare il rapporto e di ritrovare quelle motivazioni che un anno prima sembravano essere terminate, ed invece il ruolo assunto da Jiménez fu quello del traghettatore. Infatti nel maggio 2019, qualche settimana dopo la fine del campionato, Manolo rescinde il contratto: gli addetti ai lavori si interrogarono su questo tira e molla, sul perché fosse stato chiamato solo per qualche mese, dal momento che c’era un’ampia gamma di allenatori che avrebbe potuto fare da traghettatore. Si trattò di una questione meramente contrattuale? Oppure fu una forzatura da parte della dirigenza, che sperava in un finale di stagione spumeggiante, sulla falsa riga della stagione precedente?

Giungiamo a tempi più recenti. Carrera viene esonerato prima di Natale 2020, trapelano notizie secondo cui il tecnico italiano avesse perso lo spogliatoio, non c’era più comunicazione a livello psicologico tra lui ed i calciatori. Jiménez è di nuovo il prescelto: firma un contratto di un anno e mezzo per cercare di dare un’impronta più marcata alla squadra. Al termine della regular season di questa stagione l’AEK si classifica al terzo posto, a un punto di distanza dal PAOK quarto e con il Panathinaikos a 45 punti in quinta posizione. Un risultato discreto, considerato il dominio dell’Olympiakos, che è tornato a spadroneggiare da un paio d’anni. Ma la stagione non è finita: ci sono ancora 10 partite di play-off da giocare, un mini campionato che determinerà il piazzamento europeo delle prime sei classificate: la squadra vincitrice del campionato andrà al primo turno dei preliminari di Champions, mentre la seconda e la terza andranno in Conference League, con la quarta che dovrà attendere l’esito della Coppa per sapere se andrà in Europa. Le ultime due partite, tuttavia, hanno dimostrato tutta la fragilità della squadra. Sconfitta per 3-1 contro il PAOK e debacle assoluta contro l’Olympiakos, in un derby perso per 1-5 all’Olimpico. Tralasciando le ultime due partite, che non vedremo in questa sede nel dettaglio, vale la pena porsi una riflessione: con una instabilità del genere in panchina, che costituisce ormai una costante della gestione Melissanidis, quali colpe ha Jiménez? La colpa è di aver accettato di tornare sulla panchina giallonera dopo quella magica stagione perché, così facendo, ha permesso alla dirigenza di adagiarsi sugli allori. Nell’estate 2018 Jiménez aveva vinto un campionato lungo, difficile e quasi surreale in virtù degli eventi che si susseguirono, terminando un ciclo nel migliore dei modi possibili. Di lì in poi, la società ha ingaggiato nuovi allenatori (tra cui il portoghese Cardoso e Carrera) dando loro pochissimo tempo per adattarsi al campionato e per poter imprimere un loro sistema di gioco: non appena hanno affrontato un periodo di flessione, ecco che entra in scena il loro esonero e il conseguente ritorno di Manolo, che cerca di porre rimedio con gli strumenti che ha a disposizione. Jiménez appare così come il personaggio televisivo Bob l’aggiustatutto, che vestito da operaio si cimenta nell’assestare gli edifici da lui progettati. Ma se i problemi derivano dalle fondamenta, è inutile tentare di apportare modifiche: l’edificio va demolito, vanno analizzati i problemi più grandi e ne va costruito uno nuovo, sperando di aver appreso quanto basta dagli errori commessi in precedenza.

La società non investe abbastanza nella rosa ed è troppo frettolosa nelle sue scelte, per costruire una grande squadra c’è bisogno di tempo e di pazienza, deve crearsi la giusta alchimia, è troppo semplicistico liquidare i nuovi allenatori in fretta e furia e doversi affidare ogni volta che va male all’allenatore che sì, è il più vincente degli ultimi anni, ma che sicuramente non ha poteri mistici.

Chiaramente, i problemi di cui si parla vanno presi con le pinze: non parliamo di una squadra che versa in una situazione economicamente disastrosa o che riesce a stento a salvarsi. Tutt’altro. La squadra, bene o male, si è sempre posizionata nella parte alta della classifica, riuscendo ad ottenere piazzamenti validi per le competizioni europee. La sensazione, però, è che la rosa possa esprimere molto più di quanto fatto vedere nelle ultime stagioni, soprattutto nel caso in cui vengano acquistati nuovi elementi per rafforzare la linea difensiva. I tifosi vogliono un salto di qualità definitivo, e non li si può dar torto.

Se finora la nostra analisi si è concentrata principalmente su dirigenza e allenatore, cerchiamo di dare un’occhiata anche la rosa. Partendo dai pali, ci troviamo subito di fronte una situazione enigmatica: in estate il portiere titolare, Vasilis Barkas, è stato venduto agli scozzesi del Celtic per una cifra intorno ai 5 milioni di euro. Una bella cifra con la quale si sarebbe potuto comprare un altro portiere, anche a prezzi più bassi, in modo da mettere a bilancio una discreta plusvalenza. Invece è rimasto tutto invariato, non è stato acquistato alcun nuovo portiere. Il posto da titolare è stato conteso da Tsintotas e Athanasiadis, che si sono alternati ma che non hanno entusiasmato particolarmente. In difesa troviamo Dmytro Chygrynskiy, centrale di difesa ucraino classe ’86. E’ il calciatore tecnicamente più capace della difesa, per questo lo si ritrova spesso titolare facendo da perno per il reparto difensivo. Ma complici l’età avanzata e una condizione fisica non ottimale, è spesso infortunato: l’idea sarebbe quella di averlo a disposizione in panchina come riserva di lusso, centellinando i minuti, invece la rosa corta costringe in qualche modo a utilizzarlo più del dovuto. Per sopperire alla mancanza di centrali di difesa la società è intervenuta tardi sul mercato, acquistando per mezzo milione di euro il difensore romeno Nedelcearu soltanto ad ottobre. Insieme al romeno, anche Shakhov e Tanković sono stati acquistati verso la fine del mercato, quando ormai la preparazione precampionato era bella che finita, impedendo ai calciatori di entrare per tempo dentro i meccanismi della squadra.

Ma per cercare di aggiustare un mercato estivo disorganizzato, c’è la sessione invernale. Mentre a gennaio tutte le prime cinque squadre si rinforzano con acquisti mirati, l’AEK rimane a guardare. Viene ingaggiato Panagiotis Kone come direttore tecnico, provano a prendere a parametro zero Sokratis che poi sceglierà l’Olympiakos, l’unico acquisto è quello di Oleg Danchenko, esterno destro prelevato dal Rubin Kazan per un milione e mezzo ed annunciato solamente il 31 gennaio. La società lascia andar via Paulinho, a parametro zero, che si accasa al Gil Vicente in Portogallo; anche Emanuel Insua se ne va ma solo temporaneamente, andando in prestito alla squadra argentina dell’Aldosivi.

Ma non basta, in casa AEK piove sul bagnato. Marko Livaja, dopo aver disputato i primi mesi di stagione al di sotto delle aspettative, il 17 febbraio rescinde consensualmente il contratto, che sarebbe scaduto il 30 giugno di quest’anno. I gialloneri perdono una pedina fondamentale del loro attacco, che aveva disputato una stagione strepitosa nel 2017/2018. Stavros Vasilantonopoulos con l’arrivo di Jimenez è diventato un desaparecido: utilizzato con Carrera fondamentalmente come giocatore da turnover per le partite di Europa League, da dicembre in poi non ha più visto il campo nemmeno nei minuti finali.

Nella partita di domenica scorsa, oggetto di aspre critiche è stato il difensore tunisino Hnid, che secondo i tifosi non è tecnicamente all’altezza della squadra e per cui chiedevano l’immediata cessione. Dopo la partita contro l’Olympiakos, Melissanidis si è recato dalla squadra, che è in ritiro, per avere un confronto. Nel suo discorso, ha condannato l’entrata in campo dei tifosi, che a detta sua è stata inaccettabile, ma allo stesso tempo si è preso la responsabilità di quanto accaduto durante la partita. Si è inoltre detto consapevole degli errori che sono stati commessi, che farà di tutto per correggerli e promette di fare radicali cambiamenti in estate. Per il momento sembra aver confermato anche la fiducia a Manolo Jiménez: cambiare allenatore con una semifinale di coppa alle porte e con nove partite di play-off rimaste sarebbe soltanto dannoso.

Su una cosa Melissanidis ha ragione: servono cambiamenti radicali, ma bisogna avere il coraggio di metterli in atto il prima possibile per far tornare l’AEK ai livelli che merita.

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Diagoras Rodi, i suoi 116 anni tra occupazioni e rinascite

Il 25 marzo 1905, nello stesso giorno in cui 84 anni prima iniziò la guerra per l’indipendenza greca, diciotto patrioti rodioti si radunarono nel liceo Venetokleio di Rodi, situato nel quartiere di Mitropoleos, fondando l’associazione ginnastica (Γυμναστικος Σύλλογος1) Diagoras. L’allora preside della scuola urbana, Dimitrios Anastasiadis, fu uno dei principali personaggi che diede vita al Diagoras, che nei primissimi anni di vita poteva essere considerato alla stregua della Φιλική Εταιρεία2 su scala locale, in quanto l’associazione operò clandestinamente fino al 1909, salvo poi essere riconosciuta ufficialmente tra il 1910 e il 1911. Sino al 1912 Rodi e le isole del Dodecaneso costituivano la piccola parte dei possedimenti ottomani d’oltremare.

Prendendo in considerazione solamente la data di fondazione, essa rappresenta già qualcosa di simbolico: il 25 marzo, infatti, in Grecia si celebra ogni anno la festa nazionale per l’indipendenza nazionale dal giogo ottomano. Per i tifosi del Diagoras Rodi, quindi, il venticinque marzo rappresenta una giornata doppiamente celebrativa. 

La società venne chiamata Diagoras in onore e memoria dell’atleta rodiota Diagora: appartenente alla nobile famiglia degli Eratidei, la sua forza e le sue capacità innate da pugile spinsero il poeta greco Pindaro a dedicargli un’intera opera, la 7ª Olimpica, nella quale viene narrata la vittoria di Diagora nella disciplina del pugilato in occasione dell’Olimpiade numero 79 (tenutasi nel 464 a.C.). Al di là della vittoria olimpica, che rappresenta l’apice della sua carriera da pugile, trionfò anche in tutti e quattro i giuochi dell’Ellade, oltre a minori agoni in Rodi, Atene, Argo, Arcadia, Tebe, ecc., ricordati tutti da Pindaro nell’ode citata. Non solo il nome, ma anche il logo della società è influenzato dal vetusto pugile rodiota: l’emblema del club è rappresentato da un’immagine che ritrae Diagora portato in trionfo dai figli.

Divenuto un mito ed un simbolo imprescindibile dell’isola, la sua fama riecheggiava (e riecheggia tutt’oggi) tra la cultura popolare di Rodi. Sin dagli inizi l’attività della società, che vedrà nascere la sua sezione calcistica soltanto nel 1925, fu infatti orientata verso lo sviluppo e la diffusione della cosiddetta idea diagorica3 (Διαγορική ιδέα), una linea di pensiero che mirava all’elevazione spirituale e morale della comunità locale, oltre che al rafforzamento dell’idea di una Grecia unita e indipendente. Questi obiettivi vennero perseguiti attraverso la diffusione della conoscenza storica e culturale dell’antica civiltà greca, che millenni prima aveva inglobato anche l’isola di Rodi. In particolare, i giovani dell’isola furono spinti ad abbracciare l’idea diagorica attraverso la promozione dei racconti dei grandi personaggi di Rodi come Diagoras, suo figlio e suo nipote, i grandi oratori e filosofi e, in generale, la prosperità commerciale e politica dell’antica civiltà insulare. 

Come primo passo, venne stabilito formalmente lo scopo principale dell’associazione, il quale venne identificato con la libertà della madrepatria: questo obiettivo fu stabilito quando Rodi era ancora sotto il dominio ottomano e venne perseguito dai membri dell’associazione in gran segreto, in quanto gli scopi statuari dell’associazione erano invece lo sviluppo fisico e mentale dei membri e l’apprezzamento musicale e quello estetico. Il raggiungimento di questi obiettivi venne realizzato quando la fama dell’associazione iniziò a farsi largo: il Γ.Σ. Diagoras acquisì in poco tempo una sezione sportiva, iniziò a gestire una scuola serale per analfabeti, organizzò conferenze, pubblicò libri, mise in piedi una sezione scout, spettacoli teatrali, escursioni nell’entroterra dell’isola e molto altro. I membri della società venivano chiamati diagorides (Διαγορίδες): partecipavano tutti con entusiasmo al raggiungimento degli obiettivi preposti dall’associazione, coinvolgendo con il passare del tempo centinaia di persone, le quali iniziarono a sostenere finanziariamente il Diagoras attraverso contributi e donazioni. Divenne un polo di riferimento e di aggregazione per i greci di Rodi, che accorrevano sempre in massa ai suoi eventi. Prima dell’inizio di ogni evento, veniva suonato con la fisarmonica l’inno dell’associazione, che condensava in sé il significato dell’idea Diagorica e rappresentava il canto della gioventù di Rodi. 

All’inizio del secolo scorso, quando venne fondato il Diagoras e, come accennato prima, Rodi e le isole del Dodecaneso rappresentavano i pochissimi possedimenti fuori dalla penisola anatolica rimasti sotto il controllo dell’Impero ottomano, guidato dal sultano Abdul Hamid II. Tra il 1899 e il 1901 l’Italia, approfittando dell’evidente debolezza della Sublime Porta, si affrettò a stringere accordi con la Francia, alla quale veniva chiesto il riconoscimento dell’influenza italiana sulla Libia (anch’essa territorio ottomano) in cambio dell’approvazione italiana alla penetrazione francese in Marocco. Venne raggiunta un’intesa anche con l’Inghilterra riguardo il lascia-passare sulla regione libica, ma questi accordi fecero storcere il naso all’Austria e alla Germania, con le quali l’Italia aveva appena firmato il rinnovo della Triplice Alleanza: gli accordi diplomatici stretti dall’Italia con le potenze dell’Intesa furono criticate dal cancelliere tedesco von Bülow, che definì la politica estera italiana di quegli anni come un “giro di valzer” con “un altro ballerino”, facendo riferimento alla Francia. Nel settembre del 1911, dopo aver seguito la crisi marocchina, Giolitti decise che era arrivato il momento propizio per sferrare il colpo finale, dichiarando guerra all’Impero Ottomano, dopo un decennio di lavoro diplomatico per assicurarsi il controllo de facto sulla Libia. La guerra italo-turca durò circa un anno, durante la quale le truppe italiane arrivarono ad occupare Rodi e le isole del Dodecaneso, con l’obiettivo di indebolire ulteriormente la resistenza ottomana. A guerra finita, il governo italiano ottenne il controllo sulla Tripolitania e la Cirenaica, le due zone che rappresentavano l’obiettivo principale delle mire colonialiste italiane, e continuò l’occupazione delle isole greche, su cui venne esercitata una sovranità che, nella realtà dei fatti, rappresentava quasi un effetto collaterale, e che non era prevista all’inizio del conflitto. Nonostante la pace di Losanna obbligasse l’Italia a smobilitare le sue truppe dalle dodici isole greche occupate in cambio del riconoscimento sulla Libia, questo non avvenne mai e le isole greche rimasero possedimenti italiani fino alla seconda guerra mondiale. Gli abitanti delle isole del Dodecaneso, in un primo momento e da un punto di vista storico, videro gli italiani come dei liberatori, in quanto grazie a loro si sarebbero sbarazzati del gravoso giogo ottomano che aveva portato l’arcipelago, specialmente negli ultimi 50 anni, in uno stato economico e culturale decadente.

Nei libri di storia utilizzati nelle scuole superiori italiane, i riferimenti al passato coloniale italiano delle isole del Dodecaneso vengono quasi del tutto ignorati. Eppure, se avete avuto modo di visitare una delle isole, di cui Rodi è la più grande e popolosa, avrete sicuramente notato come l’architettura e l’etimologia di moltissimi luoghi di interesse siano fortemente influenzati dallo stile italiano del secolo scorso. Nella stessa Rodi, l’impianto sportivo, di cui vi parleremo nel dettaglio tra poco, la chiesa di San Francesco e il villaggio di Kalamona, per citarne alcuni, sono tutti stati progettati dall’architetto Armando Bernabiti. Sull’isola di Leros, e più precisamente nella città di Lakki (it. Portolago), gli edifici urbani, costruiti sullo stile razionalista italiano degli anni ’30 durante l’ιταλοκρατία4, sono rimasti intatti. Lo status giuridico delle isole non fu mai definito come “colonia”, ma come “possedimento italiano delle isole dell’Egeo”, a voler rimarcare una maggiore forma di autonomia dei territori occupati. La longa manus del governo fascista sul territorio insulare greco venne affidata all’ex senatore Mario Lago, che assunse il titolo di governatore nel 1922 e che lo rimarrà per ben 14 anni, fino al 1936. Le isole, prima dell’arrivo degli italiani, erano state amministrate dalla macchina burocratica, sommaria ed arcaica, dell’Impero Ottomano; nel giro di pochi anni venne stravolto l’assetto istituzionale, lavorativo e infrastrutturale dell’isola, attraverso il rimboschimento di molte aree collinari che erano state disboscate nei secoli prima, la bonifica agraria di varie zone, la creazione di diverse industrie, l’ampliamento della rete stradale con la costruzione di oltre 400 km di strade asfaltate, l’istituzione di scuole italiane che erano affiancate a quelle della comunità locale (nelle quali però era obbligatorio lo studio della lingua italiana), e molto altro ancora. L’Italia assunse quindi i panni del paese riformatore, investendo moltissimo anche nel settore terziario, riuscendo a produrre un aumento demografico significativo. Il senatore Lago, di idee fermamente liberali, nel periodo in cui rimase governatore riuscì a non fare attecchire completamente l’ideologia fascista nel Dodecaneso, complice anche un palese disinteressamento da parte di Mussolini e dei gerarchi fascisti, che consideravano strategicamente di poco conto l’arcipelago. Inoltre, Lago si dimostrò molto più tollerante nei confronti dell’identità multietnica e religiosa della popolazione locale rispetto sia ai suoi predecessori sia ai suoi successori.

Senza dilungarci ulteriormente nella descrizione storica, che è densa di racconti e meritevole di approfondimenti, nel 1912 l’amministrazione italiana, che successe all’Impero ottomano sull’isola, incontrò al suo arrivo una associazione Diagoras molto prospera. Gli italiani furono costretti a tollerarne l’esistenza sebbene le attività dell’associazione, l’influenza che esercitava sui greci dell’isola e le sue azioni orientate verso l’unificazione nazionale fossero un ostacolo per i suoi piani. In virtù del fatto che la GS Diagoras rappresentasse un nemico interno, il podestà5 italiano in carica Alfredo Billoti era alla ricerca dell’occasione giusta per smantellarla: il pretesto arrivò nel novembre 1929, in occasione di partite amichevoli disputate tra i club della città. Purtroppo, ad oggi non non si dispone di alcun documento scritto che testimoni le ragioni specifiche riguardo la dissoluzione della società: ci si attiene pertanto ai racconti tramandati oralmente. Secondo le testimonianze di alcuni atleti, che avevano partecipato alle partite del novembre ’29, il Diagoras aveva conquistato più punti, e a cui quindi spettava la Coppa da parte del Comune di Rodi; tuttavia i giudici stabilirono che uno degli atleti del Diagoras non facesse parte dell’associazione, ed assegnarono quindi la Coppa al Dorieas, l’altra squadra cittadina. La stessa sera, gli atleti del Diagoras espressero il loro dissenso manifestando fuori dalla sede del Dorieas ad Agios Georgios, venendo inseguiti dalla polizia. Per evitare l’arresto si recarono verso Mitropoleos, quartiere dove c’era la sede della propria società, ma i poliziotti riuscirono a fermarli. Le persone fermate finirono a processo, svolto il 28 dicembre 1929, durante il quale c’erano 11 imputati: 5 dirigenti, i quali avevano permesso ai propri membri di organizzare la manifestazione senza il permesso della Sicurezza Civile, e i restanti 6 per aver cominciato la protesta. Gli ultimi, secondo l’accusa, avevano creato un “gruppo rumoroso”, andando in via Agios Georgios e provocando i membri dell’altra società con urla del tipo: “Viva il Diagoras”, “Abbasso le spie”, “Viva la Grecia”. La sentenza fu di 15 e 10 giorni di reclusione (più pena pecuniaria) per i 6 che crearono i disordini, mentre i 5 della dirigenza furono assolti. La squadra fu sciolta e l’associazione praticamente cessò di esistere.

Due anni più tardi, nel 1931, venne inaugurato lo stadio del Diagoras, un impianto sportivo che ha ospitato negli anni partite di calcio, gare di atletica e anche di ciclismo, e che fu ideato dall’architetto italiano Armando Bernabiti a forma di “U” seguendo lo stile degli antichi stadi greci. Nel periodo di occupazione italiana venne denominato “Arena del Sole”. Il giorno dopo la liberazione nazifascista della Grecia, il 9 maggio 1945, la popolazione di Rodi si diede appuntamento al porto, per aspettare l’arrivo degli Alleati. Una volta sbarcati, gli Alleati vennero condotti da alcuni giovani della città allo stadio, che venne invaso e dove venne buttato giù un cartello con la scritta “Stadio Mussolini”: da quel momento in poi l’impianto prese il nome di “Stadio Diagoras”, il quale è attualmente è di proprietà del comune di Rodi, ha 3.700 posti a sedere (di cui 600 al coperto) ed è stato dichiarato “monumento storico” dal Ministero della Cultura.

La squadra di calcio fu ricreata nel 1945, subito dopo la fine della guerra, contemporaneamente al ripristino dell’associazione. Partecipò al campionato locale dimostrando tutta la sua superiorità, mettendo in ombra tutte le altre squadre di Rodi e trionfando in maniera costante nei campionati locali nel periodo postbellico. Nel 1963 fu creata la Beta Ethniki (attuale Super League 2, corrispondente alla Serie B italiana), alla quale il G.S. Diagoras si iscrisse in rappresentanza del Dodecaneso. Per 3 anni di fila perse per pochi punti la promozione in Alpha Ethniki, arrivando secondo. Nel 1968, durante la dittatura dei colonnelli, l’allora ministro dello sport Aslanidis decise di unire tutte le squadre di calcio presenti in ogni città di provincia, in modo che in ogni città ne emergesse una forte. Nonostante le reazioni avverse da parte dei tifosi del Diagoras, che non volevano assistere alla (seconda) dissoluzione del loro storico club, le squadre di calcio di Rodi, e cioè Diagoras, Dorieas e Rodiakos, furono abolite e dalla loro fusione nacque l’ Α.Σ. Ρόδος.

La G.S. Diagoras, in seguito alla fusione, venne ristabilita da zero. Partì dal campionato locale e rapidamente ottenne la promozione in Beta Ethniki nel 1974. Nella seconda divisione riuscì a disputare soltanto la stagione 1974-75, retrocedendo in seguito nelle categorie minori e tornando in Β’ Εθνική nel 1980, come campione del campionato Nazionale Dilettanti della stagione 1979-80. Nel 1981-82 raggiunse i quarti di finale della Coppa di Grecia, dove fu eliminato dall’AEL dopo uno 0-0 a Rodi e una sconfitta per 1-0 a Larissa. Nella stagione 1985-1986 abbiamo la miglior stagione della squadra, che vince il campionato di Beta Ethniki e centra l’ambita promozione alla Alpha Ethniki, campionato nel quale rimase per 3 anni. Nel suo primo anno in A’ Ethniki nella stagione 1986-87, concluse al 13° posto su un totale di 16 squadre, ma riuscì ad ottenere notevoli vittorie in casa, come quella sul Panathinaikos per 2-0, con l’OFI per 3- 0 e contro il PAOK per 2-1. Nella stagione successiva, quella 1986-87, raggiunse le semifinali della Coppa di Grecia, dove fu eliminato dalla squadra che avrebbe poi vinto il trofeo, l’OFI. Nella stagione 1987-88 finì al 12° posto con un totale di 7 vittorie, 9 pareggi e 14 sconfitte e nel 1988-89 terminò il campionato al 15° posto, partecipando agli spareggi salvezza, nei quali solo 2 squadre avrebbero ottenuto la permanenza in A’ Ethniki, affrontando l’Ethnikò Pireo, Apollon Kalamaria, PAS Giannina, Corinto e Veria: non riuscì a salvarsi e retrocesse nel campionato cadetto, rimanendoci per 3 stagioni fino al 1992. Nel 1994 la società si fuse con l’A.S. Rodi e venne creata l’Unione Rodi-Diagoras, che fu sciolta nel 1998.

La G.S. Diagoras fu ricreata e negli anni successivi la squadra ritornò in carreggiata. Disputò con successo il campionato di Gamma Ethniki e, dopo la fine della stagione 2007-08, vinse il campionato del girone sud, ritornando in Beta Ethniki. Rimase nella seconda divisione per 3 anni ma a causa di alcuni problemi finanziari societari, il Diagoras fu costretto a ritirarsi dai campionati professionistici. Prese parte nel 2012-2013 al campionato di Delta Ethniki, arrivando ultimo al 12° posto del nono girone e venendo retrocesso nel campionato locale. Nella stagione 2016-17 vinse sia il campionato del Dodecaneso da imbattuto sia la Coppa del Dodecaneso, risalendo in terza divisione. Dalla stagione 2017-18 fino al 2018-19 ha giocato nel campionato di terza divisione, mentre dalla stagione 2019-20 gioca nel campionato di Super League 2.

1 La locuzione greca Γυμναστικος Συλλόγου viene tradotta in italiano, in senso letterale, con associazione ginnastica. È una denominazione comune a molte squadre greche, le quali nei primi anni di vita erano per la maggior parte delle società polisportive, che si occupavano anche degli aspetti culturali delle proprie comunità.

2 La Φιλική Εταιρεία fu una società segreta rivoluzionaria greca, fondata da alcuni mercanti a Odessa nel 1814, con il fine di rovesciare il dominio ottomano nell’Europa sud-orientale e per stabilire uno stato greco indipendente. La pretesa da parte della società del sostegno russo e i suoi ideali fortemente romantici convinsero migliaia di persone a entrare nelle sue fila.

3 Con il termine ιταλοκρατία (italokratía) ci si riferisce, in greco, al periodo della sovranità italiana nel Dodecaneso.

4 L’aggettivo qualificativo Diagorica è un neologismo creato appositamente da noi, per facilitare la traduzione e per sopperire alla mancanza del vocabolario italiano in questo ambito. L’aggettivo fa riferimento a Diagoras di Rodi, l’antico nonché celeberrimo pugile vincitore dei giochi olimpici nel 464 a.C.

5 Il podestà era il capo dell’amministrazione comunale durante il periodo fascista, e corrisponde oggi alla figura del sindaco.

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Università, polizia e proteste: cosa sta succedendo in Grecia?

Una foto degli studenti universitari greci che, indossando dispositivi di protezione individuale, marciano per le strade di Atene per protestare contro la nuova legge governativa, che tra le altre cose stabilisce la presenza di un migliaio di poliziotti all’interno delle università. REUTERS/Alkis Konstantinidis

Premessa doverosa: con questo articolo intendiamo spiegare, al meglio delle nostre possibilità e conoscenze in campo giuridico e sociologico, il funzionamento dell’istruzione greca soprattutto per quanto riguarda gli istituti terziari, vale a dire le università, per cercare di comprendere meglio quello che sta accadendo in Grecia in questo preciso periodo storico. Ripercorriamo in modo approfondito le leggi principali che hanno modificato il quadro istituzionale dell’organizzazione educativa, lungi dall’esprimere giudizi di alcun tipo. Buona lettura, per chi vorrà.

Per spiegare quello che sta succedendo in questi giorni in Grecia, è necessario partire da lontano. In seguito alla caduta della giunta dei colonnelli, causata in parte proprio dalle rivolte del Politecnico di Atene, la prima grande riforma concernente il mondo universitario fu attuata nel 1982, attraverso la legge numero 1268. Approvata dal Parlamento, presieduto dall’allora Primo ministro Kostantinos Karamanlis, la legge stabiliva alcuni principi generali, tra cui anche il cosiddetto “asilo politico” contenuto nel secondo articolo:

Articolo 2: libertà accademica e asilo accademico

  1. La libertà accademica nell’insegnamento e nella ricerca, così come il libero scambio di idee, sono salvaguardate negli istituti di istruzione superiore.
  2. L’imposizione di alcune opinioni e idee scientifiche e l’esclusione di altre, e la conduzione di ricerche riservate non è consentita.
  3. a) Tutte le persone impiegate negli istituti di istruzione superiore, nonché gli studenti, sono liberi di esprimersi collettivamente attraverso i loro sindacati, le cui funzioni devono essere agevolate dall’autorità universitaria.
  4. Per salvaguardare la libertà accademica, la libertà della ricerca scientifica e il libero scambio di idee, viene riconosciuto l’asilo accademico.
  5. L’asilo accademico copre tutti i terreni e gli edifici di livello superiore  istituzioni educative; vieta qualsiasi tipo di intervento di forza pubblica all’interno di questi luoghi senza l’invito o il permesso dell’organo preposto all’istituto di istruzione superiore in questione.

In soldoni, veniva promossa la creazione di sindacati universitari sia per studenti che per docenti, i quali dovevano essere supportati ed aiutati dall’università, e soprattutto veniva stabilito l’asilo accademico (πανεπιστημιακό άσυλο), uno speciale status di protezione valido su tutto il suolo occupato dalle varie strutture universitarie, che impediva l’ingresso da parte delle forze dell’ordine senza l’esplicito consenso da parte del Senato accademico, eccezione fatta in caso di crimini contro la vita. Per completezza, il Senato accademico costituisce un organo collegiale formato da tre persone: il rettore, il rappresentante dello staff di insegnamento e ricerca, il rappresentante degli studenti.

Ma cosa spinse realmente l’assemblea legislativa nazionale ad approvare una legge del genere? La risposta risiede nella precedente esperienza dittatoriale. Il regime dei colonnelli ebbe una storia di interventi militari drastici nell’istruzione terziaria, controllando sia il personale docente che il corpo studentesco. Dal momento in cui Georgios Papadopoulos e gli altri gerarchi si insediarono, nominarono in ciascuna università un commissario governativo che esercitava pieno controllo. Durante il settennato si procedette inoltre all’epurazione del personale accademico, con licenziamenti e prepensionamenti, creando nel contempo un grandissimo numero di nuovi posti lavorativi.

Dopo il collasso della giunta, uno dei temi più dibattuti da parte dell’opinione pubblica fu la riforma totale del sistema educativo a tutti i livelli. Sollecitato dall’influenza dei movimenti studenteschi, il nuovo governo di unità nazionale proseguì con la rimozione degli impiegati fedeli della giunta dall’istruzione terziaria, attraverso con l’atto costituzionale del 3 settembre 1974, relativo al ripristino della legittimità nelle istituzioni educative superiori (AEI). L’atto costituzionale prevedeva sanzioni disciplinari nei confronti di coloro che avevano collaborato con il regime al di là dei propri doveri legali e istituiva la nascita del Consiglio disciplinare speciale, cui compito era esaminare le denunce contro qualsiasi altro accademico che avesse manifestato comportamenti antidemocratici e che avesse aiutato il regime militare in altri modi. Questo corpo speciale comprendeva quattro giudici e quattro accademici scelti dal governo: erano stati tutti perseguitati dalla dittatura. Anche il Ministero dell’Educazione fu assegnato a personalità che avevano preso parte nella lotta contro la dittatura.

Moltissimi studenti decisero di denunciare casi di intimidazioni e violenze al Consiglio disciplinare, che avrebbe dovuto decidere se aprire un procedimento penale nel caso le delazioni fossero state supportate da prove valide. Alla sbarra degli imputati finirono 84 professori e nove assistenti: di questi solo 15 furono assolti, con un totale di 75 docenti rimossi permanentemente dai loro incarichi. I due processi nei confronti dei collaboratori universitari della giunta, organizzati a pochi mesi di distanza l’un l’altro, furono molto importanti. In primis perché furono mobilitati molti giudici, a simboleggiare il desiderio di giustizia da parte dello Stato e, in secondo luogo, perché un ruolo molto importante fu assunto dal corpo studentesco, coinvolto in prima persona nel processo di defascistizzazione delle università. Tuttavia, le cosiddette “purghe” per ristabilire la democratizzazione universitaria, furono messe in atto soltanto per le università, mentre i restanti settori dell’istruzione pubblica non furono toccati e un numero significativo di impiegati nominati durante la Giunta conservarono il proprio posto di lavoro.

Dopo altre vicissitudini legate alla riforma dell’istruzione che impegnarono la neonata Repubblica Greca, che non riportiamo per evitare di dilungarci ulteriormente, terminiamo il nostro piccolo excursus e torniamo alla grande riforma del 1982.

Proprio per evitare di ripetere il tragico epilogo delle rivolte al Politecnico di nove anni prima, la legge numero 1268 fu un enorme passo in avanti rispetto agli anni oscuri dei colonnelli: una legge che stabiliva principi giuridici moderni, democratici e allineati a quelli degli altri paesi europei. Con il passare degli anni, fino ai giorni nostri, l’opzione da parte dei rettori di far entrare le forze dell’ordine è stata esercitata di rado (soltanto 3 volte), principalmente a causa della paura per la propria incolumità fisica e per evitare di istigare maggiori violenze all’interno dei campus.

L’asilo accademico è stato confermato e mantenuto anche con la legge 3549/2007, che ebbe per oggetto la revisione della legislazione riguardante la struttura e il funzionamento degli istituti di istruzione superiore garantendo ulteriormente l’autogoverno degli istituti terziari, aumentando la loro responsabilità sociale e promuovendo ulteriormente la democrazia e la trasparenza nelle loro funzioni.

Il sistema universitario è stato nuovamente oggetto di aspre critiche anche quattro anni dopo quando, la disposizione di legge 3549/2007 contenente la libertà accademica, fu abrogata dalla legge 4009/2011, comunemente nota come legge Diamantopoulou, che prende il nome dall’allora ministro dell’istruzione.

Prima di addentrarci in maniera approfondita nei meandri della legge, lunga e controversa, è giusto porre in chiaro che le università greche sono apparati pubblici, non statali: questo particolare concetto di autonomia, che salvaguarda la libertà accademica e scientifica, è abbinato alla forma di autogoverno attraverso cui vengono gestite le università. L’autogoverno è garantito dalla Costituzione greca, che considera le università come “entità giuridiche di diritto pubblico dotate del pieno potere di autogoverno”; tuttavia, queste istituzioni funzionano sotto il controllo dello Stato e hanno il diritto di essere finanziate da esso e funzionano in conformità con le leggi che riguardano le loro organizzazioni.

Tornando alla legge Diamantopoulou, approvata in Parlamento da PASOK, Nea Dimokratia e LA.O.S., è stata considerata da molti critici come astratta e troppo tecnica. Il tema della “qualità dell’istruzione” è stato la colonna portante del nuovo testo legislativo, il quale richiedeva alle singole università di garantire ai propri studenti certi standard per quanto concerne programmi e premi (borse di studio, sovvenzioni, etc), oltre ad un maggiore impegno nello sviluppo di una cultura che riconosca l’importanza della qualità e della garanzia della qualità nel loro lavoro. La sensazione di molti accademici è che il concetto di qualità fosse stato in qualche modo reso “predefinito”, un termine trascendentale privo di un reale significato, basato esclusivamente sui parametri internazionali richiesti senza nemmeno tenere conto del contesto socio-culturale locale.

Per quanto riguarda invece il lato economico, in primis la legge stabiliva l’introduzione di tasse universitarie: una novità assoluta, in quanto prima di allora l’istruzione era sempre stata gratuita e pubblica. In secondo luogo, riduceva il già modesto finanziamento statale, costringendo gli istituti a cercare finanziamenti nel settore privato.  Sono state apportate anche altre modifiche: l’asilo accademico veniva abolito e veniva modificato perfino l’autogoverno degli istituti, con la gestione dell’università che passava nelle mani di membri al di fuori della comunità accademica e, ultimo ma non meno importante, si istituiva la riorganizzazione dei curricula sulla base di un approccio strumentale, in modo che gli studenti acquisissero capacità e competenze per ricoprire posizioni necessarie nel mercato del lavoro ma anche nella stratificazione sociale prescritta.

È meritevole di approfondimento la questione legata al governamento dell’università. L’articolo 8 comma 1 della nuova legge istituisce il Consiglio dell’Istituzione, un nuovo organo che supervisionerà e approverà le dinamiche interne degli istituti, governando de iure l’università. Il consiglio è composto da quindici o nove membri, a seconda delle dimensioni dell’università. Otto (o cinque) sono membri della comunità accademica e sette (o quattro) sono membri esterni che non hanno alcun rapporto organico con l’istituzione. Questa clausola violava l’autogoverno tutelato dalla costituzione dell’università introducendo al suo governo persone estranee all’istituzione. Oltre ciò, il nuovo modello amministrativo tiene fuori dalla governance la maggioranza dei docenti universitari (docenti e assistenti) in quanto possono eleggere ma non essere eletti (sono ammessi alla carica solo assistenti a tempo pieno e professori associati), e riduce al minimo la partecipazione degli studenti. Il Senato accademico viene relegato a un ruolo meramente consultivo.

È opportuno ricordare che questa riforma fu approvata in uno dei momenti più bui per la Grecia negli ultimi 50 anni: poco meno di due anni prima il primo Ministro Giorgos Papandreou aveva rivelato la falsificazione dei bilanci economici, approvati dai precedenti governi, con l’obiettivo di entrare a far parte dell’Unione Europea. Il debito pubblico inizia a crescere ma non attrae gli investitori, si dà il via alla prima di una lunga serie di prestiti economici e misure di austerità. La riforma dunque rientra in un più largo piano, portato avanti dal partito PASOK, per cercare di fermare l’emorragia economica interna, spingendo sempre di più l’università nelle mani del settore privato. La legge Diamantopoulou rientra nella celeberrima “rivoluzione dell’evidenza”, propugnata dall’ex Primo Ministro Giorgios Papandreou, che avrebbe dovuto spalancare le porte a una nuova epoca.

L’università viene così trasformato in un mezzo per raggiungere il fine; la sua ricerca, le sue missioni ed obiettivi verranno in gran parte dettati dalle esigenze del mercato, mentre lo Stato si divincola dalle proprie responsabilità stabilite nell’articolo 1 della legge 1268/1982, di cui vi abbiamo parlato prima.

In seguito all’approvazione della legge Diamantopoulou, la reazione da parte degli studenti universitari è stata molto forte. Trecentocinquanta facoltà occupate per un mese, disordini contro le forze dell’ordine, impossibilità di svolgere lezioni e/o esami. La Federazione delle associazioni degli insegnanti universitari (POSDEP), assieme al personale docente della facoltà di economia di Atene, si opposero alle modifiche legislative ma al contempo condannarono le proteste che, a detta loro, non potevano rappresentare un alibi per l’interruzione del funzionamento delle istituzioni. La ministra Diamantopoulou, vista e considerata la situazione paralizzante, si rivolse sia ai manifestanti che ai docenti: avvertì gli studenti coinvolti nelle proteste che non sarebbero stati accreditati per il primo semestre, che sarebbe dovuto iniziare ad ottobre, in caso avessero continuato a scioperare e, in secondo luogo, esortò i professori a chiamare la polizia per sfrattare gli studenti, in quanto l’asilo accademico era stato abrogato. La riluttanza da parte del corpo docente evitò quest’ultima opzione, temendo possibili ritorsioni e ulteriori danni.

Molti rettori, vicerettori e professori senior rifiutarono di far parte degli organi a cui fu affidata la responsabilità di attuare le nuove disposizioni legislative entro periodi specifici e ristretti. In particolare, la legge prevedeva la partecipazione di due ex rettori e tre ex vice-rettori ai comitati ad interim di ciascuna università, i quali avrebbero dovuto eleggere i membri dei nuovi consigli di amministrazione, che dal 2011 governeranno le università.

Tra gli accademici boicottanti c’erano Konstantinos Moutzouris e Gerasimos Spathis, rispettivamente ex rettore e vicerettore del Politecnico di Atene. Moutzouris rivendicò motivi personali alla base della sua non partecipazione al comitato di cinque membri, mentre Spathis invitò i suoi colleghi professori a rifiutarsi di partecipare in modo tale che la legge divenisse inattuabile. Spathis, inoltre, affermò che la modifica alla legislazione non solo era incostituzionale, ma avrebbe portato “conseguenze traumatiche” per il contenuto e la sostanza degli studi universitari e avrebbe riportato le università “a un periodo di oligarchia e ad un modello di gestione autocratico”.

La condanna più forte nei confronti delle riforme di Diamantopoulou arrivò dal Senato dell’Università di Creta, che affermò che la nuova legislazione aveva sovvertito il concetto di università e tentato di sostituirlo con un’istruzione superiore di tipo collegiale, basata sulla fornitura di determinati programmi di studio piuttosto che su conoscenze scientifiche fondamentali.

Christos Papoutsis, l’allora ministro per la protezione dei cittadini, accusò i rettori di favorire le occupazioni studentesche nel tentativo di “resistere alla modernizzazione tentata dal governo”.

I problemi politici di Diamantopoulou, tuttavia, non si limitarono all’istruzione universitaria. Gli alunni delle scuole primarie e secondarie scoprirono di non avere libri quando tornarono a scuola il 13 settembre. La motivazione ufficiale fu che i funzionari si dimenticarono di farli stampare, mentre la critica insinuò che si trattasse di una misura di risparmio sui costi. La situazione fu arginata con delle fotocopie dei capitoli per coprire il periodo fino a Natale, quando i libri furono pronti a un costo stimato cinque volte superiore alla stampa dei libri.

Facendo un passo avanti fino a tempi più recenti, nel 2017 la norma sull’asilo accademico è stata ripristinata con l’adozione della legge 4485/2017 durante il governo del partito Coalizione della Sinistra Radicale (SYRIZA), la cui ascesa al potere nelle elezioni legislative di gennaio e settembre 2015 sembra essere vista da molti osservatori come una reazione alle politiche economiche imposte dall’U.E., come la “troika europea” (insieme di creditori composto dalla Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale).

Questa legge stabiliva che l’anno accademico del secondo di ciclo di istruzione (scuole superiori, inclusi licei, istituti tecnici e professionali) inizia il primo settembre e termina il 31 agosto dell’anno successivo, suddividendo il programma educativo di ogni anno accademico in due semestri. Un sistema quasi identico a quello in vigore in Italia. Inoltre, il regolamento del programma del secondo ciclo prevede la frequenza a tempo parziale per studenti lavoratori e non lavoratori. La durata non dovrebbe essere superiore al doppio della durata del programma a tempo pieno.

Vengono inoltre classificati i vari dipartimenti delle università, divisi in quattro ambiti:

  1. Scienze umanistiche e diritto e scienze sociali, che comprendono: filologia, diritto, sociologia, lingue straniere
  2. Scienze naturali e tecnologiche, che comprendono: matematica, fisica, architettura, ingegneria civile
  3. Salute e scienza della vita, che comprendono: medicina, farmacia, odontoiatria, biologia
  4. Scienze economiche e informatiche, che comprendono: economia, amministrazione aziendale, contabilità e finanza

Dopo una tortuosa e approfondita analisi delle modifiche legislative passate, arriviamo finalmente alle elezioni parlamentari del 2019, valide per eleggere i 300 membri del Parlamento ellenico (organo monocamerale). La legislatura guidata dal Primo ministro uscente Alexis Tsipras, in realtà, sarebbe dovuta durare qualche altro mese, ma in virtù della vittoria del partito di centro-destra Nea Dimokratia alle elezioni europee tenutesi a maggio 2019, venne deciso  di indire nuove elezioni subito. Le elezioni (le prime da quando l’età per votare è stata abbassata a 17 anni) non tradirono le attese ed il partito ND guidato da Kyriakos Mitsotakis ottenne il 40% dei voti, ottenendo la maggioranza assoluta e vincendo 158 seggi.

In campagna elettorale uno dei temi più dibattuti era l’asilo accademico, che ND avrebbe abolito in pochi mesi e che fu reso un fulcro all’interno dei piani per migliorare la sicurezza pubblica. Il neo Primo ministro Mitsotakis si era espresso duramente a riguardo, asserendo che la vecchia legge che garantiva l’asilo accademico ha trasformato i campus in covi di criminalità e in zone interdette alla polizia.

Non vogliamo la polizia all’università. Tuttavia, vogliamo sbarazzarci degli hoodies che sorvegliano le vite degli studenti – riferendosi ai sedicenti anarchici che spesso cercano rifugio negli edifici del campus. Durante la tipica vita di uno studente, (lui/lei) vedrà facoltà controllate da diversi gruppi, droghe e scantinati pieni di bombe a benzina e hoodies.

L’opinione pubblica si divide: da una parte abbiamo la fazione secondo cui l’asilo accademico abbia contribuito a creare una cultura della violenza e che non sia più utile, dall’altra parte abbiamo l’idea che la legge sull’asilo sia parte integrante e sana della democrazia, descritta come una garanzia della libera circolazione delle idee.

Nell’agosto 2019, come prima azione ufficiale del nuovo govrno, la norma sull’asilo accademico viene nuovamente abrogata dalla legge 4623/2019: l’opposizione afferma che l’abrogazione totale della norma sull’asilo sia anticostituzionale, violando l’articolo 16 della Costituzione che sancisce il diritto all’istruzione, alla libertà accademica e alla libertà di insegnamento; Nea Dimokratia sostiene invece che l’articolo 16 non garantisce esplicitamente l’asilo accademico e che è obbligo costituzionale del governo proteggere l’attività accademica da interruzioni, le quali secondo loro sono causate a volte come conseguenza dell’abuso della norma sull’asilo.

In un paese economicamente allo stremo dopo un decennio di crisi e misure di austerità, e che certamente non è nuovo a proteste e dimostrazioni popolari (a prescindere dagli ultimi tempi), la rabbia da parte degli studenti universitari si fa sentire nuovamente, assumendo forme violente. Nonostante la nuova legge, teppisti e gruppi anarchici hanno continuato a terrorizzare la comunità accademica in Grecia. Uno degli attacchi più significativi è accaduto quattro mesi fa, ad ottobre 2020, quando il decano di Economia e Commercio dell’Università di Atene, Dimitris Bourantonis, è stato tenuto prigioniero e costretto a tenere un cartello in mano con la scritta “Solidarietà agli occupanti” dai suoi aggressori. Il gruppo di anarchici ha inoltre saccheggiato il suo ufficio, distruggendo attrezzature e mobili, dipingendo le pareti con le bombolette spray con simboli anarchici.

L’immagine del professore Dimitris Bourantonis che, in ostaggio del gruppo anarchico, tiene legato al collo un cartello con scritto “solidarietà agli occupanti”.

Per arginare definitivamente il problema delle violenze nei campus, lo scorso mese è stato redatto e presentato dai ministri Kerameus (Istruzione) e Chrysochoidis (Protezione civile) un disegno di legge che ha per oggetto la riforma universitaria. Il progetto di legge propone limiti di ulteriori due anni per coloro che completano lauree quadriennali e tre anni supplementari per coloro che frequentano programmi che durano più di quattro anni. Ma il vero punto cardine della riforma riguarda la sicurezza all’interno dei campus: essa prevede la presenza di 1.000 guardie in divisa e disarmate nei campus universitari greci. Queste guardie risponderanno alle forze di polizia greche e avranno compiti simili a quelli della polizia. Inoltre, l’ingresso ai campus universitari sarà più controllato e potrebbe includere sistemi di sicurezza e controlli.

Lo scorso 11 febbraio si è tenuto, in Parlamento, il dibattito sul disegno di legge, che ha visto venire approvata la riforma, divenuta legge. Fuori dal palazzo Reale di piazza Syntagma circa 5.000 persone, perlopiù studenti universitari, si sono radunati per marciare ed esprimere il loro dissenso; duecento persone hanno cercato il contatto con le forze dell’ordine, ingaggiando una sassaiola con la polizia antisommossa. Sono stati usati gas lacrimogeni per disperdere le proteste, con la polizia che ha arrestato 52 persone. Le forze dell’ordine sono state criticate dopo che, sui social media, sono circolati video in cui alcuni agenti spingevano violentemente alcuni fotoreporter; uno di loro è stato picchiato mentre riprendeva le proteste.

I dimostranti sembrano non avere intenzione di fermarsi: la situazione è critica, ora tocca al governo cercare di evitare che le proteste degenerino come accadde nel 2008 in seguito all’uccisione del 15enne Alexandros Grigoropoulos, quando causarono centinaia di milioni di euro di danni.

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Kostas Mitroglou, il ritorno del figliol prodigo

Come vi avevamo anticipato qualche giorno fa, la notizia che ha infiammato questa sessione di mercato invernale è indubbiamente il ritorno di Konstantinos Mitroglou in Grecia. Con l’ufficialità del trasferimento, il bomber classe ’88 torna in patria legandosi all’Aris, firmando un contratto di un anno e mezzo.

Con questo articolo cercheremo di ripercorrere la carriera di uno dei giocatori greci più prolifici dell’ultimo decennio, che vanta un palmarés internazionale degno di nota.

Mitroglou nasce il 12 marzo 1988 a Kavala, città situata nella Macedonia orientale. I genitori, a pochissimi anni di distanza dalla nascita di Kostas, decidono di trasferirsi in Germania a causa di difficoltà economiche, in una cittadina vicino Duisburg. Si approccia subito al mondo del calcio: già dall’età di cinque anni era solito calciare il pallone insieme al papà, il quale aveva giocato come portiere con la squadra dilettantistica del quartiere. A 11 anni impressiona tutti, segnando 24 goal in 16 partite con il Maura Poulia. Dei suoi notevoli numeri se ne accorge il Duisburg, che nel 2001 lo rileva, facendogli firmare il suo primo contratto professionistico; Kostas viene aggregato nell’under 17, mentre la prima squadra rimane stabilmente nella Zweite Bundesliga, il secondo livello del campionato tedesco, piazzandosi sempre a metà classifica.

Nel 2005 lascia il Duisburg per unirsi al Borussia Mönchengladbach: anche qui continua la sua trafila tra le giovanili del club, dove colleziona 23 presenze in due stagioni. Nel 2007 arriva anche la prima convocazione della nazionale greca per l’Europeo under 19, disputato in Austria. La Grecia, grazie al tandem offensivo Mitroglou-Ninis, arrivò in finale dove però dovette arrendersi alla Spagna, che grazie a un goal di Parejo portò a casa il trofeo. Mitroglou riuscì a segnare tre goal in tutto il torneo, aggiudicandosi il titolo di capocannoniere insieme al tedesco Ben Hatira e al francese Monnet-Paquet.

In patria il suo nome inizia a farsi largo, in molti si accorgono di lui. L’Olympiacos brucia la concorrenza e lo acquista, versando nelle casse del club tedesco una cifra intorno ai 200.000 euro. Nel luglio 2007, all’età di 19 anni, Mitroglou torna in patria dopo tanti anni, firmando un contratto quinquennale. Si unisce subito alla prima squadra, allenata al tempo da Takis Lemonis, prendendo parte al ritiro estivo a Seefeld, Austria. Nonostante le iniziali difficoltà, dovute in gran parte alla scarsa conoscenza della lingua greca, le qualità del centravanti non fanno affatto fatica ad emergere. Segna il suo primo goal con i kokkini nella partita di Kypello Elladas contro il Diagoras, vinta per 2-1: sulla fascia di destra Galletti salta un avversario e crossa in mezzo, un difensore della squadra di casa colpisce la palla di testa e la regala a Mitroglou che, all’altezza del dischetto, calcia di prima gonfiando la rete.

Arriva anche il primo goal in Super League nella partita casalinga vinta 4-0 contro il Levadiakos. A fine stagione, colleziona dodici presente accompagnate da 4 goal e un assist. Vince campionato (il 36esimo per l’OSFP) e Supercoppa, vinta per 1-0 contro il Larissa, proprio grazie ad un suo goal. Come inizio è promettente.

Nella stagione successiva, quella 2008/2009, Ernesto Valverde viene appuntato come nuovo allenatore dell’Olympiacos. Il coach spagnolo non apprezza del tutto le caratteristiche tecniche di Mitroglou, a cui preferisce un profilo più dinamico, in virtù della sua idea di un calcio offensivo. Sebbene ci siano motivazioni di tipo tecnico-tattico alla base delle scelte di Valverde, il carattere ribelle del calciatore non ha aiutato. Già, perché la stampa greca al tempo lo aveva descritto come quel tipo di giocatore che, non appena entra in campo, si immerge in un mondo tutto suo, senza prestare troppa attenzione a quello che lo circonda. Un tipo di calciatore non troppo ligio alle regole, a cui non bisogna porre delle “restrizioni” per controllare la sua incontrollabile spontaneità. Gli veniva anche attribuita una peculiare “audacità calcistica”, caratteristica molto ricercata dagli allenatori, una dote comune a pochi. Sul piano personale invece veniva descritto come una persona a cui piace molto fare scherzi, che sfodera tagli di capelli discutibili e che, più in generale, è molto allegra.

Questa descrizione comportamentale, che tra le altre cose non rappresenta una novità per gli amanti del calcio (di calciatori esuberanti se ne sente parlare spesso), potrebbe non aiutarvi ad inquadrare in toto il soggetto. Due episodi, di cui uno accaduto durante la stagione 2008/2009 e il secondo (ve ne parliamo tra poco) durante la stagione successiva, possono chiarirvi le idee. Il 13 agosto 2008 i kokkini affrontano l’Anorthosis, nella partita valida per l’andata del terzo turno di qualificazione di Champions League. La trasferta a Cipro si trasforma in una disfatta: l’Olympiacos perde con un sonoro 3-0. Ma, come se la pesante sconfitta non bastasse, Mitroglou butta benzina sul fuoco e manda su tutte le furie Valverde. Sul 2-0 per i padroni di casa, il direttore di gara fischia un calcio di rigore a favore della squadra del Pireo: Valverde vorrebbe che fosse Đorđević a calciare il rigore, ma Mitroglou si impunta, prende il pallone e decide di calciare lui. Rincorsa, calcia col piattone sinistro ma il pallone sbatte sul palo. L’allenatore spagnolo va su tutte le furie, i rapporti tra i due si congelano. Se già prima di questo episodio Mitroglou non era nelle grazie dell’allenatore, adesso la situazione diventa ancor più complessa. Una stagione da dimenticare, quella 2008/2009, durante la quale il centravanti colleziona 16 partite (spalmate in quattro competizioni diverse: campionato, Kypello Elladas, Coppa UEFA e qualificazione Champions League) condite da solo 3 goal.

A giugno 2009 la società biancorossa decide di non rinnovare il contratto a Valverde, in seguito a una disputa di natura economica. L’allenatore georgiano Temuri Ketsbaia prende il suo posto, e la situazione di Mitroglou diventa subito più distesa. Anche Zico, che aveva sostituito Ketsbaia sulla panchina, credeva nelle qualità del centravanti facendolo sentire parte integrante del progetto. Nel frattempo Kostas migliora anche il suo greco, parlandolo quasi perfettamente, ma non è in grado di leggere o scrivere la lingua: non legge mai quotidiani sportivi greci, ma solo quelli tedeschi.

L’avventura di Ketsbaia al Pireo è davvero breve: a settembre 2009, nonostante la squadra stesse andando bene in campionato e non avesse subito nemmeno un goal con il georgiano in panchina, il malumore dei tifosi forza la mano alla società, che lo esonera e lo rimpiazza con Zico. La rosa, che fu falcidiata dagli infortuni, sotto la guida del coach brasiliano riuscì a passare il girone di Champions League e ad approdare agli ottavi, ma a metà gennaio dopo una serie deludente di partite perse anche Zico fu esonerato;  a prendere le redini della squadra fu chiamato Bandović. A febbraio i kokkini escono dagli ottavi di Champions, eliminati dal Bordeaux, e conclusero il campionato stanziandosi al secondo posto, alle spalle del Panathinaikos campione.

Il secondo episodio di cui vi accennavamo prima concerne la sua esultanza dopo i goal: era solito incrociare le mani sul petto a forma di pistola. Per questo gli venne affibbiato il soprannome di “pistolero”. Tuttavia, all’allora patron dell’Olympiacos Sokratis Kokkalis, l’esultanza era sembrata un po’ esagerata, ed aveva parlato in privato col calciatore, chiedendogli di cambiare il modo di festeggiare. Il 22 novembre 2009 va in scena al Karaiskakis il derby tra Olympiacos e Panathinaikos, vinto per 2-0 dagli erithrolefki grazie alla doppietta di Mitroglou che, inevitabilmente, festeggia facendo l’esultanza del pistolero. Kokkalis, che a fine stagione si dimetterà dal ruolo di presidente, carica ricoperta per ben vent’anni, in seguito alla reiterata esultanza del centravanti decise di non intervenire. Nonostante la stagione non portò alcun trofeo, Mitroglou era tornato ad essere titolare inamovibile, giocando 26 partite in campionato, tutti i playoff e quasi tutte le partite di Champions, partite di qualificazione comprese.

La stagione 2010/2011 è fondamentale per i tifosi dell’Olympiacos: la società passa nelle mani della controversa figura di Evangelos Marinakis, il quale richiama Valverde sulla panchina e investe sul mercato. Alla corte dell’allenatore spagnolo arrivano infatti giocatori di un certo calibro, come Riera, Ibagaza, Mirallas, Pantelić e Modesto. Nei primi quattro mesi di campionato Mitroglou colleziona solo 4 presenze, fa fatica a trovare spazio e a gennaio 2011 viene mandato in prestito al Panionios per sei mesi. A Nea Smirne riabbraccia Takis Lemonis, il quale lo schiera subito titolare nell’impegnativa trasferta a Salonicco contro l’Aris. Il Panionios, a secco di vittorie da sei partite, sbanca il Vikelidis per 2-0 grazie alla doppietta di Mitroglou. Poco dopo la sua partita d’esordio, viene di nuovo schierato nell’undici titolare nella partita interna contro il Panathinaikos, il 23 gennaio: Mitroglou segna la rete del vantaggio con un colpo di testa, per festeggiare si toglie la maglia e si abbassa i pantaloncini mentre corre verso il settore occupato dagli ultras dei Panthers, lanciando la maglietta sugli spalti. Abbassandosi i pantaloncini mette anche in bella mostra la sua biancheria intima, facendo infastidire i giocatori del tryfilli, che considerano il gesto provocatorio. Non avendo più a disposizione la maglia per giocare, che è finita tra gli spalti occupati dagli ultras del Panionios, il magazziniere è costretto a fare uno sprint negli spogliatoi per portargliene una nuova. La stagione termina con 16 presenze (delle quali 11 con il Panionios) e 9 goal (di cui 8 con il Panionios). Numeri impressionanti, ma al Pireo la sua assenza non si fa sentire: l’Olympiacos vince il campionato con tredici lunghezze dal Panathinaikos.

La stagione 2011/2012 è molto simile a quella precedente: Valverde rimane in panchina, mentre Marinakis rinforza di nuovo la rosa acquistando Makoun, Orbaiz, Marcano, Djebbour e Abdoun. Per Mitroglou c’è ancora meno spazio della stagione prima, per questo viene mandato in prestito per un anno all’Atromitos. Con Donis in panchina, la squadra di Peristeri fa una stagione straordinaria, concludendo il campionato al terzo posto e aggiudicandosi per la prima volta l’accesso alle qualificazioni di Europa League. L’Atromitos riesce anche ad arrivare in finale di Kypello Elladas, persa proprio contro l’Olympiacos. Mitroglou viene votato come miglior giocatore dell’anno della Super League, segnando 16 reti, dietro soltanto a Mirallas, capocannoniere con 20 goal.

Le due stagioni successive sono il trampolino di lancio per la carriera di Mitroglou: torna all’Olympiacos, che intanto ha sostituito Valverde con Leonardo Jardim, sgomita con Djebbour per il posto da titolare. Nella stagione 2012/2013 raccoglie ben 42 presenze, in campionato realizza 11 goal ma è protagonista assoluto nei gironi di Champions League; l’Olympiacos si piazza terzo e abbandona la competizione con 9 punti, ma Mitroglou segna come un vero goleador: realizza il goal vittoria del 2-1 sul Montpellier, il goal del momentaneo 1-1 all’Emirates Stadium e il 3-1 nella vittoria casalinga contro il Montpellier.

Ma il vero punto di rottura nella sua carriera è rappresentato dalla stagione 2013/2014. Realizza la prima tripletta della sua carriera il 1 settembre contro il Levadiakos, nella vittoria esterna ottenuta per 5-0. Segna la sua seconda tripletta due settimane dopo, nel 4-0 rifilato allo Skoda Xanthi, diventando il primo giocatore nella storia dell’Olympiacos – così come della Super League in generale – a segnare due triplette consecutive, avendo anche segnato in una partita internazionale tra queste due partite. Stufo di segnare triplette solo in campionato, Mitroglou alza il tiro e si ripete anche in Champions League: l’Olympiacos vince 3-0 in Belgio contro l’Anderlecht grazie alla tripletta di Kostas. Il centravanti, in stato di grazia, quattro giorni dopo segna di nuovo una tripletta, questa volta in campionato, nella vittoria per 6-0 contro il Veria. Tra campionato e Champions League, in appena quattro mesi, aveva realizzato 17 goal e un assist: numeri da capogiro. Le prestazioni del calciatore non potevano passare inosservate, e nel mercato invernale il Fulham acquista il cartellino di Mitroglou per la cifra record di 12 milioni di sterline, l’acquisto più costoso nella storia del club inglese. Il 31 gennaio 2014 firma un contratto di quattro anni e mezzo.

Kostas sbarca a Londra per la sua nuova avventura, ma seconda metà di stagione con la nuova squadra non andò come sperato: Mitroglou ebbe problemi muscolari e riuscì a giocare soltanto tre partite. Il Fulham a fine stagione retrocesse.

Nell’agosto 2014 il Fulham decide di mandarlo in prestito per un anno all’Olympiacos, con il quale vince sia campionato che coppa, segnando sedici goal in ventiquattro partite. In Champions League segna il goal del 3-1 all’Atletico Madrid, realizza l’assist per il goal di Kasami nella vittoria interna contro la Juventus per 1-0 e un goal nella partita vinta contro il Malmo per 4-2.

Il 6 agosto 2015 viene girato in prestito al Benfica per un anno. In Portogallo disputa un’ottima stagione: forma la coppia d’attacco con Jonas, segnando 29 goal in due. Il  20 febbraio 2016, segnando il primo goal nella vittoria per 3-1 contro il Paços de Ferreira, va a segno in 7 partite di fila; l’entusiasmo dei tifosi delle Águias per aver ritrovato un centravanti così prolifico è tanto: così tanto che, a fine partita, un tifoso del Benfica fa invasione di campo, arriva davanti a Mitroglou, si inginocchia e tenta di lustrargli gli scarpini con la sua sciarpa. Con gli encarnados vince il campionato, e nell’estate 2016 la società decide di riscattarlo dal Fulham, pagando 7.000.000 di euro, facendogli firmare un contratto quadriennale.

Dopo il riscatto, nell’estate 2016 si appresta a disputare la seconda stagione con o glorioso: termina la stagione con sedici goal, quattro in meno rispetto alla sua prima stagione, ma mantiene un ottima media di rendimento. Trascina la squadra alla vittoria del nuovo campionato e della Taça de Portugal, la coppa nazionale. In quest’ultima competizione è particolarmente determinante, riuscendo a mettere a segno la sua prima tripletta nei quarti di finale contro il Leixões (partita vinta per 6-2) e una doppietta nella semifinale d’andata contro l’Estoril.

Dopo due ottime stagioni in Portogallo, attira l’interesse dell’Olympique Marsiglia, che lo rileva dal Benfica per 15 milioni di euro. La stagione 2017/2018, tuttavia, è indubbiamente influenzata dai 3 infortuni: il primo, un infortunio muscolare subito a fine luglio, lo mette K.O. per 2 mesi impedendogli di svolgere un’adeguata preparazione precampionato; il secondo e il terzo, invece, sono legati a dei problemi al tendine d’achille che lo tengono fuori per circa un mese e mezzo nella seconda parte della stagione. Ciononostante, riesce comunque a collezionare 19 presenze in campionato e 3 in coppa, realizzando rispettivamente 9 e 3 reti.

La stagione successiva dovrebbe essere quella del riscatto, ma a gennaio viene prestato fino a fine stagione al Galatasaray. A fine stagione altro prestito, questa volta in Olanda, al PSV. Entrambe le sue ultime esperienze hanno in comune una quantità irrisoria di presenze e di goal.

La sensazione è che, infortuni a parte, nell’ultima parte della sua carriera sia entrato in un circolo di prestiti senza né capo né coda. Tutto inizia in corrispondenza della sua seconda stagione al Marsiglia, quando viene allenato (per pochi mesi) dal nuovo allenatore, Villas Boas, che decide di metterlo alla berlina e di escluderlo definitivamente dal progetto mandandolo in prestito. I motivi della sua esclusione sono misteriosi, soprattutto se si dà una rapida occhiata al reparto offensivo del Marsiglia, a prescindere da posizioni in classifica o raggiungimenti europei. Il tecnico portoghese ha preferito riporre completa fiducia in Dario Benedetto, centravanti argentino ex Boca Juniors, sebbene questa scelta non abbia risolto la carenza di goal della squadra: la sensazione degli addetti ai lavori è che il Benedetto visto alla Bombonera non sia lo stesso del Velodrome. Nonostante Mitroglou sia più lento, abbia più nonchalance e sia meno tecnico dell’argentino, in area di rigore è una macchina da goal implacabile. Anche le statistiche volgono a favore di Mitroglou: il rapporto tra goal segnati e minuti giocati vede l’attaccante greco nettamente superiore rispetto all’argentino (Mitroglou 1 goal ogni 120 minuti, Benedetto 1 goal ogni 229 minuti). Mentre si può criticare il calciatore, non si può fare lo stesso con la sua professionalità, la dedizione al club e la sua persona, che è maturata moltissimo in questi anni; nonostante sia stato tagliato fuori dalla rosa e mandato in prestito per un anno e mezzo, non si è mai lamentato né attraverso i social network né attraverso interviste. Mai una parola fuori posto, anche se ha avuto più volte l’opportunità di seminare discordia, chiedendo magari un trasferimento o un confronto con l’allenatore. Ha aspettato pazientemente un’opportunità che non è mai arrivata.

Mitroglou è fuori condizione, non gioca dallo scorso marzo, ma l’Aris aveva iniziato a sondare il terreno già da qualche giorno. L’arrivo di Milik, che dovrebbe rimpiazzare il greco, ha facilitato le trattative. Il presidente dell’Aris Karipidis ha pubblicato un paio di giorni fa sul suo profilo Instagram una storia, che ritrae Mitroglou con la divisa da gioco dell’Aris, con tanto di scritta in inglese “done deal”. Ieri pomeriggio è sbarcato a Salonicco, questa mattina ha svolto le visite mediche: l’Aris ha concluso un grande trasferimento, aveva bisogno di un attaccante di peso e lo ha trovato in Mitroglou, che dovrà ritrovare la giusta forma fisica per poter continuare a dire la sua. In fondo, in Grecia ha sempre giocato bene, e potrebbe essere l’occasione per lui di rientrare nel giro della nazionale.

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Qualificazioni Qatar 2022, parte seconda: cosa ne pensano i nostri avversari?

In seguito al sorteggio per le qualificazioni europee a Qatar 2022, che avevamo seguito in diretta qui, abbiamo intervistato giornalisti che scrivono nei paesi che affronteranno la Grecia a partire dal prossimo marzo, quindi Spagna, Svezia, Georgia e Kosovo.

Nella seconda parte di questa intervista abbiamo sentito Giorgi Sanadze dalla Georgia, giornalista e presentatore sportivo presso Euronews Georgia, e Mirko Calemme, corrispondente italiano di AS, quotidiano sportivo spagnolo tra i più venduti. Un modo per capire il punto di vista esterno sul girone di qualificazione e anche la Nazionale greca di John van ‘t Schip.

Cosa avete pensato appena avete visto il girone?

Giorgi Sanadze: Ho pensato che fosse “troppo” per noi, ma lotteremo per il secondo posto e giocare contro alcune delle migliori nazionali europee sarà una grande esperienza per i nostri giovani giocatori come Kvicha Kvaratskhelia, Giorgi Chakvetadze e altri.

Mirko Calemme: Senza dubbio non sarà un girone semplice, per vari motivi: quello tecnico, innanzitutto, poiché passerà soltanto la prima classificata del girone; bisognerà assolutamente battere la Svezia, che è la rivale più seria, o la più complessa almeno sulla carta. Altrimenti, riuscire a strappare un biglietto per il Qatar diventerebbe, come è stato definito su AS, un martirio quasi biblico. Oltre questo, ci sono difficoltà di tipo istituzionale, burocratiche, diplomatiche, in quanto la Spagna è uno di quei paesi che non riconosce il Kosovo; già ci furono problemi in passato con la Federazione spagnola per questo tema, in quanto in teoria negli stati spagnoli (comunidades autónomas, ndr) non dovrebbe essere mostrata la bandiera del Kosovo né dovrebbe essere suonato il suo inno. E’ un tema diplomatico che nel giorno del sorteggio è stato molto dibattuto.

A cosa può puntare la Grecia e chi è il giocatore che temete maggiormente nella Nazionale greca?

Giorgi Sanadze: Penso sia ovvio che per la Grecia l’obiettivo sarà almeno il secondo posto. Possono anche lottare per il primo posto nel gruppo con il potenziale che hanno nella loro formazione. Non vorrei specificare giocatori in particolare. Direi che la difesa è il miglior reparto della nazionale greca. Hanno alcuni difensori di livello mondiale, quindi sarà difficile per chiunque giocare contro di loro.

Mirko Calemme: Credo che la Grecia abbia le sue possibilità per dar fastidio a Spagna e Svezia. Ovviamente non possiamo considerarla tra le favorite del girone, però ha dei giocatori e un impianto tattico che possono dar fastidio a queste squadre. Se mi chiedi un nome, credo che il più famoso sia quello del numero 10 Fortounis, o meglio quello che conosco maggiormente, che è un giocatore senza dubbio di talento che in questo tipo di partite potrà fare la differenza.

L’emergenza sanitaria ha cambiato il calcio nei vostri paesi?

Giorgi Sanadze: Certo che lo ha fatto. L’Erovnuli Liga (massimo campionato nazionale, ndr) si è fermato per un po’, poi è stato cambiato il format del campionato. I tifosi non possono partecipare alle partite a causa delle restrizioni. Nella partita contro la Bielorussia nemmeno un numero ridotto di tifosi è stato autorizzato ad assistere alla partita. Direi che è stata la partita più importante per la nazionale georgiana e l’abbiamo persa 0-1 nel nostro stadio, vuoto. Se i tifosi fossero stati lì, qualcosa sarebbe potuto andare diversamente, chissà.

Mirko Calemme: Sì, ha cambiato il calcio in tutto il mondo e anche in Spagna, senza ombra di dubbio. Credo che, per un bel po’ di tempo, difficilmente torneremo al calcio pre-pandemia, perché in questo periodo abbiamo compreso quanto faccia la differenza la presenza del pubblico, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista sportivo, perché il calcio non è più lo stesso e il livello tecnico e l’intensità, secondo me, sono scesi. Giganti come il Real Madrid e il Barcellona con questa pandemia hanno perso tantissimo potere economico

Negli ultimi anni la vostra nazionale come si sta comportando e qual è l’obiettivo in queste qualificazioni?

Giorgi Sanadze: La nazionale ha giocato meglio di prima. Ci era andata così vicino ma, ancora una volta, ha perso contro la Macedonia del Nord e non è riuscita a raggiungere l’Europeo. E’ stata una grande delusione per l’intero paese. I tifosi lo aspettavano da anni. Non so quando riavremo opportunità come questa. Quindi siamo delusi, ma i ragazzi avranno voglia di dimostrare che sono ancora pronti a combattere per i fans.

Mirko Calemme: La Spagna ovviamente avendo chiuso il suo grandissimo ciclo con i vari Xavi e Iniesta, non dico che fa fatica, però sta ricostruendosi nonostante non sia facile farlo, visto che adesso le aspettative sono aumentate parecchio nei loro confronti. Resta comunque una squadra assolutamente fortissima, che con Luis Enrique sta trovando anche continuità, un’identità tattica chiara e che nelle qualificazioni ai mondiali non perde da quasi 30 anni, dal ’93 contro la Danimarca. E’ una squadra abituata a vincere e ad andare lontano, credo che in questo girone ovviamente possa riuscire ad arrivare prima e qualificarsi senza troppe difficoltà, però non deve sottovalutare gli avversari perché, come si diceva in Spagna il giorno del sorteggio, non è un gruppo semplicissimo quello che è toccato alla Spagna, anche se va detto che c’è un certo equilibrio in quasi tutti i gironi di questa qualificazione.

Quali sono i giocatori da temere e gli astri nascenti delle vostre Nazionali?

Giorgi Sanadze: I miei preferiti sono Kvicha Kvaratskhelia e Giorgi Chakvetadze. Sono giocatori così giovani ed entusiasmanti da guardare. Hanno sicuramente un futuro brillante. Siamo stati sfortunati a non averli disponibili contro la Macedonia del Nord.

Mirko Calemme: Sono tanti i giocatori di talento della Spagna. A me piace tantissimo Ferrán Torres, per me avrà un futuro straordinario. Poi Oyarzabal della Real Sociedad è un altro grandissimo talento, e Fabián Ruiz, anche se adesso non vive un momento straordinario al Napoli, quando veste la maglia della nazionale viene messo nelle condizioni di rendere al massimo del suo livello. C’è anche Olmo. Insomma, i talenti sono davvero tanti. E’ una squadra che, come dicevo prima, non ha problemi nella mancanza di talento; negli anni scorsi ha fatto fatica a trovare un numero 9 titolare, e Morata alla Juventus sta dimostrando che può essere il nuovo nove titolare di questa Spagna.

Ringraziandovi per la disponibilità, vi chiediamo un pronostico sul girone.

Giorgi Sanadze: 1. Spagna; 2. Svezia; 3. Grecia; 4. Georgia; 5. Kosovo.

Mirko Calemme: Essendo io mezzo spagnolo e lavorando da tanti anni per AS, sono molto legato dalla Spagna  e non posso esimermi dal pronosticare una Spagna vincitrice del girone.

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