Daniel Batista, il Gullit dei poveri

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Nato nell’affascinante isola creola di Capo Verde, Daniel Batista Lima è diventato una vera e propria leggenda in Grecia, poiché nel 1994 è stato il primo straniero naturalizzato greco ad indossare la maglia dell’Ethniki.

Come molti suoi colleghi, sin da giovanissimo iniziò a calcare i campi di São Vicente, sua città natale, ispirato dalla fama di suo zio e suo cugino. Lo zio, Noni Lima, disputò quasi interamente la sua carriera in Grecia con la maglia del Panionios (ben 11 stagioni) e con il Charavgiakos. Suo cugino, soprannominato Faba, fu invece portiere della nazionale del paese. All’età di 16 anni Daniel si trasferisce in Olanda con la famiglia, dove si iscrive all’accademia del Feyenoord. La determinazione e l’amore per il calcio lo spingono a disputare partitelle con alcuni immigrati capoverdiani stanziati in Olanda e ad allenamenti individuali, affinando le proprie capacità tecniche di volta in volta.

La svolta della sua carriera avvenne quando il suo padrino, che era anche amico di suo zio, lo vide giocare durante un torneo, rimanendone piacevolmente sorpreso. Gli propose di andare in Grecia per essere visionato da un suo amico manager, e così Daniel accettò. Sbarcato in Grecia, prese parte ad un provino per il Panionios, ma venne rifiutato perché non rispecchiava i parametri del club, che cercava invece un centravanti di esperienza. Dopo aver giocato per la società di Nea Smirne, rimase nel paese e disputò una amichevole vestendo la maglia del PAS Giannina, durante la quale segnò 4 goal nel primo tempo e uno nella seconda frazione di gioco, ma nonostante l’impressionante impatto fu rifiutato perché nel secondo tempo non giocò sufficientemente bene.

Tornato in Olanda, dopo nemmeno un anno fu di nuovo contattato per tornare in Grecia da Dimitris Konstantaras, giornalista della testata Athliki Ixò ed amico di un suo conoscente, che credeva nelle potenzialità del giovane capoverdiano. Iniziandosi ad allenare con l’Acharnaikos, attirò ben presto l’interesse dell’Ethnikos.

Tuttavia trasferirsi all’estero era complicato, in quanto inizialmente solo due stranieri erano autorizzati a giocare in una squadra. Nel suo caso, Batista fu considerato uno straniero anche dopo aver acquisito la cittadinanza olandese. L’Ethnikos, comunque, si accaparrò il cartellino del giocatore, facendogli firmare un contratto. Dopo aver disputato delle discrete stagioni con i biancoblù, il club non voleva lasciar partire il giovane attaccante, nonostante l’offerta di 130 milioni di dracme da parte di una squadra turca. In realtà la società del Pireo in un primo momento accettò l’offerta, ma durante le trattative alzò ulteriormente l’offerta, facendo naufragare l’accordo tra le due parti. Dopo aver risolto un problema legato alla durata contrattuale, Batista lasciò dopo tre stagioni la squadra del Pireo.

Nel 1989 Batista fu ad un passo dal firmare per l’Olympiacos, avendo firmato un accordo con l’allora proprietario del club Giorgos Koskotas, il quale però finì in galera per debiti e non riuscì a dare i soldi promessi al calciatore. Per riparare al torto, a Batista fu dato un assegno con parte della sua commissione da ritirare in banca, risolvendo almeno l’aspetto economico. Nel frattempo il presidente dell’AEK Stratos Gidopoulos contattò personalmente il capoverdiano, convincendolo a firmare per i gialloneri. Con i kitrinomavri Batista rimarrà per tre stagioni, segnando 39 reti in 90 presenze.

Nel 1992 il nuovo  presidente dell’AEK, Konstantinos Generakis, decise di ridurre l’ingaggio del giocatore nonostante il parere contrario di quest’ultimo. Questo diverbio economico portò il capoverdiano a non rinnovare il contratto, e nel giro di poco tempo l’Olympiakos tornò a tre anni di distanza sul giocatore, offrendogli il doppio di quanto guadagnava con i kitrinomavri. Batista decise di accettare, diventando un nuovo giocatore del Thrilos.

L’allenatore degli erithrolefki all’epoca era l’olandese Thijs Libregts, con cui Batista non ebbe mai un grande rapporto. Come affermato a posteriori dallo stesso calciatore, il tecnico era molto bravo nel suo lavoro, ma spesso risultava essere agli occhi del capoverdiano molto scortese, anche attraverso l’utilizzo di commenti ironici durante gli allenamenti. Addirittura, l’olandese arrivò anche a sindacare lo stipendio di Batista senza che quest’ultimo lo avesse chiesto.

Nel 1994, dopo aver ottenuto la doppia cittadinanza greca-olandese, fu convocato con la nazionale greca per la partita contro la Finlandia, valevole per le qualificazioni agli Europei del 1996. Fu proprio al suo esordio che riuscì a segnare il suo primo goal, in una partita che finì con un risultato di 4-0 a favore della Το Πειρατικό. Giocò per la nazionale greca dal 1994 fino al 1997, vantando 14 presenze e due reti.

Dopo tre stagioni trascorse tra alti e bassi, durante le quali riuscì a vincere la Supercoppa, la proposta di rinnovo fatta dalla società non soddisfaceva le richieste del calciatore, tanto che si arrivò a pensare che fu fatta appositamente per mandarlo via. Batista comunicò la sua intenzione di voler lasciare i biancorossi del Pireo e di voler cercare un’altra squadra.

Nell’estate del ’95 c’è il ritorno di fiamma: Daniel Batista firma di nuovo per l’AEK. Durante i primi tempi la tifoseria era spaccata in due, tra chi era felice per il suo ritorno e chi invece non gli perdonava il passaggio ai rivali biancorossi, additandolo come traditore. Con il tempo tuttavia, quando si vennero a sapere le motivazioni del suo addio, la situazione tornò alla normalità. Con i gialloneri Batista riuscirà ad alzare due Kypello Elladas, prima i trasferirsi nel 1999 a Salonicco, sponda Aris.

L’Aris sarà l’ultima squadra dell’attaccante capoverdiano, per cui giocherà fino al 2001, totalizzando solo cinque presenze.

 

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Vassilis Hatzipanagis, leggenda tra due mondi

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Nato nel 1954 a Tashkent, al tempo capitale della Repubblica socialista sovietica dell’Uzbekistan, Vassilis Hatzipanagis è indubbiamente uno dei calciatori più forti del suo tempo di cui, almeno in Italia, si conosce ben poco. Dopo aver militato nei primi anni della sua carriera in Unione Sovietica, divenne l’idolo e il fenomeno indiscusso dell’Iraklis, tanto che si guadagnò l’appellativo di “Maradona greco”. Ed in effetti le somiglianze tra i due, capelli a parte, esistevano, ed erano numerose: Hatzipanagis, come Diego, era un centrocampista basso ma robusto e la sua corporatura divenne fondamentale in funzione del suo stile di gioco. Piedi educati, intelligenza tattica e dribbling sono alcune delle caratteristiche che accomunavano i due, che hanno segnato indelebilmente la rispettiva storia delle due squadre per cui hanno giocato.

Suo padre e sua madre, rispettivamente di origine cipriota e turca, dovettero abbandonare l’Asia Minore a causa della guerra e si trasferirono in una Grecia che subì la crisi degli anni ’30, l’occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale e poi la guerra civile (1946-1949). Come molti dei loro connazionali, emigrarono entrambi nella Repubblica sovietica dell’Uzbekistan, dove nella sola capitale la comunità greca contava circa 40.000 persone.

Il talento e la tecnica del giovane Vassilis erano visibili sin da quando giocava da bambino per le strade della città; come affermato in un’intervista da lui rilasciata, attirò ben presto l’attenzione della Dinamo Tashkent, che allora era una specie di squadra satellite della Dinamo Mosca e che vedendolo giocare gli propose di firmare. Ma il Pakhtakor, che aveva all’epoca la migliore scuola di calcio giovanile ed era la squadra uzbeka di maggior successo nel periodo sovietico, convinse Hatzipanagis a firmare per loro. Saladiov, mentore calcistico di Vassilis e allenatore della squadra, aveva riportato il Pakhtakor nel massimo campionato sovietico e lo fece debuttare all’età di 17 anni contro lo Shakhtar Donetsk.

Nelle tre stagioni successive Saladiov portò Hatzipanagis in prima squadra, mentre il Pakhtakor riuscì a integrarsi stabilmente nel campionato. Nominato come secondo giocatore più forte del campionato (dopo Oleh Blokhin) nel 1974 e nel 1975, Hatzipanagis fu convocato con la nazionale dell’URSS.

A 18 anni Valentin Nikolayev convocò Hatzipanagis con l’under 21; tuttavia giocò anche nelle qualificazioni per i campionati europei under 23. Nel 1975 iniziò a giocar con la nazionale maggiore: la prima partecipazione fu in un torneo in Polonia organizzato per celebrare l’anniversario della liberazione dai tedeschi. L’URSS si aggiudicò il torneo e Hatzipanagis giocò al fianco di Blokhin.

Nel 1975 la caduta della dittatura dei colonnelli favorì il ritorno in patria di molti greci, tra cui anche Hatzipanagis e la sua famiglia. Tuttavia, in molte interviste recenti, ha dichiarato che il tornare in Grecia fu un errore, poiché il livello calcistico era molto più basso rispetto all’URSS, dove il campionato era formato da 16 squadre su più di 300 milioni di abitanti.

Il ritorno in Grecia però non fu dei più facili. Nell’Unione Sovietica degli anni Settanta il calciatore professionista non era considerato come un lavoro vero e proprio; infatti, la maggioranza dei calciatori avevano altri impieghi. Non esistendo un contratto che legava Hatzipanagis al Pakhatator, che non aveva diritti su di lui, nessuna squadra straniera poteva comprarlo. Quando l’Olympiakos provò ad acquistare Hatzipanagis, ad esempio, la trattativa fu respinta in quanto i giocatori sovietici non erano di “proprietà” e non potevano essere venduti. Per aggirare questo cavillo giuridico, a Hatzipanagis fu consigliato di rinunciare alla sua cittadinanza sovietica e di chiedere il rimpatrio. Ma anche questa opzione presentava non pochi ostacoli. Quando la famiglia abbandonò la Grecia per trasferirsi nel vicino Oriente, non tutti i familiari lasciarono la Grecia: infatti un nonno rimase a Salonicco. Quindi, se voleva tornare in Grecia doveva stringere un accordo con una squadra di Salonicco. All’età di 20 anni Hatzipanagis “fuggì” dall’Unione Sovietica e firmò per l’Iraklis, la sua seconda ed ultima squadra.

Il suo trasferimento fu organizzato dal suo agente armeno a Mosca, Makatetsian. Come prima mossa, Hatzipanagis rinunciò alla sua cittadinanza sovietica, in modo da non poter più giocare nel campionato sovietico, il quale richiedeva obbligatoriamente la cittadinanza per poter appunto giocare. Una volta archiviato il problema del passaporto, Hatzipanagis si mise in contatto e firmò un contratto biennale con l’Iraklis. Tuttavia, nella diritto sportivo greco di allora era presente un vuoto legislativo, che permetteva al club di rinnovare unilateralmente il contratto ogni anno per 10 anni.

Vassilis si trovava quindi in una situazione di impasse. Se avesse avuto ancora la nazionalità sovietica, l’ambasciata sovietica avrebbe potuto interferire nella trattativa. L’unica soluzione possibile per sciogliere il nodo contrattuale fu quella di portare l’Iraklis in tribunale. Nel 1977 il tribunale distrettuale stabilì che non era possibile trattenere alcun lavoratore o atleta per oltre cinque anni. Ma l’Iraklis riuscì a vincere in appello. Mentre Vassilis perse la sua “battaglia”, c’era un aspetto positivo: l’Associazione greca dei calciatori professionisti, fondata nel 1979, si interessò al caso e riuscì, a metà degli anni ’80, a modificare quella legge.

Nel 1977, un problema al ginocchio costrinse Hatzipanagis a recarsi a Londra per le cure. Il suo padrino, che era cipriota e tifoso dell’Arsenal, era emigrato nella capitale inglese nel 1961 ed ebbe occasione per rivederlo. Il padrino gli fece conoscere Fred Street, l’allora fisioterapista dell’Arsenal. Durante la riabilitazione, si allenò insieme a Pat Jennings, Graeme Rix, Liam Brady, Malcolm MacDonald e Alan Hudson. Gli affibbiarono il soprannome di Aristotele, poi scoprirono che giocò in URSS e si interessarono alla sua storia. Tra gli aneddoti e le curiosità riguardanti la sua vita, spicca la volontà di suo padre di trasferirsi a Londra nel 1963, ma sua madre non era d’accordo. Sarebbe interessante fantasticare su come sarebbe stata la sua carriera in Inghilterra, dove avrebbe potuto trasferirsi all’età di nove anni.

Nel suo periodo di permanenza all’Iraklis, durato ben 15 anni, Hatzipanagis trascinò il Γηραιός alla vittoria della Kypello Elladas del 1976, battendo in finale ai rigori l’Olympiacos, dopo un clamoroso 4-4 nei tempi regolamentari. L’altro trofeo alzato con la squadra di Salonicco fu la Coppa dei Balcani nel 1985, una competizione che coinvolgeva squadre di Bulgaria, Grecia, Turchia, Jugoslavia e Romania e che fu abbandonata nel 1994.

Quando tuttavia l’Iraklis venne retrocesso nel 1981 (l’articolo qui), Vassilis espresse la sua volontà di non voler giocare in B’ Ethniki. La società, non volendo privarsi del fenomeno, si oppose alla sua richiesta di essere ceduto, mentre Hatzipanagis di tutta risposta si recò  in Germania, dove per un anno e mezzo si allenò con lo Stoccarda senza essere retribuito dall’Iraklis, ma risultando comunque ancora sotto contratto. Nonostante avesse attirato l’attenzione di squadre molto importanti come Lazio, Arsenal, Porto e lo stesso Stoccarda, la società di Salonicco non aveva la minima intenzione di lasciar andare il fuoriclasse, arrivando a rifiutare l’offerta effettuata dal presidente del Panathinaikos Vardinogiannis che ammontava a 90 milioni di dracme, una cifra spropositata per l’epoca.

Poco dopo il suo ritorno in Grecia, giocò con la nazionale ellenica un’amichevole contro la Polonia al Leoforos nel maggio del 1976. Tuttavia la FIFA dichiarò che Hatzipaganis non potesse più giocare con la nazionale greca a causa delle sue precedenti 4 partite con la squadra olimpica dell’Unione Sovietica. La sua seconda, ultima e simbolica presenza con la maglia dell’Ethniki avvenne il 14 dicembre 1999 in una partita amichevole contro il Ghana, quando giocò per soli venti minuti ma fu comunque premiato dalla Federcalcio ellenica per il suo contributo al mondo del calcio.

 

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L’Athinaikos, dalla Beta Ethniki all’Old Trafford

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Oggi vi parliamo della storia di una squadra che, nel giro di due anni, è passata dal giocare in Beta Ethniki (l’attuale Super League 2) all’Old Trafford, affrontando e mettendo in seria difficoltà il Manchester United di Hughes, Schmeichel, Giggs e, soprattutto, di Sir Alex Ferguson.

La squadra in questione è l’Athinaikos, che attualmente milita nelle serie minori del calcio greco, ma che ad inizio degli anni ’90 aveva sorpreso tutti, raggiungendo il 6° posto in classifica, la finale di Kypello Elladas e soprattutto aveva staccato il biglietto per i sedicesimi di finale della Coppa delle Coppe.

Il soprannome della squadra è Lordi tou Vyrona, in riferimento a George Gordon Byron, comunemente noto come Lord Byron, il poeta inglese che combatté e morì per l’indipendenza greca. L’area di Vyronas, situata a 3 km ad est dal centro di Atene, fu nominata così proprio in suo onore.

Per quanto riguarda la storia del club, che nell’ultimo ventennio ha subito un inarrestabile declino, l’Athinaikos ha ricoperto un ruolo di assoluta importanza almeno nei primi 50 anni dello scorso secolo, considerando che fu uno dei tre membri fondatori dell’EPO, assieme a Panathinaikos e Apollon. Fu fondato nel 1914 dai calciatori della storica squadra del Goudi FC, la quale era una delle società più famose negli anni in cui iniziarono a svilupparsi le prime competizioni sportive in Grecia. Fino al 1931 la squadra partecipò, senza mai retrocedere, in Alpha Ethniki, fino a quando venne organizzata un’amichevole con i Πράσινα Πουλιά (uccelli verdi), una squadra non riconosciuta e fondata da alcuni ex giocatori del Panathinaikos che erano entrati in rotta di collisione con la società, creando una squadra parallela. In seguito all’amichevole, l’Athinaikos venne punito con la retrocessione in terza divisione. Nel 1937 fu nuovamente promosso in A’ Ethniki e durante la stagione 1940-1941 fu in testa alla classifica fino al 28 ottobre 1940, quando la guerra rese impossibile il regolare svolgimento del campionato.

Fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale, la polisportiva era una delle più ricche del mondo. Oltre il calcio, vennero create le sezioni di atletica, nuoto e tiro a segno. La sede, composta da uffici lussuosi, era situata all’angolo tra le strade Χαλκοκονδύλη e Πατησίων, in cui erano presenti anche la sede dell’EPSA e di altre società. Questi uffici, tuttavia, furono incendiati durante i Dekemvriana del 1944 e con loro andarono persi documenti e trofei del club.

Dopo la guerra la squadra militò in A’ Ethniki, mentre dal 1950 nella categoria A2 dell’EPSA. Nel luglio 1952 l’Athinaikos si fuse con l’AE Νέας Ελβετίας, dando vita ad una nuova squadra rinominata Αθηναϊκός Νέας Ελβετίας Αθλητικός Σύλλογος.

Ma il periodo più di successo del club è indubbiamente quello risalente ai primi anni ’90. Nella stagione 1991-1992, l’Athinaikos, per la seconda stagione consecutiva in Alpha Ethniki, approda per la prima volta in Europa. La qualificazione fu raggiunta grazie alla finale di Kypello Elladas della stagione precedente, disputata contro il Panathinaikos che si aggiudicò il trofeo e guadagnò l’accesso alla vecchia Coppa dei Campioni.

L’Athinaikos cadde in una finale andata-ritorno, perdendo la prima partita in casa 3-0 e la seconda per 2-1 all’OAKA, nonostante il goal segnato da Giorgos Zotalis.        Nonostante la doppia sconfitta, tuttavia, i calciatori guidati dal tedesco Gerhard Prokop potevano ritenersi più che soddisfatti, vantando un 6° posto in classifica al loro primo anno nella massima divisione, la qualificazione per la finale di Kypello e l’accesso alla Coppa delle Coppe.

L’entusiasmo generale fu per un momento stroncato quando, durante il sorteggio per la partita preliminare, fu sorteggiato il Manchester United come avversario dell’Athinaikos; i Red Devils avevano conquistato il trofeo europeo l’anno precedente, nella finale disputata a Rotterdam e vinta contro il Barcellona per 2-1. Nella stagione 1991-1992, la squadra di Sir Alex Ferguson aveva lo stesso obiettivo dell’annata precedente, e per qualsiasi squadra greca sarebbe apparso un ostacolo insormontabile, compresa la modesta squadra di Vyrona.

Il 18 settembre 1991, l’Athne ricevette i Red Devils al “damaria”: damaria è il soprannome dato allo stadio e significa letteralmente “cava”, perché l’impianto fu costruito dove prima sorgeva una vecchia cava. L’incontro terminò 0-0, un pareggio a reti bianche che era oro colato per i Lordi tou Vyrona, che riuscirono a resistere agli attacchi degli inglesi.

Il ritorno in Inghilterra si dimostrò essere una partita molto difficile per il Manchester che, dopo i primi 90’ minuti regolamentari, riuscì a piegare l’Athinaikos soltanto nel secondo tempo supplementare; al 109’ McClair bucò Sarganis, che fino a quel momento si era dimostrato una saracinesca. Due minuti dopo Mark Hughes realizzò la rete del definitivo 2-0, sancendo così l’eliminazione della squadra di Vyrona.

Facendo un balzo in avanti nel tempo, l’Athinaikos ha giocato dal 2003-04 al 2010-11 nel campionato provinciale (EPSA). Nel gennaio 2009, l’ex calciatore argentino Juan Ramon Rocha è stato nominato direttore tecnico del club. Nella stagione 2010-2011, l’Athinaikos è stato retrocesso nei campionati locali dilettantistici dopo aver perso la finale di coppa E.P.S. ΑΘΗΝΩΝ per 3-1 contro l’A.P.O. Fostiras Tavrou. Nella stagione 2012-2013 la squadra partecipa per la seconda stagione consecutiva nel girone A’ dell’Ε.Π.Σ.Α. (EPSA).

 

Qui sotto trovate l’intervista tradotta per intero da noi a Tasos Hatziagelis, ex centrocampista dell’Athinaikos, che giocò entrambe le partite contro i Red Devils e che, intervistato da Sport-Retro.gr, ha rilasciato un’intervista su quell’indimenticabile doppia sfida.

  • Riguardo la squadra:

“Eravamo un gruppo di giocatori legati, giocavamo insieme fin da quando eravamo in Beta Ethniki. Riguardo la partita contro il Panathinaikos della stagione precedente posso dire che fummo sfortunati. Nella prima partita al Leoforos il risultato era 0-0 fino al 70′, mentre nella seconda all’OAKA eravamo in vantaggio 1-0 a 20’ minuti prima della fine. Vedevamo le partite europee come un’opportunità per “distinguerci”, perché eccezione fatta per Dimopoulos, Sarganis e Koleff, che venivano dal Panathinaikos, nessun altro aveva esperienza europea.

  • L’atmosfera prima della partita d’andata

“Avevamo fame di gloria, però quando ci capitò lo United per un attimo regnò la paura per una possibile figuraccia. Ricordo, infatti, che un dirigente dell’OFI, di cui non ricordo il nome, avesse dichiarato sui giornali che “squadre come l’Athinaikos non dovrebbero andare in Europa perché ci renderanno ridicoli.”

Il nostro allenatore di allora, Gerd Prokop, era andato a Manchester e una volta di ritorno ci prese da parte e ci disse che le chances (di passare il turno, ndr) erano 50-50. Ovviamente eravamo scettici, ed alcuni di noi risero. Ma si scoprì che il tedesco (Prokop) aveva ragione. Giorno dopo giorno iniziammo a credere sempre di più che non ci avrebbero “schiantato”. Questo fu possibile anche grazie all’enorme personalità di Nikos Sarganis, che ripeteva costantemente “loro sono in 11, noi siamo in 11. Lasciate perdere quello che dice il mondo. Dovranno sputare sangue per vincere contro di noi.”- “Andremo ai rigori e passeremo.”

  • La partita d’andata

“Non eravamo particolarmente impauriti. Con l’eccezione dei due legni, loro ebbero pochissime opportunità e avemmo anche la possibilità di vincere con Koleff. Le cose andarono come aveva detto Prokop. Lo United giocava in maniera prevedibile.”

Loro cercavano costantemente di sfondare la nostra linea difensiva; allora il calcio era diverso da oggi, avevamo due stopper che marcavano a uomo mentre io ero un libero. Il modo in cui gli inglesi svilupparono il gioco non fu particolarmente difficile da interpretare per noi. ”

Eravamo tutti contenti, e questo è stato ciò che, soprattutto, ci ha motivato a continuare il campionato e a giocare il ritorno in Inghilterra. La stampa del tempo lodò l’Athinaikos, che aveva aveva pareggiato – anche relativamente facilmente. C’era una folla che si congratulava con noi quando ci incontrammo, e Nikos Sarganis continuava a dire ‘non ci mancherete neanche lì. Andremo ai rigori e otterremo la qualificazione. “

  • La partita di ritorno, l’Old Trafford e l’elettrocardiogramma di Ferguson

“Era qualcosa senza precedenti per noi. Un campo imponente che ci suscitò meraviglia anche il giorno prima della partita, quando era vuoto. Ormai avevamo giocato fino ad allora di fronte a 20.000 persone, quindi vedere 45.000 tifosi affollati era davvero senza precedenti.”

Ricordo che avemmo un’occasione con un tiro di Vasilis Tzalakostas al 15’ minuto, che fu parato da Schmeichel; dopodiché lo United iniziò a far girare palla, ma noi non riuscimmo a trovare il goal. Come il tempo scorreva, il Manchester era ansioso e noi avevamo poche speranze di poter segnare un goal in contropiede e anche qualificarci con un  1-1.

Ricordo che all’intervallo Nikos (Sarganis, ndr) mi disse: “Tasos, resistiamo fino a quando non arriviamo ai rigori, poi prendo il controllo; non aver paura di niente”. Aveva una tale fiducia quando me lo disse che me lo ricordo 27 anni dopo, non lo dimenticherò mai.

Alla fine prendemmo goal nel secondo tempo supplementare e nel frattempo Ferguson aveva schierato Gary Palister in attacco, per approffitare dei cross, come accadde in occasione del primo goal.

Un punto chiave della partita fu l’infortunio di Vangelis Spiliotis (che fu sostituito all’intervallo da Kostas Theodorakos), che era fisso su Hughes e lo aveva “annientato” in entrambe le partite.

Ci sentimmo bene perché, nonostante fossimo stati eliminati, giocammo con dignità e riuscimmo a dare alcuni punti alla Grecia. Eliminare il Manchester United sarebbe stato come vincere al lotto. Ci avvicinammo molto e avremmo potuto ottenere ciò che sembrava impossibile, ma tutto ciò ci fece sentire bene perché avevamo davvero messo alle corde gli inglesi. In effetti, ricordo Ferguson nella conferenza stampa dopo la partita che diceva: “Vado a fare un elettrocardiogramma, parlerò più tardi”.

  • Il ritorno in Grecia ed il legame tra calciatori e dirigenza

“Al nostro ritorno in Grecia, alcuni amici dell’Athinaikos ci stavano aspettando all’aeroporto per congratularsi con noi, mentre per tutto quell’anno abbiamo ricevuto un trattamento speciale da parte della gente nella maggior parte dei posti in cui andammo in campionato.

Eravamo una squadra che giocava in Beta Ethniki fino a due anni prima, ma avevamo guardato negli occhi e affrontato la squadra vincitrice della Coppa Europa e questo era qualcosa di ammirevole. In effetti, Spyros Kalogiannis (l’allora presidente, ndr) aveva dato un bonus di 700.000 dracme a ciascun giocatore, un importo irreale per la stagione se si considera che, ad esempio, il mio stipendio era di 150.000 dracme al mese “.

“Siamo stati legati e abbiamo passato anni insieme nelle categorie minori prima di arrivare lì. Tanti anni dopo, quando possibile, andiamo insieme a cena e ci teniamo in contatto. All’approdo nella massima divisione arrivarono ​​alcuni giocatori di “prima classe” ed esperti, come Sarganis, Bok, Dimopoulos; fu messo su un gruppo molto buono.

Se aggiungiamo che la gestione della squadra era nelle mani di un vero gentiluomo come Spyros Kalogiannis nella posizione di presidente, capiamo che stiamo parlando di una situazione molto rara e che difficilmente può essere creata in squadre come l’Athinaikos, che non ha un gran numero di tifosi.

Credo che queste due partite, che per me sono state il momento più alto della mia carriera, siano anche il momento più grande nella storia della squadra e come tali sono state menzionate anche l’anno scorso in occasione della celebrazione dell’anniversario dei 100 anni di vita dell’Athinaikos”.

 

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Evangelou aggredito, botta e risposta tra Hübel e il KED

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Nella giornata di lunedì 23, in seguito alla tanto discussa partita tra Volos e Olympiacos, anche il KED ha rilasciato una dichiarazione, sottolineando che gli arbitri e gli assistenti in alcune specifiche partite dell’ultimo turno hanno fatto delle prestazioni al di sotto delle aspettative e saranno esclusi dalle designazioni future fino a quando non verrà effettuata una valutazione.

Il Comitato Centrale Arbitri (KED) non nomina nessuno né menziona in quali match ci siano state nelle decisioni controverse, ma si può constatare certamente che VolosOlympiacos sia una delle partite “incriminate”. Nel mentre, ci sono state lamentele anche da parte dell’AEK nella partita contro il Lamia per un calcio di rigore non dato su un fallo ai danni di Albanis.

Domenica sera,però, si registra l’ennesimo caso di violenza ai danni di un arbitro. Un numero imprecisato di persone ha fatto esplodere un razzo che ha colpito la finestra dell’appartamento, situato a Zografou, di Angelos Evangelou, arbitro VAR durante VolosOlympiacos.

L’arbitraggio controverso di VolosOlympiacos e tutto quello che ne è conseguito, tra cui lo sciopero degli arbitri, la dichiarazione senza freni di Marinakis e l’attacco a casa dell’arbitro Evangeolou, è stato ripreso dal discorso del rappresentante FIFA in Grecia, Herbert Hübel.

Hübel, dopo aver condannato l’attacco ai danni della casa di Evangelou, ha fatto riferimento agli errori sia sul campo che al VAR durante VolosOlympiacos, affermando che il VAR è stato introdotto proprio per evitare certi tipi di errore. Ha marcato il fatto che sia la FIFA che l’UEFA hanno investito molto nel sistema VAR, ed ha suggerito di prendere provvedimenti per gli arbitri del match.

Hübel, inoltre, non ha nascosto la sua preoccupazione per il futuro del calcio greco ed ha affermato che qualsiasi attività sospetta relativa al calcio in Grecia dovrebbe essere presa in considerazione attraverso azioni dirette e appropriate, messe in atto della comunità calcistica internazionale.

Il calcio greco è ancora testimone di attacchi ai danni degli arbitri. Questi eventi inaccettabili non solo non sembrano eliminati, ma tendono a diventare più frequenti. Personalmente, e per conto della FIFA e dell’UEFA, sono estremamente preoccupato e condanno questi atti.

Inoltre, è frustrante vedere errori di un certo tipo in campo, nonostante la Federazione Arbitri  abbia investito sull’allenamento degli arbitri  e nonostante l’introduzione del VAR, soprattutto durante la partita tra Volos e Olympiacos della scorsa domenica, che ho visto in tv.

La VAR è un progetto ampio, implementato con il supporto dell’EPO e dello Stato, con la finalità di evitare chiari errori e di aiutare gli arbitri con le loro decisioni. In definitiva, riducendo gli errori si riduce anche il rischio di violenze.

Sfortunatamente, le controverse decisioni prese sia dagli arbitri in campo che dal VAR, hanno nuovamente sollevato scetticismo e critiche riguardo il KED (Comitato centrale arbitri), il VAR e l’arbitraggio in Grecia.

Questa è un’area sensibile, nella quale FIFA e UEFA hanno investito moltissimo e su cui non è consentita alcuna controversia.

Questo tipo di prestazione non può essere accettata in nessun campionato maggiore e sono favorevole a qualsiasi punizione esemplare decida il Comitato centrale arbitri.

Infine, non posso nascondere la mia preoccupazione per il futuro del calcio greco e se qualsiasi attività sospetta relativa al calcio in Grecia si dimostrerà diretta, le azioni appropriate delle istituzioni internazionali dovrebbero essere date per scontate.

Data l’opportunità, auguro un buon Natale a tutta la famiglia del calcio greco.

 

Secondo voci di corridoio, gli arbitri e gli assistenti di Super League 1, che hanno indetto uno sciopero a tempo indeterminato, sono stati infastiditi dalle dichiarazioni controverse (soprattutto sui temi di errori e violenza) di Hubel, ed hanno risposto a tono con questo comunicato:

Le parole sono veramente poche per descrivere quello che sta accadendo oggi al calcio greco.

L’ambiente malato e tossico che prevale, la criminalizzazione degli errori e il sempre presente arbitraggio greco come unico responsabile di tutto ciò che accade: tutto questo deve fermarsi per un po’. Lasciamo che tutti coloro che hanno dichiarato guerra a noi ci guardino e finalmente che tutti si assumano la sua parte di responsabilità. Avevamo suonato l’allarme.

Il corpo degli arbitri greci della Super League 1 all’unanimità (76 in totale) ha deciso di astenersi da qualsiasi attività fino a quando le soluzioni più appropriate non vengono messe in atto, fino a quando gli annunci non vengono resi reali.

Siamo stati guidati da questa decisione perché non vogliamo essere coinvolti nel gioco di annunci, impressioni, cause legali, minacce e insulti, violenza verbale e fisica. I colleghi sono attualmente perseguiti con il processo di sacrificio, “qualcosa di comune in qualsiasi paese sviluppato e avanzato calcisticamente”.

Fino ad allora seguiremo gli sviluppi tutelando le nostre famiglie. Buon Natale a tutti!

PS: per quanto buono possa essere.

Sinceramente,

arbitri e assistenti della Super League 1.

Il Consiglio della Lega, che si riunirà il 30 dicembre per aggiornarsi sulle ultimi vicissitudini, non vedrà rappresentati gli arbitri attraverso il loro consueto consiglio informale composto da cinque membri.

Negli ultimi giorni la tensione è alle stelle, i toni si sono pericolosamente alzati, la situazione sembra fuori controllo anche a causa di dirigenti, presidenti e allenatori. Il Ministro dello Sport Lina Mendoni sta valutando se sospendere o meno il campionato fino a data da destinarsi. La situazione sembra aver oltrepassato il limite, staremo a vedere come terminerà il 2019. Seguono aggiornamenti.

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Volos-Olympiacos, cosa è successo?

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L’Olympiacos, in trasferta a Volos, non riesce ad andare oltre lo 0-0 nella partita valevole per il 16° turno di Super League 1, interrompendo la striscia di tre vittorie consecutive in campionato. Tuttavia, il match è stato segnato da moltissime polemiche, relative ad un goal regolare annullato all’Olympiacos, che si sono protratte fino ad oggi, creando una situazione surreale, fatta di minacce, lettere e offese.

L’episodio incriminato avviene al minuto 17′ della partita: il centravanti biancorosso Soudani, in posizione apparentemente regolare al momento del lancio, prende palla, corre verso la porta e segna, ma l’assistente alza la bandierina per segnalare il fuorigioco. Guardando il replay, i difensori del Volos erano in posizione più arretrata rispetto all’attaccante algerino, rendendo quindi la posizione di partenza regolare.

Il VAR, Angelos Evangelou, rivede l’azione ma riferisce al direttore di gara Fotias di continuare la partita.

Il clima è incandescente, e al 36′ l’arbitro Fotias è costretto ad allontanare dal campo il vicepresidente dei kokkini Karapappas e Achilleas Beos, sindaco di Volos, poiché tra i due sono volati insulti a distanza. Beos sedeva in panchina ricoprendo il ruolo di traduttore, segnato ufficialmente in distinta.

Durante i sei minuti di recupero nel primo tempo, accadono altri due episodi molto dubbi che coinvolgono due calciatori dell’Olympiacos: in area di rigore, prima Ba e poi El Arabi cadono a terra in seguito a due contatti. Evangelou chiama Fotias al VAR, ma il direttore di gara lascia continuare.

La seconda frazione di gioco non registra episodi eclatanti, fatta eccezione per i cambi forzati per gli erithrolefki: Bruno e Soudani, entrambi per un problema ad una gamba, sono stati sostituiti. A fine partita l’allenatore dei biancorossi Martins si è rifiutato di parlare sia ai microfoni di NOVA Sports sia in conferenza stampa.

Qualche ora dopo la fine del match, la frustrazione di Soudani è stata espressa attraverso il suo profilo Instagram, pubblicando nelle storie l’immagine che ritrae il calciatore algerino in posizione regolare al momento del lancio, il tutto accompagnato da due emoji di applausi. Sempre su Instagram, anche il consigliere strategico Christian Karembeu ha pubblicato la stessa immagine di Soudani, scrivendo:

“VAR??? Dove sei??? Dove sono le tue responsabilità? Dovevi aiutare l’arbitro nel suo lavoro, non danneggiarlo!!!”

 

 

Qualche ora dopo la partita, sul sito ufficiale dell’Olympiacos e su tutti i social, è stato diffuso un comunicato di Marinakis, che non ha utilizzato mezzi termini, accusando un po’ tutti.

Dichiarazione personale del patron dell’Olympiacos Vangelis Marinakis:

Ormai è arrivata la goccia che ha fatto traboccare il vaso dell’ingiustizia, dell’avidità e della sporcizia del calcio greco. Né io né i tifosi dell’Olympiacos saremo più spettatori.

I principali “escrementi” calcistici che fanno da protagonisti, come Savvidis, Kalpazidis, Panopoulos, Beos e gli uomini che non hanno alcuna legalità, come Grammenos, Pereira e il resto della loro combriccola.

L’Olympiacos non parteciperà a questa commedia né la finanzierà con quello che paga all’EPO, se non verranno cambiate SUBITO queste persone dall’UEFA.

E’ arrivato il momento che i responsabili di questi “escrementi” calcistici se li mangino se vogliono che ci sia un continuo.

 

In risposta al comunicato del presidente dell’Olympiacos, Achilleas Beos, sindaco di Volos nonché magnate e personaggio pubblico, è stato invitato ad intervenire nella trasmissione OPEN TV riguardo i fatti accaduti prima, durante e dopo la partita.

La prima vera azione dell’Olympiacos è arrivata al 63′. Se loro sono stati vittima di un’ingiustizia, allora quante altre squadre sono state vittime di ingiustizie? Può anche non essere fuorigioco, è una situazione al limite, posso accettarlo. Qualcuno però non si vergogna di fare certe dichiarazioni, che fanno male e rimpiccioliscono l’Olympiacos.

Il budget del Volos è di 3 milioni, quello dell’Olympiacos è di 20 milioni. E’ questo il bello del calcio. Non vince sempre il migliore. Quando il signor Marinakis dice che “vogliamo costruire il calcio”, intende che l’Olympiacos deve vincere e tutti gli altri devono andare a farsi fott*re.

La mia conoscenza con Marinakis? L’ho pagata con 11 mesi di prigione. E’ stato un bene aver collaborato con lui. Non mi pento di nulla. Non mi ha lasciato nessuna ferita, ma ne sono uscito più forte e più saggio, anche se mi ha lasciato un po’ di amarezza.

Per al prima volta sono stato messo in distinta come interprete, la legge mi dà la possibilità di farlo.

 

Nella giornata di ieri, il consiglio di amministrazione dell’Olympiacos ha comunicato la decisione di intraprendere azioni legali concernenti l’arbitraggio in VolosOlympiacos. Sarà anche richiesto di rigiocare la partita a causa della “chiara e intenzionale alterazione del suo esito”. L’Olympiakos ha inviato una lettera al KED (Federazione Arbitri Greca) chiedendo l’immediata pubblicazione dei dialoghi audio tra gli arbitri durante la partita. In caso di risposta negativa dalla Federazione, l’Olympiakos procederà tramite azioni legali, secondo quanto riferito dal vicepresidente Savva Theodorides.

 

Al:

Comitato centrale arbitri EPO
– Sig. Vitor Manuel de Melo Pereira, presidente del Comitato centrale arbitri
– Sig. Juan Fernandez Marin, Vicepresidente del Comitato centrale arbitri
– Leif Lindberg, membro del Comitato centrale arbitri

Notifica a:
– Comitato di sorveglianza dell’EPO
– Sig. Petr Fousek, esperto indipendente UEFA
– Rappresentante della FIFA / UEFA, Mr. Herbert Hubel
– Sig. Mario Georgiou, UEFA, Super League 1

Cari signori,
Nella partita di ieri tenutasi al Panthessaliko Stadium di Volos, tra la squadra di casa PAE VOLOS NPS e PAE Olympiacos, abbiamo assistito a ciò che già sapevamo: un’alterazione deliberata e chirurgicamente orchestrata dell’esito della partita in cui è stata utilizzata la VAR.
Ancora una volta azioni deliberate e omissioni a danno dell’Olympiacos hanno avuto l’effetto non solo di distorcere l’esito della partita, ma l’intero campionato. Per questi motivi, richiediamo al Comitato centrale degli arbitri di pubblicare entro 24 ore le conversazioni registrate tra l’arbitro Mr Fotias e l’arbitro VAR Mr. Evangelos e tutti gli assistenti, gli assistenti VAR e il quarto uomo. Li useremo per tutelare i nostri diritti legali davanti a qualsiasi tribunale o procuratore competente.

(Perché) non pubblicare conversazioni significa coprire azioni illegali da parte vostra.

(Perché) si ha un obbligo legale speciale per garantire la credibilità del campionato con ogni azione che intraprendi.

(Perché) mentre pagate per questo, la nostra perdita finanziaria è incalcolabile.

Dichiariamo che se la scadenza di 24 ore non viene rispettata e in caso non vengano pubblicati i dialoghi, intraprenderemo anche azioni legali  per eventuali azioni illegali contro l’Olympiacos.

Tutti i diritti riservati.

 

La risposta del KED non si è fatta aspettare, tramite un comunicato stampa:

Il Presidente e i membri del Comitato Arbitrale Centrale condannano nel modo più categorico qualsiasi incidente di condotta violenta contro qualsiasi arbitro, assistente arbitro o qualsiasi altra persona coinvolta nel calcio greco.

Tali comportamenti devono essere trattati nel modo più rigoroso possibile dalle autorità competenti e i responsabili devono essere consegnati direttamente alla giustizia.

Il Comitato Arbitrale Centrale segue i più alti standard di qualità e le pratiche più professionali, basate su manuali di arbitraggio internazionale, per portare gli arbitri greci al massimo livello possibile.

Sfortunatamente, le prestazioni degli arbitri sul campo e l’attuazione del sistema V.A.R.nelle partite specifiche delle ultime giornate sono state, senza dubbio, al di sotto delle aspettative. Di conseguenza, il KED ha deciso che tutti gli arbitri e gli assistenti arbitri sul campo e gli arbitri V.A.R. di queste partite saranno esclusi da qualsiasi futura designazione fino a quando i rapporti e le valutazioni dettagliati degli arbitri non saranno inviati e valutati dal KED.

Il KED allena, monitora e valuta tutti i conservatori e gli assistenti arbitri secondo le pratiche e i metodi internazionali, e qualsiasi tentativo di contestare e declassare il progetto e il lavoro investiti nello sviluppo dell’arbitraggio greco negli ultimi anni non può essere accettato.

Il KED È pienamente impegnato e concentrato sui suoi compiti, come progettato in accordo con la Repubblica ellenica, la FIFA e la UEFA, con l’obiettivo di sviluppare l’arbitraggio in Grecia al più alto livello possibile e questa rimane la sua unica priorità.

 

L’ultima partita del 2019 si è trasformata in un vero e proprio teatro mediatico, nel quale sono stati tirati in ballo diversi personaggi del calcio greco. L’Olympiacos perde momentaneamente il comando della vetta e viene superato dal PAOK, ma le questioni principali sono di natura legale: i kokkini hanno minacciato di non continuare a disputare il campionato se l’UEFA non prenderà provvedimenti, l’arbitro Evangelou ha subito un’aggressione sotto casa, gli arbitri hanno indetto un nuovo sciopero per inizio 2020, Beos ha risposto a tono alle accuse di Marinakis. Si prospetta un Natale di fuoco in Grecia.

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Dimitris Domazos ha aperto la prima scuola calcio gratuita in Grecia

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E’ notizia di pochi giorni fa che, l’ex calciatore Dimitris Domazos, ha aperto un’accademia calcistica completamente gratuita per i bambini dai 4 ai 16 anni, con sede ad Atene. L’unica richiesta è quella di portare cibo, secco o in scatola, che sarà poi destinato agli animali randagi del comune di Atene.

Ad annunciare l’iniziativa è stata la figlia Popi, attraverso un’intervista radiofonica su Radio 104.9 FM:

“Mio padre insegnerà i suoi segreti calcistici ai bambini dell’Accademia. Abbiamo deciso che sarebbe stata un’ottima idea combinare l’accademia e allo stesso tempo sostenere gli animali randagi; sin da piccola i miei genitori mi hanno insegnato ad amare gli animali e a farli crescere con noi in casa.

Le dichiarazioni della figlia sono state seguite da un comunicato stampa ufficiale:

La prima scuola calcio gratuita in Grecia è ormai realtà! La scuola calcio Mimis Domazos cambia il gioco e adotta un carattere filoanimalista! Ragazzi dai 4 ai 16 anni sono allenati totalmente gratis per tutta la stagione dal “Generale” del calcio greco Mimis Domazos. Vieni anche tu per imparare i segreti del palloni e supporta i cani abbandonati nel comune di Atene. L’iscrizione è gratuita, ma bisogna offrire ogni settimana cibo secco, scatolette e qualsiasi cosa per gli amici a quattro zampe!

Un’iniziativa degna di nota, che vale la pena condividere. Per chi non conoscesse Dimitris Domazos, è uno dei calciatori greci più famosi di sempre, nonché leggenda e capitano del Panathinaikos, con cui ha militato 20 anni, collezionando 510 presenze e 134 goal. Di ruolo centrocampista, è stato anche un pilastro della nazionale, per cui ha giocato 50 partite. Famoso per la sua abilità nei dribbling, la sua creatività nei passaggi e la sua precisione, è stato definito il calciatore più attivo nella storia del calcio greco, avendo giocato per più di 21 anni.

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Ελληνικά ταλέντα, ep. 8: Anastasios Chatzigiovanis

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L’ottava puntata della nostra rubrica sui giovani greci più talentuosi è dedicata ad uno dei giocatori più in forma del PanathinaikosAnastasios Chatzigiovanis.

Classe ’97, nato a Mitilene, la storica città situata nell’isola di Lesbo, inizia a giocare a calcio con l’APA Odysseas Elytis, la squadra locale dedicata all’omonimo poeta e massimo esponente del romanticismo greco. Nel 2013 viene ingaggiato dalla primavera dei prasinoi, dove resta per 3 anni e inizia a mostrare il suo potenziale. Dopo il periodo di crisi del Panathinaikos, durante il quale la società fu costretta a cedere molti giocatori per risanare i debiti e quando sembrava quasi fatta per il passaggio di proprietà, che non accadde (clicca qui), la squadra fu completamente stravolta e al centro del progetto furono messi tantissimi giovani promettenti, che arrivavano dalla primavera.

Uno di questi fu proprio Chatzigiovanis, il quale esordì il 3 novembre 2016, durante la partita di Europa League tra Panathinaikos e Standard Liège, quando sulla panchina sedeva ancora Stramaccioni. Durante la stagione successiva, fu impiegato da Ouzounidis come riserva, disputando 17 partite totali ma senza incidere in maniera significativa. Ma la stagione più importante, quella che rappresenta il punto di rottura della sua carriera, è sicuramente quella 2018/2019, quando riesce a collezionare 4 goal e 2 assist in 25 partite da titolare: è la prima stagione dei giovani, che con forza di volontà e qualità riescono a far raggiungere al Pana una posizione a metà classifica.

Rodata bene tutta la squadra, l’attuale stagione, almeno in virtù dei numeri, sembra quella che possa far realizzare il definitivo salto di qualità a Chatzigiovanis, che ha già realizzato 4 goal in 10 partite, eguagliando il record della passata stagione. Con 12 partite della regular season ancora da giocare, Chatzigiovanis può tranquillamente arrivare in doppia cifra e guadagnarsi la convocazione con la nazionale maggiore.

Qualche mese fa il suo nome ha attirato molta attenzione mediatica a causa di alcune voci sul suo rinnovo. Sarebbe trapelata la notizia seconda la quale il giovane avrebbe chiesto di essere messo sul mercato, poiché la società e il suo entourage non avrebbero raggiunto un accordo sul contratto, che sarebbe scaduto nell’estate 2020. A far paura ai tifosi è stato anche l’interessamento dello Stoccarda, che dalla scorsa estate aveva messo gli occhi su Τάσος, alimentando così le voci di un possibile addio. Il corteggiamento da parte della società tedesca è durato almeno un anno, fino a quando il giovane biancoverde ha rinnovato il contratto con i Tryfilli. La pista sembra essersi raffreddata, il Panathinaikos sembra che potrà godersi Τάσος ancora per un po’ di tempo.

A metà ottobre, infatti, Chatzigiovanis ha accettato di prolungare il suo contratto con il Panathinaikos per altri tre anni. La notizia è arrivata pochi giorni dopo che il direttore tecnico, Nikos Dabizas, è stato licenziato.

Stando ai media, l’allenatore Giorgos Donis ha parlato e convinto Chatzigiovanis a rimanere con il Pana durante una riunione privata tra i due, prima che il presidente del club Giannis Alafouzos chiamasse il giocatore per offrirgli formalmente un’estensione del contratto, che è stata successivamente accettata. La richiesta di Chatzigiovanis di avere una clausola di circa due milioni di euro inclusa nel suo contratto è stata esaudita.

Dopo la partita di quest’anno contro l’Atromitos, vinta per 0-1 grazie proprio ad un suo goal, ha rilasciato un’intervista in mixed-zone ai microfoni di ERT:

“Sono stati tre mesi difficili, ma mi sono rialzato in piedi e ho rinnovato per tre anni. È stato tutto fatto velocemente, sono davvero felice; non volevo dar retta a ciò che era scritto sui giornali perché erano solo tante bugie. Solo io conosco la verità. Il denaro è stata la più grande menzogna, non ho mai chiesto 200 mila euro di stipendio, mi rattristava perché ricevevo messaggi sull’argomento da molte persone. Spero di averli fatti felici oggi. ”

Riguardo la possibilità di andare a giocare all’estero:

“Giocare all’estero è il sogno di ogni calciatore. Sto costruendo la mia base qui, e se Dio lo vuole, sarebbe un onore e un sogno che diventerebbe realtà. Ma ora quello per cui vivo è un sogno: il Panathinaikos.”

Quanto al suo profilo tecnico, è un calciatore poliedrico, può ricoprire tutti i ruoli offensivi anche se viene impiegato maggiormente come esterno d’attacco o come trequartista. Agile nei dribbling palla al piede e nei movimenti senza palla, sa come inserirsi in area per sfruttare al meglio i palloni dei compagni. Ha più volte dimostrato di saper compiere dei poderosi cambi di passo, attraverso i quali lascia sul posto gli avversari. Per calciare utilizza discretamente entrambi i piedi, e da quest’anno è diventato il rigorista del Pana, scalzando Macheda.

Le sanzioni che sono state imposte al Panathinaikos hanno dato vita ad un nuovo progetto, che vede al suo centro moltissimi calciatori provenienti dalla primavera. Nonostante il difficile impatto con la massima serie, i biancoverdi stanno disputando una buona stagione e, allo stesso tempo, la società sta valorizzando i più promettenti. Chatzigiovanis è la punta di diamante della squadra, e non ci stupiremmo se tra qualche tempo giocherà in palcoscenici europei importanti.

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