Sotiris Ninis a Sport24.gr: «Ho voglia di tornare a giocare. Donadoni voleva schierarmi alla Pirlo!»

Nella serie di interviste che il sito Sport24.gr sta svolgendo in questo periodo di pausa dalle partite, ieri il giornalista Charlie Protopapas ha posto qualche domanda a Sotiris Ninis. L’ormai 30enne centrocampista è svincolato da questa estate e ha risposto su temi riguardanti il Panathinaikos, la Nazionale e le sue esperienze all’estero, tra cui quella col Parma di Roberto Donadoni: un’intervista così interessante che ve l’abbiamo tradotta in italiano.

Se volete sentire l’intervista completa di circa 50 minuti, il video è questo:

Ιnizialmente, come stai passando questo periodo?

Noi abbiamo imparato a fare sempre allenamento ed è difficile stare a casa, come tutte le persone del resto. Continuo ad allenarmi con l’aiuto del mio preparatore Giannis Kotsis (ex AEK, ndr). Non possiamo lavorare col pallone ed entrare in campo: questa è la cosa peggiore.

Sei nato nel 1990, hai compiuto gli anni solo dieci giorni fa… Qual è il motivo per cui sei senza squadra in questo momento?

Sono molti i motivi da analizzare, ma quello principale è perché non voglio andare da qualche parte per il solo motivo di andare. Voglio far parte di una squadra che mi vuole dare quello che vorrei. Sto cercando motivazioni, un buon ambiente in cui dare quello che riesco ad offrire. Ho voglia di tornare a giocare e di essere com’ero prima. 
Vorrei trovare una squadra con cui mi faccia piacere il fatto di giocare a calcio, un qualcosa che non è avvenuto negli ultimi due anni, in cui ho affrontato delle difficoltà. Penso sia la cosa peggiore non essere felice quando si scende in campo: se non lo sei, non riesci ad esprimerti al meglio.

Se qualcuno ci pensa, hai fatto un’ottima carriera: hai giocato in Nazionale, sei andato in un Mondiale, sei stato un protagonista in una delle squadre più costose degli ultimi anni in Grecia a soli 20 anni e ti sei trasferito al Parma. Può capitare di non giocare bene nella prima stagione all’estero, sei andato in prestito al PAOK ma non è andata come speravi, poi sei tornato in Nazionale.
Cosa è successo dopo la tua seconda esperienza al Panathinaikos (novembre 2014-gennaio 2016)? Perché è da quel momento che ti sei perso…

Direi che nel Panathinaikos, quando sono tornato, è arrivato un nuovo allenatore (Andrea Stramaccioni, ndre qualche giocatore doveva andare via. Non è stata data fiducia a nessuno dei ragazzi della squadra di Giannis Anastasiou e il Panathinaikos ha fatto praticamente la rosa da capo: è arrivato un allenatore e ha cambiato tutto.

In seguito, sono andato in una squadra belga (nel Charleroi nel gennaio 2016, ndr). Avevo qualche dubbio, però avevo parlato con Stergios Marinos (ex compagno di squadra al Panathinaikos e dal 2013 nel Charleroi, ndre il campionato mi è piaciuto. Sulla carta non è al livello di quello greco, ma era competitivo e nel primo anno sono andato bene. Per qualche motivo non è stato rinnovato il mio contratto nel Charleroi e ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque: sono andato in una squadra che si è interessata a me. Quello che ti viene dato, lo prendi. Da lì, le cose sono cominciate ad andare male.

Che cosa è successo nel Mechelen?

Il campionato belga si divide in due zone. Dalla zona francofona, sono andato in quella fiamminga, che è un ambiente più chiuso. In squadra tutti erano fiamminghi, ad eccezione di due serbi: chiunque tu sia come giocatore, è davvero difficile entrare in questo gruppo. Questa è l’impressione che mi ha dato anche l’allenatore, che si basava sui giocatori fiamminghi e purtroppo qualsiasi tentativo abbia fatto è stato un buco nell’acqua.

E come ti sei ritrovato in Israele?

È capitato all’improvviso qualche giorno dopo essermi svincolato e non volevo rimanere disoccupato. Ho preferito giocare per un anno, fare una stagione intera e tornare poi in Europa. Purtroppo il livello non era così alto, anche se ho preferito rimanere là e non tornare in Grecia: forse questo è stato un mio errore. Ho avuto fiducia in qualche persona, ho pensato che nella stagione successiva avrei lavorato con loro, trovando qualcosa di meglio, però purtroppo sono rimasto fino all’ultimo momento senza nessuna offerta.

Ti sei già trovato in questa situazione nel 2014. Eri svincolato per qualche mese, poi sei tornato al Panathinaikos, eri titolare e sei tornato anche in Nazionale. Pensi che tutto ciò si possa ripetere?

Questo è il mio obiettivo, perché penso di potercela fare. Anche allora nessuno credeva in me, però ce l’ho fatta.

Quando è arrivato Stramaccioni e ha detto che non si sarebbe basato sui calciatori greci, avevi ancora un contratto col Panathinaikos?

Sì, ce l’avevo fino al 2017. Ero appena tornato dalla Nazionale (inizio novembre 2015, ndr) e, prima che Anastasiou se ne andasse, stavamo discutendo per un rinnovo del contratto dopo le mie prestazioni: non l’avevo mai detto prima. Ci eravamo detti di fare un contratto migliore per rimanere a lungo. Non abbiamo fatto in tempo ed è successo quello che è successo. Penso sia stata chiaramente una scelta del presidente [Giannis Alafouzos] di ricominciare da capo, perché non c’era nessun altro che prendeva decisioni del genere.

Anche se nell’estate di quell’anno, Alafouzos dichiarava che era molto contento nel vederti giocare nel Panathinaikos.

Da quello che ricordo, la squadra contava su di me. A causa delle eliminazioni in Europa (3° turno di Champions contro il Brugge e nei playoff di Europa League contro gli azeri del Qabala, ndr), c’erano tantissima pressione sul presidente, che lo ha portato a prendere qualche decisione sbagliata. Come quella di dare le chiavi ad una persona che ha cancellato tutto quello che era stato fatto prima.

ÐÁÍÁÈÇÍÁÉÊÏÓ-ÊÁÌÐÁËÁ(PLAY OFF EUROPA LEAGUE)(ICONPRESS/ÄÇÌÇÔÑÇÓ ÍÔÏÕÍÔÏÕÌÇÓ) ÁÐÏÃÏÇÔÅÕÓÇ ÍÉÍÇÓ
27 agosto 2015. Foto da Panathinaikos 2-2 Qabala, ritorno dei playoff di Europa League (ICONPRESS)

Il palo che hai colpito all’inizio della partita di ritorno col Qabala avrebbe potuto cambiare le sorti di quella stagione.

Non possiamo pensare cosa è andato storto e come siamo stati eliminati da un palo. Può succedere nel calcio. Semplicemente una grande società non può cancellare tutto dopo un risultato. Ha perso i soldi che sarebbero arrivati dalla partecipazione in Europa, però ha investito in pochi mesi una somma che non aveva speso nemmeno nei tre anni precedenti: tutto questo è stato un errore.

Se ti avessi conosciuto allora, ti avrei detto di rimanere col tuo contratto, anche perché tanto Stramaccioni se ne sarebbe andato prima o poi. Perché in quel momento non hai ragionato così?

Un motivo per cui ho cambiato aria è perché voglio sempre inseguire la fortuna. So come ci si sente nell’essere attivo e giocare anche in Nazionale, come lo ero allora. Non è possibile rimanere sei mesi o un anno solo per il contratto che ti lega alla società, aspettando che venga cacciato un allenatore che è stato appena ingaggiato e su cui hanno investito tanto. Non l’avrebbe fatto nessuno a meno che non avesse avuto un ricco contratto.

Parlando del tuo ruolo, hai cominciato a giocare come ala destra, con Henk ten Cate sei diventato trequartista, poi Jesualdo Ferreira ti ha spostato qualche metro più lontano dalla porta. Secondo te qual era la tua posizione migliore?

A dir la verità tutte mi sono piaciute, ma quella che preferisco è quella da “numero 8” (in Grecia è la mezzala box-to-box, ndr). Da trequartista correvo moltissimo e a vuoto, invece da mezzala correvo di meno ma in maniera mirata. All’inizio ho avuto qualche difficoltà, ma mi ha aiutato anche quando ho giocato in Italia, dove mi sono abituato da centrocampista. 

Pensa che Donadoni voleva schierarmi alla Pirlo, davanti ai centrali difensivi. Nella mia posizione giocava Jaime Valdés, che tecnicamente era ottimo, ma molto lento. Era difficile per me che ero un trequartista andare a giocare da mediano puro. In Italia devi correre molto e se sei in una squadra che non ha un ruolo da protagonista in campionato, è un ruolo di enorme responsabilità. In una conversazione con Anastasiou, mi aveva detto di farmi giocare accanto a Zeca (da mezzala, ndr). Penso che questo sia il ruolo migliore per me.

Quello che visto è che se un giovane ragazzo gioca bene due partite, le persone dell’ambiente alzano fin troppo le aspettative su di lui. E se lo stesso giocatore poi non gioca al livello previsto, viene criticato subito aspramente.
Secondo te esiste un problema, soprattutto in Grecia, su come viene gestito un giovane talento?

In Grecia non ci sono mezze misure. Sentivi delle cose fuori dal mondo quando giocavo. Purtroppo non ci puoi fare nulla. Sai che al primo passo falso ti diranno che sei scarso quando poco tempo prima scrivevano tutt’altro. In generale dobbiamo essere molto più conservativi, soprattutto con i ragazzi giovani. Ormai è più semplice per un giovane arrivare a giocare nel calcio greco.

Io sono stato fortunato perché ho giocato negli anni buoni del Panathinaikos e della Nazionale. Le personalità che avevo attorno a me erano capaci di crearti una mentalità vincente. Era davvero importante avere come compagni di squadra dei giocatori che avevano conquistato l’Europeo. Purtroppo, ora pensano che così come sono migliorati, faranno anche il prossimo passo. Ora come ora, i grandi giocatori non vengono più in Grecia oppure hanno appeso gli scarpini al chiodo, quindi è difficile gestire una situazione del genere.

Cosa consiglieresti ad un giovane ragazzo?

La cosa più importante è giocare. Puoi essere in una buona squadra all’estero e non essere contento perché non giochi. Devi allenarti duramente, indifferentemente dalla difficoltà degli allenamenti. Devi tapparti le orecchie per le cose che ti dicono la maggior parte dei giornalisti. Con le partite che giochi diventi migliore. Non sei un buon giocatore a 20, 22 o 23 anni. Più invecchi e più imparerai, fino a quando smetterai di giocare.

Secondo te, quando ti sei sentito nelle migliori condizioni?

Penso che nel triennio dopo la doppietta col Panathinaikos nel 2010 sono stato molto bene. Ma anche quando sono tornato nel 2014 mi sentivo bene: se tu dicessi ad un giocatore svincolato da tre mesi che nel giro di un semestre avrebbe riconquistato la Nazionale e il posto da titolare nel Panathinaikos, non ci crederebbe.

[In quel momento arriva un messaggio da Zeca, in cui dice che lo adora.]

Ho un debole per Zeca, abbiamo passato tanto tempo insieme ed è un ragazzo eccezionale.

Zeca che è un altro giocatore trattato ingiustamente in Grecia: un calciatore con questa duttilità e con queste caratteristiche manca anche adesso al Panathinaikos…

La gente a volte non capisce cosa può offrire ogni giocatore in campo. Ad esempio, mi chiedono di fare i chilometri di Zeca, oppure allo stesso Zeca di servire i palloni in avanti come faccio io. Questo non l’ho mai vissuto in Italia, in Belgio o in Israele, ma solo in Grecia. Basti pensare che Zeca è molto apprezzato adesso nel Copenhagen perché è un giocatore che corre e lotta, un ottimo capitano.

Capitolo Nazionale.

Mi manca, non posso nasconderlo, e spero di poterci tornare. L’assenza di Fernando Santos e del direttore tecnico è stata enorme. Ora si sta facendo un nuovo tentativo con un nuovo ct (van ‘t Schip, ndr) con Takis Fyssas e Konstantinidis come dirigenti: le cose stanno andando come devono andare. Negli ultimi sei anni sono stati usati circa 60-70 calciatori diversi e solo con Santos e Rehhagel ci sono stati dei gruppi consolidati.

Specialmente per entrare nello strettissimo giro di Rehhagel dovevi dare l’anima. Santos è riuscito a cambiare questa situazione in maniera graduale. Se ricordo bene, prima un giocatore non scendeva in campo con la prima convocazione, si doveva prima vedere l’ambiente negli spogliatoi e negli allenamenti. Secondo me se uno viene convocato e gioca subito in Nazionale, non fa bene nemmeno allo stesso calciatore, perché si creano troppe aspettative su di lui.

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Sotiris Ninis durante una partita della Nazionale del 2015.

Hai mai avuto la sensazione che la Nazionale era fatta per grandi cose?

Sì, l’ho avuta. Nel Mondiale del 2010 eravamo tutti al debutto e avevamo avversari come Argentina e Nigeria. Penso che ad Euro 2012 siamo stati più squadra, è stata una delle più belle spedizioni: eravamo davvero un bel gruppo sia negli allenamenti che in albergo e questo si vedeva. Non abbiamo avuto buoni risultati all’inizio ma se non avessimo affrontato la Germania ai quarti, potevamo andare anche più avanti.

Avevamo un allenatore eccezionale, Fernando Santos, che prendeva il 100% da ogni giocatore. Conosceva la mentalità del calciatore greco, sapeva come gestirlo al meglio. Quando hai una persona come Santos che non ti regala nulla e ti sprona sempre, sei costretto a dare il massimo. Penso che le migliori partite che abbia giocato siano state in Nazionale.

Sei tornato in Nazionale nel 2015 giocando con ct Markarián nel secondo tempo con le isole Fær Øer e da titolare contro la Polonia. Quali sono state le differenze nell’ambiente che hai trovato?

La differenza era enorme. Una squadra totalmente diversa, quando la situazione non è buona non puoi nemmeno dire tanto. Però, d’altra parte, ero felice di tornare a giocare in Nazionale. Per il risultato contro le Fær Øer mi sono vergognato (sconfitta 2-1 a Tórshavn il 15 giugno 2015, ndr). Ho giocato bene nella ripresa perché avevo tanta fame di riscatto e non volevo che si ripetesse la figuraccia del Karaiskakis (sconfitta 0-1 nel settembre 2014 con ct Claudio Ranieri, ndr).

Parlando dell’attuale campionato, come vedi le squadre in questa stagione, considerando anche l’avventura europea dell’Olympiakos?

Il PAOK è migliorato tantissimo negli ultimi tre anni però, devo essere onesto e forse a qualcuno dispiacerà, quest’anno l’Olympiakos è la squadra migliore non solo per i risultati ma anche per il suo gioco. Io tifo le squadre greche in Europa, voglio che conquistino punti per la Grecia. La qualificazione contro l’Arsenal è stata una sorpresa, ma non lo sarà se si qualificherà contro il Wolverhampton. Può andare ancora avanti in Europa League.

L’Olympiakos generalmente lavora in ottica europea negli ultimi anni. Questo lo sto capendo da certi giocatori che sono là e sono miei amici. Sanno come valorizzare un giocatore e venderlo. Giocare in Europa dà grandi motivazioni e sale immediatamente anche il proprio valore di mercato. L’Olympiakos è un esempio per tante squadre come il PAOK, l’AEK o il Panathinaikos, il cui obiettivo dovrebbe essere quello di vendere giocatori in questo momento, secondo me. 

E il Panathinaikos di Giorgos Donis?

Lo vedo bene. Sono abbastanza contento della squadra nell’ultima stagione e mezza. Mi piace vedere giovani che ci tengono, che sono tristi quando perdono. Hanno un ottimo allenatore che conosce bene la dimensione della squadra. Spero che questi ragazzi avranno ancora più fiducia, così la società potrà guadagnarci nei prossimi anni.

Quali giocatori del Panathinaikos stanno spiccando secondo te?

Per me è importante il capitano (Kourbelis, ndr). Infonde la calma che serve nella squadra. Non nascondo che anche Chatzigiovanis mi piace parecchio. Per Bouzoukis posso dire solo parole positive: è molto calmo, bravo col pallone e può migliorare ancora. Penso che anche gli altri ragazzi che stanno arrivando potranno sicuramente creare qualcosa di buono.

Le penalizzazioni più pesanti del 21° secolo in Grecia

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Una foto dalla stagione 2002-2003 del PAS Giannina

Un ottimo argomento da affrontare proprio durante questa quarantena.

Tra le (poche, a dir la verità) notizie di ieri, è arrivato il responso negativo al ricorso di Xanthi e PAOK dalla Commissione Ricorsi della Federcalcio greca: rimangono rispettivamente con il -12 e il -7 in classifica, con la squadra di Salonicco pronta a ricorrere al TAS di Losanna. Nello stesso campionato, il Panionios è partito con un handicap di 6 punti per non aver ottenuto la licenza dalla Federcalcio.

Il calcio ellenico negli ultimi vent’anni ha visto squadre retrocedere con passivi esorbitanti e quindi abbiamo deciso di ripercorrere numeri e avventure legate a queste penalizzazioni.

PAS GIANNINA, PANEGIALIOS E ATHINAIKOS FANNO 90!

Stagione 2002-2003. Lo storico PAS Giannina termina il campionato con 25 punti (14°) in Alpha Ethniki e si prepara a disputare lo spareggio con l’Apollon Kalamarias, arrivato 3° in Beta Ethniki. Solo che la Commissione Ricorsi della Federcalcio greca punisce l’Ajax dell’Epiro con una penalizzazione incredibile, rendendo il PAS la prima squadra a retrocedere per debiti nei confronti dei propri tesserati.

Infatti, sono stati comminati 3 punti per ognuna delle 30 partite giocate, quindi 90 punti totali: il PAS retrocede con -65 punti in classifica! Come racconta gazzetta.gr, tifosi della squadra dell’Epiro andarono a chiudere il tratto dell’Ethnikì Odos (l’autostrada nazionale, ndr) per Igoumenitsa e Arta in segno di protesta. Anche l’allora presidente della società Manthos Kolèbas chiese l’intervento dell’allora premier socialista Kostas Simitis per evitare la retrocessione. Cosa che, tuttavia, non successe: così il PAS scese in Beta Ethniki e l’Ionikos – retrocesso in campo – si salvò nello spareggio contro l’Apollon Kalamarias.

Nella stessa annata, stavolta nella serie cadetta, la stessa sorte subirono Panegialios e Athinaikos: entrambe si salvano con 34 punti ma i debiti costringono loro alla penalizzazione di 90 punti (3 punti × 30 partite), arrivando entrambe a -56 e costringendole a ripartire dai dilettanti.

Andando avanti con le stagioni e a proposito di penalizzazioni monstre, nel 2007-2008 il Doxa Dramas si ritira nel girone nord di Gamma Ethniki dopo sette giornate e a fine campionato si ritrova con il -66 in classifica.
Dopo una fusione da cui viene fondato l’Olympiakos Volou, il Doxa manterrà tuttavia la categoria e vincerà il girone Nord del campionato 2008-2009, salendo in Beta Ethniki.

-30 PUNTI AL PANATHINAIKOS, DUE RITIRI E TRE RETROCESSIONI D’UFFICIO IN DIECI ANNI DI SUPER LEAGUE

Tra le intemperanze dei propri tifosi e i problemi societari, il Trifylli è la più penalizzata dalla Super League 2011-2012. Analizzando stagione per stagione:

Super League 2011-2012: -3 punti per scontri contro l’Olympiakos.
Super League 2012-2013:
-2 punti per gli scontri nel derby della stagione prima.
Super League 2014-2015:
-3 punti per la presenza in campo di tifosi prima del derby con l’Olympiakos.
Super League 2015-2016:
-3 punti per il lancio di oggetti e fumogeni nel derby con l’Olympiakos.
Super League 2017-2018:
-8 punti (-2 punti per gli episodi nella partita di playoff della scorsa stagione contro il PAOK e -6 punti inflitti dalla Federcalcio).
Super League 2018-2019:
-11 punti (-6 punti per la mancata licenza e -5 punti per gli scontri al 70° della partita contro l’Olympiakos, poi interrotta definitivamente).

L’Iraklis è retrocesso d’ufficio due volte in pochissimi anni: nel 2010-2011 per aver usato un’assicurazione falsa in modo da compiere trasferimenti nella finestra invernale di calciomercato, mentre nel 2016-2017 per non aver ottenuto la licenza di partecipare nel campionato successivo. Il Kerkyra, nonostante si fosse salvato nella stagione 2014-2015, viene retrocesso per un trasferimento irregolare delle quote societarie.

Nella stessa stagione, abbiamo avuto anche due ritiri: il Niki Volou alla 16° giornata e l’OFI alla 29° giornata, con entrambe relegate all’ultimo posto con un -6.

LA BETA ETHNIKI/FOOTBALL LEAGUE IN GRANDE DIFFICOLTÀ

Nel 2004-2005 il Poseidon Neon Poron, squadra della Macedonia Centrale, arriva da un’ottima stagione in Beta Ethniki, in cui è arrivato 5°. Solo che i problemi economici si fanno sentire e nelle prime tre giornate del nuovo campionato non riesce ad avere il numero sufficiente di giocatori per scendere in campo: -9 punti di penalizzazione e squadra che non rivedrà più i fasti del professionismo dopo essere stato escluso da quel campionato.

Con l’introduzione della Football League nella stagione 2010-2011, vediamo sempre più squadre crollare.

Nel 2012-2013, l’ecatombe: sei squadre sono penalizzate (in totale -53 punti, tra cui il Larissa con un pesante -21 per debiti verso tesserati), due dichiarano l’autoretrocessione (Panserraikos e Larissa) e le due retrocesse sul campo (Thrasivoulos e Anagennisi Epanomis) scelgono di ripartire dai dilettanti.

Nel 2015-2016, Ergotelis e Olympiakos Volou si ritirano dal campionato rispettivamente con -12 e -9 punti di penalizzazione.
Nella stagione successiva, abbiamo ben tre casi: Panthrakikos (già sul -18) e Kalloni  (già sul -12) che si ritirano dal campionato e vengono classificate ultime con -6 punti, mentre il Chania termina la stagione con 38 punti, a cui vengono levati 33 (!) per aver giocato senza il permesso di partecipare al campionato e altri 3 per debiti verso un tesserato, terminando la Football League 2016-2017 con soli 2 punti.

Nel 2017-2018, addirittura la metà delle diciotto squadre di Football League vengono penalizzate! Panegialios, Kallithea, Panserraikos, Sparti, Apollon Larissas e Anagennisi Karditsas subiscono un -6 per non aver passato le due fasi dei controlli della Federcalcio; -3 all’Aiginiakos per non aver passato la prima fase dei controlli federativi; -12 al Veria (che si ritirerà dal campionato, ndr) per debiti verso tesserati e… -54 all’Acharnaikos per lo stesso motivo! L’ultima squadra si ritira dal campionato dopo la 4° giornata con una vittoria ottenuta, quindi termina con un -51.

Anche nella scorsa stagione, circa il 50% delle squadre viene penalizzato dalla Federcalcio greca, con Sparti e Aittitos Spaton che si ritirano dal campionato.

Nell’attuale Super League 2, vi abbiamo già analizzato le situazioni di Kerkyra e Apollon Pontou, entrambe con -6 in campionato, e più volte vicino al ritiro.

Insomma, è un tunnel da cui difficilmente vedremo la luce.

 

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Quel tiro di Vlaović che ha gelato il Camp Nou

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Una delle notti magiche del Panathinaikos in Europa finita… nel peggiore dei modi.

La sera di 18 anni fa, al Camp Nou, il Trifylli di Sergio Markarián si presenta forte dell’1-0 con cui ha battuto il grande Barcellona dell’ex Pallone d’Oro Rivaldo al Leoforos. La squadra in verde è riuscita a passare due gironi (la formula era diversa di quella attuale, ndr) con Arsenal, Schalke 04, Maiorca, Porto, Sparta Praga e Real Madrid, con la rosa che comprende tanti giocatori del miracolo di Euro 2004 come Nikopolidis, Karagounis, Fyssas, Basinas e Goumas.

Chi passa questo turno è tra le prime quattro squadre d’Europa, in semifinale di Champions League.

Si parte e sembra di essere in un sogno. Michalis Konstantinou riceve il pallone a 25 metri, con le spalle alla porta difesa da Bonano e pressato da Frank de Boer: il cipriota si gira e scaglia un fulmine che si infila sotto le mani del portiere catalano.

0-1 al minuto numero 8 e sesta rete per Konstantinou, rivelazione del torneo.

Anzi, pochissimi minuti dopo è l’altra punta – Lymberopoulos – a sprecare l’occasione per il raddoppio. Il Barcellona è una squadra di carattere e al 22′ Saviola pesca in area Luis Enrique che stoppa il pallone e batte Nikopolidis. 1-1, ma il Panathinaikos ha ancora il vantaggio dalla rete dell’andata.

I greci sono anche molto sfortunati. Karagounis si fa male e gioca qualche minuto col crociato rotto (!) prima di essere sostituito nel recupero, mentre Lymberopoulos è sfinito dall’influenza e Olisadebe deve prendere il suo posto all’intervallo.

Nella ripresa, il Barcellona parte forte e al 50′ è già 2-1: punizione di Rivaldo dalla destra e Luis Enrique – ancora lui – svetta di testa anticipando tutti. Al 61′, un’altra rete catalana con Saviola, imbeccato alla grande dal giovane Xavi e sbucato in mezzo ai centrali greci: col 3-1 il Barcellona è in semifinale.

Dal 75′ comincia un’altra partita. Il Panathinaikos pressa e all’80’ Olisadebe arriva davanti a Bonano venendo travolto dal portiere (rigore sospetto), mentre nel proseguimento dell’azione il tiro a botta sicura di Konstantinou viene respinto da Puyol a un metro dalla linea di porta. Poco dopo, Reina (sì, ex Liverpool, Napoli e Milan) prende il posto di Bolano e Olisadebe fallisce un’altra occasione. Il gol qualificazione sembra maturo.

Al 95′, ultimo minuto di recupero, Michaelsen opera un traversone dalla destra, de Boer la respinge al limite dell’area e il pallone arriva a Goran Vlaović, subentrato a Kolkka.
L’attaccante ex Padova addomestica la sfera col ginocchio, sferra un tiro di collo e…

Quando è partito il pallone dal mio piede, ho pensato che entrasse. Ho avuto questa sensazione. Però negli ultimi metri, a causa dell’effetto preso, è uscita di poco fuori. È stata un’enorme delusione per me, per tutti i miei compagni e i tifosi del Panathinaikos.

Mi ricordo che il Camp Nou è stato in silenzio. Molti spettatori pensavano che sarebbe andata in rete. Ci credevano.
Purtroppo, non è mai entrata.

Goran Vlaović in un’intervista nel 2016 a Sport24.gr

Reina come una statua di ghiaccio, Puyol che saltella come se avesse segnato lui, Gabri che si mette le mani in faccia per il pericolo corso. E poi tutti i giocatori del Panathinaikos nell’inquadratura, appena il pallone esce di un pelo, cadono a terra quasi di istinto: Olisadebe, Kyrgiakos, Konstantinou e lo stesso Vlaović.

Tutti capiscono che è finita qui. Panathinaikos eliminato per pochi centimetri.
E chissà cosa avremmo visto se quel pallone fosse entrato, chissà…

Per rivivere le azioni salienti con il commento in greco:

Anche le formazioni sono interessanti, giusto per farvi capire le squadre:

BARCELLONA: Bonano (84′ Reina), Puyol, F. de Boer, Abelardo, Coco (45+4′ Kluivert), Xavi, Luis Enrique, Cocu, Rivaldo, Overmars (74′ Gabri), Saviola. All. Carles Rexach

PANATHINAIKOS: Nikopolidis, Šarić, Kyrgiakos, Henriksen, Fyssas, Goumas, Basinas, Karagounis (45+3′ Michaelsen), Kolkka (76′ Vlaović), Lymberopoulos (46′ Olisadebe), Konstantinou. All. Sergio Markarián.

 

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L’AEK a Belgrado durante i bombardamenti del 1999

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7 aprile 1999, Mercoledì Santo per il calendario ortodosso.
L’AEK, su proposta di Dimitris Melissanidis e in accordo col capitano Demis Nikolaidis, si reca a Belgrado.

Due settimane prima cominciavano i bombardamenti della NATO sulla capitale dell’allora Jugoslavia. I gialloneri vogliono dare un messaggio di pace, amore e speranza e giocano un’amichevole molto particolare contro il Partizan. Con tutti i rischi del caso, affrontando di petto l’embargo internazionale e anche il governo della Grecia, ossia di un paese che fa proprio parte della NATO.

IL VIAGGIO

Il giorno prima della partita, martedì 6 aprile, la delegazione greca vola a Budapest, dove trascorre la notte. Insieme ai giocatori, alla dirigenza e ai tifosi – gran parte dall’Original 21 – dell’AEK, ci sono anche personaggi extracalcistici (come la buonanima del partigiano Manolis Glezos e il socialista Georgios Katsifaras) e un calciatore dell’Apollon Smyrnis, il portiere Nikos Kourkounas:

L’AEK aveva chiesto alle altre squadre quali giocatori volessero seguire la delegazione giallonera. Quasi tutti avevano paura ed era assolutamente logico. La mia società, l’Apollon, praticamente non lo sapeva. Ho detto loro che volevo andare, però non hanno avuto alcuna novità e lo hanno ritenuto poco importante.
Io ho voluto andarci e sono andato.

Da Budapest fino a Belgrado, cinque pullman hanno trasportato le persone della delegazione greca dall’alba e per quasi cinque ore. Come racconterà Paris Zouboulis, punta dei gialloneri:

Quando siamo arrivati a Belgrado e abbiamo attraversato le strade della città, la gente ci applaudiva. Gridavano cori a favore della Grecia e dell’AEK e ci davano pane e sale (simbolo di amicizia jugoslavo per gli ospiti, ndr). All’interno della città vedevi delle scene incredibili dai bombardamenti. Ricordo che gli jugoslavi nascondevano nei boschi i carri armati, le jeep e tutto l’equipaggiamento militare per non renderli degli obiettivi per i bombardamenti.

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Uno dei cartelloni portati dai tifosi greci a Belgrado.

LA PARTITA

A Belgrado il clima è surreale. Vengono venduti 40.000 biglietti per la partita ma a seguire l’amichevole sono circa la metà degli spettatori: la benzina era finita in tante macchine dei tifosi jugoslavi perché ormai mancava e i trasporti erano molto difficili in quelle condizioni. Nonostante i bombardamenti che si svolgevano praticamente ogni sera, è stata la prima volta che non si è sentita alcuna sirena durante il giorno.

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Dopo un minuto di silenzio in onore dei caduti, la partita comincia. I giocatori hanno sul petto un obiettivo con un punto di domanda: Perché questa guerra? Perché si devono uccidere dei cittadini innocenti?

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L’AEK schiera Branko Milovanović, tifoso… della Stella Rossa!

Una cosa incredibile. Io tifo Stella Rossa e vedevo i tifosi del Partizan che gridavano il mio nome! Prima della partita abbiamo tenuto uno striscione che scriveva “Fermate la guerra”. Ad un certo punto alcuni tifosi sono entrati in campo e hanno interrotto la partita. Hanno cominciato ad abbracciarci e a ringraziarci.

L’1-1 finale (13′ Mateja Kezman, 26′ Paris Zouboulis) sancisce la storica amicizia tra il popolo serbo e il popolo greco, unito dalla comune fede ortodossa. L’incontro è durato circa un’ora, interrotta definitivamente a causa di una pacifica invasione di campo, tra bandiere, cori e tanti, tantissimi abbracci.

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Come è stato scritto nel tweet di stamattina dall’AEK:

Perché questa squadra sa come scrivere la storia!
Sa come superare ogni paura!
Quando l’AEK ha passato i confini della storia…
Quando il calcio ha sconfitto la guerra!

 

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Giorgos Sideris, l’uomo delle prime volte

Il filosofo francese Jean-Paul Sartre diceva che «il calcio è una metafora della vita».

Uno dei più grandi interpreti greci di questa metafora è Giorgos Sideris: la passione e la forza fisica che ha avuto in campo sono state lo specchio della sua vita. Con la sola presenza in campo, provocava il terrore nelle difese avversarie.

Tra i quartieri del Pireo – anche nel 2020, a quasi mezzo secolo dal suo ritiro – accostano il suo nome all’orgoglio e alla magia.

Nato il 5 aprile 1938 ad Agios Ioannis Rentis (tra il Pireo Atene), ultimo di otto fratelli, Sideris vive un’infanzia difficile tra l’occupazione nazifascista e la distruttiva guerra civile greca. Nelle tante famiglie numerose dell’epoca, anche i figli dovevano lavorare: il piccolo Giorgos, infatti, porterà il pane a casa già da prima dell’adolescenza.

Ho fatto tanti lavori manuali. Uno dei miei fratelli aveva un bancone nel vecchio mercato ortofrutticolo di Atene (via Pireòs), prendevo due tonnellate di roba e le portavo fino ad Omonia. Quando arrivavo a destinazione, mi sentivo bene, rinforzato quasi. Era un allenamento formidabile per me.

Da questa esperienza, sviluppa una forza fisica senza precedenti: sarà il suo punto di forza nella sua carriera da calciatore.

UN PERCORSO MATURO

Mentre svolgeva questi lavoretti, Giorgos Sideris gioca nei campetti di Renti, vicino a casa. Suo fratello Spyros gioca nell’Apollon Rentis, la squadra della città, e anche lui viene incluso nella rosa: un giorno si infortuna un ragazzo ed l’adolescente Giorgos entra in campo.

Il ragazzino è impressionante in campo e il Panathinaikos mette subito gli occhi su di lui. Tuttavia, il piccolo Apollon ha un ottimo rapporto con l’Olympiakos, è quasi una squadra satellite dei biancorossi.

Non avevano fatto i conti con l’oste, con Giorgos Sideris, il quale sceglie di non andare subito in una grande squadra, ma di aspettare. A soli 15 anni, decide di intraprendere una carriera step by step, perché non si sentiva pronto. E, come avverrà tante volte, avrà ragione.

Nel 1953 approda all’Atromitos Pireo, la terza squadra della città portuale dopo Olympiakos ed Ethnikos. Partito da mediano, si distingue per l’eccezionale cinismo davanti al portiere: le statistiche di quel periodo non sono molto precise, ma segna con una facilità impressionante. Talmente tante reti che il 3 dicembre 1958 il selezionatore Antonis Migiakis lo fa debuttare in Nazionale nella partita Grecia-Francia al Leoforos: un ventenne che gioca in una piccola squadra del Pireo ha conquistato la maglia della Ethnikì.

Ormai è pronto. L’Olympiakos nell’estate del 1959 offre cinque giocatori (!) all’Apollon per avere Sideris, che indossa la maglia biancorossa e ne diventerà il calciatore più rappresentativo.

OLYMPIAKOS, UN IMPORTANTE CAPITOLO

Entra in squadra a 21 anni e sembra già un veterano. Schierato da interno destro di attacco (si giocava ancora con il 2-3-5, ndr), Sideris è già il giocatore di punta che mostra tutte le caratteristiche per cui è stato preso: resistenza e forza fisica, accelerazioni da centometrista, abilità nel gioco aereo e nei calci piazzati.

Un attaccante completo, un carro armato su cui gli allenatori avversari devono piazzare almeno due uomini per fermarlo.
Giorgos Sideris è rispettato anche dai suoi più grandi avversari.

Era formidabile. Nessun avversario poteva andare su di lui. Era un toro, un grandissimo giocatore
Kostas Nestoridis, grande attaccante dell’AEK tra gli anni ’50 e ’60.

Giorgos era un bulldozer. Qualsiasi giocatore provava a scontrarsi con lui andava in ospedale.
Takis Oikonomopoulos, portiere del Panathinaikos dal 1963 al 1976, con più di 300 presenze.

I più grandi attaccanti che abbiano mai giocato in Europa fino ad oggi e che ho avuto l’onore di affrontare sono stati Gerd Müller e Giorgos Sideris.
Fragkiskos Sourpis, stopper del Panathinaikos dal 1962 al 1973 e avversario personale di Sideris nei tanti derby con l’Olympiakos, in una dichiarazione del 1988.

Insomma, Giorgos conquista veramente tutti. I primi anni Sessanta sono un periodo di transizione per l’Olympiakos in campionato, perché il ciclo leggendario con i sei campionati di fila vinti nel decennio precedente era arrivato ormai al tramonto. Le più grandi soddisfazioni arrivano però nelle Coppe, con vittorie del trofeo nazionale (1960, 1961, 1963, 1965, 1968) e, soprattutto, il primo trofeo europeo di una squadra greca, la Coppa dei Balcani nel 1963.

Sideris gioca qualche amichevole nell’estate del 1962 con il Lanerossi Vicenza e si parla anche di un interessamento della Grande Inter di Helenio Herrera. Però l’attaccante, a 24 anni, preferisce rimanere in Grecia.

Solo con l’arrivo del grande allenatore magiaro Márton Bukovi – teorico del rivoluzionario 4-2-4 – l’Olympiakos di Sideris vince due campionati consecutivi (1965-66, 1966-67). Fino alla dittatura militare che comincia il 21 aprile 1967, il giorno del colpo di stato, il giorno che stravolge tutto.

LA GIUNTA DEI COLONNELLI E IL CAMPIONE

22 novembre 1967. Il primo Panathinaikos-Olympiakos sotto la dittatura finisce 1-0 per i padroni di casa al Leoforos. Ma quella partita non si può riassumere solo con la rete di Tasos Loukanidis su punizione.

A nove minuti dalla fine un poliziotto entra in campo e la partita si ferma. L’uomo in divisa cerca Giorgos Sideris: gli vuole parlare il Ministro dell’Interno, e uno degli uomini di punta del regime, Stylianos PattakosSideris si dirige verso la tribuna e il ministro gli dice di calmarsi, di non giocare in maniera energica, come l’attaccante solitamente si comportava in campo.

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Pattakos è l’uomo che con la mano dice a Sideris (col numero 8) di calmarsi.

Un gesto insolito, mai visto su un campo di calcio greco e che mai si rivedrà nel settennato dittatoriale.

Pattakos, tuttavia, si professa un grande tifoso dell’Olympiakos e dichiara a proposito di quella partita:

Mi ha tanto rattristito la sconfitta nel derby contro il Panathinaikos. Credo però che sia stata una partita sfortunata, perché abbiamo giocato meglio. Mi auguro di vincere anche quest’anno il campionato.

Il grande allenatore Bukovi, vedendo quello che la Giunta era capace di fare, lascia l’Olympiakos e la sua amata Grecia, non allenando più nessuna squadra.

QUELLA SCARPA D’ORO SFUMATA ALL’ULTIMO

Stagione 1968-1969. Sideris è fenomenale in quell’anno, raggiungendo le 35 reti in campionato, un dato fuori dal normale. Nello straordinario documentario prodotto da Cosmote TV nel 2018, quando il narratore Giorgos Lianis mostra a Sideris la Scarpa d’Argento conquistata in quell’annata, l’attaccante ricorda:

Quello doveva essere d’oro, non d’argento. Mi hanno derubato.

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Sideris e la Scarpa d’Argento 1969 (dal documentario di Cosmote TV)

Infatti, il suo principale avversario è il bulgaro Petar Zhekov del CSKA Sofia che alla fine vince l’ambito trofeo in un modo particolare. In Bulgaria fanno di tutto per far conquistare la Scarpa d’Oro ad un giocatore locale: la Nazionale tiene a casa Zhekov per gli impegni di giugno, in vista delle ultime due partite di campionato.

Il CSKA ha già vinto il campionato, ma l’obiettivo è un altro. Zhekov segna a ripetizione e, con una rimonta molto sospetta dal punto di vista greco, arriva esattamente a 36 reti. Una in più di Sideris, che ai giornali dell’epoca dichiara:

Una Scarpa d’Oro del genere non l’avrei mai accettata!

IL TRASFERIMENTO RECORD

Il 7 novembre 1969 Sideris si trova nel ritiro della Nazionale a Zurigo in vista della partita decisiva contro la Romania per le qualificazioni ai Mondiali di Messico ’70. In quel periodo viene accusato di scarso impegno dalla dirigenza e quindi decide di chiamare la redazione di Athlikì Ixò, uno dei più importanti giornali sportivi, per uno sfogo epocale proprio contro i suoi oppositori:

Prendo baracca e burattini e vado via da signore dall’Olympiakos. […] Non ho l’intenzione di appendere gli scarpini al chiodo. Posso ancora giocare per qualche anno e sicuramente proseguirò la mia carriera.

Per questo motivo chiederò di essere ceduto. Non si possono opporre, visto che non hanno più bisogno di me all’Olympiakos. Io non ho mai detto di fermarmi con il calcio, loro [la dirigenza] me l’hanno chiesto. Ringrazio per quello che hanno fatto per me e prometto loro che non li disturberò mai più.

L’Olympiakos mi ha pagato 30.000 dracme per comprarmi e da dieci anni gioco per questa gloriosa squadra. Qualcosa ho offerto anch’io, senza essere egoista, nella storia di questa società.

Vorrei ricordare loro una cosa molto triste per me, quando sono sceso in campo per l’Olympiakos il giorno del funerale della persona più importante della mia vita, mia madre (21 maggio 1966, Panathinaikos 1-1 Olympiakos, ndr).
E ora mi state cacciando.

Quale giocatore è sempre in forma? Ci sono momenti o addirittura mesi in cui le prestazioni calano. Ho letto qualche giorno fa che Matt Busby non ha schierato per due mesi il grande Denis Law e che pochi mesi fa Mazzola era fuori forma e lo hanno lasciato fuori dall’Inter per qualche partita.
Però nessuno li ha mandati via.

Si dice che le poche partite giocate da Giorgos Sideris nella stagione 1969-1970 siano legate alle sue simpatie verso la sinistra e, in un periodo in cui la dittatura è molto legata agli Stati Uniti, l’unica scelta è quella di andare all’estero.

A 32 anni, Sideris è un nuovo attaccante dell’Anversa, in Belgio. Nel maggio del 1971 diventa il primo calciatore greco ad essere acquistato da una squadra straniera dal dopoguerra, dopo il trasferimento di Kostas Choumis al Venus di Bucarest nel 1936.

Inizialmente, il club belga gli offre un negozio (!) nel centro di Anversa, però alla fine gli accordi sono i seguenti:
– 1.500.000 dracme per ogni anno di contratto;
– 30.000 dracme per l’affitto della casa;
– 8.000 dracme per ogni vittoria;
– 4.000 dracme per ogni pareggio;
– 600 dracme per ogni allenamento!

Sideris vede il calcio in una maniera diversa nelle Fiandre. Il livello del campionato è più alto di quello greco e gli allenamenti sono molto impegnativi: insomma, è un calcio molto più professionale. E poi le condizioni atmosferiche, come ha confessato lo stesso attaccante, non sono come quelle del Pireo e questo gli rende la vita difficile.

Dopo 7 reti in 25 presenze in Belgio, torna all’Olympiakos per l’onore delle armi nel gennaio 1972. Il 6 febbraio segna le ultime due reti della carriera contro il Panachaiki e due settimane dopo gioca 55 minuti nel derby con il Panathinaikos.

Passano i mesi per l’ormai 34enne Sideris, che non vede più il campo.
Così decide, il 14 aprile 1972, di ritirarsi dal calcio giocato.

Il presidente dell’Olympiakos Nikos Goulandris, in modo da regalare un premio in denaro a Sideris, aumenta il prezzo dei biglietti nella successiva partita contro l’Apollon. 20 dracme in più per i posti numerati e 10 dracme in più per i posti non numerati: tutto verrà regalato al migliore marcatore della storia della società biancorossa.

Da quel momento, si allontana sempre di più dal mondo del calcio e non va allo stadio da anni.

Non mi è mai passato dalla testa di essere una leggenda del calcio.
Sono semplicemente un vecchio di 80 anni, così mi sento.

Questo è Giorgos Sideris.

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I RECORD

– Capocannoniere del Kypello Elladas con 73 reti.
– Capocannoniere dell’Olympiakos in campionato con 224 reti in 285 partite. Il quarto nella classifica totale, con una media ampiamente migliore rispetto al primo Thomas Mavros (260 in 501 presenze), al secondo Krzysztof Warzycha (244 in 390 presenze) e al terzo Mimis Papaioannou (235 in 481 presenze).
– Capocannoniere del campionato in tre edizioni (1964-65, 1966-67, 1968-69).
– Primo marcatore dell’Olympiakos nei derby contro il Panathinaikos con 13 reti. Il secondo in totale dopo Dimitris Saravakos con 16 reti.
– Primo giocatore greco (insieme a Mimis Domazos) ad entrare nella classifica del Pallone d’Oro (1969).
– Primo e unico giocatore greco ad essere premiato con la Scarpa d’Argento (1969).
– Primo giocatore greco ad essere acquistato da una squadra estera nel dopoguerra (Antwerp, 1970).

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Storie: Il miracolo del Panathinaikos ad Amsterdam

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L’Ajax è imbattuto in casa – nelle partite per l’Europa – dal 27 settembre 1989 quando, contro l’Austria Vienna nel vecchio De Meer, viene sconfitto a tavolino. E l’ultima sconfitta risale al 16 marzo 1994, un 2-0 contro il Parma al Tardini: la squadra di Louis van Gaal (di Litmanen, dei fratelli de Boer, di Kluivert, Kanu e Davids) non perde da più di due anni in Europa, vincendo la Champions League del 1995 e andando di gran carriera per la doppietta.

Tutto questo fino al 3 aprile 1996. All’Olimpico di Amsterdam arriva il Panathinaikos di Juan Ramon Rocha, la grande sorpresa della Champions League, ormai arrivata alle semifinali. Il livello dell’Ajax di quel periodo era incredibile, come ha spiegato proprio Rocha in un’intervista a Spor FM:

Un anno prima ero andato insieme a Manos Mavrokoukoulakis (dirigente e attuale presidente del Panathinaikos, ndr) a Vienna per la finale Ajax-Milan. L’Ajax era la più forte squadra del mondo e abbiamo visto che i suoi giocatori venivano comprati a peso d’oro dai top club europei.
Avevamo due modi per approcciare quella gara ad Amsterdam: giocare a viso aperto oppure chiuderci in difesa per tutta la partita. Abbiamo abbandonato la prima opzione, non era la ricetta giusta che volevamo e quindi abbiamo giocato alla pari.

Guai a sottovalutare il Trifylli, capace di grandi imprese in campo europeo, come dirà Krzysztof Warzycha, il leader offensivo del Panathinaikos:

Non posso nasconderlo, allora andavamo allo stadio col pullman e i tifosi dell’Ajax pensavano di avere la vita facile con noi, di batterci con tre o quattro reti.

Tuttavia, noi siamo andati là senza ansia, non avevamo da perdere nulla. […] Ho guardato molte volte questa partita. Non ci hanno chiusi nella nostra area, ci sono stati frangenti in cui abbiamo tenuto bene il pallone e abbiamo avuto anche occasioni per segnare.

L’Occasione, con la o maiuscola, arriva all’87’ e rappresenta perfettamente l’atteggiamento dei ragazzi di Rocha.

I protagonisti di questa azione sono tre:
1) Stratos “Turbo” Apostolakis, terzino destro che lascia nel 1990 l’Olympiakos per gli odiati rivali per «gustarmi l’Europa con il mestolone, non con il cucchiaino». Per farvi capire la personalità.
2) Giorgos Donis, attuale allenatore del Trifylli e, quando giocava, centrocampista famoso per le sue incursioni, tanto da essere chiamato “Treno”.
3) Krzysztof Warzycha, ariete polacco già capocannoniere per due volte consecutive in A’ Ethniki e capace, fino a fine carriera nel 2004, di segnare 244 reti in 390 partite in campionato, 50 in 100 partite in Coppa e 25 in 63 partite in Europa: tutto questo sempre con la maglia del Panathinaikos.

Dieci secondi da far vedere a chiunque voglia imparare il termine contropiede. Ricordiamo, semifinale di andata sullo 0-0 all’87’ e la squadra in trasferta ha il pallone vicino alla propria area: un atteggiamento prudente sarebbe potuto essere quello di buttare via la sfera.

Invece Apostolakis non la spazza. Mente lucida e pallone a Donis a venti metri dalla linea di fondo. Come un treno che parte senza sosta, il centrocampista vede il compagno Dimitris Markos che fa un movimento verso destra ed elude la mediana olandese. Passa la linea di centrocampo sempre con la palla al piede e poi Warzycha spiega come è finita:

Seguendo l’azione, la sola cosa a cui ho pensato è di non andare in fuorigioco. Avevo solo questo in mente. Dal momento che ero in posizione regolare, ho visto il pallone arrivare (passaggio tagliato di Donis, ndr) e ho calciato di piatto! Non ho visto nemmeno dove è andata la palla! Appena mi sono alzato in piedi, l’ho vista in fondo alla rete. Ho alzato le braccia per esultare, non avevo le forze di fare qualcosa di più dalla fatica.

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E anche la conclusione non è stata lasciata al caso. Sempre Warzycha:

Se riguardate l’azione, vi accorgerete che van der Sar era uscito molto velocemente, mi aveva chiuso lo specchio della porta. L’unico modo per segnare era questo: passare la palla sopra di lui.

0-1 e il Panathinaikos si trova a un passo dalla finalissima di Roma.

In un altro Stadio Olimpico, quello di Atene, l’Ajax annienta con un secco 3-0 il Panathinaikos ma nella finale giocata nell’ultimo Olimpico della nostra storia, quello di Roma, van Gaal verrà battuto dalla Juventus di Marcello Lippi.

Però quella rete di Warzycha, anche a distanza di 24 anni, rimane indimenticabile.

 

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Come può finire questa Super League 1?

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L’emergenza sanitaria sta stravolgendo le nostre vite e anche il gioco del calcio, che ora sta cercando delle soluzioni per portare a termine questa stagione. In Grecia come nel resto del mondo. Domani alle 16.00 (ora greca) è prevista una riunione – in via telematica con Microsoft Teams – del C.d.A della Super League 1 per decidere le sorti di questo campionato.

In questo articolo vi spiegheremo le varie possibilità con cui può concludersi questa Super League 1.

1) Si riparte a fine maggio a porte chiuse e in 40 giorni si giocano tutte le partite rimaste, così si salvano i diritti televisivi e si rispettano le scadenze UEFA

Questa sarebbe la posizione prevalente tra i massimi dirigenti delle società greche e si avvicina molto alla volontà della UEFA, che vorrebbe la regolare conclusione dei campionati. I centri sportivi, come decretato dal governo Mitsotakis, restano chiusi fino all’11 aprile e con molta probabilità la chiusura verrà estesa al 30 aprile. Ciò significa che per un mese intero i giocatori non potranno fare nemmeno un allenamento e gli inizi di maggio, sempre se si ritorna alla normalità, sarebbero dedicati esclusivamente alla preparazione.

Secondo un’indiscrezione dal giornale Live Sport, esiste già un piano per la ripartenza.
La prima giornata di playoff/playout si gioca nel weekend 23-24 maggio, però alcuni dirigenti puntano sul 30-31 maggio, affinché le squadre siano più preparate.

Le partite della post season, le semifinali di ritorno e la finale di Coppa: tutto entro la metà di luglio e senza spettatori, in modo da consegnare ufficialmente i nomi per l’Europa all’UEFA rispettando le scadenze e salvare anche l’aspetto economico.

Infatti, il calcio greco si basa molto sui diritti televisivi, da cui dipendono tante squadre della fascia medio-bassa: la Super League 1 sempre seguendo Live Sport, ha un accordo di principio con la pay-tv NOVA per far svolgere il campionato in tutti i weekend, con un paio di infrasettimanali.

In questo piano non è stato affrontato un problema importante: come potranno scendere in campo a luglio giocatori che hanno il contratto in scadenza il 30 giugno? La questione sarà molto spinosa.

2) Dopo 26 giornate si può anche chiudere qua. Ma l’Olympiakos sarà campione?

Il campionato greco è uno dei pochi in Europa che ha una regular season e, in seguito, una seconda fase di playoff e playout. Le 14 squadre hanno giocato contro tutte, quindi questo può essere un fattore per chiudere tutto e rivedersi, forse, ad agosto. Solo che si andrebbe contro il regolamento del campionato approvato lo scorso luglio con la presenza della post season: un aspetto che tanti dirigenti, con le loro dichiarazioni, hanno sottolineato.

Tuttavia, e qui scoviamo una grossa falla, la Federcalcio greca è riuscita a non prevedere assolutamente nulla nel caso in cui il campionato non si conclude! Infatti, se la Super League 1 2019-2020 finisce con la sola regular season, il regolamento non prevede che il primo classificato (l’Olympiakos in questo caso, ndr) diventi automaticamente campione.

Se domani la Super League 1 decide per la conclusione definitiva del campionato e l’Olympiakos – a +7 sul PAOK sul campo e a +14 se rimane la penalizzazione dei bianconeri – non è campione… saremo pronti per un’aspra battaglia legale, questo è sicuro.

3) Si blocca tutto e nella stagione 2020-2021 vedremo 16 squadre al posto di 14

Lo scenario più improbabile. La Super League 1 blocca le retrocessioni e la Federcalcio decide che le prime due della Super League 2 (PAS Giannina e Apollon Smyrnis in questo momento, ndr) vengano promosse automaticamente.

Ricorda molto quello che successe in Jugoslavia per il campionato 1998-1999: a seguito dei bombardamenti NATO partiti il 24 marzo 1999, la Prva Liga si fermò, bloccò le retrocessioni e vennero promosse le prime e le seconde classificate della seconda divisione, portando all’allargamento delle squadre partecipanti nel campionato successivo.

Una possibilità che la pay-tv NOVA, detentrice dei diritti della maggior parte delle squadre della Super League 1, ha definitivamente escluso, con queste dure parole tratte dal comunicato di lunedì scorso:

I dati economici del mercato calcistico greco in questi ultimi anni forse impongono un’ulteriore diminuzione delle società a 12 anziché un aumento a 16, secondo le realistiche condizioni del mercato finanziario della Grecia del 2020.

E gli altri sport come si stanno comportando?

Lunedì 23 marzo, la Basket League ha deciso all’unanimità che il campionato 2019-2020 si conclude con quasi tre mesi di anticipo, senza una decisione sull’assegnazione del trofeo.
La Volley League, sempre il 23 marzo, ha deciso per la sospensione fino al 30 aprile.
La Federazione tennis tavolo greca ha sospeso i tornei fino al 30 aprile.
La Federazione di Atletica Leggera greca ha sospeso tutte le gare fino al 17 maggio.
La Federazione Ginnastica greca ha sospeso tutte le gare fino al 31 maggio.
Le Federazioni greche di Scherma e di Pallamano hanno sospeso tutte le gare fino a nuovo ordine.

 

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AEK e Panathinaikos vogliono scappare dal problematico Stadio Olimpico

2017-09-25
L’Olimpico di Atene

Ovviamente non vogliamo sparare a zero sul più grande impianto sportivo della Grecia. Però sta diventando oggettivamente un problema sul groppone per AEK Panathinaikos. Grava economicamente sul budget, i suoi 69.618 posti a sedere rendono questo impianto una cattedrale nel deserto e poi non è un vero stadio per giocare a calcio: la pista di atletica penalizza la vista ed è molto freddo come ambiente.

Analizzeremo quindi come le due big ateniesi vogliono sbarazzarsi dell’Olimpico già dalla Super League 1 2020-2021.

SE L’AGIA SOFIA NON È PRONTO IN TEMPO, L’AEK PUNTA SU UN AFFIDABILE SUPPLENTE

Dopo la demolizione del vecchio stadio di Nea Filadelfeia nel 2003, l’AEK ha avuto diverse “case”. Nella stagione 2003-2004 ha giocato al Leoforos (stadio del Panathinaikos) in Champions, mentre in campionato ha girovagato in giro per l’AtticaNea Smyrni (Panionios), Nea Liossia (Akratitos), Leoforos e, appunto, Stadio Olimpico.

Nell’ultimo impianto i gialloneri hanno vissuto tutte le gioie, vedi campionato nel 2018, e dolori – la terza divisione – degli ultimi tre lustri. Però a tutti non è mai andato giù il fatto di giocare là: tifosi, giocatori e il patron Melissanidis che, in occasione della festa di Natale dell’AEK nel 2016, si è lasciato scappare queste parole non proprio in clima natalizio:

E dovrei anche dire che in tutti questi anni l’AEK sta giocando in trasferta. Questo stadio (l’Olimpico, ndr) non è il campo dell’AEK, è come… Dachau! Uno stadio troppo freddo per la nostra gente, uno stadio che non è fatto per il calcio.

Le numerose ammende per un’area troppo grande per essere gestita e anche il costo dell’affitto hanno portato il club giallonero a cercare un altro tetto. La costruzione del nuovo stadio sulle ceneri dello storico Nikos Goumas Nea Filadelfeia, anche con il rallentamento dovuto a questo periodo e alla burocrazia greca, molto probabilmente non si concluderà ad agosto, in vista della prossima stagione.

Quindi la soluzione più logica sarebbe quella di abbandonare dopo 16 anni l’Olimpico e spostarsi a Rizoupoli, lo stadio dell’Apollon Smyrnis.

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Il punto arancione è l’Agia Sofia, il verde è Rizoupoli, mentre il blu a destra è l’Olimpico

Come vedete sulla mappa, è un’operazione di riavvicinamento allo storico quartiere dell’AEK ad Atene, dato che Rizoupoli si trova a nemmeno 1 km in linea d’aria dal nuovo Agia Sofia. Basti pensare che la consegna del trofeo del campionato del 2018 è avvenuta proprio a Rizoupoli, data la vicinanza nei confronti di Nea Filadelfeia.

Lo stadio Georgios Kamaras (nome ufficiale di Rizoupoli) è perfetto per diventare il supplente dell’Agia Sofia:

1) ha un’area facilmente controllabile se avvengono incidenti tra tifoserie;
2) ha un costo di affitto irrisorio rispetto all’Olimpico;
3) molto probabilmente, vista l’area ristretta, meno ammende dalla Super League 1;
4) è un impianto esclusivamente calcistico;
5) capienza di quasi 15.000 spettatori, quindi si riempie facilmente;
6) non ha la pista di atletica, quindi la visibilità è ottima.

La polisportiva Apollon Smyrnis è la proprietaria di questo stadio e il suo presidente, Panagiotis Katavelossi è già reso disponibile ad ospitare i gialloneri:

L’AEK ravviverà lo stadio di Rizoupoli, sarebbe un’ottima opportunità. Ospiteremo l’AEK con grande piacere. Abbiamo il dovere di farlo, perché non dobbiamo dimenticarci che nel passato l’AEK ha ospitato la nostra squadra nel vecchio “Nikos Goumas” in occasione del nostro debutto assoluto in Europa contro l’Olimpia Lubiana (8 agosto 1995, preliminare di Coppa UEFA, vittoria per 1-0 con rete di Bledar Kola, ndr).

SUPERLEAGUE / ÁÅÊ - ÂÏËÏÓ (ÖÙÔÏÃÑÁÖÉÁ: ×ÑÇÓÔÏÓ ÌÐÏÍÇÓ / EUROKINISSI)
Foto tratta da ΑΕΚ 3-2 Volos dello scorso 20 ottobre, partita giocata a Rizoupoli per il rifacimento del manto erboso dell’Olimpico

E si tratterebbe anche di un talismano per l’AEK. Infatti, in questo stadio non perde da trent’anni (1989-1990): 27 partite giocate, 22 vittorie (tra cui due con l’Olympiakos padrone di casa nelle stagioni 2002-2003 e 2003-2004) e 5 pareggi.

Volendo trovare il pelo nell’uovo, Rizoupoli difficilmente potrà ottenere l’omologazione della UEFA, quindi l’AEK dovrebbe nuovamente traslocare all’Olimpico per le partite in Europa. Rispetto a tutti i punti positivi che abbiamo elencato, questo è solo un dettaglio.

PANATHINAIKOS, RITORNO AL PASSATO?

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Lo storico Leoforos

Avevamo parlato dell’annosa avventura del Trifylli per costruire uno stadio in questo articolo, per cui non ci dilungheremo come nel caso dell’AEK. Tuttavia, abbiamo delle importanti novità per la prossima stagione.

La faida tra il presidente della sezione calcistica Giannis Alafouzos con il presidente della polisportiva Dimitris Giannakopoulos ha portato il Panathinaikos lontano dalla storica casa del Leoforos nell’estate del 2018. Sono passati quasi due anni, molta acqua è passata sotto i ponti, i rapporti sono migliorati tra i due fronti e… il ritorno al Leoforos è dietro l’angolo!

Data l’inattività della struttura, serviranno circa 800.000 euro per un ammodernamento dell’impianto ma questo, apparentemente, non sembra essere un ostacolo. Un approdo al Leoforos è visto di buon occhio dal tecnico Giorgos Donis – che si è più volte lamentato dell’ambiente freddo e del terreno di gioco dell’Olimpico – e anche dai giocatori, i quali hanno bisogno di sentire vicina una tifoseria tradizionalmente calda.

Sulla testa del Panathinaikos pende ancora la mannaia della UEFA, poiché il ban europeo è ancora attivo, con Alafouzos che sta cercando di trovare una mediazione per far giocare in Europa la sua squadra. Nel caso venisse ritirata la punizione, i verdi dovrebbero giocare all’Olimpico le partite europee perché, come avverrà anche con Rizoupoli per l’AEK, difficilmente otterrebbe l’omologazione dalla stessa UEFA.

Un accordo di massima tra Alafouzos Giannakopoulos ci sarebbe anche, solo che la situazione attuale ha rinviato l’incontro decisivo per riportare il Panathinaikos a casa.

Sempre nell’attesa di costruire un nuovo stadio, vedi Votanikos

 

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Storie: Quando a Nea Smyrni sbarcò un alieno chiamato Álvaro Recoba

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Il Panionios, la squadra più antica in Grecia, è nelle mani dell’imprenditore Konstantinos Tsakiris dal 2006: un uomo che ha grande disponibilità economica, ma soprattutto tanta voglia di creare una squadra competitiva.

Sono un semplice tifoso del Panionios, solo che mi è capitato di avere soldi! Vorrei vedere la mia squadra così come me la immagino. Vorremmo fare cose ovvie: quelle che vogliono vedere i tifosi e che le dirigenze delle altre squadre non fanno.

CHOUTOS, LA CHIAVE DI VOLTA

Lampros Choutos è stato poco più che una meteora nelle sue esperienze in Italia: debutto da 16enne alla Roma e negli anni Duemila una comparsa all’Inter con Cuper, poi Atalanta Reggina e pochi minuti nella festa scudetto nel 2007 con i nerazzurri di Mancini. Zero reti in 14 presenze in Serie A.

Finita l’avventura italiana, si trasferisce nell’estate del 2007 al Panionios, presentandosi con una doppietta contro l’AEK al debutto. Conclude la sua prima stagione con 10 reti in 18 partite in campionato. A 28 anni, Choutos sembra aver ritrovato sé stesso.

Nell’estate del 2008, un suo grande amico dai tempi dell’Inter si reca in Grecia per le vacanze e viene ospitato, insieme allo stesso Choutos, sullo yacht di Konstantinos Tsakiris.

Questo amico si chiama Álvaro Recoba ed è, dopo undici anni di Inter e due prestiti tra Venezia Torino, senza contratto. Le trattative con Monaco Blackburn falliscono e Choutos tenta di convincere il suo patron Tsakiris.

SETTEMBRE 2008, IL GRANDE COLPO

Rafik Djebbour viene ceduto ad agosto all’AEK e il Panionios sta ancora cercando un nome per coprire il vuoto in attacco. Così Tsakiris comincia la trattativa ufficiale con l’agente di Recoba e riesce a strappare l’atteso sì.

Avviene tutto nella prima settimana di settembre. Recoba arriva in gran segreto ad Atene e viene accolto in aeroporto dallo stesso Lampros Choutos che lo porta a casa di Tsakiris. Sempre in incognito, svolge le visite mediche e poi firma un biennale da 1.2 milioni a stagione.

Poco prima dell’ufficialità, Tsakiris invita a casa sua a Psichikò (periferia nord di Atene) alcuni amici. La soddisfazione è grande per l’acquisto più importante della storia del Panionios e lo annuncia facendo vedere loro dei video su YouTube con le reti dell’uruguayano all’Inter con la frase:

«Ε se vi dicessi che questo giocatore che avete appena visto vestirà la maglia del Panionios, mi crederete?».

Il 7 settembre è il giorno dell’arrivo ufficiale. E più di 1000 tifosi del Panionios lo hanno accolto all’aeroporto in una maniera incredibile.

Non me l’aspettavo, nemmeno me lo sarei immaginato. Però è stato qualcosa di bellissimo, non me lo dimenticherò mai. Non è solo l’affetto che ho ricevuto in aeroporto. Anche in campo, per strada. L’affetto di tutti i tifosi, non solo quelli del Panionios.

Arrivato insieme al suo connazionale Fabián Estoyanoff, un altro genio del pallone, Recoba non brilla (5 reti e 7 assist nella stagione 2008-2009) e viene anche falcidiato da infortuni.

Però perle come queste resteranno. Con la complicità di Estoyanoff, il Chino illude sia i telecronisti che l’arbitro, che ammonirà anche il suo compagno per la sua presunta irregolarità.

In un’intervista del 2016, poco prima del suo ritiro, Recoba torna sul suo amaro addio greco nell’inverno del 2009:

Sono andato via perché l’allenatore (il belga Emilio Ferrera) di allora era andato dal presidente dicendogli che non sapeva come gestirmi in squadra. Io non sono mai stato un rompiscatole, né una star. Quando sono venuto in Grecia, il resto dei giocatori mi conoscevano come una figura calcistica e possono anche adesso parlare del mio atteggiamento.

Così sono andato dal presidente a dirgli che me ne sarei andato senza liquidazione. Volevo solo i soldi fino al giorno in cui ero rimasto, perché non volevo creare problemi alla squadra, né a nessuno. Però anche adesso posso dire che avrei voluto continuare la mia carriera in Grecia e al Panionios.

Storie: AEK-QPR, la più grande impresa giallonera con la firma del portiere di riserva!

La Coppa UEFA 1976-1977 è stato un torneo vietato ai cuori deboli per l’AEK dell’esperto tecnico cecoslovacco František Fadrhonc. Kitrinomavri avevano in squadra due fenomeni come l’astro nascente Thomas Mavros, al primo anno all’AEK, e il 34enne Mimis Papaioannou, bandiera della squadra di Nea Filadelfeia.

Dopo il 2° posto della stagione precedente, i gialloneri entrano in Coppa UEFA: allora non c’erano partite di qualificazione o gironi, si entrava subito dal primo turno e tutti gli scontri erano ad eliminazione diretta.

Al primo turno l’AEK affronta la Dinamo Mosca, che pochi mesi prima aveva conquistato l’edizione primaverile della Vysšaja Liga, il massimo campionato dell’Unione Sovietica. L’impegno, insomma, è ostico. All’andata, i greci di Fadrhonc superano i sovietici con un netto 2-0 (Nikoloudis, Papaioannou), però a Mosca la Dinamo pareggia i conti: ai supplementari, al 120′ Tasos Konstantinou risolve la situazione e l’AEK stacca il pass per la prossima fase.

Tra ottobre e novembre 1976, l’AEK si sbarazza del Derby County (4° nella stagione precedente in Inghilterra e addirittura campione nella stagione 1974-1975) con due vittorie e Walter Wagner grande protagonista con tre reti nel doppio confronto. La punta tedesca è di nuovo protagonista agli ottavi di finale contro la Stella Rossa: l’andata a Nea Filadelfeia finisce 2-0 con i soliti Mavros Papaioannou, ma a Belgrado la rete in trasferta di Wagner nel 3-1 finale regala i quarti ai greci.

L’UMILIAZIONE IN INGHILTERRA, IL MIRACOLO AD ATENE

Il Queens Park Rangers aveva disputato la migliore stagione della propria storia. Lottando punto a punto contro il Liverpool del mitico Bob Paisley, arriva al 2° posto, a un solo punto dai Reds, e si qualifica in Coppa UEFA. Ed è ai quarti di finale che incrocia la strada dell’AEK.

Loftus Road, 2 marzo 1977. Ιl difensore giallonero Lakis Nikolaou dirà:

Ιl loro campo era bruttissimo, al punto che mettevi il piede da una parte e andavi letteralmente dall’altra. Ricordo che c’era la segatura per coprire le zone senza manto erboso. Fino a quando abbiamo capito come affrontare questo terreno di gioco, eravamo già sotto 3-0.

Infatti, il primo tempo finisce con un’imbarcata. Nei primi dieci minuti l’AEK provoca due rigori che vengono trasformati da Gerry Francis e al 43′ Stan Bowls completa il tris, segnando la sua 11° rete in Coppa UEFA: sarà il capocannoniere del torneo. Anche agli ottavi il QPR stravinse all’andata per 3-0 contro il Colonia, salvo poi vedersela brutta al ritorno, dove perse 4-1 e si salvò con il gol in trasferta. Gli inglesi, infatti, non imparano dagli errori…

Ad Atene il clima è totalmente diverso.
Nea Filadelfeia, 16 marzo 1977. Sempre Nikolaou racconta:

Il mio amico Babis Intzoglou (collega di reparto di Nikolaou, ndr) aveva come obiettivo di limitare i movimenti di Stan Bowles. Ed effettivamente nei primi cinque minuti gli ha tarpato le ali. Non dico i dettagli, ma lo ha un po’ intimorito perché non si era fatto la barba, è stato durissimo fin dai primi contrasti. Alla fine Bowles lo evitava.

E sarà solamente la seconda partita in tutto il torneo in cui l’attaccante inglese non segnerà.

Una partita che ha dell’incredibile. Thomas Mavros, la stella dell’AEK, gioca sotto cortisone perché era infortunato al piede destro e voleva a tutti i costi scendere in campo. E indovinate chi segna una doppietta (11′, 65′) e, soprattutto, con quale piede.

Basta un’altra rete per portarla ai supplementari e la segna l’altra stella, Mimis Papaioannou, all’81’ e nel modo più insolito: di testa, con i suoi 168 cm e in mezzo alle torri difensive degli inglesi.

3-0, come all’andata. Nella mezz’ora dei supplementari l’AEK fallisce due occasioni per passare in semifinale. Non si sblocca più, František Fadrhonc se ne rende conto ed effettua una sostituzione geniale: fuori Lakis Stergioudas e dentro Nikos Christidis al 117′.

Vi ricordate il caso Krul con Louis van Gaal nel Mondiale del 2014? Esattamente la stessa strategia con quasi quattro decenni di anticipo: fuori il portiere titolare e dentro il portiere di riserva ma più bravo a parare i rigori.

Lo stesso Christidis ricorda:

Appena cominciano i supplementari, Fadrhonc si gira e mi dice «scaldati, che poi entri». La partita andava ai rigori e in allenamento ero bravo. Di solito ne paravo sei su dieci. Quando sono andato sulla linea laterale per la sostituzione e ho detto all’assistente dell’arbitro che sarei entrato al posto dell'”1″, mi ha guardato strano. Non pensava che avremmo fatto il cambio del portiere.

Si va ai rigori. L’AEK batte per prima. Dopo i primi sei rigori andati a segno, Nikoloudis manda a lato sul 3-3. Ed è qui che arriva l’eroe ChristidisPeter Eastoe si presenta dagli undici metri ma il portiere greco gli respinge il pallone!

Nei tiri ad oltranza, per l’AEK erano rimasti solo capitan Papaioannou, che non voleva mai batterli, l’ormai infortunato Mavros e il difensore Nikolaou. Alla fine il 34enne Mimis si leva la tuta, si presenta davanti al portiere e segna il 7-6. Sarà l’ultimo rigore segnato, perché Nikos Christidis parerà il tiro di David Webb.

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L’AEK è in semifinale di Coppa UEFA, il miglior punto mai raggiunto dai gialloneri in Europa.

Nikos Christidis, che farà da traghettatore per una partita sulla panchina dell’Ethniki prima dell’era Rehhagel, era diventato l’eroe dell’AEK. Una squadra che con le unghie e con i denti si era meritata quel posto.

In semifinale affronterà la forte Juventus di Giovanni Trapattoni. All’andata, a Torino, l’AEK non sfigura contro i bianconeri nel primo tempo, come dirà Gaetano Scirea:

Oltre al Manchester City, un’altra squadra che ci mise in difficoltà è stata l’AEK Torino, che agì in contropiede e ci fece anche gol.

Nella ripresa, però, la doppietta di Bettega e la rete di Causio compromette il percorso dei gialloneri, che al ritorno si fanno ancora giustiziare da Bobby Gol.
La Juventus conquisterà contro l’Athletic Bilbao in finale la sua prima coppa europea.

All’AEK rimane questa eccezionale avventura europea che Nikos Christidis, l’eroe contro il QPR, descrive così:

È stato il più grande risultato della storia dell’AEK. È stato realizzato per essere migliorato dalle prossime generazioni. Non è stato ancora fatto, ma verrà superato dalle prossime generazioni.

 

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