Quando Atene festeggiava il Natale allo stadio

Κοstas Nestoridis (AEK) portato in trionfo in una foto degli anni Cinquanta. [fonte enwsi.gr]

Il 14 novembre 1926 nasce l’Epo, la Federcalcio greca. Questa nuova unione vuole organizzare il primo campionato nazionale greco, con squadre dall’Attica, dal Pireo e dalla Macedonia. Dopo un litigio con l’Olympiakos, la Federcalcio lo espelle da ogni competizione: in segno di solidarietà, anche Panathinaikos e AEK non partecipano e così l’Epo si priva anche delle due società ateniesi.

L’antefatto

Nell’autunno del 1927, viene creato il POK con Panathinaikos, Olympiakos e AEK, da cui viene tratta la K di Konstantinoupoleos (it. di Costantinopoli). Un trust tra le tre big del calcio ellenico, le quali giocavano tra di loro delle amichevoli, visto che in campionato non potevano partecipare. La situazione rientra nei ranghi nel luglio del 1928 con le tre società che tornano sotto la Federcalcio. Solo che le squadre in Grecia erano ancora molto poche, il calendario abbastanza vuoto e le società dovevano battere cassa. Quindi il POK ha un’idea, già provata a Salonicco e nel periodo di Pasqua: giocare durante le feste natalizie.

Ed era un’intuizione eccezionale. Un torneo di calcio in quel periodo, con le squadre più famose, che avrebbe dato più introiti alle società grazie agli incassi dei biglietti, in un’epoca senza sponsor e diritti televisivi. E la risposta del pubblico fu oggettivamente ottima. Già dalla fine degli anni Venti, i greci adoravano il calcio, riempiendo i (pochi) stadi. Specialmente nel periodo delle festività le opzioni per divertirsi erano poche per i portafogli della gente comune. E, come si chiede anche protagon.gr, chi non avrebbe speso due dracme dalla tredicesima per seguire questo nuovo, entusiasmante spettacolo?

La storia

Il timing, tuttavia, per l’applicazione dell’idea è stato il peggiore possibile. La prima vera edizione della Coppa delle Feste era programmata per il Natale del 1940 ma salta: due mesi prima Mussolini cercò di invadere la Grecia, che era in procinto di entrare in guerra. Nel Natale del 1943, con Atene occupata dalla Germania nazista, le società decidono di organizzare il torneo: al Leoforos l’Olympiakos batte per 5-2 il Panathinaikos davanti a più di 10.000 spettatori, mentre nei primi giorni del 1944 l’AEK mette al tappeto sia Panathinaikos (2-1) che Olympiakos (1-0), conquistando il trofeo. Ιl 12 ottobre 1944 Atene viene liberata dai nazisti: piccola particolarità, la Grecia festeggia il 28 ottobre, data in cui di fatto entra in guerra nel 1940, ma il 12 ottobre è una data passata totalmente in secondo piano.

Nel Natale del 1944 era prevista, in un’Atene finalmente liberata, la seconda edizione della Coppa. Ma quel giorno passa alla storia per la visita lampo di Winston Churchill nella capitale ellenica. Infatti, dal 3 dicembre, e per 33 giorni, Atene si trova sotto i colpi dei Dekemvrianà (it. Fatti di dicembre), con scontri tra le forze di resistenza armate e le forze del governo monarchico di unità nazionale instaurato dai britannici dopo la liberazione. La conquista della Coppa da parte dell’AEK non è così importante, con il Leoforos bombardato solamente il 23 dicembre e una situazione davvero fuori controllo in città.

Dopo due anni di pausa, si prova a tornare alla normalità nel 1947, con la nuova Coppa di Natale, che prende sempre più importanza negli occhi dei tifosi che vogliono dimenticare un decennio di guerra e fame. Nel 1950 dura per la prima volta due settimane ed è un torneo particolare: tutte le squadre arrivano a pari punti e, visto che nel regolamento non era previsto alcun criterio per avere un vincitore in questo caso, la Coppa non viene assegnata. Negli anni Cinquanta vengono invitate anche le squadre straniere, aiutando ad alzare il livello del calcio greco. Nel 1959 il Vojvodina distrugge per 8-3 il Panathinaikos con una tripletta di Toza Veselinović, che sarà poi allenatore dell’Olympiakos e dell’AEK. Un Olympiakos che, in quel decennio, sta costruendo il proprio mito, la propria leggenda, il proprio Thrylos: ai sette campionati vinti, si aggiungono anche le sei Coppe di Natale.

I ricordi

In un articolo del Natale di sei anni fa, gazzetta.gr ha dedicato un approfondimento su questo torneo, intervistando l’ex bomber dell’Olympiakos Ilias Ifantìs (classe ’36), una delle leggende della squadra del Pireo, e il difensore ex Apollon Smyrnis e Panathinaikos, Aristidis Kamaras (classe ’39). Se vi ricorda qualcosa l’ultimo cognome, non è strano: al fratello maggiore Georgios è dedicato lo stadio dell’Apollon, il Rizoupoli, mentre lo stesso Aristidis era titolare nel Trifylli sconfitto a Wembley nella finale di Coppa dei Campioni nel 1971.

La gente nelle feste non aveva altro tipo di intrattenimento. Il calcio regnava sovrano, le persone si aggrappavano allo stadio come l’uva! […] Le squadre erano poche e avevamo un calendario vuoto. Allora c’era un manager pazzesco, l’illustre signore Volanakis, che aveva come sede la città di Vienna e portava squadre straniere in Grecia per Natale e Pasqua. Arrivavano grandi squadre. Il Rapid, l’Austria, l’Hajduk: avevo visto persino Happel, pensate! Le squadre jugoslave avevano giocatori incredibili. In quel periodo, oltre al grande POK (Panathinaikos-Olympiakos-AEK), c’era anche il piccolo, con Apollon-Panionios-Ethnikos, che invitava anch’esso altre squadre. Dal 15 dicembre al 20 gennaio c’erano le vacanze invernali: visto che le società avevano bisogno di biglietti, sono stati creati tornei come la Coppa di Natale, la Coppa di Pasqua e la Coppa di settembre.

Aristidis Kamaras

Quell’epoca era unica ed irripetibile. Erano partite organizzate alla perfezione, dopo tanto studio dietro. Un torneo che non lasciava alcun spazio alle polemiche, non come avviene ora. […] Da quelle gare usciva una verità agonistica e culturale. Tutti abbiamo adorato questa competizione. Sia nella Coppa di Pasqua che in quella di Natale lo stadio era gremito. Anche allora c’era povertà, ma era diverso…
La cosa più importante? Da quelle partite si sono messi in evidenza grandi giocatori, perché davano l’opportunità agli allenatori di schierare ragazzi come me che poi hanno lasciato un segno.

Ilias Ifantìs

Mentre a Kathimerinì, in un articolo pubblicato ieri, lo stesso Ifantìs rammenta come ha conquistato il posto all’Olympiakos e un dettaglio sugli spalti:

Avevo 16 anni quando ho debuttato [nella Coppa di Natale]. Ho anche segnato e da quel momento l’allenatore mi guardava con un altro occhio. In poco tempo sono diventato un titolare e non giocavo solo quando ero infortunato. Hanno fatto male ad abolire queste competizioni.
Sugli spalti i tifosi erano sparpagliati, seduti tutti insieme e senza distinzione di squadra: non c’era il fanatismo di oggi. Certo, a volte c’erano dei piccoli episodi, ma gli altri tifosi li fermavano subito.

Per farvi capire la portata dell’evento, la prima pagina del quotidiano sportivo Athlitikì Ixò del 24 dicembre 1953 scriveva così:

Il fortissimo Vojvodina è arrivato ieri e si è allenato nel pomeriggio nello stadio del Panathinaikos. Tra i convocati sono presenti anche gli illustri nazionali Rajkov, Veselinović, Milovanov, Boškov (Vujadin, ex allenatore della Sampdoria scudettata, tra le altre, ndr). Domani pomeriggio la squadra affronterà la sua prima partita in terra greca contro l’AEK.

Un torneo che era diventato quasi il Boxing Day in salsa ellenica, non solo per il periodo dell’anno in cui veniva giocato, ma anche per la grande affluenza di pubblico. Con l’introduzione del campionato a girone unico nella stagione 1959-1960 e la dissoluzione del POK, la Coppa di Natale perde tanto appeal.

L’edizione del 1962, vinta dall’Olympiakos, sarà infatti l’ultima volta in cui i tifosi greci potevano unire Natale con il calcio…

P.S. Anche a Salonicco si organizzava la Coppa di Natale, ma le fonti sono davvero limitate. Un’edizione con PAOK, Aris e Iraklis era stata giocata tra la fine del 1956 e l’Epifania del 1957, con vincitore il Dikefalos.

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