Eugène Gerards, un cretese nato nei Paesi Bassi

Il papà ha giocato a calcio, il fratello ha giocato il calcio, la mamma e la sorella erano nel mondo del calcio: Eugène Gerards da Brunssum, zona neerlandese di minatori, nasce il 7 maggio 1940 e si trova in una famiglia che vive per il gioco del pallone.

Si ritira a 32 anni dopo un grave infortunio ma non perde tempo e va nella vicina Colonia per studiare nell’Università dello Sport: il suo obiettivo è quello di diventare un allenatore.
Dal 1974 al 1985 è il viceallenatore del Roda sotto ben quattro tecnici e farà da traghettatore per una sola partita nel dicembre del 1984.

Il ruolo da primo allenatore gli piace e alla fine dell’ultima stagione prenderà una decisione che gli cambierà la vita.

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OFI, NON UN CAPITOLO MA UN LIBRO INTERO

Nell’estate del 1985, arriva la svolta grazie a Grigoris Tsinòs, difensore greco che aveva allenato al Roda:

Quando Grigoris è andato all’OFI, la sua dirigenza cercava un allenatore e così lui ha proposto il mio nome, dato che mi conosceva dall’esperienza al Roda. Mi hanno contattato per un appuntamento e sono andato ad Atene su invito del patron Theodoros Vardinogiannis. Il nostro rapporto è stato subito ottimo: io gli sono stato simpatico dal primo momento e ciò era ricambiato.

Norbert Keulen, storico magazziniere del Roda, ricorda che si era abbastanza sorpreso quando ha visto partire Gerards da solo e con una valigia: infatti, il limburghese aveva adddirittura prenotato un volo di ritorno per settembre.
Non sapeva, però, che sarebbe rimasto sulla panchina dell’OFI fino all’alba del nuovo millennio.

Lascia in patria la moglie e i figli, una vita che difficilmente un 45enne avrebbe potuto abbandonare. Specialmente Frank, suo figlio, se la prende abbastanza, perché non concepisce il fatto che suo padre abbia scelto di intraprendere una nuova vita.
Eugène, sull’isola di Creta, è come se nascesse per la seconda volta.

Ad Irakleio Gerards trova una società con infrastrutture da dilettanti, senza un vero e proprio centro sportivo. Chiunque si sarebbe tirato indietro, ma la tempra di un limburghese non è da sottovalutare.

Il binomio Vardinogiannis-Gerards è qualcosa di unico, soprattutto nei primissimi anni. L’allenatore viene considerato un re Mida per i tifosi dell’OFI: tutto quello che toccava, diventava oro, con i fondi del suo patron.

Vardinogiannis faceva tutto quello che gli chiedevo. Quando gli ho chiesto la costruzione di un centro sportivo mi ha detto: «Trova un terreno e fate un progetto». Così è stato creato il centro sportivo Vardinogianneio.

Prendete solamente le prime tre stagioni di Gerards sulla panchina dei cretesi:

  • Secondo posto in Alpha Ethniki 1985-1986 (record).
  • Sedicesimi di finale di Coppa UEFA 1986-1987 (record).
  • Terzo posto in Alpha Ethniki 1986-1987.
  • Vincitore della Coppa di Grecia 1986-1987 (record, contro l’Iraklis di Chatzipanagis).
  • Ottavi di finale di Coppa delle Coppe 1987-1988 (record).
  • Terzo posto in Alpha Ethniki 1987-1988.

Qui la partita integrale della finalissima di Coppa del 1987, trasmessa dalla tv pubblica ERT:

Dopo questi risultati arriva inevitabilmente il rinnovo del contratto di Gerards, che si lega indissolubilmente con la realtà cretese. Anche se già dai primi mesi sente la pressione tipica del calcio greco:

Nella prima stagione all’OFI, un momento difficile è stato prima della partita contro il Panathinaikos. Tutti i tifosi ci insultavano e urlavano perché credevano che ci saremmo venduti la partita; anche i giornali dell’epoca lo scrivevano. Era una situazione molto triste e sono andato a parlare con Theodoros Vardinogiannis. Gli ho chiesto il motivo delle voci che stavano girando e mi ha risposto: «Io ti dico questo: è un mio problema. Io voglio che tu batta mio fratello (Giannis, patron del Panathinaikos, ndr)».

Così, ogni sfida col Panathinaikos era speciale per me. E lo abbiamo anche escluso dalle coppe europee nel 1997.

L’incantesimo comincia a spezzarsi il 21 settembre 1996, con la morte improvvisa di Theodoros Vardinogiannis a soli 54 anni. La società passa nelle mani del fratello Vardis, con cui i rapporti si incrinano totalmente nel 2000: dopo 15 anni di fila, record per un allenatore straniero in una società ellenica, Gerards lascia l’OFI.

Vorrei dire che non sono andato via dall’OFI. Mi hanno cacciato. Non volevo più fare l’allenatore, perché in un incontro che ho avuto con Vardis Vardinogiannis, mi era stato detto che avrebbe lasciato la squadra nelle mani nel figlio Giannis (chiamato Jigger). Io non ero d’accordo con questa decisione, perché ritenevo che Jigger non amasse la squadra. Non avrei mai voluto lasciare l’OFI, perché era la mia squadra. La mia vita era ad Irakleio.

Per questo quando Vardis mi ha proposto di andare al Panathinaikos ho rifiutato. Sapevo di voler dare ancora molto all’OFI, ma con un altro ruolo: però l’allenatore che è venuto dopo e la dirigenza non mi volevano più e mi hanno cacciato. Non potevo vivere senza il calcio, così poi ho accettato la proposta di entrare nello staff tecnico dell’AEK. In seguito sono andato in Cipro, all’APOEL (vincendo il campionato nel 2001-2002) e poi all’Iraklis. Non potevo credere di stare lontano dall’OFI.

Nel ventennio post Gerards, l’OFI ha avuto in panchina ben sette ex giocatori allenati dall’olandese: il portiere Myron Sifakis, i difensori Nikos Goulis e Nikos Papadopoulos, i centrocampisti Nikki Papavasileiou, Nikos Nioplias, il trequartista Jaime Vera (con vice il connazionale ed ex OFI Alejandro Hisis) e l’attaccante Giannis Samaras (papà dell’ex Celtic Giorgos).

GERARDS E L’EUROPA

Il tecnico di Brunssum porta per la prima volta il nome dell’OFI in Europa.
Dopo il clamoroso secondo posto in campionato nella prima stagione, arriva il pass per la Coppa UEFA 1986-1987, affrontando l’Hajduk Spalato ai sedicesimi: 1-0 in Grecia e un umiliante 4-0 in trasferta, con Gerards che vive così questa eliminazione:

Sul volo di ritorno, ho visto il presidente parlare al telefono e pensavo che fosse in contatto col patron Vardinogiannis per cacciarmi dalla squadra. Poi ho saputo che parlava solamente con i giornalisti.

Nella stagione successiva arriva, con la vittoria della Coppa, la prima partecipazione nella Coppa delle Coppe, la cui avventura si conclude agli ottavi di finale contro l’Atalanta di Emiliano Mondonico, che nel 1987-1988 militava in Serie B: dopo l’1-0 (17′ Persias) sul campo neutro del Toumba, gli orobici sconfiggono a Bergamo i cretesi per 2-0.

Per chi è interessato, su Youtube si trova la partita di andata integrale del 21 ottobre 1987, trasmessa da Raitre con la telecronaca di Carlo Nesti.

Nel 1989, arriva il primo trofeo europeo per i cretesi: nella finale del 7 giugno a Serres l’OFI batte il Radnički Niš e conquista la Coppa dei Balcani. Un trofeo che, alla vigilia della finale, Gerards non sottovaluta affatto:

Si tratta di una coppa che l’OFI non ha mai conquistato prima. Penso che i tifosi di Serres verranno a sostenerci e noi offriremo un bel calcio e la vittoria.

Negli anni Novanta arriva il più grande successo, quello contro l’Atletico Madrid ai sedicesimi della Coppa UEFA 1993-1994.

Dopo la sconfitta per 1-0 al Vicente Calderón di Madrid, l’OFI compie l’impresa e batte ad Irakleio per 2-0 gli spagnoli, con reti di Machlas e il rigore di Tsifoutis, venendo eliminato agli ottavi dai portoghesi del Boavista.

La più importante partita europea della storia dell’OFI. Lo stadio era infuocato, un’esperienza incredibile.

Anche nel 1997 l’OFI arriva ai sedicesimi di Coppa UEFA fermandosi davanti all’Auxerre di Guy Roux.

GERARDS E I GIOVANI

Il tecnico olandese, forte anche di una laurea in Psicologia, ha la capacità di trattare la squadra come una famiglia.
Contribuisce alla crescita di giocatori come Nikos Nioplias o lo stesso Machlas, vincitore della Scarpa d’Oro nel 1998. Ma anche stranieri come i cileni Jaime Vera e Alejandro Hisis negli anni Ottanta, il costaricano Rónald Gómez nell’ultima stagione (1999-2000) e il 17enne maliano Mahamadou Diarra, partito dall’OFI per poi diventare titolare nel Real Madrid della metà degli anni 2000.

Nel nuovo millennio, si dice che avesse segnalato al Larissa un giovanissimo Kostas Mitroglou e al Kerkyra un altro giocatore promettente, un certo Kostas Fortounis: i direttori sportivi di entrambe le squadre, tuttavia, non ritenevano questi due giocatori degli affari…

Eugène Gerards negli ultimi anni della sua vita è stato diagnosticato con la paralisi sopranucleare progressiva, una sindrome che lo ha costretto alla mobilità ridotta e alla sedia a rotelle. Il 20 novembre 2017, su idea di Ilias Poursanidis, uno dei tanti figli di Gerards, è stata organizzata un’amichevole per ricordare i 15 anni di Eugene sulla panchina dell’OFI.

Figli di Gerards con tanti suoi giocatori nei tre lustri ad Irakleio contro gli Amici di Gerards con gran parte della rosa della Grecia di Euro 2004. Momenti incredibili, con lo stadio Theodoros Vardinogiannis che si commuove nel vedere l’artefice di tante battaglie tornare nel posto dove ha creato una squadra irripetibile.

Solamente un mese e mezzo dopo quella partita, il 2 gennaio 2018, Eugène Gerards si spegne a 77 anni nella sua amata Elià Irakleiou, a Creta.

GERARDS E LA SUA CRETA

Nei primissimi giorni della sua avventura cretese, quando gli propongono di assumere un interprete, Gerards si è subito opposto, rispondendo che un paese lo si conosce solo quando si impara la lingua. Si sottopone a lezioni quotidiane con la moglie di un olandese che vive a Creta e a cui chiede sempre della storia e delle tradizioni dell’isola.

A Creta conosce la sua seconda moglie e passa gli ultimi anni della sua vita ad Elià, un paesino di nemmeno 700 anime che sorge su una collina da cui si può assistere ad una vista mozzafiato e a circa 3.000 chilometri da Brunssum, la sua città natale.
Aveva imparato perfettamente il greco, prendendo anche la cittadinanza greca.

Νell’agosto del 2017 l’OFI dedica il Gate 9 dello stadio Theodoros Vardinogiannis proprio a lui: è l’ingresso della tribuna d’onore, esattamente sopra la panchina da cui ha guidato per centinaia di volte i cretesi.

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Mentre celebra la vittoria della Coppa del 1987.

Gran parte delle citazioni sono tratte da questa interessante intervista a Gerards su Sport24.gr del febbraio 2016. La risposta all’ultima domanda che il giornalista gli pone, rende bene l’idea del suo amore per Creta: Αvrebbe mai voluto nascere cretese?

Lo avrei voluto molto. I cretesi sono delle brave persone. Io amo Creta e i cretesi.
Non sono nato qui, però è casa mia.
Qui vivevo, qui vivo e qui morirò, da cretese.

Oggi avrebbe spento 80 candeline uno dei personaggi più rivoluzionari del calcio greco.

Tanti auguri Eugène Gerards, limburghese di nascita ma col cuore cretese.

 

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