Giorgos Sideris, l’uomo delle prime volte

Il filosofo francese Jean-Paul Sartre diceva che «il calcio è una metafora della vita».

Uno dei più grandi interpreti greci di questa metafora è Giorgos Sideris: la passione e la forza fisica che ha avuto in campo sono state lo specchio della sua vita. Con la sola presenza in campo, provocava il terrore nelle difese avversarie.

Tra i quartieri del Pireo – anche nel 2020, a quasi mezzo secolo dal suo ritiro – accostano il suo nome all’orgoglio e alla magia.

Nato il 5 aprile 1938 ad Agios Ioannis Rentis (tra il Pireo Atene), ultimo di otto fratelli, Sideris vive un’infanzia difficile tra l’occupazione nazifascista e la distruttiva guerra civile greca. Nelle tante famiglie numerose dell’epoca, anche i figli dovevano lavorare: il piccolo Giorgos, infatti, porterà il pane a casa già da prima dell’adolescenza.

Ho fatto tanti lavori manuali. Uno dei miei fratelli aveva un bancone nel vecchio mercato ortofrutticolo di Atene (via Pireòs), prendevo due tonnellate di roba e le portavo fino ad Omonia. Quando arrivavo a destinazione, mi sentivo bene, rinforzato quasi. Era un allenamento formidabile per me.

Da questa esperienza, sviluppa una forza fisica senza precedenti: sarà il suo punto di forza nella sua carriera da calciatore.

UN PERCORSO MATURO

Mentre svolgeva questi lavoretti, Giorgos Sideris gioca nei campetti di Renti, vicino a casa. Suo fratello Spyros gioca nell’Apollon Rentis, la squadra della città, e anche lui viene incluso nella rosa: un giorno si infortuna un ragazzo ed l’adolescente Giorgos entra in campo.

Il ragazzino è impressionante in campo e il Panathinaikos mette subito gli occhi su di lui. Tuttavia, il piccolo Apollon ha un ottimo rapporto con l’Olympiakos, è quasi una squadra satellite dei biancorossi.

Non avevano fatto i conti con l’oste, con Giorgos Sideris, il quale sceglie di non andare subito in una grande squadra, ma di aspettare. A soli 15 anni, decide di intraprendere una carriera step by step, perché non si sentiva pronto. E, come avverrà tante volte, avrà ragione.

Nel 1953 approda all’Atromitos Pireo, la terza squadra della città portuale dopo Olympiakos ed Ethnikos. Partito da mediano, si distingue per l’eccezionale cinismo davanti al portiere: le statistiche di quel periodo non sono molto precise, ma segna con una facilità impressionante. Talmente tante reti che il 3 dicembre 1958 il selezionatore Antonis Migiakis lo fa debuttare in Nazionale nella partita Grecia-Francia al Leoforos: un ventenne che gioca in una piccola squadra del Pireo ha conquistato la maglia della Ethnikì.

Ormai è pronto. L’Olympiakos nell’estate del 1959 offre cinque giocatori (!) all’Apollon per avere Sideris, che indossa la maglia biancorossa e ne diventerà il calciatore più rappresentativo.

OLYMPIAKOS, UN IMPORTANTE CAPITOLO

Entra in squadra a 21 anni e sembra già un veterano. Schierato da interno destro di attacco (si giocava ancora con il 2-3-5, ndr), Sideris è già il giocatore di punta che mostra tutte le caratteristiche per cui è stato preso: resistenza e forza fisica, accelerazioni da centometrista, abilità nel gioco aereo e nei calci piazzati.

Un attaccante completo, un carro armato su cui gli allenatori avversari devono piazzare almeno due uomini per fermarlo.
Giorgos Sideris è rispettato anche dai suoi più grandi avversari.

Era formidabile. Nessun avversario poteva andare su di lui. Era un toro, un grandissimo giocatore
Kostas Nestoridis, grande attaccante dell’AEK tra gli anni ’50 e ’60.

Giorgos era un bulldozer. Qualsiasi giocatore provava a scontrarsi con lui andava in ospedale.
Takis Oikonomopoulos, portiere del Panathinaikos dal 1963 al 1976, con più di 300 presenze.

I più grandi attaccanti che abbiano mai giocato in Europa fino ad oggi e che ho avuto l’onore di affrontare sono stati Gerd Müller e Giorgos Sideris.
Fragkiskos Sourpis, stopper del Panathinaikos dal 1962 al 1973 e avversario personale di Sideris nei tanti derby con l’Olympiakos, in una dichiarazione del 1988.

Insomma, Giorgos conquista veramente tutti. I primi anni Sessanta sono un periodo di transizione per l’Olympiakos in campionato, perché il ciclo leggendario con i sei campionati di fila vinti nel decennio precedente era arrivato ormai al tramonto. Le più grandi soddisfazioni arrivano però nelle Coppe, con vittorie del trofeo nazionale (1960, 1961, 1963, 1965, 1968) e, soprattutto, il primo trofeo europeo di una squadra greca, la Coppa dei Balcani nel 1963.

Sideris gioca qualche amichevole nell’estate del 1962 con il Lanerossi Vicenza e si parla anche di un interessamento della Grande Inter di Helenio Herrera. Però l’attaccante, a 24 anni, preferisce rimanere in Grecia.

Solo con l’arrivo del grande allenatore magiaro Márton Bukovi – teorico del rivoluzionario 4-2-4 – l’Olympiakos di Sideris vince due campionati consecutivi (1965-66, 1966-67). Fino alla dittatura militare che comincia il 21 aprile 1967, il giorno del colpo di stato, il giorno che stravolge tutto.

LA GIUNTA DEI COLONNELLI E IL CAMPIONE

22 novembre 1967. Il primo Panathinaikos-Olympiakos sotto la dittatura finisce 1-0 per i padroni di casa al Leoforos. Ma quella partita non si può riassumere solo con la rete di Tasos Loukanidis su punizione.

A nove minuti dalla fine un poliziotto entra in campo e la partita si ferma. L’uomo in divisa cerca Giorgos Sideris: gli vuole parlare il Ministro dell’Interno, e uno degli uomini di punta del regime, Stylianos PattakosSideris si dirige verso la tribuna e il ministro gli dice di calmarsi, di non giocare in maniera energica, come l’attaccante solitamente si comportava in campo.

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Pattakos è l’uomo che con la mano dice a Sideris (col numero 8) di calmarsi.

Un gesto insolito, mai visto su un campo di calcio greco e che mai si rivedrà nel settennato dittatoriale.

Pattakos, tuttavia, si professa un grande tifoso dell’Olympiakos e dichiara a proposito di quella partita:

Mi ha tanto rattristito la sconfitta nel derby contro il Panathinaikos. Credo però che sia stata una partita sfortunata, perché abbiamo giocato meglio. Mi auguro di vincere anche quest’anno il campionato.

Il grande allenatore Bukovi, vedendo quello che la Giunta era capace di fare, lascia l’Olympiakos e la sua amata Grecia, non allenando più nessuna squadra.

QUELLA SCARPA D’ORO SFUMATA ALL’ULTIMO

Stagione 1968-1969. Sideris è fenomenale in quell’anno, raggiungendo le 35 reti in campionato, un dato fuori dal normale. Nello straordinario documentario prodotto da Cosmote TV nel 2018, quando il narratore Giorgos Lianis mostra a Sideris la Scarpa d’Argento conquistata in quell’annata, l’attaccante ricorda:

Quello doveva essere d’oro, non d’argento. Mi hanno derubato.

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Sideris e la Scarpa d’Argento 1969 (dal documentario di Cosmote TV)

Infatti, il suo principale avversario è il bulgaro Petar Zhekov del CSKA Sofia che alla fine vince l’ambito trofeo in un modo particolare. In Bulgaria fanno di tutto per far conquistare la Scarpa d’Oro ad un giocatore locale: la Nazionale tiene a casa Zhekov per gli impegni di giugno, in vista delle ultime due partite di campionato.

Il CSKA ha già vinto il campionato, ma l’obiettivo è un altro. Zhekov segna a ripetizione e, con una rimonta molto sospetta dal punto di vista greco, arriva esattamente a 36 reti. Una in più di Sideris, che ai giornali dell’epoca dichiara:

Una Scarpa d’Oro del genere non l’avrei mai accettata!

IL TRASFERIMENTO RECORD

Il 7 novembre 1969 Sideris si trova nel ritiro della Nazionale a Zurigo in vista della partita decisiva contro la Romania per le qualificazioni ai Mondiali di Messico ’70. In quel periodo viene accusato di scarso impegno dalla dirigenza e quindi decide di chiamare la redazione di Athlikì Ixò, uno dei più importanti giornali sportivi, per uno sfogo epocale proprio contro i suoi oppositori:

Prendo baracca e burattini e vado via da signore dall’Olympiakos. […] Non ho l’intenzione di appendere gli scarpini al chiodo. Posso ancora giocare per qualche anno e sicuramente proseguirò la mia carriera.

Per questo motivo chiederò di essere ceduto. Non si possono opporre, visto che non hanno più bisogno di me all’Olympiakos. Io non ho mai detto di fermarmi con il calcio, loro [la dirigenza] me l’hanno chiesto. Ringrazio per quello che hanno fatto per me e prometto loro che non li disturberò mai più.

L’Olympiakos mi ha pagato 30.000 dracme per comprarmi e da dieci anni gioco per questa gloriosa squadra. Qualcosa ho offerto anch’io, senza essere egoista, nella storia di questa società.

Vorrei ricordare loro una cosa molto triste per me, quando sono sceso in campo per l’Olympiakos il giorno del funerale della persona più importante della mia vita, mia madre (21 maggio 1966, Panathinaikos 1-1 Olympiakos, ndr).
E ora mi state cacciando.

Quale giocatore è sempre in forma? Ci sono momenti o addirittura mesi in cui le prestazioni calano. Ho letto qualche giorno fa che Matt Busby non ha schierato per due mesi il grande Denis Law e che pochi mesi fa Mazzola era fuori forma e lo hanno lasciato fuori dall’Inter per qualche partita.
Però nessuno li ha mandati via.

Si dice che le poche partite giocate da Giorgos Sideris nella stagione 1969-1970 siano legate alle sue simpatie verso la sinistra e, in un periodo in cui la dittatura è molto legata agli Stati Uniti, l’unica scelta è quella di andare all’estero.

A 32 anni, Sideris è un nuovo attaccante dell’Anversa, in Belgio. Nel maggio del 1971 diventa il primo calciatore greco ad essere acquistato da una squadra straniera dal dopoguerra, dopo il trasferimento di Kostas Choumis al Venus di Bucarest nel 1936.

Inizialmente, il club belga gli offre un negozio (!) nel centro di Anversa, però alla fine gli accordi sono i seguenti:
– 1.500.000 dracme per ogni anno di contratto;
– 30.000 dracme per l’affitto della casa;
– 8.000 dracme per ogni vittoria;
– 4.000 dracme per ogni pareggio;
– 600 dracme per ogni allenamento!

Sideris vede il calcio in una maniera diversa nelle Fiandre. Il livello del campionato è più alto di quello greco e gli allenamenti sono molto impegnativi: insomma, è un calcio molto più professionale. E poi le condizioni atmosferiche, come ha confessato lo stesso attaccante, non sono come quelle del Pireo e questo gli rende la vita difficile.

Dopo 7 reti in 25 presenze in Belgio, torna all’Olympiakos per l’onore delle armi nel gennaio 1972. Il 6 febbraio segna le ultime due reti della carriera contro il Panachaiki e due settimane dopo gioca 55 minuti nel derby con il Panathinaikos.

Passano i mesi per l’ormai 34enne Sideris, che non vede più il campo.
Così decide, il 14 aprile 1972, di ritirarsi dal calcio giocato.

Il presidente dell’Olympiakos Nikos Goulandris, in modo da regalare un premio in denaro a Sideris, aumenta il prezzo dei biglietti nella successiva partita contro l’Apollon. 20 dracme in più per i posti numerati e 10 dracme in più per i posti non numerati: tutto verrà regalato al migliore marcatore della storia della società biancorossa.

Da quel momento, si allontana sempre di più dal mondo del calcio e non va allo stadio da anni.

Non mi è mai passato dalla testa di essere una leggenda del calcio.
Sono semplicemente un vecchio di 80 anni, così mi sento.

Questo è Giorgos Sideris.

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I RECORD

– Capocannoniere del Kypello Elladas con 73 reti.
– Capocannoniere dell’Olympiakos in campionato con 224 reti in 285 partite. Il quarto nella classifica totale, con una media ampiamente migliore rispetto al primo Thomas Mavros (260 in 501 presenze), al secondo Krzysztof Warzycha (244 in 390 presenze) e al terzo Mimis Papaioannou (235 in 481 presenze).
– Capocannoniere del campionato in tre edizioni (1964-65, 1966-67, 1968-69).
– Primo marcatore dell’Olympiakos nei derby contro il Panathinaikos con 13 reti. Il secondo in totale dopo Dimitris Saravakos con 16 reti.
– Primo giocatore greco (insieme a Mimis Domazos) ad entrare nella classifica del Pallone d’Oro (1969).
– Primo e unico giocatore greco ad essere premiato con la Scarpa d’Argento (1969).
– Primo giocatore greco ad essere acquistato da una squadra estera nel dopoguerra (Antwerp, 1970).

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