Storie: Il miracolo del Panathinaikos ad Amsterdam

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L’Ajax è imbattuto in casa – nelle partite per l’Europa – dal 27 settembre 1989 quando, contro l’Austria Vienna nel vecchio De Meer, viene sconfitto a tavolino. E l’ultima sconfitta risale al 16 marzo 1994, un 2-0 contro il Parma al Tardini: la squadra di Louis van Gaal (di Litmanen, dei fratelli de Boer, di Kluivert, Kanu e Davids) non perde da più di due anni in Europa, vincendo la Champions League del 1995 e andando di gran carriera per la doppietta.

Tutto questo fino al 3 aprile 1996. All’Olimpico di Amsterdam arriva il Panathinaikos di Juan Ramon Rocha, la grande sorpresa della Champions League, ormai arrivata alle semifinali. Il livello dell’Ajax di quel periodo era incredibile, come ha spiegato proprio Rocha in un’intervista a Spor FM:

Un anno prima ero andato insieme a Manos Mavrokoukoulakis (dirigente e attuale presidente del Panathinaikos, ndr) a Vienna per la finale Ajax-Milan. L’Ajax era la più forte squadra del mondo e abbiamo visto che i suoi giocatori venivano comprati a peso d’oro dai top club europei.
Avevamo due modi per approcciare quella gara ad Amsterdam: giocare a viso aperto oppure chiuderci in difesa per tutta la partita. Abbiamo abbandonato la prima opzione, non era la ricetta giusta che volevamo e quindi abbiamo giocato alla pari.

Guai a sottovalutare il Trifylli, capace di grandi imprese in campo europeo, come dirà Krzysztof Warzycha, il leader offensivo del Panathinaikos:

Non posso nasconderlo, allora andavamo allo stadio col pullman e i tifosi dell’Ajax pensavano di avere la vita facile con noi, di batterci con tre o quattro reti.

Tuttavia, noi siamo andati là senza ansia, non avevamo da perdere nulla. […] Ho guardato molte volte questa partita. Non ci hanno chiusi nella nostra area, ci sono stati frangenti in cui abbiamo tenuto bene il pallone e abbiamo avuto anche occasioni per segnare.

L’Occasione, con la o maiuscola, arriva all’87’ e rappresenta perfettamente l’atteggiamento dei ragazzi di Rocha.

I protagonisti di questa azione sono tre:
1) Stratos “Turbo” Apostolakis, terzino destro che lascia nel 1990 l’Olympiakos per gli odiati rivali per «gustarmi l’Europa con il mestolone, non con il cucchiaino». Per farvi capire la personalità.
2) Giorgos Donis, attuale allenatore del Trifylli e, quando giocava, centrocampista famoso per le sue incursioni, tanto da essere chiamato “Treno”.
3) Krzysztof Warzycha, ariete polacco già capocannoniere per due volte consecutive in A’ Ethniki e capace, fino a fine carriera nel 2004, di segnare 244 reti in 390 partite in campionato, 50 in 100 partite in Coppa e 25 in 63 partite in Europa: tutto questo sempre con la maglia del Panathinaikos.

Dieci secondi da far vedere a chiunque voglia imparare il termine contropiede. Ricordiamo, semifinale di andata sullo 0-0 all’87’ e la squadra in trasferta ha il pallone vicino alla propria area: un atteggiamento prudente sarebbe potuto essere quello di buttare via la sfera.

Invece Apostolakis non la spazza. Mente lucida e pallone a Donis a venti metri dalla linea di fondo. Come un treno che parte senza sosta, il centrocampista vede il compagno Dimitris Markos che fa un movimento verso destra ed elude la mediana olandese. Passa la linea di centrocampo sempre con la palla al piede e poi Warzycha spiega come è finita:

Seguendo l’azione, la sola cosa a cui ho pensato è di non andare in fuorigioco. Avevo solo questo in mente. Dal momento che ero in posizione regolare, ho visto il pallone arrivare (passaggio tagliato di Donis, ndr) e ho calciato di piatto! Non ho visto nemmeno dove è andata la palla! Appena mi sono alzato in piedi, l’ho vista in fondo alla rete. Ho alzato le braccia per esultare, non avevo le forze di fare qualcosa di più dalla fatica.

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E anche la conclusione non è stata lasciata al caso. Sempre Warzycha:

Se riguardate l’azione, vi accorgerete che van der Sar era uscito molto velocemente, mi aveva chiuso lo specchio della porta. L’unico modo per segnare era questo: passare la palla sopra di lui.

0-1 e il Panathinaikos si trova a un passo dalla finalissima di Roma.

In un altro Stadio Olimpico, quello di Atene, l’Ajax annienta con un secco 3-0 il Panathinaikos ma nella finale giocata nell’ultimo Olimpico della nostra storia, quello di Roma, van Gaal verrà battuto dalla Juventus di Marcello Lippi.

Però quella rete di Warzycha, anche a distanza di 24 anni, rimane indimenticabile.

 

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