Storie: Giovanni, il Mago col nome da apostolo e i piedi da Messia del pallone

giovanni

Un uomo che sinceramente manca molto al calcio greco. Un vero e proprio campione, un giocatore che voleva «portare la gente allo stadio, non allontanarla». Un artista del pallone. Giovanni Silva de Oliveira è nato 48 anni fa in Brasile ed è ancora, tre lustri dopo la sua ultima partita in Grecia, idolatrato dai tifosi dell’Olympiakos.

LA CAMISA 10 DI PELÉ AL SANTOS E I SUOI TESTIMONI

Giovanni è il tipico attaccante brasiliano con la tecnica sopraffina, un controllo di palla da giocoliere e un dribbling eccelso. C’è solo un piccolo particolare: è alto la bellezza di 1.90, quindi è praticamente immarcabile per i difensori.

Dopo aver girato (e segnato) in varie squadre del Belém, la sua zona, approda nel 1995 al Santos, notato da un certo Pelé. Lì fa il vuoto, dominando in campo proprio con il numero 10 sulla schiena. Infatti, prende per mano la squadra paulista nel Brasileirão 1995 raggiungendo, dopo un periodo di magra, la finale, perdendo contro il Botafogo.

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Giovanni è l’assoluto protagonista: dopo aver vinto la semifinale contro il Fluminense, si tinge i capelli di rosso e i tifosi del Santos lo emulano. Si forma addirittura il gruppo dei “Testimoni” in onore di questo giocatore, ormai soprannominato il Messia.

LA GRECIA DEVE RINGRAZIARE VAN GAAL PER IL GRANDE REGALO

Il Barcellona non si fa scappare questo talento e Giovanni, nel 1996 a 24 anni, fa il grande salto in Europa. Un’avventura che non finirà nel migliore dei modi tre anni dopo, con la gentile collaborazione di Louis van Gaal.

Avendo a disposizione giocatori come Rivaldo Kluivert per il suo ferreo 4-3-3, il tecnico olandese vuole schierare Giovanni in mediana, incontrando il secco rifiuto del giocatore brasiliano che vedrà il campo col binocolo nella stagione 1998-1999.

Nel 2010, Giovanni sarà a dir poco chiaro:

Van Gaal è l’Hitler dei giocatori brasiliani. Si tratta di una persona presuntuosa, orgogliosa e ha problemi. La mia vita con lui è stata traumatica. I brasiliani non lo volevano. Mi ha messo sotto ed era in contrasto anche con Rivaldo e Sonny Anderson. Aveva sempre come scusa il fatto che non ci allenavamo bene.

Peli sulla lingua, Giovanni, non ne ha mai avuti. Infatti aveva una sua tesi:

Si preferisce avere uno scemo che corre sempre e non un giocatore tecnico che pensa in campo. Poi, guarda caso, il Brasile è cinque volte campione del Mondo.

Ed è per questo che il Messia, ormai defenestrato dal Barcellona, cerca una nuova opportunità, una rampa di lancio per la sua carriera. Nel luglio 1999 sbarca quindi in Grecia, al Pireo, all’Olympiakos.

UN’INTUIZIONE GENIALE PER SCRIVERE UNA STORIA SFORTUNATA E POI INDIMENTICABILE

Sokratis Kokkalis è stato il presidente dell’Olympiakos dal 1993 al 2010 ed era una volpe nel calciomercato. Appena fiutava un affare, si poteva essere certi che una mossa l’avrebbe fatta.

Il 16 luglio del 1999 arriva quindi il numero 10 del Barcellona in GreciaGiovanni è un nuovo giocatore dell’Olympiakos. Un acquisto incredibile per quegli anni, che alza di colpo il livello del campionato greco. All’inizio va come un treno: in Coppa contro il Naoussa segna subito una doppietta e in Champions ne fa altri due al Real Madrid per il 3-3 finale.

Poi arriva la brusca fermata. È il 4 dicembre 1999 e il difensore Semos dell’Iraklis lo tocca duro sul ginocchio: rottura del crociato per Giovanni, autore di una prima metà della stagione fenomenale con 13 reti all’attivo. Semos riceve anche minacce di morte (!) e si reca in ospedale dal suo avversario che, da fervente cattolico, gli regala… una Bibbia!

Quando torna in campo, Giovanni ha perso velocità ma i piedi rimangono sempre quelli da Mago, come viene soprannominato in Grecia. Una scena memorabile si verifica nella semifinale di ritorno di Coppa nel 2001 contro proprio l’Iraklis, la squadra che aveva fermato la carriera del brasiliano. Una partita epica, 4-4 fino al 90′ e nei minuti di recupero arriva la luce. Il numero 10 dell’Olympiakos riceve il pallone sulla trequarti, manda letteralmente al bar due difensori con due finte e spiazza il portiere in uscita per il 5-4 finale. È la seconda volta che entra il suo nome nel tabellino – con la prima rete che è stata un pallonetto da quasi 40 (!) metri – e l’allenatore dell’Iraklis Aggelos Anastasiadis che si congratula con lui.

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È stato un gesto spontaneo. Ci aveva fatto davvero male in quella partita, però era davvero una gioia per gli occhi vedere le sue gesta. Volevo abbracciarlo per ringraziarlo, perché ci aveva offerto un’azione unica. Volevo dimostrare la mia gioia e la mia riconoscenza. Lo ringrazio per tutto ciò che ha offerto al calcio e alla Grecia.

Dirà l’ex ct della Nazionale greca nel 2018. Pensate come veniva visto dai suoi avversari.

QUEL MAGICO PALLONETTO…

Nonostante non abbia mai avuto una carriera soddisfacente in Europa con l’OlympiakosGiovanni è stato protagonista anche in Champions League. Come non ricordarsi di quella partita contro il Galatasaray sul campo di Rizoupoli.

5 novembre 2003, la stessa sera dell’exploit di Monaco 8-2 Deportivo. L’Olympiakos è a caccia di punti contro i turchi di Fatih Terim e gioca una partita eccezionale, chiudendo il discorso già nel primo tempo con un 2-0 grazie a Castillo e Mavrogenidis. Nei minuti di recupero, Mondragon, il portiere colombiano del Galatasaray, si scaglia contro Djordjevic ed entrambi vengono ammoniti. Solo che per l’ala dell’Olympiakos era il secondo giallo e viene espulso. Così, per vendicarsi, Giovanni sforna al 96′ la specialità della casa: il pallonetto, ricordato anche dallo stesso brasiliano su Instagram…

Con il commento in radio di Giorgos Chelakis che rende il tutto ancora più suggestivo:

Glielo farà, lo ridicolizzerà… Lo ha ridicolizzato! Lo ha ridicolizzato! Tre a zero, lo ha ridicolizzato, lo ha mandato a prendere i fiammiferi (in italiano può essere tradotto come: «Lo ha mandato al bar»). Gli ha fatto passare il pallone sopra la testa, un gol spettacolare, tre a zero! Queste cose le fa Giovanni e trent’anni fa le faceva Pelé!

Αnche nella sua ultima stagione, la prima nel nuovo Karaiskakis, ha contribuito a una delle reti più belle mai viste in Grecia. Con l’aiuto del suo amico Rivaldo e del marcatore Neri Castillo. Non vi raccontiamo nemmeno l’azione, i sette tocchi consecutivi di prima parlano da sé.

Nel 2005 arriva la fine dell’avventura all’Olympiakos, con il ritorno in Brasile, al suo Santos. E il suo presidente Sokratis Kokkalis lo saluta con queste parole, che racchiudono tutta la grandezza di Giovanni:

Personalmente, come uomo, tifoso e presidente sono dispiaciuto che se ne vada. È un grande calciatore e una persona buona. Una persona diretta. Ci ha offerto così tanto ma ha deciso di tornare nella sua patria. Sarà una grande assenza. Giovanni ci ha donato momenti indimenticabili e si è trattato del primo grande giocatore che sia mai venuto in Grecia. […] Lo ameremo e lo onoreremo.

giovanni insta

Sebbene abbia giocato anche con un Pallone d’Oro come Rivaldo, anche lo storico capitano dell’Olympiakos Predrag Djordjevic ha dichiarato:

Giovanni è stato qualcosa di unico. Per come l’ho vissuto io in questi sei anni insieme è stato qualcosa di particolare. Quello che ho visto da Giovanni, non l’ho visto da nessun altro.

Se lo dicono loro, dopo aver visto Giovanni vincere cinque campionati e una Coppa in sei stagioni in Grecia, c’è da fidarsi.

 

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