Storie: lunga vita ad Ethnikaras, il più grande tifoso della Nazionale

Giannis Mantzouranis

Chi ha visto Grecia-Finlandia in televisione, sicuramente avrà sentito la voce da tenore di un uomo (e che uomo!) con un dolcevita turchese, la giubba azzurra e gli immancabili occhialoni. Un tifoso che ha risollevato il morale di una Ethnikì che nella ripresa ha rimontato i nordici (2-1 al triplice fischio, ndr), arrivando alla terza vittoria di fila con la guida di Van ‘t Schip. Questa è la storia di Ethnikaras, classe 1935, una vita fatta di amore per l’Ethnikos e l’Ethnikì («Ha fatto un pacchetto unico» dicono di lui) e tanti, tantissimi cori.

Nato in un paesino dell’Arcadia, Giannis Mantzouranis – il suo vero nome – si trasferisce all’età di 10 anni ad Atene e da lì scocca il suo primo amore: l’Ethnikos, una delle prime squadre nate nella città portuale del Pireo. Ogni domenica andava in chiesa e poi si dirigeva al Velodromo del Pireo, costruito per le Olimpiadi del 1896, per seguire l’Ethnikos. Dal 1956 fino al 30 novembre 2014 ha perso solo 12 partite: una per il suo matrimonio nel 1973 e le altre 11 per malattia. Giusto per rendervi conto della passione.

Una vera e propria istituzione del tifo greco, Ethnikaras ha in giro per il territorio ellenico solo amici, poiché lui è sempre con la sua squadra, mai contro le altre, ed è per questo che viene apprezzato da tutti.  «Tutti mi amano perché entravo nello stadio da signore e ne uscivo tale. Non ho mai provocato, non ho mai insultato nessuno». Persino al Toumba, lo stadio del PAOK, viene accolto come se fosse il Premier.

A proposito di Premier, Mantzouranis ha lavorato per oltre quattro decenni come usciere all’ospedale di Evaggelismòs, uno dei più importanti di Atene, prima di andare in pensione nel 1999. Lì conosce Konstantinos Samaras, noto cardiologo e… padre dell’ex Primo Ministro Antonis Samaras, che già da piccolo era un grande tifoso dell’Olympiakos. Si dice che molte volte il dottore lasciasse il figlio ad Ethnikàras per andare a vedere l’Olympiakos. Il cuore d’oro di Mantzouranis portava il futuro Premier allo stadio, anche se per tifare la squadra rivale. Si tratta solo di una squadra avversaria, non una squadra da odiare.

Il suo «Α, ρε Εθνικάρα» («Αh, grande Ethnikòs») risuona davvero ovunque negli stadi, visto il suo vocione da tenore che gli ha fruttato anche 50.000 dracme dal compositore Nikos Karvelas negli anni Ottanta, per un pezzo che si chiama proprio Α, ρε Εθνικάρα.

Nel 2011, Ethnikaras ha avuto un grave problema di salute, che lo ha tenuto per poco lontano dagli stadi. Tutto grazie alla sua gentilezza: mentre camminava per strada, un tifoso è andato a salutarlo, Mantzouranis cerca di avvicinarsi a lui, non ha notato una pozzanghera ed è caduto sbattendo la testa e l’occhio sinistro, perdendo gran parte della vista.

Non solo Ethnikos, ma anche Ethnikì. Sembra un gioco di parole, ma Mantzouranis segue anche la Nazionale greca: da Chicago a Budapest, fino a Lisbona nel famoso 2004. Sempre col suo tipico canto, perfetto anche per la Nazionale.

Nel deserto dello Stadio Olimpico di Atene di domenica scorsa, l’unico che si sentiva era lui, Ethnikaras, 85 anni il prossimo gennaio e un’energia ancora invidiabile. La sua voce copriva addirittura la telecronaca di Grecia-Finlandia e i finlandesi, ormai, sono pazzi di lui, come testimoniato da questo video:

Insomma, in un periodo in cui i tifosi vengono visti come il male del calcio, la voce e la presenza di Ethnikaras sono ancora fondamentali.

 

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