Storie: Alekos Alexandris, una vita in rovesciata

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Come fa un attaccante di 175 cm a regnare nelle palle alte? Non arrivandoci di testa, ci prova con una rovesciata. E il giocatore di cui stiamo per parlare, potrebbe ricevere una laurea honoris causa in questo, solamente prendendo quella rete durante Olympiakos 4-3 AEK nel 2002, dove ha segnato proprio così (foto), consegnando alla squadra del Pireo l’ennesimo campionato. Oppure quella contro il Parma, dove tra Sensini Sartor disegna una traiettoria imparabile per Taffarel (video).

Classe ’68, Alexis (per tutti AlekosAlexandris è stato uno dei più grandi attaccanti nella storia del calcio greco. Il suo modo di fare in campo, unito al carisma con cui aiutava la propria squadra lo hanno reso uno dei simboli degli anni Novanta. Un cannoniere infaticabile, partito da ala destra e finito come centravanti di movimento. 247 reti in 504 partite: 135 con l’Olympiakos, 52 con il Veria, 39 con l‘AEK, 15 con l’APOP Kinyras (Cipro), 4 col Kallithea e 2 con il Larissa.  La media a fine carriera sarà di quasi una rete ogni due partite, ma Alexandris non è solo questo.

L’ho detto più volte. Non sono mai stato un bambino che diceva: “Vorrei diventare come lui”. Anche se ai miei tempi c’erano giocatori di assoluto livello, come Nikos Anastopoulos oppure Thomas Mavros, che era l’attaccante per definizione. Non so perché, per come sono fatto io non volevo assomigliare a nessuno. Sto provando a passare questo messaggio anche ai miei figli: dico loro di non avere dei modelli da seguire perché a volte… cadono nel nulla. Ricordo che alcuni tifosi mi dicevano: “Sei andato via dall’AEK per passare all’Olympiakos e il mio sogno si è infranto”. Per quale motivo il tuo sogno si è infranto? Io ho solo lavorato. Giudicami sul campo.

Ogni sua intervista è una rivelazione, imprevedibile proprio come le sue rovesciate. Nessuna dichiarazione paludata, solo un semplice racconto dal suo punto di vista. Realista e caustico. Come, ad esempio, la sua descrizione dell’avventura della Grecia a USA ’94, passato alla storia come il disastroso Mondiale del 4-4-2 (4 reti subite dall’Argentina, 4 dalla Bulgaria, 2 dalla Nigeria):

Il ct Alketas Panagoulias (scomparso nel 2012, ndr) era una persona d’oro ma non era un allenatore. Poteva essere un responsabile di marketing, ma non un allenatore. Aveva una rosa di buon livello ma se l’avesse saputa usare… Ad esempio c’erano ragazzi giovani che avevano fatto un’ottima stagione ed io ero il capocannoniere del campionato. Però hanno giocato 35enni, che poteva schierare nella terza partita come un tributo per la loro carriera. Non diciamoci stronzate, l’Argentina di Maradona era ingiocabile, ma schierarli anche nel match contro la Bulgaria? Alla fine io ho giocato solo la terza partita come se fossi il 40enne pronto per ritirarsi (all’epoca aveva 25 anni, ndr). La nostra sede era a Long Island, a un’ora e mezza da New York: appena entravamo in città, i tifosi ci assalivano: perdevi l’allenamento ed eri stanchissimo. Poi avevamo scoperto che ogni persona che voleva vederci pagava 2000 dollari e noi prendevamo una percentuale. Sembrava una festa di paese ed è stato un grandissimo casino per tutti. Partecipare ad un Mondiale è il più grande obiettivo per un calciatore e ne siamo usciti davvero con l’amaro in bocca, non vedevamo l’ora di finire questa avventura e di tornare a casa.

Nell’AEK dal 1991 al 1994 – con tre campionati di fila – e poi all’Olympiakos fino al 2004. Dieci campionati vinti da assoluto protagonista e un mancato approdo in Cina.

Infatti, nell’estate della vittoria dell’Europeo e dei Giochi Olimpici in Grecia, Alexandris è in trattativa col Shenzhen Jianlibao: sarebbe diventato il primo calciatore greco nel continente asiatico. Però un mix tra «aviaria e fallimento del club» (parole sue, ndr) ha fermato un trasferimento storico. Addirittura, l’attaccante si era rivolto al proprio avvocato Jean-Louis Dupont, uno dei fautori della sentenza Bosman, il quale gli ha chiesto 180 mila euro per… non risolvere assolutamente niente, terminando la carriera tra Kallithea Larissa.

Appesi gli scarpini al chiodo, ha allenato l’Under 21 dell’Olympiakos tra il 2009 e il 2011 – conoscendo anche il tecnico della prima squadra Ernesto Valverde – per poi girovagare tra squadre minori. E, per non farsi mancare nulla, quest’anno si è pure candidato come consigliere comunale a Kiato, la sua città natale. Perdendo ai voti, ma almeno ci ha provato.

Tanto amato dai suoi tifosi, quanto odiato dai rivali per i suoi famosi tuffi con cui si guadagnava rigori. Un uomo che, a differenza di tanti altri, ha sempre risposto sul campo, come ha dichiarato:

Non ho mai provocato con gesti fuori dal calcio nella mia carriera. Sportivamente è bello, segni tre reti e li fai ammutolire per cent’anni. Ho sentito così tanti insulti rivolti a me ma non ho mai risposto. Mi sono sempre detto di non reagire in alcun campo. Anche quando avrei avuto mille ragioni per farlo.

Questo è Alekos. Prendere o lasciare.

 

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