Dopo aver toccato il fondo, la Nazionale sta per cominciare a scavare

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Nei nostri occhi e nelle nostre menti è ancora fresco il ricordo del rigore parato da Keylor Navas a Fanis Gekas a Recife, in quell’ottavo di finale dei Mondiali del 2014. Una delusione immensa: la Grecia era a un passo dall’ingresso tra le prime otto del mondo. Strano a dirsi in questo momento. In panchina c’era Fernando Santos, un allenatore realista, un sergente che puntava al miglior risultato possibile; se vogliamo, la stessa mentalità adottata da Otto Rehhagel nei nove anni da commissario tecnico in Grecia.

Ed è da qui che cominciano i problemi. Il capitano Karagounis, 139 gettoni in Nazionale, lascia il calcio dopo quella partita dichiarando davanti ai propri compagni:

È stato un onore aver avuto voi come compagni di squadra. Siamo riusciti a raggiungere tanti obiettivi e a vivere momenti indimenticabile. Sarò sempre accanto a voi e sarà importante mantenere l’Ethniki in questa strada vincente.

Da qui, comincia una discesa, anzi… una caduta libera. Dalla fine dell’era Santos ad oggi, la Nazionale greca ha perso per due volte contro le Isole Fær Øer, ha perso contro il Lussemburgo, la Bielorussia, l’Estonia, l’Armenia, l’Arabia Saudita e ieri sera è riuscita a pareggiare contro il Liechtenstein, con la rete dell’1-1 subita da Salanović nel finale.

E gli allenatori cambiati in questi cinque anni? Troppi per essere una Nazionale seria: Claudio Ranieri, il traghettatore Kostas Tsanas, Sergio Markarián, Michael Skibbe, Aggelos Anastasiadis fino a John van ‘t Schip.

Per carità, il tecnico olandese non si può giudicare dalla sconfitta contro la Finlandia di giovedì scorso e dal pareggio contro il Liechtensteinperché ha visto dal vivo i propri convocati solamente in quattro allenamenti. La colpa dell’ennesima disfatta non è sua, ma è di un atteggiamento attorno a lui che rende questa Nazionale, amatissima fino al 2014, malata.

A partire dalla Federcalcio greca. L’attuale presidente Vaggelis Grammenos è già da record: nei 24 mesi in cui si trova alla guida del calcio ellenico ha cambiato già tre commissari tecnici, con altrettanti direttori tecnici.

Proseguendo con i giocatori. Il tandem difensivo Papastathopoulos (il capitano) e Manolas erano stati tra i protagonisti nella crociata condotta contro l’ex ct Anastasiadis dopo la sconfitta contro l’Armenia dello scorso giugno. Un vero e proprio ultimatum, «o noi, o lui»: la Federazione ha cacciato il tecnico e i due migliori esponenti della retroguardia greca hanno premiato questa scelta perdendosi Salanović, che ha permesso al Liechtenstein di conquistare un punto in una fase di qualificazione dopo ben quattro anni.

Ora bisogna ripartire dall’Olimpico di Atene che ieri sera ha ospitato solamente 1500 tifosi in una delle peggiori partite della storia della Nazionale. Senza una guida sicura da parte della Federazione, che cambia ct come fossero camicie e che lascia la Nazionale al proprio destino, come del resto l’intero movimento calcistico greco. Solo un ribaltone potrebbe cambiare la situazione e la speranza è quella che John van ‘t Schip sia finalmente l’uomo giusto da cui cominciare a ricostruire una squadra dal cuore ferito.

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