Panathinaikos-Olympiacos, un’altra tragedia greca

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In un campionato che sta per volgere a termine e che, salvo piccoli incidenti, non aveva registrato episodi di violenza, eccoci qui a parlare dell’invasione di campo di ieri, avvenuta durante il derby tra Panathinaikos e Olympiacos.

Ad assistere alla partita c’era anche Djibril Cissé, ospite d’eccezione, che è stato premiato nel pre-partita con una targhetta onoraria dorata dal football manager del Panathinaikos Dimitris Saravakos, che ha commentato così la premiazione davanti alle telecamere di ERT:

Cissè è un calciatore amato da tutto il mondo, e non è un caso. Ha dato molto alla squadra durante i suoi due anni di permanenza, e per questo lo ringraziamo. E’ un giocatore che rimarrà nella storia del Panathinaikos.

Pochi minuti dopo l’inizio della partita, fischiato dall’arbitro tedesco Marco Fritz, alcuni tifosi del Pana sono entrati sul terreno di gioco e si sono diretti verso la panchina dei rivali, con intenti minacciosi. Secondo gli addetti ai lavori dei Kokkini, almeno un tifoso incappucciato è stato visto con un coltello in mano, ed è questo uno dei motivi principali per cui la partita sarà in seguito definitivamente sospesa. A fare da scudo per bloccare i tifosi sono stati alcuni dirigenti dei Tryfilli e, poco dopo, la polizia. La partita è stata subito interrotta per poi riprendere 10 minuti dopo. A dimostranza dell’atmosfera già infuocata, il Gate 13 (Panathinaikos) per tutta la durata del primo tempo ha esposto e dato fuoco a numerosi striscioni rubati agli ultras dell’Olympiacos. Il match, comunque, ricomincia.

Nella ripresa, al 53′, l’Olympiacos trova il goal del vantaggio con Miguel Angel Guerrero, ma una ventina di minuti dopo gli hooligans biancoverdi danno inizio agli scontri con la polizia nelle vicinanze degli spalti; durante i tafferugli sono stati lanciati gas lacrimogeni il cui fumo è arrivato sia sugli spalti che in campo, ed ha provocato problemi respiratori per il pubblico e i calciatori. Le dirigenze e le squadre sono tornate negli spogliatoi e dopo tre quarti d’ora il direttore di gara ha sospeso ufficialmente la partita.

A fomentare una situazione già critica ci ha pensato Kostas Karapapas, direttore delle comunicazioni dell’Olympiacos che, dopo la decisione di sospendere il match, ha mandato baci provocatori alle tribune occupate dai tifosi biancoverdi, aizzando contro di sé insulti e minacce.

Anche fuori dallo stadio sono avvenuti scontri tra le forze dell’ordine e i supporters di “casa”, che hanno lanciato svariate molotov e fumogeni contro gli autoblindati della polizia.

Secondo il codice disciplinare dell’EPO, il Panathinaikos oltre alla sconfitta a tavolino, rischia di andare incontro ad una penalizzazione di 3 punti con la possibilità di altri punti per gli incidenti causati fuori dallo stadio. L’articolo 154b del codice afferma che una multa tra i €50.000 e i €250.000 viene concordata ai tifosi della squadra che invadono il campo e/o arrecano danni alla struttura sportiva; inoltre, verrà inflitta una penalizzazione di 3 punti.
Nella serata di domenica, la società del Panathinaikos ha prontamente pubblicato un comunicato ufficiale:
Il Panathinaikos FC condanna tutti gli atti di violenza che sono avvenuti questa sera all’interno e fuori dallo Stadio Olimpico, che hanno portato alla sospensione del derby. Sui 25.000 spettatori, una minoranza non ha rispettato i valori della squadra, del mister e del calcio. Dal punto di vista della nostra amministrazione, è fondamentale condannare tutte le forme di violenza. Tuttavia, lo Stato deve mettere in pratica le forze per arginare definitivamente la violenza negli stadi.
Nel frattempo, la polizia durante la serata ha proceduto all’arresto di otto individui, tutti appartenenti alla frangia ultrà del Gate 13, in attesa di analizzare i video di sicurezza. Altre 18 persone sono indagate.
Il ministro dello sport Giorgios Vasiliadis ha contattato i vertici della polizia ellenica per l’identificazione dei tifosi protagonisti degli incidenti di ieri che, con la legge attuale, saranno soggetti a misure restrittive con divieto di entrare negli stadi.

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