Intervista a Lorenzo Menicagli, difensore del Kerkyra

La nostra redazione continua ad intervistare giocatori di Super League. Questa volta è il turno di Lorenzo Menicagli, italiano, classe 1994 in forza all’AOK Kerkyra, proprio come il suo compagno da noi intervistato, Daniel Adejo.

Lorenzo nasce il 13 ottobre 1994 a Livorno. Comincia a giocare con la primavera del Livorno, per trasferirsi poi alla Massese, in Serie D. Dopo quella che sarà, per ora, la sua ultima esperienza italiana, si trasferisce in Grecia, dove dal 2014 al 2017 gioca con varie squadre in Gamma Ethniki, per poi trasferirsi a gennaio di quest’anno all’AOK Kerkyra.

Da quel che possiamo vedere, hai giocato per svariate squadre greche, soprattutto in Gamma Ethniki: Apollon Arnaias, Ethnikos Neou Agioneriou, Kampaniakos, AP Eginiakos e, quest’anno, AOK Kerkyra. Come mai hai preferito rimanere in Grecia piuttosto che tornare in Italia?

Sì, sono quattro anni che sono in Grecia, un’esperienza fantastica. A 18 anni, dopo la primavera del Livorno, sono arrivato in Serie D nella Massese, dove ho raccolto circa 30 presenze. A fine anno non sono riuscito a trovare una squadra in Italia, quindi con alcuni contatti sono andato in terza serie greca. Più che preferito andare all’estero è stata una scelta “forzata”, perché sarei rimasto senza squadra, ma senza dubbio rifarei questa scelta.

 

Quali sono le differenze più evidenti che hai potuto riscontrare, tra Grecia e Italia, a livello calcistico?

Sicuramente in Grecia c’è meno tattico rispetto all’Italia. Anche dal punto di vista dell’organizzazione a livello di allenamenti e allenatori, ma per quanto riguarda la qualità siamo lì, non credo ci siano enormi differenze.

 

Sei arrivato a febbraio all’AOK Kerkyra. Cosa ne pensi di tutto ciò che è successo quest’anno alla società, sia sul campo che fuori?

Sì, è stata la prima e anche grandissima esperienza per me nella massima serie. Purtroppo non sono riuscito ad esordire, ma senza ombra di dubbio sono cresciuto a livello calcistico, grazie a molti giocatori di livello che avevamo. Sfortunatamente non siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo di squadra, ovvero la salvezza, però siamo convinti di aver fatto il massimo. Colgo l’occasione comunque per ringraziare il Kerkyra per la fiducia a me data.

 

In Italia, molto più che all’estero, la figura dell’arbitro è da sempre contestata. In Grecia non è da meno: un anno e mezzo fa, fu data alle fiamme la casa del designatore arbitrale Giorgios Bikas; quest’anno ci sono stati molteplici episodi che hanno coinvolto i direttori di gara, fino ad arrivare alla decisione di assegnare la finale della Kypello Elladas ad arbitri spagnoli. Cosa si dice e cosa si pensa di loro, all’interno dello spogliatoio?

Da parte dei giocatori non credo ci siano particolari attriti e contestazioni verso la figura dell’arbitro. Il vero problema, sia per la Grecia che altrove, è la mentalità dei tifosi in quanto spesso reagiscono d’inerzia senza pensare prima. Come sbaglia un giocatore sbaglia pure l’arbitro, siamo tutte persone, quindi l’errore ci sta. Il problema poi sta anche nella federazione perché quando si verificano questi fatti serve, a mio parere, una punizione severa, altrimenti non andremo mai avanti.

Molti club, soprattutto nelle serie minori, vengono penalizzati e/o retrocessi a causa degli enormi buchi finanziari delle società. Hai mai vissuto in prima persona una situazione del genere? Quali sono le tue opinioni a riguardo?

Fortunatamente no, ma comunque conosco amici che si sono trovati in situazioni del genere. Il problema sta anche qui, secondo me, nella federazione. Ovunque ed in ogni campionato, i presidenti dovrebbero fare la stima di tutte le uscite, costi e stipendi, consegnando il tutto in federazione e fare poi il versamento di questa somma, affinché tutti i membri della società siano tutelati.

 

Il campionato greco è certamente ancora una realtà di nicchia qui in Italia, come nel resto d’Europa. Tra non molto, il Panathinaikos sarà rilevato da una società di investimenti asiatica: la prima volta in assoluto che una squadra greca venga acquistata da stranieri. Può essere interpretato come un segnale di ripresa?

Lo spero, perché il Panathinaikos è una delle società di maggiore spicco soprattutto per il calcio greco, che negli ultimi anni è in decadenza. Sfortunatamente, in Grecia solamente 3/4 squadre possono competere a livello economico con il resto delle squadre europee. Le altre, avendo purtroppo budget limitati, non possono contribuire ad un calcio di maggiore qualità in campionato.

Sei ancora giovane. Per il futuro, pensi di rimanere in Grecia?

Non lo so ancora, dipenderà dalle offerte. Detto questo, non escludo un ritorno in Italia oppure all’estero in altri paesi.

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