Storie: AEK, sei campione!

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La vittoria di un campionato è il coronamento di una stagione disputata in maniera (quasi) perfetta, un evento da incorniciare. Da incorniciare nella storia, almeno per quanto riguardo i Kitrinomavri, che vincono la Super League ed alzano il trofeo al cielo dopo 24 anni. Ma ripercorriamo l’ultimo ventennio dell’AEK, passando anche per il fallimento e la conseguente retrocessione del 2013.

La conferma della vittoria del campionato è arrivata, oltre che sul campo con la vittoria casalinga per 2-0 sul Levadiakos, anche dalla Corte d’Arbitrato: si conferma la vittoria a tavolino (0:3) assegnata all’AEK in occasione della partita PAOK-AEK, interrotta al 90′ a causa dell’invasione di campo del presidente bianconero Savvidis con una pistola.

Dal 1992 al fallimento.

Nell’anno del (pen)ultimo scudetto dell’AEK, la presidenza del club era passata a Dimitris Melissanidis (armatore e magnate del petrolio) che, assieme a Giannis Karras, avevano rilevato la maggior parte delle quote della società. Nel 1995, dopo una stagione mediocre, nuovi volti si accingevano a prendere le redini dell’AEK: si trattava di Michalis Trochanas, affiancato dalla ENIC Group (compagnia britannica di comunicazione mediatica). I cambi societari non erano finiti, e infatti 4 anni più tardi, nel 1999, la società olandese televisiva NETMED prese il controllo di tutta le quote. Con l’inizio del nuovo millennio, le stagioni altalenanti della squadra continuavano a ripetersi, cosicché l’ex calciatore dei gialloneri, Demis Nikolaidis, fu incaricato di creare un piano di riorganizzazione e di consolidazione economica, e insieme ad altri investitori rilevò il pacchetto delle azioni societarie. Inizialmente il piano sembrò funzionare, ma il club precipitava soprattutto in termini economici: nel giugno 2012 la FIFA estrometteva la società dalle competizioni europee e la puniva con una multa di €150.000. Il club si vedeva costretto a vendere i primi calciatori per ripagare la multa. L’allora presidente del club, Andreas Dimitrelos, dichiarò che i debiti ammontavano a €35.000.000, di cui €23.000.000 verso lo stato. Il club fallisce (e retrocede) per la prima volta nella sua storia, e si vede costretto a ripartire dalla Football League 2 (Gamma Ethniki). Venduti tutti i calciatori ed ingaggiati soltanto ragazzi provenienti dalla primavera, la batosta finale all’immagine della squadra lo diede Giorgios Katidis: il 16 marzo, durante una delle ultime partite di campionato, dopo aver segnato il gol del 2-1 al Veria, si tolse la maglietta esibendo il saluto nazista verso gli spalti. Fu bandito a vita dalla Nazionale, sospeso per 5 gare di campionato e una multa di €50.000.

Durante l’estate del 2013, Melissanidis, dopo che il club fosse fallito, acquisì tutte le quote e la società, pagando “soltanto” €3.000.000 dei €35.000.000, che si erano disciolti assieme alla vecchia società.

Il cammino europeo 2017/2018.

L’ultima volta succedeva nell’estate del 1992, quando il 7 giugno ai gialloneri bastò il pareggio esterno per 2-2 contro il PAOK per essere coronati campioni di Grecia. Al tempo, in squadra c’era un certo Vasilis Dimitriadis, punta centrale, che vinse il premio come miglior capocannoniere, mettendo a segno 28 reti. Occupa la settima posizione nella classifica all time dei capocannonieri della squadra, con 84 marcature. Fu anche la stagione in cui la squadra riuscì  a qualificarsi per i sedicesimi di finale della Coppa UEFA (oggi Europa League), ma venne eliminata nel doppio confronto contro la Juventus.

Le analogie con la stagione corrente potete riscontrarle sin da subito: oltre la vittoria del campionato, il cammino europeo dell’AEK si è infranto ai sedicesimi, come 24 anni fa, con l’unica variante che questa volta gli avversari sono stati gli ucraini della Dinamo Kiev.

Per iniziare a descrivere la fantastica stagione degli Enosis, iniziamo con un flashback di estivo, quando nei sorteggi dei turni preliminari di Champions League, l’AEK pesca i russi del CSKA Mosca: avversari ostici, sempre tra le prime 3 classificate in patria e con un’esperienza europea ormai rafforzata. I pronostici dei bookmakers rispettano il risultato delle due sfide: all’andata, ad Atene, i russi si impongono per 2-0 e a ritorno basta una vittoria di misura dei moscoviti per 1-0 per accedere al turno preliminare successivo della Champions League.

“Retrocessi” ai turni eliminatori di Europa League, i gialloneri incontrano i belga del Club Brugge, limitandosi ad ottenere uno 0-0 in trasferta in Belgio per poi archiviare la pratica all’OAKA, vincendo con un sonoro 3-0. Ebbene sì, si torna in Europa dopo quasi 7 anni. La gioia degli addetti ai lavori si affievolisce quando, all’urna di Nyon, l’AEK è sorteggiata nel girone D, insieme a Milan, Rijeka e Austria Wien. I giganti italiani, reduci da un calciomercato estivo da sogno, sono l’avversario più difficile; ma Rijeka e Austria Vienna sono alla pari dei Kitrinomavri, quindi ci sarà da lottare fino all’ultima partita per ottenere la qualificazione. Sulle 6 partite del girone, l’AEK colleziona una sola vittoria, ottenuta contro il Rijeka, e ben 5 pareggi. I soli 8 punti permettono alla squadra di Amarousio di passare il girone da secondi in classifica, dietro al Milan primo, con 11 punti. La sfida dei sedicesimi di finale sarà contro la Dynamo Kiev, e sarà la squadra ucraina ad accedere agli ottavi di finale, grazie al pareggio esterno d’andata (1-1) e quello interno (0-0). L’AEK tuttavia, anche secondo il mister Manolo Jiménez, ha disputato due ottime partite, mancando di lucidità sotto porta con le numerose occasioni create ma non sfruttate; quella di Shojaei nella partita di andata è la più eclatante.

A proposito di Manolo Jiménez…

Manolo Jiménez.

Ex difensore, 44 anni, bandiera del Siviglia attraverso 14 stagioni e 354 partite disputate con la maglia dei Sevillistas, convocato anche con la Nazionale spagnola maggiore per ben 15 volte. Carriera da calciatore pregevole, ma le gioie più grandi le sta ottenendo da allenatore: con l’Al-Rayyan ha vinto il campionato del Qatar, con il Real Saragozza ha disputato 2 ottime stagioni, e con l’AEK… beh, parte tutto dalla vittoria della Kypello Elladas l’anno scorso, per poi raggiungere l’apice con la vittoria del campionato questa stagione (aspettando la finale di coppa il 12 maggio). La sua vastissima esperienza da calciatore e una certa intelligenza tattica gli hanno permesso di modellare il suo modulo preferito, il 4231, ad una squadra dal potenziale offensivo letale. Contando che la squadra, questa stagione, ha totalizzato un totale di 46 gol segnati, ben 35 di questi sono stati realizzati da attaccanti. Abbiamo visto Araujo e Livaja rinati, Lazaros che è esploso, Bakasetas che forse meriterebbe qualche chances in più da titolare. Il discorso cambia se scendiamo al centrocampo, soprattutto se si parla di capitan Mantalos e di Johannson: entrambi hanno subito una rottura del legamento del crociato ad ottobre, rientrando in campo soltanto per gli ultimi minuti della scorsa gara contro il Levadiakos. Nonstante questi 2 pesanti infortuni, che avrebbero potuto alleggerire il turn-over anche in Europa, l’AEK ha trionfato, giocando davvero un bel calcio.

L’importanza di questo campionato segna anche la fine del dominio dell’Olympiacos, che dovrà “accontentarsi” di rimanere a quota 7 scudetti consecutivi. Per la nuova stagione, l’AEK disputerà le partite casalinghe nel nuovo stadio Agia Sophia, costruito nello stesso posto dove una volta c’era il Nikos Goumas.

La redazione de Il Calcio Greco si complimenta con l’AEK, vincitore della Super League 2017/2018.

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